RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, BONAFEDE: “DIMEZZEREMO I TEMPI DEI PROCESSI” MA SERVONO PERSONALE E TEMPISTICHE CERTE PER LE ASSUNZIONI

Sono molto soddisfatto dell’incontro di questa mattina e sono contento di comunicare a tutti i cittadini che stiamo rivoluzionando la giustizia italiana. Abbiamo individuato gli obiettivi più importanti che, poi, sono gli obiettivi di tutti i cittadini italiani. L’obiettivo principale è quello di ridurre i tempi della giustizia civile e penale”.

Così il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, al termine del vertice tenutosi, il 27 settembre, a Palazzo Chigi, con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e l’ex Guardasigilli e vice segretario del Partito Democratico, Andrea Orlando.

L’obiettivo della riforma è quello di arrivare ad un tempo massimo di quattro anni per i processi penali e, per quanto riguarda il processo civile, di dimezzare i tempi giungendo ad una durata media di quattro anni.

Una rivoluzione che comprende anche la radicale riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, dopo lo scandalo emerso dall’inchiesta di Perugia.

Il Guardasigilli ha parlato di un’intesa nella maggioranza per elaborare un disegno di legge governativo, da approvare entro il 31 dicembre prossimo, appena prima dell’entrata in vigore della riforma della prescrizione, fissata al 1° gennaio 2020, che prevede l’interruzione dei termini dopo la sentenza di primo grado.

Il vertice di Palazzo Chigi fa seguito ad un primo incontro tra Bonafede e Orlando, avvenuto a una settimana dalla formazione del nuovo Esecutivo.

Quella del Ministro, è una riforma che parte da lontano, le cui basi sono state confermate alcuni giorni fa dallo stesso Guardasigilli dopo l’incontro con il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, alla quale è stato ribadito l’impegno di voler realizzare investimenti importanti su personale ed edilizia.

Stiamo portando avanti un piano straordinario di assunzioni di 8.661 unità già predisposte e autorizzate ma è necessario che ci sia un ulteriore incremento anche nei prossimi mesi con importanti stanziamenti nella futura legge di stabilità”.

Il piano di assunzioni di cui parla Bonafede è quello da lui sottoscritto il 13 giugno scorso e le intenzioni di incrementare i finanziamenti nella futura legge di Bilancio sono riportate nell’atto di indirizzo politico-istituzionale per l’anno 2020, ufficializzato qualche giorno fa dal Guardasigilli.

L’atto elaborato dal Ministro Bonafede, in continuità con quanto fatto nell’anno precedente, punta al rafforzamento dell’efficienza del sistema giudiziario e amministrativo, in vista di un progressivo e maggiore soddisfacimento delle esigenze del cittadino che si rivolge alla giustizia. Anche per il 2020, l’azione del Ministero, sarà rivolta al perseguimento degli obiettivi di efficienza, economicità e trasparenza dell’amministrazione della Giustizia

Le direttrici portanti per la costruzione della programmazione per il prossimo anno riguarderanno soprattutto il rilancio delle politiche sul personale con “il completamento delle piante organiche del personale dell’amministrazione giudiziaria, della magistratura nonché della polizia penitenziaria, tramite il definitivo scorrimento delle graduatorie e la piena e tempestiva implementazione delle numerose procedure concorsuali previste dai piani assunzionali, dando impulso alle riqualificazioni, agli interpelli, alle progressioni economiche e alla formazione”.

Non meno importanti sono considerate la riforma dell’Ordinamento Giudiziario, in particolare quella del Consiglio Superiore della Magistratura, l’efficientamento delle strutture penitenziarie, la costituzione degli uffici di prossimità e una cooperazione internazionale rafforzata.

Un programma molto vasto che deve necessariamente tenere conto di un aspetto altrettanto importante legato al miglioramento dell’attività amministrativa, senza il quale tutto questo non potrebbe essere attuabile.

In tale prospettiva, le politiche di rafforzamento sul personale diventano indispensabili.

L’obiettivo di contribuire allo sviluppo di un rinnovato modello di giustizia, che non può non tenere presente un sistema dotato di risorse stabili e qualificate, sarà perseguito portando a completamento il vasto programma assunzionale attualmente in corso, “mediante il definitivo scorrimento delle graduatorie, previa elaborazione di studi e analisi necessari per individuare le sedi e gli uffici giudiziari vacanti disponibili ove assegnare il personale e con la tempestiva implementazione delle numerose procedure concorsuali previste dai piani assunzionali che, per il prossimo triennio, prevedono un imponente piano di reclutamento, pari a 8.135 unità, ripartito tra terza e seconda area”.

Dunque, come nel 2019, anche per l’anno 2020, l’atto d’indirizzo elaborato dal Ministro Bonafede punta decisamente e dare continuità a quella politica sulle assunzioni, già inaugurata dall’ex Guardasigilli, Andrea Orlando.

Di sostegno alla giustizia, attraverso investimenti sul personale e il giusto riconoscimento alle professionalità del comparto, ha parlato anche il Ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone che, a margine di un incontro con lo stesso Bonafede nel corso del quale è stata confermata la collaborazione tra i due dicasteri, ha voluto sottolineare come un sistema giudiziario efficiente rappresenta “un obiettivo fondamentale per il buon funzionamento dello Stato, per la tutela di diritti, le prerogative dei cittadini e persino per la crescita economica del Paese”.

Per portare avanti un programma così ambizioso le tempistiche saranno fondamentali.

Finora, l’unica cosa certa di un progetto così vasto è la riforma della prescrizione, che entrerà in vigore quando sarà in dirittura di arrivo anche la nuova riforma della giustizia.

Siamo d’accordo sul fatto che questa riforma deve essere approvata in tempi brevi” ha dichiarato Bonafede ai giornalisti.

Se le intenzioni sono queste, dovrebbero essere altrettanto brevi anche i tempi necessari per il reclutamento di nuove risorse e per lo scorrimento delle graduatorie in corso di validità, a cominciare da quella per il profilo di assistente giudiziario, che poi è l’unica.

Portare a completamento l’importante programma assunzionale attualmente in corso, significa velocizzare i tempi delle assunzioni perché qualunque riforma della giustizia, se non ha il personale che la attua, non può partire e resta ferma.

Da questo non c’è via d’uscita e, mentre la politica discute, gli uffici giudiziari di tribunali e corti d’appello sono chiamati a fronteggiare le difficoltà derivanti da carenze di ogni genere.

Dunque, si deve intendere che, d’ora in poi, ci saranno tempistiche certe e rapide per le assunzioni oppure si dovrà attendere ancora nella speranza che qualche segnale di fumo si levi dai tetti di via Arenula ?

Bene l’intenzione di approvare la riforma in tempi brevi ma se c’è davvero la volontà di migliorare l’efficienza del nostro sistema giudiziario, oltre a velocizzare i tempi dei processi, è necessario velocizzare anche quelli delle assunzioni.

Una giustizia equa, diffusa sul territorio e vicina alle esigenze dei cittadini, nasce dal basso e cioè da persone che hanno quelle competenze che servono per renderla efficiente e se questo governo, che avrà il compito di condurre in porto la riforma, è quello della discontinuità, questa è l’occasione giusta per dimostrarlo con i fatti.

Sarebbe una prima, importante svolta non solo per la giustizia ma anche per il Paese.

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