ANNO GIUDIZIARIO FRA PROTESTE E RICHIESTE DI PERSONALE AMMINISTRATIVO. GLI IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI PRESENTI NELLE CORTI D’APPELLO

Non basta, non è sufficiente. Bisogna fare molto di più. È questo il messaggio che è arrivato, forte e chiaro, da tutte le corti d’appello italiane in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. A non bastare sono le risorse, in termini di uomini e mezzi, destinate agli uffici giudiziari di tribunali e corti d’appello sempre più in sofferenza.

Il dramma della carenza di personale è emerso in tutta la sua gravità consegnando l’immagine di una giustizia sempre più fragile e che, ogni giorno, lotta per la sopravvivenza. L’inaugurazione dell’anno giudiziario è divenuta occasione di contestazioni sulla prescrizione e sui vuoti di organico, in un clima molto teso tra avvocatura e magistratura.

Ai rappresentanti del Ministero della Giustizia, che nei loro interventi hanno illustrato le ambiziose politiche assunzionali volute da Via Arenula, hanno fatto da contraltare quelli di presidenti di corti d’appello, tribunali e procure generali che, pur riconoscendo l’inversione di tendenza sugli investimenti e le assunzioni, hanno chiesto un ulteriore potenziamento degli organici.

A Roma, il presidente della Corte d’Appello, Luciano Panzani, pur manifestando il suo apprezzamento per i massicci investimenti e per il piano assunzionale voluti dal Ministero, ha sottolineato che quanto fatto finora non basta.

Critico anche il presidente del Tribunale di Roma, Francesco Monastero, che ha chiesto un vero e proprio piano di emergenza per fronteggiare la drammatica carenza di personale che, tradotta in numeri, significa 450 unità in meno, quasi il 40% della pianta organica del Tribunale, un’enormità e un paradosso nel Paese che vorrebbe una giustizia più equa ed efficiente.

A Roma mancano i cancellieri e la carenza incide sulla celebrazione del processo penale. A Torino, alcuni giorni fa, sulla scrivania del Presidente del Tribunale, Massimo Terzi, è arrivata la domanda di trasferimento da parte di 55 dipendenti, tra cancellieri e assistenti giudiziari, in servizio presso la sezione dei giudici per le indagini preliminari e i motivi sono sempre gli stessi: troppi carichi di lavoro, turni pesanti e carenze d’organico.

Ad Ancona, durante la cerimonia dell’anno giudiziario, un centinaio di avvocati ha abbandonato l’aula per protestare contro la prescrizione ma soprattutto contro i vuoti di organico.

A Perugia, le carenze di magistrati e personale amministrativo rispondono, rispettivamente, al 7,6% e al 20,2%. La situazione risulta peggiorata rispetto allo scorso anno a causa dei numerosi pensionamenti, non adeguatamente fronteggiati con le nuove assunzioni di assistenti e funzionari giudiziari.

In Sardegna, le gravi carenze di organico, soprattutto di personale amministrativo, stanno mettendo in crisi il funzionamento della macchina della giustizia nei tribunali della regione, anche a causa dei pensionamenti con “quota 100”.

Il messaggio, partito da tutte le corti d’appello italiane, è stato chiaro: prima ancora che di riforme strutturali, la giustizia italiana ha bisogno soprattutto di personale, di risorse che poi possano attuare le eventuali riforme.

Quelle risorse ci sono già e, alcuni di loro, erano presenti all’inaugurazione dell’anno giudiziario a ricordare che il Ministero della Giustizia, in attesa che vengano completamente espletate le procedure concorsuali in corso, dispone di un’unica graduatoria che è quella determinatasi a seguito del concorso ad 800 posti per il profilo di assistente giudiziario, indetto nel novembre 2016 e che ha prodotto una graduatoria di 4.915 persone, 3.386 delle quali già in servizio e a cui, in questi giorni, si sono aggiunte ulteriori 489 unità. Restano ancora 838 idonei che, al netto di rinunce, dimissioni e mancate prese di servizio, saranno anche meno.

Da Firenze, dove ha presenziato alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario, la responsabile del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi del Ministero, Barbara Fabbrini, ha rassicurato sullo scorrimento della suddetta graduatoria, già opportunamente finanziata e autorizzata mentre gli idonei, invece, sono ancora a casa, in attesa di una convocazione.

Tempistiche lunghe e, per certi versi, inspiegabili, soprattutto quando a chiedere personale sono quelle stesse persone che la giustizia, con tutte le sue criticità ed inefficienze, la vivono tutti i giorni.

Altrettanto inspiegabili sono la mancata rideterminazione delle piante organiche del personale amministrativo, chiesta con forza dai presidenti delle corti d’appello, le tempistiche lente di assunzione e la riduzione della vigenza della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari fissata, dalla legge di bilancio per il 2020, dal 31 marzo 2021 al 30 settembre di quest’anno. Incomprensibile la continua sottoscrizione di protocolli d’intesa quando le risorse già ci sono.

A tutto questo, nella giornata d’inaugurazione dell’anno giudiziario, non è stata fornita risposta. C’erano soltanto le domande, le richieste dei rappresentanti della magistratura e dell’avvocatura, dei dirigenti amministrativi e di quegli stessi idonei, alcuni dei quali hanno avuto la possibilità di portare all’attenzione dei presenti le loro istanze, che hanno trovato piena condivisione da parte di tutti.

Interventi importanti almeno quanto quelli di un Presidente di Corte d’Appello o di un Sottosegretario alla Giustizia perché a parlare sono proprio quelle persone oggetto delle richieste pervenute ai rappresentanti del Ministero da parte degli addetti ai lavori e, in molti distretti, causa di contestazioni. Sono quelle le risorse che mancano e che chiedono di poter dare il proprio contributo all’efficienza del sistema giustizia, consapevoli che non saranno la soluzione definitiva ma che, comunque, faranno la differenza.

Alcuni, per questioni di tempo, non hanno avuto la possibilità d’intervenire ma erano presenti, si sono presentati e hanno ascoltato con attenzione quanto veniva detto mentre venivano mostrati grafici sulle carenze di personale, con numeri, percentuali e stime.

Dietro al sistema giustizia, però, ci sono le persone con le loro professionalità che, ogni giorno, mandano avanti una macchina complessa che dovrebbe essere una priorità dell’ordinamento nazionale, non fosse altro perché ha un impatto determinante anche sulla nostra economia.

Prima di parlare di riforme strutturali, di prescrizione, di dimezzare i tempi dei processi, sarebbe opportuno mettere mano alle assunzioni, alle piante organiche, e non solo a quelle dei magistrati, perché sono proprio quelle risorse, che ora mancano così drammaticamente, a consentire l’attuazione di ogni singola riforma così come la pubblicazione di una sentenza.

La giustizia è fatta di persone e ne sono ben consapevoli coloro che la vivono tutti i giorni, convinti che investire sulle politiche assunzionali equivale a valorizzare la qualità del sistema giudiziario. Se manca il personale amministrativo, i magistrati, gli avvocati e tutti gli operatori non possono mandare avanti il sistema e anche una perfetta riforma della giustizia, senza uomini e mezzi, è destinata a fallire. E, proprio in questi giorni in cui si dibatte su prescrizione e riforme del processo, bisognerebbe tenerlo presente.

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