LA COMMISSIONE EUROPEA CHIEDE ALL’ ITALIA UNA GIUSTIZIA EFFICIENTE E DI PROVVEDERE ALLE CARENZE DI PERSONALE. ALLA CAMERA INTERPELLANZA URGENTE SUL TRIBUNALE DI GELA MA BONAFEDE NON SI PRESENTA

Il 5 giugno, la Commissione Europea ha diffuso un report nel quale rimprovera all’Italia di non aver seguito, nei mesi scorsi, i parametri europei per abbassare il debito pubblico.

Bruxelles fa notare che l’attuale Esecutivo ha prestato poca attenzione alla stabilità dei conti per finanziare le misure cardine del programma di governo ovvero Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Al nostro Paese, viene contestato di non aver ridotto a sufficienza il debito e di non aver messo in campo riforme strutturali in grado di incidere sull’andamento della nostra economia.

Sotto la lente d’ingrandimento finisce anche la giustizia italiana per la quale si ritiene che il programma nazionale di riforma 2019, che si basa sul contratto di governo, non contenga nuovi e importanti impegni, limitandosi a confermare le misure già assunte come la riforma del processo civile.

Sempre il 5 giugno, la Commissione Europea ha fatto pervenire al nostro Paese una letterina di 14 pagine, nella quale viene formulato un parere sul programma nazionale di riforma 2019.

La politica economica dell’Italia dovrebbe essere caratterizzata da maggiori investimenti su alcuni settori strategici della nostra economia, primi fra tutti, pubblica amministrazione e giustizia. Si ritiene che “l’investimento sul capitale umano è un pre-requisito per stimolare gli investimenti pubblici e privati”. L’Italia è in ritardo anche per ciò che concerne le competenze digitali.

I livelli del nostro Paese sono inferiori alla media UE, solo il 44% delle persone di età compresa tra 16 anni e 74 anni ha competenze digitali di base. È necessario, migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione per favorire nuovi investimenti e dare la possibilità alle imprese di sfruttare le opportunità di innovazione.

La scarsa efficienza del sistema giudiziario civile italiano rimane fonte di preoccupazione. Nel 2017, il tempo necessario per risolvere i casi di controversie civili e commerciali era ancora il più alto tra i Paesi dell’Unione Europea.

Le riforme già approvate stanno iniziando a influenzare positivamente i tempi di definizione dei processi ma Bruxelles sottolinea che, nel complesso, un’adeguata applicazione di norme procedurali più semplici, potrebbe contribuire ad accelerare i procedimenti civili. L’Italia deve intervenire sull’uso, ritenuto inconsistente, del filtro di inammissibilità in Appello e sul potenziamento del personale amministrativo, giudicata quest’ultima come una delle prossime sfide da portare a termine.

In sintesi, quanto fatto finora non è sufficiente ed il nostro Paese deve concentrare la propria politica economica su investimenti in materia di ricerca, innovazione e qualità delle infrastrutture nonché migliorare l’efficacia della pubblica amministrazione, investendo nelle competenze dei dipendenti pubblici, accelerando la digitalizzazione ed aumentando l’efficienza e la qualità dei servizi.

L’equazione è semplice e lineare: maggiori investimenti portano crescita. Per la Commissione Europea ancora non ci siamo e la procedura d’infrazione ci attende dietro l’angolo. Un quadro per niente confortante.

Insomma, ce lo chiede l’Europa, si sarebbe detto un tempo. Resta il fatto che investire, soprattutto su pubblica amministrazione e giustizia, vuol dire rafforzare la spina dorsale di un Paese.

Che il nostro sistema giudiziario sia ridotto alla stremo, lo dicono i fatti e le statistiche che, in maniera impietosa, ne fotografano la lentezza e l’inefficienza.

L’Unione Europea ci chiede di intervenire e anche con tempestività. Ed è proprio quest’ultima che manca, insieme a quella chiarezza di intenti che, di regola, dovrebbe collegare le parole ai fatti.

Molti politici ritengono che il consenso si costruisca a monte, con dichiarazioni, frasi ad effetto e dirette Facebook. Ciò che, invece, sfugge a molti di loro è che il consenso si costruisce nel tempo e con le azioni concrete.

Dichiarare che sulla giustizia sono stati investiti 500 milioni di euro e che “ci sarà un numero di assunzioni di magistrati e cancellieri senza precedenti” sicuramente ha il suo appeal ma, a parole così impegnative, dovrebbero seguire tempistiche ragionevoli. Che ancora non ci sono.

È vero, dal 2014 ad oggi, gli investimenti sulla giustizia sono aumentati del 13% e le risorse finanziarie ci sono tutte. Anche il contratto di governo mette la giustizia al centro del programma dell’Esecutivo tanto che anche il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa del 3 giugno, ha indicato, tra gli obiettivi del Governo, quello di una giustizia rapida e vicina ai cittadini.

Ciò che sfugge è perché i fatti concreti tardano sempre ad arrivare. Non si chiede di intervenire con la bacchetta magica ma di dare un giusto seguito a tante parole, troppe forse, spesso pronunciate con eccessiva disinvoltura e leggerezza, ignorando che esse generano, in chi ascolta, aspettative, peraltro, legittime ma anche tante ansie.

Non è vero che, come dicevano gli antichi, “verba volant, scripta manent”. Anche le parole restano, soprattutto restano impresse nella testa di una persona che, attende i tempi lunghi della definizione di un processo, di un dirigente che attende personale per lo smaltimento degli arretrati, di chi ha sostenuto e superato un concorso e attende una convocazione che ancora non arriva nonostante due mesi fa ne sia stato dato l’annuncio in grande spolvero.

Onestamente, con una giustizia in una condizione emergenziale, nessuno può permettersi questi tempi morti. Le criticità ci sono e crescono a dismisura. E allora pure due mesi fanno la differenza.

Il 7 giugno, la seduta della Camera dei Deputati è stata dedicata allo svolgimento di interpellanze urgenti, fra cui quella presentata da Giusi Bartolozzi e Roberto Occhiuto (Forza Italia) che, in premessa, hanno sottolineato che “nella relazione sull’amministrazione della giustizia della Corte di Appello di Caltanissetta, relativa al periodo 1° luglio 2017 / 30 giugno 2018 e presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019, permane nel distretto citato un preoccupante sottodimensionamento dei magistrati e del personale amministrativo”.

L’attenzione degli interpellanti si è concentrata sulla situazione del Tribunale di Gela dove “si registra la carenza di figure apicali di funzionario giudiziario, (4 posti vacanti su 5), e di cancelliere (5 posti vacanti su 10), e soprattutto di quella del dirigente amministrativo a cui si aggiunge il gravissimo deficit di organico del personale amministrativo presente nell’ufficio del Giudice di Pace di Gela ove sono vacanti 2 dei 3 posti di cancelliere (scopertura del 66%)”.

Ora, a fronte della previsione in Legge di Bilancio circa “l’aumento del ruolo organico della magistratura ordinaria di complessivi 600 magistrati, 530 dei quali con funzioni giudicanti e requirenti di merito, 65 con funzioni giudicanti e requirenti di legittimità e 5 con funzioni giudicanti e requirenti direttive di legittimità”, Bartolozzi e Occhiuto hanno evidenziato come le numerose dichiarazioni in merito, rese dal Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede “sono lettera morta, considerato che non si ravvisano ancora iniziative concrete volte a contrastare l’inaccettabile sottodimensionamento dell’organico del Tribunale di Gela che continua ad essere un indispensabile presidio dello Stato sul territorio, rappresentando un’eccellenza non solo da difendere ma anche e soprattutto da potenziare”.

Dunque, gli interpellanti hanno chiesto al Guardasigilli, se egli “intenda intraprendere tempestivamente le opportune iniziative di competenza volte ad implementare la consistenza dell’organico sia dei magistrati che del personale che li coadiuva negli uffici giudiziari del tribunale di Gela per garantire una maggiore efficienza ed efficacia degli stessi uffici”.

Purtroppo né Bonafede, né i suoi Sottosegretari, Ferraresi e Morrone, si sono presentati in Aula per rispondere all’interpellanza ma, al loro posto, c’era il Sottosegretario all’Interno, Luigi Gaetti.

Un’assenza fortemente stigmatizzata dall’On. Bartolozzi la quale, senza troppi giri di parole, ha dichiarato che “in un momento storico come questo la Giustizia italiana forse meriterebbe di più dal Guardasigilli: non passerelle, ma atti di indirizzo politico”. La presenza del Ministro, ha aggiunto, “sarebbe stato un atto di attenzione verso quei magistrati che lavorano con coraggio, abnegazione e in silenzio in tribunali di frontiera come è quello di Gela”.

Entrando nel merito dell’interpellanza, la Bartolozzi ha voluto ribadire un concetto chiave e cioè che “una cosa è la copertura dell’organico, altra cosa è il sottodimensionamento dell’organico che riguarda non solo il personale togato ma anche il comparto amministrativo”.

Inoltre, la deputata di Forza Italia ha precisato che sui numeri delle assunzioni previste in Legge di Bilancio per la Giustizia, è necessario tenere a mente che i 600 magistrati in più sono, in realtà, 200 l’anno e che le 3.000 unità di personale amministrativo in più sono, in realtà, 1.000 l’anno, dunque, in media 2-3 unità in più per ogni ufficio giudiziario.

Il Sottosegretario Gaetti, rispondendo all’interpellanza, ha voluto sottolineare che nel Tribunale di Gela mancano 4 magistrati sui 12 previsti con una scopertura del 33% e che, presso il Ministero della Giustizia, il 27 febbraio 2019, è stato istituito un tavolo tecnico per la rideterminazione delle piante organiche degli uffici di merito.

Quanto al personale amministrativo, Gaetti ha puntualizzato che “le linee di azione sono indirizzate a migliorare la funzionalità degli uffici giudiziari mediante il ricorso a tutte le soluzioni disponibili, per incrementare le risorse umane: dalla mobilità volontaria a quella obbligatoria, lo scorrimento di graduatorie di altre amministrazioni, la riqualificazione del personale, le assunzioni mediante concorso”.

Gaetti ha aggiunto che a Gela, lo scoperture di personale amministrativo ammontano al 23,26%, precisando che il profilo di assistente giudiziario è interamente coperto e che le carenze maggiori riguardano i profili di funzionario giudiziario (4 su 5), cancelliere (2 su 10) e operatore giudiziario (4 su 9).

Ulteriori criticità riguardano, l’ufficio del Giudice di Pace dove sussiste una scopertura del 18,75% e che, anche qui, il profilo di assistente giudiziario risulta interamente coperto.

Il Sottosegretario all’Interno ha concluso il suo intervento facendo riferimento alle assunzioni straordinarie di 3.000 unità di personale amministrativo non dirigenziale previste dalla Legge di Bilancio nell’arco del triennio 2019-2021, che dovrebbero consentire al Ministero della Giustizia di “colmare, nell’ambito dell’attuale dotazione organica, le attuali carenze ed, in parte, sopperire alle prossime uscite”.

La parola è tornata all’On. Bartolozzi, che ha replicato duramente a Gaetti: “non me ne vorrà il Sottosegretario ma il compito è stato fatto veramente male, peggio delle altre volte”. La deputata azzurra ha ribadito che il punto è il sottodimensionamento dell’organico e non la copertura di quello esistente, e, dunque, è necessario investire nel comparto Giustizia dal momento che le riforme a costo zero non servono, poiché “è inutile prevedere nuove fattispecie di reato se non si hanno le risorse umane: magistrati, addetti alle cancellerie, funzionari che possano smuovere il comparto Giustizia” alla quale, invece, ha concluso la Bartolozzi, è stato destinato appena l’1,5% della spesa complessiva prevista dal fondo investimenti.

È evidente che esiste ancora un pesante divario tra quello che viene chiesto da tutti gli operatori del diritto, le rappresentanze politiche e sindacali e, a questo punto, anche dalla Commissione Europea, e ciò che si sta realizzando con la lentezza di un bradipo.

Occorre accelerare le tempistiche e, se possibile, agire senza l’accompagnamento della grancassa.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dichiarato recentemente che il suo motto è “sobri nelle parole, operosi nelle azioni”.

Sarebbe già un bel punto di partenza.

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