PARTE IL GOVERNO DELLA SVOLTA MA CON LA GIUSTIZIA SFINITA DALLE CARENZE DI ORGANICO NEGLI UFFICI GIUDIZIARI

È nato il governo Conte bis, quello della svolta. Il nuovo Esecutivo ha incassato la fiducia della Camera con 343 voti favorevoli e 263 contrari mentre al Senato i si sono stati 169. Ventuno ministri, dieci del M5S, nove del Pd e uno di LeU, il tutto sotto gli occhi attenti di Giuseppe Conte, alla sua seconda prova da Presidente del Consiglio.

In poco meno di un mese, l’Italia è passata da un governo giallo-verde ad uno giallo-rosso e la differenza non è soltanto di carattere cromatico perché il nuovo Esecutivo è nato sotto il segno della discontinuità. Ci sono, però, delle eccezioni.

Alla giustizia, con la conferma di Alfonso Bonafede, si è deciso di dare continuità a quanto fatto fino ad oggi dal Guardasigilli che, con il precedente governo, aveva messo al centro del suo programma politiche assunzionali importanti, inaugurate già dalla precedente amministrazione con il concorso per il profilo di assistente giudiziario.

Più passano tempo e governi, però, più la giustizia appare sfiancata dalle innumerevoli carenze di organico, anch’esse nel segno di una continuità che non piace e non fa bene al nostro Paese. Per questo, serve un segnale di rottura con il passato.

A metà luglio, nei giorni in cui il governo pentaleghista si apprestava a discutere la riforma della giustizia presentata da Bonafede, fece scalpore un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal Presidente del Tribunale dei Minorenni di Milano, Maria Carla Gatto, in cui veniva denunciata un’escalation del reato di violenza domestica nei confronti dei minori.

Corriamo dietro alle urgenze, il numero di casi che ci arrivano per grave inadeguatezza genitoriale sono aumentati del 19% negli ultimi cinque anni e le situazioni che esaminiamo sono sempre più preoccupanti. Ogni giorno ci sono provvedimenti da prendere con urgenze. Siamo sotto pressione, con un organico sottodimensionato”.

Il Tribunale per i Minorenni di Milano, è quello con la più grande sproporzione tra organico e minori residenti sul territorio di competenza ed è il primo per mole di lavoro gestito, sia nel penale che nel civile. Con 13 giudici e solo 7 sul civile, in un anno ha emesso 2.600 provvedimenti che riguardano l’ipotesi di limitazione della responsabilità genitoriale. Si tratti di casi che richiedono le istruttorie più complesse e rappresentano oltre il 40% del totale dei fascicoli che, dal 2014 ad oggi, sono aumentati del 19%.

Se si parla di organico sottodimensionato in una realtà come Milano, il cui tribunale è stato collocato da una ricerca ministeriale all’undicesimo posto fra i tribunali con la migliore performance, non è difficile immaginare la situazione di realtà più piccole.

A Prato, le criticità incontrate dall’amministrazione della giustizia a causa delle croniche carenze di organico di personale amministrativo, sono storia vecchia. In questi anni, il Comune ha garantito un supporto fattivo con il distacco di personale, in particolare, agenti di polizia municipale.

Nel gennaio 2018, fu stipulato il “Patto per la Giustizia della città di Prato” firmato dal sindaco Matteo Biffoni, dal Procuratore della Repubblica, Giuseppe Nicolosi e dal Presidente del Tribunale, Francesco Gratteri. Nell’ambito della convenzione, il Comune si impegnava a mantenere le presenze di agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria della Polizia Municipale presso gli uffici, oltre che a favorire ogni opportuna iniziativa che consentisse il supporto agli uffici giudiziari da parte di associazioni locali e di volontariato.

Il Tribunale e la Procura di Prato si impegnarono a mettere a disposizione degli ufficiali e dei volontari i locali individuati all’interno del palazzo di giustizia.

L’obiettivo era quello di risolvere in maniera sostanziale le inefficienze legate alla carenza di personale amministrativo ma, da più di un anno a questa parte, le cose non sono affatto cambiate, anzi, addirittura peggiorate tanto che, il 2 settembre, dipendenti e rappresentanti sindacali si sono riuniti per aprire una nuova stagione di rivendicazioni e preparare un dossier da presentare al Guardasigilli.

Le carenze di personale amministrativo si attestano fra il 25 ed il 30% rendendo vano il lavoro dei magistrati. Sotto accusa la politica che ha promesso tanto ma concluso poco, soprattutto in considerazione di una pianta organica per nulla adeguata alle esigenze del territorio.

Lungo tutto lo stivale, la condizione drammatica in cui versa la giustizia diventa sempre più pesante.

Il Tribunale di Cassino lamenta una condizione perenne di carenza di personale. Lo sciopero del mese luglio non ha prodotto risultati positivi e gli avvocati del Foro della Città Martire hanno annunciato nuove astensioni dalle udienze.

Poi, ci sono Reggio Calabria, dove i dipendenti del Tribunale, oltre che per le ben note carenze di personale, si battono anche per ottenere condizioni di lavoro sicure, Vallo della Lucania, dove ad ottobre diventerà operativo il trasferimento per quattro magistrati, Foggia, il cui Palazzo di Giustizia presenta carenze manutentive gravi rese ancora più pesanti da infiltrazioni d’acqua e Modena dove i dipendenti della Procura sono costretti ad indossare un casco da cantiere quando attraversano il cortile interno, a causa della caduta di tegole avvenuta nelle scorse settimane e provocata dal maltempo.

C’è anche Crotone che, da tempo, chiede al Ministero della Giustizia personale per potenziare gli organici amministrativi. Gli uffici giudiziari del tribunale calabrese, presidio inserito in un contesto di territori a dilagante penetrazione mafiosa, rischiano il collasso. Manca il 54% dei cancellieri e non solo ma da via Arenula zero segnali.

Si potrebbe andare avanti ma per decenza è meglio fermarsi qui.

La lista delle inefficienze è davvero lunga e non si limita soltanto ai vuoti di organico ma interessa anche l’edilizia giudiziaria poiché molti edifici che ospitano tribunali e corti d’appello presentano carenze legate alla manutenzione e ciò rende il lavoro di coloro che operano negli uffici paragonabile ad una roulette russa.

Il nostro sistema giudiziario appare abbandonato a se stesso e, a giudicare dagli appelli degli operatori che cadono regolarmente nel vuoto, sembrerebbe che delle condizioni della giustizia italiana non interessi ad alcuno.

Appena confermato alla guida del Dicastero di via Arenula, il Ministro Bonafede ha ribadito che sulla giustizia ci sono ambizioni importanti, le stesse che hanno animato il suo lavoro nel precedente governo e che si sono tradotte in un altrettanto ambizioso piano di assunzioni, troppe volte caldeggiato con dichiarazioni roboanti ma con tempistiche vaghe ed incerte.

La recente crisi di governo e la formazione di un nuovo Esecutivo hanno messo una cesura anche ad una stagione di intenti che, nella maggior parte dei casi, sono rimasti sulla carta e sulle pagine dei giornali.

Questa volta il Ministro Bonafede ha un’occasione irripetibile e cioè quella di dare continuità al lavoro già iniziato con il precedente Esecutivo in tema di politiche assunzionali.

La giustizia ha bisogno di assunzioni di personale qualificato, valorizzazione delle professionalità e tempi certi. Non ha bisogno, invece, di continuare a tirare a campare con soluzioni temporanee che consentono agli uffici giudiziari di andare avanti alla meno peggio e, a quanto sembra, ancora molto utilizzate.

Ad Isernia, il 22 agosto è stato sottoscritto un accordo di collaborazione, l’ennesimo, fra Tribunale e Provincia che permetterà a vari dipendenti di quest’ultima di supportare l’attività amministrativa e, nel contempo, di acquisire un’ulteriore qualificazione e formazione professionale.

Il Ministero, invece, dispone di una graduatoria importante che è quella degli idonei assistenti giudiziari, programmata, finanziata, autorizzata e formata da giovani brillanti e preparati che hanno superato con successo un concorso impegnativo. Se questo è il Governo della discontinuità, si proceda allo scorrimento della graduatoria suddetta dando priorità alle competenze e al riconoscimento del merito.

Un Governo che si definisce di svolta, se svolta ci sarà, dovrebbe cominciare da qui.

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