INVIATO AI VERTICI DI PROCURE E UFFICI GIUDIZIARI IL PIANO TRIENNALE DEL FABBISOGNO DEL PERSONALE. FABBRINI: “PERCORSO DI ASSOLUTO RILIEVO SULLE POLITICHE ASSUNZIONALI”

Tempi brevi della giustizia ed eliminazione delle isole di impunità: è questo quello che interessa ai cittadini ed è su questi obiettivi che lo Stato deve continuare a lavorare senza un attimo di sosta.”

Queste le parole del Guardasigilli, Alfonso Bonafede, riportate in un post pubblicato sul suo profilo Facebook in occasione della commemorazione delle vittime del crollo del Ponte Morandi.

La crisi di governo, divenuta ufficiale con le dimissioni del Presidente Conte, ha fatto saltare il banco anche sulla riforma della giustizia che il titolare di via Arenula, ormai dimissionario, aveva elaborato.

Del progetto presentato da Bonafede, resta in piedi, almeno per ora, l’entrata in vigore, a gennaio 2020, della riforma della prescrizione ma, alla base di tutto, c’è un ambizioso piano assunzionale giudicato essenziale per la riduzione dei tempi dei processi e condizione indispensabile per la riorganizzazione del nostro sistema giudiziario.

Il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, che ne costituisce il manifesto programmatico, adottato con decreto del Guardasigilli il 13 giugno scorso, è oggetto di una relazione, a firma del Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Personale e dei Servizi, Dott.ssa Barbara Fabbrini.

La nota, inviata prima della pausa ferragostana e che vede tra i suoi destinatari il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione, il Procuratore Generale presso la Corte Suprema di Cassazione, il Procuratore Nazionale Antimafia, nonché Presidenti delle Corti di Appello, Procuratori Generali della Repubblica e Dirigenti di tutti gli uffici giudiziari, ha l’obiettivo di “condividere le azioni realizzate in tema di politiche assunzionali del personale amministrativo, nonché la futura programmazione in merito.”

Negli ultimi anni, l’Amministrazione giudiziaria ha cercato di invertire lo stallo nelle politiche di reclutamento imposto dal pluriennale blocco del turn over, disponendo numerose iniziative al fine di incrementare le risorse umane negli uffici giudiziari e, soprattutto, per arginare gli effetti dei vuoti di organico dovuti anche all’aumento dei pensionamenti.

Per questo si è ricorsi a tutte le tipologie di procedure assunzionali previste dalle normative vigenti come la mobilità volontaria, obbligatoria, protocolli d’intesa e scorrimento delle graduatorie in corso di validità.

Una radicale inversione di tendenza è stata registrata con l’indizione del concorso ad 800 posti di assistente giudiziario, Area II-F2, bandito con decreto del 18 novembre 2016 e che si è chiuso con una graduatoria di 4.915 idonei e dalla quale, allo stato attuale, si è proceduto all’assunzione di 3.386 unità, “graduatoria di cui è previsto, proprio nel programma assunzionale, il finanziamento per il completo esaurimento”.

Grazie al complesso di iniziative realizzate dal 2014 ad oggi, è stata possibile l’assunzione di 5.500 unità e nel 2019, finora, di 684 unità. Di conseguenza, nel 2018, è stato rilevato un decremento della percentuale di scopertura nazionale scesa al 21,73% rispetto al 23,25% del 2017.

La legge di bilancio 2019, il decreto “Quota 100”, la cosiddetta legge Genova e il DPCM del 20 giugno 2019, consentiranno l’assunzione di 8.661 unità di personale. Le cessazioni effettive garantiranno un’ulteriore possibilità di incremento di tali assunzioni che, per il prossimo triennio, potrebbero superare le 10.000 unità.

Per ciò che concerne i pensionamenti che si determineranno nel 2019 per effetto di “Quota 100”, il documento fa notare che essi “appaiono, allo stato, decisamente inferiori rispetto alla platea dei potenziali dipendenti in possesso dei requisiti e ciò consente di auspicare che la programmazione assunzionale del prossimo triennio possa determinare la prosecuzione dell’inversione di tendenza nazionale già registrata nel 2018.”

Tuttavia, le carenze di personale amministrativo sono destinate ad aumentare. Il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, infatti, mette in evidenza che “l’età media del personale dell’Amministrazione giudiziaria è costantemente aumentata nel corso degli ultimi anni fino ad arrivare, nel 2017, a 55,34 anni.

Il personale attualmente in servizio, con un’età superiore ai 59 anni, ammonta a 12.951 unità, pari al 37,82%. Gli assistenti giudiziari sono 3.023, pari al 27,45% della dotazione organica per questo profilo professionale.

In particolare, il Piano del Fabbisogno indica che nel triennio 2019-2021 si prevedono 5.206 pensionamenti di cui 3.173 per la sola Area II. Per il profilo di assistente giudiziario, nel 2018, le cessazioni sono state di 529 unità e si stima che, al netto di “Quota 100”, i pensionamenti, nel 2019, saranno 399.

Dunque, nel prossimo triennio, per l’Area III, è prevista l’assunzione di 400 direttori, 2.242 funzionari giudiziari tramite concorso unico e altri 116 mediante scorrimento di graduatorie in corso di validità e 308 funzionari tecnici, per un totale di 3.066 unità.

Per l’Area II, il piano assunzionale stabilisce l’assunzione di 2.700 cancellieri esperti tramite concorso unico, 1.800 assistenti giudiziari e, quindi, l’esaurimento integrale della graduatoria, 237 assistenti tecnici attraverso lo scorrimento di graduatorie in corso di validità, concorso unico e concorso bandito dall’Amministrazione, 616 operatori giudiziari mediante chiamata diretta dei centri per l’impiego e 105 conducenti per un totale di 5.458 unità.

Per l’Area I, è prevista l’assunzione di 97 ausiliari tramite chiamata diretta dei centri per l’impiego, per disabili e categorie protette ai fini della copertura della quota stabilita dalle legge 68/99.

Infine, è in programma l’assunzione di 40 dirigenti di fascia mediante concorso, scorrimento di graduatorie in corso di validità e mobilità. In totale, 8.661 assunzioni.

C’è poi il capitolo riqualificazioni che interessa 300 unità tra ausiliari di Area I-F1, nel profilo di operatori giudiziari e 2.250 unità tra cancellieri esperti, Area II-F3, nel profilo di funzionari giudiziari, Area III-F3 (scorrimento graduatoria selezione ex art. 21-quater D.L. 83/2015) per un totale di 2.550 unità.

I primi importanti passi dell’attuazione del programma assunzionale sono stati avviati di recente e, finora, hanno riguardato l’assunzione delle prime 17 unità del profilo di funzionario tecnico che fanno parte di un contingente di 237 unità con competenze nuove per l’amministrazione giudiziaria e fondamentali per la gestione delle spese di funzionamento, l’assunzione di 414 assistenti giudiziari che hanno preso servizio il 25 luglio scorso e l’indizione del bando per il reclutamento di 2.329 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato per il profilo di funzionario.

Sempre nel 2019, sono previste altre importanti attuazioni del programma assunzionale a cominciare dall’ulteriore scorrimento della graduatoria degli assistenti giudiziari, la pubblicazione del primo bando di concorso per il profilo tecnico di seconda area e procedure selettive per operatori giudiziari e conducenti di automezzi.

Un altro obiettivo prioritario è quello della valorizzazione delle professionalità del personale in servizio che proseguirà unitamente al piano di assunzioni mentre sono già terminate le procedure per le progressioni economiche per 9.091 unità di personale e, quest’anno, si chiuderanno le procedure selettive attualmente pendenti per progressioni economiche per ulteriori 6.928 unità.

Inoltre, il 22 luglio è stata sottoscritta tra l’Amministrazione e le Organizzazioni Sindacali, l’ipotesi di accordo sull’utilizzazione del Fondo Risorse Decentrate per l’anno 2018 e destinato al personale amministrativo in servizio che consentirà altre progressioni economiche.

La giustizia riparte da qui, da risorse qualificate e da un piano assunzionale che va avanti, nonostante il complesso quadro politico. Si tratta di numeri importanti e altrettanto importante dovrebbe essere il suo iter perché, crisi o non crisi di governo, la giustizia italiana sembra ormai giunta ad un punto di non ritorno.

Un piano di politiche assunzionali, come quello varato dal Ministero della Giustizia, per quanto non ancora sufficiente a soddisfare le numerose necessità degli uffici giudiziari, rappresenta un punto di ripartenza significativo da attuare il prima possibile nell’interesse del Paese, degli operatori del diritto e di chi ha le competenze adeguate per migliorare la qualità della giustizia, da troppo tempo ostaggio di inefficienze e immobilismo.

LA GIUSTIZIA RIPARTE DA RISORSE NUOVE E QUALIFICATE. CASELLI: “SE NON C’È IL PERSONALE NON SI PUÒ PRETENDERE CHE UN TRIBUNALE FUNZIONI”

Il 25 luglio, il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, intervenuto dinanzi alla Commissione Giustizia del Senato per comunicazioni sulla situazione carceraria, sulla magistratura onoraria e sugli organici della magistratura e dell’amministrazione, si era soffermato sull’importanza del piano assunzionale di oltre 8mila unità varato dall’Esecutivo, precisando che nei giorni successivi il Ministero avrebbe fornito tutte le opportune conferme per iscritto.

Ebbene, quell’audizione in Senato si è tramutata in una sorta di crono programma che spiega nel dettaglio il piano di assunzioni per il rinnovamento radicale della composizione del personale amministrativo mediante una pianificazione di enorme consistenza quantitativa e qualitativa che consentirà di adeguare il sistema Giustizia alle necessità di una realtà in rapido cambiamento.

Attualmente, rispetto ad una dotazione organica di 43.289 unità previste, ne sono presenti 34.017 con una scopertura di 9.272 unità, pari al 21,42%.

In particolare, per l’area II, che è quella che interessa il profilo di assistente giudiziario, la dotazione organica è di 26.635, i posti occupati sono 21.619 e quelli vacanti 5.016 con una scopertura del 18,83%.

La previsione di investimento sulle assunzioni di personale amministrativo ha tenuto conto delle vacanze attuali ma anche delle cessazioni previste per il prossimo triennio a seguito degli effetti di Quota 100.

Infatti, l’età media del personale dell’Amministrazione giudiziaria, è gradualmente aumentata fino ad arrivare, nel 2017, a circa 55 anni. Soltanto nel 2018, grazie all’assunzione dei vincitori e degli idonei del concorso per assistenti giudiziari, è stata registrata una leggera inversione di tendenza che, tuttavia, non è ancora sufficiente.

Per queste ragioni, il Ministero ha sviluppato un piano assunzionale che, per i prossimi tre anni, prevede il reclutamento di oltre 8.000 unità.

Gli strumenti normativi che consentiranno alla giustizia di ripartire sono essenzialmente quattro.

In primis, c’è la legge di Bilancio, approvata il 30 dicembre 2018 e che, con fondi straordinari e in aggiunta alle capacità assunzionali, prevede l’assunzione di 903 unità di Area II per il 2019, 1.000 di Area III per il 2020 e ulteriori 1.000 unità di Area II per il 2021.

Quindi, c’è la legge 26/2019 del 28 marzo, il decreto che disciplina, oltre al Reddito di Cittadinanza, anche Quota 100 e che, per il Ministero della Giustizia, prevede l’utilizzo anticipato di parte delle capacità assunzionali da turn-over, consentendo il reclutamento di 1.300 unità di personale di cui 300 per l’Area III e 1.000 per l’Area II.

La legge 130/2018, la cosiddetta legge Genova, è quella che autorizza via Arenula ad assumere, in via straordinaria, un contingente massimo di 50 unità di personale amministrativo non dirigenziale.

Infine, ma non meno importante, c’è il DPCM firmato il 20 giugno scorso e registrato presso la Corte dei Conti il 29 luglio, che ha già autorizzato l’Amministrazione giudiziaria ad assumere, per il 2019 e per i due anni successivi, oltre 4.000 unità.

Nello specifico, per quanto concerne il profilo professionale di assistente giudiziario, a fronte di una graduatoria composta da 4.915 persone, dopo l’assunzione degli 800 vincitori, nel 2018, hanno fatto seguito altri scorrimenti da 600, 1024, 420 e 213.

A questi numeri si aggiungono le 503 unità che fanno parte di un primo blocco di 903 già disposte con il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno. Resta un secondo blocco da 400 che, entro la fine dell’anno, andrà a coprire ulteriori scoperture.

Per gli idonei restanti, si prevede l’esaurimento integrale della graduatoria nel 2020 con l’assunzione di 600 unità mediante il decreto Quota 100 e altre 297 unità autorizzate dal DPCM.

Va ricordata anche la legge Concretezza che consentirà di assumere a tempo indeterminato altro personale, attraverso nuovi concorsi e scorrimento delle graduatorie vigenti nel limite massimo dell’80% delle facoltà di assunzione annuali.

A questo punto, le assunzioni per il prossimo triennio, sfiorerebbero le 10.000 unità e consentiranno alla giustizia di ripartire.

Del resto, il Ministro Bonafede, ha sempre sostenuto l’impossibilità di attuare una riforma della giustizia senza la programmazione di una razionale pianificazione assunzionale e gli addetti ai lavori concordano.

Tra essi, c’è anche l’ex magistrato Giancarlo Caselli che ospite di “In Onda”, su La7, ha dichiarato che “la giustizia è in crisi perché i processi non finiscono mai e perché costano troppo.”

Caselli si è espresso favorevolmente in merito alle nuove assunzioni pianificate da via Arenula spiegando che “il Ministro Bonafede dimostra di avere i piedi per terra quando si occupa non soltanto della magistratura, dei profili tecnici e del processo ma anche del cosiddetto personale ausiliario perché un ufficio giudiziario è formato da magistrati e da personale ausiliario. Se non c’è il personale ausiliario e per la prima volta, finalmente, in maniera significativa, sembra che si vogliano assumere, reclutare coloro che mancano gravemente all’appello nei vari uffici di giustizia, ecco che non si può pretendere che il tribunale funzioni”.

La stretta attualità, però, ci consegna un’inedita crisi di governo che potrebbe riportare gli italiani al voto dopo appena 14 mesi dall’insediamento dell’Esecutivo giallo-verde.

In caso di nuove elezioni e in considerazione delle scadenze legate alla prossima legge di stabilità, i tempi diventano strettissimi e l’esigenza prioritaria è mettere in sicurezza i conti pubblici per evitare lo spettro dell’esercizio provvisorio.

In ogni caso, l’iter tecnico-amministrativo dei provvedimenti che dispongono nuove assunzioni per la giustizia, già finanziate e autorizzate, dovrebbe andare avanti ma è del tutto legittimo, in un momento così delicato, porsi qualche domanda.

Il concorso per assistenti giudiziari è stato bandito dopo oltre venti anni dall’ultimo e la graduatoria determinatasi all’esito della selezione e approvata nel novembre 2017, ha avuto dalla sua parte una serie di circostanze favorevoli tra cui le gravissime carenze di personale negli uffici giudiziari, l’intenzione da parte del Ministero, già con l’ex Guardasigilli Andrea Orlando, di voler esaurire integralmente la graduatoria e la volontà del Ministro Bonafede di dare una continuità alle politiche assunzionali attuate dalla precedente amministrazione. Nonostante i progressi fatti dall’anno scorso, la fragilità dell’attuale Esecutivo, non ha aiutato.

Malgrado la difficile situazione politica, Bonafede, o chi, eventualmente, verrà dopo di lui, non dovrebbe avere difficoltà a procedere con lo scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari e magari sarebbe il caso di dare anche un’accelerata alle assunzioni dal momento che strumenti normativi e investimenti ci sono già.

Se da una parte, infatti, c’è in atto una crisi di governo dagli esiti ancora incerti, dall’altra, è pur vero che c’è un Paese reale che lamenta inefficienze di ogni genere e la giustizia è uno di quei comparti che non fa eccezione con le sue croniche carenze di personale che comportano notevoli rallentamenti delle attività dei tribunali e, in alcuni casi, anche il rischio di paralisi di ogni attività amministrativa.

Certo è che qualunque sarà lo scenario che verrà fuori nei prossimi giorni, il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari non abbasserà la guardia e continuerà la sua opera di pressing nei confronti delle istituzioni, con lo stesso impegno e la stessa determinazione profusi dal giorno della sua costituzione.

È indispensabile che la giustizia riparta e, per questo, servono risorse altamente qualificate per attuare quel ricambio generazionale del quale si avverte sempre di più l’urgenza non soltanto per migliorare l’efficienza del nostro sistema giudiziario ma anche quella del nostro Paese che, evidentemente, ne ha molto bisogno.

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, NEL DDL BONAFEDE RIDUZIONE DEI TEMPI DEI PROCESSI MA C’È ANCHE LA REVISIONE DELLA GEOGRAFIA GIUDIZIARIA

Fra i temi destinati a tenere vivo il dibattito politico anche in questo mese di agosto c’è sicuramente la riforma della giustizia presentata dal Guardasigilli, Alfonso Bonafede, in Consiglio dei Ministri il 31 luglio scorso.

Il disegno di legge prevede la semplificazione e la riduzione dei tempi sia nel processo civile che in quello penale ma interviene anche sulla riforma dell’ordinamento giudiziario con particolare attenzione all’eleggibilità e al ricollocamento in ruolo dei magistrati e non mancano disposizioni sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura.

Tra i punti affrontati dalla riforma, al Capo VI, anche quello relativo alla revisione delle circoscrizioni. L’articolo 34, al comma 1, fa presente che “il Governo, al fine di incrementare l’efficienza dei tribunali ordinari e delle relative procure della Repubblica, è delegato ad adottare, (…), uno o più decreti legislativi, per riorganizzare le circoscrizioni giudiziarie nel rispetto dei principi e criteri direttivi previsti dal presente capo”.

L’articolo 35 spiega nel dettaglio l’enunciato del precedente. Il Governo, “al fine di incrementare l’efficienza dei tribunali ordinari e delle relative procure della Repubblica e di realizzare la specializzazione delle funzioni e risparmi di spesa, è delegato ad adottare, (…), uno o più decreti legislativi per riorganizzare la distribuzione sul territorio dei predetti uffici giudiziari.”

I criteri direttivi di questa revisione passano attraverso la ridefinizione “dell’assetto territoriale degli uffici di primo grado, mediante l’attribuzione di porzioni di territori a circondari limitrofi, secondo criteri oggettivi e omogenei” e la previsione “con successivi decreti del Ministro della Giustizia” delle conseguenti modificazioni “delle piante organiche del personale di magistratura e amministrativo.”

Solo due articoli ma di importanza tutt’altro che trascurabile per un Ministero ed un Esecutivo che hanno fatto delle politiche assunzionali il loro fiore all’occhiello.

La necessità, è quella di migliorare l’efficienza della giustizia attraverso una razionalizzazione e una riorganizzazione sul territorio degli uffici giudiziari che tengano conto delle piante organiche di magistrati e personale.

La revisione della geografia giudiziaria è stata la principale misura organizzativa, che prende le mosse da esigenze di risparmio ma anche di recupero degli uffici giudiziari. Complessa fu quella del 2012 con i decreti legislativi 155 e 156 e voluta dall’allora Governo Monti.

Il risultato fu la soppressione di 31 tribunali, di tutte le sezioni distaccate di Tribunale e il drastico taglio degli Uffici dei Giudici di Pace non senza disagi organizzativi non controbilanciati dai vantaggi della spending review.

Una riforma che, secondo gli addetti ai lavori, rappresentò un vero e proprio terremoto che modificò le modalità di accesso alla giustizia per i cittadini e ritenuta sbagliata nel metodo perché fatta a costo zero.

A distanza di sette anni, si fa sempre più largo la convinzione che, anziché tagliare in maniera sistematica e drastica dei presidi di legalità, la vera riduzione dei costi sarebbe potuta passare attraverso l’investimento in risorse umane e tecnologiche.

L’attuale Esecutivo ha inserito il tema della revisione della geografia giudiziaria al punto 12 del Contratto di Governo dove viene specificato che “occorre una rivisitazione della geografia giudiziaria – modificando la riforma del 2012 che ha accentrato sedi e funzioni – con l’obiettivo di riportare tribunali, procure ed uffici del giudice di pace vicino ai cittadini e alle imprese” ma, allo stesso tempo, viene precisato anche che “è doveroso inoltre il ripristino della piena funzionalità del sistema giustizia, attraverso il completamento delle piante organiche di magistratura e del personale amministrativo degli uffici giudiziari, con attenta valutazione della relativa produttività.”

Nell’atto di indirizzo del 28 settembre 2018, che definisce le priorità politico istituzionali del Ministero della Giustizia per il 2019, si fa riferimento agli uffici di prossimità, la cui istituzione è necessaria allo scopo di ripristinare un presidio di giustizia presso quei centri che, con la riforma, hanno subito la soppressione degli uffici giudiziari. Nelle intenzioni di via Arenula gli uffici di prossimità dovrebbero essere circa 1.000.

Sono convinto che le questioni dell’estensione territoriale, delle peculiarità e delle specificità delle varie aree geografiche di cui è composta l’Italia nonché della densità demografica, debbano rivestire un ruolo centrale nella valutazione della geografia giudiziaria del nostro Paese che va strutturata tenendo debitamente conto dell’esigenza di garantire una razionale e capillare rete di presidi anche a garanzia della sicurezza e della legalità.”

Queste parole sono state pronunciate proprio dallo stesso Guardasigilli nel corso di un question time tenutosi alla Camera il 31 ottobre 2018, in cui si affrontava il tema della revisione della geografia giudiziaria.

La redistribuzione territoriale degli uffici giudiziari non risulta allo stato avere determinato incrementi dei carichi lavoro, atteso che presso gli uffici giudiziari accorpanti, oltre ad essere confluiti i procedimenti già incardinati presso quelli soppressi, sono altresì transitate le unità di personale, giudiziario ed amministrativo che ivi operavano” ha continuato Bonafede.

Su questo punto, però, non tutti sembrano essere dello stesso avviso.

Il 15 dicembre 2018, in un’intervista rilasciata al quotidiano “Il Dubbio”, l’avvocato Pippo Agnusdei, Presidente del Comitato di coordinamento nazionale per la giustizia di prossimità, un organismo che rappresenta tutti quei territori interessati dalla revisione della geografia giudiziaria del 2012, ha fatto notare che «con la chiusura delle sedi non si sono affatto realizzati risparmi. Si è creato un sovraccarico di affari pendenti in quegli uffici ai quali sono stati accorpati i Tribunali chiusi. E c’è anche un problema di denegata giustizia: un cittadino o un’impresa che sa di doversi sobbarcare disagi per veder riconosciuto un diritto tende a rinunciarvi».

È chiaro che la clausola sulla geografia giudiziaria presente nel contratto di governo ha riacceso legittime aspettative in tutti coloro che operano nei territori dove, allo stato attuale, non c’è più un presidio di legalità.

Dobbiamo essere tutti consapevoli del fatto che un conto è non chiudere un tribunale, un conto è riaprirlo in termini economici” sostiene Bonafede.

Il Governo sta attuando una rilettura della condizione in cui versano alcuni tribunali partendo da due criteri: quelli che si trovano in una geografia giudiziaria difficile e quelli che si trovano in un territorio con un alto livello di criminalità organizzata.

Certo è che il Ministero, come ha ribadito il Guardasigilli ad una delegazione del Comitato di coordinamento nazionale per la giustizia di prossimità, ricevuta a Roma lo scorso marzo, al momento non è in grado di sostenere ulteriori spese, né investimenti sulla riapertura dei 31 tribunali chiusi e trasferiti per accorpamento.

Tuttavia, se fra le sedi soppresse se ne recuperasse almeno una sarebbe già un successo e, per questo, tra gli addetti ai lavori delle zone interessate dalla riforma del 2012, c’è mobilitazione.

La revisione della geografia giudiziaria di sette anni fa, oltre ad aver tagliato in maniera indiscriminata, ha appesantito ulteriormente i carichi di lavoro già presenti nelle sedi accorpanti. Nel frattempo, molte delle risorse operanti negli uffici giudiziari, sono prossime alla pensione, chi con i requisiti della Legge Fornero e chi con Quota 100.

In qualunque maniera si voglia affrontare la questione, alla base di tutto ci sono sempre uomini e mezzi.

Il tema della revisione della geografia giudiziaria, anche se minore rispetto ad altri punti presi in esame dal Ddl Bonafede, non può essere indifferente a quello delle risorse umane su cui investire.

La riforma della giustizia di cui si sta discutendo in questi giorni, al di là delle considerazioni di carattere politico, non può non tenere conto di nuove assunzioni di personale che, con le proprie competenze, consentano di velocizzare i tempi di definizione dei processi civili e penali.

Senza investimenti e personale, anche la riforma perfetta non ha una sua realizzazione e investire sulle politiche assunzionali significa valorizzare la qualità del nostro sistema giudiziario ma, al tempo stesso, rendere più agevole ai cittadini l’accesso alla giustizia con una ritrovata fiducia nelle istituzioni.

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, PUBBLICATO IL BANDO PER FUNZIONARI GIUDIZIARI MA NEI TRIBUNALI È SEMPRE EMERGENZA PERSONALE

Il 26 luglio, sulla Gazzetta Ufficiale, è stato pubblicato il bando di concorso pubblico, per titoli ed esami, che prevede l’assunzione di 2.329 unità di personale non dirigenziale, a tempo indeterminato per il profilo di funzionario, area III, fascia economica F1.

Nello specifico il bando predispone il reclutamento di 2.242 funzionari giudiziari per l’amministrazione giudiziaria e destinati agli uffici giudiziari, 67 funzionari per l’amministrazione minorile, 20 funzionari dell’organizzazione e delle relazioni per l’amministrazione penitenziaria.

L’indizione del concorso per funzionari giudiziari, già annunciato nei mesi scorsi, costituisce l’avvio del programma di assunzioni previsto dal Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che nel triennio prevede l’inserimento di 8.747 unità totali per l’amministrazione giudiziaria, 503 per l’amministrazione penitenziaria e 326 per l’amministrazione minorile.

Avevo promesso già dai primi giorni del mio mandato – ha commentato il Guardasigilli – forti investimenti in risorse umane per gli uffici giudiziari, per le strutture minorili e per l’amministrazione penitenziaria.”

Dunque, dopo sette mesi dall’approvazione della Legge di Bilancio che per la giustizia prevede investimenti significativi, è stato pubblicato il bando per uno dei profili più importanti. Come già accaduto per il concorso per assistenti giudiziari, indetto dal Ministero nel novembre 2016, anche per quello per funzionari saranno utilizzate procedure tecnico-informatiche che velocizzeranno i tempi della selezione.

A beneficiare delle nuove assunzioni saranno tutti quei tribunali e corti d’appello quotidianamente alle prese con gravi carenze di personale negli uffici giudiziari.

Ne sa qualcosa il Tribunale di Sorveglianza di Roma dove, ogni giorno, si assiste ad una “intollerabile situazione che da tempo contraddistingue l’esercizio delle legittime prerogative difensive”.

La denuncia viene direttamente dal Direttivo della Camera Penale di Roma ed è contenuta in un documento di protesta depositato nei giorni scorsi presso gli uffici competenti. Sotto accusa soprattutto le carenze di personale amministrativo e magistrati a causa delle quali i legali spesso sono costretti a comprimere i tempi dell’intervento difensivo in ragione dell’elevato numero di cause.

Una condizione di emergenza vicina al collasso come quella del Tribunale di Cassino, presidio di frontiera e con una dotazione di giudici e personale assolutamente inadeguata rispetto al bacino d’utenza di circa 327.800 abitanti. I processi sono lenti e le tempistiche dilatate. In assenza di interventi urgenti, si rischia la paralisi di tutte le attività.

Più a sud, presso il Tribunale di Napoli Nord, istituito nel 2013 a seguito della revisione della geografia giudiziaria del 2012, le cose non vanno meglio.

Dopo un’operatività di oltre cinque anni, le problematiche più gravi sono legate ad una modifica della pianta organica, del personale giudiziario e del personale amministrativo – spiega Elisabetta Garzo, Presidente del Tribunale Napoli Nord – Attualmente presso il Tribunale di Napoli Nord sono previsti 81 magistrati e 149 unità di personale amministrativo. Questi numeri sono assolutamente insufficienti rispetto ai carichi di lavoro.”

Numeri che, insomma, non possono più consentire una risposta di giustizia in tempi brevi.

A Castrovillari, gli uffici giudiziari rischiano la chiusura perché mancano i magistrati ed il personale amministrativo che assicurino almeno l’ordinario svolgimento delle attività sia del Gip che del tribunale.

Se qualcuno crede che le inefficienze e le lentezze della giustizia riguardino solo i tribunali e le corti d’appello del sud, sappia che anche nel profondo nord-est, la situazione è difficile.

A Trieste, l’arretrato da smaltire è tanto mentre le risorse sono poche, prossime alla pensione e senza essere retribuite in maniera adeguata. Soltanto la mancanza di funzionari supera il 40% e, per il prossimo triennio, la situazione è destinata a peggiorare con le fuoriuscite anticipate di Quota 100. Uno svuotamento che sul territorio è calcolato intorno al 50% e un problema che riguarda corti e procura, con un riflesso diretto sul quotidiano. Le conseguenze sono le lunghe code alle cancellerie e personale che non riesce a fare fronte alle richieste dei cittadini.

Ogni regione del nostro Paese piange le sue criticità e, proprio per questo, il concorso per funzionari giudiziari, rappresenta un passo in avanti importante.

Senza dimenticare che c’è sempre la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari sulla quale, ancora una volta, si è espresso il Guardasigilli, dinanzi alla Commissione Giustizia del Senato.

Il Guardasigilli ha sottolineato l’importanza del piano assunzionale di oltre 8.000 unità varato dall’Esecutivo ma anche quella della semplificazione dei concorsi con l’obiettivo di velocizzare il più possibile le assunzioni.

Bonafede ha voluto mettere in rilievo l’elevato livello di qualità degli idonei, a partire da coloro che hanno già preso servizio, dicendosi certo che i nuovi ingressi consentiranno agli uffici giudiziari di migliorare la propria efficienza.

Per quanto riguarda lo scorrimento della graduatoria noi stimiamo che, per il 2019, ci potrebbe essere un altro scorrimento di 400 unità, dopo di che siamo arrivati alla saturazione di quella categoria – ha dichiarato il Guardasigilli – Se potessi scorrerli tutti lo farei domani ma una volta che si arriva alla saturazione di quella graduatoria devo aspettare che la gente vada in pensione per assumerne altri.”

Il Ministro ha precisato che nei prossimi giorni darà tutte le opportune conferme per iscritto ma, ancora una volta, zero tempistiche e soltanto la certezza che le nuove assunzioni andranno a coprire le scoperture che si determineranno nei prossimi mesi tra pensionamenti e rinunce che si annunciano cospicue.

Intanto, il 22 luglio, il Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, sul suo profilo Facebook, ha annunciato di aver firmato l’accordo per lo stanziamento del Fondo Unico delle Amministrazioni relativo al 2018.

L’intesa, sottoscritta da tutte le organizzazioni sindacali presenti all’incontro presso la Sala Falcone del Ministero, stabilisce l’importo complessivo, al netto delle risorse già investite per le progressioni economiche, di circa 64.200.845,00 euro da ripartire fra i diversi dipartimenti.

Al Dipartimento dell’Amministrazione Giudiziaria andranno 52.449.611 euro, a quello dell’Amministrazione Penitenziaria 7.042.870, all’Amministrazione della Giustizia Minorile e di Comunità 4.708.364 e all’Amministrazione degli Archivi Notarili di 540.816,27 euro.

A margine dell’incontro, il Sottosegretario ha annunciato che l’impegno del Ministero proseguirà con lo stanziamento delle risorse, nei limiti delle possibilità economiche e in vista dell’imminente contrattazione, per il Fondo Unico delle Amministrazioni 2019 e con il reperimento delle risorse per prossime progressioni economiche.

Moderata soddisfazione da parte delle sigle sindacali che, tuttavia, hanno ribadito che continueranno a battersi per ottenere, attraverso il pieno rispetto degli accordi sottoscritti, la tutela di tutti i lavoratori della giustizia.

In particolare, in tema di assunzioni, concorsi, interpelli, mobilità e sviluppi giuridici, l’Unsa ha richiesto all’amministrazione la conferma del crono-programma che la stessa, già nella riunione del 25 giugno, si era impegnata a rispettare.

Tra i punti più importanti ci sono, oltre allo scorrimento idonei del 21 quater, l’assunzione degli idonei del concorso per assistenti giudiziari, il bando per ausiliari, l’assunzione di tecnici, architetti, geometri e contabili, la selezione tramite il collocamento di operatori giudiziari prevista per settembre e per aprile 2020 il concorso esterno per 2700 cancellieri e 400 Direttori Amministrativi.

Qualcosa si sta muovendo ma le richieste da parte di tribunali, corti d’appello e sindacati sono tante e per rimettere in piedi il sistema giustizia c’è ancora molto da fare.

Sarebbe opportuno cominciare proprio da nuove assunzioni, accompagnate da dichiarazioni certe e definite che prendano il posto di quelle generiche e fumose fatte finora. Prima che con i fatti, la giustizia ha bisogno di certezze anche nelle parole.

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, BONGIORNO: “LA GENTE HA BISOGNO DI CERTEZZE”. BONAFEDE: “ACCELERIAMO I TEMPI DEI PROCESSI”. E QUELLI DELLE ASSUNZIONI ?

Io credo che in questo momento la giustizia italiana abbia bisogno di una riforma seria, incisiva che arrivi fino alla separazione delle carriere, che riduca i tempi dei processi, dando certezze a chi investe in Italia. La gente ha bisogno di certezze”.

Queste parole sembrano pronunciate da un Ministro della Giustizia e, invece, sono del Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno che, il 12 luglio, ospite di “In Onda” su La7, ha fatto un primo bilancio della cosiddetta “linea Bongiorno” che sta cambiando il volto della pubblica amministrazione e, dunque, anche della giustizia.

Con la Legge di Bilancio 2019, sono state previste nuove assunzioni e fatti investimenti importanti con l’obiettivo di garantire quel ricambio generazionale di cui si sente parlare da tempo immemore ma che, finora, non è stato mai attuato. Senza dimenticare, poi, Quota 100, insieme al Reddito di Cittadinanza, misura cardine dell’Esecutivo giallo-verde che desta ancora qualche diffidenza. La Bongiorno non ci sta e rivendica i meriti del Governo.

A me piace rispondere con i fatti. Noi abbiamo sbloccato il turn over al 100% introducendo questo principio, uno esce e uno entra. Si diceva che il turn over fosse bloccato fino a ottobre, non è vero perché noi abbiamo anticipato questo sblocco. Già, ad esempio, nella giustizia, tra giugno e luglio sono entrate delle persone e nel prossimo triennio ci saranno 10mila nuove assunzioni.”

Prima gli investimenti e, poi, lo sblocco del turn over. Non solo, il Governo ha previsto anche assunzioni straordinarie, quelle che non hanno precedenti nella storia di questo Paese, per intenderci. Dal giorno dell’insediamento dell’attuale Esecutivo, il Guardasigilli e il Ministro per la Pubblica Amministrazione, hanno sempre lavorato in tandem.

Entrambi avvocati e siciliani ma appartenenti a compagini politiche diverse, hanno condiviso la riforma della pubblica amministrazione, il Ddl Codice Rosso, che dispone le misure per tutelare le vittime di violenza domestica e di genere e, in questi giorni, la riforma della giustizia. Si potrebbe dire che non c’è Bonafede senza Bongiorno e viceversa.

Proprio il Guardasigilli, l’11 luglio, ospite dell’Eneadi Festival, intervistato da Bruno Vespa, ha parlato della sua idea di riforma, a cominciare dagli investimenti voluti dal Governo.

Le riforme in passato erano a costo zero ma venivano penalizzati i diritti dei cittadini. Io ho voluto un approccio differente, investendo nella giustizia. Noi abbiamo fatto un ampliamento di pianta organica dei magistrati e un piano assunzionale del personale amministrativo di 8.000 unità che non ha precedenti nella storia della giustizia italiana”, ha spiegato il Ministro, precisando che “in Italia abbiamo 11 magistrati ogni 100mila abitanti, la media in Europa è di 22 magistrati ogni 100mila abitanti. Ora, si possono fare norme e leggi ma se in Europa hanno il doppio dei magistrati è normale che riescono a tenere tempi più brevi.”

Bonafede si è detto soddisfatto del suo lavoro, anche se nell’Esecutivo permangono ancora delle divergenze su alcuni temi come quello relativo alle intercettazioni.

Questa riforma è stata scritta con una metodologia che rivendico con orgoglio, ho messo intorno a un tavolo, l’avvocatura e la magistratura italiana e abbiamo individuato i punti importanti su cui intervenire sia sul processo penale che sul processo civile. Con queste riforme e con gli investimenti che sono stati fatti, conto di accelerare i tempi del processo.”

Quella di Bonafede si preannuncia come una riforma destinata a cambiare il volto della giustizia, in nome di quella Legge Pinto che dice che i processi devono avere una durata ragionevole e della nostra cultura giuridica che ha una storia importante e, pertanto, merita un sistema giudiziario che funzioni. E, aggiungiamo noi, una giustizia che funzioni ha bisogno di personale.

È vero che in Europa hanno il doppio dei giudici che abbiamo noi Italia ma hanno anche il doppio del personale amministrativo e, infatti, nell’ultimo report diffuso dalla Commissione Europea il 5 giugno scorso, Bruxelles ha raccomandato al nostro Paese di accorciare i tempi della giustizia ma anche di assumere risorse qualificate.

Certamente, in un anno, sono stati fatti molti passi in avanti e, ad oggi, ci sono risorse finanziarie e strumenti legislativi per nuove assunzioni ma le tempistiche appaiono alquanto incerte, lente e farraginose.

La graduatoria che si è determinata a seguito del concorso per il profilo di assistente giudiziario è l’unica di cui dispone il Ministero. L’aggiornamento del Piano Triennale del Fabbisogno del Personale ha messo nero su bianco, in maniera definitiva, l’intenzione di esaurirla totalmente.

Per tale figura, il piano prevede, nel 2019, l’assunzione di 1.503 unità, di cui 903, mediante i fondi straordinari previsti dalla Legge di Bilancio e 600, utilizzando le anticipazioni di spesa autorizzate dal “Decretone” nonché, nel 2021, di ulteriori 297 unità, autorizzate dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, pubblicato il 20 giugno sul sito della Funzione Pubblica e, attualmente, alla Corte dei Conti, in attesa di registrazione.

I passaggi sono questi ma le tempistiche non si conoscono. Delle 903 unità disposte dal decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno, 503 hanno già firmato e prenderanno servizio il prossimo 25 luglio mentre gli altri 400 dovranno attendere il loro turno in base alle scoperture che verranno a determinarsi oppure, per dirla con le parole di Bonafede, alla prima occasione utile.

Spesso, in questi ultimi mesi, le parole non hanno trovato la giusta rispondenza nei fatti o in azioni concrete.

Dichiarare che è stato varato un piano assunzionale che non ha precedenti nella storia di questo Paese fa sicuramente presa sull’opinione pubblica ma, soprattutto, in coloro che hanno superato un concorso e, per questo, nutrono legittime aspettative sulla loro assunzione. I numeri, però, alla fine sono alquanto esigui, soprattutto se paragonati a talune esternazioni.

Le 903 unità, le stesse previste per quest’anno dalla Legge di Bilancio, di per sé non sono tante ma se, poi, vengono divise in due blocchi, diventano una miseria.

Tutto questo, va detto, al netto di dimissioni e rinunce varie che assottigliano ancora di più una graduatoria ormai composta da 1.328 persone.

Sia chiaro, non c’è sfiducia ma una richiesta di maggiore chiarezza, quella si. Rispetto all’anno scorso, c’è la certezza dello scorrimento integrale, certificato dal Piano Triennale del Fabbisogno del Personale ma è tempo di andare oltre.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari è nato e ha sempre lottato per l’esaurimento della graduatoria ma, soprattutto, in una fase delicata come questa, continuerà a battersi con maggiore impegno per il conseguimento del proprio obiettivo anche perché, in gioco, c’è anche il miglioramento dell’efficienza del sistema giustizia.

A chiedere nuove assunzioni non c’è solo chi ha superato con successo un concorso ma anche un intero comparto al collasso per la mancanza di personale, sono gli stessi lavoratori della giustizia che, ogni giorno, nonostante le numerose difficoltà, con il proprio impegno costante ed il supporto quotidiano all’azione dei magistrati, forniscono un contributo essenziale al corretto funzionamento della macchina giudiziaria, sono i presidenti dei tribunali e delle corti d’appello che, quotidianamente, consegnano alla stampa le criticità del nostro sistema giudiziario e, spesso, senza ricevere alcuna risposta oppure, al massimo, parole di circostanza.

Qualunque riforma della giustizia, per quanto perfetta, deve fare i conti con la necessità di uomini e mezzi, senza i quali, non si va avanti. Se manca il personale amministrativo, i magistrati, gli avvocati e tutti gli operatori della giustizia non possono operare.

Il nostro sistema giudiziario, non può più permettersi di aspettare così a lungo per ripartire. E, francamente, neanche noi.

L’ ANNO ZERO DELLA GIUSTIZIA TRA NUOVE ASSUNZIONI E PROTOCOLLI D’INTESA PER ASSEGNAZIONI TEMPORANEE DI PERSONALE

Che la giustizia italiana non goda di una salute di ferro non è un mistero per nessuno. Per troppo tempo, il nostro sistema giudiziario è stato oggetto di scellerate politiche di spending review che hanno contribuito a peggiorare una situazione già difficile. Un “taglia e cuci” che, in breve tempo, ha messo in allarme tutti gli operatori del settore.

Il risultato è stato devastante per l’intero comparto, aggravando ulteriormente criticità preesistenti quali le carenze di personale amministrativo negli uffici giudiziari.

Per ovviare ai vuoti di organico, il Ministero della Giustizia ha ritenuto di siglare protocolli d’intesa con vari enti, soprattutto con le Regioni, che prevedevano, e prevedono tuttora, la destinazione di personale distaccato presso gli uffici giudiziari del distretto di turno.

Nel gennaio 2018, la Regione Toscana è corsa in soccorso dei tribunali con un protocollo firmato con il Ministero della Giustizia, la Corte d’Appello di Firenze e il Tribunale di Massa, che stabiliva il distacco di una trentina di suoi dipendenti per la durata di 12 mesi, rinnovabili per analogo periodo.

Nell’aprile 2018, la Regione Veneto ha sottoscritto una convenzione con il Ministero, la Corte d’Appello di Venezia e la Procura Generale della Repubblica di Venezia per l’assegnazione temporanea del personale della Regione ed altri enti strumentali e locali presso gli uffici giudiziari del distretto della Corte d’Appello.

Sempre ad aprile 2018, questa volta a Napoli, sono stati sottoscritti due protocolli d’intesa che hanno stabilito l’impiego di ex carabinieri, in qualità di volontari, presso la Procura e il Tribunale per i Minorenni del capoluogo campano, anche questa, un’iniziativa con l’obiettivo di sopperire alle carenze degli organici negli uffici.

Nel settembre 2018, il Ministro Bonafede ha siglato con la Regione Emilia Romagna un accordo con cui è stato disposto l’impiego di personale distaccato temporaneamente presso gli uffici giudiziari e tutto questo con lo scopo di rendere più efficiente l’amministrazione della giustizia.

I protocolli più recenti riguardano quello dello scorso gennaio tra il Ministero della Giustizia e la Regione Sardegna per l’assegnazione temporanea di personale presso gli uffici giudiziari del distretto della Corte d’Appello di Cagliari mentre, il 4 luglio scorso, la Regione Molise ha ufficializzato la firma di una convenzione che disciplina l’utilizzazione di personale, con qualifica non dirigenziale, dipendente dalla Regione e che potrà essere distaccato presso la Procura Generale della Repubblica, le Procure della Repubblica di Campobasso, Isernia e Larino e la Procura della Repubblica per i Minorenni di Campobasso.

La lista è davvero lunga e, per certi versi, anche preoccupante, perché certifica ancora una volta, le difficoltà del nostro sistema giudiziario che necessita di risorse ma, questo è il punto, qualificate.

Per troppo tempo si è deciso di assegnare a tribunali, procure e corti di appello personale distaccato dalle Regioni oppure personale in congedo delle Forse dell’Ordine o della Croce Rossa.

Soluzioni tampone e temporanee per consentire agli uffici giudiziari di tirare avanti alla meno peggio, continuando ad utilizzare questi palliativi, perché di questo si tratta.

Da qualche anno, però, si è tornato ad investire sulla giustizia e il primo segnale di questa inversione di tendenza è stato il concorso per 800 posti per il profilo di assistente giudiziario, indetto nel novembre 2016 dal Ministero della Giustizia e da cui è scaturita una graduatoria composta da 4.915 persone, l’unica di cui via Arenula dispone.

La linea adottata nella precedente legislatura vede una sua continuità nell’impegno dell’attuale Esecutivo che ha deciso di puntare in maniera significativa su un comparto considerato di prioritaria importanza anche dal punto di vista economico.

Prima con la Legge di Bilancio 2019, poi con la Legge del 28 marzo 2019 n. 26 e la Legge del 16 novembre 2018, n. 630, fino ad arrivare al Piano Triennale del Fabbisogno del Personale 2019/2021, illustrato alle rappresentanze sindacali il 12 giugno e, in ultimo, con il DPCM del 20 giugno scorso, il Governo ha voluto mettere nero su bianco l’intenzione di far ripartire la macchina della giustizia con gli adeguati strumenti normativi. Ciò vuol dire nuovi concorsi e assunzioni.

Ciò nonostante, il Ministero continua a siglare protocolli d’intesa con Regioni e altri enti per ovviare ai vuoti di organico presenti negli uffici giudiziari. Questi ultimi, va sottolineato, affiancano il magistrato nel suo lavoro e, pertanto, devono essere costituiti da personale preparato, con competenze specifiche.

Certamente, i nuovi concorsi per essere espletati hanno bisogno dei loro tempi tecnici ma proprio perché la condizione degli uffici è molto critica, sarebbe il caso di velocizzare l’iter assunzionale, cominciando proprio da quelle risorse che sono già disponibili e che, tuttavia, non saranno sufficienti a coprire interamente le carenze di personale.

Il Ministro della Giustizia ha annunciato un piano assunzionale ambizioso del quale fa parte anche la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari.

Nei giorni scorsi 503 persone, che fanno parte di uno scorrimento da 903 unità e disposto dal decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno, hanno scelto la loro sede di destinazione e prenderanno servizio il 25 luglio prossimo.

Restano 400 idonei che saranno chiamati successivamente, in considerazione dei vuoti di organico che verranno a determinarsi anche a seguito degli effetti di Quota 100 oppure alla prima occasione utile, come riferito dallo stesso Guardasigilli. Quindi, seguiranno altri 600 e ulteriori 297, autorizzati dal DPCM.

Complessivamente rimangono in graduatoria circa 1.328 persone che, al netto di dimissioni e tante rinunce, in realtà, sono molte meno. Stando così le cose, le successive 400 unità dovrebbero essere chiamate immediatamente dopo il 25 luglio e così le altre. Attendere ulteriormente non ha senso.

Il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, ha descritto più volte il piano assunzionale varato dal Governo come qualcosa che nella storia di questo Paese non ha precedenti e, dal canto suo, il Sottosegretario, Vittorio Ferraresi, dicendosi orgoglioso delle oltre 8.000 nuove assunzioni per il prossimo triennio, ha dichiarato che a via Arenula nessuno ha la bacchetta magica e che si continuerà a lavorare per il raggiungimento l’obiettivo.

Bene l’impegno ma le tempistiche lasciano a desiderare e sono quelle che contano.

In altri tempi, quando alla giustizia si tagliava tutto ciò che c’era da tagliare, la sottoscrizione di protocolli d’intesa rappresentava una soluzione utile per tamponare le situazioni di emergenza ma ora, le risorse umane, materiali e finanziarie ci sono così come gli strumenti legislativi.

L’unica cosa che resta da fare è velocizzare l’iter assunzionale per quelle forze già disponibili, che possono dare un reale contributo per migliorare l’efficienza del nostro sistema giudiziario attraverso le proprie competenze, certificate anche da un concorso.

La giustizia è un ambito estremamente delicato dove non si può improvvisare e chi opera negli uffici giudiziari necessita delle opportune capacità per supportare il lavoro di un giudice.

Continuare a perseverare nell’impiego di personale non qualificato rallenta e penalizza ulteriormente l’intero comparto e tutti coloro che hanno la preparazione adeguata per svolgere determinate mansioni.

La giustizia italiana è all’anno zero, è vero, ma per ripartire ha bisogno di persone valide che, con la loro esperienza, siano in grado di supportare l’attività dei magistrati. In questa maniera sarà possibile evitare che le già pesanti ripercussioni sul lavoro di chi opera negli uffici giudiziari continuino a generare ostacoli ed inefficienze di ogni genere, con il rischio di non riuscire più a garantire i livelli essenziali di assistenza e la certezza del diritto.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, IN ARRIVO CONCORSI E ASSUNZIONI. LE PAROLE DI BONAFEDE AI NUOVI ASSISTENTI: “GRAZIE PER TUTTO QUELLO CHE SAPRETE DARE ALLA GIUSTIZIA”

L’avviso di convocazione delle 503 unità mediante scorrimento della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario, è stato accompagnato dalla pubblicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante l’autorizzazione ad avviare procedure di reclutamento e ad assumere unità di personale, ai sensi dell’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 e, attualmente, presso la Corte dei Conti in attesa della registrazione.

Il provvedimento, diffuso il 20 giugno sul sito del Dipartimento della Funzione Pubblica, mette nero su bianco tutte le novità in materia di concorsi pubblici e nuove assunzioni destinate a cambiare il volto della Pubblica Amministrazione, come nelle intenzioni del Ministro, Giulia Bongiorno e dell’intero Esecutivo.

Il decreto prevede nuove procedure concorsuali in arrivo per diversi enti tra i quali il Consiglio di Stato, l’Avvocatura Generale dello Stato, il Ministero della Difesa, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’Agenzia per la Coesione Territoriale, l’Inps e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Novità anche per il Ministero della Giustizia, il comparto che vedrà il numero più cospicuo di assunzioni, con il reclutamento di 35 Funzionari Contabili area III F1, 20 Assistenti Informatici, area II F2, 400 Funzionari Giudiziari area III F1, che si aggiungono ai 1.850 già stabiliti, 400 Direttori area III F3 e 2.700 cancellieri esperti area II F3.

Nuove immissioni di personale arriveranno anche tramite lo scorrimento di graduatorie di precedenti concorsi, in questo caso quella degli idonei assistenti giudiziari, l’unica di cui il Ministero della Giustizia dispone. Inoltre, nel triennio 2019/2021, saranno rafforzati gli archivi notarili, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria.

Un programma assunzionale ambizioso, dunque, e già ampiamente illustrato nel Piano Triennale di Fabbisogno del Personale, trasmesso il 12 giugno alle organizzazioni sindacali e annunciato in diverse occasioni dal Guardasigilli, Alfonso Bonafede.

Le novità non finiscono qui. Con un avviso del 2 luglio, via Arenula ha annunciato di aver avviato l’interpello straordinario per i posti vacanti per assistente giudiziario, area II, rivolto al personale dell’organizzazione giudiziaria.

Si tratta di una procedura di interpello nazionale per la mobilità interna che riguarda 198 posti di assistente, strutturata su criteri di carattere concorsuale e che si configura come un intervento massivo, volto a coordinare le aspettative di chi è già in servizio con i nuovi ingressi.

Intanto, tra il 2 e il 4 luglio, presso la sede della Scuola di Formazione e Aggiornamento del Corpo di Polizia e del Personale dell’Amministrazione Penitenziaria “Giovanni Falcone”, i 503 idonei del concorso ad 800 posti per il profilo di assistente giudiziario, hanno scelto la sede di destinazione con contestuale firma del contratto e presa di servizio prevista per il 25 luglio prossimo.

Il Ministro della Giustizia, come nelle occasioni precedenti, non è voluto mancare a quello che ha definito “un momento importante per la vita della giustizia e per la vostra carriera”.

Ci tenevo a dirvi che la giustizia ha tanto bisogno di nuove risorse, non solo nella quantità delle persone ma anche nella qualità e voi lo siete e lo avete dimostrato. Avete fatto un concorso, sono sicuro che portate dentro tanto entusiasmo. È un momento atteso perché questo scorrimento della graduatoria lo aspettavamo tutti da tanto” ha precisato il Guardasigilli, sottolineando la tenacia con cui il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari ha perseguito e, tuttora, sta perseguendo il proprio obiettivo, quello dello scorrimento totale della graduatoria che, opportunamente, tutte le delegazioni del Ciag da lui incontrate nel corso di questi mesi gli hanno sempre ricordato.

Nel ringraziare la Direzione del Personale per il lavoro svolto, Bonafede ha dichiarato che “oggi il Ministero, può mantenere la parola che aveva dato. Ci eravamo impegnati a scorrere la graduatoria nel più breve tempo possibile, continueremo alla prima occasione utile, ogni volta lo faremo consapevoli che la giustizia ha bisogno di energie di entusiasmo e voi avete tutte le carte in regola per dare queste energie e questo entusiasmo”.

Quelle del Guardasigilli, sono state parole di incoraggiamento anche nei confronti dei 1.328 idonei assistenti giudiziari che restano ancora in graduatoria e che attendono il momento della firma.

Mi rivolgo a voi e a tutte le persone che sono in attesa però, davvero, dietro ad una giornata come questa c’è un lavoro enorme che avete portato avanti voi, ricco anche di speranza e c’è un lavoro enorme da parte del Ministero e degli uffici che mi onoro di rappresentare”.

Prima di andare via, Bonafede ha voluto rivolgere un grande in bocca al lupo ai nuovi assistenti, non prima di essersi assicurato che continuerà ad avere comunque il suo seguito sui social.

So che questo è un momento delicato in cui state facendo scelte di vita importanti però ci tenevo a farvi un grande in bocca al lupo. Grazie per tutto quello che saprete dare alla giustizia che, credetemi, è un mondo fatto di difficoltà e fatiche ma è veramente meraviglioso, emozionante. Vi auguro di non perdere mai l’emozione con cui state intraprendendo questa strada oggi”.

Archiviata, dunque, la tre giorni dedicata alla firma dei 503 assistenti, ora l’attesa è tutta per i prossimi 400 idonei, che fanno parte del secondo blocco dei 903, poi ci saranno ulteriori 600 e i 297, questi ultimi autorizzati proprio dal DPCM del 20 giugno.

Questi saranno i prossimi scorrimenti che porteranno all’esaurimento integrale della graduatoria ma va sottolineato che le rinunce sono state significative e, al netto di ulteriori dimissioni, a cui vanno ad aggiungersi le rinunce di coloro che hanno superato il concorso Inps e che, sono già in servizio dal 1° luglio, il dato si fa interessante. Ciò comporterebbe una notevole compressione delle tempistiche per nuove assunzioni.

La prima occasione utile per il successivo scorrimento, come ha dichiarato Bonafede, in realtà, potrebbe presentarsi molto prima del previsto anche perché, ormai, gli idonei rimasti in graduatoria, al netto di rinunce e dimissioni, sulla carta, sono 1.328 e cominciano ad essere davvero pochi. In realtà, saranno decisamente meno.

Va ricordato che gli strumenti normativi e le risorse finanziarie ci sono davvero tutti e l’esaurimento integrale della graduatoria è stata ufficializzata da questi stessi provvedimenti.

In considerazione delle gravi carenze di personale con le quali, quotidianamente, devono fare i conti gli uffici giudiziari, e l’esistenza degli strumenti legislativi approvati per ovviare ai vuoti di organico e consentire anche un ricambio generazionale nella pubblica amministrazione e, in particolare, nel comparto giustizia, la soluzione più logica appare quella di velocizzare il più possibile l’iter della assunzioni.

Appare alquanto improbabile e, francamente, inaccettabile che una graduatoria, ridotta quasi all’osso, debba essere esaurita in blocchi. I 400 idonei che restano, dovrebbero essere convocati immediatamente dopo il 25 luglio, giorno in cui prenderanno servizio i 503 nuovi assistenti.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari continuerà a battersi per questo, affinché tutti gli idonei rimasti in graduatoria possano essere assunti al più presto. La giustizia non può più attendere.

ASSISTENTI GIUDIZIARI, LA FIRMA DEI 503 IDONEI E UN NUOVO INIZIO, SEMPRE NEL SEGNO DEL CIAG

Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi”.

Questa frase l’ha scritta un anonimo. Chiunque egli sia ha pienamente ragione. I sogni hanno bisogno di essere inseguiti e di essere vissuti con passione perché soltanto così si possono raccontare e poi ricordare.

Forse hanno pensato proprio questo i 503 idonei che tra il 2 e il 4 luglio hanno scelto la sede e firmato il loro contratto.

Lungo la salita che porta alla sede della Scuola di Formazione e Aggiornamento del Corpo di Polizia e del Personale dell’Amministrazione Penitenziaria “Giovanni Falcone”, questi ragazzi hanno pensato che si chiudeva un cerchio, esattamente dove si era aperto due anni fa. E, forse, hanno pensato la stessa cosa coloro che li hanno preceduti.

Da quella salita è nato il Ciag.

Questo Comitato è nato da un sogno, da un desiderio, una speranza, forse per qualcuno anche da una chimera o da un’illusione. Quando i sogni vengono rincorsi e cercati con passione diventano realtà e sulla vita delle persone hanno un effetto dirompente. È come intraprendere un lungo viaggio e tornare diversi.

Il viaggio del Ciag è iniziato quasi due anni fa e la meta era, ed è, lo scorrimento totale di una graduatoria formata da 4.915 persone che, fin da subito, ha cominciato ad assottigliarsi senza che l’impegno e il lavoro portati avanti venissero mai meno ed è proprio quella determinazione testarda che poi porta certi risultati.

Ciascuno ha sempre pensato a quel giorno, quando avrà davanti quel foglio e sceglierà la propria sede.

Ogni idoneo avrà ripassato a memoria quel momento chissà quante volte ma quando poi arriva ci si rende conto di non essere mai abbastanza pronti per un traguardo del genere. Allora cammini lungo via Brava in preda a tutti gli stati, poi ti siedi, firmi e ti rendi conto che è successo veramente.

I tuoi sogni hanno preso forma, li stai vivendo e provi delle emozioni che non riesci a descrivere. Tutte le ansie e le preoccupazioni si dissolvono in una firma e nella certezza di aver realizzato quel sogno.

Tutto si perde tra il vociare dei ragazzi giunti da ogni parte d’Italia, accenti e cadenze che si mescolano, mani che si stringono e foto, tante foto, a voler immortalare quel momento che ti cambia la vita.

In fondo, questa è l’essenza stessa del Ciag cioè lasciare che ognuno dei suoi idonei si incammini per la sua strada. Il senso di questo Comitato, fatto di persone e di anime, è proprio questo.

Poi ci sono le emozioni, quelle belle, miste ad un sentimento di malinconia per chi si appresta a cominciare un nuovo capitolo della sua vita perché sembra quasi di perderlo ma quando si vive un’esperienza così forte nulla si perde veramente.

L’articolo 6 dello statuto del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari recita che “Il Comitato si estinguerà automaticamente con il raggiungimento dello scopo per il quale è costituito”.

Quando l’obiettivo dell’esaurimento integrale della graduatoria sarà raggiunto, il Ciag si scioglierà ma solo sulla carta. In realtà il Comitato continuerà a vivere attraverso quelle 4.915 persone che hanno fatto parte di una graduatoria, diversa da tutte le altre e come mai si sono viste nella storia di questo Paese, e ci perdonerà il Ministro Bonafede se citiamo uno dei suoi tormentoni.

Non è un caso se usiamo il passato ma la speranza è che, da adesso in poi, i tempi siano più rapidi e tutti noi, al più presto, possiamo sedere a quel tavolo con un contratto da firmare.

A via Brava, a fare il tifo per i nuovi assistenti giudiziari, c’era anche il Ministro.

Lui sa che il Ciag continuerà a mantenere alta l’attenzione perché l’obiettivo è vicino ma non è stato ancora raggiunto e il Comitato proseguirà il suo lavoro con la tenacia che lo ha sempre contraddistinto fino a quando l’ultimo idoneo della graduatoria non varcherà la soglia di un ufficio giudiziario.

Ai ragazzi che hanno firmato in questi tre giorni, invece, vanno i nostri auguri di buona vita. Chi rimane, continuerà a battersi sapendo che fate il tifo per noi.

Vi lasciamo andare fiduciosi, perché siamo certi che saprete farvi valere e che, ovunque andrete, resterete sempre i ragazzi del Ciag.

LA GIUSTIZIA RIPARTE CON IL PIANO TRIENNALE DI ASSUNZIONI MA PER RILANCIARE IL COMPARTO SERVONO SOPRATTUTTO TEMPI RAPIDI E CERTI

La convocazione dei 503 idonei assistenti giudiziari e la presentazione alle organizzazioni sindacali del piano triennale di assunzioni di 8.135 unità da parte del Ministero della Giustizia, ha messo in chiaro un dato certo e cioè che dalle parti di via Arenula qualcosa è tornato a muoversi e che, dopo un lungo periodo di stallo, la macchina è ripartita.

Ora bisogna capire se questa macchina ha un motore a diesel oppure se è partita in quarta e cioè a pieno regime.

Considerate le difficili condizioni in cui versa la giustizia italiana, sarebbe auspicabile l’ultima opzione. Fuor di metafora, e parlando chiaramente, vuol dire che, da adesso in poi, le tempistiche saranno determinanti più che mai. Quella di rimettere in piedi il nostro sistema giudiziario, oltre ad essere una vera e propria priorità, è ormai diventata una lotta contro il tempo.

Ne sanno qualcosa i sindacati che, nonostante le rassicurazioni da parte del Ministero sulla programmazione degli interventi in materia di riqualificazioni, progressioni economiche, contrattazione sulla mobilità, sugli interpelli e sulla prossima convocazione per la chiusura del Fondo Unico di Amministrazione 2018, sono scesi ugualmente in piazza il 28 giugno scorso.

Uno sciopero molto partecipato a cui hanno aderito migliaia di lavoratori e lavoratrici dell’amministrazione giudiziaria che, da nord a sud, hanno incrociato le braccia per chiedere un piano massiccio e veloce di assunzioni ma anche la valorizzazione del personale già in servizio.

Le criticità della giustizia non sono soltanto oggetto di rivendicazione da parte dei sindacati ma rappresentano motivo di disappunto anche per tutti gli operatori del diritto che, quotidianamente, vivono le stanze degli uffici giudiziari, misurandosi con difficoltà di ogni genere. In queste condizioni, garantire la certezza del diritto, diventa un’impresa ardua.

A Latina, la situazione resta sempre difficile. In passato il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del capoluogo pontino aveva sollevato il problema della carenza di personale nell’ufficio del Giudice di Pace. Ora, a preoccupare, è la carenza del personale amministrativo come testimoniano gli oltre 7mila fascicoli pendenti.

I vuoti di organico sono considerevoli e, sulle 152 unità previste in pianta organica, se ne contano 116 effettive, comprese le unità in sovrannumero ed escluse quelle in servizio presso altri uffici, per una scopertura generale del 23,7%.

A Cassino, dal 2 all’8 luglio, è stata proclamata una settimana di sciopero. La protesta trova le sue motivazioni nella carenza di magistrati e di personale amministrativo.

Già in occasione dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario del 26 gennaio scorso, la situazione critica del tribunale della città martire era stata segnalata dal Presidente della Corte di Appello di Roma, Luciano Panzani, che nella sua relazione aveva evidenziato i problemi maggiori nella sezione penale, a cominciare dagli uffici Gip e Gup.

La questione più delicata è quella legata ai vuoti di personale. La pianta organica prevede 23 magistrati togati a fronte di 21 attualmente in servizio.

Per quanto riguarda il personale amministrativo, rispetto alle 82 unità stabilite dalla pianta organica, ce ne sono soltanto 62 e, a breve, con i prossimi pensionamenti, saranno ancora di meno.

Emblematico è il caso di Spoleto. Gli uffici giudiziari della cittadina umbra, in particolare tribunale e procura, hanno visto triplicati territorio e popolazione di competenza, in seguito al riordino territoriale dell’amministrazione giudiziaria, passando da 80mila a 230mila abitanti e arrivando a coprire tutta l’Umbria Centrale.

La pianta organica del personale amministrativo è, invece, rimasta pressoché invariata. La conseguenza è che sulla carta, l’organico è nella norma ma in realtà, a Spoleto, gli uffici giudiziari funzionano con un personale che è la metà di quello di tribunali e procure di pari dimensioni.

Il problema è che non dipende da noi ma dipende dal Ministero che dovrebbe adeguare le piante organiche tenendo conto del bacino di utenza e quindi della nuova dimensione del tribunale di Spoleto e, poi, mandare il personale, soprattutto le figure apicali che mancano e, ovviamente, anche un numero adeguato di assistenti” – ha precisato il Presidente del Tribunale di Spoleto, Silvio Magrini Alunno. Mancano dirigenti, cancellieri, impiegati amministrativi, insomma.

In tutta la Lombardia, è fuga dai tribunali. Secondo le stime del Ministero, nel prossimo triennio, nel distretto che comprende gli uffici giudiziari di Milano, Varese, Busto Arsizio, Monza, Como, Lecco, Lodi, Pavia e Sondrio, nel 2021 si potrebbe passare dall’attuale scopertura del 25,65% a quella del 44,22%. Situazione analoga anche a Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova dove, dal 23,71%, si arriverà ad un tasso di scopertura del 40,47%. Le cause sono presto dette: vuoti di organico preesistenti, Quota 100 e personale con un’età media superiore ai 50 anni.

È fin troppo evidente che i problemi della giustizia sono anche altri ma, curiosamente, tutte le criticità del nostro sistema giudiziario non possono non prescindere dall’immissione di nuove risorse.

Alle già persistenti carenze di personale, negli anni si è aggiunta una politica di spending review che ha tagliato tutto ciò che c’era da tagliare, ha bloccato i concorsi e non ha valorizzato le professionalità di chi già operava negli uffici giudiziari.

Il risultato è stato che la giustizia italiana, per anni, ha vissuto una condizione di stallo, con poche risorse, umane, materiali e finanziarie e con un personale sempre più anziano che, ogni giorno, si è dovuto ingegnare per affrontare ogni genere di difficoltà.

Da qualche anno si è rincominciato ad investire sul nostro sistema giudiziario e sono stati indetti nuovi concorsi. Il primo, nel novembre 2016, dopo circa venti anni dall’ultimo, è stato quello per il profilo di assistente giudiziario al quale ne seguiranno altri, come annunciato dal Ministero nei giorni scorsi.

Tuttavia, non sarà facile ripartire dopo anni di immobilismo.

Per troppi tempo la giustizia è stata abbandonata a se stessa e adesso sconta numerose inefficienze quali le gravi carenze di personale con l’età media del personale attualmente in servizio e ormai prossimo alla pensione ed un processo di digitalizzazione che non è mai partito perché mancano le professionalità adeguate.

Tutto questo ha avuto un effetto domino sui tempi di definizione dei procedimenti, molti dei quali a rischio prescrizione. Senza contare, poi, le conseguenze sul piano economico e la sfiducia da parte dei cittadini che non si riconoscono più in una giustizia che non riesce a tutelare i loro diritti.

L’unica graduatoria di cui dispone il Ministero della Giustizia è quella determinatasi a seguito del concorso per il profilo di assistente giudiziario ed è per tutti questi motivi che le tempistiche, alla luce dei prossimi scorrimenti, saranno fondamentali e bisognerà battersi per consentire che i prossimi 400 possano entrare al più presto, esattamente come i 600 e i successivi 297, autorizzati dal DPCM del 20 giugno.

Ad essere sinceri, a fronte delle numerose carenze negli uffici giudiziari, la divisione in blocchi delle 903 unità disposte dal decreto del Ministero, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 giugno scorso, appare incomprensibile, soprattutto perché nonostante l’esaurimento integrale della graduatoria degli idonei assistente giudiziari, i vuoti di organico resteranno gravi.

Non si capisce, per quale motivo i 400 restanti dovrebbero entrare successivamente quando la giustizia è allo stremo.

Nei mesi scorsi sono state fatte dichiarazioni importanti, ad effetto, a volte anche eccessive. Si è parlato molto di assunzioni mai viste prima nella storia di questo Paese e, finalmente, dopo una lungo silenzio, sono arrivate sotto forma del Piano del Fabbisogno Triennale.

Lo stesso Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, a margine dell’incontro del 25 giugno scorso con le organizzazioni sindacali, si è detto orgoglioso di quanto fatto finora sottolineando il lavoro che, ogni giorno, viene portato avanti con la massima responsabilità per mantenere e realizzare al meglio gli impegni presi.

Come dire che nessuno ha la bacchetta magica ma, a questo punto, l’obbligo di passare dalle parole ai fatti in tempi rapidi è davvero necessario.

ASSISTENTI GIUDIZIARI, 503 IDONEI VERSO LA SCELTA DELLA SEDE. AL MINISTERO INCONTRO CON I SINDACATI CHE CONFERMANO LO SCIOPERO DEL 28 GIUGNO

Il 20 giugno, il Ministero della Giustizia, con provvedimento del Direttore Generale del Personale e della Formazione, ha disposto l’assunzione di ulteriori 503 idonei del concorso da 800 per il profilo di assistente giudiziario, secondo quanto previsto dal decreto ministeriale del 18 aprile 2019 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 136 del 12 giugno 2019.

Gli idonei convocati saranno chiamati alla scelta della sede e alla contestuale firma del contratto dal 2 al 4 luglio presso la Scuola di Formazione e Aggiornamento del Corpo di Polizia e del Personale dell’Amministrazione Penitenziaria “Giovanni Falcone” ed entreranno in servizio il 25 luglio prossimo.

Un avviso, atteso da tempo, ed ufficializzato a distanza di poco più di due mesi, da quando, il 5 aprile scorso, il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, annunciò l’assunzione di 903 assistenti giudiziari e un concorso per 1.850 funzionari giudiziari.

Il 30 aprile, il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, aveva comunicato di aver dato il via libera al decreto suddetto dichiarando che l’obiettivo era quello di “consentire l’ingresso di giovani nella Pubblica Amministrazione e migliorare i processi di digitalizzazione e semplificazione della burocrazia”.

Il decreto, registrato alla Corte dei Conti il 7 giugno e che porta la firma congiunta dei Ministri Bonafede e Bongiorno, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 12 giugno, lo stesso giorno in cui il Ministero della Giustizia, tramite la Direzione Generale del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi, ha trasmesso alle organizzazioni sindacali l’aggiornamento del Piano Triennale di Fabbisogno del Personale per il triennio 2019-2021.

Con l’avviso del 20 giugno, la macchina che porta dritti allo scorrimento della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario si è rimessa in moto.

I 503 idonei convocati per i primi di luglio fanno parte di un primo blocco dei 903. Ne restano 400 che faranno il loro ingresso negli uffici giudiziari in considerazione delle vacanze che verranno a determinarsi con i futuri pensionamenti soprattutto con l’entrata in vigore di “Quota 100”.

Tuttavia, tra eventuali rinunce, dimissioni e rinunce certe di chi ha superato con successo altri concorsi, come quello indetto dall’Inps, le tempistiche, per ulteriori assunzioni, potrebbero essere più veloci.

L’intenzione di esaurire definitivamente la graduatoria per il profilo di assistente giudiziario, è arrivata direttamente dal Ministero della Giustizia, nel corso di un incontro sindacale, che si è svolto il 25 giugno ed avente per oggetto l’illustrazione della programmazione assunzionale e la verifica dei fabbisogni del personale giudiziario.

Alla riunione hanno partecipato il Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, il Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi, Dott.ssa Barbara Fabbrini, il Direttore Generale della Direzione del Personale e della Formazione del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, Dott. Alessandro Leopizzi, il Direttore Generale della Direzione del Bilancio e della Contabilità del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi, Lucio Bedetta e tutte le organizzazioni sindacali.

Nel corso dell’incontro, è stato illustrato in maniera dettagliata il piano triennale di assunzioni di 8.135 unità.

Sarà indetto un nuovo concorso per 2.700 posti per il profilo di cancelliere esperto ed è previsto l’esaurimento della graduatoria del concorso da 800 posti per il profilo di assistente giudiziario attualmente costituita da 1.831 unità.

Inoltre, sono previsti 237 assistenti tecnici, 300 operatori giudiziari e 100 conducenti, attraverso chiamata diretta dai centri per l’impiego, 400 direttori e 2.300 funzionari giudiziari mediante concorso unico e, infine, 308 funzionari tecnici, in parte già assunti tramite lo scorrimento delle graduatorie di altre amministrazioni e 40 dirigenti di seconda fascia di cui è stata già pianificata l’assunzione.

Infine, sono state annunciati 2.550 passaggi interni di area e, più precisamente, 300 posti da commesso ad operatore giudiziario e 2.250 da cancelliere a funzionario giudiziario tramite scorrimento graduatoria ex art. 21 quater.

Un piano assunzionale significativo fatto di numeri importanti e del quale, il Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, si è detto soddisfatto.

Lavoriamo ogni giorno con la massima responsabilità per mantenere e realizzare al meglio gli impegni presi e, oggi, posso dire con orgoglio che abbiamo messo in moto una macchina da più di ottomila assunzioni, i cui risultati stanno arrivando” ha dichiarato.

Nel corso dell’incontro con i sindacati, Ferraresi ha fornito importanti comunicazioni anche sulla programmazione degli interventi in materia di riqualificazioni, progressioni economiche, contrattazione sulla mobilità e sugli interpelli nonché sulla prossima convocazione per la chiusura del Fondo Unico di Amministrazione 2018.

La Federazione Confsal-Unsa, pur prendendo atto dell’enorme impegno assunto da via Arenula, tuttavia, ritiene che lo stesso sia ancora insufficiente a colmare i reali fabbisogni dei lavoratori della giustizia.

La necessità è quella di affiancare ad un piano assunzionale, un progetto che consenta la valorizzazione del personale in servizio e che passi attraverso la riqualificazione giuridica delle risorse, in base all’Accordo del 26 aprile 2017.

Sui contenuti del piano triennale, Cgil Fp, Cisl Fp e Uilpa, invece, esprimono forte disappunto. In particolare, contestano la mancata utilizzazione dello strumento del fabbisogno fondamentale per la rimodulazione degli organici e per la riqualificazione di tutto il personale.

Per questo, il prossimo 28 giugno, i lavoratori e le lavoratrici dell’amministrazione giudiziaria, hanno indetto uno sciopero “contro il gravissimo stato di degrado della giustizia, in difesa dei loro diritti e per la qualità del servizio pubblico che rischia la paralisi”.

La situazione è drammatica. Ci sono gravissime carenze di personale e nel 2021 ci sarà un vuoto di organico pari al 50%. Il personale in servizio è anziano, demotivato e pagato meno di tutti gli altri lavoratori pubblici.

Il discorso è sempre lo stesso, insomma. Una migliore efficienza del sistema giustizia passa inevitabilmente attraverso la valorizzazione del personale dipendente e la riorganizzazione degli uffici.

Invece, per troppo tempo, sul nostro sistema giudiziario si è abbattuta la mannaia della spending review. Nonostante da alcuni anni si sia tornato ad investire, la situazione resta critica.

I lavoratori della giustizia mandano avanti la macchina giudiziaria fra mille difficoltà e, spesso, va detto e sottolineato, coadiuvati da personale non qualificato che presta la propria opera a titolo volontario a supporto degli uffici amministrativi.

Per questo motivo, si dovrebbe procedere alle assunzioni di nuove risorse più celermente e senza frapporre tempi morti.

Il dato certo è che la macchina delle assunzioni, annunciate nei mesi scorsi, è partita e sarà davvero difficile fermarla.

Il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale 2019/2021 è il manifesto programmatico di quanto si farà e di quanto c’è ancora da fare per migliorare l’efficienza del nostro sistema giudiziario.

La riunione del 25 giugno con le rappresentanze sindacali ha evidenziato, ancora una volta, la necessità di voler attuare un significativo piano assunzionale per colmare le gravi carenze di organico negli uffici giudiziari ma, allo stesso tempo, anche la necessità di valorizzare il personale già in servizio.

Entrambi sono passi indispensabili per far ripartire la giustizia italiana che, certamente, ha bisogno di riforme strutturali ma necessita anche di politiche assunzionali mirate e da attuare con personale qualificato, oltre che del riconoscimento delle professionalità di chi già opera nel comparto.