CAOS GIUSTIZIA, NO DI BONAFEDE ALL’ UTILIZZO DELLE SEDI SOPPRESSE, CANCELLERIE SENZA PERSONALE E UDIENZE RINVIATE AL 2024

In ogni fase dell’emergenza, il Ministero ha fornito agli uffici giudiziari ogni forma di assistenza nell’organizzazione dell’attività giurisdizionale anche attraverso circolari generali volte a garantire la tendenziale uniformità delle modalità di esercizio dei poteri organizzativi”.

Lo ha dichiarato il Guardasigilli, rispondendo al Senato al question time sulla fase 3 dell’emergenza Coronavirus nel sistema giudiziario.

Bonafede ha rivendicato le misure organizzative e logistiche adottate dal Ministero per la tutela della salute, dell’igiene e della sicurezza di tutti gli uffici.

Insieme ai provvedimenti di carattere igienico-sanitario, il ministro ha voluto sottolineare anche le misure logistico-organizzative, tra le quali la regolamentazione dell’accesso ai servizi, l’istituzione di percorsi dedicati all’utenza e la gestione di una banca dati delle aule migliori al fine di assicurare il distanziamento sociale e le altre prescrizioni sanitarie.

Quando si parla di organizzazione e logistica, il discorso cade inevitabilmente sul problema degli spazi, soprattutto in considerazione della ripresa dell’attività giudiziaria.

I tribunali soffrono la mancanza di locali adeguati e non solo a causa del rischio di potenziali assembramenti ma anche perché, in alcuni territori, i palazzi di giustizia non ci sono più.

A rimarcarlo, il senatore Marco Petrosino (Forza Italia) che, nel corso del question time, ha presentato un’interrogazione nella quale ha chiesto di utilizzare gli spazi dei tribunali dismessi, a seguito della revisione della geografia giudiziaria del 2012, per fare fronte all’esigenza di distanziamento imposta dall’emergenza epidemiologica.

L’articolo 8, comma 4bis del decreto legislativo 155/2012, prevede che il Ministero della Giustizia possa disporre, mediante apposite convenzioni da stipulare con Regioni e Province Autonome, l’utilizzo temporaneo degli immobili delle sedi giudiziarie soppresse.

Una proposta che, però, il Guardasigilli ha prontamente rispedito al mittente spiegando che “non appare di immediata praticabilità, avendo tempi tecnici che non appaiono compatibili con le esigenze di carattere emergenziale”. In sintesi, non si può fare. Sarebbe stato più logico, infatti, provvedere in tempi non sospetti.

La revisione della geografia giudiziaria ha portato alla soppressione di 31 tribunali, di tutte le sezioni distaccate di Tribunale e il drastico taglio degli Uffici dei Giudici di Pace.

Una riforma che ha modificato le modalità di accesso alla giustizia per i cittadini, ritenuta dagli addetti ai lavori sbagliata nel metodo perché fatta a costo zero, tagliando in maniera sistematica e drastica dei presidi di legalità.

Nel Contratto sottoscritto dal Governo Conte I, al punto 12 veniva specificato che occorre una rivisitazione della geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012 che ha accentrato sedi e funzioni, con l’obiettivo di riportare tribunali, procure ed uffici del giudice di pace vicino ai cittadini e alle imprese”. Allo stato attuale, nulla di tutto questo è stato fatto anche perché, nel frattempo, siamo passati al Conte II e le priorità sono cambiate.

Paradossalmente, le sorti della giustizia sono sempre state legate alle categorie del tempo e dello spazio. Prima dell’emergenza da Covid si parlava di tempistiche troppo lente che compromettevano l’efficienza dell’attività giudiziaria.

La pandemia ha peggiorato ulteriormente una condizione già precaria ma, con la fine del lungo ponte sospensionale, ha costretto un intero sistema a ripensare e riorganizzare i suoi spazi vitali per consentire alla giustizia stessa di poter sopravvivere.

Che la macchina giudiziaria sia lenta, è cosa nota ma è stato il Coronavirus a far emergere la necessità di riportarla allo spazio che le compete. La giustizia non può rinunciare a un suo luogo istituzionale riconoscibile in quanto tale ma, evidentemente, tutto questo non è ancora chiaro.

Un’eventuale riapertura dei tribunali soppressi, considerato che in molte sedi attualmente attive non ci sono locali sufficientemente ampi per garantire la sicurezza dei dipendenti e degli utenti, sarebbe stata la soluzione più giusta per evitare assembramenti e consentire il distanziamento.

Inoltre, ciò avrebbe garantito lo smaltimento più veloce dei carichi di lavoro che si sono aggiunti all’arretrato già esistente prima dell’emergenza, senza dimenticare che intorno ai tribunali chiusi si è verificata la desertificazione economica e sociale di interi territori.

Il Guardasigilli dice che ora non ci sono le tempistiche ma negli anni addietro si sarebbe potuto intervenire se non altro per ripristinare la piena funzionalità del sistema.

La giustizia efficiente ed equa che Bonafede ha in mente è ancora molto lontana e gli effetti del Coronavirus la rendono quasi utopistica.

A Roma, pur di evitare ogni assembramento, le udienze rinviate sono numerose e, in alcuni casi, si arriva addirittura al 2024. Gli ingressi sono contingentati e l’accesso alle cancellerie è previsto soltanto prendendo appuntamento giorni prima.

Ancora una volta, a scandire il lento incedere della giustizia, c’è una pesante mole di fascicoli e linee guida che dispensano indicazioni per entrare in tribunale, depositare gli atti e assistere alle udienze.

Le modalità di esercizio dei poteri organizzativi affidati espressamente dal legislatore ai dirigenti di ogni ufficio giudiziario hanno prodotto un’infinità di protocolli e circolari differenti anche all’interno di uno stesso tribunale.

Il risultato è stato una mancata partenza della fase 2 e una fase 3 tutta in salita, con il personale, quello che c’è, in larga parte ancora smart working.

Riorganizzare le attività e garantire una giustizia più snella è una priorità che, in questo momento, incontra ancora molti ostacoli, il più pesante dei quali è rappresentato dalla grave carenza di personale di cancelleria.

A Napoli, nonostante siano riprese le udienze, gli uffici giudiziari non riescono a smaltire l’arretrato e, in Appello, i corridoi sono pieni di faldoni.

Il problema dei vuoti di organico che la giustizia si porta dietro da tempo, durante l’emergenza è venuto fuori in tutta la sua drammaticità oltre a quello delle strutture che non consentono il distanziamento e l’applicazione dei protocolli anti-contagio.

Nonostante ciò, il ministro non ritiene di utilizzare i tribunali soppressi e la giustizia, almeno per ora, dovrà accontentarsi degli spazi angusti che ha a disposizione e dei protocolli dei singoli capi degli uffici per gestire l’afflusso ai tribunali.

Quanto alle carenze del personale amministrativo, malgrado le numerose assunzioni previste dal dl Rilancio e annunciate con grande enfasi, è ancora tutto fermo così come lo scorrimento della graduatoria determinatasi a seguito dell’esito del concorso per il profilo di assistente giudiziario.

Anche in questo caso, tante rassicurazioni circa l’intenzione da parte del Ministero di assumere entro l’autunno gli 837 idonei restanti ma, finora, nulla di concreto.

Con queste premesse, la ripartenza sarà davvero impossibile e la giustizia resterà ancora per molto tempo confinata in una lunga e inspiegabile quarantena.

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