IL VICEPREMIER SALVINI: “A NAPOLI 12.000 SENTENZE DI CONDANNA NON ESEGUITE PER PROBLEMI DI ORGANIZZAZIONE E MANCANZA DI PERSONALE”

Al fine di rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione, il Decreto Legislativo n. 75 del 2017 ha introdotto un nuovo istituto: il piano di fabbisogno del personale, che dovrebbe consentire ad ogni P.A. di quantificare la richiesta di nuove assunzioni alla Funzione Pubblica, in base alle effettive esigenze di organico dei vari profili professionali.

Il piano, che deve essere presentato ogni anno e ha valenza triennale, è uno strumento più dinamico rispetto a quello tradizionale della dotazione organica. Quest’ultima non va in soffitta ma rappresenta una conseguenza delle scelte compiute dalle Amministrazioni nel piano di fabbisogno.

Più in generale, le nuove regole dettate dal decreto legislativo n. 75 che modificano il testo del decreto legislativo n.165 del 30 marzo 2001, contenente “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche” prevedono che l’organizzazione degli uffici oltre che essere conforme “al piano triennale dei fabbisogni”, deve garantire “l’ottimale distribuzione delle risorse umane”; individuare le “risorse finanziarie destinate all’attuazione del piano”; essere coerente “con le linee di indirizzo” che devono essere emanate dal Dipartimento della Funzione Pubblica; tenere conto delle “risorse quantificate sulla base della spesa per il personale in servizio” e di “quelle connesse alle facoltà assunzionali” dell’ente.

Alla luce di quanto prevede la legge, ci si chiede, allora, come sia possibile che nel distretto giudiziario di Napoli risultino 12.000 sentenze di condanna non eseguite perché manca il personale destinato a svolgere questa mansione. La prima risposta che si può dare è che, evidentemente, in quella realtà come in altre del Paese, non è stato, messo a punto, per tempo, un serio piano di fabbisogno del personale.

Ragionerò con il collega alla Giustizia di cosa c’è bisogno. Non è un atto di accusa nei confronti di nessuno ma io la riforma la voglio fare con magistrati, avvocati e operatori della giustizia”.

Queste le parole del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, raccolte da Rai News il 7 maggio scorso, in occasione dell’inaugurazione a Milano della nuova sede dell’Agenzia dei Beni Confiscati. Chiaro il riferimento ai recenti fatti di Napoli. La sera, ospite di Matrix, il Vicepremier ha parlato ancora di giustizia.

Solo a Napoli, ci sono 12.000 sentenze di condanna non eseguite perché la giustizia non ce la fa per problemi di organizzazione, per mancanza di personale, per mancanza di cancellieri, mancanza di certificazioni etc. Ci sono migliaia di condannati, come nel caso di Torino, che per problemi organizzativi della giustizia, anziché essere in galera, sono a spasso”.

Già in diverse occasioni, il Ministro dell’Interno, ha fatto riferimento alla necessità di una riforma della giustizia che sia “bella, tosta ma necessaria” e da attuare con la collaborazione, oltre che del Ministero di competenza, anche di tutti gli operatori del diritto.

Salvini ha elogiato il lavoro svolto si qui dal Ministro della Pubblica Amministrazione.

Il Ministro Bongiorno, in questa manovra economica, ha dato il via libera a 900 assunzioni, per sbloccarne altre 1.800 perché qua il problema è dei cancellieri e del personale amministrativo. Molte aziende straniere, però, non investono in Italia, al di là della tassazione alta, anche perché non c’è certezza dei tempi della giustizia”.

Tuttavia, l’impegno assunto dall’Esecutivo non è ancora sufficiente soprattutto quando anche i fatti di cronaca, l’omicidio dei Murazzi a Torino e la sparatoria dei giorni scorsi a Napoli, dicono questo, cioè che non basta, che bisogna fare molto di più e subito.

E, infatti, pure il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho ha chiesto più risorse mentre il Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Giuseppe De Carolis di Prossedi, ancora una volta, ha sottolineato che “la carenza di organico, acuita dai continui e fisiologici pensionamenti, è cronica. Per contro, la mole dei processi è sempre in aumento: in un anno nel settore civile ci sono stati 13.552 nuovi processi e nel penale 15.609”.

A Napoli, la situazione è particolarmente critica.

Tutti gli uffici del distretto presentano carenze di organico, specialmente di personale amministrativo, nonostante l’entrata in servizio di nuovi assistenti giudiziari assunti tramite lo scorrimento della graduatoria formatasi all’esito del concorso indetto dal Ministero nel 2016 e tale carenza di organico, aggravata dai prossimi pensionamenti, rischia di vanificare l’impegno di coloro che lavorano negli uffici giudiziari del distretto.

La Corte di Appello è diventata un vero e proprio imbuto che con le attuali risorse, sia di personale amministrativo che di magistrati, non è assolutamente in grado di smaltire in tempi ragionevoli l’enorme mole di processi arretrati che si è accumulata nel tempo.

Per quanto riguarda l’organico dei magistrati, lo scorso anno, a seguito di numerosi incontri e interlocuzioni con i vertici del Ministero della Giustizia, è stato deciso di aumentare la pianta organica della Corte di Appello di Napoli.

Purtroppo, tutto è rimasto sulla carta anche perché l’ultimo bando straordinario del Csm, che, peraltro, era limitato alla copertura di soli tre posti nel settore penale, è andato del tutto deserto non essendo stata presentata alcuna domanda.

Questo dato rende evidente che i magistrati non sono motivati a lavorare nella Corte d’Appello partenopea, in particolare nel settore penale, a causa dei rilevanti carichi di lavoro.

Ancora più grave è la carenza di organico del personale amministrativo.

A ciò va aggiunto che almeno un terzo del personale amministrativo della Corte d’Appello viene sottratto allo svolgimento dell’attività strettamente giurisdizionale perché è chiamato ad eseguire compiti amministrativi nell’interesse dell’intero Distretto e che sono propri soltanto delle Corti d’Appello.

E qui si torna al punto di partenza e cioè alla necessità di applicare quanto già previsto dalla legge in materia di piano di fabbisogno di personale.

Un’ esigenza resa ancora più impellente dall’entrata in vigore della Quota100, per cui il distretto di Napoli alla fine del triennio 2019/2021, presenterà una scopertura pari al 52,47%, rappresentando la punta dell’iceberg di una situazione che riguarda, con percentuali diverse ma sempre significative, la stragrande maggioranza dei distretti giudiziari del Paese.

Appare quindi evidente che, in assenza di una seria revisione delle dotazioni organiche che aumenti in modo consistente il numero di magistrati e dipendenti amministrativi, la Corte d’Appello del capoluogo campano non è in grado di svolgere correttamente tutti i suoi compiti che, fino ad oggi sono stati portati avanti anche da volontari, ex barellieri e dipendenti della Banca d’Italia, messi a disposizione per coadiuvare l’Ufficio Ragioneria e Cassa nella predisposizione dei mandati di pagamento dei debiti conseguenti alle condanne riportate dal Ministero ex legge Pinto.

La condizione in cui versa la Corte d’Appello di Napoli non rappresenta un caso isolato e la giustizia ha bisogno di essere amministrata da personale qualificato e le risorse ci sono.

Intanto, c’è il via libera della Commissione Lavoro del Senato al Ddl Concretezza e, a breve, anche l’Aula di Palazzo Madama dovrebbe dare l’ok definitivo.

Gli strumenti legislativi per garantire nuove assunzioni nella Pubblica Amministrazione, ed in particolare, nella giustizia ci sono tutti come il Decretone, convertito nella legge 26/2019 e che prevede l’assunzione a tempo indeterminato di 1.300 unità di personale amministrativo di cui 1.000 in l’area II e 300 in l’area III, senza dimenticare, appunto, il Ddl Concretezza.

L’unica cosa che resta da fare è dare piena attuazione a ciò che è stato già messo nero su bianco ed è necessario procedere anche in maniera spedita, per dare un senso ai provvedimenti adottati ma soprattutto per restituire alla giustizia italiana un’efficienza ed una dignità che i cittadini chiedono da tempo alle istituzioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *