RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, NEL DDL BONAFEDE RIDUZIONE DEI TEMPI DEI PROCESSI MA C’È ANCHE LA REVISIONE DELLA GEOGRAFIA GIUDIZIARIA

Fra i temi destinati a tenere vivo il dibattito politico anche in questo mese di agosto c’è sicuramente la riforma della giustizia presentata dal Guardasigilli, Alfonso Bonafede, in Consiglio dei Ministri il 31 luglio scorso.

Il disegno di legge prevede la semplificazione e la riduzione dei tempi sia nel processo civile che in quello penale ma interviene anche sulla riforma dell’ordinamento giudiziario con particolare attenzione all’eleggibilità e al ricollocamento in ruolo dei magistrati e non mancano disposizioni sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura.

Tra i punti affrontati dalla riforma, al Capo VI, anche quello relativo alla revisione delle circoscrizioni. L’articolo 34, al comma 1, fa presente che “il Governo, al fine di incrementare l’efficienza dei tribunali ordinari e delle relative procure della Repubblica, è delegato ad adottare, (…), uno o più decreti legislativi, per riorganizzare le circoscrizioni giudiziarie nel rispetto dei principi e criteri direttivi previsti dal presente capo”.

L’articolo 35 spiega nel dettaglio l’enunciato del precedente. Il Governo, “al fine di incrementare l’efficienza dei tribunali ordinari e delle relative procure della Repubblica e di realizzare la specializzazione delle funzioni e risparmi di spesa, è delegato ad adottare, (…), uno o più decreti legislativi per riorganizzare la distribuzione sul territorio dei predetti uffici giudiziari.”

I criteri direttivi di questa revisione passano attraverso la ridefinizione “dell’assetto territoriale degli uffici di primo grado, mediante l’attribuzione di porzioni di territori a circondari limitrofi, secondo criteri oggettivi e omogenei” e la previsione “con successivi decreti del Ministro della Giustizia” delle conseguenti modificazioni “delle piante organiche del personale di magistratura e amministrativo.”

Solo due articoli ma di importanza tutt’altro che trascurabile per un Ministero ed un Esecutivo che hanno fatto delle politiche assunzionali il loro fiore all’occhiello.

La necessità, è quella di migliorare l’efficienza della giustizia attraverso una razionalizzazione e una riorganizzazione sul territorio degli uffici giudiziari che tengano conto delle piante organiche di magistrati e personale.

La revisione della geografia giudiziaria è stata la principale misura organizzativa, che prende le mosse da esigenze di risparmio ma anche di recupero degli uffici giudiziari. Complessa fu quella del 2012 con i decreti legislativi 155 e 156 e voluta dall’allora Governo Monti.

Il risultato fu la soppressione di 31 tribunali, di tutte le sezioni distaccate di Tribunale e il drastico taglio degli Uffici dei Giudici di Pace non senza disagi organizzativi non controbilanciati dai vantaggi della spending review.

Una riforma che, secondo gli addetti ai lavori, rappresentò un vero e proprio terremoto che modificò le modalità di accesso alla giustizia per i cittadini e ritenuta sbagliata nel metodo perché fatta a costo zero.

A distanza di sette anni, si fa sempre più largo la convinzione che, anziché tagliare in maniera sistematica e drastica dei presidi di legalità, la vera riduzione dei costi sarebbe potuta passare attraverso l’investimento in risorse umane e tecnologiche.

L’attuale Esecutivo ha inserito il tema della revisione della geografia giudiziaria al punto 12 del Contratto di Governo dove viene specificato che “occorre una rivisitazione della geografia giudiziaria – modificando la riforma del 2012 che ha accentrato sedi e funzioni – con l’obiettivo di riportare tribunali, procure ed uffici del giudice di pace vicino ai cittadini e alle imprese” ma, allo stesso tempo, viene precisato anche che “è doveroso inoltre il ripristino della piena funzionalità del sistema giustizia, attraverso il completamento delle piante organiche di magistratura e del personale amministrativo degli uffici giudiziari, con attenta valutazione della relativa produttività.”

Nell’atto di indirizzo del 28 settembre 2018, che definisce le priorità politico istituzionali del Ministero della Giustizia per il 2019, si fa riferimento agli uffici di prossimità, la cui istituzione è necessaria allo scopo di ripristinare un presidio di giustizia presso quei centri che, con la riforma, hanno subito la soppressione degli uffici giudiziari. Nelle intenzioni di via Arenula gli uffici di prossimità dovrebbero essere circa 1.000.

Sono convinto che le questioni dell’estensione territoriale, delle peculiarità e delle specificità delle varie aree geografiche di cui è composta l’Italia nonché della densità demografica, debbano rivestire un ruolo centrale nella valutazione della geografia giudiziaria del nostro Paese che va strutturata tenendo debitamente conto dell’esigenza di garantire una razionale e capillare rete di presidi anche a garanzia della sicurezza e della legalità.”

Queste parole sono state pronunciate proprio dallo stesso Guardasigilli nel corso di un question time tenutosi alla Camera il 31 ottobre 2018, in cui si affrontava il tema della revisione della geografia giudiziaria.

La redistribuzione territoriale degli uffici giudiziari non risulta allo stato avere determinato incrementi dei carichi lavoro, atteso che presso gli uffici giudiziari accorpanti, oltre ad essere confluiti i procedimenti già incardinati presso quelli soppressi, sono altresì transitate le unità di personale, giudiziario ed amministrativo che ivi operavano” ha continuato Bonafede.

Su questo punto, però, non tutti sembrano essere dello stesso avviso.

Il 15 dicembre 2018, in un’intervista rilasciata al quotidiano “Il Dubbio”, l’avvocato Pippo Agnusdei, Presidente del Comitato di coordinamento nazionale per la giustizia di prossimità, un organismo che rappresenta tutti quei territori interessati dalla revisione della geografia giudiziaria del 2012, ha fatto notare che «con la chiusura delle sedi non si sono affatto realizzati risparmi. Si è creato un sovraccarico di affari pendenti in quegli uffici ai quali sono stati accorpati i Tribunali chiusi. E c’è anche un problema di denegata giustizia: un cittadino o un’impresa che sa di doversi sobbarcare disagi per veder riconosciuto un diritto tende a rinunciarvi».

È chiaro che la clausola sulla geografia giudiziaria presente nel contratto di governo ha riacceso legittime aspettative in tutti coloro che operano nei territori dove, allo stato attuale, non c’è più un presidio di legalità.

Dobbiamo essere tutti consapevoli del fatto che un conto è non chiudere un tribunale, un conto è riaprirlo in termini economici” sostiene Bonafede.

Il Governo sta attuando una rilettura della condizione in cui versano alcuni tribunali partendo da due criteri: quelli che si trovano in una geografia giudiziaria difficile e quelli che si trovano in un territorio con un alto livello di criminalità organizzata.

Certo è che il Ministero, come ha ribadito il Guardasigilli ad una delegazione del Comitato di coordinamento nazionale per la giustizia di prossimità, ricevuta a Roma lo scorso marzo, al momento non è in grado di sostenere ulteriori spese, né investimenti sulla riapertura dei 31 tribunali chiusi e trasferiti per accorpamento.

Tuttavia, se fra le sedi soppresse se ne recuperasse almeno una sarebbe già un successo e, per questo, tra gli addetti ai lavori delle zone interessate dalla riforma del 2012, c’è mobilitazione.

La revisione della geografia giudiziaria di sette anni fa, oltre ad aver tagliato in maniera indiscriminata, ha appesantito ulteriormente i carichi di lavoro già presenti nelle sedi accorpanti. Nel frattempo, molte delle risorse operanti negli uffici giudiziari, sono prossime alla pensione, chi con i requisiti della Legge Fornero e chi con Quota 100.

In qualunque maniera si voglia affrontare la questione, alla base di tutto ci sono sempre uomini e mezzi.

Il tema della revisione della geografia giudiziaria, anche se minore rispetto ad altri punti presi in esame dal Ddl Bonafede, non può essere indifferente a quello delle risorse umane su cui investire.

La riforma della giustizia di cui si sta discutendo in questi giorni, al di là delle considerazioni di carattere politico, non può non tenere conto di nuove assunzioni di personale che, con le proprie competenze, consentano di velocizzare i tempi di definizione dei processi civili e penali.

Senza investimenti e personale, anche la riforma perfetta non ha una sua realizzazione e investire sulle politiche assunzionali significa valorizzare la qualità del nostro sistema giudiziario ma, al tempo stesso, rendere più agevole ai cittadini l’accesso alla giustizia con una ritrovata fiducia nelle istituzioni.

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