IL SENATO HA APPROVATO LA LEGGE DI BILANCIO CON UN EMENDAMENTO CHE ANTICIPA LA SCADENZA DELLA GRADUATORIA DEGLI IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI AL 30 SETTEMBRE 2020

Il 16 dicembre, il Senato ha dato il via libera alla manovra. L’assemblea di Palazzo Madama ha approvato la nota di variazione al bilancio dello Stato per l’anno 2020 e per il triennio 2020/2022 con 158 voti favorevoli e 108 contrari. Quindi, l’Aula del Senato ha approvato il disegno di legge con la manovra economica 2020 con 157 si e 108 no.

Nella stessa giornata, il Governo aveva incassato la fiducia sul maxiemendamento alla legge di bilancio con 166 voti favorevoli e 128 contrari. Dopo il passaggio a Palazzo Madama, la manovra passerà alla Camera che dovrà approvarla in seconda lettura..

In genere, entrambe le camere modificano la legge di stabilità e, in questo caso, sarebbe necessario un secondo passaggio al Senato per l’approvazione definitiva ma, quest’anno, i tempi si annunciano davvero strettissimi e, dunque, nel successivo passaggio alla Camera, la manovra sarà blindata. Ciò vuol dire che la nuova legge di bilancio non potrà essere modificata e dovrà passare così come è stata approvata in Senato.

Gli emendamenti presentati sono stati 4.550, 1.680 dei quali dalle forze politiche della maggioranza e destinati a riscrivere la manovra. In particolare, c’è un emendamento, approvato qualche giorno fa in Commissione Bilancio, che modifica l’articolo 18 del testo della manovra approdato in Senato a metà novembre e che riguarda il reclutamento, la trasparenza e l’ampliamento delle graduatorie.

L’emendamento 18.2000, stabilisce che le graduatorie approvate nel 2011 saranno utilizzabili fino al 30 marzo 2020 mentre quelle approvate dal 2012 al 2017 saranno utilizzabili fino al 30 settembre 2020. Infine, le graduatorie approvate nel 2018 e nel 2019 saranno utilizzabili entro tre anni dalla loro approvazione.

Lo stesso emendamento, inoltre, stabilisce l’abrogazione dei commi 361, 362-ter e 365 dell’art. 1 della legge 145/2018 del 30 dicembre e modifica l’art. 35, comma 5-ter del decreto legislativo 165/2001. Con un solo colpo di spugna, sono state cancellate le proroghe disposte dalla legge di bilancio 2019 ed è stata ridotta la vigenza di tutte le graduatorie future da tre a due anni.

Non sorprende, dunque, che soprattutto gli idonei delle graduatorie approvate nel 2017, siano già sul piede di guerra. Tra le graduatorie interessate, c’è anche quella degli idonei assistenti giudiziari, determinatasi a seguito del concorso indetto dal Ministero della Giustizia nel novembre 2016 e approvata il 14 novembre 2017, con vigenza triennale fino al novembre 2020.

La legge di bilancio 2019, all’art. 1, comma 362, aveva prorogato la validità della suddetta graduatoria al 31 marzo 2021 ma l’approvazione dell’emendamento all’art.18 della prossima manovra, presentato dalla maggioranza, per l’esattezza dal M5S, ha ridotto la sua vigenza al 30 settembre, addirittura due mesi prima della sua scadenza naturale.

Quella degli idonei assistenti giudiziari, è l’unica graduatoria di cui, attualmente, dispone il Ministero della Giustizia ed è già stata approvata, finanziata e autorizzata con gli opportuni strumenti normativi ed amministrativi.

L’11 dicembre, nel corso di un question time alla Camera, il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, ha annunciato un ulteriore scorrimento di 489 unità che andranno ad unirsi ai 3.386 idonei già entrati in servizio, tra gennaio 2018 e luglio di quest’anno.

La graduatoria, composta in origine da 4.915 persone, si riduce ad appena 838 idonei che, a questo punto, devono essere assunti entro settembre 2020 e decisivi saranno il numero dei pensionamenti e le tempistiche.

Resta il fatto che, l’emendamento passato in Senato, penalizza pesantemente lo scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari e tutte quelle approvate nel 2017 soprattutto perché crea una palese disparità di trattamento rispetto alle graduatorie più vecchie equiparandole ad esse ma anche rispetto a quelle più recenti che, invece, hanno vigenza triennale.

Questo emendamento è illegittimo perché incide in maniera retroattiva su graduatorie già approvate, finanziate ed in attesa di essere interamente esaurite quando, in realtà, i suoi effetti dovrebbero interessare tutte le graduatorie che andranno a determinarsi a seguito dei concorsi che si svolgeranno nel 2020 e anche dopo perché l’emendamento che dispone ciò è inserito nella nuova legge di bilancio che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020.

Ci sono, insomma, tutti gli estremi, per un ricorso per disparità di trattamento. Pertanto, sarebbe opportuno riportare la suddetta graduatoria al 31 marzo 2021 o, al limite, alla sua scadenza naturale di novembre 2020.

A fare le spese di questa incresciosa situazione non sono soltanto gli idonei delle graduatorie approvate nel 2017 ma tutta la pubblica amministrazione e, in particolare, il sistema giustizia che necessitano di assunzioni e di un ricambio generazionale non più rinviabili.

Il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, in audizione dinanzi alle Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro della Camera, ha ribadito l’intenzione di assumere al più presto nuove risorse e velocizzare le procedure concorsuali mentre, dal canto suo, il Ministro Bonafede, ospite di “Porta a Porta”, ancora una volta, a proposito della riforma sulla prescrizione che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020, ha sottolineato gli investimenti importanti ed il piano assunzionale di 9.000 unità tra personale amministrativo e giudiziario.

Finalmente avremo una giustizia con le spalle larghe che sa dare una risposta di giustizia” ha dichiarato soddisfatto.

La giustizia di cui parla il Guardasigilli, è ancora lontana, a tratti quasi avveniristica. Di sicuro c’è che, al momento, il nostro sistema giudiziario è messo molto male, ostaggio di inefficienze, ritardi e di una riforma che, a metà dicembre, ancora non ha un volto.

I tribunali, le procure e le corti d’appello reclamano personale amministrativo e giudiziario e quello che c’è, cerca come può di dare ai cittadini quella risposta di giustizia che, peraltro, è un diritto di tutti.

Per fare questo servono risorse umane e materiali, palazzi di giustizia possibilmente non fatiscenti e riforme che accompagnino investimenti e politiche assunzionali ma la giustizia italiana gira al contrario, continuando a sprofondare nella palude delle sue criticità.

C’è un’imbarazzante incongruenza tra quanto viene detto e ripetuto a favore di telecamere e quanto, poi, viene effettivamente fatto, soprattutto, se si annunciano assunzioni mai viste prima nella storia di questo Paese salvo, poi, accorciare la validità dell’unica graduatoria di cui il Ministero della Giustizia dispone. Un modo piuttosto singolare di riformare il nostro sistema giudiziario.

Sarebbe il caso, invece, di accelerare le assunzioni, esaurire le graduatorie e mettere chi opera già nella giustizia nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi ma tutto procede con estrema lentezza come se le tempistiche non contassero nulla.

A tutto questo, poi, si aggiunge anche un emendamento che al posto di velocizzare i nuovi ingressi nella giustizia e nella pubblica amministrazione, ha l’effetto di una tagliola sull’efficacia delle graduatorie, penalizzandone alcune e favorendone altre.

Questo non è un sistema giudiziario con le spalle larghe e, per come si presenta ora, non è un sistema in grado di dare una risposta equa ed efficiente a quella domanda di giustizia di cui ha bisogno questo Paese.

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