LA GIUSTIZIA RIPARTE CON IL PIANO TRIENNALE DI ASSUNZIONI MA PER RILANCIARE IL COMPARTO SERVONO SOPRATTUTTO TEMPI RAPIDI E CERTI

La convocazione dei 503 idonei assistenti giudiziari e la presentazione alle organizzazioni sindacali del piano triennale di assunzioni di 8.135 unità da parte del Ministero della Giustizia, ha messo in chiaro un dato certo e cioè che dalle parti di via Arenula qualcosa è tornato a muoversi e che, dopo un lungo periodo di stallo, la macchina è ripartita.

Ora bisogna capire se questa macchina ha un motore a diesel oppure se è partita in quarta e cioè a pieno regime.

Considerate le difficili condizioni in cui versa la giustizia italiana, sarebbe auspicabile l’ultima opzione. Fuor di metafora, e parlando chiaramente, vuol dire che, da adesso in poi, le tempistiche saranno determinanti più che mai. Quella di rimettere in piedi il nostro sistema giudiziario, oltre ad essere una vera e propria priorità, è ormai diventata una lotta contro il tempo.

Ne sanno qualcosa i sindacati che, nonostante le rassicurazioni da parte del Ministero sulla programmazione degli interventi in materia di riqualificazioni, progressioni economiche, contrattazione sulla mobilità, sugli interpelli e sulla prossima convocazione per la chiusura del Fondo Unico di Amministrazione 2018, sono scesi ugualmente in piazza il 28 giugno scorso.

Uno sciopero molto partecipato a cui hanno aderito migliaia di lavoratori e lavoratrici dell’amministrazione giudiziaria che, da nord a sud, hanno incrociato le braccia per chiedere un piano massiccio e veloce di assunzioni ma anche la valorizzazione del personale già in servizio.

Le criticità della giustizia non sono soltanto oggetto di rivendicazione da parte dei sindacati ma rappresentano motivo di disappunto anche per tutti gli operatori del diritto che, quotidianamente, vivono le stanze degli uffici giudiziari, misurandosi con difficoltà di ogni genere. In queste condizioni, garantire la certezza del diritto, diventa un’impresa ardua.

A Latina, la situazione resta sempre difficile. In passato il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del capoluogo pontino aveva sollevato il problema della carenza di personale nell’ufficio del Giudice di Pace. Ora, a preoccupare, è la carenza del personale amministrativo come testimoniano gli oltre 7mila fascicoli pendenti.

I vuoti di organico sono considerevoli e, sulle 152 unità previste in pianta organica, se ne contano 116 effettive, comprese le unità in sovrannumero ed escluse quelle in servizio presso altri uffici, per una scopertura generale del 23,7%.

A Cassino, dal 2 all’8 luglio, è stata proclamata una settimana di sciopero. La protesta trova le sue motivazioni nella carenza di magistrati e di personale amministrativo.

Già in occasione dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario del 26 gennaio scorso, la situazione critica del tribunale della città martire era stata segnalata dal Presidente della Corte di Appello di Roma, Luciano Panzani, che nella sua relazione aveva evidenziato i problemi maggiori nella sezione penale, a cominciare dagli uffici Gip e Gup.

La questione più delicata è quella legata ai vuoti di personale. La pianta organica prevede 23 magistrati togati a fronte di 21 attualmente in servizio.

Per quanto riguarda il personale amministrativo, rispetto alle 82 unità stabilite dalla pianta organica, ce ne sono soltanto 62 e, a breve, con i prossimi pensionamenti, saranno ancora di meno.

Emblematico è il caso di Spoleto. Gli uffici giudiziari della cittadina umbra, in particolare tribunale e procura, hanno visto triplicati territorio e popolazione di competenza, in seguito al riordino territoriale dell’amministrazione giudiziaria, passando da 80mila a 230mila abitanti e arrivando a coprire tutta l’Umbria Centrale.

La pianta organica del personale amministrativo è, invece, rimasta pressoché invariata. La conseguenza è che sulla carta, l’organico è nella norma ma in realtà, a Spoleto, gli uffici giudiziari funzionano con un personale che è la metà di quello di tribunali e procure di pari dimensioni.

Il problema è che non dipende da noi ma dipende dal Ministero che dovrebbe adeguare le piante organiche tenendo conto del bacino di utenza e quindi della nuova dimensione del tribunale di Spoleto e, poi, mandare il personale, soprattutto le figure apicali che mancano e, ovviamente, anche un numero adeguato di assistenti” – ha precisato il Presidente del Tribunale di Spoleto, Silvio Magrini Alunno. Mancano dirigenti, cancellieri, impiegati amministrativi, insomma.

In tutta la Lombardia, è fuga dai tribunali. Secondo le stime del Ministero, nel prossimo triennio, nel distretto che comprende gli uffici giudiziari di Milano, Varese, Busto Arsizio, Monza, Como, Lecco, Lodi, Pavia e Sondrio, nel 2021 si potrebbe passare dall’attuale scopertura del 25,65% a quella del 44,22%. Situazione analoga anche a Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova dove, dal 23,71%, si arriverà ad un tasso di scopertura del 40,47%. Le cause sono presto dette: vuoti di organico preesistenti, Quota 100 e personale con un’età media superiore ai 50 anni.

È fin troppo evidente che i problemi della giustizia sono anche altri ma, curiosamente, tutte le criticità del nostro sistema giudiziario non possono non prescindere dall’immissione di nuove risorse.

Alle già persistenti carenze di personale, negli anni si è aggiunta una politica di spending review che ha tagliato tutto ciò che c’era da tagliare, ha bloccato i concorsi e non ha valorizzato le professionalità di chi già operava negli uffici giudiziari.

Il risultato è stato che la giustizia italiana, per anni, ha vissuto una condizione di stallo, con poche risorse, umane, materiali e finanziarie e con un personale sempre più anziano che, ogni giorno, si è dovuto ingegnare per affrontare ogni genere di difficoltà.

Da qualche anno si è rincominciato ad investire sul nostro sistema giudiziario e sono stati indetti nuovi concorsi. Il primo, nel novembre 2016, dopo circa venti anni dall’ultimo, è stato quello per il profilo di assistente giudiziario al quale ne seguiranno altri, come annunciato dal Ministero nei giorni scorsi.

Tuttavia, non sarà facile ripartire dopo anni di immobilismo.

Per troppi tempo la giustizia è stata abbandonata a se stessa e adesso sconta numerose inefficienze quali le gravi carenze di personale con l’età media del personale attualmente in servizio e ormai prossimo alla pensione ed un processo di digitalizzazione che non è mai partito perché mancano le professionalità adeguate.

Tutto questo ha avuto un effetto domino sui tempi di definizione dei procedimenti, molti dei quali a rischio prescrizione. Senza contare, poi, le conseguenze sul piano economico e la sfiducia da parte dei cittadini che non si riconoscono più in una giustizia che non riesce a tutelare i loro diritti.

L’unica graduatoria di cui dispone il Ministero della Giustizia è quella determinatasi a seguito del concorso per il profilo di assistente giudiziario ed è per tutti questi motivi che le tempistiche, alla luce dei prossimi scorrimenti, saranno fondamentali e bisognerà battersi per consentire che i prossimi 400 possano entrare al più presto, esattamente come i 600 e i successivi 297, autorizzati dal DPCM del 20 giugno.

Ad essere sinceri, a fronte delle numerose carenze negli uffici giudiziari, la divisione in blocchi delle 903 unità disposte dal decreto del Ministero, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 giugno scorso, appare incomprensibile, soprattutto perché nonostante l’esaurimento integrale della graduatoria degli idonei assistente giudiziari, i vuoti di organico resteranno gravi.

Non si capisce, per quale motivo i 400 restanti dovrebbero entrare successivamente quando la giustizia è allo stremo.

Nei mesi scorsi sono state fatte dichiarazioni importanti, ad effetto, a volte anche eccessive. Si è parlato molto di assunzioni mai viste prima nella storia di questo Paese e, finalmente, dopo una lungo silenzio, sono arrivate sotto forma del Piano del Fabbisogno Triennale.

Lo stesso Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, a margine dell’incontro del 25 giugno scorso con le organizzazioni sindacali, si è detto orgoglioso di quanto fatto finora sottolineando il lavoro che, ogni giorno, viene portato avanti con la massima responsabilità per mantenere e realizzare al meglio gli impegni presi.

Come dire che nessuno ha la bacchetta magica ma, a questo punto, l’obbligo di passare dalle parole ai fatti in tempi rapidi è davvero necessario.

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