SÌ DELLA CAMERA ALLA LEGGE DI BILANCIO MA È SCONTRO SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA FRA TRIBUNALI AL COLLASSO E TAGLI ALLA VALIDITÀ DELLE GRADUATORIE

La manovra economica è legge. Il 24 dicembre, dopo diverse ore di discussione parlamentare, l’Aula di Montecitorio ha approvato la legge di bilancio per il 2020 con 312 voti favorevoli e 153 contrari. In precedenza, il Governo aveva chiesto ed ottenuto la fiducia per accorciare i tempi di discussione ed evitare modifiche che costringessero la legge ad un nuovo esame al Senato. Il testo approvato, infatti, è lo stesso licenziato dall’Aula di Palazzo Madama.

L’approvazione della legge di bilancio rappresenta l’ultimo atto politico di rilievo prima della fine dell’anno. Resta, invece, lo scontro tra le forze politiche della maggioranza sulla riforma della prescrizione che, come annunciato più volte dal Guardasigilli Bonafede, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020 mentre il Pd ha già depositato la sua proposta di legge sulla prescrizione con l’obiettivo di evitare le conseguenze negative della riforma voluta dal precedente Esecutivo ma soprattutto per rilanciare la necessità e l’urgenza di fissare tempi certi per la durata dei processi, come richiede la Costituzione.

Quello della giustizia rimane un tema che ha sempre messo a dura prova la stabilità dei precedenti governi e l’Esecutivo attuale non fa eccezione. Per il nostro Paese, portare a casa una riforma della giustizia che metta tutti d’accordo è sempre stato difficile.

Il 27 settembre scorso, al termine di un vertice a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e l’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, il Ministro Bonafede aveva annunciato una rivoluzione per la giustizia italiana. Il titolare di Via Arenula era visibilmente soddisfatto anche perché aveva in tasca la data di scadenza di quella rivoluzione, ovvero il 31 dicembre ma tutto è ancora in alto mare e se ne riparlerà all’inizio del 2020 quando la nuova prescrizione sarà già una realtà.

Così, mentre si discute su una riforma che metta tutti d’accordo, la giustizia, quella del Paese reale, rischia il blocco di ogni attività giudiziaria ed amministrativa.

Significativo il caso del Tribunale di Roma, Capitale d’Italia, dove sono già state perse 400 unità di personale, appartenenti a tutti i profili professionali, dai cancellieri agli ausiliari fino ai dirigenti. Gli uffici giudiziari sono a rischio chiusura e, nonostante gli sforzi dei dipendenti, si va verso la riduzione del numero delle udienze e degli orari di apertura al pubblico.

Le organizzazioni sindacali sono sul piede di guerra e, per l’ennesima volta, tornano a denunciare non solo carenze di organico ma anche di strumentazioni e spazi adeguati per quello che è definito il cuore pulsante della giustizia romana e non soltanto.

I sindacati lamentano che le soluzioni presentate finora sono inadeguate nei tempi e nei numeri perché ciò che manca è un progetto complessivo e le criticità non hanno solo una ricaduta a livello locale ma anche sul funzionamento dell’intero sistema giudiziario italiano.

Insomma, servono risposte concrete ed immediate e non solo perché è a rischio l’efficienza del Tribunale di Roma, nodo centrale del sistema giudiziario italiano. La triste condizione in cui versa il tribunale capitolino è la stessa di tanti altri tribunali di provincia che vivono le stesse identiche difficoltà ma con meno clamore.

Personale amministrativo e giudiziario insufficiente e con una media di età tra le più alte fra tutti i Paesi dell’Unione Europea, palazzi di giustizia fatiscenti, un processo di digitalizzazione più volte annunciato ma mai partito, mancanza di strumentazioni e spazi adeguati, questi i mali della nostro sistema giudiziario e i risultati sono processi lunghi, lenti e costosi per le tasche dei cittadini.

Una giustizia così non serve a nessuno e rappresenta anche un deterrente per tutte quelle imprese che vogliono investire nel nostro Paese ma che, di fronte alla mancanza di tempi certi per la definizione dei procedimenti, preferiscono portare i loro capitali altrove con evidenti ripercussioni anche sulla nostra economia. Non si capisce perché sia davvero così difficile mettere a punto un sistema giudiziario efficiente e funzionale.

Il Guardasigilli ha sempre sostenuto che prima di avviare una riforma strutturale di tutto il nostro sistema giudiziario è necessario predisporre investimenti e assunzioni per potenziare gli uffici giudiziari. La sottoscrizione del piano assunzionale per il triennio 2019/2021 va in quella direzione ma c’è qualcosa che ancora non quadra.

Sui buoni propositi di una riforma ancora senza volto e sulle priorità della giustizia prevalgono incongruenze e contraddizioni. Quella più evidente è contenuta proprio nella legge di bilancio approvata qualche giorno fa.

L’art. 1, ai commi 147 e 148, stabilisce che tutte le graduatorie approvate dal 2012 al 2017 sono valide fino al 30 settembre 2020 mentre quelle approvate nel 2011 sono utilizzabili fino al 30 marzo 2020. Diversamente, le graduatorie del 2018 e 2019 hanno una vigenza di tre anni dalla data della loro approvazione.

In sostanza, le proroghe che la precedente legge di bilancio aveva disposto sono state cancellate con grave danno soprattutto per tutte quelle graduatorie approvate nel 2017, tra le quali proprio quella scaturita dal concorso per il profilo di assistente giudiziario e approvata il 14 novembre di due anni fa, la cui scadenza, con la nuova legge di bilancio, è stata fissata al 30 settembre 2020, con due mesi di anticipo rispetto alla sua scadenza naturale.

Così, mentre da una parte si sottolineano assunzioni senza precedenti nella storia della nostra Repubblica, dall’altra si taglia la validità delle graduatorie, anzi, dell’unica graduatoria di cui il Ministero della Giustizia dispone, in attesa che si concludano le procedure concorsuali attualmente in corso.

A meno che la riduzione della vigenza della suddetta graduatoria non preluda all’assunzione in tempi rapidi dei circa 840 idonei rimasti, il provvedimento adottato in legge di bilancio lascia molto perplessi anche perché, tra l’altro, va ad incidere in maniera retroattiva su una graduatoria di due fa, già finanziata e autorizzata.

Di fronte a una misura difficile da comprendere e, per questo inaccettabile, resta da augurarsi che essa venga modificata con il Decreto Milleproroghe, riportando la vigenza della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari al 31 marzo 2021 oppure alla scadenza naturale del novembre 2020.

In ogni caso, è necessario un provvedimento che ponga rimedio ad una disposizione palesemente illegittima ed iniqua. Dunque, per la giustizia italiana, il 2019 si conclude esattamente come si era concluso il 2018.

Abbiamo fissato la prescrizione al gennaio 2020 in modo tale da avere un anno di tempo per fare due cose importanti. Una, cominciare a far andare a regime gli investimenti che stiamo facendo sulle assunzioni di magistrati e dei cancellieri e l’altra intervenire sul processo penale per velocizzarlo”.

Queste le dichiarazioni del Guardasigilli Bonafede alla stampa nei giorni che precedevano l’approvazione della manovra per il 2019.

Da queste parole è trascorso un anno ma potrebbe essere trascorso anche un giorno. Nonostante il cambio di governo continua lo scontro sulla prescrizione e sulla riforma della giustizia, investimenti e assunzioni ci sono ma queste ultime procedono a rilento, bisogna ancora intervenire sui tempi del processo penale e, in più, c’è una graduatoria con una vigenza ridotta di sei mesi.

L’aspettativa è che il 2020 sia l’anno che vedrà una giustizia più efficiente e vicina alle necessità dei cittadini, lontana da quelle inefficienze e ritardi che l’hanno resa quel gigante con i piedi d’argilla, sempre più difficile da gestire e quasi impossibile da riformare.

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