RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, NICOLA GRATTERI: “PERSA UNA GRANDISSIMA OCCASIONE”

Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, è un magistrato che la giustizia la conosce molto bene. È uno dei magistrati più esposti nella lotta alla ‘ndrangheta e, per questo, vive sotto scorta dal 1989.

Ha messo la sua competenza a disposizione anche della politica tanto che nel giugno 2013 il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, lo nominò componente della task force per l’elaborazione di proposte in tema di lotta alla criminalità organizzata.

Nel febbraio 2014, il presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, annunciò la nomina di Gratteri a consigliere della Commissione mentre nell’agosto dello stesso anno, il Capo del Governo, Matteo Renzi, che qualche mese prima lo aveva proposto come Guardasigilli, lo volle a capo della Commissione per l’elaborazione di proposte normative in tema di lotta alle mafie.

Per questo, dall’alto della sua esperienza, quando si parla di riforma della giustizia, Gratteri ha le idee ben chiare, a cominciare dalla lentezza dei processi, risultato di una serie di concause.

Secondo il magistrato, per smaltire l’arretrato che c’è nei tribunali è necessario fare diversi cambiamenti, tante piccole riforme che partono soprattutto dall’applicazione dell’informatica ai processi che, già da sola, consentirebbe di dimezzare i tempi del processo penale.

Dobbiamo domandarci per quale motivo un fascicolo rimane fermo 5 anni nell’armadio del pubblico ministero e per quattro anni nell’armadio del giudice. Il sistema giudiziario così come si presenta è farraginoso, non è proporzionato alla realtà criminale del 2019 e quindi vanno fatte mille riforme contemporaneamente e fare una rivoluzione del sistema giudiziario tenendo presente sempre la Costituzione, non abbassare il livello di garanzia dell’indagato e dell’imputato ma fare le riforme che servono”.

L’utilizzo dell’informatica porterebbe anche all’abbattimento dei costi dei procedimenti e con i soldi risparmiati, secondo Gratteri, si potrebbero fare numerose assunzioni tra assistenti, operatori, cancellieri e dirigenti che al nostro sistema giudiziario servono come il pane.

Insomma, investimenti si ma l’applicazione degli strumenti informatici, ad oggi disponibili, può aiutare ad ottimizzare tempi e costi e una riforma della giustizia che si rispetti, va fatta con criterio, attuando tante piccole riforme, soprattutto nei primi sei mesi di governo quando una maggioranza è più solida.

Esattamente il contrario di quanto sta accadendo in questi giorni con una riforma della giustizia, al palo da più di un mese e che, almeno in teoria, dovrebbe essere approvata entro la fine di quest’anno che, peraltro, si avvicina a grandi passi.

A sostegno di questa riforma e di quella sulla prescrizione, unica certezza, finora, del progetto di Bonafede, un importante piano assunzionale che sta prendendo forma con grande difficoltà eppure descritto dal Guardasigilli come un piano di assunzioni che non conosce precedenti nella storia di questo Paese, nel senso che non si è mai visto un piano assunzionale procedere così a rilento, a discapito del nostro sistema giudiziario.

Al 31 dicembre manca poco più di un mese e mezzo e non solo della riforma della giustizia non si vede nemmeno l’ombra ma ci sono assunzioni che ancora non arrivano e la graduatoria per il profilo di assistente giudiziario è ferma.

I 400 idonei in attesa sono sempre lì e non solo vorrebbero conoscere i tempi della loro convocazione ma capire anche quando questa potrebbe arrivare perché non vi sono indicazioni in merito.

I governi passano ma il destino della giustizia italiana è quello di sempre, fatto di attese interminabili, tempi lunghi che si trascinano stancamente e che danno origine a inefficienze di ogni genere.

Pensare che circa due mesi fa, il Ministro Bonafede aveva annunciato la nuova riforma della giustizia come una vera e propria rivoluzione ma Gratteri non ritiene sia così.

Dai 5 stelle mi sarei aspettato una rivoluzione e invece non c’è stata e si è perso molto tempo. Le grandi riforme si fanno nei primi sei mesi perché qualsiasi governo man mano che va avanti ha sempre meno forza e meno potere. Non penso che ci sarà una rivoluzione, penso che si sia persa una grandissima occasione”.

L’ennesima di una lunga serie.

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