IL MINISTRO BONAFEDE : “NECESSARIO PROSEGUIRE NELLE POLITICHE DI RAFFORZAMENTO DEGLI UFFICI GIUDIZIARI” MA NEI TRIBUNALI È SEMPRE PIÙ EMERGENZA ORGANICI

Il 16 ottobre, il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è intervenuto dinanzi alla Commissione Giustizia della Camera per illustrare le linee programmatiche del suo dicastero.

Nel suo discorso ai deputati, il Guardasigilli si è soffermato su misure attualmente allo studio come quelle che riguardano l’equo compenso, gli inasprimenti alla lotta a corruzione ed evasione fiscale e il sovraffollamento nelle carceri.

Al centro del suo intervento soprattutto la revisione dei processi civili e penali, considerata il nucleo fondamentale della riforma della giustizia definita da Bonafede una vera e propria rivoluzione che si pone l’obiettivo di restituire ai cittadini la fiducia nel sistema giudiziario.

Il Ministro ha confermato le politiche di rafforzamento per magistrati e personale amministrativo attraverso importanti investimenti sulla giustizia che, per il prossimo triennio, prevedono un imponente piano di reclutamento pari a circa 8.135 unità, ripartite fra seconda e terza area.

Per tamponare le vacanze esistenti e far fronte ai prossimi pensionamenti verrà portato a compimento il vasto piano assunzionale attualmente in corso mediante il definitivo scorrimento delle graduatorie.

Saranno implementate le procedure concorsuali ma la necessità è anche quella di reperire ulteriori qualifiche di personale tecnico-contabile a supporto delle attività di gestione degli uffici giudiziari e di profili specialistici quali ingegneri, architetti e geometri per far fronte alla gestione del patrimonio edilizio e nelle spese di funzionamento degli uffici giudiziari.

L’obiettivo di migliorare la funzionalità degli uffici giudiziari sarà perseguita anche con l’utilizzo di tutte le ulteriori soluzioni disponibili per sopperire alle carenze di personale mediante la mobilità volontaria e obbligatoria, lo scorrimento di graduatorie di altre amministrazioni e assunzioni tramite concorso ma, allo stesso tempo, l’attenzione sarà rivolta anche alla riqualificazione del personale in servizio, alla sua formazione e alle progressioni economiche.

Provvedimenti importanti, praticamente gli stessi che Bonafede aveva annunciato più di un anno fa dinanzi alle Commissioni di Senato e Camera all’indomani del suo insediamento a Via Arenula ma da ministro di una maggioranza diversa.

Anche allora, gli impegni assunti dall’Esecutivo giallo-verde e certificati da un contratto di governo, erano quelli della lotta alla corruzione, della riforma del processo civile, penale e fallimentare e del miglioramento dell’efficienza del servizio giustizia attraverso la necessità di investimenti strutturali, indispensabili per ovviare alle carenze di organico di magistrati e personale amministrativo.

È trascorso poco più di un anno e il governo giallo-verde non c’è più ma prima di lasciare il posto ad un Esecutivo giallo-rosso ha fatto in tempo a licenziare un imponente piano assunzionale che sarà portato a compimento nell’arco di un triennio ma la cui attuazione, al momento, procede a rilento.

La differenza fra le parole e i fatti è data dalla situazione di grave emergenza in cui versano gli uffici giudiziari.

Le dichiarazioni della politica sono le stesse da più di un anno e suonano come un vecchio disco rotto.

La risposta, invece, è quella dei presidenti e del personale di tribunali, procure e corti d’appello che chiedono con forza che le intenzioni del governo e del Ministero della Giustizia, possano concretizzarsi nella realtà quotidiana attraverso nuove assunzioni e la revisione delle piante organiche del personale.

Se lungo lo stivale, da nord a sud, ci si mobilita per chiedere una giustizia più efficiente vuol dire che qualcosa non va per il verso giusto.

A Bergamo, il Tribunale è al collasso. I numeri parlano di una scopertura pari al 42% per il personale amministrativo mentre per i funzionari giudiziari le carenze arrivano fino al 66%, le udienze sono aumentate così come i carichi di lavoro e le cancellerie non riescono a garantire gli adempimenti necessari.

La richiesta del personale giudiziario e amministrativo è quella di ampliare la pianta organica in maniera proporzionale rispetto ai carichi di lavoro ma i dipendenti del tribunale orobico non sono gli unici a protestare.

A Cremona, le udienze dell’ufficio Gip sono state ridotte e, dal gennaio del prossimo anno, stessa sorte anche per quelle del dibattimento penale. La Presidente del Tribunale, Anna di Martino, non ha potuto fare diversamente di fronte alla drammatica carenza di personale.

A Sulmona, a causa dei vuoti di organico, c’è aria di mobilitazione e la situazione è quella di una lenta e costante emorragia di personale che, finora, non è stato sostituito, tanto da provocare gravi disagi per il funzionamento degli uffici.

Il nuovo Presidente del Tribunale di Nocera Inferiore, Antonio Sergio Robustella, ha preso direttamente carta e penna e ha inviato, tra gli altri, una lettera al Ministero della Giustizia e al Consiglio Superiore della Magistratura, denunciando le pessime condizioni logistiche ed operative del tribunale che non consentono di poter soddisfare le esigenze richieste e non mettono in condizione i magistrati di avere carichi di lavoro sostenibili.

Diventa indispensabile procedere ad un incremento di organico attraverso la modificazione della pianta organica del personale.

Ecco quattro situazioni emblematiche che raccontano meglio di qualunque audizione al Senato o alla Camera le condizioni del nostro sistema giudiziario e nelle quali si chiede la revisione delle piante organiche del personale amministrativo, appelli destinati a cadere regolarmente nel vuoto.

Lo stato in cui versa la giustizia italiana è drammatico e questa è l’unica risposta che si può contrapporre alle dichiarazioni della nostra politica.

La prima cosa che ho fatto, da Ministro, è stata quella di dare inizio ad un piano di assunzioni di magistrati e di personale amministrativo che non conosce precedenti nella storia della nostra Repubblica. Avremo 600 magistrati in più e io ho avviato un piano assunzionale di quasi 9.000 persone che adesso in tre anni assumeremo. So che tante procure, tanti tribunali ancora soffrono ma finalmente c’è uno Stato che guarda alla giustizia come un settore importante su cui investire”.

Queste le dichiarazioni di Bonafede, intervistato il 12 ottobre, a Napoli, in occasione della Festa Nazionale dei 5 Stelle per il decennale del Movimento. Parole stereotipate che tutti abbiamo ascoltato e letto più volte, sempre le stesse ma, forse, è arrivato il momento di aggiornare il repertorio.

Tanto per cominciare, si potrebbero dare delle risposte certe e chiare a tutti quei presidenti di tribunali, corti d’appello, procure, al personale giudiziario e amministrativo e a tutti coloro che operano nella giustizia e che continuano a chiedere, concretamente, un sistema giudiziario efficiente ma anche a tutti coloro che hanno sostenuto un concorso, come gli idonei della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario, in attesa di una convocazione che dovrebbe essere imminente ma tarda ad arrivare, le stesse persone che sono parte di quella giustizia efficiente perché rappresentano una parte importante della soluzione.

Ancora prima di qualunque riforma, è indispensabile che si discuta di assunzioni di risorse qualificate attraverso interventi che siano risolutivi mentre, fino ad oggi, il nostro sistema giudiziario si è accontentato di tirare avanti con soluzioni tampone che non hanno portato alcun beneficio, anzi, hanno peggiorato il funzionamento degli uffici giudiziari, generando ulteriori lungaggini.

Così, come sospesa in un limbo, la giustizia italiana attende di ripartire in bilico tra le sue criticità e gli impegni di chi vorrebbe renderla più efficiente attraverso un piano assunzionale che non ha ancora trovato attuazione nella quotidianità dei tribunali di questo Paese che, diversamente, sarebbe in grado di assicurare e garantire la certezza del diritto ai propri cittadini.

È tempo, ormai, che i fatti seguano la stessa direzione delle parole.

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IL CIAG INTERVISTATO DA IUSLAW WEB RADIO. “LA GIUSTIZIA RIPARTA DA ASSUNZIONI DI PERSONALE QUALIFICATO”

Sulle carenze della giustizia e sui vuoti di organico negli uffici giudiziari c’è ancora molto, troppo da fare. Il Ministro Bonafede si è sempre espresso a favore di una giustizia equa, efficiente e che tuteli i diritti di tutti i cittadini.

Per questo ha annunciato che l’obiettivo principale della prossima riforma della giustizia sarà quello di dimezzare i tempi del processo civile e penale ma per attuare una qualunque riforma c’è bisogno di personale qualificato.

L’unica graduatoria di cui dispone il Ministero della Giustizia è quella che si è determinata a seguito del concorso per il profilo di assistente giudiziario e composta da 4.915 persone di cui 3.386 già entrate in servizio. Restano da assumere circa 1.300 idonei ma tutto procede a rilento.

Il prossimo scorrimento di 400 idonei dovrebbe entrare in servizio entro la fine dell’anno. Davvero troppo poco per chi ha sempre parlato di investimenti e di assunzioni mai fatti nelle storia di questo Paese. La giustizia non può più permettersi di attendere.

Iuslaw Web Radio ha dato voce al Comitato Idonei assistenti Giudiziari.

BONAFEDE: “CITTADINI E ADDETTI AI LAVORI CHIEDONO UNA GIUSTIZIA EFFICIENTE E CELERE” MA PER GLI ASSISTENTI GIUDIZIARI ASSUNZIONI CON IL CONTAGOCCE

Un giorno di festa. Così il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, intervenuto il 9 ottobre a Marsala ha definito l’inaugurazione del nuovo Tribunale.

Ci sono voluti decenni di progettazione, dodici anni di lavori, un investimento di 14 milioni di euro e quello che era il sogno di Paolo Borsellino che, giunto a Marsala come Procuratore nel 1986, aveva denunciato le gravi carenze in cui i magistrati erano costretti a lavorare, è divenuto realtà.

Anche per questo il 9 ottobre, per la città di Marsala, per tutti i suoi cittadini, per i magistrati, per il personale amministrativo e per gli avvocati, resterà una giornata importante.

Sono convinto che questo è un giorno di festa per i cittadini perché ogni cittadino che entrerà in questo tribunale sentirà lo Stato più vicino, più attento alle sue esigenze attraverso le strutture e le persone che ci lavorano ogni giorno dentro” ha dichiarato Bonafede alla presenza, tra gli altri, del Vicepresidente del Csm, David Ermini e del Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin il quale, prima dell’intervento del Guardasigilli, prendendo la parola, aveva sottolineato l’importanza che il sistema “si doti di strutture, mezzi e organici di magistrati e personale amministrativo”.

Le necessità di continuare a investire per consentire agli operatori del diritto di lavorare in serenità, garantendo alla comunità una giustizia efficiente è sempre lì e lo stesso Bonafede non ha mancato di fare le sue valutazioni.

Da Ministro della Giustizia, per il primo anno, non ho parlato di riforme perché, da avvocato, sapevo quanto fosse sbagliato continuare ad investire in risorse a costo zero che toglievano soltanto diritti ai cittadini per velocizzare i processi”.

Sulla giustizia, dopo anni di tagli indiscriminati, si è tornati ad investire e già nella legge di Bilancio 2019 sono stati stanziati soldi per ampliare la dotazione organica della magistratura e per assumere personale amministrativo.

È un fiume in piena Bonafede e non manca di ribadire di aver “già firmato e avviato un piano assunzionale di circa 9.000 unità del personale amministrativo” ma si affretta anche a precisare che “ci vogliono i tempi necessari perché queste cose si concretizzino negli uffici perché ci sono i concorsi, poi c’è la fase della distribuzione di queste risorse. Sono perfettamente consapevole che i magistrati, gli avvocati, il personale amministrativo, ogni giorno, si trovano a lavorare in mezzo a tantissime difficoltà e stiamo cercando di accelerare il più possibile perché tutti questi stanziamenti possano concretizzarsi nella realtà quotidiana”.

Il Guardasigilli ha annunciato anche la conclusione, proprio in questi giorni, di un tavolo al Ministero sulle spese di giustizia sulle quali si sta avviando un’importante opera di razionalizzazione aggiungendo di essere riusciti “a diminuire di 40 milioni di euro all’anno le spese per il funzionamento della giustizia pur migliorando i servizi”.

Quindi, ha comunicato lo stanziamento di 730 milioni di euro per la creazione di cittadelle giudiziarie a Roma, Milano, Bologna, Perugia, Velletri, Latina, Bari, Lecce, Foggia, Taranto e Santa Maria Capua Vetere e che, supponiamo, avranno bisogno di personale.

In sostanza, cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.

Si può parlare di giustizia in tutte le sue declinazioni ma non si può non prescindere dalla necessità di assumere nuove risorse.

In attesa che vengano espletati nuovi concorsi, il Ministero della Giustizia, al momento, dispone di un’unica graduatoria che è quella degli idonei assistenti giudiziari e anche qui, finora, nulla di nuovo.

Una graduatoria, questa, programmata, finanziata e interamente autorizzata ma ferma al palo con 1.300 idonei, anche meno, in attesa.

Il fatto che ci siano strumenti normativi e amministrativi che garantiscano il totale esaurimento della suddetta graduatoria è importante ma poi bisognerà che tutto questo, come dice Bonafede, “possa concretizzarsi nella realtà quotidiana”. Si, ma come ?

I pensionamenti che si determineranno nel 2019 per effetto di Quota 100, come rilevato da una relazione a firma del Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Personale e dei Servizi, Dott.ssa Barbara Fabbrini, a margine del Piano Triennale del Fabbisogno del Personale “appaiono, allo stato, decisamente inferiori rispetto alla platea dei potenziali dipendenti in possesso dei requisiti”.

Inoltre, va sottolineato che per lo scorrimento della graduatoria, dopo l’assunzione dei 400 idonei ancora in attesa, si arriverà alla saturazione del profilo.

Il percorso di riqualificazione interna del personale attraverso l’interpello nazionale straordinario per 198 posti vacanti per il profilo di assistente giudiziario, avviato a luglio e rivolto al personale dell’organizzazione giudiziaria, ovviamente, non sarà sufficiente mentre la pianificazione dello scorrimento della graduatoria del personale con qualifica di cancelliere esperto per la progressione verso il profilo di funzionario giudiziario, ai sensi dell’articolo 21 quater, D.L. 83/2015, annunciato ad agosto dal Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Personale e dei Servizi della Direzione Generale del Personale e della Formazione, non libererà ulteriori posti per gli assistenti giudiziari.

Servirebbe, come denunciato da presidenti di tribunali e corti d’appello, un ampliamento della pianta organica del personale amministrativo, tenendo conto anche del fabbisogno delle risorse che possono variare da territorio a territorio ma il Ministero della Giustizia non ritiene ciò una priorità poiché non inciderebbe in maniera significativa sulla situazione attuale.

La conferma è stata data proprio dal Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, alla delegazione napoletana del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari a margine della Festa Nazionale dei 5 Stelle per il decennale del Movimento.

L’ultimo decreto che prevedeva una revisione delle piante organiche del personale amministrativo era stato firmato nel febbraio 2018 dall’ex Guardasigilli, Andrea Orlando

Eppure, chi opera in tribunali e corti d’appello è di ben altro avviso.

L’unico dato oggettivo è che ci sono ancora 400 persone in attesa di entrare in servizio entro dicembre mentre gli scorrimenti successivi sanno effettuati in base ai vuoti di organico che verranno a determinarsi con i prossimi pensionamenti.

Davvero molto poco per chi continua a vantare a suon di grancassa assunzioni mai viste nella storia di questo Paese.

ll rischio è che quella frase, pronunciata da Bonafede il giorno della firma dei 503 idonei, circa l’impegno profuso dal Ministero per lo scorrimento della graduatoria nel più breve tempo possibile e che si concludeva con un continueremo alla prima occasione utile…”, diventi realtà.

Non solo il Comitato Idonei assistenti Giudiziari non può permettersi una prima occasione utile ma tutta la giustizia perché, poi, diventa inaccettabile leggere frasi come quelle del Presidente del Tribunale per i Minorenni di Caltanissetta che accusa lo Stato di essersi dimenticato del tribunale nisseno.

È rimasta solo lei, Laura Vaccaro, su cinque magistrati in organico ma mancano anche i dipendenti che istituiscono le pratiche e che sono di supporto ai magistrati. Anche per questo, per tutto il nostro sistema giudiziario, servono tempi più ragionevoli.

I cittadini e gli addetti ai lavori, chiedono che la giustizia sia efficiente, celere e capace di rispondere alle esigenze di tutela dei cittadini”.

Così, Bonafede ha concluso il suo intervento all’inaugurazione del nuovo tribunale di Marsala, iniziato con parole alle quali, il Guardasigilli, sarà chiamato a dare concretezza al più presto.

È molto piacevole per me poter mantenere una promessa perché questa è la parte più bella dell’essere Ministro e cioè quando si può dire: ho mantenuto la promessa…”

Promesse che nel caso di un Ministro diventano veri e propri impegni, finora, però, onorati con il contagocce.

IL GOVERNO APPROVA LA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF. BONAFEDE: “NESSUNA RIFORMA PUÒ BASTARE SE NON È ACCOMPAGNATA DA UN PIANO DI RAFFORZAMENTO DEL PERSONALE”

Il 30 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato la nota di aggiornamento al Def, il documento in cui vengono riportate tutte le politiche economiche e finanziarie adottate dal governo, in vista della nuova legge di bilancio.

Per attuare la manovra economica per il 2020, l’Esecutivo ha previsto circa 29 miliardi di euro mentre il deficit sarà aumentato fino al 2,2% del PIL.

Nel NaDef compaiono anche 23 disegni di legge che saranno collegati direttamente alla prossima legge di bilancio. Tra questi, il green new deal, la revisione del superticket, un disegno di legge sull’Autonomia differenziata e la riduzione del cuneo fiscale.

L’adozione della nota di aggiornamento al Def, coincide anche con l’arrivo della nuova Commissione Europea e il documento contiene anche gli impegni assunti dal governo italiano con Bruxelles.

Il Consiglio Ecofin del 9 luglio, ha approvato le Raccomandazioni specifiche rivolte al nostro Paese, nelle quali si chiede di adottare provvedimenti volti a ridurre il rapporto debito/PIL, contrastare il lavoro sommerso, accrescere gli investimenti sulla pubblica amministrazione, ridurre la durata dei processi civili in tutti i gradi di giudizio e migliorare le politiche anticorruzione, riformando le norme procedurali con l’obiettivo di accorciare la durata dei processi penali.

Il NaDef presenta anche le linee programmatiche che saranno adottate dal governo giallo-rosso per migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione attraverso l’integrazione delle tecnologie digitali nei processi decisionali mentre, dal punto di vista della dotazione di personale, saranno assicurate le necessarie assunzioni in specifici comparti, favorendo l’ingresso di giovani.

Altrettanto importanti, le linee programmatiche adottate per il nostro sistema giudiziario, secondo le quali “occorre rendere più efficiente il sistema della giustizia con una drastica riduzione dei suoi tempi e accompagnare le riforme processuali con modifiche all’ordinamento giudiziario con finalità di razionalizzazione e miglioramento della trasparenza. È necessario potenziare la lotta alla criminalità organizzata e il contrasto all’evasione fiscale. Infine andrà sostenuto l’avanzamento delle politiche di digitalizzazione nonché lo sviluppo infrastrutturale dell’amministrazione giudiziaria”.

A ciò si aggiungono anche la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura attraverso il suo sistema elettorale, le norme che incidono sulla sua costituzione, sul suo funzionamento e l’impegno per migliorare le condizioni del sistema penitenziario, al fine di superare le carenze strutturali delle carceri.

Le misure che riguardano la giustizia sono tante e ambiziose ma, come al solito, ci si dimentica che il miglioramento dell’efficienza del nostro sistema giudiziario è possibile soltanto attraverso il potenziamento di politiche assunzionali mirate, che esistono e sono state messe nero su bianco con l’approvazione del Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, sottoscritto dal Ministro Bonafede a giugno.

Oltre che della prossima legge di Bilancio, in questi giorni, la maggioranza sta discutendo anche la riforma della giustizia e, con essa, la necessità di rafforzare gli investimenti sul personale, come riportato dall’atto di indirizzo politico-istituzionale per l’anno 2020.

Il Ministro Bonafede, intervenuto il 2 ottobre scorso all’Incontro organizzato dal Consiglio Nazionale Forense con gli Ordini degli Avvocati e con le Unioni Regionali Forensi, illustrando i punti essenziali della riforma della giustizia ha definito ineludibile “un serio intervento di riforma delle regole che disciplinano il processo penale e civile. Il governo è impegnato a definire misure per riformare il sistema giudiziario, in particolare, riguardo alla giustizia civile, penale e tributaria nella consapevolezza che un sistema economico solido necessita di un sistema giuridico chiaro e stabile”, evidenziando che la maggiore efficienza della nostra giustizia è fattore centrale per il rilancio della competitività del nostro Paese.

Quindi, ha rivendicato le nuove politiche di investimento sulla giustizia, attraverso l’ampliamento della pianta organica dei magistrati e l’incremento di risorse anche per il personale amministrativo.

Noi abbiamo avviato un ampliamento di pianta organica finanziata della magistratura che non ha precedenti nella storia della Repubblica così come abbiamo avviato un piano assunzionale di circa 9.000 unità di personale amministrativo e il tutto verrà declinato in base alle esigenze dei tribunali”.

Tra le esigenze di tribunali e corti d’appello non c’è solo la necessità di ovviare alle numerose carenze di organico con nuove assunzioni ma anche quella di procedere alla revisione delle piante organiche in larga parte inadeguate.

Un problema, questo, che parte dalla riforma della geografia giudiziaria voluta nel 2012 dal governo Monti con il taglio di 31 tribunali, oltre che di tutte le sezioni distaccate di Tribunale e degli Uffici dei Giudici di Pace, causando ai tribunali rimasti, notevoli disagi organizzativi con l’incremento dei bacini di utenza senza che questi venissero controbilanciati da un ampliamento delle dotazioni organiche del personale.

Di conseguenza, il carico di lavoro e gli arretrati da smaltire sono aumentati mentre le risorse umane sono rimaste quelle e i tempi di definizione dei processi si sono allungati. Non a caso, il nostro Paese, tra quelli dell’Unione Europea, è maglia nera proprio per ciò che riguarda lo smaltimento degli arretrati.

C’è qualcosa che non torna, però.

Da una parte, ci sono tribunali e corti d’appello a corto di personale, che reclamano nuove risorse ma lamentano anche che le piante organiche sono obsolete e superate.

Dall’altra, il Ministero della Giustizia ha fatto capire molto chiaramente che, al momento, proprio l’ampliamento delle piante organiche del personale, non è considerata una priorità, ritenendo che ciò non inciderebbe in maniera significativa sulla situazione attuale.

Eppure, presidenti di tribunali e corti d’appello, parlano sempre più spesso di organici sottodimensionati.

Tra l’altro, se è stato finanziato l’ampliamento di pianta organica dei magistrati, sarebbe logico aspettarsi la stessa cosa per il personale degli uffici giudiziari che, ogni giorno, è chiamato ad assistere il giudice nel suo lavoro.

Del resto, anche i magistrati, senza risorse qualificate, non possono operare così come qualunque riforma della giustizia non può fare a meno di organici validi.

I prossimi mesi saranno, dunque, molto importanti per definire gli impegni annunciati dall’Esecutivo e, in particolare, dal Ministro Bonafede, per proseguire nel percorso di rilancio dell’efficienza della macchina giudiziaria anche grazie a quegli investimenti massicci già stanziati per il personale.

Siamo consapevoli che nessuna legge, nessuna riforma normativa da sola può bastare per superare le attuali inefficienze e carenze del sistema se non accompagnata da un piano organico di rafforzamento delle risorse a disposizione”.

Questa la conclusione del Guardasigilli, al termine del suo intervento dinanzi ai vertici dell’Avvocatura, affermata con la consapevolezza e la convinzione che il nostro sistema giudiziario non può fare a meno di personale competente per andare avanti.

Per avere processi più semplici e lineari e per garantire una giustizia più efficiente, come richiesto da cittadini e imprese, è necessario assumere, ampliare le piante organiche del personale, scorrere le graduatorie e valorizzare le professionalità del comparto.

È indispensabile, però, farlo in tempi rapidi perché la giustizia non può più attendere.

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, BONAFEDE: “DIMEZZEREMO I TEMPI DEI PROCESSI” MA SERVONO PERSONALE E TEMPISTICHE CERTE PER LE ASSUNZIONI

Sono molto soddisfatto dell’incontro di questa mattina e sono contento di comunicare a tutti i cittadini che stiamo rivoluzionando la giustizia italiana. Abbiamo individuato gli obiettivi più importanti che, poi, sono gli obiettivi di tutti i cittadini italiani. L’obiettivo principale è quello di ridurre i tempi della giustizia civile e penale”.

Così il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, al termine del vertice tenutosi, il 27 settembre, a Palazzo Chigi, con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e l’ex Guardasigilli e vice segretario del Partito Democratico, Andrea Orlando.

L’obiettivo della riforma è quello di arrivare ad un tempo massimo di quattro anni per i processi penali e, per quanto riguarda il processo civile, di dimezzare i tempi giungendo ad una durata media di quattro anni.

Una rivoluzione che comprende anche la radicale riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, dopo lo scandalo emerso dall’inchiesta di Perugia.

Il Guardasigilli ha parlato di un’intesa nella maggioranza per elaborare un disegno di legge governativo, da approvare entro il 31 dicembre prossimo, appena prima dell’entrata in vigore della riforma della prescrizione, fissata al 1° gennaio 2020, che prevede l’interruzione dei termini dopo la sentenza di primo grado.

Il vertice di Palazzo Chigi fa seguito ad un primo incontro tra Bonafede e Orlando, avvenuto a una settimana dalla formazione del nuovo Esecutivo.

Quella del Ministro, è una riforma che parte da lontano, le cui basi sono state confermate alcuni giorni fa dallo stesso Guardasigilli dopo l’incontro con il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, alla quale è stato ribadito l’impegno di voler realizzare investimenti importanti su personale ed edilizia.

Stiamo portando avanti un piano straordinario di assunzioni di 8.661 unità già predisposte e autorizzate ma è necessario che ci sia un ulteriore incremento anche nei prossimi mesi con importanti stanziamenti nella futura legge di stabilità”.

Il piano di assunzioni di cui parla Bonafede è quello da lui sottoscritto il 13 giugno scorso e le intenzioni di incrementare i finanziamenti nella futura legge di Bilancio sono riportate nell’atto di indirizzo politico-istituzionale per l’anno 2020, ufficializzato qualche giorno fa dal Guardasigilli.

L’atto elaborato dal Ministro Bonafede, in continuità con quanto fatto nell’anno precedente, punta al rafforzamento dell’efficienza del sistema giudiziario e amministrativo, in vista di un progressivo e maggiore soddisfacimento delle esigenze del cittadino che si rivolge alla giustizia. Anche per il 2020, l’azione del Ministero, sarà rivolta al perseguimento degli obiettivi di efficienza, economicità e trasparenza dell’amministrazione della Giustizia

Le direttrici portanti per la costruzione della programmazione per il prossimo anno riguarderanno soprattutto il rilancio delle politiche sul personale con “il completamento delle piante organiche del personale dell’amministrazione giudiziaria, della magistratura nonché della polizia penitenziaria, tramite il definitivo scorrimento delle graduatorie e la piena e tempestiva implementazione delle numerose procedure concorsuali previste dai piani assunzionali, dando impulso alle riqualificazioni, agli interpelli, alle progressioni economiche e alla formazione”.

Non meno importanti sono considerate la riforma dell’Ordinamento Giudiziario, in particolare quella del Consiglio Superiore della Magistratura, l’efficientamento delle strutture penitenziarie, la costituzione degli uffici di prossimità e una cooperazione internazionale rafforzata.

Un programma molto vasto che deve necessariamente tenere conto di un aspetto altrettanto importante legato al miglioramento dell’attività amministrativa, senza il quale tutto questo non potrebbe essere attuabile.

In tale prospettiva, le politiche di rafforzamento sul personale diventano indispensabili.

L’obiettivo di contribuire allo sviluppo di un rinnovato modello di giustizia, che non può non tenere presente un sistema dotato di risorse stabili e qualificate, sarà perseguito portando a completamento il vasto programma assunzionale attualmente in corso, “mediante il definitivo scorrimento delle graduatorie, previa elaborazione di studi e analisi necessari per individuare le sedi e gli uffici giudiziari vacanti disponibili ove assegnare il personale e con la tempestiva implementazione delle numerose procedure concorsuali previste dai piani assunzionali che, per il prossimo triennio, prevedono un imponente piano di reclutamento, pari a 8.135 unità, ripartito tra terza e seconda area”.

Dunque, come nel 2019, anche per l’anno 2020, l’atto d’indirizzo elaborato dal Ministro Bonafede punta decisamente e dare continuità a quella politica sulle assunzioni, già inaugurata dall’ex Guardasigilli, Andrea Orlando.

Di sostegno alla giustizia, attraverso investimenti sul personale e il giusto riconoscimento alle professionalità del comparto, ha parlato anche il Ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone che, a margine di un incontro con lo stesso Bonafede nel corso del quale è stata confermata la collaborazione tra i due dicasteri, ha voluto sottolineare come un sistema giudiziario efficiente rappresenta “un obiettivo fondamentale per il buon funzionamento dello Stato, per la tutela di diritti, le prerogative dei cittadini e persino per la crescita economica del Paese”.

Per portare avanti un programma così ambizioso le tempistiche saranno fondamentali.

Finora, l’unica cosa certa di un progetto così vasto è la riforma della prescrizione, che entrerà in vigore quando sarà in dirittura di arrivo anche la nuova riforma della giustizia.

Siamo d’accordo sul fatto che questa riforma deve essere approvata in tempi brevi” ha dichiarato Bonafede ai giornalisti.

Se le intenzioni sono queste, dovrebbero essere altrettanto brevi anche i tempi necessari per il reclutamento di nuove risorse e per lo scorrimento delle graduatorie in corso di validità, a cominciare da quella per il profilo di assistente giudiziario, che poi è l’unica.

Portare a completamento l’importante programma assunzionale attualmente in corso, significa velocizzare i tempi delle assunzioni perché qualunque riforma della giustizia, se non ha il personale che la attua, non può partire e resta ferma.

Da questo non c’è via d’uscita e, mentre la politica discute, gli uffici giudiziari di tribunali e corti d’appello sono chiamati a fronteggiare le difficoltà derivanti da carenze di ogni genere.

Dunque, si deve intendere che, d’ora in poi, ci saranno tempistiche certe e rapide per le assunzioni oppure si dovrà attendere ancora nella speranza che qualche segnale di fumo si levi dai tetti di via Arenula ?

Bene l’intenzione di approvare la riforma in tempi brevi ma se c’è davvero la volontà di migliorare l’efficienza del nostro sistema giudiziario, oltre a velocizzare i tempi dei processi, è necessario velocizzare anche quelli delle assunzioni.

Una giustizia equa, diffusa sul territorio e vicina alle esigenze dei cittadini, nasce dal basso e cioè da persone che hanno quelle competenze che servono per renderla efficiente e se questo governo, che avrà il compito di condurre in porto la riforma, è quello della discontinuità, questa è l’occasione giusta per dimostrarlo con i fatti.

Sarebbe una prima, importante svolta non solo per la giustizia ma anche per il Paese.

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, GOVERNO ALLE PRESE CON IL NODO PRESCRIZIONE MA È NECESSARIO AUMENTARE LE RISORSE

Una delle prime sfide da affrontare per l’Esecutivo giallo-rosso sarà la riforma della giustizia.

Il 12 settembre, il Ministro Bonafede e il suo predecessore, Andrea Orlando, si sono incontrati per capire cosa mantenere del Ddl presentato dal Guardasigilli durante il primo governo Conte e che aveva suscitato forti perplessità da parte della Lega.

La crisi di governo aveva fatto saltare il banco sulla riforma che il titolare di via Arenula aveva elaborato. Del progetto presentato da Bonafede, resta in piedi l’entrata in vigore, il 1° gennaio 2020, della riforma della prescrizione, prevista dalla legge Anticorruzione, approvata nel dicembre 2018 e meglio conosciuta come “Spazzacorrotti”.

La nuova agenda della giustizia del Conte bis riparte proprio da qui.

L’istituto della prescrizione, come stabilito dall’articolo 157 del Codice penale, poi modificato dalle legge n. 251/2005, prevede che un reato sia estinto e che, quindi, il procedimento che lo riguarda abbia fine “decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalle legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e quattro se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria.”

Trascorso un certo periodo di tempo, il reato non può più essere perseguito e chi è sospettato di averlo commesso non è più processato.

Il senso della norma si rifà alla convinzione che, dopo un determinato numero di anni, non sia più nell’interesse della collettività perseguire alcuni reati oppure che non ci siano le condizioni per farlo.

La riforma che entrerà in vigore nel gennaio 2020, prevede il blocco del corso della prescrizione del reato dopo la sentenza di primo grado, indipendente dall’esito di condanna o assoluzione. I penalisti saranno chiamati a confrontarsi con una prescrizione del reato che non potrà più maturare in Appello o in Cassazione.

I detrattori della riforma temono che i tempi della giustizia possano allungarsi ulteriormente mentre i sostenitori ritengono che lo stop alla prescrizione serva ad evitare che i processi vengano cancellati a causa di lungaggini studiate a tavolino mediante ricorsi oppure richieste di rinvio, lasciando impunito chi è sospettato di aver commesso un reato.

Quel che è certo è che gli effetti della riforma ricadranno sugli organici degli uffici giudiziari, già messi a dura prova da scoperture e carenze notevoli.

Il blocco della prescrizione, metterebbe a rischio soprattutto l’efficienza degli uffici di grado superiore con esiti disastrosi sulle corti d’appello che vedrebbero dilatarsi a dismisura i carichi di lavoro, con la conseguente impossibilità di celebrare i processi.

Si stima che con l’entrata in vigore della riforma, saranno circa 30mila i processi penali prescritti. Non solo.

Il Ministero della Giustizia ha reso noto che, nel 2018, i procedimenti finiti in prescrizione in Corte d’Appello e Cassazione sono stati 29.862. Dal 2016 al 2018, le prescrizioni sono calate del 14%, passando da 136.888 a 117.367 ma in appello sono aumentate del 12%.

Lo stop alla prescrizione dopo il primo grado, avrà conseguenze su tutto il territorio nazionale ma in maniera disomogenea. Le percentuali di archiviazione dei procedimenti, infatti, variano a seconda della Corte d’Appello.

In difficoltà, distretti come Torino e Venezia dove la prescrizione riguarda il 40% dei procedimenti definiti ma anche Catania (37,8%) e Roma (36%). Situazione diversa per Milano, Lecce, Palermo e Caltanissetta dove la percentuale dei procedimenti prescritti sfiora appena il 10%.

Il tutto con buona pace del principio della ragionevole durata del processo, ritenuto uno dei parametri attraverso il quale viene misurata l’efficienza della risposta giudiziaria alla domanda di giustizia.

Per gli avvocati penalisti, la prescrizione non è la patologia da combattere ma la conseguenza di un sistema di inefficienze di cui la nostra giustizia è ostaggio da tempo e a farne le spese è proprio il principio costituzionale del giusto processo.

Secondo Giandomenico Caiazza, Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, l’abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio rappresenta un vulnus profondo ai principi costituzionali del giusto processo: la prescrizione è istituto di garanzia, necessario anche per determinare la ragionevole durata del processo, a tutela non solo dell’imputato ma anche della persona offesa”.

Per i magistrati, il blocco della prescrizione consente di salvare il lavoro fatto dal giudice in primo grado ma è solo la tessera di un puzzle da inserire in una cornice più ampia, che necessita di essere accompagnata da ulteriori interventi, finalizzati ad accelerare lo svolgimento dei processi.

Quindi, si ritorna al punto di partenza e cioè agli uffici giudiziari che, con la riforma della prescrizione, saranno oberati di lavoro. Del resto, un processo per essere giusto deve essere anche calibrato nella sua durata ma per ottenere un simile risultato serve personale qualificato.

L’unico elemento comune che mette d’accordo detrattori e sostenitori del blocco della prescrizione è che, comunque, c’è bisogno di risorse qualificate.

Coloro che ritengono che la riforma non porterà altro che l’allungamento dei processi, pensano, e a ragione, che a farne le spese saranno gli uffici giudiziari e, pertanto, chiedono più personale per scongiurare il rischio di paralisi nei tribunali e nelle corti d’appello.

D’altro canto, i sostenitori, reputano che sia giusto preservare il lavoro dei magistrati in primo grado ma giudicano indispensabile che la riforma venga sorretta da ulteriori misure e, tra queste, c’è l’assunzione di nuove risorse.

A questa conclusione era giunto anche il Ministro Bonafede quando, con il precedente governo giallo-verde, aveva iniziato a predisporre la sua riforma della giustizia.

Abbiamo fissato la prescrizione al gennaio 2020 in modo tale da avere un anno di tempo per fare due cose importanti. Una, cominciare a far andare a regime gli investimenti che stiamo facendo sulle assunzioni di magistrati e dei cancellieri e l’altra intervenire sul processo penale per velocizzarlo”, dichiarava nel dicembre 2018 il Guardasigilli ai microfoni di Rai News 24. Erano i giorni in cui in Parlamento si discuteva una complicata legge di Bilancio e si vantava uno straordinario piano di assunzioni da 500 milioni di euro.

Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Quel piano assunzionale programmato da via Arenula, è ufficialmente finanziato e autorizzato ma il suo iter procede a rilento e il Ddl elaborato da Bonafede sulla riforma della giustizia, presentato a fine luglio in Consiglio dei Ministri, è stato rispedito al mittente dalla Lega. Altri tempi.

Ora c’è un altro Esecutivo e la discussione sulla giustizia, riparte proprio dalla riforma della prescrizione, unica certezza rimasta in piedi di tutto il lavoro svolto da Bonafede durante il precedente governo. Anzi, le certezze sono due perché c’è anche un importante piano assunzionale a cui dare concretezza con tempi rapidi e certi e che sta alla base di tutto.

Comunque la si pensi, la prescrizione del reato deve essere affrontata anche attraverso altre vie. Servono soprattutto risorse umane e una migliore organizzazione giudiziaria.

Mi piace sottolineare che il miglioramento della giustizia passa attraverso tutti gli operatori del diritto, dal Ministero, al cancelliere, ai magistrati, agli avvocati e a tutti coloro che ogni giorno si recano in tribunale e lavorano per il miglioramento del sistema giustizia.” Queste le parole del Guardasigilli, il 22 giugno 2018, alla presenza dei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura, dell’Associazione Nazionale Magistrati e del Consiglio Nazionale Forense.

Crediamo, dunque, che sia il caso di ripartire proprio dai fondamentali.

BONAFEDE: “SUBITO AL LAVORO PER PROCESSI RAPIDI.” Il CIAG CHIEDE TEMPI CERTI E CELERI SULLE ASSUNZIONI DEGLI ASSISTENTI GIUDIZIARI

Il Ministro Bonafede, ospite di “Porta a Porta” ha parlato del dimezzamento dei tempi della giustizia
La Senatrice del Pd, Anna Rossomando, intervistata da Sky tg24 sul tema della giustizia, ha ribadito la necessità di incrementare le risorse umane e materiali

Con la fiducia incassata da Camera e Senato, il Governo Conte bis è ufficialmente operativo. Davanti all’assemblea di Montecitorio il Presidente del Consiglio ha illustrato le linee programmatiche del nuovo Esecutivo.

Un discorso di un’ora e venticinque minuti nel corso del quale Conte ha affrontato i temi che saranno alla base dell’agenda politica del governo giallo-rosso. Tra questi la giustizia, alla quale sono state dedicate poche righe scarne.

Conte ha sottolineato che “il nostro Paese necessita di una riforma della giustizia, anche attraverso una drastica riduzione dei tempi e di una riforma del metodo di elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura. Questo piano riformatore dovrà salvaguardare il principio di indipendenza della magistratura dalla politica, potenziare la lotta alle organizzazioni mafiose, rendere più efficace il contrasto all’evasione fiscale anche inasprendo le pene”.

Appena trenta secondi dedicati alla riforma del nostro sistema giudiziario: davvero molto poco.

In un Paese che pretenda di chiamarsi civile, l’amministrazione della giustizia è una cosa molto seria, molto più seria del corretto esercizio della funzione legislativa perché si arreca più danno con le sentenze inique che con le leggi ingiuste.

Quello della giustizia è un caposaldo fondamentale per ogni Paese e che va curato in tutte le sue declinazioni, a cominciare dai tempi della durata dei procedimenti civili e penali poiché è giusto che i cittadini debbano vedere tutelati i loro diritti ma anche coloro che intendono investire sul nostro territorio hanno bisogno di sapere quanto deve durare un processo.

È un fatto oggettivo che le inefficienze della giustizia si ripercuotono sull’intero sistema economico di un Paese. I procedimenti che vanno oltre “la ragionevole durata del processo” hanno un costo e un sistema di giustizia lento, che non fornisce certezze nelle decisioni, danneggia la credibilità delle istituzioni e scoraggia i cittadini riducendo il potenziale innovativo e creativo.

Pertanto, una giustizia rapida ed efficiente è quanto mai fondamentale. È necessario investire in maniera sistematica con nuove assunzioni e con la revisione delle piante organiche in ampliamento, in larga parte inadeguate.

La riforma della geografia giudiziaria del 2012, infatti, oltre a determinare la chiusura di 31 tribunali, di tutte le sezioni distaccate di Tribunale e il drastico taglio degli Uffici dei Giudici di Pace, allo stesso tempo, ha creato ai tribunali rimasti notevoli disagi organizzativi incrementando i bacini di utenza senza che questi venissero controbilanciati da un opportuno ampliamento delle dotazioni organiche del personale giudiziario.

La conseguenza è stata che il carico di lavoro e gli arretrati da smaltire sono aumentati mentre le risorse umane sono rimaste quelle e i tempi di definizione dei processi si sono allungati.

A questo punto, appare chiaro che il tema delle politiche assunzionali non è indifferente a quello del dimezzamento dei tempi della giustizia.

Ospite del salotto di Porta a Porta, il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, ha voluto fare il punto sulla prossima riforma del nostro sistema giudiziario.

Stamattina ho incontrato Andrea Orlando. Entro fine settembre, finiremo un confronto sui tempi più importanti della giustizia e faremo partire immediatamente la riforma del processo per il dimezzamento dei tempi dei processi civili e penali e ci sarà anche la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura.”

Un lavoro che il Guardasigilli, già nel precedente Esecutivo, aveva portato avanti in diversi tavoli di lavoro con i vertici delle istituzioni giudiziarie.

Sono aperto a qualsiasi miglioramento ma c’è una sola certezza e cioè che i cittadini non possono più aspettare per una riforma della giustizia che dimezzi i tempi della giustizia. Con la mia riforma interveniamo su questo senza nessuna ideologia perché ai cittadini interessa quanto dura un processo e noi abbiamo lavorato per avere un dimezzamento dei tempi”.

Quella tra Bonafede e Orlando si preannuncia come una collaborazione importante e costruttiva sotto il segno di quella continuità, avviata dall’attuale Guardasigilli che, al momento del suo insediamento in via Arenula più di anno fa, decise di dare seguito alle politiche assunzionali inaugurate dal suo predecessore, con l’indizione del concorso ad 800 posti per il profilo di assistente giudiziario.

Fu lo stesso Orlando che, nel febbraio 2018, sottoscrisse un decreto che provvedeva a una prima revisione delle piante organiche del personale amministrativo.

Funzionari contabili ed informatici ma, soprattutto, assistenti giudiziari, furono i profili interessati dal provvedimento che ha introdotto un concetto di revisione e adeguamento permanente dei contingenti del personale, rendendo più duttile la determinazione degli stessi rispetto ai fabbisogni reali e concreti degli uffici giudiziari.

L’obiettivo prioritario era quello di soddisfare le necessità inderogabili di assunzione dei profili suddetti, ritenuti fondamentali per i processi di innovazione degli uffici.

In particolare, la figura di assistente giudiziario è assolutamente necessaria poiché provvede sia a compiti di assistenza in udienza e di assistenza amministrativa burocratica, sia a mansioni che implicano l’utilizzo delle moderne tecnologie. Per questo, e in considerazione di una graduatoria da esaurire con tempi rapidi e certi, un ulteriore e complessivo adeguamento delle dotazioni organiche sarebbe d’aiuto.

Ecco, se c’è un elemento di discontinuità nel nuovo Esecutivo, esso è dato dalla quella continuità con cui l’attuale Guardasigilli ed il suo predecessore mostrano di voler collaborare per migliorare l’efficienza della giustizia.

Anche la Senatrice del Partito Democratico e Vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, ai microfoni di Sky Tg24, ha ammesso l’apertura di un tavolo di confronto sul tema della giustizia tra Pd e M5S.

I nodi da cui partire, che possono essere condivisi, sono l’intervento sulla giustizia civile, che riguarda la stragrande maggioranza dei cittadini, sul diritto fallimentare, sui tempi della giustizia e sulle risorse umane e materiali che devono essere ulteriormente incrementate. Voglio ricordare che molte risorse umane sono state recuperate grazie al lavoro che aveva fatto il Ministro Orlando, capovolgendo una pratica che andava avanti da venti anni, di continua riduzione”.

Punti che uniscono e che sembrerebbero porre un sigillo su una responsabilità condivisa e su un percorso che deve partire proprio dall’incremento di risorse umane e materiali, come opportunamente sottolineato dalla Rossomando e dal momento che il settore della giustizia influenza in maniera decisiva anche altri settori strategici, quale quello sociale ed economico.

Evitare lo spreco della spesa pubblica, oltre a una giustizia civile che funzioni meglio, sono priorità che il nuovo Esecutivo, a mio avviso, dovrebbe prendere in considerazione al più presto”. Parola di Carlo Cottarelli, economista.

Se con il precedente Governo, il Ministro Bonafede amava ripetere spesso che nella giustizia erano state previste assunzioni mai viste prima, continuità vorrebbe che ora si dia attuazione a tutto questo, dando seguito agli impegni presi con l’adozione del Piano assunzionale sottoscritto dallo stesso Guardasigilli tre mesi fa.

Una giustizia equa ed efficiente vuol dire anche questo.

PARTE IL GOVERNO DELLA SVOLTA MA CON LA GIUSTIZIA SFINITA DALLE CARENZE DI ORGANICO NEGLI UFFICI GIUDIZIARI

È nato il governo Conte bis, quello della svolta. Il nuovo Esecutivo ha incassato la fiducia della Camera con 343 voti favorevoli e 263 contrari mentre al Senato i si sono stati 169. Ventuno ministri, dieci del M5S, nove del Pd e uno di LeU, il tutto sotto gli occhi attenti di Giuseppe Conte, alla sua seconda prova da Presidente del Consiglio.

In poco meno di un mese, l’Italia è passata da un governo giallo-verde ad uno giallo-rosso e la differenza non è soltanto di carattere cromatico perché il nuovo Esecutivo è nato sotto il segno della discontinuità. Ci sono, però, delle eccezioni.

Alla giustizia, con la conferma di Alfonso Bonafede, si è deciso di dare continuità a quanto fatto fino ad oggi dal Guardasigilli che, con il precedente governo, aveva messo al centro del suo programma politiche assunzionali importanti, inaugurate già dalla precedente amministrazione con il concorso per il profilo di assistente giudiziario.

Più passano tempo e governi, però, più la giustizia appare sfiancata dalle innumerevoli carenze di organico, anch’esse nel segno di una continuità che non piace e non fa bene al nostro Paese. Per questo, serve un segnale di rottura con il passato.

A metà luglio, nei giorni in cui il governo pentaleghista si apprestava a discutere la riforma della giustizia presentata da Bonafede, fece scalpore un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal Presidente del Tribunale dei Minorenni di Milano, Maria Carla Gatto, in cui veniva denunciata un’escalation del reato di violenza domestica nei confronti dei minori.

Corriamo dietro alle urgenze, il numero di casi che ci arrivano per grave inadeguatezza genitoriale sono aumentati del 19% negli ultimi cinque anni e le situazioni che esaminiamo sono sempre più preoccupanti. Ogni giorno ci sono provvedimenti da prendere con urgenze. Siamo sotto pressione, con un organico sottodimensionato”.

Il Tribunale per i Minorenni di Milano, è quello con la più grande sproporzione tra organico e minori residenti sul territorio di competenza ed è il primo per mole di lavoro gestito, sia nel penale che nel civile. Con 13 giudici e solo 7 sul civile, in un anno ha emesso 2.600 provvedimenti che riguardano l’ipotesi di limitazione della responsabilità genitoriale. Si tratti di casi che richiedono le istruttorie più complesse e rappresentano oltre il 40% del totale dei fascicoli che, dal 2014 ad oggi, sono aumentati del 19%.

Se si parla di organico sottodimensionato in una realtà come Milano, il cui tribunale è stato collocato da una ricerca ministeriale all’undicesimo posto fra i tribunali con la migliore performance, non è difficile immaginare la situazione di realtà più piccole.

A Prato, le criticità incontrate dall’amministrazione della giustizia a causa delle croniche carenze di organico di personale amministrativo, sono storia vecchia. In questi anni, il Comune ha garantito un supporto fattivo con il distacco di personale, in particolare, agenti di polizia municipale.

Nel gennaio 2018, fu stipulato il “Patto per la Giustizia della città di Prato” firmato dal sindaco Matteo Biffoni, dal Procuratore della Repubblica, Giuseppe Nicolosi e dal Presidente del Tribunale, Francesco Gratteri. Nell’ambito della convenzione, il Comune si impegnava a mantenere le presenze di agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria della Polizia Municipale presso gli uffici, oltre che a favorire ogni opportuna iniziativa che consentisse il supporto agli uffici giudiziari da parte di associazioni locali e di volontariato.

Il Tribunale e la Procura di Prato si impegnarono a mettere a disposizione degli ufficiali e dei volontari i locali individuati all’interno del palazzo di giustizia.

L’obiettivo era quello di risolvere in maniera sostanziale le inefficienze legate alla carenza di personale amministrativo ma, da più di un anno a questa parte, le cose non sono affatto cambiate, anzi, addirittura peggiorate tanto che, il 2 settembre, dipendenti e rappresentanti sindacali si sono riuniti per aprire una nuova stagione di rivendicazioni e preparare un dossier da presentare al Guardasigilli.

Le carenze di personale amministrativo si attestano fra il 25 ed il 30% rendendo vano il lavoro dei magistrati. Sotto accusa la politica che ha promesso tanto ma concluso poco, soprattutto in considerazione di una pianta organica per nulla adeguata alle esigenze del territorio.

Lungo tutto lo stivale, la condizione drammatica in cui versa la giustizia diventa sempre più pesante.

Il Tribunale di Cassino lamenta una condizione perenne di carenza di personale. Lo sciopero del mese luglio non ha prodotto risultati positivi e gli avvocati del Foro della Città Martire hanno annunciato nuove astensioni dalle udienze.

Poi, ci sono Reggio Calabria, dove i dipendenti del Tribunale, oltre che per le ben note carenze di personale, si battono anche per ottenere condizioni di lavoro sicure, Vallo della Lucania, dove ad ottobre diventerà operativo il trasferimento per quattro magistrati, Foggia, il cui Palazzo di Giustizia presenta carenze manutentive gravi rese ancora più pesanti da infiltrazioni d’acqua e Modena dove i dipendenti della Procura sono costretti ad indossare un casco da cantiere quando attraversano il cortile interno, a causa della caduta di tegole avvenuta nelle scorse settimane e provocata dal maltempo.

C’è anche Crotone che, da tempo, chiede al Ministero della Giustizia personale per potenziare gli organici amministrativi. Gli uffici giudiziari del tribunale calabrese, presidio inserito in un contesto di territori a dilagante penetrazione mafiosa, rischiano il collasso. Manca il 54% dei cancellieri e non solo ma da via Arenula zero segnali.

Si potrebbe andare avanti ma per decenza è meglio fermarsi qui.

La lista delle inefficienze è davvero lunga e non si limita soltanto ai vuoti di organico ma interessa anche l’edilizia giudiziaria poiché molti edifici che ospitano tribunali e corti d’appello presentano carenze legate alla manutenzione e ciò rende il lavoro di coloro che operano negli uffici paragonabile ad una roulette russa.

Il nostro sistema giudiziario appare abbandonato a se stesso e, a giudicare dagli appelli degli operatori che cadono regolarmente nel vuoto, sembrerebbe che delle condizioni della giustizia italiana non interessi ad alcuno.

Appena confermato alla guida del Dicastero di via Arenula, il Ministro Bonafede ha ribadito che sulla giustizia ci sono ambizioni importanti, le stesse che hanno animato il suo lavoro nel precedente governo e che si sono tradotte in un altrettanto ambizioso piano di assunzioni, troppe volte caldeggiato con dichiarazioni roboanti ma con tempistiche vaghe ed incerte.

La recente crisi di governo e la formazione di un nuovo Esecutivo hanno messo una cesura anche ad una stagione di intenti che, nella maggior parte dei casi, sono rimasti sulla carta e sulle pagine dei giornali.

Questa volta il Ministro Bonafede ha un’occasione irripetibile e cioè quella di dare continuità al lavoro già iniziato con il precedente Esecutivo in tema di politiche assunzionali.

La giustizia ha bisogno di assunzioni di personale qualificato, valorizzazione delle professionalità e tempi certi. Non ha bisogno, invece, di continuare a tirare a campare con soluzioni temporanee che consentono agli uffici giudiziari di andare avanti alla meno peggio e, a quanto sembra, ancora molto utilizzate.

Ad Isernia, il 22 agosto è stato sottoscritto un accordo di collaborazione, l’ennesimo, fra Tribunale e Provincia che permetterà a vari dipendenti di quest’ultima di supportare l’attività amministrativa e, nel contempo, di acquisire un’ulteriore qualificazione e formazione professionale.

Il Ministero, invece, dispone di una graduatoria importante che è quella degli idonei assistenti giudiziari, programmata, finanziata, autorizzata e formata da giovani brillanti e preparati che hanno superato con successo un concorso impegnativo. Se questo è il Governo della discontinuità, si proceda allo scorrimento della graduatoria suddetta dando priorità alle competenze e al riconoscimento del merito.

Un Governo che si definisce di svolta, se svolta ci sarà, dovrebbe cominciare da qui.

PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE IL DPCM 20 GIUGNO. NASCE IL CONTE BIS, BONAFEDE CONFERMATO ALLA GIUSTIZIA

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 giugno, registrato in Corte dei Conti il 29 luglio e recante l’autorizzazione ad avviare procedure di reclutamento e ad assumere unità di personale ai sensi dell’articolo 35, comma 4 del decreto legislativo 165/2001, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 202 del 29 agosto.

Il provvedimento, mette nero su bianco tutte le novità in materia di concorsi pubblici e nuove assunzioni destinate a cambiare il volto della Pubblica Amministrazione.

In 15 articoli, il decreto prevede procedure concorsuali per diversi enti tra i quali il Consiglio di Stato, l’Avvocatura Generale dello Stato, il Ministero della Difesa, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’Agenzia per la Coesione Territoriale, l’Inps e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

La Giustizia è il comparto che vanta il maggior numero di assunzioni presso Archivi Notarili, Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, attraverso il reclutamento, tra gli altri, di 35 Funzionari Contabili area III F1, 20 Assistenti Informatici, area II F2, 400 Funzionari Giudiziari area III F1, che si aggiungono ai 1.850 già stabiliti, 400 Direttori area III F3 e 2.700 cancellieri esperti area II F3.

Nuove immissioni di personale arriveranno anche tramite lo scorrimento di graduatorie di precedenti concorsi. Il decreto, in questo caso, autorizza l’assunzione di 297 unità dalla graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, l’unica di cui il Ministero della Giustizia attualmente dispone.

La pubblicazione del DPCM in Gazzetta Ufficiale, rappresenta l’ultimo tassello di una programmazione ambiziosa di assunzioni per il prossimo triennio e un passo in avanti fondamentale verso l’esaurimento della graduatoria suddetta.

Un percorso già segnato dall’articolo 1, comma 307 della legge di bilancio 2019, che dispone l’assunzione di 903 unità, 503 delle quali già previste nel P.D.G. del 20 giugno 2019, dal D.L. Del 28. 01.2019 n. 4, comma 10 sexties, coordinato con la legge di conversione 28 marzo 2019 n. 26 che ha stabilito l’utilizzo anticipato per il Ministero della Giustizia di parte delle capacità assunzionali da turn-over così da procedere al reclutamento di 1.300 unità di personale di cui 300 di Area III e 1.000 di Area II, 600 dei quali assistenti giudiziari.

La legge Genova autorizza il Ministero ad assumere, in via straordinaria, nell’ambito dell’attuale dotazione organica, un contingente massimo di 50 unità di personale amministrativo non dirigenziale. Infine, il DPCM che chiude i giochi, almeno sulla carta, perché questi numeri dovranno essere trasformati in fatti concreti.

Allo stato attuale delle cose, in graduatoria restano poco più di 1.300 unità e il percorso è già tracciato. Delle 903 unità disposte dalla legge di stabilità, ne rimangono 400 ancora in attesa, poi sarà il turno dei 600 e, infine, delle ultime 297 unità.

Tre passaggi semplici che si scontrano, invece, con una giustizia che vive una condizione di perenne emergenza e che non può più permettersi il lusso di attendere. Anche in questi giorni di trattative frenetiche per la nascita del nuovo Governo, si è parlato di Giustizia.

Nei giorni delle consultazioni al Quirinale, ne aveva parlato il Capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, indicando il dimezzamento dei tempi della giustizia come uno dei punti più importanti del programma dei pentastellati.

Ne ha parlato Giuseppe Conte, al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del quale ha accettato l’incarico di formare il nuovo Esecutivo.

Il Presidente del Consiglio ha fatto riferimento ad una giustizia equa ed efficiente e nel programma di governo che riassume le linee programmatiche che lo stesso Conte ha predisposto sulla base degli indirizzi condivisi dal M5S, dal Pd e da LeU e che andranno a costituire la politica generale del nuovo Esecutivo, al punto 15, si sottolinea che “occorre rendere più efficiente il sistema della giustizia civile, penale e tributaria, anche attraverso una drastica riduzione dei tempi…(…)…”

Per il prossimo governo, il tema della giustizia rappresenterà una sfida impegnativa essendo questa uno di quei comparti dai quali si misura il livello di civiltà e di democrazia di un Paese, in grado di tutelare la dignità di ogni cittadino e garantire la certezza del diritto.

Tutto ciò non è possibile senza l’apporto di risorse con competenze specifiche e all’altezza del loro ruolo, senza le quali la giustizia si ferma.

L’esempio arriva proprio in questi giorni dopo la recente approvazione del cosiddetto Codice Rosso, la legge a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Un provvedimento certamente lodevole e voluto dall’Esecutivo uscente se non fosse per il fatto che le Procure di tutta Italia, non avendo personale a sufficienza, sono andate in tilt.

Nella sola Procura di Roma arrivano tra le 20 e le 25 denunce al giorno e ciò vuol dire che devono essere aperti almeno 400 fascicoli al mese.

Gli uffici giudiziari sono infatti ingolfati da denunce e segnalazioni e i tempi di azione imposti dalle nuove norme vengono considerati troppo stretti. Le persone offese, o quelle che hanno presentato le denunce, devono essere sentite dagli inquirenti entro tre giorni, circostanza che costringe a turni lavorativi massacranti non solo i pubblici ministeri ma anche il personale degli uffici, da tempo in carenza di organico.

Non va meglio a Milano, dove gli uffici della Procura e, in particolare, quelli dei pubblici ministeri di turno, sono stati sommersi da numerose segnalazioni di presunti abusi, violenze o atti persecutori e ciò ha causato evidenti difficoltà nella gestione delle denunce, con un conseguente aumento dei fascicoli da seguire.

Da più parti, tra gli addetti ai lavori, la legge viene considerata troppo generica e carente di indicazioni precise ma resta il fatto che, se manca il personale, non si può pretendere che quello che c’è possa fare miracoli.

In considerazione dei vuoti di organico con i quali, ogni giorno, devono fare i conti gli uffici giudiziari e dell’esistenza degli strumenti normativi approvati, la soluzione più logica è quella di velocizzare l’iter della assunzioni.

Al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, fresco di riconferma al Dicastero di via Arenula, spetteranno l’onere e l’onore di tradurre il piano assunzionale, da lui sottoscritto il 13 giugno scorso, in fatti.

È indispensabile che il nuovo Esecutivo metta al centro del suo programma le politiche del lavoro con nuove assunzioni insieme alla valorizzazione delle professionalità e al riconoscimento del merito.

Il punto 5 del programma di governo evidenzia che “è essenziale investire sulle nuove generazioni, vera risorsa per il futuro del Paese, al fine di garantire a tutti la possibilità di svolgere un percorso di crescita personale, sociale, culturale e professionale nel nostro Paese…(…)…”

Questa è la sfida più importante che attende il nuovo Esecutivo, ossia ridare dignità al lavoro affrontando le sue problematiche in modo serio e costruttivo e puntando su politiche assunzionali che garantiscano l’avvio di un vero ricambio generazionale, dando spazio alle nuove generazioni, quelle che per troppo tempo sono state lasciate ai margini del mondo del lavoro, in un Paese dove non c’è più una narrazione del futuro né un’idea di futuro condiviso.

DISASTRO QUOTA 100 E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE FERMA. I SINDACATI CHIEDONO ASSUNZIONI E ANCHE LA GIUSTIZIA RISCHIA IL BLOCCO

Mentre si susseguono le trattative e le consultazioni per la formazione del nuovo Esecutivo, ci si chiede cosa ne sarà del Reddito di Cittadinanza e di Quota 100, misure cardine delle politiche economiche del Governo giallo-verde.

Mentre Luigi Di Maio avverte che il RdC rischia di saltare, a preoccupare è soprattutto Quota 100, fortemente voluta dalla Lega. La nuova misura pensionistica avrebbe dovuto garantire un ricambio generazionale importante. Invece, pare che le cose non stiano proprio così.

L’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro ha stimato che il tasso di sostituzione tra chi uscirà dal mondo del lavoro con Quota 100 e tutti coloro che saranno assunti, non supererà il 30% ma il condizionale è d’obbligo perché un pieno ricambio generazionale si avrà soltanto in ambiti altamente specializzati.

Nel 2019, per la riforma della pensioni sono stati stanziati 3,9 miliardi di euro, che saliranno a 8,3 nel 2020. L’Inps ha reso noto che a fine luglio le domande presentate per Quota 100 sono state circa 165.000 e, nello specifico, 60.479 nel privato mentre nel settore pubblico 52.607 statali hanno chiesto il pensionamento anticipato. Di questi, 10.336 dovrebbero andare in quiescenza dal mese di agosto ma, al momento, l’Inps ha autorizzato meno di 8.000 domande. Il vero banco di prova, però, sarà nel mese di settembre, quando, con l’inizio dell’anno scolastico, arriveranno migliaia di richieste di pensionamenti.

Il rischio è quello dello svuotamento di numerosi uffici con conseguente paralisi di ogni attività amministrativa anche perché i concorsi sono bloccati fino al 30 novembre e, da parte del Ministero della Pubblica Amministrazione non c’è mai stata l’intenzione di voler assumere dalle graduatorie delle vecchie selezioni

Un vero disastro se si considera che la Pubblica Amministrazione è già sotto organico di ben 253.000 persone mentre si stima che nel prossimo triennio 400.000 dipendenti andranno in pensione.

In sintesi, il flop del turn over è soprattutto nel settore del pubblico impiego e la fine del governo pentaleghista rischia di mettere un punto definitivo anche a quel ricambio generazionale tanto sbandierato in più occasioni.

Nel privato, invece, la stagnazione ed il crollo degli ordinativi da parte dei Paesi esteri non incentivano le assunzioni. Serve soprattutto personale qualificato come ha fatto notare anche Confindustria. I sindacati sono sul piede di guerra e chiedono un piano assunzionale straordinario insieme alla stabilizzazione dei precari che la crisi di governo di questi giorni ha bloccato.

Per quanto riguarda il comparto giustizia, com’è noto, le carenze negli uffici giudiziari sono considerevoli.

Tuttavia, i pensionamenti che si determineranno nel 2019, per effetto di Quota 100, appaiono decisamente inferiori rispetto alla platea dei potenziali dipendenti in possesso dei requisiti. Nonostante ciò i vuoti di organico sono destinati ad aumentare.

Il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale indica che nel 2018 le cessazioni sono state 2.206 e si stima che in tutto il triennio i pensionamenti saranno 5.206.

Nello specifico, soltanto nel 2019, fra tutti i profili che operano negli uffici giudiziari italiani, si registrano 195 unità già andate in pensione, a cui vanno ad aggiungersi 1.651 unità di personale fra coloro che sono nati tra il 1952 ed il 1957, precari compresi, per un totale di 1.846 cessazioni.

Per il profilo di assistente giudiziario, nel 2018, i pensionamenti sono stati 529 ed entro la fine di quest’anno si stima che le cessazioni saranno 399 di cui 46 già cessati. Per il 2020, si ritiene che i pensionamenti saranno 1.788 di cui 399 per la figura di assistente giudiziario e, nel 2021, le cessazioni saranno 1.572 di cui 401 per assistenti giudiziari.

Per questo profilo professionale, i pensionamenti nel triennio saranno complessivamente 1.199, quasi 1.200, e c’è una graduatoria che tuttora è composta da circa 1.300 unità.

Questo numero, in realtà, è di gran lunga inferiore, al netto di rinunce e dimissioni, in considerazione del fatto che molti degli idonei della graduatoria hanno superato altri concorsi e, nel frattempo, sono stati assunti. A questo punto, i 1.300 diventano ancora di meno e non c’è bisogno di arrivare al 2021 per esaurire l’intera graduatoria, anzi.

A riprova di questo, se proprio i numeri non convincono, ci sono i fatti rappresentati dalle numerose carenze di personale che interessano gli uffici giudiziari di tribunali e corti di appello.

Da nord a sud è un coro di proteste a cui la stampa dà voce quotidianamente nella consapevolezza che le inefficienze della giustizia italiana e l’immobilismo che la tengono in ostaggio, ormai da anni, possono trovare una soluzione soltanto con l’attuazione di un piano assunzionale importante che già esiste ed è stato varato dal Ministero della Giustizia con apposito decreto firmato dal Ministro Bonafede il 13 giugno.

La pianificazione delle assunzioni sta facendo il suo iter tecnico amministrativo e, nei giorni scorsi, il Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Personale e dei Servizi della Direzione Generale del Personale e della Formazione, con un comunicato alle organizzazioni sindacali, riguardante le misure per la riqualificazione del personale con qualifica di cancelliere esperto ai sensi dell’art. 21 quater, D.L 83/2015, ha reso noto che l’Area Economico-Finanziaria del Gabinetto del Ministro ha attestato la sussistenza delle risorse sufficienti e che questa Direzione Generale sta, pertanto, pianificando la prosecuzione dello scorrimento della graduatoria ancora in vigore relativa al profilo di cancelliere esperto per la progressione verso il profilo di funzionario giudiziario”.

Tradotto in parole povere significa che si libereranno posti per l’Area II e ciò renderebbe più celere anche lo scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari.

Le risorse qualificate, con competenze adeguate ci sono e questo è il momento giusto per assumerle. Se non ora quando ? L’esigenza di far ripartire la giustizia è condizione indispensabile per dare una maggiore credibilità alle nostre istituzioni ma anche all’economia del nostro Paese. Su questo sono d’accordo tutti.

In questi giorni di trattative convulse per la formazione di un nuovo Governo, il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha presentato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dieci punti considerati prioritari e che secondo i pentastellati devono essere portati a compimento. Tra questi impegni emerge il dimezzamento dei tempi della giustizia che presuppone l’immissione di forze fresche e con competenze specifiche.

Nulla di nuovo dal momento che la giustizia era al punto 12 del contratto di governo sottoscritto poco più di un anno fa da Lega e Movimento 5 Stelle ma appare evidente che il miglioramento dell’efficienza del nostro sistema giudiziario, al di là delle schermaglie a cui ci ha abituati la politica, è ormai un imperativo categorico al quale non ci si può più sottrarre.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari, in quasi due anni di attività ha incontrato, tramite le sue delegazioni, i maggiori esponenti di tutte le forze politiche di questo Paese alle quali sono state rappresentate la necessità e l’urgenza di procedere allo scorrimento integrale della nostra graduatoria, l’unica di cui dispone attualmente il Ministero, non solo per dare ossigeno agli uffici giudiziari italiani ma anche per consentire al nostro sistema giudiziario di rafforzare le sue fondamenta con l’assunzione di giovani preparati e i riscontri, ricevuti sono sempre state positivi e concordi.

Il nuovo Esecutivo, si troverà davanti una sfida importante e cioè quella di riformare la giustizia passando attraverso l’assunzione di nuove risorse, non a singhiozzo, ma questa volta con tempistiche rapide e certe.

Certamente non basterà perché le inefficienze sono troppe ma sarà l’occasione giusta per passare definitivamente dalle parole ai fatti.