PUBBLICATA LA RELAZIONE TECNICA PER LA RIDEFINIZIONE DELLE PIANTE ORGANICHE DEI MAGISTRATI, MA SERVE VELOCIZZARE LE ASSUNZIONI DEL PERSONALE

Sono 117 i magistrati che ricopriranno incarichi nelle corti d’appello e nelle procure generali. È quanto emerge dalla relazione tecnica sul progetto di determinazione delle piante organiche del personale di magistratura di merito. La proposta del Ministero, ora al vaglio del Csm, prevede l’assegnazione di 402 nuovi magistrati a tribunali ordinari, corti d’appello, tribunali per i minorenni e sorveglianza, senza tenere conto dei 54 posti di magistrato distrettuale.

Il rafforzamento del numero di magistrati è stato disposto con la legge di bilancio 2019 che ha stabilito l’aumento del ruolo organico del personale della magistratura ordinaria di 600 unità e che prevede la contestuale autorizzazione di spesa nel triennio che consentirà di assicurare la copertura integrale delle risorse aggiuntive. Di queste 600 unità, 70 sono state già assegnate alla Corte di Cassazione e alla relativa Procura Generale, con il decreto firmato dal Ministro Bonafede lo scorso 17 aprile.

Il potenziamento delle piante organiche degli uffici di legittimità consentirà di dare ulteriore sostegno allo sforzo di adeguamento organizzativo e tecnologico già avviato dalla Corte di Cassazione e dalla Procura Generale al fine di fronteggiare l’incremento dei carichi di lavoro rilevato negli ultimi anni.

Le determinazioni assunte rappresentano la prosecuzione del lavoro svolto in occasione della rideterminazione delle piante organiche degli uffici di primo e secondo grado, realizzata con i decreti ministeriali del 1° dicembre 2016 e del 2 agosto 2017 con l’obiettivo di migliorare i tempi di risposta alla domanda di giustizia.

La rimodulazione delle piante organiche della magistratura è una delle misure di cui il nostro sistema giudiziario necessita per migliorare la sua efficienza in considerazione dei tempi di definizione dei processi e della difficoltà affrontate dagli uffici giudiziari per smaltire l’arretrato delle cause pendenti.

I dati forniti dalla relazione tecnica presentata dal Ministero della Giustizia sono eloquenti. In base al disposition time, l’indicatore che fornisce una stima prospettica della durata media dei procedimenti e calcolato come rapporto tra il numero di procedimenti pendenti al 31 dicembre 2018 e la media dei procedimenti definiti nel triennio 2016/2018, viene evidenziato che nel 2018 la durata media dei procedimenti civili è stata di 702 giorni in corte d’appello, con una riduzione del 21% rispetto al 2014 e di 369 giorni nei tribunali ordinari, il 9% in meno rispetto al 2014.

Anche in ambito penale si è avuta negli ultimi anni una riduzione delle pendenze, sebbene di entità più lieve rispetto a quella registrata nel civile.

La durata dei procedimenti penali espressa dal disposition time, calcolato rapportando il numero dei procedimenti pendenti al 31 dicembre 2018 alla media dei procedimenti definiti nel triennio 2016/2018, risulta pari a 889 giorni nelle corti di appello e a 367 giorni nei tribunali. Rispetto al 2014, nelle corti di appello è stata registrata una riduzione del 6% mentre i tribunali hanno fatto registrare un lieve aumento dell’1%.

In tal senso, la distribuzione delle 402 unità di magistrati ordinari, in attuazione di quanto previsto dal comma 375 dell’art.1 della legge di bilancio 2019, opera un importante rafforzamento della dotazione organica del personale della magistratura con un aumento effettivo delle piante organiche degli uffici giudiziari italiani, con particolare attenzione al contenimento delle tempistiche di definizione dei procedimenti.

Fra i distretti che beneficeranno di un numero consistente di risorse aggiuntive ci sono quelli di Roma con 50 magistrati e Milano con 35. Seguono il distretto di Bologna con 33 magistrati, Napoli con 31 e Firenze con 26. Dalla relazione tecnica elaborata dal Ministero emerge che la giustizia italiana sta nettamente migliorando.

In ambito civile, tra il 2014 e il 2018, l’82% dei tribunali e il 90% delle corti d’appello hanno fatto registrare una riduzione delle pendenze mentre nel penale, nel 2018, il 61% dei tribunali aveva pendenze inferiori a quelle del 2014.

Nonostante ciò, le performance degli uffici giudiziari restano al di sotto delle medie europee e la realtà geografica italiana presenta rilevanti disomogeneità fra le varie sedi giudiziarie con un notevole divario fra nord e sud.

Significativi sono stati gli investimenti operati negli ultimi anni in tema di innovazione organizzativa e supporto di risorse con un importante piano assunzionale di personale amministrativo di 8.661 unità per i prossimi due anni, unitamente all’ulteriore potenziamento della digitalizzazione del processo civile e penale.

Nonostante tutti gli sforzi per migliorare la sua efficienza, la giustizia italiana arranca ancora vistosamente soprattutto per quanto concerne le carenze di personale amministrativo.

Il piano assunzionale sottoscritto dal Guardasigilli Bonafede va nella direzione di un rafforzamento degli uffici giudiziari italiani ma, alla luce degli oltre 20mila pensionamenti previsti nei prossimi tre anni, appare come una soluzione momentanea volta a tamponare le criticità attuali e che non risolve in modo definitivo il problema dei vuoti di organico.

Alla rideterminazione delle piante organiche del personale di magistratura di merito sarebbe opportuno affiancare la ridefinizione delle piante organiche anche del personale amministrativo senza il quale i magistrati non possono operare.

La giustizia “reale”, quella della quotidianità dei tribunali, delle corti d’appello e delle procure, appare ben diversa dalla giustizia descritta dai numeri di una relazione tecnica e racconta di carenze di ogni genere, di ritardi, di inadeguatezza delle piante organiche e di cittadini sempre più sfiduciati nei confronti di un sistema che non è in grado di dare risposte ad una legittima domanda di giustizia.

Ci sono tribunali che chiedono costantemente rinforzi, semplicemente per assolvere le proprie mansioni in maniera dignitosa e nel rispetto delle esigenze della collettività e per i quali anche solo un assistente giudiziario in più farebbe la differenza.

In attesa, come da piano assunzionale, che anche le procedure concorsuali previste si concludano con la relativa immissione in servizio dei vincitori entro la fine di quest’anno o addirittura all’inizio dell’anno prossimo, l’unica graduatoria di cui dispone il Ministero della Giustizia è quella degli idonei assistenti giudiziari.

La graduatoria suddetta, la cui vigenza è stata ridotta per effetto dell’entrata in vigore della legge di bilancio 2020 al 30 settembre, attualmente risulta composta da 838 unità. Un numero davvero esiguo che, però, consentirebbe a molti tribunali di migliorare la qualità del loro lavoro. Ancora una volta il tema delle risorse umane si dimostra decisivo per il sistema giustizia e per la sua ripartenza.

Certamente, sia il progetto di determinazione delle piante organiche del personale di magistratura di merito che il piano assunzionale del Ministero vanno in quella direzione ma occorre più coraggio che, in parole povere significa velocizzare le tempistiche di assunzione e garantire quanto prima un ricambio generazionale di cui l’intero comparto avverte sempre più l’urgenza.

In giorni in cui la politica continua a discutere di prescrizione e di riforma del processo penale, la necessità di ripartire dal capitale umano diventa un’esigenza non più rinviabile, giudicata indispensabile per ridare credibilità ad un sistema giudiziario ancora troppo indietro rispetto a quelli degli altri Paesi europei e in ritardo rispetto alla domanda di giustizia del nostro Paese.

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