PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE IL DPCM 20 GIUGNO. NASCE IL CONTE BIS, BONAFEDE CONFERMATO ALLA GIUSTIZIA

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 giugno, registrato in Corte dei Conti il 29 luglio e recante l’autorizzazione ad avviare procedure di reclutamento e ad assumere unità di personale ai sensi dell’articolo 35, comma 4 del decreto legislativo 165/2001, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 202 del 29 agosto.

Il provvedimento, mette nero su bianco tutte le novità in materia di concorsi pubblici e nuove assunzioni destinate a cambiare il volto della Pubblica Amministrazione.

In 15 articoli, il decreto prevede procedure concorsuali per diversi enti tra i quali il Consiglio di Stato, l’Avvocatura Generale dello Stato, il Ministero della Difesa, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’Agenzia per la Coesione Territoriale, l’Inps e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

La Giustizia è il comparto che vanta il maggior numero di assunzioni presso Archivi Notarili, Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, attraverso il reclutamento, tra gli altri, di 35 Funzionari Contabili area III F1, 20 Assistenti Informatici, area II F2, 400 Funzionari Giudiziari area III F1, che si aggiungono ai 1.850 già stabiliti, 400 Direttori area III F3 e 2.700 cancellieri esperti area II F3.

Nuove immissioni di personale arriveranno anche tramite lo scorrimento di graduatorie di precedenti concorsi. Il decreto, in questo caso, autorizza l’assunzione di 297 unità dalla graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, l’unica di cui il Ministero della Giustizia attualmente dispone.

La pubblicazione del DPCM in Gazzetta Ufficiale, rappresenta l’ultimo tassello di una programmazione ambiziosa di assunzioni per il prossimo triennio e un passo in avanti fondamentale verso l’esaurimento della graduatoria suddetta.

Un percorso già segnato dall’articolo 1, comma 307 della legge di bilancio 2019, che dispone l’assunzione di 903 unità, 503 delle quali già previste nel P.D.G. del 20 giugno 2019, dal D.L. Del 28. 01.2019 n. 4, comma 10 sexties, coordinato con la legge di conversione 28 marzo 2019 n. 26 che ha stabilito l’utilizzo anticipato per il Ministero della Giustizia di parte delle capacità assunzionali da turn-over così da procedere al reclutamento di 1.300 unità di personale di cui 300 di Area III e 1.000 di Area II, 600 dei quali assistenti giudiziari.

La legge Genova autorizza il Ministero ad assumere, in via straordinaria, nell’ambito dell’attuale dotazione organica, un contingente massimo di 50 unità di personale amministrativo non dirigenziale. Infine, il DPCM che chiude i giochi, almeno sulla carta, perché questi numeri dovranno essere trasformati in fatti concreti.

Allo stato attuale delle cose, in graduatoria restano poco più di 1.300 unità e il percorso è già tracciato. Delle 903 unità disposte dalla legge di stabilità, ne rimangono 400 ancora in attesa, poi sarà il turno dei 600 e, infine, delle ultime 297 unità.

Tre passaggi semplici che si scontrano, invece, con una giustizia che vive una condizione di perenne emergenza e che non può più permettersi il lusso di attendere. Anche in questi giorni di trattative frenetiche per la nascita del nuovo Governo, si è parlato di Giustizia.

Nei giorni delle consultazioni al Quirinale, ne aveva parlato il Capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, indicando il dimezzamento dei tempi della giustizia come uno dei punti più importanti del programma dei pentastellati.

Ne ha parlato Giuseppe Conte, al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del quale ha accettato l’incarico di formare il nuovo Esecutivo.

Il Presidente del Consiglio ha fatto riferimento ad una giustizia equa ed efficiente e nel programma di governo che riassume le linee programmatiche che lo stesso Conte ha predisposto sulla base degli indirizzi condivisi dal M5S, dal Pd e da LeU e che andranno a costituire la politica generale del nuovo Esecutivo, al punto 15, si sottolinea che “occorre rendere più efficiente il sistema della giustizia civile, penale e tributaria, anche attraverso una drastica riduzione dei tempi…(…)…”

Per il prossimo governo, il tema della giustizia rappresenterà una sfida impegnativa essendo questa uno di quei comparti dai quali si misura il livello di civiltà e di democrazia di un Paese, in grado di tutelare la dignità di ogni cittadino e garantire la certezza del diritto.

Tutto ciò non è possibile senza l’apporto di risorse con competenze specifiche e all’altezza del loro ruolo, senza le quali la giustizia si ferma.

L’esempio arriva proprio in questi giorni dopo la recente approvazione del cosiddetto Codice Rosso, la legge a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Un provvedimento certamente lodevole e voluto dall’Esecutivo uscente se non fosse per il fatto che le Procure di tutta Italia, non avendo personale a sufficienza, sono andate in tilt.

Nella sola Procura di Roma arrivano tra le 20 e le 25 denunce al giorno e ciò vuol dire che devono essere aperti almeno 400 fascicoli al mese.

Gli uffici giudiziari sono infatti ingolfati da denunce e segnalazioni e i tempi di azione imposti dalle nuove norme vengono considerati troppo stretti. Le persone offese, o quelle che hanno presentato le denunce, devono essere sentite dagli inquirenti entro tre giorni, circostanza che costringe a turni lavorativi massacranti non solo i pubblici ministeri ma anche il personale degli uffici, da tempo in carenza di organico.

Non va meglio a Milano, dove gli uffici della Procura e, in particolare, quelli dei pubblici ministeri di turno, sono stati sommersi da numerose segnalazioni di presunti abusi, violenze o atti persecutori e ciò ha causato evidenti difficoltà nella gestione delle denunce, con un conseguente aumento dei fascicoli da seguire.

Da più parti, tra gli addetti ai lavori, la legge viene considerata troppo generica e carente di indicazioni precise ma resta il fatto che, se manca il personale, non si può pretendere che quello che c’è possa fare miracoli.

In considerazione dei vuoti di organico con i quali, ogni giorno, devono fare i conti gli uffici giudiziari e dell’esistenza degli strumenti normativi approvati, la soluzione più logica è quella di velocizzare l’iter della assunzioni.

Al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, fresco di riconferma al Dicastero di via Arenula, spetteranno l’onere e l’onore di tradurre il piano assunzionale, da lui sottoscritto il 13 giugno scorso, in fatti.

È indispensabile che il nuovo Esecutivo metta al centro del suo programma le politiche del lavoro con nuove assunzioni insieme alla valorizzazione delle professionalità e al riconoscimento del merito.

Il punto 5 del programma di governo evidenzia che “è essenziale investire sulle nuove generazioni, vera risorsa per il futuro del Paese, al fine di garantire a tutti la possibilità di svolgere un percorso di crescita personale, sociale, culturale e professionale nel nostro Paese…(…)…”

Questa è la sfida più importante che attende il nuovo Esecutivo, ossia ridare dignità al lavoro affrontando le sue problematiche in modo serio e costruttivo e puntando su politiche assunzionali che garantiscano l’avvio di un vero ricambio generazionale, dando spazio alle nuove generazioni, quelle che per troppo tempo sono state lasciate ai margini del mondo del lavoro, in un Paese dove non c’è più una narrazione del futuro né un’idea di futuro condiviso.

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