GIUSTIZIA, RIPRESA IN SALITA E SENZA PERSONALE. L’ ATTESA DEGLI IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI

Il Tribunale di Monza è il sesto in Italia per importanza. Nonostante ciò, le difficoltà di approntare le misure necessarie a garantire la tutela della salute e l’esercizio dell’attività giurisdizionale ed amministrativa sono molte.

Le cancellerie sono in larga parte inaccessibili per i cittadini e per gli operatori del diritto, le udienze rinviate sono tante e il carico di lavoro è aumentato. Da più parti si lamenta una cronica carenza di personale amministrativo, già sottodimensionato e ancora in smart working.

A fronte di un organico di 150 unità, ne risultano in servizio 98, con una scopertura che va ben oltre il 30% avvicinandosi, in alcuni casi, al 40%.

Le maggiori criticità discendono dalle gravissime carenze che riguardano il personale di maggior profilo e capacità organizzativa ma anche la mancanza di strumentazioni informatiche e spazi adeguati.

Nulla di nuovo, visto che questa è una condizione che il Tribunale di Monza si trascina dietro da anni, in attesa di una necessaria iniezione di nuove forze, senza le quali la paralisi sarà inevitabile.

Una situazione comune a quella di molti altri tribunali italiani, peggiorata dall’emergenza epidemiologica che ha assestato il colpo di grazia a un sistema intorno al quale politica e istituzioni giudiziarie non sono mai riuscite a trovare una quadra.

Con la fase 3, riparte anche la narrazione della giustizia e riprende da una riforma che, ancora prima del Coronavirus, era già motivo di scontro tra le forze politiche di maggioranza e opposizione.

Si ritorna ai vecchi problemi e alla vecchie discussioni, incuranti degli ulteriori danni che la pandemia ha provocato ad un comparto già precario, condannandolo alla pressoché totale irrilevanza.

In questi giorni, ha suscitato particolare interesse il Rapporto che la task force guidata da Vittorio Colao ha consegnato al Presidente Conte e che contiene una serie di indicazioni anche per la giustizia civile la cui riforma viene considerata un’occasione irripetibile per la trasformazione del Paese.

Quasi contemporaneamente alla pubblicazione del Piano Colao, anche Carlo Cottarelli ha presentato un documento sulla riduzione dei tempi della giustizia civile, ritenuta necessaria e non più rinviabile.

Da parte sua, il Governo ha sempre posto in cima alle sue priorità la riforma dell’intero ordinamento giuridico con l’obiettivo principale di dimezzare i tempi della giustizia.

Resta il fatto che tra i progetti di riforma, i disegni di legge delega che tuttora giacciono presso le Commissioni competenti e la situazione reale della giustizia, c’è un abisso fatto di inefficienze, carenze di ogni genere, una digitalizzazione che non è mai partita e mucchi di faldoni abbandonati negli archivi dei tribunali.

Il vero problema del nostro sistema giudiziario è legato al profilo organizzativo dell’intero settore. Non è una questione di strumenti legislativi ma di investimenti in strutture, uomini e mezzi.

A quanto pare, però, la politica fatica a comprenderlo, ostinandosi a correggere ripetutamente norme, che non potranno essere attuate per mancanza di personale oppure di strutture. Le riforme sono indispensabili ma per realizzarle servono le risorse necessarie e senza personale qualificato la giustizia si ferma.

Ecco perché il Tribunale di Monza appare come la rappresentazione plastica di un sistema sull’orlo del tracollo. Se non fosse per il personale amministrativo che, da sempre, consente alla macchina giudiziaria di restare in piedi, il sistema giudiziario sarebbe già imploso.

Dopo anni di spending review anche in tema di politiche assunzionali, si è tornati ad investire sulla giustizia e il concorso ad 800 posti per il profilo di assistente giudiziario ha fatto da apripista a una serie di nuove procedure concorsuali, alcune delle quali attualmente bloccate, causa emergenza Covid-19.

L’unica graduatoria di cui, finora, dispone il Ministero è tuttora in attesa di essere esaurita. All’appello, negli uffici giudiziari, mancano ancora 837 persone per le quali, tuttavia, la convocazione potrebbe arrivare già nei prossimi giorni e lo scorrimento integrale entro ottobre.

Pur non risolvendo i gravi problemi di organico presenti nelle cancellerie, l’assunzione degli idonei assistenti giudiziari rappresenterebbe un segnale importante per una giustizia che cerca di uscire dal pantano in cui è rimasta immobilizzata per troppo tempo.

Benché nell’ultimo anno siano state annunciate più volte politiche assunzionali ambiziose, corredate da numeri altrettanto importanti, l’unica graduatoria, reale, da cui attingere risorse qualificate è proprio quella che ha prodotto il concorso per il profilo di assistente giudiziario.

Per il resto, tutte le altre assunzioni, comprese le 3.250 unità inserite nel decreto Rilancio, al momento in fase di conversione, restano ancora sulla carta.

Davvero molto poco per una giustizia che ha l’obiettivo di consegnare ai cittadini un sistema “non soltanto più efficiente e celere ma anche più credibile”, come dichiarato in più occasioni dallo stesso Guardasigilli.

Parole impegnative e giuste ma che, finora, non hanno trovato alcun riscontro nella realtà degli uffici giudiziari, alle prese con gravi difficoltà.

Il resto è storia di questi ultimi tre mesi che ha visto la giustizia completamente paralizzata durante il lockdown, sospesa durante una fase 2 che non è mai esistita e che spera nella fase 3 per ripartire.

Una ripresa che, però, si annuncia in salita e con l’Avvocatura ancora sul piede di guerra a causa del mancato accoglimento delle sue richieste, tra le quali la definizione di modalità oggettive per lo svolgimento delle attività giudiziarie, l’immediata copertura delle piante organiche di magistrati e personale di cancelleria e la dotazione di adeguati strumenti informatici per le attività da remoto.

L’unica certezza, in un mare di incognite e timori per il futuro, è costituita dall’esigenza di rafforzare il personale amministrativo, tallone d’Achille ma, allo stesso tempo, punto di forza di un sistema giudiziario ormai ripiegato su stesso.

Gli 837 idonei assistenti giudiziari, 837 certezze, sono pronti per dare il loro contributo alla ripartenza della giustizia.

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