GIUSTIZIA IN BILICO TRA PRESCRIZIONE E RIFORMA DEL PROCESSO PENALE, MA TRIBUNALI E CORTI D’ APPELLO CHIEDONO PERSONALE AMMINISTRATIVO

Inizia una settimana decisiva per prescrizione e riforma del processo penale e il governo si prepara alla prova dell’Aula di Montecitorio dove il Milleproroghe comincerà il suo percorso. Proprio il decreto sarà il primo scoglio che le forze politiche dell’Esecutivo saranno chiamate ad affrontare, già dall’11 febbraio, quando sarà presentato l’emendamento con il lodo Conte bis che prevede lo stop alla prescrizione in primo grado soltanto in casi di condanna. Successivamente, nel corso di un consiglio dei ministri, verrà presentata la riforma del processo penale che ha l’obiettivo di dimezzare i tempi dei processi, migliorando l’efficienza del sistema giustizia.

Riforme strutturali essenziali e intorno alle quali si cerca di trovare una quadra tra le proteste degli addetti ai lavori e le polemiche delle forze politiche di maggioranza e opposizione ma, mentre si discute di prescrizione e riforme per velocizzare i processi, chi cerca di mandare avanti il sistema giudiziario, affrontando ogni genere di criticità, chiede più investimenti e personale. Come dire che le riforme sono importanti ma, prima di approvarle e porle in atto, è necessario mettere mano alle assunzioni di nuove risorse.

Un legislatore serio deve preoccuparsi del perché un fascicolo resta quattro anni in un armadio del pmha dichiarato Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, ospite di Lucia Annunziata. E ancora: tutte queste persone che si stanno ammazzando a gridare contro la prescrizione, perché nel mentre non presentano un’alternativa, un articolato di legge dove dimostrano concretamente che è possibile velocizzare i processi, che è possibile far funzionare la giustizia?” .

Ecco la domanda delle domande e Gratteri ha ragione. Risolvere i problemi partendo dalla coda non è molto saggio perché, casomai, converrebbe trovare una soluzione partendo dall’inizio, dalla base.

Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, però, non è il solo a porsi degli interrogativi e mentre la politica si affanna a discutere di prescrizione e di velocizzare i tempi dei processi, la giustizia continua a lottare per la sua stessa sopravvivenza.

Una lotta che sembrano conoscere soltanto gli addetti ai lavori che le difficoltà del sistema giustizia le vivono e le affrontano ogni giorno, cominciando proprio dalla Capitale, da Roma, dove il Presidente del Tribunale capitolino, Francesco Monastero, ha deciso di anticipare la chiusura degli uffici al pubblico. Il lavoro è tanto e le risorse sono poche. Mancano 413 unità, soprattutto cancellieri ed assistenti e, in attesa di rinforzi, accorciare gli orari delle cancellerie è sembrata l’unica soluzione percorribile.

Nel solo Tribunale di Roma, fra cancellieri e altri profili, i dipendenti dovrebbero essere 1.203 ma, ad oggi, in servizio sono 790, il 35% in meno. Mancano anche dirigenti e funzionari la cui carenza sfiora il 50%.

Un vulnus più volte denunciato e mai risolto che ha costretto il Presidente Monastero a decidere per la chiusura delle cancellerie un’ora prima rispetto alle quattro previste per legge, con soli cinque presidi fissi a coprire la quarta ora, e a ridurre la durata delle udienze penali. Le prove generali cominceranno dal prossimo 17 febbraio.

Per troppo tempo la macchina della giustizia è rimasta ferma a causa di politiche di spending review a cui hanno fatto da contraltare il blocco delle assunzioni, i pensionamenti anticipati e i pochi concorsi espletati negli ultimi anni.

Il primo concorso che ha dato il via ad una significativa inversione di tendenza è stato quello, indetto nel novembre 2016, per il profilo di assistente giudiziario, a distanza di quasi venti anni dall’ultima selezione e ciò spiega anche come mai la pubblica amministrazione italiana, tra tutti i Paesi dell’Unione Europea, sia tra quelle più anziane per l’età media dei dipendenti che si attesta sui 58 anni.

Il concorso, svoltosi in soli cinque mesi e con modalità informatiche, ha prodotto una graduatoria di 4.915 persone. Attualmente restano da assumere ancora 838 idonei che, però, nonostante la condizione emergenziale in cui versa la giustizia italiana, attendono ancora una convocazione.

A mancare non sono solo assistenti ma anche dirigenti, funzionari, operatori giudiziari, tecnici, contabili e ausiliari. Data la situazione di eccezionale gravità non si può più attendere. E se la Capitale, è ridotta piuttosto malconcia, la vita non è facile soprattutto per le piccole realtà di provincia.

Non è il blocco della prescrizione il rimedio alla crisi che attraversa il sistema penale, ma una serie di interventi ben più complessi e che vanno coordinati: dalla riduzione del carico penale al potenziamento delle risorse. Senza assistenti, cancellieri, funzionari e aule è impossibile eliminare l’arretrato e infine potenziare e rendere davvero convenienti i riti alternativi”.

A parlare così non è un politico dell’opposizione ma il Presidente della Corte d’Appello di Brescia, Claudio Castelli, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nel distretto la situazione è particolarmente critica a Mantova dove le pendenze penali sono salite addirittura la 67,2%. E pure le isole non stanno messe meglio.

A Capri è in corso una vera e propria emergenza giudiziaria. Già dall’estate scorsa, a causa dell’assenza del cancelliere, l’attività giudiziaria ha subìto delle interruzioni e, attualmente, c’è un solo funzionario che non può neanche assentarsi per malattia o per prendere ferie. Dopo la protesta dell’Associazione Forense dell’Isola di Capri, è stata trovata una soluzione provvisoria con l’invio di una nuova figura, proveniente dall’ufficio archivio del Tribunale di Napoli, con una sorta di turnover mensile, limitato a soli sei mesi, per due giorni la settimana.

In tutto il Paese, ci sono tanti altri tribunali, di grandi, medie e piccole dimensioni che, ogni giorno, si misurano con la lentezza della giustizia nel tentativo di mandare avanti un sistema che non ce la fa più e che rischia il blocco totale. Il Ministero, dal canto suo, sta provvedendo ma i tempi di risposta alle inefficienze della macchina della giustizia sono ancora più lenti della giustizia stessa.

Ha il suo bel daffare il Ministro Bonafede nel rassicurare che la nuova prescrizione garantirà la certezza del diritto, che la riforma del processo penale velocizzerà i tempi dei processi e che sulla giustizia sono stati fatti investimenti e promosse politiche assunzionali come mai avvenuto prima nella storia della nostra Repubblica. La risposta è sempre quella di un sistema giudiziario in gravi difficoltà e il piano assunzionale del Ministero non sarà sufficiente.

La giustizia annega, travolta dalle sue stesse inefficienze e mentre tribunali e corti d’appello chiedono rinforzi per scongiurare il blocco di ogni attività giudiziaria ed amministrativa, nei palazzi di quella politica sempre più distante dalle esigenze reali della collettività, ci si affanna su tecnicismi di difficile comprensione.

Il cittadino che si rivolge alla giustizia, chiede tempi rapidi e certi per la definizione di ogni processo e si aspetta che il sistema giudiziario del proprio Paese gli garantisca ciò, ma servono risorse. Ci sono 838 idonei che sono ancora in una graduatoria, il cui scorrimento, a parole, è stato garantito più volte ma, con i fatti, si è ancora molto lontani.

Tornano le parole di Gratteri. In fondo la soluzione è molto più a portata di mano di quanto non si pensi. Basta semplicemente partire dalle fondamenta.

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