GIUSTIZIA FERMA E OSTAGGIO DI UNA RIFORMA SOSPESA TRA PRESCRIZIONE, TEMPI DEI PROCESSI E ASSUNZIONI CHE NON ARRIVANO

La dea Dike, come i greci chiamavano la divinità della giustizia, non ebbe mai un buon rapporto con il genere umano e anche, oggi, continua a seminare discordia, specialmente nei governi e quello giallo-rosso non fa eccezione.

Il motivo del contendere è la riforma della giustizia presentata dal Guardasigilli Bonafede e che, nelle intenzioni del Ministro e della maggioranza, dovrebbe essere approvata entro il 31 dicembre ma, finora, di quella riforma annunciata come rivoluzionaria, non si intravvede nemmeno l’ombra. L’unica cosa certa, e forse neanche quella, è la riforma della prescrizione, fiore all’occhiello dei pentastellati che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020.

Il nodo prescrizione è quello sul quale restano le maggiori distanze fra M5S e PD con questi ultimi convinti che con la riforma, inserita nella legge Spazzacorrotti, i tribunali si troveranno gravati da circa 30mila procedimenti in più per non parlare, poi, dell’imputato, che rischia di restare tale a vita. Altri temi caldi sono la riforma del Csm e il carcere agli evasori, provvedimento contenuto nel decreto fiscale.

Il tema della prescrizione, però, si prende gran parte dell’attenzione anche perché a non essere d’accordo sono soprattutto i penalisti che, dal 21 al 25 ottobre, si sono astenuti dalle udienze per protestare contro la riforma che contribuirebbe a prolungare i tempi già lunghissimi dei processi e fermamente convinti che la prescrizione sia la conseguenza di un sistema di inefficienze di cui giustizia italiana è ostaggio da tempo.

Ospite di Porta a Porta, con il suo consueto piglio verboso ma anche ripetitivo, Bonafede ha difeso a spada tratta il suo provvedimento.

Vogliamo dire una volta per tutte che nel gennaio 2020 entrerà in vigore la legge sulla prescrizione ma che, con questa legge, i primi effetti processuali, perché si applicherà ai reati commessi successivamente, si avranno non prima del 2023 nella migliore delle situazioni ma probabilmente 2024 ?”.

Il Ministro è apparso fermo sulle sue posizioni e ha rincarato la dose dichiarando che “la prescrizione è stata un alibi che ha consentito a tutti di non dimezzare i tempi del processo”.

La riforma sulla prescrizione, infatti, è collegata a quella del processo penale e al dimezzamento dei tempi del processo, obiettivo principale della riforma della giustizia del Guardasigilli.

Sembra che tutti si concentrino a fare il processo alla mia legge che vuole finalmente ristabilire un po’ di legalità, giustizia e credibilità dello Stato. La mia riforma, del processo civile e penale, è finalizzata a dimezzare i tempi dei processi, Io mi prendo la responsabilità di dimezzare i tempi del processo”.

E, puntualmente, ribadisce quanto fatto sul fronte delle politiche assunzionali. .

Ho fatto un sacco di investimenti nella giustizia che non hanno precedenti nella storia della Repubblica, a livello di risorse, di nuovi magistrati, di personale amministrativo. Ho avviato assunzioni di personale amministrativo per quasi 10mila unità e ci saranno 600 nuovi magistrati in tutta Italia”.

Quello delle assunzioni e degli investimenti sono temi particolarmente cari al Guardasigilli, consapevole che una giustizia equa ed efficiente deve necessariamente tenere conto di risorse umane da destinare agli uffici giudiziari del nostro Paese.

I numeri sono importanti: 8.747 unità per l’Amministrazione giudiziaria, 503 per l’Amministrazione penitenziaria e 326 per l’Amministrazione minorile che costituiscono la base per il rinnovamento del personale della giustizia ma rappresentano, soprattutto, un’opportunità di lavoro per molti giovani.

Fin qui le dichiarazioni e i propositi ufficiali. Esiste, però, un rovescio della medaglia che non coincide con la facciata e che è fatto di lungaggini, ritardi, inefficienze che sono i mali che affliggono la giustizia insieme alla carenza di personale amministrativo, all’inadeguatezza delle piante organiche, che occorrerebbe rimodulare, e mancate riqualificazioni del personale in servizio che ogni giorno, tra mille difficoltà, cerca di destreggiarsi nel tentativo di far funzionare un sistema che arranca sempre di più.

Queste difficoltà sono oggettive e sono rappresentate puntualmente da tutti gli addetti ai lavori, da presidenti di tribunali e corti d’appello e anche la politica e i sindacati fanno la loro parte.

L’ultimo appello è arrivato dall’On. Guido De Martini (Lega), primo firmatario, insieme all’On. Eugenio Zoffoli (Lega), di un’interrogazione scritta, rivolta al Ministro Bonafede e depositata il 12 novembre, sulla grave situazione del Tribunale di Tempio Pausania che ha competenza su tutto il nord-est della Sardegna. Ad oggi è la zona con la maggiore crescita economica della regione dove è riscontrabile la presenza di importanti realtà produttive, occupazionali ed economico-finanziarie.

Nell’interrogazione si fa presente che “la grave situazione di carenza di organico, che perdura ormai da lustri, è ormai cronicizzata, perché mai risolta…(…)…Ci sono 25 mila processi pendenti; in organico, ci sono undici magistrati ma di fatto sono operativi solo quattro al penale e due al civile, oltre al presidente del tribunale; le piante organiche del tribunale di Tempio Pausania sono sensibilmente sottodimensionate…(…)…Il Tribunale assiste ad una ormai cronica carenza di personale giudicante, requirente, amministrativo in misura percentuale assolutamente rilevante, anche in relazione alla insufficiente dotazione assegnabile…(…)…La penuria di personale amministrativo paralizza il lavoro delle cancellerie e impedisce il tempestivo svolgimento degli adempimenti e delle comunicazioni, dando inevitabile adito a eccezioni che portano a rinnovazione di atti, rinvii di udienze, duplicazione di attività” .

Al termine dell’interrogazione, l’On. De Martini chiede e si chiede “se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione in cui versa il Tribunale di Tempio Pausania in merito al sottodimensionamento dell’organico e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare per risolvere definitivamente una situazione che perdura da troppo tempo evitando il blocco del tribunale medesimo”.

Sono queste le criticità della giustizia italiana che si moltiplicano, giorno dopo giorno, fino a coinvolgere anche il Tribunale di Roma, la cui centralità è assolutamente fuori discussione.

La soluzione, secondo il Ministro Bonafede, è l’ambizioso piano assunzionale da lui sottoscritto a giugno e che, tra concorsi ed assunzioni, sta prendendo forma anche se troppo lentamente e a scapito della giustizia stessa.

In attesa che si svolgano e concludano le nuove procedure concorsuali, a cominciare da quella per il profilo di funzionario giudiziario, la cui prova preselettiva si è svolta nei giorni scorsi, si arriverà al prossimo anno e forse anche al successivo mentre la giustizia ha bisogno di ossigeno subito.

Alcune risorse, come la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, che ha compiuto due anni il 14 novembre, sono già disponibili ma le 400 unità che attendono da aprile la loro convocazione sono ancora in attesa senza alcuna comunicazione da parte del Ministero.

Questo è quello che fa più male alla nostra giustizia, un’attesa ingiustificata, oltre che inaccettabile, quando si potrebbe procedere immediatamente con fatti concreti per dare risposte ad un sistema giudiziario al collasso. Si preferisce, invece, aspettare, temporeggiare e rinviare, continuando a rilasciare dichiarazioni spot e a ribadire intenzioni che restano vuote, sospese nell’aria e che non servono a nessuno.

Quando si capirà che ridare slancio al nostro sistema giudiziario è di vitale importanza non solo per la giustizia ma anche per il tessuto economico e sociale del Paese ? Quando si deciderà di mettere mano a quelle assunzioni che servono da subito ?

Questo non è fare l’interesse della giustizia. Ci vogliono i fatti e quelli mancano da troppo tempo.

E tutto questo, sotto gli occhi, per fortuna bendati, della dea Dike.

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