LA GIUSTIZIA RIPARTE, BONAFEDE: “UDIENZE REGOLARI E IN SICUREZZA GIÀ DAL 1° LUGLIO”

La giustizia riapre i suoi battenti. L’ufficialità è arrivata dallo stesso Guardasigilli che, nel corso di un question time al Senato, ha assicurato la ripresa della regolare celebrazione di tutte le udienze a partire dal prossimo 1° luglio.

Grazie al mutamento del contesto sanitario è giunto il momento di un ritorno alla normalità per la giustizia” ha dichiarato Bonafede, annunciando l’emanazione di una circolare “che riequilibra il rapporto tra lavoro in presenza e lavoro da remoto del personale amministrativo e mira a garantire, per quanto possibile, la regolare celebrazione delle udienze in condizioni di sicurezza”.

Di fatto, l’emergenza epidemiologica ha paralizzato l’attività giudiziaria, con i capi degli uffici a predisporre tutte le misure organizzative utili a contenere gli effetti negativi determinati dal blocco delle attività ma anche a garantire, a partire dal 12 maggio, una ripartenza che non è mai avvenuta.

La conseguenza è stata una moltitudine di protocolli e di linee guida diversificati per ogni Tribunale che ha generato un grande confusione e le proteste degli avvocati culminate, il 29 maggio scorso, in un flash mob.

Un gesto eclatante per ribadire l’assenza di provvedimenti omogenei, volti alla proposta di soluzioni risolutive per l’utilizzo degli strumenti telematici e per lo smaltimento dell’arretrato. Insomma, l’emergenza poteva essere gestita meglio.

Sono ben conscio della lamentata mancanza di omogeneità degli interventi ma devo sottolineare che l’affidamento delle scelte organizzative ai singoli dirigenti è stato deciso per calibrare gli interventi sulle specifiche esigenze delle singole realtà giudiziarie e territoriali nel corso dell’emergenza” ha commentato il Guardasigilli.

Con l’inizio della fase 2, il Ministero ha dato avvio al graduale ampliamento delle attività giurisdizionali e amministrative.

Dal 22 maggio è stata istituita la Cabina di regia nazionale per la gestione dell’attività giudiziaria proprio per garantire un monitoraggio della ripresa e assicurare interventi mirati ed efficaci. Inoltre, gli ingenti investimenti previsti con il decreto Rilancio consentiranno l’installazione di tutti i presidi di sicurezza necessari.

Un altro aspetto importante è quello che riguarda il personale amministrativo ancora in smart working.

Con la fase 3, la ripresa del lavoro negli uffici potrà essere gestita non solo con una diversa modulazione da parte del dipendente tra attività in presenza e attività in smart working ma anche coniugando una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro.

Per quanto riguarda la digitalizzazione, è ufficiale il primo step del processo penale telematico.

Il Ministero ha pubblicato un decreto, firmato dallo stesso Guardasigilli, che consente il deposito di memorie e istanze delle difese presso il pubblico ministero che abbia concluso le indagini preliminari.

Grazie a questo provvedimento, l’ufficio che ha avanzato richiesta per l’attivazione del deposito digitale potrà ricevere, per via telematica, le memorie e le istanze successive alla conclusione delle indagini preliminari e gli avvocati potranno operare tali depositi senza produrre e depositare ulteriormente il cartaceo.

Un passaggio fondamentale per l’ottimizzazione della giustizia e per la compressione dei tempi di definizione dei procedimenti, da sempre tallone d’Achille del nostro sistema giudiziario insieme alle gravi carenze negli organici.

La macchina giudiziaria ha urgenza, innanzitutto, dell’immissione di nuove risorse che consentano le riforme che si intendono attuare.

La fase 3 della giustizia italiana non dovrà essere soltanto quella della riapertura dei tribunali e della celebrazione di tutte le udienze ma anche quella della svolta del sistema giudiziario italiano, in primo luogo, attraverso l’assunzione di personale qualificato.

In attesa che i concorsi, bloccati a causa dell’emergenza epidemiologica, ripartano al più presto, l’unica graduatoria immediatamente fruibile è quella determinatasi a seguito dell’esito del concorso per il profilo di assistente giudiziario.

Nonostante i gravi vuoti di organico, l’arretrato da smaltire, i pensionamenti che nel prossimo triennio si annunciano numerosi ma, soprattutto, malgrado la grave pandemia provocata dal Coronavirus, che ha appesantito ancora di più il sistema giustizia, ci sono ancora 837 persone in attesa di una convocazione che, tuttavia, sembrerebbe imminente.

L’esaurimento della graduatoria in tempi rapidi dovrebbe essere l’unica risposta possibile e logica di fronte alla ulteriori inefficienze prodotte dall’immobilismo in cui il nostro sistema giudiziario è sprofondato nell’ultimo periodo.

La necessità di procedere in tempi celeri all’assunzione degli 837 idonei rimasti è stata sottolineata anche in Commissione Giustizia, nel corso di una seduta riguardante l’iter di conversione del decreto Rilancio.

On. Giusy Bartolozzi (Forza Italia), ha invitato l’Esecutivo ad agire in tempi rapidi, evidenziando gli strumenti finanziari, normativi ed amministrativi già disposti per lo scorrimento totale della graduatoria.

Le istanze della deputata forzista sono state condivise anche dall’On. Cosimo Maria Ferri (Italia Viva) che, nel novembre 2016, quando il concorso ad 800 posti per il profilo di assistente giudiziario fu indetto dal Ministero della Giustizia, era Sottosegretario.

Un’urgenza non più rinviabile, non solo in considerazione dell’emergenza determinata dal Covid-19 ma anche dinanzi ad un sistema, sempre più fragile e che non è stato in grado di trasformare la crisi in un’opportunità.

La ripresa dell’attività giudiziaria fissata al 1° luglio, anche grazie all’approvazione di un emendamento di Lega e Fratelli d’Italia, sottoscritto successivamente da Forza Italia e inserito nel dl Intercettazioni, consentirà ad avvocati, magistrati e personale amministrativo in servizio di tornare a fare il proprio lavoro.

Proprio l’emendamento che permetterà alla giustizia di uscire dalla lunga fase di lockdown, è stato salutato con favore anche dalla maggioranza.

Sul fronte politico, la condivisione e l’accoglimento da parte del Governo di una proposta emendativa dell’opposizione è un segnale importante che testimonia la necessità di un approccio non ideologico su temi di rilievo come la giustizia.

Ora, non resta altro che rimettere in piedi l’intero comparto ancora malfermo dopo due mesi di blocco di tutte le attività.

È necessario ripartire irrobustendo le fondamenta della macchina giudiziaria rappresentate dal personale amministrativo che ha consentito al sistema di restare in equilibrio durante l’emergenza e che, nel traghettare la giustizia verso la ripartenza, avrà bisogno di basi più solide.

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