LA GIUSTIZIA ITALIANA AL COLLASSO TRA MOBILITAZIONI, RITARDI DEI PROCESSI E TRIBUNALI SENZA PERSONALE

Più che dalle sue inefficienze, la giustizia italiana è condizionata soprattutto dal fattore tempo, anzi, proprio quest’ultimo con le lungaggini che inevitabilmente determina è la causa principale delle criticità del nostro sistema giudiziario.

Manca poco più di un mese al 31 dicembre, data entro la quale il governo si è impegnato ad approvare la nuova riforma della giustizia, annunciata da Bonafede come una rivoluzione e di cui, finora, resta in piedi soltanto la riforma della prescrizione.

Lo sanno bene i penalisti italiani che, dal 21 al 25 ottobre, si sono astenuti dalle udienze per protestare contro quella che è stata definita come “una bomba atomica che sta per esplodere nei tribunali” che già patiscono i tempi lunghissimi delle prescrizioni e che la riforma voluta da Bonafede contribuirebbe a prolungare.

Non è colpendo un istituto come quello della prescrizione, prerogativa necessaria per uno Stato di diritto, che va trovata la soluzione ai tempi troppo lunghi della giustizia e per gli addetti ai lavori, la riforma voluta dal Guardasigilli già con il governo giallo-verde, andrebbe a peggiorare quella che appare non come la patologia da combattere ma la conseguenza di un sistema di inefficienze di cui la nostra giustizia è ostaggio da tempo.

Negli stessi giorni in cui i penalisti italiani protestavano, il Ministro Bonafede ha continuato a ribadire quanto fatto finora dal giorno del suo insediamento a Via Arenula, elencando sistematicamente tutte sue buone intenzioni ma senza preoccuparsi di spiegare come realizzarle.

Le parole del Guardasigilli, si sono così incrociate con quelle di tutti coloro che, ogni giorno, raccontano di una giustizia ormai sull’orlo di un baratro.

Da tempo, il Tribunale di Roma vive una situazione divenuta, ormai, intollerabile. Mancano circa 400 unità, su una dotazione organica di 1.203 unità previste mentre altre 30 risultano distaccate o comandate presso altri uffici o enti. I funzionari giudiziari presenti sono 172 su un organico di 331 unità e le scoperture sono notevoli anche per direttori amministrativi, cancellieri, assistenti giudiziari, operatori, conducenti e ausiliari.

Il piano assunzionale, disposto dal Ministero della Giustizia, non ha dato quelle risposte che ci si attendeva né per il Tribunale di Roma, né per gli altri uffici giudiziari del nostro Paese e senza azioni concrete si rischia la chiusura delle cancellerie, la riduzione delle udienze e degli orari di apertura al pubblico.

A Cassino, tra gli addetti ai lavori, è in atto una vera e propria mobilitazione. Nei giorni scorsi il presidente del Tribunale, il giudice Massimo Capurso, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al Consiglio Superiore della Magistratura e al Ministero della Giustizia, lamentando una situazione, ormai, divenuta insostenibile.

Ad oggi, mancano 8 magistrati sui 23 previsti dalla pianta organica e anche le scoperture riguardanti il personale amministrativo sono notevoli, a fronte di un bacino di 330.000 utenti.

Per questo, al termine di un’assemblea indetta dagli avvocati e dai sindaci dei 68 Comuni che rientrano nella giurisdizione del Tribunale di Cassino, è stata proclamata un’astensione dalle udienze dal 25 al 29 novembre prossimo.

Anche gli avvocati penalisti dell’Emilia Romagna sono in agitazione. La situazione riguarda soprattutto la città di Reggio Emilia e, in particolare, l’ufficio del magistrato di sorveglianza dove si registrano gravi ritardi sulle istanze sulla liberazione anticipata, sui permessi e sulle decisioni in materia di misure alternative. Le Camere Penali hanno inviato una delibera al Ministro Bonafede nella quale si chiedono interventi urgenti.

A Tempio Pausania l’emergenza si fa sempre più drammatica e gli avvocati penalisti sono in astensione da circa un mese per denunciare la grave condizione in cui versa il Tribunale, ritenuto un presidio di massima importanza dove confluiscono interessi ed istanze da tutto il resto della Sardegna.

Il Tribunale di Lanciano, uno di quei presidi su cui già pende la mannaia della riforma della geografia giudiziaria, ha gravi vuoti di organico e il rischio del blocco di ogni attività si fa sempre più concreto e per scongiurarlo è necessario l’ampliamento della pianta organica. Diversamente, c’è la possibilità che, con un organico già ridotto all’osso, dal prossimo anno Lanciano dovrà dire addio al suo presidio di legalità.

Per questi tribunali, esattamente come per altri della nostra penisola, ormai è una lotta quotidiana contro il tempo e, in attesa che qualcuno dai piani alti raccolga le loro istanze, proprio il fattore tempo diventa il peggior nemico della giustizia in tutte le sue declinazioni.

A quasi tre mesi dall’entrata in vigore del Codice Rosso, la legge a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, l’aumento esponenziale delle denunce e delle segnalazioni ha incrementato i carichi di lavoro delle procure senza che siano stati forniti i mezzi e le risorse necessari.

Come dire che non basta fare le leggi ma è indispensabile creare le condizioni che consentano la loro applicazione e, in questo, il Codice Rosso si sta dimostrando carente. Non si possono fare leggi a costo zero, senza intervenire con investimenti e risorse qualificate.

C’è una sottile linea rossa che unisce le criticità dei tribunali di Roma, Cassino, Reggio Emilia, Tempio Pausania e Lanciano, le difficoltà legate all’applicazione del Codice Rosso e i tempi della prescrizione: la carenza di organici.

La situazione del nostro sistema giudiziario, in bilico tra mobilitazioni, scioperi, lungaggini di ogni genere e mancanza di risorse, è gravemente compromessa e il ritratto che emerge è quello di una giustizia che, nella maggior parte dei casi, non è in grado di garantire il principio costituzionale della giusta durata del processo.

Un quadro davvero poco lusinghiero, soprattutto al cospetto degli altri Paesi di quell’Unione Europea che, ciclicamente, ci ricorda che sulla giustizia bisogna investire.

In effetti, gli investimenti sono stati fatti ma tardano a tradursi in azioni concrete e, ancora una volta, il fattore tempo diventa determinante.

Poco più di un anno fa, l’allora governo giallo-verde magnificava stanziamenti di circa 500 milioni di euro ritenuti necessari per rimettere in piedi il nostro sistema giudiziario e che, successivamente, si sono tradotti in una legge di Bilancio che ha messo nero su bianco parte di quelle politiche assunzionali, poi, definitivamente certificate dal Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, firmato dal Guardasigilli il 13 giugno.

Per dirla con le parole di Bonafede, un piano di assunzioni di magistrati e di personale amministrativo mai viste prima nella storia della nostra Repubblica.

Infatti, finora si è visto ben poco e anche qui il fattore tempo è fondamentale. Da aprile, ci sono 400 idonei in attesa di una convocazione che, dovrebbe arrivare entro la fine di quest’anno. Non è accettabile che 400 persone debbano aspettare così a lungo e che, arrivati a novembre, non abbiano ancora indicazioni circa i tempi della convocazione stessa.

L’emergenza in cui versano i nostri tribunali dovrebbe essere un motivo sufficientemente valido per garantire tempistiche più certe e soprattutto più rapide ma si preferisce temporeggiare, magari con soluzioni provvisorie per consentire agli uffici giudiziari di tirare avanti alla meno peggio.

Il vero dramma della giustizia italiana è quello delle risorse umane, sia magistrati che personale amministrativo, che consentano ai tribunali di funzionare più velocemente.

Le risorse umane, materiali e finanziarie ci sono così come gli opportuni strumenti legislativi ed è giunto il momento di procedere con assunzioni e scorrimenti di graduatorie.

Se davvero si vuole riformare la giustizia, la necessità è quella di mettere da parte le chiacchiere e gli annunci facili e dare una svolta radicale al nostro sistema giudiziario che da decenni tollera di essere considerato, in patria, come una Cenerentola e, all’estero, come un oggetto di antiquariato, ormai, sempre meno interessante.

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