BONAFEDE CONFERMA A “PORTA A PORTA” IL PIANO DI ASSUNZIONI MA È ALLARME PER LE CARENZE DI PERSONALE NEI TRIBUNALI

Il 22 novembre, la Camera dei Deputati ha approvato, in prima lettura, il Ddl “anticorruzione” che, indirettamente, incrocia la battaglia degli idonei assistenti giudiziari per lo scorrimento integrale della graduatoria.

Il provvedimento contiene una norma sull’interruzione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio ma ne posticipa l’entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2020. Il blocco della prescrizione, infatti, se attuato immediatamente, paralizzerebbe i tribunali, peraltro già ingolfati dall’atavica carenza di personale amministrativo. Di qui l’impegno del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, a procedere rapidamente all’assunzione di assistenti giudiziari attraverso lo scorrimento totale della graduatoria degli idonei.

Questo impegno è stato, ancora una volta ribadito dal Guardasigilli, il 20 novembre a “Porta a Porta”. Ad un Bruno Vespa scettico sui tempi di attuazione della riforma della prescrizione e sulla fattibilità di assunzioni di 600 magistrati e 3.000 cancellieri, Bonafede ha risposto in modo chiaro e circostanziato.

“Lei sa benissimo che gli effetti della prescrizione sul numero dei processi avranno un’ulteriore dilazione, preso atto che la prescrizione entrerà in vigore nel gennaio 2020. Dal giorno dopo, chi commetterà un reato saprà di non poter contare sull’immunità. Gli effetti di quella norma sul numero dei processi si avranno almeno due o tre anni dopo, cioè gli effetti concreti sulla giustizia, si avranno immediatamente nei confronti di chi commetterà il reato ma un pò dopo sul regime dei processi. Questo vuol dire che avremo tutto il tempo per spendere questi soldi che sono previsti in manovra”.  

Al conduttore di “Porta a Porta”, sempre più incalzante, Bonafede ha chiarito ancora meglio le sue argomentazioni.

“La norma ha proprio questa ratio. La prescrizione ha un impatto sui processi e, quindi, io mi prendo un anno di tempo per fare due cose: una per spendere i 500 milioni di euro che ho previsto nella manovra, allargare le spalle del processo italiano e far si che i processi possano durare poco ma ancora, ed in questo è stato raggiunto l’accordo politico con la Lega,  decidiamo di portare avanti  un progetto di riforma che verrà concluso entro dicembre 2019 e che porterà ad eliminare i tempi morti della giustizia. Avremo un sistema che finalmente funziona. Porterò avanti un ampliamento del personale delle cancellerie di circa 3.000 unità . Non posso indietreggiare nemmeno di una persona perché i tribunali sono in ginocchio”. 

Parole, queste, pressoché sovrapponibili a quelle rese, il giorno prima, nell’aula di Montecitorio, dal Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi che, proprio durante l’esame del DdL “anticorruzione” ha tenuto a precisare che la legge di Bilancio “(…) fa in modo che siano aumentati in modo esponenziale le risorse per personale amministrativo delle cancellerie: 3.000 assunzioni in 3 anni, più 5.000 da turnover, aumento della dotazione organica di magistrati con assunzioni di 600 magistrati, oltre alle facoltà assunzionali, cosa che non avveniva dal 2001”. 

Anche l’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, nel dibattito che ne è seguito, ha voluto sottolineare nella necessità di nuove assunzioni e nel processo di digitalizzazione i punti irrinunciabili della riforma di una giustizia che sia al passo con i tempi e, soprattutto, con i parametri dell’Unione Europea.

Nel frattempo, continuano ad arrivare da uffici giudiziari sparsi in tutta la Penisola appelli che segnalano situazioni emergenziali e non più sostenibili. Tra gli altri, quello proveniente dal Tribunale di Napoli-Nord a firma del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Gianfranco Mallardo, il quale, in una lettera indirizzata al Ministro Bonafede, scrive: Devo, purtroppo, confermare, che l’immagine fornita dalla cronaca e quella che ne trae chi frequenta giornalmente questo ufficio giudiziario, corrispondono. In pochi anni si è partiti da un carico pari a zero per giungere, ad oggi, ad arretrati enormi ed intollerabili per un tribunale giovane e che porteranno, se non si interviene con urgenza, di qui a poco, ad un sicuro disastro giudiziario. I ritardi e le inefficienze sono addirittura incredibili se si volge lo sguardo all’Ufficio del Giudice di Pace di Napoli Nord che è di stretta competenza ministeriale. Basti qui richiamare un solo dato. L’ufficio del Giudice di Pace sta assegnando ai giudici le cause iscritte a ruolo nel lontano 2016, con un ritardo di ben due anni per la prima udienza. Il pur notevole impegno profuso da tutti gli operatori della Giustizia non riesce a superare e colmare un deficit organizzativo che è strutturale e che è dovuto, essenzialmente, ad una gravissima carenza di personale amministrativo, oltre che anche ad una non adeguatezza delle strutture, con particolare riferimento a taluni uffici”.

A conferma delle sue dichiarazioni, Mallardo snocciola le cifre di un vero e proprio disastro giudiziario. “Un’analisi condotta secondo i dati reali ed effettivi, in applicazione dei parametri ministeriali vigenti, porterebbe ad una valutazione del fabbisogno del personale necessario, di molto superiore a quello previsto in pianta organica, che certificherebbe un dato di copertura attuale di appena il 30% di fabbisogno effettivo”.

Di conseguenza, Mallardo chiede: “(…) interventi strutturali e definitivi che possono venire solo dal Governo Nazionale e da chi (…) ricopre responsabilità specifiche nell’importante settore della Giustizia”.

Una lettera che deve aver colto nel segno, dal momento che Bonafede ha promesso che nei prossimi giorni si recherà ad Aversa a verificare di persona la situazione di quel tribunale.

Dichiarazioni molto eloquenti sono arrivate anche dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Giuseppe Pignatone, il quale, in una lettera pubblicata su “Il Corriere della Sera” ha voluto fare chiarezza sul tema della prescrizione dei reati ma, allo stesso tempo, ha voluto evidenziare nella drammatica situazione in cui versa il nostro sistema giudiziario una delle cause della prescrizione di molti processi.

In realtà vi sono, ormai da più di 10 anni, decine di migliaia di procedimenti per cui la Procura ha concluso le indagini, e cioè ha fatto tutto quello che le competeva, ma non riesce a trasmetterle al Tribunale per il giudizio perché il tribunale non fissa la data dell’udienza; e questa attesa si prolunga per anni lasciando il procedimento nella fase delle indagini preliminari finché non matura la prescrizione ed il Pm non può fare altro che chiederne la declaratoria al Gip”.

In sostanza, secondo Pignatone “la mancata trattazione da parte del Tribunale di tutti i procedimenti che la Procura ha lavorato, non dipende certo da cattiva volontà o da chissà quale disegno perverso, ma dal nodo strutturale che riguarda un sistema giudiziario che non è in grado, con le regole attuali e le risorse, anche di polizia giudiziaria, concretamente disponibili, di trattare tutti i procedimenti per tutti i fatti, alcuni peraltro di scarsissimo rilievo, che il legislatore considera reati”.

Parole autorevoli che vanno ad aggiungersi a quelle del Presidente dell’ Associazione Nazionale Magistrati, Francesco Minisci,e del Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, da sempre al fianco del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari nella sua lotta per il raggiungimento di un obiettivo, fino ad un anno fa insperato, che ora appare sempre più a portata di mano.

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