RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, BONGIORNO: “LA GENTE HA BISOGNO DI CERTEZZE”. BONAFEDE: “ACCELERIAMO I TEMPI DEI PROCESSI”. E QUELLI DELLE ASSUNZIONI ?

Io credo che in questo momento la giustizia italiana abbia bisogno di una riforma seria, incisiva che arrivi fino alla separazione delle carriere, che riduca i tempi dei processi, dando certezze a chi investe in Italia. La gente ha bisogno di certezze”.

Queste parole sembrano pronunciate da un Ministro della Giustizia e, invece, sono del Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno che, il 12 luglio, ospite di “In Onda” su La7, ha fatto un primo bilancio della cosiddetta “linea Bongiorno” che sta cambiando il volto della pubblica amministrazione e, dunque, anche della giustizia.

Con la Legge di Bilancio 2019, sono state previste nuove assunzioni e fatti investimenti importanti con l’obiettivo di garantire quel ricambio generazionale di cui si sente parlare da tempo immemore ma che, finora, non è stato mai attuato. Senza dimenticare, poi, Quota 100, insieme al Reddito di Cittadinanza, misura cardine dell’Esecutivo giallo-verde che desta ancora qualche diffidenza. La Bongiorno non ci sta e rivendica i meriti del Governo.

A me piace rispondere con i fatti. Noi abbiamo sbloccato il turn over al 100% introducendo questo principio, uno esce e uno entra. Si diceva che il turn over fosse bloccato fino a ottobre, non è vero perché noi abbiamo anticipato questo sblocco. Già, ad esempio, nella giustizia, tra giugno e luglio sono entrate delle persone e nel prossimo triennio ci saranno 10mila nuove assunzioni.”

Prima gli investimenti e, poi, lo sblocco del turn over. Non solo, il Governo ha previsto anche assunzioni straordinarie, quelle che non hanno precedenti nella storia di questo Paese, per intenderci. Dal giorno dell’insediamento dell’attuale Esecutivo, il Guardasigilli e il Ministro per la Pubblica Amministrazione, hanno sempre lavorato in tandem.

Entrambi avvocati e siciliani ma appartenenti a compagini politiche diverse, hanno condiviso la riforma della pubblica amministrazione, il Ddl Codice Rosso, che dispone le misure per tutelare le vittime di violenza domestica e di genere e, in questi giorni, la riforma della giustizia. Si potrebbe dire che non c’è Bonafede senza Bongiorno e viceversa.

Proprio il Guardasigilli, l’11 luglio, ospite dell’Eneadi Festival, intervistato da Bruno Vespa, ha parlato della sua idea di riforma, a cominciare dagli investimenti voluti dal Governo.

Le riforme in passato erano a costo zero ma venivano penalizzati i diritti dei cittadini. Io ho voluto un approccio differente, investendo nella giustizia. Noi abbiamo fatto un ampliamento di pianta organica dei magistrati e un piano assunzionale del personale amministrativo di 8.000 unità che non ha precedenti nella storia della giustizia italiana”, ha spiegato il Ministro, precisando che “in Italia abbiamo 11 magistrati ogni 100mila abitanti, la media in Europa è di 22 magistrati ogni 100mila abitanti. Ora, si possono fare norme e leggi ma se in Europa hanno il doppio dei magistrati è normale che riescono a tenere tempi più brevi.”

Bonafede si è detto soddisfatto del suo lavoro, anche se nell’Esecutivo permangono ancora delle divergenze su alcuni temi come quello relativo alle intercettazioni.

Questa riforma è stata scritta con una metodologia che rivendico con orgoglio, ho messo intorno a un tavolo, l’avvocatura e la magistratura italiana e abbiamo individuato i punti importanti su cui intervenire sia sul processo penale che sul processo civile. Con queste riforme e con gli investimenti che sono stati fatti, conto di accelerare i tempi del processo.”

Quella di Bonafede si preannuncia come una riforma destinata a cambiare il volto della giustizia, in nome di quella Legge Pinto che dice che i processi devono avere una durata ragionevole e della nostra cultura giuridica che ha una storia importante e, pertanto, merita un sistema giudiziario che funzioni. E, aggiungiamo noi, una giustizia che funzioni ha bisogno di personale.

È vero che in Europa hanno il doppio dei giudici che abbiamo noi Italia ma hanno anche il doppio del personale amministrativo e, infatti, nell’ultimo report diffuso dalla Commissione Europea il 5 giugno scorso, Bruxelles ha raccomandato al nostro Paese di accorciare i tempi della giustizia ma anche di assumere risorse qualificate.

Certamente, in un anno, sono stati fatti molti passi in avanti e, ad oggi, ci sono risorse finanziarie e strumenti legislativi per nuove assunzioni ma le tempistiche appaiono alquanto incerte, lente e farraginose.

La graduatoria che si è determinata a seguito del concorso per il profilo di assistente giudiziario è l’unica di cui dispone il Ministero. L’aggiornamento del Piano Triennale del Fabbisogno del Personale ha messo nero su bianco, in maniera definitiva, l’intenzione di esaurirla totalmente.

Per tale figura, il piano prevede, nel 2019, l’assunzione di 1.503 unità, di cui 903, mediante i fondi straordinari previsti dalla Legge di Bilancio e 600, utilizzando le anticipazioni di spesa autorizzate dal “Decretone” nonché, nel 2021, di ulteriori 297 unità, autorizzate dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, pubblicato il 20 giugno sul sito della Funzione Pubblica e, attualmente, alla Corte dei Conti, in attesa di registrazione.

I passaggi sono questi ma le tempistiche non si conoscono. Delle 903 unità disposte dal decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno, 503 hanno già firmato e prenderanno servizio il prossimo 25 luglio mentre gli altri 400 dovranno attendere il loro turno in base alle scoperture che verranno a determinarsi oppure, per dirla con le parole di Bonafede, alla prima occasione utile.

Spesso, in questi ultimi mesi, le parole non hanno trovato la giusta rispondenza nei fatti o in azioni concrete.

Dichiarare che è stato varato un piano assunzionale che non ha precedenti nella storia di questo Paese fa sicuramente presa sull’opinione pubblica ma, soprattutto, in coloro che hanno superato un concorso e, per questo, nutrono legittime aspettative sulla loro assunzione. I numeri, però, alla fine sono alquanto esigui, soprattutto se paragonati a talune esternazioni.

Le 903 unità, le stesse previste per quest’anno dalla Legge di Bilancio, di per sé non sono tante ma se, poi, vengono divise in due blocchi, diventano una miseria.

Tutto questo, va detto, al netto di dimissioni e rinunce varie che assottigliano ancora di più una graduatoria ormai composta da 1.328 persone.

Sia chiaro, non c’è sfiducia ma una richiesta di maggiore chiarezza, quella si. Rispetto all’anno scorso, c’è la certezza dello scorrimento integrale, certificato dal Piano Triennale del Fabbisogno del Personale ma è tempo di andare oltre.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari è nato e ha sempre lottato per l’esaurimento della graduatoria ma, soprattutto, in una fase delicata come questa, continuerà a battersi con maggiore impegno per il conseguimento del proprio obiettivo anche perché, in gioco, c’è anche il miglioramento dell’efficienza del sistema giustizia.

A chiedere nuove assunzioni non c’è solo chi ha superato con successo un concorso ma anche un intero comparto al collasso per la mancanza di personale, sono gli stessi lavoratori della giustizia che, ogni giorno, nonostante le numerose difficoltà, con il proprio impegno costante ed il supporto quotidiano all’azione dei magistrati, forniscono un contributo essenziale al corretto funzionamento della macchina giudiziaria, sono i presidenti dei tribunali e delle corti d’appello che, quotidianamente, consegnano alla stampa le criticità del nostro sistema giudiziario e, spesso, senza ricevere alcuna risposta oppure, al massimo, parole di circostanza.

Qualunque riforma della giustizia, per quanto perfetta, deve fare i conti con la necessità di uomini e mezzi, senza i quali, non si va avanti. Se manca il personale amministrativo, i magistrati, gli avvocati e tutti gli operatori della giustizia non possono operare.

Il nostro sistema giudiziario, non può più permettersi di aspettare così a lungo per ripartire. E, francamente, neanche noi.

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