NOCERA INFERIORE, PRATICANTI AVVOCATI VOLONTARI IN TRIBUNALE E GLI 838 IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI A CASA: ECCO IL VERO VOLTO DELLA GIUSTIZIA ITALIANA

Il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, difende la legge “Spazzacorrotti”, soprattutto la nuova prescrizione, entrata in vigore il 1° gennaio e intorno alla quale continua il confronto tra le forze che compongono l’Esecutivo. La vera sfida del Guardasigilli riguarda il disegno di legge sulla riforma del processo penale, presentata nel corso del vertice di maggioranza del 21 gennaio a Palazzo Chigi.

Il ddl Bonafede “recante deleghe al governo per l’efficienza del processo penale, per la riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario e della disciplina su eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati nonché disposizioni sulla costituzione e funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura” si pone principalmente l’obiettivo di velocizzare i tempi dei processi, garantendo certezza della pena e una risposta da parte dello Stato alla domanda di giustizia dei cittadini.

Il Guardasigilli è convinto che la riforma del processo penale porterà una vera e propria rivoluzione sui tempi di definizione dei processi e spegnerà definitivamente le polemiche sulla prescrizione.

Il disegno di legge prevede che un processo si svolgerà in soli 4 anni ed entro due anni, quando la riforma andrà a regime, addirittura in tre. Per ora, un anno in primo grado, due in appello e uno in Cassazione. E poi, tra due anni, un solo anno per ogni grado di giudizio e, quindi, tre anni. La prescrizione, invece, sarà bloccata dopo il primo grado di giudizio ma soltanto in caso di condanna, con la possibilità di riprenderne il corso se l’imputato è assolto successivamente. La prescrizione resta bloccata per due anni quando viene impugnata la sentenza di proscioglimento ma con la possibilità di una proroga di altri due anni

Per il Guardasigilli, una rivoluzione, il segno che la giustizia ripartirà con il piede giusto ma, per molti addetti ai lavori e non solo, pura fantascienza. I penalisti sono sempre sul piede di guerra e, dopo lo sciopero del dicembre scorso, l’Unione delle Camere Penali Italiane ha proclamato per il 28 gennaio l’astensione dalle udienze e ha indetto una manifestazione nazionale davanti alla Camera dei Deputati.

L’impressione è che non basterà una riforma per mettere tutti d’accordo ma il vero problema è un altro e, purtroppo, sembra sfuggire a molti, probabilmente anche allo stesso Guardasigilli.

La questione vera è che, mentre nei palazzi della politica si discute di riforme e prescrizione come se fossero aghi della bilancia destinati a modificare gli equilibri del Governo, la giustizia sta morendo e i cittadini sono sempre più sfiduciati.

Il 70% degli italiani ritiene che il nostro sistema giudiziario funzioni male e la percentuale raggiunge l’81% tra coloro che hanno avuto esperienze dirette con la giustizia civile o penale. L’83% pensa che per migliorare il funzionamento del sistema giudiziario sia necessario snellire i tempi della giustizia civile, il 66% chiede una riforma del processo penale mentre il 57% degli italiani ritiene fondamentale un incremento degli organici nei tribunali.

Questi dati sembrerebbero dare ragione al Ministro Bonafede ma qualcosa non torna perché più passa il tempo e più crescono gli appelli di presidenti di tribunali e corti d’appello che raccontano di una giustizia a pezzi.

A Nocera Inferiore, il cui tribunale patisce da tempo gravissime carenze, praticanti avvocati saranno impiegati come volontari qualificati al posto dei cancellieri. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della località campana ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la Presidenza del Tribunale per la selezione di praticanti che volontariamente e, a titolo gratuito, forniscano supporto alle diverse cancellerie.

Nell’accordo viene sottolineato che l’attività di volontariato “si svolgerà in modo da garantire massimamente la dignità dei professionisti nostri iscritti”. L’opera sarà prestata per un massimo di sei mesi e non oltre le otto ore settimanali.

È questo il vero volto della giustizia italiana, quello che ricorre all’ennesimo protocollo per fare fronte alle drammatiche carenze di organico e chiede a dei giovani avvocati, seppur praticanti, di mortificare la loro professionalità per andare a svolgere gratuitamente mansioni che non sono di loro competenza.

Il vero volto della giustizia italiana è quello di Tempio Pausania, dove nei giorni scorsi, alcuni delegati della prima commissione del Csm si sono recati per verificare le condizioni del tribunale, dove hanno trovato una situazione disastrosa dal punto di vista strutturale, ambientale e delle risorse. I carichi di lavoro sono insostenibili, i sistemi informatici poco implementati o addirittura assenti, l’organico presenta notevoli carenze nel personale e mancano tutte le figure dirigenziali.

A Biella, per ovviare alla carenza di personale, la Regione ha dato il via libera ad un avviso pubblico destinato ai dipendenti regionali che, se aderiranno, verranno distaccati temporaneamente presso gli uffici della Procura della cittadina piemontese. I posti da coprire sono cinque, tra cui uno per il profilo di cancelliere e un altro per quello di assistente giudiziario.

Questo è lo scenario che ha accolto il 1° gennaio la nuova prescrizione e che accoglierà le prossime riforme, quelle destinate a rivoluzionare il nostro sistema giudiziario.

Che fine hanno fatto tutte quelle assunzioni senza precedenti e mai viste prima nella storia della nostra Repubblica ? Come mai non viene più sottolineato quel piano assunzionale dal quale doveva ripartire la giustizia italiana ?

Le assunzioni senza precedenti sono sempre lì, al palo mentre si preferisce continuare a sottoscrivere protocolli d’intesa come se le risorse che servono non ci fossero. Invece, non solo ci sono ma all’unica graduatoria di cui, attualmente, dispone il Ministero della Giustizia, quella degli idonei assistenti giudiziari, è stata ridotta la sua vigenza di ben sei mesi, anticipandone la scadenza a settembre.

In graduatoria restano 838 idonei, che tra rinunce, dimissioni e mancate prese di servizio, saranno anche meno. Un esiguo numero di persone, costrette a rimanere a guardare mentre il nostro sistema giudiziario, per risolvere le sue criticità, si rivolge altrove.

Ha senso tutto questo ? Qualche anno fa, quando i concorsi erano bloccati e mancavano le risorse finanziarie, probabilmente si. Ora che c’è una graduatoria, già finanziata e autorizzata, che sono in corso nuove procedure concorsuali e che, da qualche anno, sulla giustizia si è tornato ad investire come non si faceva più da tempo, situazioni come quelle di Nocera Inferiore, Tempio Pausania e Biella non sono più accettabili.

Se gli strumenti normativi, amministrativi e finanziari, però, ci sono e sono stati predisposti con l’obiettivo di migliorare l’efficienza degli uffici giudiziari del nostro Paese, assumendo personale qualificato e programmando investimenti importanti, perché aspettare ? E, soprattutto, cosa si aspetta ancora ?

Certamente, non sarà uno sparuto gruppo di idonei di una graduatoria la soluzione ai problemi del nostro sistema giudiziario ma queste persone saranno in grado di migliorare il livello di produttività di ogni singolo ufficio soprattutto in quelle realtà dove anche i piccoli numeri sono importanti e assumere anche solo un assistente giudiziario può fare la differenza.

Affannarsi a discutere di grandi riforme, quando è evidente che in alcune realtà non sarà possibile attuarle è inutile. Ciò che serve è soprattutto la consapevolezza che ogni singola riforma, piccola o grande che sia, per la sua realizzazione, necessita di quel personale qualificato che già c’è e attende solo di essere chiamato, se non altro, per arrestare il tracollo, ormai evidente, dell’intero sistema giustizia.

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