ASSISTENTI GIUDIZIARI, IL MINISTERO ANNUNCIA UN MICRO-SCORRIMENTO DA 22 MA NEGLI UFFICI GIUDIZIARI È ALLARME PER GLI EFFETTI DELLA QUOTA 100

Piccoli scorrimenti crescono. L’8 marzo il Ministero della Giustizia, con provvedimento del Direttore Generale del Personale e della Formazione, ha disposto l’assunzione di 22 idonei dalla graduatoria del concorso per il profilo di assistente giudiziario.

Un reclutamento decisamente esiguo che, a detta di via Arenula, servirebbe a coprire rinunce e mancate prese di servizio dei 213, entrati in servizio il 4 marzo.

A fronte di questi piccoli scorrimenti, ci sono gli effetti catastrofici che la Quota 100 provocherà in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Con una nota dell’8 marzo, l’Inps ha fatto sapere che le domande presentate sono 86.107. Nella classifica delle città con il maggior numero di richieste è proprio Roma con 6.208 mila domande, seguono Napoli e Milano. Il dato più significativo, però, riguarda il numero dei dipendenti del pubblico impiego con oltre 30 mila domande presentate.

Intanto la Quota 100 continua il suo iter parlamentare insieme al Reddito di Cittadinanza, altra misura cardine del Governo giallo-verde, entrambi inseriti nel cosiddetto “Decretone” a cui il Senato ha dato il via libera lo scorso 27 febbraio con 149 voti favorevoli, 110 contrari e 4 astenuti. Il provvedimento approderà alla Camera il 18 marzo prossimo in seconda lettura.

È ancora presto per capire quale sarà l’impatto della Quota 100 ma tutto lascia pensare che gli effetti sulla pubblica amministrazione saranno tutt’altro che positivi.

In una recente intervista rilasciata al quotidiano “Il Messaggero”, il Ministro Giulia Bongiorno si è detta sicura che tutti coloro che andranno in pensione saranno prontamente sostituiti con nuove assunzioni.

Questo provvedimento, in generale ma in particolare per quel che riguarda la pubblica amministrazione, è stato pensato con una duplice finalità: permettere alle persone che lo desiderano di andare in pensione, ma anche stimolare un ricambio generazionale”, ha spiegato la Bongiorno.

Quindi, a detta del Ministro, l’obiettivo è stato raggiunto. Si fa presto, però, a dire ricambio generazionale.

A differenza del privato, nella pubblica amministrazione si accede per concorso ed una selezione, per quanto veloce possa essere, ha sempre i suoi tempi ed i suoi costi.

Nell’emendamento 14.800, che il Governo ha presentato al “Decretone”, il comma 14ter stabilisce le modalità di svolgimento dei concorsi pubblici unici prevedendo la possibilità che questi vengano espletati in maniera semplificata, anche in deroga alla disciplina prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994 n. 487, per quanto concerne la nomina e la composizione delle commissioni e sottocommissioni anche per le prove scritte. Inoltre, vengono stabilite tipologia e modalità di svolgimento delle prove d’esame. In particolare le prove scritte verranno svolte attraverso l’unificazione delle stesse in un’unica prova sulle materie stabilite dal bando, anche tramite il ricorso a domande a risposta a scelta multipla.

Sono i cosiddetti concorsi sprint che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbero velocizzare le assunzioni nella pubblica amministrazione.

Il 2019 è stato annunciato come l’anno in cui il pubblico impiego sarà interessato da numerosi pensionamenti. A questi si aggiungeranno anche quelli da Quota 100.

Non serve essere dei geni per capire che tutti i comparti della pubblica amministrazione rischiano il blocco. E tra questi anche quello della giustizia.

Non a caso nell’emendamento presentato dall’Esecutivo al “Decretone” è stata disposta, in deroga a quanto previsto dall’articolo 1, comma 399 delle Legge 30 dicembre 2018 n. 145, l’assunzione di 1.300 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato, 1.000 delle quali in area II e 300 in area III. La deroga è quella relativa al blocco del turn over fino al 15 novembre.

La sensazione è che per coprire i vuoti di organico negli uffici giudiziari le 1.300 unità non saranno sufficienti né tanto meno sarà sufficiente assumere i 1.857 idonei assistenti giudiziari rimasti nell’unica graduatoria di cui il Ministero della Giustizia dispone perché i vuoti di organico della giustizia assomigliano a delle vere e proprie voragini.

Tra pensionamenti ordinari e Quota 100, alla fine del triennio 2019/2021, le percentuali di scoperture nei vari distretti supereranno il 40% e, in alcuni casi, anche il 50.

Il distretto di Napoli presenta una pianta organica di 4.313 unità, 1.011 posti vacanti con una percentuale di scopertura del 23,44% che, al termine del triennio, a fronte di 1.252 pensionamenti, potrebbe arrivare al 52,47%.

Il distretto di Catanzaro ha una pianta organica di 1.394 unità con 201 posti vacanti ed una scopertura del 14,42% che, al termine del triennio 2019/021, complice Quota 100, arriverà al 47,99%. Quello di Roma, tra unità cessate e posti vacanti, veleggia verso il 45,95%, Milano verso il 44, Genova verso il 45.

In assenza di nuove assunzioni, questi distretti e tutti gli altri rischiano di vedere irrimediabilmente compromesso il funzionamento dei propri uffici.

La giustizia italiana, insomma, tra le più lente in Europa, rischia di fermarsi definitivamente, non soltanto a causa delle lungaggini processuali determinate dalla mancanza di riforme strutturali e sistemiche ma perché, questa volta, un Governo non è stato in grado di fare due conti e di capire, ancora prima di agire, che un provvedimento come la Quota 100 avrà effetti catastrofici sulla giustizia e sulla pubblica amministrazione tutta.

La Commissione Europea, in un report presentato il 27 febbraio scorso, ironia della sorte, lo stesso giorno in cui veniva approvato in Senato il “Decretone”, ha bocciato la Quota 100 mentre sul Reddito di Cittadinanza non si è espressa in maniera netta.

Secondo la Commissione Europea la pubblica amministrazione italiana non è al pari di quelle degli altri Paesi dell’Unione. Occorrono investimenti adeguati per rafforzare capacità amministrativa, capitale umano ed innovazione. L’introduzione della Quota 100 non farebbe altro che appesantire ulteriormente le gravi condizioni in cui versa la pubblica amministrazione.

Le puntualizzazioni non risparmiano nemmeno il nostro sistema giudiziario, giudicato lento e costoso. Secondo Bruxelles va ridotta la durata dei procedimenti civili ma, soprattutto, bisogna investire nella digitalizzazione e nel personale.

Niente di nuovo, insomma, poiché già nel 2018 ed anche negli anni addietro, l’Unione Europea non ha fatto mancare all’Italia le sue raccomandazioni sulla necessità di migliorare e potenziare la giustizia con investimenti in risorse umane e materiali.

Tornando tra i nostri confini, il problema delle carenze di personale negli uffici giudiziari del nostro Paese non può essere più ignorato e, certamente, non può essere affrontato con micro-scorrimenti da 22 unità, francamente ridicoli, per quanto giusti.

Serve molto di più. Il Ministero della Giustizia, come opportunamente sottolineato nello stesso emendamento, ha un’unica graduatoria aperta cioè quella relativa al concorso per il profilo di assistente giudiziario.

È proprio il caso che al Ministero comincino ad aiutarsi con un pallottoliere e a farsi due calcoli. Noi ci aspettiamo scorrimenti più corposi. E anche qualche comunicazione che, a questo punto, riteniamo, sia dovuta e doverosa.

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