L’ ANNO ZERO DELLA GIUSTIZIA TRA NUOVE ASSUNZIONI E PROTOCOLLI D’INTESA PER ASSEGNAZIONI TEMPORANEE DI PERSONALE

Che la giustizia italiana non goda di una salute di ferro non è un mistero per nessuno. Per troppo tempo, il nostro sistema giudiziario è stato oggetto di scellerate politiche di spending review che hanno contribuito a peggiorare una situazione già difficile. Un “taglia e cuci” che, in breve tempo, ha messo in allarme tutti gli operatori del settore.

Il risultato è stato devastante per l’intero comparto, aggravando ulteriormente criticità preesistenti quali le carenze di personale amministrativo negli uffici giudiziari.

Per ovviare ai vuoti di organico, il Ministero della Giustizia ha ritenuto di siglare protocolli d’intesa con vari enti, soprattutto con le Regioni, che prevedevano, e prevedono tuttora, la destinazione di personale distaccato presso gli uffici giudiziari del distretto di turno.

Nel gennaio 2018, la Regione Toscana è corsa in soccorso dei tribunali con un protocollo firmato con il Ministero della Giustizia, la Corte d’Appello di Firenze e il Tribunale di Massa, che stabiliva il distacco di una trentina di suoi dipendenti per la durata di 12 mesi, rinnovabili per analogo periodo.

Nell’aprile 2018, la Regione Veneto ha sottoscritto una convenzione con il Ministero, la Corte d’Appello di Venezia e la Procura Generale della Repubblica di Venezia per l’assegnazione temporanea del personale della Regione ed altri enti strumentali e locali presso gli uffici giudiziari del distretto della Corte d’Appello.

Sempre ad aprile 2018, questa volta a Napoli, sono stati sottoscritti due protocolli d’intesa che hanno stabilito l’impiego di ex carabinieri, in qualità di volontari, presso la Procura e il Tribunale per i Minorenni del capoluogo campano, anche questa, un’iniziativa con l’obiettivo di sopperire alle carenze degli organici negli uffici.

Nel settembre 2018, il Ministro Bonafede ha siglato con la Regione Emilia Romagna un accordo con cui è stato disposto l’impiego di personale distaccato temporaneamente presso gli uffici giudiziari e tutto questo con lo scopo di rendere più efficiente l’amministrazione della giustizia.

I protocolli più recenti riguardano quello dello scorso gennaio tra il Ministero della Giustizia e la Regione Sardegna per l’assegnazione temporanea di personale presso gli uffici giudiziari del distretto della Corte d’Appello di Cagliari mentre, il 4 luglio scorso, la Regione Molise ha ufficializzato la firma di una convenzione che disciplina l’utilizzazione di personale, con qualifica non dirigenziale, dipendente dalla Regione e che potrà essere distaccato presso la Procura Generale della Repubblica, le Procure della Repubblica di Campobasso, Isernia e Larino e la Procura della Repubblica per i Minorenni di Campobasso.

La lista è davvero lunga e, per certi versi, anche preoccupante, perché certifica ancora una volta, le difficoltà del nostro sistema giudiziario che necessita di risorse ma, questo è il punto, qualificate.

Per troppo tempo si è deciso di assegnare a tribunali, procure e corti di appello personale distaccato dalle Regioni oppure personale in congedo delle Forse dell’Ordine o della Croce Rossa.

Soluzioni tampone e temporanee per consentire agli uffici giudiziari di tirare avanti alla meno peggio, continuando ad utilizzare questi palliativi, perché di questo si tratta.

Da qualche anno, però, si è tornato ad investire sulla giustizia e il primo segnale di questa inversione di tendenza è stato il concorso per 800 posti per il profilo di assistente giudiziario, indetto nel novembre 2016 dal Ministero della Giustizia e da cui è scaturita una graduatoria composta da 4.915 persone, l’unica di cui via Arenula dispone.

La linea adottata nella precedente legislatura vede una sua continuità nell’impegno dell’attuale Esecutivo che ha deciso di puntare in maniera significativa su un comparto considerato di prioritaria importanza anche dal punto di vista economico.

Prima con la Legge di Bilancio 2019, poi con la Legge del 28 marzo 2019 n. 26 e la Legge del 16 novembre 2018, n. 630, fino ad arrivare al Piano Triennale del Fabbisogno del Personale 2019/2021, illustrato alle rappresentanze sindacali il 12 giugno e, in ultimo, con il DPCM del 20 giugno scorso, il Governo ha voluto mettere nero su bianco l’intenzione di far ripartire la macchina della giustizia con gli adeguati strumenti normativi. Ciò vuol dire nuovi concorsi e assunzioni.

Ciò nonostante, il Ministero continua a siglare protocolli d’intesa con Regioni e altri enti per ovviare ai vuoti di organico presenti negli uffici giudiziari. Questi ultimi, va sottolineato, affiancano il magistrato nel suo lavoro e, pertanto, devono essere costituiti da personale preparato, con competenze specifiche.

Certamente, i nuovi concorsi per essere espletati hanno bisogno dei loro tempi tecnici ma proprio perché la condizione degli uffici è molto critica, sarebbe il caso di velocizzare l’iter assunzionale, cominciando proprio da quelle risorse che sono già disponibili e che, tuttavia, non saranno sufficienti a coprire interamente le carenze di personale.

Il Ministro della Giustizia ha annunciato un piano assunzionale ambizioso del quale fa parte anche la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari.

Nei giorni scorsi 503 persone, che fanno parte di uno scorrimento da 903 unità e disposto dal decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno, hanno scelto la loro sede di destinazione e prenderanno servizio il 25 luglio prossimo.

Restano 400 idonei che saranno chiamati successivamente, in considerazione dei vuoti di organico che verranno a determinarsi anche a seguito degli effetti di Quota 100 oppure alla prima occasione utile, come riferito dallo stesso Guardasigilli. Quindi, seguiranno altri 600 e ulteriori 297, autorizzati dal DPCM.

Complessivamente rimangono in graduatoria circa 1.328 persone che, al netto di dimissioni e tante rinunce, in realtà, sono molte meno. Stando così le cose, le successive 400 unità dovrebbero essere chiamate immediatamente dopo il 25 luglio e così le altre. Attendere ulteriormente non ha senso.

Il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, ha descritto più volte il piano assunzionale varato dal Governo come qualcosa che nella storia di questo Paese non ha precedenti e, dal canto suo, il Sottosegretario, Vittorio Ferraresi, dicendosi orgoglioso delle oltre 8.000 nuove assunzioni per il prossimo triennio, ha dichiarato che a via Arenula nessuno ha la bacchetta magica e che si continuerà a lavorare per il raggiungimento l’obiettivo.

Bene l’impegno ma le tempistiche lasciano a desiderare e sono quelle che contano.

In altri tempi, quando alla giustizia si tagliava tutto ciò che c’era da tagliare, la sottoscrizione di protocolli d’intesa rappresentava una soluzione utile per tamponare le situazioni di emergenza ma ora, le risorse umane, materiali e finanziarie ci sono così come gli strumenti legislativi.

L’unica cosa che resta da fare è velocizzare l’iter assunzionale per quelle forze già disponibili, che possono dare un reale contributo per migliorare l’efficienza del nostro sistema giudiziario attraverso le proprie competenze, certificate anche da un concorso.

La giustizia è un ambito estremamente delicato dove non si può improvvisare e chi opera negli uffici giudiziari necessita delle opportune capacità per supportare il lavoro di un giudice.

Continuare a perseverare nell’impiego di personale non qualificato rallenta e penalizza ulteriormente l’intero comparto e tutti coloro che hanno la preparazione adeguata per svolgere determinate mansioni.

La giustizia italiana è all’anno zero, è vero, ma per ripartire ha bisogno di persone valide che, con la loro esperienza, siano in grado di supportare l’attività dei magistrati. In questa maniera sarà possibile evitare che le già pesanti ripercussioni sul lavoro di chi opera negli uffici giudiziari continuino a generare ostacoli ed inefficienze di ogni genere, con il rischio di non riuscire più a garantire i livelli essenziali di assistenza e la certezza del diritto.

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