IL MINISTRO BONGIORNO FIRMA IL DECRETO PER L’ASSUNZIONE DI 903 ASSISTENTI GIUDIZIARI. IN ARRIVO IL CONCORSO PER 1.850 FUNZIONARI

Il Ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha annunciato di aver dato il via libera al decreto che prevede l’assunzione di 903 assistenti giudiziari mediante lo scorrimento della graduatoria vigente e l’avvio di una procedura concorsuale per 1.850 funzionari giudiziari.

Dunque, dall’Esecutivo, arrivano le prime misure concrete per migliorare l’efficienza della nostra giustizia, dove mancano risorse qualificate e quelle che ci sono, quotidianamente, fanno i salti mortali per garantire la certezza del diritto, spesso, in edifici fatiscenti. Questa è l’istantanea del sistema giudiziario italiano, ridotto allo stremo, con magistrati e personale amministrativo sull’orlo di una crisi di nervi e con i cittadini sempre più sfiduciati.

Ne è consapevole, il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede che, a breve, firmerà il decreto già sottoscritto dalla Bongiorno.

Abbiamo trovato una giustizia veramente al collasso sotto tanti punti vista, da quello del personale all’edilizia” ha dichiarato il Guardasigilli intervenuto il 23 aprile a Marsala dove ha fatto visita al Tribunale.

Il Ministro si è intrattenuto a lungo con magistrati, avvocati e personale del Palazzo di Giustizia e, ancora una volta, ha voluto sottolineare il grande impegno assunto dall’Esecutivo in tema di politiche assunzionali.

Prima lo Stato metteva la giustizia non proprio tra le priorità del Paese. Noi, in finanziaria, abbiamo inserito l’aumento della pianta organica con l’assunzione tramite concorsi di 3.000 unità di personale amministrativo e 600 magistrati. Nell’arco di due anni, saranno assunti circa 4.500 nuove unità di personale”.

Tra questi, proprio le 903 unità che saranno assunte direttamente dalla graduatoria per il profilo di assistente giudiziario e che rientrano in un piano ambizioso che prevede, per il prossimo triennio, 8.400 assunzioni straordinarie nella Pubblica Amministrazione, più precisamente, per le amministrazioni centrali e nel prossimo quinquennio 6.150 unità nei corpi di polizia. Previste anche 1.500 assunzioni per il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Per quanto riguarda la giustizia, il Ministero ha garantito che nel mese di luglio faranno il loro ingresso nei tribunali 1.300 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato e 990 magistrati ordinari

Tutto questo, in considerazione della recente entrata in vigore della Quota 100 che prevede misure per velocizzare le assunzioni da fare anche prima del 15 novembre 2019, per sostituire i dipendenti che andranno in pensione.

Non è un mistero per nessuno, infatti che se, da un lato, la Quota 100 darà la possibilità a migliaia di lavoratori di poter uscire dal mondo del lavoro anzitempo, dall’altro, tale provvedimento aggraverà ulteriormente i pesanti vuoti di organico presenti nella pubblica amministrazione e, in particolare, nella giustizia. Di qui l’esigenza di intervenire con un emendamento, presentato proprio da via Arenula ed inserito nel Decretone ormai legge.

L’ attenzione riservata dal Ministero della Pubblica Amministrazione al settore pubblico è documentata soprattutto dalle risorse stanziate nell’ultima legge di bilancio, per il triennio 2019-2021 e altrettanto dicasi per il sistema giustizia.

Di recente, il Ministro Bongiorno ha ipotizzato anche l’introduzione della figura di un “manager” con l’obiettivo di dare tempi certi al processo penale restringendo quelli per le indagini preliminari. Per ora è solo un’intenzione ma serve molto di più perché i tempi della giustizia italiana restano lenti e macchinosi e sono tra i peggiori dell’intera Unione Europea. Tutto questo produce conseguenze nefaste sull’economia del nostro Paese.

Gli investimenti esteri in Italia, infatti, ammontano a 5 miliardi di euro, una cifra irrisoria se messa a confronto con importanti nazioni europee: Regno Unito (45 miliardi), Spagna (30 miliardi), Francia (20 miliardi). Tra le ragioni di questa disaffezione c’è proprio l’inefficienza del sistema giudiziario, lento e farraginoso in modo esasperante.

Per fare un esempio, si pensi che per risolvere un caso di contenzioso civile, amministrativo o commerciale, in Danimarca ci vogliono 22 giorni, mentre in Italia, 400 in primo grado, e 3 anni e mezzo prima che la sentenza diventi definitiva. La Banca d’Italia ha quantificato nell’1% del PIL l’impatto che il malfunzionamento della giustizia ha sull’economia del Paese.

Una situazione inaccettabile soprattutto per i cittadini la cui sfiducia nei confronti del nostro sistema giudiziario cresce a dismisura. Le lentezze ed inefficienze non determinano soltanto una percezione negativa del sistema giustizia da parte dei cittadini ma anche da chi fa impresa perché sono sempre meno gli imprenditori disposti ad investire il proprio capitale.

Tutte cose note e risapute ma sembra che la grave condizione in cui versa il sistema giudiziario italiano ormai non faccia più notizia.

A fare notizia, sono gli appelli di presidenti di tribunali e corti di appello che affidano alla stampa la loro impotenza di fronte ad un sistema che rischia di implodere con tutte le sue difficoltà. E, spesso, l’impotenza diventa disappunto, anche rabbia, perché non vi sono le condizioni per garantire la certezza del diritto.

Il Presidente del Tribunale di Aosta, Eugenio Gramola, ha deciso di inviare una missiva al Csm e al Ministero per ottenere un ampliamento dell’organico, ormai insufficiente. Occorrono due magistrati in più. L’unico Gip a disposizione, “è sommerso di lavoro, non è pensabile che una persona produca oltre l’umano”, ha dichiarato Gramola durante una conferenza stampa.

A Pisa, invece, i giudici spesso sono costretti a rinviare le udienze alla prima data utile. E questa arriva dopo mesi, anche un anno e mezzo, mettendo a rischio il principio di ragionevole durata del processo.

Il Presidente dell’Ordine Provinciale degli Avvocati di Pisa, Alberto Marchesi, conferma che le lentezze della giustizia rappresentano la normalità.

Da troppo tempo, l’amministrazione della giustizia nel circondario pisano non è più in grado di far fronte in maniera adeguata alle aspettative e alle esigenze della comunità a cui fa riferimento” ha spiegatoMarchesi in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Tirreno.

Al Tribunale di Sassari, invece, mancano cancellieri ed assistenti giudiziari al punto che, molto presto, potrebbe verificarsi una situazione paradossale che vedrà tanti magistrati in servizio ma poche risorse per il personale amministrativo. Tradotto in parole povere, significherebbe il blocco di ogni attività dal momento che il magistrato, per quanto operativo, necessita di personale di supporto. Senza, non può fare nulla.

E, allora, vanno bene le risorse stanziate in Legge di Bilancio per nuove assunzioni straordinarie nella pubblica amministrazione e, nello specifico, nella giustizia ma diventa indispensabile accorciare le tempistiche dei nuovi ingressi.

I limiti del nostro sistema giustizia sono strutturali e non basteranno una o più riforme della giustizia per risolvere il problema.

Immaginiamo la giustizia come un palazzo che deve essere completamente ristrutturato. Le fondamenta rivestono grande importanza perché rappresentano la base strutturale sulla quale poggia l’edificio e sono quelle che permettono di stabilizzare anche il terreno intorno.

Quelle fondamenta sono le risorse umane. Certo, poi c’è la troppa burocrazia, una digitalizzazione che non è mai partita, edifici pericolanti nei quali, ogni giorno, gli operatori del diritto cercano di far quadrare i conti. Prima di tutto, però, si deve partire dalle fondamenta, ossia dal personale, senza il quale tutto è inutile perché non attuabile.

Agli idonei del Ciag, ai vertici delle istituzioni giudiziarie e a tutti gli operatori del diritto appare sempre più chiaro che l’edificio-giustizia, per restare in piedi, ha bisogno che le sue fondamenta vengano ricostruite nel più breve tempo possibile.

Con la firma, ormai imminente, del Ministro Bonafede la struttura dell’edificio si avvia a diventare più solida.

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