APPROVATA LA MANOVRA ECONOMICA 2019 TRA REDDITO DI CITTADINANZA E BLOCCO DEL TURN OVER PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La Manovra economica 2019 è legge. Il via libera è arrivato dalla Camera il 30 dicembre scorso con 313 voti favorevoli e 70 contrari. L’Aula di Montecitorio ha approvato il testo definitivo di quella che il Governo ha più volte definito la manovra del popolo, al termine di un percorso lungo e travagliato, caratterizzato da dissidi interni all’Esecutivo, polemiche da parte delle opposizioni e tensioni con l’Unione Europea. Arrivata al Quirinale è stata firmata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre, la manovra è entrata in vigore il 1° gennaio 2019.

Il Governo Conte ha scongiurato, così, l’esercizio provvisorio di bilancio portando a casa il risultato in “zona Cesarini” a causa delle lunghe ed estenuanti trattative con Bruxelles nel corso delle quali l’Esecutivo, rappresentato dallo stesso Capo del Governo e dal Ministro dell’Economia Giovanni Tria, ha deciso di accogliere i rilievi provenienti dalla Commissione Europea, allo scopo di sottrarre il Paese ad una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Di qui, la necessità di effettuare tagli al bilancio per ridurre il disavanzo pubblico, dal 2,4% del PIL, inizialmente preventivato, al 2,04%, pattuito con l’Europa.

Nella versione definitiva del provvedimento sono state confermate alcune delle principali misure, a partire dal Reddito di Cittadinanza e Quota 100 le quali, però, saranno trattate con due Ddl distinti. Non mancano la Pace Fiscale ed un inizio di Flat Tax, nuovi investimenti ed assunzioni nelle Forze dell’Ordine.

Per raggiungere l’obiettivo del 2,04% del rapporto deficit/Pil, l’Esecutivo ha dovuto effettuare dei tagli e tra le misure introdotte, durante la seconda lettura al Senato, il Governo ha inserito all’articolo 1 della manovra, il comma 208 septies, oracomma 399, il quale prevede che “per l’anno 2019 la Presidenza del Consiglio dei Ministri, i Ministeri, gli enti pubblici non economici e le agenzie fiscali, in relazione alle ordinarie facoltà assunzionali riferite al predetto anno, non possano effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato con decorrenza giuridica ed economica anteriore al 15 novembre 2019. Per le Università la disposizione di cui al periodo precedente si applica con riferimento al 1° dicembre 2019 relativamente alle ordinarie facoltà assunzionali dello stesso anno”.

In tal modo si rinvia, di diversi mesi, l’assunzione di vincitori e idonei di concorsi, rassicurati dalle dichiarazioni del Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, che preannunciava, con il Ddl Concretezza, già approvato al Senato, l’anticipo a quest’anno del turn over del triennio 2019-2021, in misura pari all’80%.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari che ha seguito e monitorato l’iter della Legge di Bilancio si chiede e chiede cosa resti in concreto delle dichiarazioni circa l’assorbimento totale della graduatoria che esponenti dell’Esecutivo e della maggioranza hanno rilasciato, a più riprese, sia in Parlamento sia agli organi di stampa.

In sostanza, sono due i punti della manovra che lasciano presagire un corposo scorrimento della graduatoria, già quest’anno.

In primo luogo, il comma 164 dell’art. 1 della manovra, comma 307 nel testo definitivo, prevede l’assunzione di 903 unità di personale amministrativo di Area II anche se, come più volte sottolineato, non è specificato, quante di queste unità si riferiscano al profilo di assistente giudiziario.

In secondo luogo, la manovra prevede un fondo di 870 milioni di euro nel triennio 2019/2021, di cui 190 per quest’anno, a cui attingere per finanziare, secondo le stime del Governo, circa 2.600 assunzioni extra in varie amministrazioni centrali tra cui, per il 2019, il Ministero della Giustizia, aggirando, in questo modo, il blocco del turn over.

Approvata la manovra, non sono mancate le dichiarazioni di rito di esponenti di maggioranza e di opposizione che hanno animato il solito stucchevole teatrino in cui ciascuno recita una parte che, a seconda del ruolo ricoperto, gli impone di rivendicare di aver mantenuto il patto con gli elettori, oppure di demolire i provvedimenti varati.

Il Comitato, da sempre apolitico, ha lavorato alacremente affinché il suo obiettivo venisse trasferito nero su bianco già nella Legge di Bilancio attraverso la presentazione di sette emendamenti a suo favore, firmati da esponenti politici appartenenti alle forze di maggioranza ed opposizione nonostante il testo fosse, sostanzialmente, unico.

Con il 2019, il Ciag continuerà a perseguire il proprio traguardo continuando a relazionarsi con interlocutori istituzionali, politici e sindacali per capire se il combinato disposto dei due provvedimenti di cui si è detto, possa determinare, in tempi ragionevolmente brevi, lo scorrimento totale della graduatoria.

Quello che si è appena chiuso è stato un 2018 particolarmente travagliato sul fronte politico con la formazione di un nuovo Governo che ha visto la luce dopo tre mesi di trattative. Nonostante ciò, il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari ha sempre continuato la propria attività cominciando a rapportarsi anche con i i membri della nuova maggioranza.

Salutato l’ex Ministro Andrea Orlando, la cui amministrazione, a soli cinque mesi dalla pubblicazione della graduatoria, avvenuta nel novembre 2017, ha assunto circa 2.800 persone, il 2018 ha visto l’arrivo di un nuovo Guardasigilli, Alfonso Bonafede.

Carattere estroverso, logorroico, gesticolante quanto basta e pieno di buoni propositi per la giustizia, tanto da annunciare una riforma senza precedenti ed assunzioni mai viste prima con tanto di stanziamento da 500 milioni di euro.

Il nuovo inquilino di via Arenula, in questi mesi ha avuto un bel daffare nel raccontare a tutti la sua visione di una giustizia più efficiente e più vicina ai cittadini dando alla luce la Legge Anticorruzione, meglio definita come “Spazzacorrotti”, primo provvedimento della sua amministrazione e che, al suo interno, contiene la riforma della prescrizione.

Bonafede, ha annunciato trionfante che la suddetta riforma entrerà in vigore il 1° gennaio 2020 e questo perché il 2019 sarà l’anno delle assunzioni, quello che gli servirà per immettere negli uffici giudiziari nuovo personale amministrativo che manca come il pane e la cui carenza rischia di generare la chiusura di tribunali nonché la prescrizione di numerosi procedimenti, come ricordano spesso i vertici delle principali istituzioni giudiziari.

A dargli sostegno anche i due Sottosegretari alla Giustizia, Vittorio Ferraresi e Jacopo Morrone, ligi al proprio dovere soprattutto nel ripetere le stesse identiche dichiarazioni del Guardasigilli riguardo a scorrimento totale della graduatoria per il profilo professionale di assistente giudiziario, carenze di personale e fondi stanziati ma altrettanto avari di dettagli su modi e tempistiche. Il 2018 se n’è andato così, tra buoni propositi, annunci roboanti ed una Legge di Bilancio approvata in extremis.

Il 2019 è cominciato da pochi giorni e l’auspicio è che questo possa essere l’anno della svolta nel quale le parole pronunciate nel 2018, spesso in libertà, prenderanno una forma chiara tramutandosi in fatti concreti.

La giustizia non può più permettersi tempi morti ma necessita di un ricambio generazionale. Del resto, lo stesso Guardasigilli ha parlato più volte di una giustizia più vicina ai cittadini ed alla tutela dei loro diritti. Ottime intenzioni che ora devono trovare un riscontro sulla carta.

Noi riteniamo che la giustizia italiana, una delle più lente e costose in Europa, non possa più permettersi di aspettare per ripartire. I profili che mancano sono davvero tanti e crediamo sia necessario passare dalle parole ai fatti per evitare che le già pesanti ripercussioni sull’operato di magistrati, avvocati e di tutti gli operatori del diritto continuino a generare ostacoli e lentezze di ogni genere non riuscendo a garantire i livelli essenziali di assistenza.

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