IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA AVVIA I SOPRALLUOGHI PER LA RIAPERTURA DEI TRIBUNALI SOPPRESSI CON IL DECRETO LEGISLATIVO 155/2012

La riforma sulla prescrizione rimane così come è entrata in vigore il 1° gennaio ma con la possibilità di una modifica, inserita nella riforma del processo penale che sarà presentata entro un paio di settimane in Consiglio dei Ministri.

È quanto emerso dall’ultimo vertice di Governo, nel corso del quale il Presidente del Consiglio ha proposto quello che è stato subito ribattezzato subito come il “lodo Conte” per mediare tra le forze della maggioranza che sulla prescrizione proprio non riescono a trovare una quadra.

La proposta di Conte opera una distinzione fra condannati ed assolti. Nel caso in cui l’imputato venga condannato, i termini della prescrizione si bloccano, come stabilito dalla riforma già entrata in vigore. In caso di assoluzione, l’ipotesi è quella di uno stop per alcuni mesi oppure per il normale decorso dei termini. Qualcuno già parla di giustizia a due velocità e di meccanismo incostituzionale.

L’unica cosa certa è che i tempi del sistema giustizia procedono molto a rilento e che le discussioni tra le forze politiche sono distanti anni luce da una realtà che tribunali e corti d’appello vivono sempre più con estrema difficoltà nel tentativo di affrontare tutte quelle inefficienze alle quali la politica non riesce, o non si decide, a trovare una soluzione.

Mentre le forze della maggioranza tentano di trovare un accordo sulla nuova prescrizione, il Ministero della Giustizia sta predisponendo i sopralluoghi per decidere l’eventuale riapertura, ove vi saranno le condizioni, dei tribunali soppressi con la riforma della geografia giudiziaria del 2012 che dispose la chiusura di 31 tribunali, di tutte le sezioni distaccate di Tribunale e il drastico taglio degli Uffici dei Giudici di Pace, non senza disagi organizzativi non controbilanciati dai vantaggi della spending review.

La riforma, secondo la maggior parte degli addetti ai lavori, rappresentò un vero e proprio terremoto che modificò le modalità di accesso alla giustizia per i cittadini, oltre che determinare un sovraccarico di affari pendenti in quegli uffici ai quali furono accorpati i tribunali chiusi.

La redistribuzione territoriale degli uffici giudiziari non risulta allo stato avere determinato incrementi dei carichi lavoro, atteso che presso gli uffici giudiziari accorpanti, oltre ad essere confluiti i procedimenti già incardinati presso quelli soppressi, sono altresì transitate le unità di personale, giudiziario ed amministrativo che ivi operavano”.

Queste le parole del Guardasigilli Bonafede il 31 ottobre 2018, nel corso di un question time alla Camera sul tema della revisione della geografia giudiziaria.

Rispetto a quasi due anni fa, si possono registrare delle aperture importanti da parte di Via Arenula e in molte località interessate dalla soppressione dei propri tribunali le aspettative sono alte.

Tra questi c’è il tribunale di Sala Consilina, l’unico ad essere compreso oltre che tra due province, anche tra due Regioni, con il passaggio da una Corte d’Appello ad un’altra.

Dopo la chiusura del Tribunale di Sala Consilina, quello di Vallo della Lucania costituisce l’unico punto di riferimento dell’amministrazione della giustizia su quasi tutto il territorio a sud di Salerno, con 51 comuni di competenza e 125mila abitanti. Fra i tribunali campani cancellati anche quello di Ariano Irpino e S. Angelo dei Lombardi.

In Sicilia l’attesa è per le sedi soppresse di Modica, Nicosia e Mistretta. In Umbria, dopo la chiusura del tribunale di Foligno, il presidio di Spoleto, in particolare Tribunale e Procura, hanno visto triplicati territorio e popolazione di competenza in seguito al riordino territoriale dell’amministrazione giudiziaria, passando da 80mila a 230mila abitanti e arrivando a coprire tutta l’Umbria centrale.

Restano in bilico, anche se prorogati dal 2021 al 2022, i tribunali abruzzesi di Vasto, Lanciano, Avezzano e Sulmona, inizialmente destinati alla soppressione con la riforma del 2012. La lista è davvero lunga e ogni regione chiede con forza che le sedi soppresse vengano riaperte.

Non si può non sottolineare che la revisione della geografia giudiziaria di otto anni fa, ha dato il colpo di grazia ad un sistema giudiziario già provato da numerose carenze e tornare indietro è davvero difficile anche se non impossibile.

Riaprire tutte, o soltanto alcune delle sedi soppresse, pone una questione di primaria importanza, quella legata alle assunzioni e soprattutto alla rideterminazione delle piante organiche di personale amministrativo e giudiziario.

La Procura della Repubblica del Tribunale di Nocera Inferiore, ad esempio, dopo la revisione della geografia giudiziaria e con l’accorpamento delle due sezioni distaccate di Cava de’ Tirreni e Mercato San Severino, ha visto aumentare il suo bacino di utenza da 251.137 a 397.107 abitanti.

Il piano assunzionale, predisposto dal Ministero della Giustizia nel giugno 2019, è sicuramente un passo importante ma non è sufficiente. Investimenti e assunzioni sono determinanti ma è necessario un cambio di rotta per quel che riguarda la rimodulazione delle piante organiche.

Finora la rideterminazione delle piante organiche è sempre stata fatta tenendo presente la dotazione organica di tribunali e corti d’appello ma è evidente che tale modalità, date le gravi carenze di personale e l’incremento dei bacini di utenza, ha ulteriormente appesantito la lentezza del sistema giustizia con la conseguenza che il carico di lavoro e gli arretrati da smaltire sono aumentati mentre le risorse umane sono rimaste quelle e i tempi di definizione dei processi si sono allungati. Non a caso, il nostro Paese, tra quelli dell’Unione Europea, è maglia nera proprio per ciò che riguarda lo smaltimento degli arretrati.

Con l’approvazione della legge Madía é stato superato il concetto di dotazione organica come concezione rigida a favore di una rimodulazione annuale della stessa in base ai fabbisogni dell’amministrazione. Ciò consentirebbe, in relazione al concetto di turnover, di non assumere necessariamente nei profili che risultano carenti ma in quelli ritenuti strategici, individuati anno per anno. Tuttavia, è importante tenere presente anche il bacino di utenza di ogni territorio e le esigenze che ciò comporta.

La figura dell’assistente giudiziario, la cui graduatoria è tuttora l’unica di cui dispone il Ministero, ha un’importanza centrale nell’amministrazione della giustizia ed è considerata la fonte principale dell’attività di una cancelleria poiché è soprattutto colui che assiste il magistrato in udienza. Un profilo decisamente determinante dal punto di vista strategico e con mansioni di grande responsabilità.

L’eventuale riapertura dei tribunali soppressi, oppure di parte di essi, sarebbe un segnale significativo che, senza dubbio, migliorerebbe l’efficientamento del sistema giustizia ma non basterebbe senza la necessaria rideterminazione delle piante organiche che tengano conto del fabbisogno e delle opportune assunzioni nei profili strategici.

Ancora una volta, le riforme strutturali che riguardano prescrizione e il dimezzamento dei tempi dei procedimenti civili e penali, senza dubbio indispensabili, sono strettamente collegate all’urgenza di assumere personale qualificato, tenendo conto non solo delle necessità degli uffici giudiziari ma anche dei singoli territori con le loro peculiarità e problematiche.

Dopo anni di ingiustificati rallentamenti, determinati anche da politiche di spending review, è giunto il momento di far ripartire la macchina della giustizia, assicurando nuove risorse al comparto anche attraverso la proroga delle graduatorie, soprattutto di quelle del 2017 la cui vigenza è stata ridotta dal 31 marzo 2021 al 30 settembre 2020 e tra queste, quella degli idonei assistenti giudiziari. A questo proposito, il Movimento 5 Stelle ha annunciato la presentazione di un emendamento al Milleproroghe per estenderne la validità.

Ripristinare la validità della suddetta graduatoria significherebbe porre rimedio ad un provvedimento iniquo ma, soprattutto, è indispensabile assumere e adottare tutte le iniziative necessarie per esaurire quanto prima la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, rispettando il programma assunzionale già intrapreso verso una giustizia efficiente per tutti i cittadini e per la nostra economia.

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