CONFINTESA CHIEDE UNA TASK FORCE PER LA GIUSTIZIA MENTRE NEI TRIBUNALI E’ SEMPRE EMERGENZA. DAL MINISTERO ANCORA NESSUN DECRETO PER I 903 ASSISTENTI GIUDIZIARI

L’attuazione di una task force per migliorare l’efficienza della giustizia. È quanto propone Confintesa Funzione Pubblica, in una lettera indirizzata al Capo del Governo, Giuseppe Conte, al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, al Ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, e ai due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Pur dando atto all’attuale Esecutivo dello sforzo compiuto per rendere più efficiente il nostro sistema giudiziario, la nota, a firma del Segretario Generale, Claudia Ratti, e che vede tra i destinatari anche il Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Personale e dei Servizi, Barbara Fabbrini, pone ancora una volta l’accento in maniera impietosa su quelle che sono le criticità del comparto giustizia.

Mancanza di personale amministrativo, precarietà delle strutture edilizie e prossimi pensionamenti soprattutto in considerazione di Quota 100.

Si dà atto degli sforzi compiuti per rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione con il D.L. 75/2017, del programma per la rimodulazione profili professionali, delle azioni di riqualificazione e promozione professionale del personale dell’Amministrazione giudiziaria definito da un accordo del 26 aprile 2017 sottoscritto dall’allora Ministro della Giustizia e le OO.SS. che, tuttavia, non viene interamente rispettato. Nonostante gli sforzi e l’impegno la macchina della giustizia non è ripartita, evidentemente qualcosa non ha funzionato”.

In realtà più di qualcosa. Vi sono state nuove assunzioni ma senza rispettare l’accordo sulla mobilità. Quindi, la pubblicazione dell’interpello per soli 271 posti per assistenti giudiziari, non soggetti a vincolo di sede, a fronte di migliaia di ingressi e dopo un immobilismo di anni. Infine, la conclusione di una prima procedura di progressione economica del personale ma senza provvedere ai relativi nuovi inquadramenti.

Il risultato è che la giustizia resta sempre in una condizione emergenziale come è dimostrato dalle iniziative che in molti uffici giudiziari del Paese, gli operatori della giustizia stanno mettendo in campo per sensibilizzare le istituzioni sul tema delle risorse umane, necessarie a far ripartire un comparto messo in ginocchio da politiche che, per decenni, hanno provocato pesanti riduzioni di personale, senza provvedere ad un opportuno ricambio generazionale.

A Teramo, il Presidente della Camera Penale, Gennaro Lettieri, in considerazione delle gravi carenze di magistrati e di personale amministrativo, ha preso carta e penna e scritto una lettera indirizzata alla Presidente facente funzioni del tribunale, Angela Di Girolamo, con la proposta di costituire un Osservatorio sulla Giustizia del Tribunale che “porti a realizzare un reciproco e ineludibile confronto tra magistratura, avvocatura e dirigenze amministrative, nella ricerca di valide e indifferibili soluzioni ai gravi problemi di carattere organizzativo che affliggono da tempo, tutti gli uffici giudiziari, in un contesto generale caratterizzato dalla carenza di risorse umane e materiali”.

A Vasto, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, dal 14 maggio, è in stato di agitazione permanente, al fine di rimarcare l’endemica carenza di personale amministrativo che, peraltro, si inserisce in una realtà già penalizzata dalla decisione di sopprimere il tribunale, nel 2021.

Una delegazione del Consiglio, unitamente ad una dell’AIGA (Associazione Giovani Avvocati), è stata ricevuta dal Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, il quale ha rassicurato i suoi interlocutori circa il fatto che i vuoti di organico di personale amministrativo saranno coperti, entro giugno, grazie all’ulteriore scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari. Ad ogni buon conto, a Vasto lo stato di agitazione proseguirà, come è giusto che sia, nell’attesa che agli impegni seguano i fatti.

Intanto, a Ischia, l’avvocatura locale ha indetto dal 5 al 12 giugno una settimana di astensione dalle udienze penali, sia presso la Sezione distaccata del Tribunale, sia presso il Giudice di Pace.

Si tratta dell’ennesima iniziativa di protesta, determinata dal fatto che il Ministero della Giustizia non ha intrapreso i provvedimenti necessari per sostituire i 3 assistenti giudiziari che hanno lasciato, di recente, l’ufficio giudiziario isolano “già gravemente carente di personale ed incapace di rispondere alle istanze dell’utenza e ai gravosi compiti di cancelleria”, denuncia l’Assoforense.

Il tema degli organici della giustizia è stato sollevato anche in occasione della V edizione della due giorni di studio “In difesa della Costituzione”, organizzata dalla Camera Penale di Patti e di Barcellona Pozzo di Gotto, che ha avuto luogo a Capo d’Orlando il 24 e 25 maggio. Al centro dell’incontro il principio della ragionevole durata del processo, ritenuto uno dei parametri attraverso il quale viene misurata l’efficienza della risposta giudiziaria alla domanda di giustizia.

Un processo per essere giusto deve essere anche calibrato nella sua durata ma per ottenere un simile risultato servono le risorse.

E’ inutile parlare di ragionevole durata del processo se non si mettono in campo le risorse adeguate”. Questo il commento lapidario del Presidente della Corte d’Appello di Messina, Michele Galluccio, secondo il quale è necessaria una sinergia tra tutti gli operatori del diritto ma, soprattutto, bisogna lavorare sul rafforzamento degli organici.

Dello stesso avviso anche il Presidente del Tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale, che ha chiesto al governo magistrati e cancellieri in vista dei prossimi pensionamenti determinati da Quota 100.

La durata media di un processo penale è di 707 giorni davanti al tribunale in composizione collegiale, 534 dinanzi al tribunale in composizione monocratica, 901 in corte di appello. Che fare? – si chiede Angelo Mangione, avvocato e professore associato di diritto penale alla Lumsa di Roma – Non c’è molto di nuovo da dire ma c’è molto di nuovo da fare. Riorganizzazione degli uffici, maggiori risorse sia come organici della magistratura, sia come organici del personale”.

La ragionevole durata del processo non è un principio di buona organizzazione ma un diritto del cittadino indagato oppure imputato. Il processo deve avere tempi fisiologici ragionevoli perché il cittadino non deve rimanere per un tempo indefinito in balìa dei tempi dell’autorità giudiziaria” ha sottolineato Giandomenico Caiazza, Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane.

Il rispetto del principio della ragionevole durata del processo, garantito dall’articolo 111 della nostra Costituzione, passa anche, anzi soprattutto, attraverso l’assunzione di nuovo personale, con competenze specifiche che ci sono, almeno sulla carta, ma in concreto ancora non si vedono.

Nonostante sindacati, esponenti della politica e delle istituzioni giudiziarie invochino da più parti e all’unisono, risorse umane e materiali per migliorare l’efficienza del comparto giustizia, siamo ancora fermi a dichiarazioni e frasi ad effetto. Manca un ulteriore passaggio ovvero tradurre le parole in fatti perché le criticità che interessano gli uffici giudiziari sono sempre quelle e, con il passare del tempo, diventano più drammatiche.

Di fronte ad una tale emergenza, appaiono vagamente surreali le dichiarazioni rese, il 20 maggio a Trani, dal Sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone, il quale, al termine di un convegno organizzato dall’Ordine degli Avvocati del capoluogo pugliese, alla presenza del Presidente del Tribunale, Antonio De Luce e del Procuratore Capo della Repubblica, Antonino Di Maio, ha dichiarato: “Stiamo cercando di incrementare, in primis, il capitale umano che sono 3.000 assistenti giudiziari, 609 magistrati ordinari”, evidenziando che, pur avendo ereditato una situazione non semplice “tassello dopo tassello le cose iniziano a sistemarsi”, concludendo che “gli investimenti che questo Governo sta facendo nella Giustizia è sotto gli occhi di tutti”.

Purtroppo, le cifre snocciolate da Morrone, almeno con riferimento agli assistenti giudiziari, non trovano riscontro nella realtà, visto che a distanza di un anno dal suo insediamento, il Governo ha proceduto ad un solo scorrimento della nostra graduatoria, peraltro già predisposto e finanziato, salvo che per qualche decina di unità, dal precedente Esecutivo.

L’ulteriore scorrimento di 903 idonei avverrà a scaglioni differiti nel tempo, come si evince da un post pubblicato sul profilo Facebook del Sottosegretario Ferraresi il quale, il 23 maggio, ha annunciato che “è stato inviato alla Corte dei Conti il decreto per lo scorrimento delle 903 unità di personale amministrativo riguardante la figura di assistente giudiziario, una volta registrato si potrà procedere con la chiamata di un primo scaglione di circa 500 unità”.

È ormai certificato che l’impegno preso ufficialmente dal Guardasigilli Bonafede circa lo scorrimento integrale della graduatoria nel 2019, rimarrà lettera morta. Degli importanti investimenti annunciati a suon di grancassa, c’è solo il nero su bianco ma i provvedimenti, perché siano effettivi, devono essere tradotti in fatti concreti.

E, quelli, ancora non ci sono.

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