ASSISTENTI GIUDIZIARI, VERSO NUOVE ASSUNZIONI. FABBRINI: “SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA ENTRO L’ ANNO”

Sono 837 gli idonei assistenti giudiziari, ancora da convocare, che fanno parte di una graduatoria determinatasi a seguito di un concorso, unico nel suo genere, e composta da 4.915 persone.

L’ultimo scorrimento di 489 unità risale al dicembre 2019 con presa di servizio il 3 febbraio scorso. In mezzo, la vigenza della medesima graduatoria, dapprima, con la legge di bilancio 2020, ridotta al 30 settembre 2020 e, successivamente, con il Milleproroghe, estesa al 30 giugno 2021.

E per fortuna perché, nel frattempo, l’emergenza Coronavirus ha bloccato ogni attività compresa quella giudiziaria.

Dopo un ponte sospensionale di quasi due mesi, la giustizia prova a ripartire e qualcosa comincia a muoversi anche per gli idonei assistenti giudiziari.

Lo scorrimento ci sarà, sono 837 gli idonei rimasti, in realtà le carenze di organico di assistente giudiziario ammontano a circa 400, quindi, sicuramente sarà fatto in due turnate” ha spiegato Barbara Fabbrini, Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Ministero della Giustizia, garantendo il proprio impegno per lo scorrimento della graduatoria entro la fine dell’anno o, se possibile, già entro ottobre.

L’occasione, un convegno organizzato da Area Democratica per la Giustizia dal titolo “Organizzare la ripartenza” sulle modalità con le quali gli uffici si apprestano a gestire la fase due e a riorganizzare il lavoro giudiziario in sicurezza nonché su ciò che ha funzionato dell’esperienza da remoto e ciò che, in futuro, può essere salvato e migliorato.

Tutto questo non può non prescindere dal potenziamento delle politiche assunzionali e la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, già opportunamente finanziata e programmata, in questo momento, è l’unica di cui dispone il Ministero.

Il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale 2019/2021, sottoscritto dal Guardasigilli il 13 giugno 2019, dispone 8.135 assunzioni attraverso concorsi e scorrimenti di graduatorie, a cominciare da quella per il profilo di assistente giudiziario.

Quattro gli strumenti normativi chiamati in causa: la legge di bilancio 2019, il decreto “quota 100”, la legge Genova e il DPCM del 20 giugno 2019.

Le cessazioni effettive garantiranno un’ulteriore possibilità di incremento di tali assunzioni che, per il prossimo triennio, potrebbero superare le 10.000 unità.

Un anno fa, l’unica certezza era che questi numeri non sarebbero stati sufficienti a coprire le tante carenze di organico che, nell’arco del triennio, arriveranno a circa 20.000. L’emergenza Covid-19 ha certificato definitivamente questa certezza.

Qualora ce ne fosse stato bisogno, a ribadire l’insufficienza delle risorse disposte dal Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, pur riconoscendo lo sforzo compiuto dal Ministero in tema di politiche assunzionali, erano stati i presidenti delle corti d’appello in occasione della cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario il 1° febbraio scorso.

Troppi arretrati e poco personale mentre lo spettro del Coronavirus si avvicinava a grandi passi.

I concorsi, predisposti dal piano assunzionale sono stati bloccati e la giustizia si è ritrovata ad andare avanti con lo smart working ma remotizzare la macchina giudiziaria è pressoché impossibile.

Pertanto, i carichi di lavoro sono aumentati, soprattutto per quanto riguarda il penale e, nonostante l’inizio della la fase due, il cammino verso la normalità sarà lungo e complesso.

Ecco perché l’impegno della Fabbrini e del Ministero ad assumere, se possibile, i restanti 837 idonei entro ottobre, dovrebbe diventare un atto concreto quanto prima, e non soltanto nell’interesse di tanti giovani, “oggettivamente preparati” ma anche della giustizia stessa.

Certo, le necessità sono tante a cominciare dall’urgenza di intervenire sull’innovazione tecnologica e sulla rimodulazione delle piante organiche ma tutto questo non è possibile senza personale qualificato.

Se si considerano, le gravi carenze di personale amministrativo e le prossime cessazioni dal lavoro, molte delle quali per effetto di quota 100, a cui si aggiunge l’ulteriore aumento dell’arretrato a causa dell’emergenza Covid, la graduatoria dovrebbe essere esaurita con un unico scorrimento e in tempi rapidi.

Nel frattempo, il DL Rilancio, licenziato il 12 maggio dal Consiglio dei Ministri, fra le tante misure, prevede disposizioni anche per la giustizia che dovrebbero consentire, nella fase due dell’emergenza sanitaria, di far ripartire la macchina e garantire così la tutela dei diritti degli operatori economici e di tutti i cittadini.

Sono stati previsti circa 40 milioni per la sanificazione degli uffici giudiziari, l’acquisto di pc portatili per agevolare l’utilizzo dello smart working e per il pagamento del lavoro straordinario svolto dal personale di Polizia Penitenziaria, dai direttori del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e di quelli del Dipartimento della giustizia minorile e di comunità.

Per quanto riguarda le assunzioni, il decreto contiene un massiccio piano di potenziamento delle risorse a disposizione.

Sarà semplificata la procedura, già autorizzata, per il reclutamento di personale amministrativo non dirigenziale per circa 3.250 unità destinate agli uffici giudiziari.

L’emergenza Covid-19 ha causato anche il blocco dei concorsi per magistrati e notai nonché dell’esame di abilitazione forense ma attraverso alcuni correttivi, sarà possibile concludere le procedure.

Nonostante le notevoli difficoltà con le quali è costretta a fare i conti da tempo, la giustizia è pronta a ripartire

Il nostro sistema giudiziario merita un’attenzione specifica e la fase due dovrà coincidere con la ricostruzione di un sistema che rappresenta, un pilastro della nostra economia e della società civile.

Il primo passo verso la riorganizzazione della macchina giudiziaria dovrà partire dal rafforzamento del personale negli uffici giudiziari e, a questo punto, dall’unica certezza di cui dispone finora il Ministero ovvero la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari.

A meno che non si voglia declassare la giustizia, condannandola all’irrilevanza, è necessario, prima di tutto, ripartire da nuove assunzioni per restituire alla macchina giudiziaria il decoro e l’efficienza che ha perso da tempo.

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