VIA LIBERA DAL CDM AL PROCESSO CIVILE CHE DIMEZZA I TEMPI DI UNA GIUSTIZIA AL COLLASSO E FATISCENTE, SENZA RISORSE E CON POCHE ASSUNZIONI

Il 5 dicembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge di delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina alternativa alle controversie. Gli obiettivi principali dell’intervento sono la semplificazione, una maggiore speditezza, la razionalizzazione delle procedure e la garanzia del contraddittorio.

Tra le novità più importanti del disegno di legge c’è la riduzione dei tempi dei processi attraverso la compressione dei termini per lo svolgimento delle varie fasi e l’obbligo, da parte del giudice, quando provvede sulle istanze istruttorie, di predisporre il calendario delle udienze e per le parti, l’obbligo di deposito dei documenti e degli atti esclusivamente con modalità telematiche.

In una recente intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”, il Guardasigilli ha dichiarato che è ferma intenzione del governo dimezzare i tempi del processo ma ha rivendicato anche quanto fatto finora in tema di investimenti e politiche assunzionali.

Nel gennaio prossimo pubblicheremo le nuove piante organiche, con 600 magistrati più di prima. Sono già indetti i concorsi. In tre anni, avremo tutti i nuovi togati. Da quando mi sono insediato, abbiamo già assunto 1.125 persone. Entro il 2020, avremo altri 4.400 assunti tra funzionari giudiziari, cancellieri, tecnici informatici, statistici, contabili conducenti. E’ una leggenda metropolitana che non si facciano investimenti”.

Infatti, la leggenda metropolitana non riguarda gli investimenti perché quelli ci sono e prova ne è il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, sottoscritto dal Ministro a giugno ma, piuttosto, quelle assunzioni mai viste prima nella storia della nostra Repubblica che, finora, sono andate avanti con il contagocce, specie per quanto concerne la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, l’unica di cui dispone il Ministero.

A dare manforte alle dichiarazioni del Guardasigilli è intervenuto il Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi che, direttamente dalla sua pagina Facebook, ha reso noto lo scorrimento della graduatoria 21-quater per il profilo di funzionario giudiziario e “a seguire, ulteriore scorrimento della graduatoria per assistente giudiziario” mentre procede il concorso per i 2.329 posti di funzionario e si stanno chiudendo i termini del primo bando per i 616 posti di operatore giudiziario.

Una comunicazione che ribadisce ciò che, in realtà, è già noto da tempo ma, come al solito, mancano tempistiche e indicazioni sulla convocazione. Dunque, nulla di nuovo e l’attesa dei 400 idonei e anche dei rimanenti 800, continua fra congetture ed incertezze. Questa è la differenza tra il dire e il fare, fra i proclami e le azioni.

Tra le dichiarazioni che vengono rilasciate alla stampa, dove ci si sofferma su quanto è stato certamente fatto, ma solo sulla carta, e tra quello che c’è ancora da fare, c’è una distanza siderale ed è questo che è inaccettabile perché gli investimenti devono essere trasformati in quelle soluzioni che consentiranno alla giustizia di ripartire.

È questa la risposta che non arriva e che attendono non solo gli idonei di una graduatoria ma anche tutti coloro che operano nel diritto. Il Guardasigilli ha sempre dichiarato importanti investimenti su politiche assunzionali ma anche sull’edilizia giudiziaria, considerata una delle tante priorità ma qualcosa, evidentemente, non arriva se, tanti, troppi edifici che ospitano tribunali e corti d’appello sono in condizioni a dir poco fatiscenti.

Emblematico il caso del Tribunale di Bari, dove solo un anno fa il Palazzo di Giustizia venne addirittura trasferito in una tendopoli perché l’edificio era stato dichiarato inagibile ma non è l’unico.

Lo scorso ottobre, le piogge ininterrotte che si sono abbattute sulla Sicilia e, in particolare, su Palermo, hanno causato danni ingenti all’Ufficio Notifiche della Corte d’Appello dove i dipendenti, ancora oggi, sono costretti a lavorare in condizioni proibitive e a rischio della propria incolumità. A luglio, lo stabile è stato dichiarato inagibile, alcuni piani sono stati chiusi per lavori ma non tutti. Una situazione che la Corte d’Appello del capoluogo siciliano si trascina da mesi ma dai piani alti è arrivato solo l’invito ad avere pazienza.

Situazione diametralmente opposta al Tribunale di Marsala, inaugurato il 9 ottobre proprio dal Guardasigilli. Una struttura nuova dove, però, manca un magistrato su tre e circa la metà dei cancellieri.

Critica la condizione del Tribunale di Ancona. Nei giorni scorsi, quaranta penalisti dei distretto del capoluogo marchigiano, si sono recati a Roma per partecipare alla “Maratona Oratoria per la verità sulla prescrizione” ma anche per denunciare la difficile situazione che, da tempo, vive il Tribunale.

L’occasione di questa norma – ha spiegato il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ancona. Maurizio Miranda, parlando della riforma sulla prescrizione – è un altro esempio di legislazione fatta a macchia di leopardo. Sono anni che non c’è un progetto organico complessivo di riforma del processo e noi come cittadini e come avvocati non possiamo più tollerare il fatto che ogni volta che si mette mano alla Giustizia si parli di riforme a costo zero per la finanza pubblica”.

Gli avvocati chiedono quanto spetta agli uffici giudiziari, al fine di rispettare le condizioni basilari per consentire il corretto funzionamento della giustizia.

La pianta organica della Procura Distrettuale della Repubblica prevede la presenza di 52 addetti ma oggi tra assenti e vacanti ci sono 19 persone in meno in organico. Nei giorni scorsi c’è stata la prova preselettiva per i funzionari di cancelleria. Se va bene arriveranno 4 forse 5 persone tra 8-10 mesi” ha concluso Miranda. Quello di Ancona, è un distretto al limite del collasso con un personale in servizio presso il Tribunale che già oggi registra un organico ridotto del 40%.

Le condizioni dei presidi di Palermo, Marsala ed Ancona, tra edifici fatiscenti e carenze di personale, la dicono lunga sulle molte inefficienze della giustizia italiana e, ancora una volta, ci mettono dinanzi ad un sistema segnato da profonde difficoltà, conseguenze di azioni scellerate che, in tutti questi anni, hanno indebolito un sistema giudiziario che sta cadendo letteralmente a pezzi.

Gli investimenti ed i piani assunzionali ribaditi più volte sono un punto di partenza importante ma non bastano se non vengono messi in atto in maniera tempestiva, accompagnati da tante micro-riforme, una delle quali potrebbe essere l’ampliamento delle piante organiche del personale amministrativo.

Presidenti di tribunali, corti d’appello e procure denunciano da anni, almeno da quando è entrata in vigore la revisione della geografia giudiziaria nel 2012, l’inadeguatezza delle piante organiche, ormai inefficaci e carenti ma il Ministero della Giustizia ritiene che ampliare le piante organiche del personale amministrativo non è necessario. Perché ?

Pretendere di riformare la giustizia senza prima mettere in atto tutti gli strumenti necessari per renderla possibile è come pensare di costruire un palazzo cominciando dall’ultimo piano anziché dalle fondamenta, ovvero quelle risorse umane e materiali che devono essere messe in campo al più presto per scongiurare la paralisi del nostro sistema giudiziario.

La giustizia rapida e di qualità, invocata dal Ministro Bonafede, è ancora molto lontana.

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