FORUM DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 2019, OLTRE 500.000 DIPENDENTI IN USCITA. IL MINISTRO GIULIA BONGIORNO: “HO IL DOVERE DI PENSARE ALLE ASSUNZIONI”

Il 27 febbraio la Commissione Europea ha diffuso un report secondo il quale la Legge di Bilancio 2019 non avrà effetti positivi sull’economia del nostro Paese.

A finire sotto la lente d’ingrandimento di Bruxelles sono soprattutto Quota 100 e Reddito di Cittadinanza ma non mancano considerazioni sulla nostra pubblica amministrazione, considerata anziana, poco qualificata e con un andamento peggiore rispetto a quello di altri Paesi, membri dell’Unione.

Gli indicatori di qualità della governance ne confermano la debolezza. Il livello di prestazione medio è tra i più bassi d’Europa con impatti negativi sia sulle imprese che sui cittadini. Certamente un quadro poco edificante.

Lo stato di salute della nostra pubblica amministrazione è stato al centro del Forum della Pubblica Amministrazione 2019, svoltosi a Roma dal 14 al 16 maggio e giunto alla sua 30esima edizione. Una tre giorni di convegni, iniziative e occasioni di confronto dedicati all’innovazione e alla sostenibilità della pubblica amministrazione italiana.

In occasione del Forum, il Centro studi sulla Pubblica Amministrazione, ha presentato “Pubblico Impiego 2019: una PA che crea valore pubblico investe sulle sue persone”.

Nel report si mette in evidenza, innanzitutto, come negli ultimi anni, la pubblica amministrazione sia stata enormemente penalizzata dalle politiche di austerity che, nell’ultimo decennio, hanno individuato nei tagli alla PA lo strumento più semplice per raggiungere l’obiettivo di tagli drastici della spesa pubblica.

Gli effetti di questa politica hanno prodotto conseguenze negative in termini di aumento esponenziale delle carenze di organico, anche in considerazione del fatto che “la PA italiana ha il 70% in meno dei dipendenti rispetto alla Germania, il 65% rispetto all’Inghilterra e il 60% della Francia, appena il 10% in più della Spagna“.

In particolare, negli ultimi dieci anni si è registrata “una riduzione di oltre 193 mila unità di personale (pari al 5,6%), variamente distribuita nei vari comparti del pubblico impiego: 87 mila sono dipendenti cessati e non rimpiazzati nelle Regioni e nelle autonomie locali, la Sanità ha perso oltre 42.500 addetti e nei Ministeri si contano oltre 33 mila dipendenti in meno rispetto al 2008“. Tutto ciò ha comportato un ulteriore innalzamento dell’età media dei dipendenti pubblici che, secondo i dati della Ragioneria dello Stato, è passata dai 43,5 anni del 2001 ai 50,6 del 2017.

Inoltre, è stato calcolato che, ad oggi, il personale della pubblica amministrazione che ha compiuto i 62 anni di età e che, dunque, potenzialmente potrebbe usufruire della cosiddetta “Quota 100” ammonta a oltre 500.000 unità (il 16,7% del totale).

A tal proposito si sottolinea che “ad oggi, le domande pervenute all’Inps dal personale della PA sono 41.033 (il 33,4% del totale di quelle ricevute) e si stima possano salire a 90/100 mila nell’anno, ma restano 400 mila persone pronte alla pensione di cui sarà necessario gestire l’uscita, soprattutto per i comparti e gli enti in sofferenza, perché sotto organico“.

Il report, poi, affronta un altro tema dirimente nel momento in cui evidenzia che lo sblocco del turnover al 100%, a partire dal 15 novembre 2019, potrà garantire un efficace rinnovamento della PA solo se verrà, al contempo, implementato il Piano di Fabbisogno del Personale, lo strumento che dovrebbe consentire alle amministrazioni di realizzare “un disegno dell’organizzazione e delle risorse umane necessarie che sia legato realmente ad obiettivi di una programmazione dei fabbisogni del personale che non sia governata da principi quantitativi, ma qualitativi e prospettici“.

A questo proposito, lo studio denuncia che “le linee guida per la redazione dei piani triennali di fabbisogni di personale, emanate da Funzione Pubblica negli ultimi giorni del Governo Gentiloni, sono chiarissime su questo punto e del tutto condivisibili, peccato che da una sommaria indagine appare sino ad ora del tutto trascurata la correlazione tra fabbisogni di personale e piano delle performance: ossia tra quello che c’è da fare e chi deve farlo“.

Il report, quindi, si richiama al Documento di Economia e Finanza 2019 da cui si evince che, già nel 2018, si è avuta un’inversione di tendenza sul piano degli investimenti nel pubblico impiego dal momento che “la spesa per redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche sarebbe pari a 171.826 milioni. Oltre 5 miliardi in più rispetto al 2017 (+3,1%)”.

Tuttavia, questo incremento è stato in grandissima parte dovuto, non già all’immissione di nuovo personale, ma ai rinnovi contrattuali di diversi settori del pubblico impiego, nel triennio 2016-2018.

Per quanto riguarda gli anni a venire, è vero che il Def prevede un incremento della spesa per redditi da lavoro dipendente che passa dai 171.826 milioni del 2018 ai 172.594 del 2019 e ai 174.018 del 2020, ma è altrettanto vero, che gran parte di queste risorse saranno assorbite dai rinnovi contrattuali.

In ogni caso, lo studio di FPA mette in guardia dal trarre aspettative troppo ottimistiche da questi dati poiché, al fine di comprendere il peso effettivo degli investimenti in personale della PA, occorre fare riferimento al rapporto tra il costo dei salari degli impiegati nella pubblica amministrazione e la ricchezza nazionale espressa in termini di PIL nominale. Ebbene, se nel 2018 questo rapporto è stato pari al 9,8%, si prevede che esso scenderà al 9,7% nel 2019, al 9,5% nel 2020, al 9,3% nel 2021 e al 9,1% nel 2022.

La strada da fare per ridare slancio alla pubblica amministrazione è ancora lunga e la forza dei numeri, al netto di slogan e proclami, sta lì a dimostrarlo.

Il Ministro Giulia Bongiorno ha parlato alla vigilia del Forum, intervistata dal Presidente di FPA, Carlo Mochi Sigismondi, al quale ha ribadito i punti essenziali di quella che ha definito la “linea Bongiorno”.

Io credo che quando si fa il Ministro bisogna avere a cuore un risultato. Il mio risultato è quello di dare ossigeno alla Pubblica Amministrazione. Ho trovato una Pubblica Amministrazione in ginocchio soprattutto sotto il profilo della mancanza del personale. E’ inutile fare grandi discorsi e avere idee geniali se prima gli uffici non hanno il personale” ha dichiarato la Bongiorno.

So benissimo che in termini di consensi elettorali sarebbe stato meglio dire “io taglio la pubblica amministrazione, stop con i dipendenti pubblici”. Ecco, io avevo il dovere, ed è quello che poi ho fatto, di pensare alle assunzioni. Ed infatti la legge di bilancio prevede degli impegni significativi non solo per le assunzioni a livello di amministrazioni centrali ma anche nella sanità, assunzioni nelle regioni, assunzioni nei comuni; tutto questo serve per iniziare. Dopo di che è chiaro, c’è una serie di indicazioni per cercare di migliorare il sistema”.

E ancora: “non ci sarà la riforma Bongiorno ma ci sarà la linea Bongiorno. Prima riprendo personale, questo personale lo formo, poi cerco di fare in modo che funzionino gli uffici con una riforma della dirigenza e cerco di usare soprattutto quelli che sono i manuali”.

L’intervista è stata anche l’occasione per parlare di dirigenza della pubblica amministrazione, grande incompiuta della riforma Madìa.

Chi entra nel pubblico ha un contratto per sempre ed è chiaro che non può avere la stessa motivazione del libero professionista quindi dobbiamo partire dalla necessità di motivare il dirigente”, è stato il commento del Ministro. Spazio anche al tema della digitalizzazione, altro punto essenziale della “linea Bongiorno”.

Vorrei una pubblica amministrazione che cresca in maniera omogenea. Il dovere di un Ministro è quello di puntare sull’omogeneità, oltre che con la nomina dei responsabili, anche cercando di superare il grosso problema della frammentarietà” .

Di digitalizzazione ha parlato anche il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenuto alla Conferenza sul Digitale nella giornata conclusiva del Forum.

Le tecnologie digitali stanno trasformando l’economia e le società. Le amministrazioni devono essere poste nelle condizioni di affrontare e vincere le sfide della trasformazione digitale facendosi parte attiva nei processi di innovazione. E di fronte alle esigenze di soddisfacimento dei bisogni di una società complessa, non può esistere un’amministrazione che non sia digitale e, al tempo stesso, non sia sottoposta a un aggiornamento continuo, come si addice a ogni struttura complessa che tratta soprattutto conoscenza”.

Il messaggio che emerge dalla tre giorni del Forum della Pubblica Amministrazione è che per creare valore pubblico e promuovere lo sviluppo sostenibile del Paese serve una PA digitale, in grado di mettere al centro le persone che lavorano nelle amministrazioni, formandone, sviluppandone e aggiornandone continuamente le competenze.

Ciò vale anche per il comparto giustizia dove lentezze ed inefficienze trovano le loro cause nella cronica carenza di personale ed in un processo di digitalizzazione che non è mai partito in maniera uniforme.

Quanto emerso dal Forum della Pubblica Amministrazione può essere applicato al nostro sistema giudiziario. Qualunque tentativo di innovazione legislativa risulterebbe inefficace, in concreto, se non accompagnato e sostenuto da adeguati strumenti organizzativi e dalle necessarie risorse umane e materiali.

È indispensabile, pertanto, andare oltre le parole e le dichiarazioni ad effetto e dare concretezza ad un progetto serio di ristrutturazione del sistema giustizia e della pubblica amministrazione tutta, che passi soprattutto attraverso un’adeguata allocazione di nuove risorse e un’ottimizzazione di quelle esistenti, con l’obiettivo di restituire al Paese credibilità e ai cittadini fiducia nelle istituzioni.

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