ASSISTENTI GIUDIZIARI, PUBBLICATO L’ AVVISO DI CONVOCAZIONE PER 489 IDONEI. BONAFEDE: “HANNO LE QUALITÀ DA METTERE AL SERVIZIO DELLA GIUSTIZIA”

Lo scorrimento dei 489 idonei della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario è ufficiale.

Con provvedimento del Direttore Generale del Personale e della Formazione in data 10.12.2019, il Ministero della Giustizia ha annunciato l’assunzione di ulteriori 489 idonei del concorso ad 800 posti di assistente giudiziario, secondo quanto previsto dal decreto interministeriale 18 aprile 2019, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 136 del 12 giugno 2019.

La scelta delle sedi e la contestuale firma del contratto avverrà dal 17 al 19 dicembre presso la Corte d’Appello di Roma.

La pubblicazione del provvedimento è avvenuta quasi in contemporanea all’annuncio dato dallo stesso Guardasigilli, in risposta ad un question time proprio sullo scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, presentato dai deputati del Movimento 5 Stelle della Commissione Giustizia, Scutellà, Dori, Aiello, Ascari, Barbuto, Cataldi, Di Sarno, Di Stasio, D’Orso, Giuliano, Palmisano, Perantoni, Saitta, Salafia e Sarti.

Nel corso del suo intervento il Ministro Bonafede non ha mancato di ribadire che qualsiasi riforma del sistema giustizia ed intervento idoneo a snellire e a velocizzare i tempi dei processi debbano essere necessariamente accompagnati da investimenti importanti in termini di risorse personali e materiali.

Quelli degli investimenti e delle politiche assunzionali sono temi particolarmente cari al Ministro Bonafede e divenuti, dal giorno del suo insediamento, un elemento identitario della sua visione di giustizia.

Il Guardasigilli, oltre ad annunciare a favore di telecamere il nuovo scorrimento da 489 unità, ha voluto evidenziare gli impegni profusi dalla sua amministrazione per far ripartire la giustizia ricordando le ulteriori assunzioni previste ex lege 68/99 in tema di disabilità, il reclutamento per 97 posti di ausiliario, area I, F1, disposte il 27 agosto scorso, la procedura di assunzione tramite avviamento degli iscritti ai centri per l’impiego di 616 unità di personale non dirigenziale a tempi indeterminato per il profilo professionale di operatore giudiziario e ha segnalato la conclusione della prima prova del concorso per 2.329 funzionari giudiziari.

Per il nuovo anno sono in via di emanazione gli avvisi di selezione per il reclutamento, tramite centri per l’impiego per la figura di conducente di automezzi e per le complessive 800 unità a tempo determinato previste dal Decreto Sicurezza bis. In arrivo anche concorsi per geometri, per 2.700 posti di cancelliere esperto e per 400 direttori amministrativi.

Un piano assunzionale importante, non c’è dubbio, messo nero su bianco sul Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, firmato dallo stesso Bonafede il 13 giugno e che dispone l’assunzione di 8.661 unità.

Con l’assunzione dei 489 idonei, la graduatoria, approvata il 14 novembre 2017, si assottiglia sempre di più fino ad arrivare alla posizione 4.078. Restano da assumere poco più di 800 persone. Per i prossimi scorrimenti si dovrà fare affidamento sui pensionamenti e proprio questo numero sarà determinante per capire modalità e tempistiche per l’esaurimento definitivo della graduatoria.

Le tempistiche sono sempre importanti e, nonostante la convocazione ormai sia ufficiale, non si può non sottolineare che per chiamare 489 persone sono stati necessari cinque mesi. Ai più potrebbe sembrare un tempo giusto o, addirittura, poco ma, in realtà, è tanto.

Diventa un periodo interminabile soprattutto se lo si vive con l’ansia di chi per settimane e mesi ha atteso una qualunque comunicazione che non arrivava mai e quando si è alle prese con la vita di tutti i giorni e con la sua progettualità, non è facile rimanere sospesi nel limbo.

In più, c’è anche la condizione emergenziale che il nostro sistema giudiziario sta vivendo, ormai, da anni, conseguenza di politiche scellerate di spending review con le quali nella giustizia si è tagliato tutto quello che si poteva tagliare.

Un cambio di rotta sostanziale si è registrato proprio con l’indizione del concorso per il profilo di assistente giudiziario, indetto dal Ministero della Giustizia, nel novembre 2016 e a distanza di venti anni dall’ultimo.

La graduatoria scaturita da quel concorso e composta in origine da 4.915 persone tra vincitori ed idonei, è stata la prima risposta ad una giustizia che chiede giustizia. Quella graduatoria, ancora adesso, è l’unica di cui dispone il Ministero.

Noi siamo una priorità perché come sottolineato dallo stesso Bonafede nel corso del question time, siamo “persone che hanno tutte le qualità da poter mettere al servizio della giustizia italiana”.

Il nostro sistema giudiziario ha bisogno proprio di questo, ovvero di personale qualificato. La giustizia è un ambito estremamente delicato dove non si può improvvisare e chi opera negli uffici giudiziari necessita delle opportune capacità, necessarie per supportare il lavoro di un magistrato. Continuare a perseverare nell’impiego di personale non qualificato rallenta e penalizza ulteriormente l’intero comparto e tutti coloro che hanno la preparazione adeguata per svolgere determinate mansioni. E la giustizia non può più attendere.

Non si può immaginare una riforma della giustizia, la riduzione dei tempi dei processi, la riforma sulla prescrizione o anche l’applicazione del Codice Rosso senza la dotazione organica di personale necessario.

Investire, assumere e valorizzare le professionalità di chi è già in servizio e, quotidianamente, è chiamato ad affrontare le tante criticità del nostro sistema giudiziario, in attesa di rinforzi, è l’unica soluzione per riformare il sistema giustizia non senza un ricambio generazionale importante che la renda equa ed efficiente.

Per approfondimenti: https://www.heralditalia.it/assistenti-giudiziari-news-assunzioni/

VIA LIBERA DAL CDM AL PROCESSO CIVILE CHE DIMEZZA I TEMPI DI UNA GIUSTIZIA AL COLLASSO E FATISCENTE, SENZA RISORSE E CON POCHE ASSUNZIONI

Il 5 dicembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge di delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina alternativa alle controversie. Gli obiettivi principali dell’intervento sono la semplificazione, una maggiore speditezza, la razionalizzazione delle procedure e la garanzia del contraddittorio.

Tra le novità più importanti del disegno di legge c’è la riduzione dei tempi dei processi attraverso la compressione dei termini per lo svolgimento delle varie fasi e l’obbligo, da parte del giudice, quando provvede sulle istanze istruttorie, di predisporre il calendario delle udienze e per le parti, l’obbligo di deposito dei documenti e degli atti esclusivamente con modalità telematiche.

In una recente intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”, il Guardasigilli ha dichiarato che è ferma intenzione del governo dimezzare i tempi del processo ma ha rivendicato anche quanto fatto finora in tema di investimenti e politiche assunzionali.

Nel gennaio prossimo pubblicheremo le nuove piante organiche, con 600 magistrati più di prima. Sono già indetti i concorsi. In tre anni, avremo tutti i nuovi togati. Da quando mi sono insediato, abbiamo già assunto 1.125 persone. Entro il 2020, avremo altri 4.400 assunti tra funzionari giudiziari, cancellieri, tecnici informatici, statistici, contabili conducenti. E’ una leggenda metropolitana che non si facciano investimenti”.

Infatti, la leggenda metropolitana non riguarda gli investimenti perché quelli ci sono e prova ne è il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, sottoscritto dal Ministro a giugno ma, piuttosto, quelle assunzioni mai viste prima nella storia della nostra Repubblica che, finora, sono andate avanti con il contagocce, specie per quanto concerne la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, l’unica di cui dispone il Ministero.

A dare manforte alle dichiarazioni del Guardasigilli è intervenuto il Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi che, direttamente dalla sua pagina Facebook, ha reso noto lo scorrimento della graduatoria 21-quater per il profilo di funzionario giudiziario e “a seguire, ulteriore scorrimento della graduatoria per assistente giudiziario” mentre procede il concorso per i 2.329 posti di funzionario e si stanno chiudendo i termini del primo bando per i 616 posti di operatore giudiziario.

Una comunicazione che ribadisce ciò che, in realtà, è già noto da tempo ma, come al solito, mancano tempistiche e indicazioni sulla convocazione. Dunque, nulla di nuovo e l’attesa dei 400 idonei e anche dei rimanenti 800, continua fra congetture ed incertezze. Questa è la differenza tra il dire e il fare, fra i proclami e le azioni.

Tra le dichiarazioni che vengono rilasciate alla stampa, dove ci si sofferma su quanto è stato certamente fatto, ma solo sulla carta, e tra quello che c’è ancora da fare, c’è una distanza siderale ed è questo che è inaccettabile perché gli investimenti devono essere trasformati in quelle soluzioni che consentiranno alla giustizia di ripartire.

È questa la risposta che non arriva e che attendono non solo gli idonei di una graduatoria ma anche tutti coloro che operano nel diritto. Il Guardasigilli ha sempre dichiarato importanti investimenti su politiche assunzionali ma anche sull’edilizia giudiziaria, considerata una delle tante priorità ma qualcosa, evidentemente, non arriva se, tanti, troppi edifici che ospitano tribunali e corti d’appello sono in condizioni a dir poco fatiscenti.

Emblematico il caso del Tribunale di Bari, dove solo un anno fa il Palazzo di Giustizia venne addirittura trasferito in una tendopoli perché l’edificio era stato dichiarato inagibile ma non è l’unico.

Lo scorso ottobre, le piogge ininterrotte che si sono abbattute sulla Sicilia e, in particolare, su Palermo, hanno causato danni ingenti all’Ufficio Notifiche della Corte d’Appello dove i dipendenti, ancora oggi, sono costretti a lavorare in condizioni proibitive e a rischio della propria incolumità. A luglio, lo stabile è stato dichiarato inagibile, alcuni piani sono stati chiusi per lavori ma non tutti. Una situazione che la Corte d’Appello del capoluogo siciliano si trascina da mesi ma dai piani alti è arrivato solo l’invito ad avere pazienza.

Situazione diametralmente opposta al Tribunale di Marsala, inaugurato il 9 ottobre proprio dal Guardasigilli. Una struttura nuova dove, però, manca un magistrato su tre e circa la metà dei cancellieri.

Critica la condizione del Tribunale di Ancona. Nei giorni scorsi, quaranta penalisti dei distretto del capoluogo marchigiano, si sono recati a Roma per partecipare alla “Maratona Oratoria per la verità sulla prescrizione” ma anche per denunciare la difficile situazione che, da tempo, vive il Tribunale.

L’occasione di questa norma – ha spiegato il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ancona. Maurizio Miranda, parlando della riforma sulla prescrizione – è un altro esempio di legislazione fatta a macchia di leopardo. Sono anni che non c’è un progetto organico complessivo di riforma del processo e noi come cittadini e come avvocati non possiamo più tollerare il fatto che ogni volta che si mette mano alla Giustizia si parli di riforme a costo zero per la finanza pubblica”.

Gli avvocati chiedono quanto spetta agli uffici giudiziari, al fine di rispettare le condizioni basilari per consentire il corretto funzionamento della giustizia.

La pianta organica della Procura Distrettuale della Repubblica prevede la presenza di 52 addetti ma oggi tra assenti e vacanti ci sono 19 persone in meno in organico. Nei giorni scorsi c’è stata la prova preselettiva per i funzionari di cancelleria. Se va bene arriveranno 4 forse 5 persone tra 8-10 mesi” ha concluso Miranda. Quello di Ancona, è un distretto al limite del collasso con un personale in servizio presso il Tribunale che già oggi registra un organico ridotto del 40%.

Le condizioni dei presidi di Palermo, Marsala ed Ancona, tra edifici fatiscenti e carenze di personale, la dicono lunga sulle molte inefficienze della giustizia italiana e, ancora una volta, ci mettono dinanzi ad un sistema segnato da profonde difficoltà, conseguenze di azioni scellerate che, in tutti questi anni, hanno indebolito un sistema giudiziario che sta cadendo letteralmente a pezzi.

Gli investimenti ed i piani assunzionali ribaditi più volte sono un punto di partenza importante ma non bastano se non vengono messi in atto in maniera tempestiva, accompagnati da tante micro-riforme, una delle quali potrebbe essere l’ampliamento delle piante organiche del personale amministrativo.

Presidenti di tribunali, corti d’appello e procure denunciano da anni, almeno da quando è entrata in vigore la revisione della geografia giudiziaria nel 2012, l’inadeguatezza delle piante organiche, ormai inefficaci e carenti ma il Ministero della Giustizia ritiene che ampliare le piante organiche del personale amministrativo non è necessario. Perché ?

Pretendere di riformare la giustizia senza prima mettere in atto tutti gli strumenti necessari per renderla possibile è come pensare di costruire un palazzo cominciando dall’ultimo piano anziché dalle fondamenta, ovvero quelle risorse umane e materiali che devono essere messe in campo al più presto per scongiurare la paralisi del nostro sistema giudiziario.

La giustizia rapida e di qualità, invocata dal Ministro Bonafede, è ancora molto lontana.

ANM, IL PRESIDENTE LUCA PONIZ: “DRAMMATICA SCOPERTURA DI PERSONALE E MAGISTRATI”. BONAFEDE: “NEL 2020 ASSUMEREMO 4.400 PERSONE” MA LA GRADUATORIA DEGLI IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI È FERMA

Gli effetti di risalenti, irresponsabili scelte politico-amministrative fortemente penalizzanti per il settore della Giustizia, che hanno prodotto la drammatica scopertura degli organici del personale amministrativo e degli stessi magistrati, sono ancora evidenti: solo dal 2014 in poi, si è registrata una netta inversione di tendenza, con investimenti importanti e risorse per la giustizia, in particolare per il supporto agli uffici giudiziari, che ha sostenuto azioni significative in tema di informatizzazione e risorse umane, anche per superare gli effetti di nefaste scelte precedenti”.

Con queste parole il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Poniz, ha voluto sottolineare come la necessità di investire su personale giudiziario ed amministrativo, rappresenti una priorità per migliorare l’efficienza del sistema giustizia.

L’occasione è stata il XXXIV Congresso Nazionale dell’ANM che si è svolto a Genova dal 29 novembre al 1° dicembre, alla presenza, tra gli altri, del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

Nella tre giorni del Congresso, si è parlato anche di riforma del Csm, del rapporto tra magistratura e politica, di separazione delle carriere, della riforma del processo civile e penale volta a dimezzare i tempi della giustizia e, naturalmente, di prescrizione.

Proprio il Guardasigilli, nel suo intervento, ha puntualizzato che “la riforma della prescrizione avrà i suoi primi effetti processuali non prima del 2023 / 2024” annunciando l’ampliamento della pianta organica di 600 magistrati e, per il 2020, l’assunzione di 4.400 persone.

Per il Ministro Bonafede, la riforma della prescrizione, in vigore dal 1° gennaio 2020, rappresenta un punto identitario di quella giustizia equa ed efficiente che intende attuare.

Secondo l’Associazione Nazionale Magistrati, quella sulla prescrizione è una riforma che da sola “rischia di produrre squilibri complessivi che sarebbe errato attribuire alla riforma in sé e alla sua ratio ispiratrice” ma va inquadrata in un contesto di riforme strutturali in grado di supportare la nuova prescrizione e migliorando, al tempo stesso, l’efficienza della giustizia. In questo caso, maggiori investimenti e nuove assunzioni sono una priorità.

Diverso il punto di vista dei penalisti italiani che bocciano la riforma, annunciando l’astensione dalle udienze dal 2 al 6 dicembre, fermamente convinti che i problemi del processo non sono rappresentati dalla prescrizione ma, piuttosto, dalla carenza di personale e, dunque, dalla necessità di investimenti importanti.

Nonostante posizioni diametralmente opposte sulla riforma, tanto i magistrati quanto gli avvocati penalisti, ritengono che il nodo prescrizione sia solo la punta dell’iceberg di una giustizia che senza personale giudiziario ed amministrativo non può funzionare.

Ne è consapevole anche il Guardasigilli Bonafede che ha voluto ringraziare tutti coloro che operano negli uffici giudiziari che “nonostante le enormi difficoltà e in attesa che arrivino le nuove risorse, andate avanti con determinazione e passione nel vostro autentico servizio allo Stato”.

Ringraziamenti a parte, negli uffici giudiziari le carenze degli organici impongono ritmi forsennati e la giustizia arranca sempre di più, sprofondando in una palude di inefficienze e ritardi.

Eppure risorse pronte a fare il loro ingresso negli uffici già ci sono ma qualcosa non torna. C’è una graduatoria, quella degli idonei assistenti giudiziari. Parliamone, anzi, visto che siamo alla fine del 2019, proviamo a fare un piccolo bilancio sulle assunzioni che non hanno precedenti nella storia della nostra Repubblica.

Con un video pubblicato sul suo profilo Facebook, il 5 aprile scorso, il Guardasigilli annunciava l’assunzione di 903 assistenti giudiziari.

Il 13 giugno, è stata la volta della sottoscrizione del Piano Triennale del Fabbisogno del Personale che ha, definitivamente, messo nero su bianco 8.661 assunzioni e lo scorrimento integrale della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario.

Un percorso già segnato dall’articolo 1, comma 307 della legge di bilancio 2019, che ha disposto l’assunzione di 903 unità, dal D.L. del 28.01.2019 n. 4, comma 10 sexties, coordinato con la legge di conversione 28 marzo 2019 n. 26 che ha stabilito l’utilizzo anticipato per il Ministero della Giustizia di parte delle capacità assunzionali da turn-over così da procedere al reclutamento di 1.300 unità di personale di cui 300 di Area III e 1.000 di Area II, 600 dei quali assistenti giudiziari.

La legge Genova, D.L. 28 settembre 2018 n.109, convertito con modificazioni dalle legge 16 novembre 2018 n.130, ha autorizzato il Ministero ad assumere, in via straordinaria, nell’ambito dell’attuale dotazione organica, un contingente massimo di 50 unità di personale amministrativo non dirigenziale.

Infine, il DPCM, approvato il 20 giugno, che ha autorizzato l’assunzione degli ultimi 297 idonei, ha chiuso i giochi, almeno sulla carta, perché questi numeri dovranno essere trasformati in fatti concreti. Questi gli strumenti normativi ma, a questo punto, cominciano gli interrogativi.

Dopo l’entrata in servizio delle 503 unità, 414 per l’esattezza, avvenuta il 25 luglio, restano in attesa altri 400 idonei che con le rinunce diventano 477 e, con la rimodulazione della pianta organica, potrebbero arrivare anche a 500. Quindi, sarà il turno dei restanti 800 ma le tempistiche si annunciano lunghe.

A questo punto, è più che probabile che per i 400 l’entrata in servizio sarà per il prossimo anno. Stando così le cose, non è difficile farsi due conti per capire quanti idonei hanno preso servizio nel 2019.

Se per convocare poco più di 400 persone ci vogliono minimo cinque mesi, per convocare gli altri quanto tempo sarà necessario ?

In base al Piano Triennale del Fabbisogno del Personale si stima che, per il 2020, nel comparto giustizia ci saranno 1.788 pensionamenti, 399 dei quali per il profilo di assistente giudiziario. Quando verranno convocati i restanti 800 ? Se il numero di cessazioni dal lavoro sarà questo, seppur indicativamente poiché si parla di stime, quali saranno le tempistiche per lo scorrimento integrale della graduatoria ? Certamente non quelle che ci si aspetterebbe.

Il dato reale circa i pensionamenti relativi al 2020 non è ancora noto ma è proprio questo numero quello importante perché determinerà l’entità e le tempistiche dei prossimi scorrimenti.

Si tratta di pura logica supportata dalla lentezza del modus operandi di questa amministrazione. Basterebbe maggiore chiarezza e linearità tra quanto viene detto e quanto è stato fatto e si intende fare, non fosse altro per il fatto che, oltre a non avere tempistiche certe, si obbliga le persone ad un’attesa snervante che impedisce ogni proposito di progettualità, aspettando una convocazione che cambierà la vita di ognuno ma che si fa attendere come un Godot qualsiasi.

Al di là della totale mancanza di considerazione nei confronti di quelle unità, anzi di quelle persone, sospese nel limbo e a distanza di quasi un anno dall’approvazione della legge di bilancio 2019 che disponeva il totale scorrimento della graduatoria, c’è poco da stare allegri. A fronte di una giustizia che chiede di essere aiutata con riforme strutturali ma supportate da risorse umane e materiali, la risposta, finora, è stata debole.

Gli impegni assunti sono stati molti e importanti, opportunamente veicolati da una grancassa di risonanza mediatica ma, finora, sono stati in larga parte disattesi e a farne le spese non sono soltanto gli idonei di una graduatoria ma tutto il nostro sistema giudiziario.

Di questo passo, le richieste legittime di tutti coloro che operano nella giustizia rischiano di cadere nel vuoto e a restare a galla saranno soltanto le dichiarazioni tronfie e i sensazionalismi della politica. Pretendere di riformare la giustizia in questo modo diventa impossibile.

LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA SENZA PERSONALE. L’ON. CONTE CHIEDE AL MINISTRO BONAFEDE PIÙ RISORSE PER VALLO DELLA LUCANIA E NOCERA INFERIORE

La riforma della giustizia accenna qualche timido passo in avanti ma continua a dividere e, nonostante il via libera alla riforma del processo civile, restano le perplessità su quella del processo penale e sulla prescrizione. Mentre nella maggioranza prosegue il confronto sulla riforma presentata dal Guardasigilli Bonafede, il sistema giustizia è sempre più in affanno, soprattutto a causa della gravi carenze che riguardano il personale giudiziario ed amministrativo, tema non indifferente alla politica.

Il 20 novembre, l’On. Federico Conte (LeU) ha presentato alla Camera un’interrogazione concernente le iniziative per assicurare la funzionalità e l’efficienza del Tribunale di Vallo della Lucania e della Procura di Nocera Inferiore, interessate da gravi carenze di organico.

Dopo la chiusura del Tribunale di Sala Consilina, quello di Vallo della Lucania costituisce l’unico punto di riferimento dell’amministrazione della giustizia su quasi tutto il territorio a sud di Salerno, con 51 comuni di competenza e 125mila abitanti.

Il tribunale ha in organico 12 magistrati ma, attualmente, 4 dei 5 giudici civili non sono in servizio e l’unico giudice, deputato ai fallimenti e alle esecuzioni, non svolge funzioni. Una situazione molto difficile da gestire e che ha costretto il presidente del tribunale a congelare i relativi ruoli e a ridurre a una volta settimana il numero delle udienze penali.

Situazione critica anche per la Procura della Repubblica del Tribunale di Nocera Inferiore che, dopo la revisione della geografia giudiziaria del 2012 e con l’accorpamento delle due sezioni distaccate di Cava de’ Tirreni e Mercato San Severino, ha visto aumentare il suo bacino di utenza da 251.137 a 397.107 abitanti.

Ciò che è più grave è che né le piante organiche del personale amministrativo, né quelle delle sezioni di polizia giudiziaria sono state adeguate al nuovo assetto dell’ufficio, fatta eccezione per l’incremento del numero degli assistenti giudiziari, passati da 5 a 11.

Al termine dell’interrogazione, l’On. Conte ha chiesto al Ministro quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, per consentire al Tribunale di Vallo della Lucania e alla Procura di Nocera Inferiore di svolgere le loro funzioni garantendo almeno livelli minimi di funzionalità ed efficienza, oggi negati a causa delle gravi carenze di organico”.

Il Guardasigilli ha ribadito che “l’efficientamento del sistema giustizia rappresenta un obiettivo a cui stiamo lavorando da tempo puntando, oltre che sul fronte normativo, anche su quello degli organici” e ha rivendicato i risultati, sin qui ottenuti in tema di politiche assunzionali, ampliando di 600 unità il ruolo organico della magistratura.

Quindi, ha sottolineato che è in corso un vasto programma assunzionale mediante il definitivo scorrimento delle graduatorie volte a tamponare le vacanze esistenti per far fronte ai prossimi pensionamenti. Oltre al concorso per il profilo di 2.329 funzionari giudiziari, di cui nei giorni scorsi si è conclusa la preselezione, ci saranno ulteriori procedure concorsuali che, per il prossimo triennio, porteranno più di 8.000 assunzioni.

In particolare, Bonafede si è voluto soffermare sull’istituzione, giudicata innovativa, di una quota di piante organiche flessibili di magistrati da destinare in supporto alle sedi di ogni singolo distretto e interessate da situazioni di arretrato o eccezionali e che dovrebbe consentire di potenziare tutte le piante organiche degli uffici in sofferenza, tra cui quelli di Vallo della Lucania e di Nocera Inferiore.

La norma suddetta è regolata dall’art. 52 della legge di bilancio 2020, in via di definizione e che, di fatto, modifica l’intero Capo II della legge 48/2001 del 13 febbraio.

Già nell’ottobre scorso, nella sua audizione in Commissione Giustizia alla Camera, il Guardasigilli aveva illustrato l’importanza di tale norma, inserita in un contesto di rafforzamento del sistema giustizia attraverso la piena copertura degli organici per il personale della magistratura.

In quell’occasione era stata annunciata l’assunzione di 250 magistrati ordinari vincitori di concorso per 320 posti, bandito con decreto ministeriale del 31 maggio 2017, nuove procedure concorsuali e la richiesta al Csm per l’indizione di un nuovo concorso per 310 posti.

Dunque, una considerevole misura di rafforzamento del personale di magistratura che prevede anche la determinazione delle piante organiche per l’ampliamento di 70 magistrati di legittimità e della magistratura di merito.

Un piano di reclutamento così importante per la magistratura deve essere affiancato da un altrettanto significativo piano assunzionale per il personale amministrativo che, in effetti, già c’è ma procede con lentezza.

In una recente intervista rilasciata a “Il Sole 24 Ore”, Bonafede ha voluto specificare che il disegno di legge sulla riforma della giustizia è stato preceduto da un massiccio piano di investimenti che ha portato sin qui all’assunzione di 1.125 persone nel settore amministrativo, anche in vista della riforma sulla prescrizione che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020.

Ovviamente, il dato relativo alle oltre mille assunzioni di personale amministrativo, fa riferimento a tutti i profili impiegati nell’amministrazione giudiziaria. Per quello che riguarda, nello specifico, la figura di assistente giudiziario le assunzioni, finora, sono state davvero poche. Tralasciando gli scorrimenti da 420 e da 200, poi divenuti 213, che vanno ascritti all’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, c’è poco da andare fieri.

Le uniche assunzioni per il profilo di assistente giudiziario, interamente gestite dall’attuale amministrazione, sono quelle dei 903 idonei, la cui convocazione fu annunciata dal Guardasigilli il 5 aprile scorso. Di questi, un primo blocco, composto da 503 idonei, in realtà 414, ha fatto il suo ingresso negli uffici giudiziari il 25 luglio.

Per il secondo blocco di 400 idonei, invece, a parte le solite dichiarazioni fotocopia che riportano di un loro ingresso entro la fine dell’anno, ancora nulla. Davvero molto poco per chi ha sempre vantato investimenti importanti e assunzioni rapide, per di più con tempistiche altrettanto celeri.

Finora non ci sono state né le prime, né tanto meno le seconde e a farne le spese non è soltanto una graduatoria, di fatto ferma da mesi, ma la giustizia tutta. A questo punto, bisognerà mettersi d’accordo una volta per tutte e trovare una sintesi tra quanto viene costantemente ribadito a favore di stampa e quanto, invece, è stato fatto sinora perché i fatti non stanno seguendo la direzione delle parole.

La grave condizione in cui versa il nostro sistema giudiziario è un dato drammaticamente oggettivo tanto che molti tribunali, procure e corti d’appello rischiano il blocco di ogni attività amministrativa.

Altrettanto oggettivo è il piano assunzionale, sottoscritto da Bonafede a giugno e con il quale le assunzioni previste per il nostro sistema giudiziario, scorrimento integrale della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari compreso, sono state programmate, finanziate e autorizzate. Bisognerà trovare il modo di mettere d’accordo questi due aspetti.

Sarà pur vero che, come sostiene Bonafede, la riforma della giustizia non è più rinviabile ma è altrettanto vero che senza personale amministrativo ogni riforma diventa impossibile. Pretendere di riformare il nostro sistema giudiziario senza le opportune risorse umane, sarebbe come pretendere di costruire una casa senza le fondamenta.

Quella di riorganizzare il nostro sistema giudiziario è un’esigenza oggettiva, avvertita non solo dagli addetti ai lavori che, quotidianamente, sono costretti a confrontarsi con gravi carenze di organico, con piante organiche inadeguate e mezzi assolutamente obsoleti ma anche dai cittadini che, alle prese con processi civili e penali, devono confrontarsi con le lungaggini e le inefficienze di un sistema giudiziario sempre più fragile e precario.

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, NICOLA GRATTERI: “PERSA UNA GRANDISSIMA OCCASIONE”

Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, è un magistrato che la giustizia la conosce molto bene. È uno dei magistrati più esposti nella lotta alla ‘ndrangheta e, per questo, vive sotto scorta dal 1989.

Ha messo la sua competenza a disposizione anche della politica tanto che nel giugno 2013 il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, lo nominò componente della task force per l’elaborazione di proposte in tema di lotta alla criminalità organizzata.

Nel febbraio 2014, il presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, annunciò la nomina di Gratteri a consigliere della Commissione mentre nell’agosto dello stesso anno, il Capo del Governo, Matteo Renzi, che qualche mese prima lo aveva proposto come Guardasigilli, lo volle a capo della Commissione per l’elaborazione di proposte normative in tema di lotta alle mafie.

Per questo, dall’alto della sua esperienza, quando si parla di riforma della giustizia, Gratteri ha le idee ben chiare, a cominciare dalla lentezza dei processi, risultato di una serie di concause.

Secondo il magistrato, per smaltire l’arretrato che c’è nei tribunali è necessario fare diversi cambiamenti, tante piccole riforme che partono soprattutto dall’applicazione dell’informatica ai processi che, già da sola, consentirebbe di dimezzare i tempi del processo penale.

Dobbiamo domandarci per quale motivo un fascicolo rimane fermo 5 anni nell’armadio del pubblico ministero e per quattro anni nell’armadio del giudice. Il sistema giudiziario così come si presenta è farraginoso, non è proporzionato alla realtà criminale del 2019 e quindi vanno fatte mille riforme contemporaneamente e fare una rivoluzione del sistema giudiziario tenendo presente sempre la Costituzione, non abbassare il livello di garanzia dell’indagato e dell’imputato ma fare le riforme che servono”.

L’utilizzo dell’informatica porterebbe anche all’abbattimento dei costi dei procedimenti e con i soldi risparmiati, secondo Gratteri, si potrebbero fare numerose assunzioni tra assistenti, operatori, cancellieri e dirigenti che al nostro sistema giudiziario servono come il pane.

Insomma, investimenti si ma l’applicazione degli strumenti informatici, ad oggi disponibili, può aiutare ad ottimizzare tempi e costi e una riforma della giustizia che si rispetti, va fatta con criterio, attuando tante piccole riforme, soprattutto nei primi sei mesi di governo quando una maggioranza è più solida.

Esattamente il contrario di quanto sta accadendo in questi giorni con una riforma della giustizia, al palo da più di un mese e che, almeno in teoria, dovrebbe essere approvata entro la fine di quest’anno che, peraltro, si avvicina a grandi passi.

A sostegno di questa riforma e di quella sulla prescrizione, unica certezza, finora, del progetto di Bonafede, un importante piano assunzionale che sta prendendo forma con grande difficoltà eppure descritto dal Guardasigilli come un piano di assunzioni che non conosce precedenti nella storia di questo Paese, nel senso che non si è mai visto un piano assunzionale procedere così a rilento, a discapito del nostro sistema giudiziario.

Al 31 dicembre manca poco più di un mese e mezzo e non solo della riforma della giustizia non si vede nemmeno l’ombra ma ci sono assunzioni che ancora non arrivano e la graduatoria per il profilo di assistente giudiziario è ferma.

I 400 idonei in attesa sono sempre lì e non solo vorrebbero conoscere i tempi della loro convocazione ma capire anche quando questa potrebbe arrivare perché non vi sono indicazioni in merito.

I governi passano ma il destino della giustizia italiana è quello di sempre, fatto di attese interminabili, tempi lunghi che si trascinano stancamente e che danno origine a inefficienze di ogni genere.

Pensare che circa due mesi fa, il Ministro Bonafede aveva annunciato la nuova riforma della giustizia come una vera e propria rivoluzione ma Gratteri non ritiene sia così.

Dai 5 stelle mi sarei aspettato una rivoluzione e invece non c’è stata e si è perso molto tempo. Le grandi riforme si fanno nei primi sei mesi perché qualsiasi governo man mano che va avanti ha sempre meno forza e meno potere. Non penso che ci sarà una rivoluzione, penso che si sia persa una grandissima occasione”.

L’ennesima di una lunga serie.

GIUSTIZIA FERMA E OSTAGGIO DI UNA RIFORMA SOSPESA TRA PRESCRIZIONE, TEMPI DEI PROCESSI E ASSUNZIONI CHE NON ARRIVANO

La dea Dike, come i greci chiamavano la divinità della giustizia, non ebbe mai un buon rapporto con il genere umano e anche, oggi, continua a seminare discordia, specialmente nei governi e quello giallo-rosso non fa eccezione.

Il motivo del contendere è la riforma della giustizia presentata dal Guardasigilli Bonafede e che, nelle intenzioni del Ministro e della maggioranza, dovrebbe essere approvata entro il 31 dicembre ma, finora, di quella riforma annunciata come rivoluzionaria, non si intravvede nemmeno l’ombra. L’unica cosa certa, e forse neanche quella, è la riforma della prescrizione, fiore all’occhiello dei pentastellati che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020.

Il nodo prescrizione è quello sul quale restano le maggiori distanze fra M5S e PD con questi ultimi convinti che con la riforma, inserita nella legge Spazzacorrotti, i tribunali si troveranno gravati da circa 30mila procedimenti in più per non parlare, poi, dell’imputato, che rischia di restare tale a vita. Altri temi caldi sono la riforma del Csm e il carcere agli evasori, provvedimento contenuto nel decreto fiscale.

Il tema della prescrizione, però, si prende gran parte dell’attenzione anche perché a non essere d’accordo sono soprattutto i penalisti che, dal 21 al 25 ottobre, si sono astenuti dalle udienze per protestare contro la riforma che contribuirebbe a prolungare i tempi già lunghissimi dei processi e fermamente convinti che la prescrizione sia la conseguenza di un sistema di inefficienze di cui giustizia italiana è ostaggio da tempo.

Ospite di Porta a Porta, con il suo consueto piglio verboso ma anche ripetitivo, Bonafede ha difeso a spada tratta il suo provvedimento.

Vogliamo dire una volta per tutte che nel gennaio 2020 entrerà in vigore la legge sulla prescrizione ma che, con questa legge, i primi effetti processuali, perché si applicherà ai reati commessi successivamente, si avranno non prima del 2023 nella migliore delle situazioni ma probabilmente 2024 ?”.

Il Ministro è apparso fermo sulle sue posizioni e ha rincarato la dose dichiarando che “la prescrizione è stata un alibi che ha consentito a tutti di non dimezzare i tempi del processo”.

La riforma sulla prescrizione, infatti, è collegata a quella del processo penale e al dimezzamento dei tempi del processo, obiettivo principale della riforma della giustizia del Guardasigilli.

Sembra che tutti si concentrino a fare il processo alla mia legge che vuole finalmente ristabilire un po’ di legalità, giustizia e credibilità dello Stato. La mia riforma, del processo civile e penale, è finalizzata a dimezzare i tempi dei processi, Io mi prendo la responsabilità di dimezzare i tempi del processo”.

E, puntualmente, ribadisce quanto fatto sul fronte delle politiche assunzionali. .

Ho fatto un sacco di investimenti nella giustizia che non hanno precedenti nella storia della Repubblica, a livello di risorse, di nuovi magistrati, di personale amministrativo. Ho avviato assunzioni di personale amministrativo per quasi 10mila unità e ci saranno 600 nuovi magistrati in tutta Italia”.

Quello delle assunzioni e degli investimenti sono temi particolarmente cari al Guardasigilli, consapevole che una giustizia equa ed efficiente deve necessariamente tenere conto di risorse umane da destinare agli uffici giudiziari del nostro Paese.

I numeri sono importanti: 8.747 unità per l’Amministrazione giudiziaria, 503 per l’Amministrazione penitenziaria e 326 per l’Amministrazione minorile che costituiscono la base per il rinnovamento del personale della giustizia ma rappresentano, soprattutto, un’opportunità di lavoro per molti giovani.

Fin qui le dichiarazioni e i propositi ufficiali. Esiste, però, un rovescio della medaglia che non coincide con la facciata e che è fatto di lungaggini, ritardi, inefficienze che sono i mali che affliggono la giustizia insieme alla carenza di personale amministrativo, all’inadeguatezza delle piante organiche, che occorrerebbe rimodulare, e mancate riqualificazioni del personale in servizio che ogni giorno, tra mille difficoltà, cerca di destreggiarsi nel tentativo di far funzionare un sistema che arranca sempre di più.

Queste difficoltà sono oggettive e sono rappresentate puntualmente da tutti gli addetti ai lavori, da presidenti di tribunali e corti d’appello e anche la politica e i sindacati fanno la loro parte.

L’ultimo appello è arrivato dall’On. Guido De Martini (Lega), primo firmatario, insieme all’On. Eugenio Zoffoli (Lega), di un’interrogazione scritta, rivolta al Ministro Bonafede e depositata il 12 novembre, sulla grave situazione del Tribunale di Tempio Pausania che ha competenza su tutto il nord-est della Sardegna. Ad oggi è la zona con la maggiore crescita economica della regione dove è riscontrabile la presenza di importanti realtà produttive, occupazionali ed economico-finanziarie.

Nell’interrogazione si fa presente che “la grave situazione di carenza di organico, che perdura ormai da lustri, è ormai cronicizzata, perché mai risolta…(…)…Ci sono 25 mila processi pendenti; in organico, ci sono undici magistrati ma di fatto sono operativi solo quattro al penale e due al civile, oltre al presidente del tribunale; le piante organiche del tribunale di Tempio Pausania sono sensibilmente sottodimensionate…(…)…Il Tribunale assiste ad una ormai cronica carenza di personale giudicante, requirente, amministrativo in misura percentuale assolutamente rilevante, anche in relazione alla insufficiente dotazione assegnabile…(…)…La penuria di personale amministrativo paralizza il lavoro delle cancellerie e impedisce il tempestivo svolgimento degli adempimenti e delle comunicazioni, dando inevitabile adito a eccezioni che portano a rinnovazione di atti, rinvii di udienze, duplicazione di attività” .

Al termine dell’interrogazione, l’On. De Martini chiede e si chiede “se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione in cui versa il Tribunale di Tempio Pausania in merito al sottodimensionamento dell’organico e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare per risolvere definitivamente una situazione che perdura da troppo tempo evitando il blocco del tribunale medesimo”.

Sono queste le criticità della giustizia italiana che si moltiplicano, giorno dopo giorno, fino a coinvolgere anche il Tribunale di Roma, la cui centralità è assolutamente fuori discussione.

La soluzione, secondo il Ministro Bonafede, è l’ambizioso piano assunzionale da lui sottoscritto a giugno e che, tra concorsi ed assunzioni, sta prendendo forma anche se troppo lentamente e a scapito della giustizia stessa.

In attesa che si svolgano e concludano le nuove procedure concorsuali, a cominciare da quella per il profilo di funzionario giudiziario, la cui prova preselettiva si è svolta nei giorni scorsi, si arriverà al prossimo anno e forse anche al successivo mentre la giustizia ha bisogno di ossigeno subito.

Alcune risorse, come la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, che ha compiuto due anni il 14 novembre, sono già disponibili ma le 400 unità che attendono da aprile la loro convocazione sono ancora in attesa senza alcuna comunicazione da parte del Ministero.

Questo è quello che fa più male alla nostra giustizia, un’attesa ingiustificata, oltre che inaccettabile, quando si potrebbe procedere immediatamente con fatti concreti per dare risposte ad un sistema giudiziario al collasso. Si preferisce, invece, aspettare, temporeggiare e rinviare, continuando a rilasciare dichiarazioni spot e a ribadire intenzioni che restano vuote, sospese nell’aria e che non servono a nessuno.

Quando si capirà che ridare slancio al nostro sistema giudiziario è di vitale importanza non solo per la giustizia ma anche per il tessuto economico e sociale del Paese ? Quando si deciderà di mettere mano a quelle assunzioni che servono da subito ?

Questo non è fare l’interesse della giustizia. Ci vogliono i fatti e quelli mancano da troppo tempo.

E tutto questo, sotto gli occhi, per fortuna bendati, della dea Dike.

SBLOCCO DEL TURNOVER, IL MINISTRO DADONE ANNUNCIA 500MILA ASSUNZIONI NEL PROSSIMO TRIENNIO. LA GIUSTIZIA IN ATTESA DI RISORSE PER RIPARTIRE

Il 15 novembre prossimo lo sblocco del turnover per ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici sarà una realtà. Dopo anni di sbarramenti, in ottica spending review, cadono gli ultimi paletti al ricambio del personale nella pubblica amministrazione.

È trascorso quasi un anno da quando Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio della maggioranza penta-leghista, nel corso di un’informativa sulla manovra economica 2019, resa a Palazzo Madama il 19 dicembre 2018, dichiarava che per le amministrazioni centrali veniva disposto un rinvio della presa di servizio degli assunti al 15 novembre 2019 ma limitato alle assunzioni derivanti del turn-over ordinario dell’anno precedente.

Un provvedimento di non poco conto e che non mancò di suscitare aspre polemiche sul fronte politico e sindacale.

La percezione di molti fu che, nonostante in quella legge di bilancio si parlasse di crescita e di opportunità di lavoro per i giovani, in realtà, si intendesse sacrificare sull’altare del reddito di cittadinanza migliaia di assunzioni che avrebbero dato una nuovo volto alla pubblica amministrazione.

A meno di un anno dall’approvazione della manovra 2019, il governo è alle prese con la legge di bilancio 2020 ma, stavolta, la maggioranza non è più quella giallo-verde e, a Palazzo Vidoni, al posto di Giulia Bongiorno c’è Fabiana Dadone che, nei giorni scorsi, ha annunciato numerose assunzioni per il prossimo triennio.

Si stima che dal prossimo anno saranno assunte circa 150mila persone in 12 mesi. I numeri rispondono proprio al turnover tornato al 100% in tutti gli uffici pubblici.

Un’ondata di assunzioni per far fronte anche ai prossimi pensionamenti, complice l’effetto Quota 100, per il quale si è deciso di prorogare le graduatorie dei concorsi pubblici in scadenza in modo da poter attingere direttamente dalle liste degli idonei.

Al turnover ordinario si aggiungono gli ingressi extra, finanziati con le passate manovre. Complessivamente, entro la fine del 2022, si dovrebbe arrivare a 450/500mila assunzioni.

Quella che ha in mente la Dadone è una pubblica amministrazione giovane, dinamica, trasparente, digitalizzata e al passo con i tempi. In poche parole una pubblica amministrazione efficiente. Un’idea che non si distanzia molto da quella della Bongiorno che, con il precedente governo, l’aveva preceduta alla guida del dicastero.

L’ex Ministro ha sempre sostenuto che le risorse umane fossero di fondamentale importanza per rafforzare la nostra pubblica amministrazione.

Sua la legge n. 56/2019 del 19 giugno, sugli interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni che all’art. 3 prevede misure per accelerare le assunzioni e dispone che le amministrazioni dello Stato possono procedere “a decorrere dall’anno 2019, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 100% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente”.

Sempre l’art. 3, comma 4, lettera a), specifica che, al fine di ridurre i tempi di accesso al pubblico impiego, le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici possono procedere “all’assunzione a tempo indeterminato di vincitori e allo scorrimento delle graduatorie vigenti, nel limite massimo dell’ 80% delle facoltà di assunzione previste…”. Come dire che se le graduatorie ci sono, e pure i soldi, si può assumere fin da subito.

La Bongiorno, non solo da ministro ma soprattutto da avvocato, ha sempre creduto che l’efficienza della pubblica amministrazione fosse anche quella della giustizia e la stessa certezza vale anche per la Dadone.

Non a caso, appena insediata a Palazzo Vidoni, ha voluto incontrare il Guardasigilli Bonafede per parlare proprio di sostegno alla giustizia, con investimenti sul personale e il giusto riconoscimento alle professionalità del comparto.

Nel corso dell’incontro è stata confermata la collaborazione tra i due dicasteri e la Dadone ha voluto sottolineare come un sistema giudiziario efficiente rappresenti “un obiettivo fondamentale per il buon funzionamento dello Stato, per la tutela di diritti, le prerogative dei cittadini e persino per la crescita economica del Paese”.

Per portare avanti un programma così ambizioso le tempistiche saranno fondamentali ed è proprio qui che cominciano i problemi perché, dobbiamo dircelo, le tempistiche rapide, o quanto meno ragionevoli, soprattutto a fronte di un sistema giudiziario sempre più vicino al collasso, non sono mai state il pezzo forte di questa amministrazione.

Nel giugno scorso, Via Arenula ha pubblicato i risultati di uno studio dal quale emerge il ritratto di un sistema giudiziario lento, farraginoso e costantemente in preda ad una cronica inefficienza.

Al primo posto nella classifica dei peggiori tribunali italiani c’è quello di Patti dove, anche senza nuovi procedimenti, ci vorrebbero 1.193 giorni per smaltire il pendente mentre a Vallo della Lucania, già nota alle cronache per le gravi carenze di personale amministrativo, per smaltire i procedimenti pendenti occorrono circa 1.037 giorni che paragonati ai 118 di Aosta e ai 152 di Rovereto danno l’idea dell’enorme divario fra i tribunali del nord e quelli del sud.

Quello che lo studio non evidenzia, invece, è che la causa principale delle lungaggini del nostro sistema giudiziario è la carenza degli organici, aggravata dalla revisione della geografia giudiziaria del 2012 e dall’inadeguatezza delle piante organiche che, ad oggi, il Ministero della Giustizia non ritiene necessario rimodulare.

Le risorse servono per scongiurare la totale paralisi di ogni attività amministrativa degli uffici giudiziari ma, evidentemente, si preferisce temporeggiare. L’unica graduatoria di cui Via Arenula dispone è quella per il profilo di assistente giudiziario.

Ebbene, finora, dati del Ministero alla mano, su 4.915 idonei che compongono la suddetta graduatoria, 3.386 sono già entrati in servizio, 414 dei quali a luglio e, da allora, ci sono ancora 400 ragazzi in attesa.

Il Ministro della Giustizia ha ribadito più volte che faranno il loro ingresso negli uffici giudiziari entro la fine di quest’anno ma la fine del 2019 è ormai vicina e non c’è ancora un’indicazione sui tempi della loro convocazione. Non è certamente così che si può pensare di riformare il nostro sistema giudiziario.

Il funzionamento della giustizia, sia civile che penale, è essenziale soprattutto per lo sviluppo economico del nostro Paese ma spesso non si considera che questi due aspetti sono strettamente collegati.

Fino a quando non avremo una giustizia che funziona, difficilmente ci saranno imprenditori disposti ad investire i loro capitali nella nostra economia ma, affinché ciò sia possibile, è indispensabile che lo Stato metta in campo tutti gli strumenti necessari per consentire alla giustizia di funzionare bene.

Non basta scrivere buone norme perché la giustizia migliori ma bisogna prevedere un apparato organizzativo che permetta a quelle stesse norme di essere attuate.

Le risorse finanziarie, umane e materiali ci sono, quello che manca è l’ultimo passaggio, quello determinante, che consenta di tradurre le parole e gli investimenti in fatti e azioni concrete.

I faldoni accatastati nei corridoi, negli scantinati e, persino, nei bagni dei tribunali sono una testimonianza plastica di un’amministrazione della giustizia che non funziona e, di fronte alla quale, gli addetti ai lavori e i cittadini chiedono risposte e tempi certi.

Lo sblocco del turnover insieme alla disponibilità di strumenti normativi e amministrativi nonché di quella di risorse qualificate, rappresentano presupposti fondamentali per far ripartire il nostro sistema giudiziario.

Quello che serve c’è già, bisogna solo agire e tradurre tutto questo in fatti.

LA GIUSTIZIA ITALIANA AL COLLASSO TRA MOBILITAZIONI, RITARDI DEI PROCESSI E TRIBUNALI SENZA PERSONALE

Più che dalle sue inefficienze, la giustizia italiana è condizionata soprattutto dal fattore tempo, anzi, proprio quest’ultimo con le lungaggini che inevitabilmente determina è la causa principale delle criticità del nostro sistema giudiziario.

Manca poco più di un mese al 31 dicembre, data entro la quale il governo si è impegnato ad approvare la nuova riforma della giustizia, annunciata da Bonafede come una rivoluzione e di cui, finora, resta in piedi soltanto la riforma della prescrizione.

Lo sanno bene i penalisti italiani che, dal 21 al 25 ottobre, si sono astenuti dalle udienze per protestare contro quella che è stata definita come “una bomba atomica che sta per esplodere nei tribunali” che già patiscono i tempi lunghissimi delle prescrizioni e che la riforma voluta da Bonafede contribuirebbe a prolungare.

Non è colpendo un istituto come quello della prescrizione, prerogativa necessaria per uno Stato di diritto, che va trovata la soluzione ai tempi troppo lunghi della giustizia e per gli addetti ai lavori, la riforma voluta dal Guardasigilli già con il governo giallo-verde, andrebbe a peggiorare quella che appare non come la patologia da combattere ma la conseguenza di un sistema di inefficienze di cui la nostra giustizia è ostaggio da tempo.

Negli stessi giorni in cui i penalisti italiani protestavano, il Ministro Bonafede ha continuato a ribadire quanto fatto finora dal giorno del suo insediamento a Via Arenula, elencando sistematicamente tutte sue buone intenzioni ma senza preoccuparsi di spiegare come realizzarle.

Le parole del Guardasigilli, si sono così incrociate con quelle di tutti coloro che, ogni giorno, raccontano di una giustizia ormai sull’orlo di un baratro.

Da tempo, il Tribunale di Roma vive una situazione divenuta, ormai, intollerabile. Mancano circa 400 unità, su una dotazione organica di 1.203 unità previste mentre altre 30 risultano distaccate o comandate presso altri uffici o enti. I funzionari giudiziari presenti sono 172 su un organico di 331 unità e le scoperture sono notevoli anche per direttori amministrativi, cancellieri, assistenti giudiziari, operatori, conducenti e ausiliari.

Il piano assunzionale, disposto dal Ministero della Giustizia, non ha dato quelle risposte che ci si attendeva né per il Tribunale di Roma, né per gli altri uffici giudiziari del nostro Paese e senza azioni concrete si rischia la chiusura delle cancellerie, la riduzione delle udienze e degli orari di apertura al pubblico.

A Cassino, tra gli addetti ai lavori, è in atto una vera e propria mobilitazione. Nei giorni scorsi il presidente del Tribunale, il giudice Massimo Capurso, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al Consiglio Superiore della Magistratura e al Ministero della Giustizia, lamentando una situazione, ormai, divenuta insostenibile.

Ad oggi, mancano 8 magistrati sui 23 previsti dalla pianta organica e anche le scoperture riguardanti il personale amministrativo sono notevoli, a fronte di un bacino di 330.000 utenti.

Per questo, al termine di un’assemblea indetta dagli avvocati e dai sindaci dei 68 Comuni che rientrano nella giurisdizione del Tribunale di Cassino, è stata proclamata un’astensione dalle udienze dal 25 al 29 novembre prossimo.

Anche gli avvocati penalisti dell’Emilia Romagna sono in agitazione. La situazione riguarda soprattutto la città di Reggio Emilia e, in particolare, l’ufficio del magistrato di sorveglianza dove si registrano gravi ritardi sulle istanze sulla liberazione anticipata, sui permessi e sulle decisioni in materia di misure alternative. Le Camere Penali hanno inviato una delibera al Ministro Bonafede nella quale si chiedono interventi urgenti.

A Tempio Pausania l’emergenza si fa sempre più drammatica e gli avvocati penalisti sono in astensione da circa un mese per denunciare la grave condizione in cui versa il Tribunale, ritenuto un presidio di massima importanza dove confluiscono interessi ed istanze da tutto il resto della Sardegna.

Il Tribunale di Lanciano, uno di quei presidi su cui già pende la mannaia della riforma della geografia giudiziaria, ha gravi vuoti di organico e il rischio del blocco di ogni attività si fa sempre più concreto e per scongiurarlo è necessario l’ampliamento della pianta organica. Diversamente, c’è la possibilità che, con un organico già ridotto all’osso, dal prossimo anno Lanciano dovrà dire addio al suo presidio di legalità.

Per questi tribunali, esattamente come per altri della nostra penisola, ormai è una lotta quotidiana contro il tempo e, in attesa che qualcuno dai piani alti raccolga le loro istanze, proprio il fattore tempo diventa il peggior nemico della giustizia in tutte le sue declinazioni.

A quasi tre mesi dall’entrata in vigore del Codice Rosso, la legge a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, l’aumento esponenziale delle denunce e delle segnalazioni ha incrementato i carichi di lavoro delle procure senza che siano stati forniti i mezzi e le risorse necessari.

Come dire che non basta fare le leggi ma è indispensabile creare le condizioni che consentano la loro applicazione e, in questo, il Codice Rosso si sta dimostrando carente. Non si possono fare leggi a costo zero, senza intervenire con investimenti e risorse qualificate.

C’è una sottile linea rossa che unisce le criticità dei tribunali di Roma, Cassino, Reggio Emilia, Tempio Pausania e Lanciano, le difficoltà legate all’applicazione del Codice Rosso e i tempi della prescrizione: la carenza di organici.

La situazione del nostro sistema giudiziario, in bilico tra mobilitazioni, scioperi, lungaggini di ogni genere e mancanza di risorse, è gravemente compromessa e il ritratto che emerge è quello di una giustizia che, nella maggior parte dei casi, non è in grado di garantire il principio costituzionale della giusta durata del processo.

Un quadro davvero poco lusinghiero, soprattutto al cospetto degli altri Paesi di quell’Unione Europea che, ciclicamente, ci ricorda che sulla giustizia bisogna investire.

In effetti, gli investimenti sono stati fatti ma tardano a tradursi in azioni concrete e, ancora una volta, il fattore tempo diventa determinante.

Poco più di un anno fa, l’allora governo giallo-verde magnificava stanziamenti di circa 500 milioni di euro ritenuti necessari per rimettere in piedi il nostro sistema giudiziario e che, successivamente, si sono tradotti in una legge di Bilancio che ha messo nero su bianco parte di quelle politiche assunzionali, poi, definitivamente certificate dal Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, firmato dal Guardasigilli il 13 giugno.

Per dirla con le parole di Bonafede, un piano di assunzioni di magistrati e di personale amministrativo mai viste prima nella storia della nostra Repubblica.

Infatti, finora si è visto ben poco e anche qui il fattore tempo è fondamentale. Da aprile, ci sono 400 idonei in attesa di una convocazione che, dovrebbe arrivare entro la fine di quest’anno. Non è accettabile che 400 persone debbano aspettare così a lungo e che, arrivati a novembre, non abbiano ancora indicazioni circa i tempi della convocazione stessa.

L’emergenza in cui versano i nostri tribunali dovrebbe essere un motivo sufficientemente valido per garantire tempistiche più certe e soprattutto più rapide ma si preferisce temporeggiare, magari con soluzioni provvisorie per consentire agli uffici giudiziari di tirare avanti alla meno peggio.

Il vero dramma della giustizia italiana è quello delle risorse umane, sia magistrati che personale amministrativo, che consentano ai tribunali di funzionare più velocemente.

Le risorse umane, materiali e finanziarie ci sono così come gli opportuni strumenti legislativi ed è giunto il momento di procedere con assunzioni e scorrimenti di graduatorie.

Se davvero si vuole riformare la giustizia, la necessità è quella di mettere da parte le chiacchiere e gli annunci facili e dare una svolta radicale al nostro sistema giudiziario che da decenni tollera di essere considerato, in patria, come una Cenerentola e, all’estero, come un oggetto di antiquariato, ormai, sempre meno interessante.

I DEPUTATI FERRI, VARCHI E CONTE CHIEDONO LO SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA DEGLI ASSISTENTI GIUDIZIARI MA DA BONAFEDE RISPOSTE VAGHE

Il 23 ottobre, il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, è tornato dinanzi alla Commissione Giustizia della Camera per il seguito dell’audizione sulle linee programmatiche del Ministero.

Molti i temi affrontati tra i quali, la lotta all’evasione fiscale, la riforma della prescrizione e del processo civile e penale, il sovraffollamento nelle carceri, la revisione della geografia giudiziaria e le carenze di personale negli uffici giudiziari.

Proprio sui vuoti di organico si è concentrata la maggior parte degli interventi dei deputati della Commissione che hanno chiesto lo scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, l’unica di cui, ad oggi, dispone il Ministero.

L’ On. Lucia Annibali (Italia Viva), dopo aver sottolineato che il Codice Rosso pone un problema di carattere organizzativo, legato alla necessità di una formazione specializzata ma anche all’implementazione del personale negli uffici, ha passato la parola all’ On. Cosimo Maria Ferri (PD) che, pur riconoscendo l’impegno assunto da Via Arenula sulle politiche assunzionali, ha voluto precisare che c’è ancora molto da fare.

C’è il tema degli assistenti giudiziari, certamente, sono stati fatti dei passi ma chiediamo uno sforzo in più perché mancano ancora 830 idonei e mi auguro che presto questa graduatoria possa terminare perché gli uffici giudiziari ne hanno bisogno”.

Ferri, già Sottosegretario alla Giustizia quando fu indetto il concorso per il profilo di assistente giudiziario, ha concluso il suo intervento evidenziando la necessità di una rimodulazione delle piante organiche soprattutto in funzione degli insediamenti produttivi e dei carichi di lavoro.

Stesso tema affrontato anche dall’ On. Maria Carolina Varchi (Fratelli d’Italia) che ha posto l’accento anche sul tema della geografia giudiziaria la cui revisione del 2012 ha penalizzato molte regioni poiché non si è tenuto conto delle caratteristiche orografiche dei territori.

Dalla revisione della geografia giudiziaria alle carenze di personale negli uffici giudiziari, il passo è breve e senza troppi giri di parole la Varchi ha ricordato che “c’è la questione degli assistenti giudiziari che attendono lo scorrimento della graduatoria e che, certamente, darebbero sollievo agli uffici”.

Intervento dello stesso tenore, quello dell’ On. Ciro Maschio (Fratelli d’Italia) che, dopo aver parlato di riforma del processo civile e penale, prescrizione, riforma del Csm e separazione delle carriere, ha concluso sottolineando la cronica carenza di personale nei tribunali, considerata il vero dramma del nostro sistema giudiziario.

Il problema della giustizia, oggi, non è tanto quello dell’ennesimo tentativo di riforma dei riti ma è quello delle risorse umane, sia magistrati che personale amministrativo che consentano ai tribunali di funzionare più velocemente. Io concentrerei questa rivoluzione in modo più incisivo sull’assunzione di magistrati e personale su cui è stato fatto qualche passo avanti ma ancora insufficiente”.

È stata, poi, la volta dell’ On. Federico Conte (LeU) che rivolgendosi a Bonafede, ha chiesto specifiche indicazioni sullo scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, non solo perché “veniamo sollecitati dagli interessati in maniera sistematica” ma anche perché i numeri sono impietosi e parlano di 9.265 posti vacanti su 43.658 unità. Non solo.

Conte ha riferito che, secondo i sindacati, si prevede che nel prossimo triennio ci sarà una pesante riduzione del personale che si aggira tra le 7.000 e 9.000 unità.

La risposta di Bonafede alle istanze dei deputati della Commissione Giustizia è arrivata, vaga e generica ma non prima di aver ricordato la maestosità di quanto fatto in questi mesi.

Lo scorrimento lo faccio, mi sono impegnato a farlo il più possibile, però, nei limiti di quella funzione perché poi si arriva alla saturazione di quei posti, quindi, devo attendere per poter scorrere. Mi sono impegnato pubblicamente, lo faccio anche ora, di approfittare di qualsiasi momento per scorrere ulteriormente la graduatoria”.

Più di un’ora e mezza di argomentazioni sulla necessità di implementare le politiche assunzionali, sepolta dallo stesso, scarno repertorio che, peraltro, si trascina in maniera piuttosto stucchevole da oltre un anno.

Più loquace, il Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Personale e dei Servizi del Ministero della Giustizia, Dott.ssa Barbara Fabbrini, che a margine di un convegno a Firenze, il 25 ottobre, ha incontrato una delegazione di idonei assistenti giudiziari.

La Fabbrini ha confermato la convocazione delle 400 unità entro la fine del 2019 e riguardo alla scorrimento della graduatoria, ha precisato che in previsione di numerosi pensionamenti, l’intenzione è quella di esaurirla nel 2020, forse, entro il primo semestre.

Ora, considerando che non ci sarà alcun ampliamento della pianta organica del personale amministrativo e che la riqualificazione interna del personale non riguarda la graduatoria suddetta, l’unico canale attraverso cui procedere al suo scorrimento non può essere che quello dei futuri pensionamenti.

Ma quante saranno le cessazioni dal lavoro previste per il prossimo anno ? E come si concilia la previsione dell’esaurimento definitivo della graduatoria entro la prima parte del prossimo anno, quando da cinque mesi ci sono 400 idonei ancora in attesa ?

Il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, sottoscritto nel giugno di quest’anno dal Guardasigilli, prevede che, per il 2020, i pensionamenti nel comparto giustizia saranno 1.788, 399 dei quali per il profilo di assistente giudiziario che, a fronte di circa 900 unità ancora da assumere, sono pochi.

Certamente, i dati forniti dal Ministero e riportati nel piano assunzionale, sono delle stime effettuate rispetto alla platea dei dipendenti del comparto giustizia che, potenzialmente, sono in possesso dei requisiti per la pensione e acquisite nella prima parte del 2019.

Vero è che le cessazioni dal lavoro determinatesi quest’anno per effetto di Quota 100, risultano inferiori rispetto alle aspettative e che, come sottolineato più volte dallo stesso Bonafede, con l’assunzione dei 400 idonei, il profilo di assistente giudiziario sarà prossimo alla saturazione.

A questo punto, si potrebbe pensare, il condizionale è d’obbligo più che mai, che quei 399 pensionamenti previsti per il 2020 siano stati riportati per difetto poiché si stima che le cessazioni potrebbero essere molte di più ma, come sempre, siamo nel campo delle ipotesi. Diversamente, sarà molto difficile esaurire la graduatoria entro la prima parte del prossimo anno.

Porsi delle domande è normale soprattutto quando, ci sono dichiarazioni importanti, certamente impegnative che, però, non trovano un pieno riscontro nei fatti che sono l’iter di una graduatoria, il cui scorrimento procede a rilento e gli uffici giudiziari di tribunali, procure e corti d’appello che, ogni giorno, vivono un’emergenza che non conosce fine.

Del resto, anche con tutte le migliori intenzioni, non si può pretendere che una graduatoria venga esaurita entro il 2020, scorrendola “ogni qualvolta sarà possibile”.

Le risposte vaghe fornite dal Guardasigilli in Commissione Giustizia della Camera non aiutano a fare chiarezza sulla situazione anche perché, dopo tante rassicurazioni, servono numeri e tempi certi. E quelli ancora non ci sono, restano solo tante congetture.

Il Ministro Bonafede ha iniziato la nuova esperienza di governo seguendo la stessa impostazione della precedente, con un elenco di buone intenzioni e pochi dettagli su come realizzarle ma, se nella giustizia italiana ci sarà una rivoluzione, bisognerà anche spiegare come si intende farla e, soprattutto, cosa cambierà rispetto agli stessi annunci che sono stati fatti già all’inizio dello scorso governo.

Di certo, con gli annunci e le dichiarazioni spot non si governa e, tanto meno, si riforma la giustizia.

IL MINISTRO BONAFEDE : “NECESSARIO PROSEGUIRE NELLE POLITICHE DI RAFFORZAMENTO DEGLI UFFICI GIUDIZIARI” MA NEI TRIBUNALI È SEMPRE PIÙ EMERGENZA ORGANICI

Il 16 ottobre, il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è intervenuto dinanzi alla Commissione Giustizia della Camera per illustrare le linee programmatiche del suo dicastero.

Nel suo discorso ai deputati, il Guardasigilli si è soffermato su misure attualmente allo studio come quelle che riguardano l’equo compenso, gli inasprimenti alla lotta a corruzione ed evasione fiscale e il sovraffollamento nelle carceri.

Al centro del suo intervento soprattutto la revisione dei processi civili e penali, considerata il nucleo fondamentale della riforma della giustizia definita da Bonafede una vera e propria rivoluzione che si pone l’obiettivo di restituire ai cittadini la fiducia nel sistema giudiziario.

Il Ministro ha confermato le politiche di rafforzamento per magistrati e personale amministrativo attraverso importanti investimenti sulla giustizia che, per il prossimo triennio, prevedono un imponente piano di reclutamento pari a circa 8.135 unità, ripartite fra seconda e terza area.

Per tamponare le vacanze esistenti e far fronte ai prossimi pensionamenti verrà portato a compimento il vasto piano assunzionale attualmente in corso mediante il definitivo scorrimento delle graduatorie.

Saranno implementate le procedure concorsuali ma la necessità è anche quella di reperire ulteriori qualifiche di personale tecnico-contabile a supporto delle attività di gestione degli uffici giudiziari e di profili specialistici quali ingegneri, architetti e geometri per far fronte alla gestione del patrimonio edilizio e nelle spese di funzionamento degli uffici giudiziari.

L’obiettivo di migliorare la funzionalità degli uffici giudiziari sarà perseguita anche con l’utilizzo di tutte le ulteriori soluzioni disponibili per sopperire alle carenze di personale mediante la mobilità volontaria e obbligatoria, lo scorrimento di graduatorie di altre amministrazioni e assunzioni tramite concorso ma, allo stesso tempo, l’attenzione sarà rivolta anche alla riqualificazione del personale in servizio, alla sua formazione e alle progressioni economiche.

Provvedimenti importanti, praticamente gli stessi che Bonafede aveva annunciato più di un anno fa dinanzi alle Commissioni di Senato e Camera all’indomani del suo insediamento a Via Arenula ma da ministro di una maggioranza diversa.

Anche allora, gli impegni assunti dall’Esecutivo giallo-verde e certificati da un contratto di governo, erano quelli della lotta alla corruzione, della riforma del processo civile, penale e fallimentare e del miglioramento dell’efficienza del servizio giustizia attraverso la necessità di investimenti strutturali, indispensabili per ovviare alle carenze di organico di magistrati e personale amministrativo.

È trascorso poco più di un anno e il governo giallo-verde non c’è più ma prima di lasciare il posto ad un Esecutivo giallo-rosso ha fatto in tempo a licenziare un imponente piano assunzionale che sarà portato a compimento nell’arco di un triennio ma la cui attuazione, al momento, procede a rilento.

La differenza fra le parole e i fatti è data dalla situazione di grave emergenza in cui versano gli uffici giudiziari.

Le dichiarazioni della politica sono le stesse da più di un anno e suonano come un vecchio disco rotto.

La risposta, invece, è quella dei presidenti e del personale di tribunali, procure e corti d’appello che chiedono con forza che le intenzioni del governo e del Ministero della Giustizia, possano concretizzarsi nella realtà quotidiana attraverso nuove assunzioni e la revisione delle piante organiche del personale.

Se lungo lo stivale, da nord a sud, ci si mobilita per chiedere una giustizia più efficiente vuol dire che qualcosa non va per il verso giusto.

A Bergamo, il Tribunale è al collasso. I numeri parlano di una scopertura pari al 42% per il personale amministrativo mentre per i funzionari giudiziari le carenze arrivano fino al 66%, le udienze sono aumentate così come i carichi di lavoro e le cancellerie non riescono a garantire gli adempimenti necessari.

La richiesta del personale giudiziario e amministrativo è quella di ampliare la pianta organica in maniera proporzionale rispetto ai carichi di lavoro ma i dipendenti del tribunale orobico non sono gli unici a protestare.

A Cremona, le udienze dell’ufficio Gip sono state ridotte e, dal gennaio del prossimo anno, stessa sorte anche per quelle del dibattimento penale. La Presidente del Tribunale, Anna di Martino, non ha potuto fare diversamente di fronte alla drammatica carenza di personale.

A Sulmona, a causa dei vuoti di organico, c’è aria di mobilitazione e la situazione è quella di una lenta e costante emorragia di personale che, finora, non è stato sostituito, tanto da provocare gravi disagi per il funzionamento degli uffici.

Il nuovo Presidente del Tribunale di Nocera Inferiore, Antonio Sergio Robustella, ha preso direttamente carta e penna e ha inviato, tra gli altri, una lettera al Ministero della Giustizia e al Consiglio Superiore della Magistratura, denunciando le pessime condizioni logistiche ed operative del tribunale che non consentono di poter soddisfare le esigenze richieste e non mettono in condizione i magistrati di avere carichi di lavoro sostenibili.

Diventa indispensabile procedere ad un incremento di organico attraverso la modificazione della pianta organica del personale.

Ecco quattro situazioni emblematiche che raccontano meglio di qualunque audizione al Senato o alla Camera le condizioni del nostro sistema giudiziario e nelle quali si chiede la revisione delle piante organiche del personale amministrativo, appelli destinati a cadere regolarmente nel vuoto.

Lo stato in cui versa la giustizia italiana è drammatico e questa è l’unica risposta che si può contrapporre alle dichiarazioni della nostra politica.

La prima cosa che ho fatto, da Ministro, è stata quella di dare inizio ad un piano di assunzioni di magistrati e di personale amministrativo che non conosce precedenti nella storia della nostra Repubblica. Avremo 600 magistrati in più e io ho avviato un piano assunzionale di quasi 9.000 persone che adesso in tre anni assumeremo. So che tante procure, tanti tribunali ancora soffrono ma finalmente c’è uno Stato che guarda alla giustizia come un settore importante su cui investire”.

Queste le dichiarazioni di Bonafede, intervistato il 12 ottobre, a Napoli, in occasione della Festa Nazionale dei 5 Stelle per il decennale del Movimento. Parole stereotipate che tutti abbiamo ascoltato e letto più volte, sempre le stesse ma, forse, è arrivato il momento di aggiornare il repertorio.

Tanto per cominciare, si potrebbero dare delle risposte certe e chiare a tutti quei presidenti di tribunali, corti d’appello, procure, al personale giudiziario e amministrativo e a tutti coloro che operano nella giustizia e che continuano a chiedere, concretamente, un sistema giudiziario efficiente ma anche a tutti coloro che hanno sostenuto un concorso, come gli idonei della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario, in attesa di una convocazione che dovrebbe essere imminente ma tarda ad arrivare, le stesse persone che sono parte di quella giustizia efficiente perché rappresentano una parte importante della soluzione.

Ancora prima di qualunque riforma, è indispensabile che si discuta di assunzioni di risorse qualificate attraverso interventi che siano risolutivi mentre, fino ad oggi, il nostro sistema giudiziario si è accontentato di tirare avanti con soluzioni tampone che non hanno portato alcun beneficio, anzi, hanno peggiorato il funzionamento degli uffici giudiziari, generando ulteriori lungaggini.

Così, come sospesa in un limbo, la giustizia italiana attende di ripartire in bilico tra le sue criticità e gli impegni di chi vorrebbe renderla più efficiente attraverso un piano assunzionale che non ha ancora trovato attuazione nella quotidianità dei tribunali di questo Paese che, diversamente, sarebbe in grado di assicurare e garantire la certezza del diritto ai propri cittadini.

È tempo, ormai, che i fatti seguano la stessa direzione delle parole.

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