LA GIUSTIZIA RIPARTE DA RISORSE NUOVE E QUALIFICATE. CASELLI: “SE NON C’È IL PERSONALE NON SI PUÒ PRETENDERE CHE UN TRIBUNALE FUNZIONI”

Il 25 luglio, il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, intervenuto dinanzi alla Commissione Giustizia del Senato per comunicazioni sulla situazione carceraria, sulla magistratura onoraria e sugli organici della magistratura e dell’amministrazione, si era soffermato sull’importanza del piano assunzionale di oltre 8mila unità varato dall’Esecutivo, precisando che nei giorni successivi il Ministero avrebbe fornito tutte le opportune conferme per iscritto.

Ebbene, quell’audizione in Senato si è tramutata in una sorta di crono programma che spiega nel dettaglio il piano di assunzioni per il rinnovamento radicale della composizione del personale amministrativo mediante una pianificazione di enorme consistenza quantitativa e qualitativa che consentirà di adeguare il sistema Giustizia alle necessità di una realtà in rapido cambiamento.

Attualmente, rispetto ad una dotazione organica di 43.289 unità previste, ne sono presenti 34.017 con una scopertura di 9.272 unità, pari al 21,42%.

In particolare, per l’area II, che è quella che interessa il profilo di assistente giudiziario, la dotazione organica è di 26.635, i posti occupati sono 21.619 e quelli vacanti 5.016 con una scopertura del 18,83%.

La previsione di investimento sulle assunzioni di personale amministrativo ha tenuto conto delle vacanze attuali ma anche delle cessazioni previste per il prossimo triennio a seguito degli effetti di Quota 100.

Infatti, l’età media del personale dell’Amministrazione giudiziaria, è gradualmente aumentata fino ad arrivare, nel 2017, a circa 55 anni. Soltanto nel 2018, grazie all’assunzione dei vincitori e degli idonei del concorso per assistenti giudiziari, è stata registrata una leggera inversione di tendenza che, tuttavia, non è ancora sufficiente.

Per queste ragioni, il Ministero ha sviluppato un piano assunzionale che, per i prossimi tre anni, prevede il reclutamento di oltre 8.000 unità.

Gli strumenti normativi che consentiranno alla giustizia di ripartire sono essenzialmente quattro.

In primis, c’è la legge di Bilancio, approvata il 30 dicembre 2018 e che, con fondi straordinari e in aggiunta alle capacità assunzionali, prevede l’assunzione di 903 unità di Area II per il 2019, 1.000 di Area III per il 2020 e ulteriori 1.000 unità di Area II per il 2021.

Quindi, c’è la legge 26/2019 del 28 marzo, il decreto che disciplina, oltre al Reddito di Cittadinanza, anche Quota 100 e che, per il Ministero della Giustizia, prevede l’utilizzo anticipato di parte delle capacità assunzionali da turn-over, consentendo il reclutamento di 1.300 unità di personale di cui 300 per l’Area III e 1.000 per l’Area II.

La legge 130/2018, la cosiddetta legge Genova, è quella che autorizza via Arenula ad assumere, in via straordinaria, un contingente massimo di 50 unità di personale amministrativo non dirigenziale.

Infine, ma non meno importante, c’è il DPCM firmato il 20 giugno scorso e registrato presso la Corte dei Conti il 29 luglio, che ha già autorizzato l’Amministrazione giudiziaria ad assumere, per il 2019 e per i due anni successivi, oltre 4.000 unità.

Nello specifico, per quanto concerne il profilo professionale di assistente giudiziario, a fronte di una graduatoria composta da 4.915 persone, dopo l’assunzione degli 800 vincitori, nel 2018, hanno fatto seguito altri scorrimenti da 600, 1024, 420 e 213.

A questi numeri si aggiungono le 503 unità che fanno parte di un primo blocco di 903 già disposte con il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno. Resta un secondo blocco da 400 che, entro la fine dell’anno, andrà a coprire ulteriori scoperture.

Per gli idonei restanti, si prevede l’esaurimento integrale della graduatoria nel 2020 con l’assunzione di 600 unità mediante il decreto Quota 100 e altre 297 unità autorizzate dal DPCM.

Va ricordata anche la legge Concretezza che consentirà di assumere a tempo indeterminato altro personale, attraverso nuovi concorsi e scorrimento delle graduatorie vigenti nel limite massimo dell’80% delle facoltà di assunzione annuali.

A questo punto, le assunzioni per il prossimo triennio, sfiorerebbero le 10.000 unità e consentiranno alla giustizia di ripartire.

Del resto, il Ministro Bonafede, ha sempre sostenuto l’impossibilità di attuare una riforma della giustizia senza la programmazione di una razionale pianificazione assunzionale e gli addetti ai lavori concordano.

Tra essi, c’è anche l’ex magistrato Giancarlo Caselli che ospite di “In Onda”, su La7, ha dichiarato che “la giustizia è in crisi perché i processi non finiscono mai e perché costano troppo.”

Caselli si è espresso favorevolmente in merito alle nuove assunzioni pianificate da via Arenula spiegando che “il Ministro Bonafede dimostra di avere i piedi per terra quando si occupa non soltanto della magistratura, dei profili tecnici e del processo ma anche del cosiddetto personale ausiliario perché un ufficio giudiziario è formato da magistrati e da personale ausiliario. Se non c’è il personale ausiliario e per la prima volta, finalmente, in maniera significativa, sembra che si vogliano assumere, reclutare coloro che mancano gravemente all’appello nei vari uffici di giustizia, ecco che non si può pretendere che il tribunale funzioni”.

La stretta attualità, però, ci consegna un’inedita crisi di governo che potrebbe riportare gli italiani al voto dopo appena 14 mesi dall’insediamento dell’Esecutivo giallo-verde.

In caso di nuove elezioni e in considerazione delle scadenze legate alla prossima legge di stabilità, i tempi diventano strettissimi e l’esigenza prioritaria è mettere in sicurezza i conti pubblici per evitare lo spettro dell’esercizio provvisorio.

In ogni caso, l’iter tecnico-amministrativo dei provvedimenti che dispongono nuove assunzioni per la giustizia, già finanziate e autorizzate, dovrebbe andare avanti ma è del tutto legittimo, in un momento così delicato, porsi qualche domanda.

Il concorso per assistenti giudiziari è stato bandito dopo oltre venti anni dall’ultimo e la graduatoria determinatasi all’esito della selezione e approvata nel novembre 2017, ha avuto dalla sua parte una serie di circostanze favorevoli tra cui le gravissime carenze di personale negli uffici giudiziari, l’intenzione da parte del Ministero, già con l’ex Guardasigilli Andrea Orlando, di voler esaurire integralmente la graduatoria e la volontà del Ministro Bonafede di dare una continuità alle politiche assunzionali attuate dalla precedente amministrazione. Nonostante i progressi fatti dall’anno scorso, la fragilità dell’attuale Esecutivo, non ha aiutato.

Malgrado la difficile situazione politica, Bonafede, o chi, eventualmente, verrà dopo di lui, non dovrebbe avere difficoltà a procedere con lo scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari e magari sarebbe il caso di dare anche un’accelerata alle assunzioni dal momento che strumenti normativi e investimenti ci sono già.

Se da una parte, infatti, c’è in atto una crisi di governo dagli esiti ancora incerti, dall’altra, è pur vero che c’è un Paese reale che lamenta inefficienze di ogni genere e la giustizia è uno di quei comparti che non fa eccezione con le sue croniche carenze di personale che comportano notevoli rallentamenti delle attività dei tribunali e, in alcuni casi, anche il rischio di paralisi di ogni attività amministrativa.

Certo è che qualunque sarà lo scenario che verrà fuori nei prossimi giorni, il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari non abbasserà la guardia e continuerà la sua opera di pressing nei confronti delle istituzioni, con lo stesso impegno e la stessa determinazione profusi dal giorno della sua costituzione.

È indispensabile che la giustizia riparta e, per questo, servono risorse altamente qualificate per attuare quel ricambio generazionale del quale si avverte sempre di più l’urgenza non soltanto per migliorare l’efficienza del nostro sistema giudiziario ma anche quella del nostro Paese che, evidentemente, ne ha molto bisogno.

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