Comitato Idonei Assistenti Giudiziari: a che punto stiamo?

Comitato #idoneiassistentigiudiziari a che punto stiamo? Siamo ormai giunti alla vigilia della pubblicazione della graduatoria finale, che dovrebbe presumibilmente aversi entro la prima metà di questo mese. Tralasciando ogni sterile diatriba sull’assegnazione delle sedi o sul criterio usato per la definizione del voto complessivo conseguito da ciascun candidato, è importante fare il punto di questa delicatissima fase che si intreccia con la discussione della legge di bilancio. Il motivo per cui questa interessi noi idonei del Concorso per Assistenti Giudiziari è presto detto: è la legge che determina, fra le altre cose, la spesa pubblica dello Stato per i prossimi anni, quindi anche la spesa destinata all’assunzione di nuovo personale all’interno della Pubblica Amministrazione.

COSA PREVEDE LA MANOVRA?
La norma che ci interessa maggiormente è quella contenuta nell’art. 46 del disegno di “legge di bilancio” di cui evidenziamo i due aspetti essenziali:

  • l’assunzione, nel triennio 2018-2020, di un ulteriore contingente “massimo” di 1400 unità di personale amministrativo-giudiziario non dirigenziale;
  • l’autorizzazione a spendere, già nell’anno 2018, circa 2 milioni di euro per un nuovo concorso.

Il tenore letterale delle due disposizioni lascia, purtroppo, aperti due scenari che un po’ ci preoccupano, ovvero:

  • che per ben tre anni non si vada oltre le 1400 ulteriori assunzioni nel settore amministrativo-giuridico, dicendo ‘addio’ o quantomeno ‘arrivederci’ alla possibilità di assumere tutti gli idonei del concorso;
  • che le 1400 unità di cui si parla possano non riferirsi tutte al profilo di assistente giudiziario. Potrebbero, infatti, riferirsi ad altri profili professionali, anche in funzione dello schema di D.M. che prevede la rimodulazione degli stessi, ragion per cui potrebbe essere indetto un concorso o una interna procedura di riqualificazione (ecco spiegati, forse, i 2 milioni di euro stanziati).

Invero, già la relazione illustrativa chiarisce che l’intervento in esame “si rende necessario per migliorare l’efficienza degli uffici giudiziari, anche tenuto conto delle scoperture di organico presso i medesimi” e che “le nuove risorse permetterebbero anche una scelta dell’Amministrazione giudiziaria di bandire in tempi rapidi un concorso per la figura di cancelliere che si troverà ad essere scoperta a seguito dell’imminente passaggio dei cancellieri idonei attraverso le procedure di riqualificazione di cui all’art. 21 quater del D.L. 83/2015”.

COSA ABBIAMO FATTO NELL’ULTIMA SETTIMANA?
Nel tentativo di capirci qualcosa di più, alcuni validi membri del nostro Comitato nell’ultima settimana hanno abilmente avvicinato il Ministro della Giustizia Orlando e alcune autorità locali a lui vicine. Le occasioni sono state due: una in provincia di Napoli, l’altra a Catania. Volendo sintetizzare quanto emerso dai due incontri:

  • il Ministro nega categoricamente che ci sarà un nuovo concorso per cancellieri;
  • il Ministro si dice pronto ad attingere già nei primi mesi del 2018 ulteriori 1000 unità dalla nostra graduatoria, per un totale di 2500 circa (2800 secondo altri rumour).

COSA ASPETTARCI?
La testimonianza di Orlando è confortante nella misura in cui traspare la sua consapevolezza che 9000 vuoti d’organico siano un grido d’allarme, che è insieme causa ed effetto di una giustizia che giustizia non è.
La legge di bilancio compie ora i suoi primi passi in Parlamento e ci auguriamo che alle parole del Ministro seguano i fatti: aver indetto un simile concorso dopo più di vent’anni costituisce senza dubbio una stelletta da porre sul petto di Orlando e del Governo tutto, ma non basta.
Una relazione del CSM dello scorso anno ha chiarito come la contrazione patologica del personale comporterebbe ogni anno danni economici derivanti dalla irragionevole durata dei processi (indennizzi ex legge Pinto) e dalle varie disfunzioni dell’apparato organizzativo degli uffici (es. difetti di comunicazioni e notificazioni, sospensione delle udienze, etc.). Pertanto, già con le prime 1400 assunzioni, calerebbero considerevolmente gli esborsi sostenuti dallo Stato per una non tempestiva e inesatta amministrazione della giustizia. Il nostro auspicio è che tali risparmi di spesa non vengano dispersi in obiettivi secondari, ma re-investiti nel potenziamento degli uffici giudiziari.
Ora sta al Governo decidere se accontentarsi di tribunali che riprendono a fiatare, ma ancora a fatica o se pretendere tribunali che respirino a pieni polmoni, all’altezza di uno Stato civile (ma civile per davvero!).