VIA LIBERA DELLA CAMERA ALLA LEGGE DI BILANCIO, IL TESTO PASSA AL SENATO MA GLI IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI CHIEDONO CERTEZZE SU INVESTIMENTI E TEMPISTICHE

Con 312 voti favorevoli e 146 contrari, la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la Legge di Bilancio che aveva incassato già il voto di fiducia. Ora, sarà la volta del Senato, ove verranno apportate sostanziali modifiche al testo presentato a Montecitorio. Proprio a Palazzo Madama, si giocherà la vera partita con reddito di cittadinanza e pensioni. Si comincerà con l’esame in Commissione Bilancio dove dovrebbe arrivare anche il maxi emendamento del Governo con i correttivi per scongiurare la procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea.

In tutto questo tempo il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari non è stato fermo a guardare riuscendo a far presentare sette emendamenti a suo favore, firmati da diversi esponenti politici appartenenti alle forze di maggioranza e a quelle di opposizione benché il testo fosse, sostanzialmente, unico.

È evidente, a questo punto, che i provvedimenti legislativi attraverso cui sarà possibile raggiungere lo scorrimento totale della graduatoria sono la Legge di Bilancio ed il Ddl “Concretezza”.

Sul primo fronte, va registrata una brusca battuta di arresto, dal momento che la Commissione Bilancio della Camera non ha dato il via libera a nessuno dei sette emendamenti di cui il Ciag si era fatto promotore contribuendo fattivamente alla loro stesura.

In particolare, l’emendamento 28.1 a prima firma Giorgio Trizzino (M5S) e sottoscritto da altri tredici deputati pentastellati, avrebbe rappresentato la chiave di volta perché venisse sancito, con molta probabilità, già nel 2019, lo scorrimento integrale della graduatoria.

Questo emendamento su cui la Commissione Bilancio si è espressa con un invito al ritiro avrebbe sostituito al comma 4, primo periodo, lettera a dell’art. 28 del DdL Bilancio, le parole 903 unità di Area II per l’anno 2019”, con le seguenti 1.903 unità di Area II, F2, per l’anno 2019”.

Inoltre, l’emendamento prevedeva di aggiungere al medesimo articolo il comma 4 bis ove veniva specificato che per l’attuazione del comma 4, alla copertura di tutti i profili professionali dell’area funzionale 2, F2, si provvede mediante scorrimento della graduatoria del concorso indetto con decreto 18 novembre 2016 – Concorso pubblico a n. 800 posti a tempo novembre 2016 a tempo indeterminato per il profilo professionale di Assistente giudiziario, area funzionale II, fascia economica F2, nei ruoli del personale del Ministero della giustizia. Qualora siano indisponibili tali professionalità nelle graduatorie in vigore, si provvede mediante l’indizione di concorso pubblico”.

Si sarebbe trattato di una modifica sostanziale sotto due punti di vista.

In primo luogo, il riferimento esplicito agli assistenti giudiziari avrebbe eliminato ogni dubbio in merito alla tipologia di profilo professionale a cui destinare le risorse per le assunzioni.

In secondo luogo, il più che raddoppiato numero di assunzioni rispetto alla versione originaria avrebbe ampiamente coperto il numero di idonei assistenti giudiziari attualmente in graduatoria: 1860 unità, al netto di rinunce, dimissioni e quant’altro.

Per fare fronte ai maggiori oneri per le casse dello Stato, l’emendamento avrebbe previsto che il fondo a cui attingere per ottenere le risorse finanziarie necessarie, sarebbe stato portato, per il 2019, dai circa 30 milioni di euro, previsti nel testo attuale, a circa 60 milioni di euro.

Inoltre, il Ddl “Concretezza”, dopo l’esame in Commissione Lavoro, ha ricevuto il primo via libera dall’Aula del Senato con 138 favorevoli e 94 contrari.

Il provvedimento introduce il turn-over al 100% della spesa con assunzioni a tempo indeterminato, a partire dal 2019, fino a raggiungere il costo per il personale di ruolo uscito nell’anno precedente. E punta in particolare sulle competenze digitali.

Senza dubbio una buona notizia. Per tutto il resto bisognerà aspettare ancora qualche giorno e poi, tutto sarà nero su bianco.

Nel frattempo, però, qualche considerazione va fatta.

È un dato oggettivo che gli uffici giudiziari dei Tribunali sono allo stremo per le gravi carenze di personale. A questo va aggiunto un altro dato e cioè che, per il 2019, molte persone che operano nelle cancellerie, andranno in pensione per sopraggiunti limiti di età e questo rende la situazione ancora più drammatica.

Le conseguenze le conosciamo tutti: lungaggini processuali con procedimenti a rischio prescrizione ed una giustizia farraginosa, lenta e costosa che genera sfiducia nei cittadini ed è incapace di tutelare i loro diritti. Per troppo tempo si è detto che per ripartire, il sistema giudiziario italiano ha bisogno di investimenti e risorse.

Ebbene, queste risorse ci sono, non risolveranno i tanti problemi della giustizia italiana ma ci sono. E questo è un altro dato oggettivo. Sono 1.860 persone e fanno parte di una graduatoria di 4.915 persone, licenziata nel novembre 2017 al termine del concorso per il profilo professionale di assistente giudiziario, indetto nella scorsa legislatura.

Dopo l’ingresso dei primi 1.400, l’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, a febbraio scorso, firmò un decreto per l’assunzione di altri 1.420 idonei e, a maggio, prima di lasciare il suo incarico, inviò richiesta formale al Ministero della Funzione Pubblica per altri 200 che, peraltro, ancora attendono, con comprensibile ansia, la loro convocazione.

In queste settimane abbiamo accolto con soddisfazione le dichiarazioni di esponenti dell’Esecutivo e della maggioranza, Ministro Bonafede e relativi Sottosegretari in testa, sul fatto che per la giustizia è previsto un numero importante di assunzioni come non si è mai visto nel nostro Paese. All’uopo, sono stati stanziati 500 milioni di euro e queste nuove immissioni di personale sono ancorate alla riforma della prescrizione che dovrebbe entrare in vigore nel gennaio 2020. A questo punto, sarebbe logico pensare, che la graduatoria sarà completamente assorbita entro il 2019.

Ora, con la Legge di Bilancio in discussione in Parlamento, è tempo di mettere tali intenzioni nero su bianco e di fare chiarezza.

Sarebbe interessante sapere dall’Esecutivo in quanto tempo ritengono di poter scorrere questa graduatoria, quali sono le coperture finanziarie previste e come pensano di predisporle. In sostanza, sulla base dei numeri in Legge di Bilancio, come intendono procedere.

A questo punto è lecito chiederselo, non per sfiducia ma per chiarezza e, da un Governo del cambiamento, che ha fatto della trasparenza il suo vessillo, è il minimo che ci si possa aspettare.

Il Ministro della Giustizia Bonafede ha dichiarato più volte che ci sarà lo scorrimento totale della graduatoria dicendosi entusiasta per le misure che il Governo sta portando avanti in tema giustizia. Vorremmo condividere l’entusiasmo del Guardasigilli e ci fidiamo del suo operato ma, al tempo stesso riteniamo che sia giunto il momento di dare risposte con atti concreti.

In oltre un anno di vita, il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari non si è mai risparmiato e ha sempre lavorato, con il contributo delle varie delegazioni ma anche dei singoli, con l’obiettivo dello scorrimento integrale della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario. Ha ricevuto il sostegno di tutte le principali istituzioni giudiziarie e dei Tribunali, Corti d’Appello e Consigli degli Ordini degli Avvocati, a certificare la drammatica condizione degli uffici giudiziari italiani.

Lo scorrimento totale della graduatoria ci sarà, ormai è chiaro a tutti, è stato detto abbondantemente in tutte le sedi ma quello che più preme, adesso, non è più cosa o chi ma come. Ovvero come si intende procedere per esaurire questa graduatoria per rimettere in piedi un sistema giudiziario in ginocchio e dare anche una stabilità professionale ed economica a 1.860 persone.

Non è più tempo di auspici e belle speranze ma di fatti. Il lavoro condotto fino ad oggi dal Comitato Idonei Assistenti Giudiziari testimonia la legittimità delle istanze rivendicate.

Per questo, d’ora in poi, saremo più incalzanti perché siamo nel giusto e perché ne va del nostro futuro.

CRESCE L’ ATTESA PER LA MANOVRA ECONOMICA MA SLITTA L’ APPRODO DEL TESTO A MONTECITORIO

Dicembre sarà il mese decisivo, quello delle risposte importanti e non solo per il dibattito politico che in queste ultime settimane anima il Paese. La manovra finanziaria per il 2019, che sta appassionando gli italiani almeno quanto le vecchie telenovelas degli anni ’80, dovrebbe essere finalmente varata con il suo carico di incognite e riserve da parte di coloro che tutto sanno e dispensano dalle pagine della stampa che conta e dai salotti televisivi. Reddito di cittadinanza, Quota 100, decimali si o decimali no, tessere da stampare, dialoghi interminabili con l’Europa, la volatilità della Borsa e poi lo spread, protagonista incontrastato di tutto il circolo mediatico.

Chi sta alla finestra, spettatore annoiato di un teatrino a tratti degradante, vuole però risposte certe ed immediate. E allora le esigenze dell’italiano medio si scontrano con i numeri di una finanziaria che ogni giorno appare diversa rispetto alla sera prima. Per ora, tanti buoni propositi conditi con dichiarazioni roboanti, molti dei quali dovrebbero tradursi in fatti concreti. Per il resto è nebbia fitta.

In ogni caso, questa sarà una settimana determinante poiché mercoledì il disegno di legge di bilancio approderà alla Camera dei Deputati. C’è stato uno slittamento di un paio di giorni rispetto alla tabella di marcia, a causa del prolungamento dell’esame in Commissione Bilancio che deve verificare l’esistenza delle coperture finanziarie rispetto agli impegni di spesa contenuti nel provvedimento.

È molto probabile che il Governo apporterà al testo sostanziali modifiche che confluiranno in un maxi emendamento su cui, presumibilmente, sarà posta la questione di fiducia, accorciando, così, i tempi dell’esame da parte delI’aula di Montecitorio. Il provvedimento, infatti, andrà in Senato dove sarà ulteriormente modificato, così da rendere necessario un ultimo passaggio flash alla Camera prima che il Ddl bilancio diventi legge dello Stato. É auspicabile che, per quanto riguarda la parte del provvedimento relativa all’implementazione delle politiche assunzionali nella Pubblica Amministrazione, il Governo mantenga l’impianto originario della manovra e, se possibile, faccia un ulteriore sforzo in termini di stanziamento di risorse.

Intervistato da Maria Latella su Sky Tg24, il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per l’ennesima volta, ha snocciolato i tratti salienti della prossima finanziaria parlando soprattutto della Quota 100. Il vicepremier ha assicurato che entro febbraio ci saranno le prime uscite, aggiungendo che l’obiettivo è quello di arrivare a quota 41 di anzianità contributiva. Questo dovrebbe consentire un turn over importante che, per il 2019, il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha già dichiarato che sarà del 100%. A questo punto entrerebbe in gioco anche il Ddl Concretezza con il suo piano di assunzioni di 450 mila dipendenti previsti per il prossimo triennio.

Tradotto in atti concreti, il Ddl Bongiorno, già in esame al Senato, garantirebbe un vero e proprio ricambio generazionale con l’assunzione di giovani preparati e nativi digitali e, quindi, perfettamente al passo con quel processo di digitalizzazione che sarà alla base del rinnovamento della pubblica amministrazione.

Una vera rivoluzione, all’insegna del cambiamento, dell’innovazione e della trasparenza, come ha dichiarato al quotidiano “La Notizia”, il Sottosegretario alla Pubblica Amministrazione, Mattia Fantinati secondo il quale “oggi c’è una vera volontà politica di cambiare la pubblica amministrazione. Investire nella pubblica amministrazione non è un costo, è un investimento, quando ci sono meritocrazia ed efficienza”.

Una vera e propria panacea per tutti quegli idonei che attendono lo scorrimento delle rispettive graduatorie. E il discorso vale anche per il comparto giustizia.

Anche qui c’è una graduatoria, quella per il profilo di assistente giudiziario. Bisognerà pur farci qualcosa anche perché non si possono tenere 1.860 persone sospese nel limbo per chissà quanto tempo ed, inoltre, le carenze negli uffici giudiziari diventano sempre più preoccupanti. Le intenzioni, finora, sembrano andare nell’unica direzione possibile cioè quella dello scorrimento totale della graduatoria, obiettivo per il quale il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari sta lavorando senza sosta dal 21 ottobre 2017, giorno della sua costituzione.

Dal canto suo, il Guardasigilli Alfonso Bonafede, non perde occasione per dichiarare che ci sono 500 milioni di euro pronti per essere investiti nella giustizia. Ci saranno nuove assunzioni di magistrati e cancellieri ma ancorate alla riforma della prescrizione che entrerà in vigore nel gennaio 2020 mentre il 2019 servirà per spendere ed assumere. E lo ha ribadito di nuovo nella puntata di “Cartabianca” del 27 novembre scorso.

Anche il Sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone, ospite di Rai News 24, ha sottolineato l’importanza del lavoro che l’Esecutivo sta facendo sui temi che riguardano sicurezza, legalità e giustizia.

Questa manovra ha già dei provvedimenti importanti. Avremo tante nuove assunzioni, circa 7.000 in tema giustizia. È per me motivo di gioia e di entusiasmo fare un buon lavoro e riuscire ad assumere più di 1.500 uomini nella polizia penitenziaria, da qui a brevissimo, indire un nuovo concorso, per parlare poi degli assistenti giudiziari idonei di cui 400 sono sono già partiti nello scorrimento della graduatoria, altri 200 sono al vaglio della Corte dei Conti e siamo impegnati ad assumere gli altri già prima della scadenza della graduatoria che scadrà tra due anni. Penso siano risultati storici ed importanti”.

Non resta altro che aspettare che la manovra venga licenziata dal Parlamento, possibilmente prima di Natale come da iter. Nel frattempo, le carenze di personale amministrativo negli uffici giudiziari, stanno inducendo figure apicali del comparto Giustizia a “prendere carta e penna” e a scrivere al Ministro Alfonso Bonafede.

É il caso della Presidente del Tribunale di Pavia, Annamaria Gatto la quale, in una missiva che si apre con un esplicito appoggio alle istanze del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari, in merito allo scorrimento totale della graduatoria, descrive una situazione che, a causa di una scopertura organica del 32% e della prossimità alla pensione della quasi totalità del personale di quell’ufficio giudiziario, risulta ormai insostenibile. Di conseguenza, la Dott.ssa Gatto chiede al Guardasigilli di valutare la possibilità di ampliare la pianta organica elevando il numero degli assistenti da 34 a 40”.

Di tenore simile la lettera a Bonafede a firma del Presidente del Tribunale di Sassari, Massimo Zaniboni, il quale evidenzia che in quel distretto ”risultano vacanti diversi posti di personale amministrativo rispetto alle unità previste in pianta organica a cui vanno ad aggiungersi le lunghe assenze per malattia, destinate ad accrescersi per l’aumento dell’età media del personale. Al dato sopra esposto vanno aggiunte, le numerose unità collocate a riposo negli ultimi anni e quelle trasferite ad altri uffici che il potenziamento della dotazione organica che si è registrato mediante l’inserimento di neo-assunti assistenti giudiziari, non ha colmato”. Dopo avere sottolineato l’importanza di figure come quelle del cancelliere e dell’assistente giudiziario, perché le sole in grado di supportare il magistrato durante le udienze, il Dott. Zaniboni scrive che la carenza di personale amministrativo non può che ripercuotersi sul buon funzionamento dell’Ufficio, nonostante il personale in forze continui a fronteggiare con scrupoloso senso del dovere e coscienza il sovradimensionato carico di lavoro”. La lettera si conclude con un appello al Guardasigilli che non lascia spazio ad equivoci. “Si chiede di voler procedere all’assunzione di tutti gli idonei del concorso per assistenti giudiziari al fine di garantire il buon funzionamento dell’Ufficio”.

In ultimo, ma non per importanza, va segnalata la lettera che Procuratore della Repubblica del Tribunale dei Minorenni di Brescia, Giuliana Tondina, ha indirizzato al Guardasigilli e nella quale viene rimarcata la mancanza di personale rispetto alla dotazione organica ma anche che l’ormai avanzata età media dei dipendenti porta ad un maggior numero di assenze per malattia e assistenza ai familiari. Si prevede che nel 2019 vi saranno ulteriori incrementi delle carenze a seguito di prospettati pensionamenti facoltativi. Il prossimo anno, in mancanza di integrazioni dell’organico, è concreto il rischio di significativi disservizi e della conseguente compromissione dei diritti dei minori che questa Procura deve tutelare”. Di qui la richiesta “che venga assegnato a questo Ufficio perlomeno un assistente giudiziario”.

É chiaro che nei tribunali e nelle Corti d’Appello del nostro Paese c’è bisogno di personale, come testimoniano i numerosi attestati di sostegno che il Ciag continua a ricevere. Qualunque riforma della giustizia si voglia mettere in atto deve tenere conto di questo non piccolo dettaglio. Senza risorse adeguate, atti e provvedimenti di ogni genere sono destinati a rimanere sulla carta.

Ecco perché dicembre sarà il mese decisivo, quello delle risposte importanti.

BONAFEDE CONFERMA A “PORTA A PORTA” IL PIANO DI ASSUNZIONI MA È ALLARME PER LE CARENZE DI PERSONALE NEI TRIBUNALI

Il 22 novembre, la Camera dei Deputati ha approvato, in prima lettura, il Ddl “anticorruzione” che, indirettamente, incrocia la battaglia degli idonei assistenti giudiziari per lo scorrimento integrale della graduatoria.

Il provvedimento contiene una norma sull’interruzione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio ma ne posticipa l’entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2020. Il blocco della prescrizione, infatti, se attuato immediatamente, paralizzerebbe i tribunali, peraltro già ingolfati dall’atavica carenza di personale amministrativo. Di qui l’impegno del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, a procedere rapidamente all’assunzione di assistenti giudiziari attraverso lo scorrimento totale della graduatoria degli idonei.

Questo impegno è stato, ancora una volta ribadito dal Guardasigilli, il 20 novembre a “Porta a Porta”. Ad un Bruno Vespa scettico sui tempi di attuazione della riforma della prescrizione e sulla fattibilità di assunzioni di 600 magistrati e 3.000 cancellieri, Bonafede ha risposto in modo chiaro e circostanziato.

“Lei sa benissimo che gli effetti della prescrizione sul numero dei processi avranno un’ulteriore dilazione, preso atto che la prescrizione entrerà in vigore nel gennaio 2020. Dal giorno dopo, chi commetterà un reato saprà di non poter contare sull’immunità. Gli effetti di quella norma sul numero dei processi si avranno almeno due o tre anni dopo, cioè gli effetti concreti sulla giustizia, si avranno immediatamente nei confronti di chi commetterà il reato ma un pò dopo sul regime dei processi. Questo vuol dire che avremo tutto il tempo per spendere questi soldi che sono previsti in manovra”.  

Al conduttore di “Porta a Porta”, sempre più incalzante, Bonafede ha chiarito ancora meglio le sue argomentazioni.

“La norma ha proprio questa ratio. La prescrizione ha un impatto sui processi e, quindi, io mi prendo un anno di tempo per fare due cose: una per spendere i 500 milioni di euro che ho previsto nella manovra, allargare le spalle del processo italiano e far si che i processi possano durare poco ma ancora, ed in questo è stato raggiunto l’accordo politico con la Lega,  decidiamo di portare avanti  un progetto di riforma che verrà concluso entro dicembre 2019 e che porterà ad eliminare i tempi morti della giustizia. Avremo un sistema che finalmente funziona. Porterò avanti un ampliamento del personale delle cancellerie di circa 3.000 unità . Non posso indietreggiare nemmeno di una persona perché i tribunali sono in ginocchio”. 

Parole, queste, pressoché sovrapponibili a quelle rese, il giorno prima, nell’aula di Montecitorio, dal Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi che, proprio durante l’esame del DdL “anticorruzione” ha tenuto a precisare che la legge di Bilancio “(…) fa in modo che siano aumentati in modo esponenziale le risorse per personale amministrativo delle cancellerie: 3.000 assunzioni in 3 anni, più 5.000 da turnover, aumento della dotazione organica di magistrati con assunzioni di 600 magistrati, oltre alle facoltà assunzionali, cosa che non avveniva dal 2001”. 

Anche l’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, nel dibattito che ne è seguito, ha voluto sottolineare nella necessità di nuove assunzioni e nel processo di digitalizzazione i punti irrinunciabili della riforma di una giustizia che sia al passo con i tempi e, soprattutto, con i parametri dell’Unione Europea.

Nel frattempo, continuano ad arrivare da uffici giudiziari sparsi in tutta la Penisola appelli che segnalano situazioni emergenziali e non più sostenibili. Tra gli altri, quello proveniente dal Tribunale di Napoli-Nord a firma del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Gianfranco Mallardo, il quale, in una lettera indirizzata al Ministro Bonafede, scrive: Devo, purtroppo, confermare, che l’immagine fornita dalla cronaca e quella che ne trae chi frequenta giornalmente questo ufficio giudiziario, corrispondono. In pochi anni si è partiti da un carico pari a zero per giungere, ad oggi, ad arretrati enormi ed intollerabili per un tribunale giovane e che porteranno, se non si interviene con urgenza, di qui a poco, ad un sicuro disastro giudiziario. I ritardi e le inefficienze sono addirittura incredibili se si volge lo sguardo all’Ufficio del Giudice di Pace di Napoli Nord che è di stretta competenza ministeriale. Basti qui richiamare un solo dato. L’ufficio del Giudice di Pace sta assegnando ai giudici le cause iscritte a ruolo nel lontano 2016, con un ritardo di ben due anni per la prima udienza. Il pur notevole impegno profuso da tutti gli operatori della Giustizia non riesce a superare e colmare un deficit organizzativo che è strutturale e che è dovuto, essenzialmente, ad una gravissima carenza di personale amministrativo, oltre che anche ad una non adeguatezza delle strutture, con particolare riferimento a taluni uffici”.

A conferma delle sue dichiarazioni, Mallardo snocciola le cifre di un vero e proprio disastro giudiziario. “Un’analisi condotta secondo i dati reali ed effettivi, in applicazione dei parametri ministeriali vigenti, porterebbe ad una valutazione del fabbisogno del personale necessario, di molto superiore a quello previsto in pianta organica, che certificherebbe un dato di copertura attuale di appena il 30% di fabbisogno effettivo”.

Di conseguenza, Mallardo chiede: “(…) interventi strutturali e definitivi che possono venire solo dal Governo Nazionale e da chi (…) ricopre responsabilità specifiche nell’importante settore della Giustizia”.

Una lettera che deve aver colto nel segno, dal momento che Bonafede ha promesso che nei prossimi giorni si recherà ad Aversa a verificare di persona la situazione di quel tribunale.

Dichiarazioni molto eloquenti sono arrivate anche dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Giuseppe Pignatone, il quale, in una lettera pubblicata su “Il Corriere della Sera” ha voluto fare chiarezza sul tema della prescrizione dei reati ma, allo stesso tempo, ha voluto evidenziare nella drammatica situazione in cui versa il nostro sistema giudiziario una delle cause della prescrizione di molti processi.

In realtà vi sono, ormai da più di 10 anni, decine di migliaia di procedimenti per cui la Procura ha concluso le indagini, e cioè ha fatto tutto quello che le competeva, ma non riesce a trasmetterle al Tribunale per il giudizio perché il tribunale non fissa la data dell’udienza; e questa attesa si prolunga per anni lasciando il procedimento nella fase delle indagini preliminari finché non matura la prescrizione ed il Pm non può fare altro che chiederne la declaratoria al Gip”.

In sostanza, secondo Pignatone “la mancata trattazione da parte del Tribunale di tutti i procedimenti che la Procura ha lavorato, non dipende certo da cattiva volontà o da chissà quale disegno perverso, ma dal nodo strutturale che riguarda un sistema giudiziario che non è in grado, con le regole attuali e le risorse, anche di polizia giudiziaria, concretamente disponibili, di trattare tutti i procedimenti per tutti i fatti, alcuni peraltro di scarsissimo rilievo, che il legislatore considera reati”.

Parole autorevoli che vanno ad aggiungersi a quelle del Presidente dell’ Associazione Nazionale Magistrati, Francesco Minisci,e del Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, da sempre al fianco del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari nella sua lotta per il raggiungimento di un obiettivo, fino ad un anno fa insperato, che ora appare sempre più a portata di mano.

BONAFEDE CONFERMA LE ASSUNZIONI, RIZZETTO (FDI) CHIEDE LO SCORRIMENTO DELLE GRADUATORIE, MINISCI E MASCHERIN PIÙ INVESTIMENTI

Il 15 novembre scorso, alle ore 16.00, è scaduto il termine per il deposito degli emendamenti alla Legge di Bilancio 2019. Le richieste di modifiche alla manovra ammontano a circa 3.700 e sono state presentate prevalentemente dalle opposizioni ma anche la maggioranza conta di fare la sua parte. Con la presentazione degli emendamenti inizia ufficialmente la discussione sulla prossima manovra da parte delle Commissioni di competenza. In attesa che il Parlamento licenzi la prossima Legge di Bilancio, appare sempre più chiaro l’intento da parte del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di voler procedere allo scorrimento totale della graduatoria degli idonei del concorso per il profilo di assistente giudiziario.

Tutto è collegato all’entrata in vigore della riforma della prescrizione prevista per il gennaio 2020. Pertanto, il 2019 sarà l’anno delle assunzioni di magistrati e personale amministrativo al cui reclutamento l’Esecutivo ha destinato circa 500 milioni di euro.

Questi investimenti non saranno tra un anno, sono già previsti in questa manovra e sono 500 milioni di euro che permetteranno di fare un numero di assunzioni nella giustizia che non si è mai visto nella storia di questa Repubblica – ha spiegato il Guardasigilli ospite de “L’aria che tira” su La7. “Tuttavia questi soldi, anche se previsti subito, abbiamo bisogno di spenderli in un anno. Per questo, la prescrizione, è stata fissata al gennaio 2020”.

Ennesima dichiarazione di intenti, con buona pace dei 1.860 idonei che attendono atti concreti. Proprio le graduatorie dei concorsi, il 14 novembre scorso, sono state oggetto di un question time alla Camera dei Deputati. L’On. Walter Rizzetto, Fratelli d’Italia, ha presentato un’interrogazione con la quale il partito ha chiesto al Governo di tutelare con opportuni provvedimenti normativi, gli idonei inseriti nelle graduatorie vigenti di concorsi pubblici e di prorogare al 31 dicembre 2019 l’efficacia delle suddette e delle assunzioni. Al quesito ha risposto il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno che, ancora una volta, ha voluto ribadire gli obiettivi dell’Esecutivo in materia di pubblico impiego.

Gli obiettivi che ha questo Governo sono molto chiari poiché negli ultimi 10/15 anni la Pubblica Amministrazione è stata sempre destinataria di tagli ed i vari Ministri che si sono succeduti nel mio Ministero hanno fatto tagli.

Ebbene, con questo Ministro e con questo Governo è cambiata la storia. Noi stiamo investendo nella Pubblica Amministrazione. Nel Ddl Concretezza, il principio è chiaro, nella Legge di Bilancio il principio è chiaro. Dopo anni ci sarà il turn over al 100% , assunzioni straordinarie, concorsi sprint. Ci sono misure in cui mettiamo la Pubblica Amministrazione al centro della nostra attenzione perché è il cuore del Paese”.

Quindi, a proposito di graduatorie e di idonei, ha aggiunto: “Per quanto riguarda il tema specifico degli idonei e delle graduatorie, dico subito qual è il nostro pensiero. Nel Ddl “Concretezza” si stabilisce un principio: chi vince un concorso è vincitore, chi perde, perde per il futuro. E’ ovvio che esistono delle graduatorie che sono vigenti, quelle passate, quelle che esistono prima di questo nuovo principio che stiamo introducendo. Quelle graduatorie sono confermate dal Ddl Concretezza e confermata è anche la possibilità di scorrere le graduatorie vigenti. Per quanto riguarda, invece, la richiesta in merito all’eventuale proroga delle suddette, si sta facendo una riflessione per verificare se, in esse, vi sono quei profili e professionalità che servono. Noi non vogliamo assumere tanto per assumere ma assumere nei settori strategici, rispettando le leggi. Quindi, professionalità, competenza, rispetto delle graduatorie se vi sono i presupposti e se i soggetti nelle graduatorie risultano avere quelle professionalità di cui c’è necessità”.

Una risposta, quella della Bongiorno, che non ha soddisfatto l’On. Rizzetto che ha voluto replicare al Ministro sottolineando che le eccellenze nella Pubblica Amministrazione ci sono già: basta solo assumerle.

Ci sono migliaia di persone che attendono soltanto di veder confermato un loro diritto così come i principali azionisti di questo attuale Esecutivo hanno votato in termini di proroga per 4 o 5 anni rispetto alla scorsa legislatura. Non dobbiamo andare alla ricerca di eccellenze che di fatto sono già state certificate dal concorso stesso perché per quanto mi riguarda è un atto doveroso nei confronti di migliaia di idonei preparati e ritenuti, quindi, validi dopo un lungo percorso ed un lungo iter concorsuale che sono state già ampiamente svantaggiati con il blocco del turn over. E’ questo il punto nodale della situazione. Non andiamo a cercare qualcosa con la Legge di Stabilità. Se è vero che ci saranno 450 mila nuove assunzioni, ebbene, di queste, ce ne sono già molte in pancia alla Pubblica Amministrazione che si chiamano vincitori ed idonei di concorso. Scorrete le graduatorie !”.

Una replica che non fa una piega e, nella quale, si evidenzia la necessità di dare corpo a quelle politiche assunzionali che la maggioranza ha posto alla base del Contratto di Governo. E questo vale anche per il comparto Giustizia dove le carenze sono tantissime e, giorno dopo giorno, diventano sempre più preoccupanti.

Registriamo, ancora una volta, gli ennesimi interventi di due dei massimi rappresentanti di Avvocatura e Magistratura, Andrea Mascherin, Presidente del Consiglio Nazionale Forense e Francesco Minisci, Presidente della Associazione Nazionale Magistrati, entrambi auditi, il 12 novembre, dalle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati riunite in occasione dell’esame del Ddl “anticorruzione”.

Senza grossi investimenti anche di lunga proiezione, non si risolverà nulla, riformando i codici di procedura civile e penale non si risolverà nulla. Bisogna metterci i soldi, bisogna che l’organico dei magistrati sia completo, che l’organico del personale amministrativo sia completo, che gli uffici giudiziari non crollino, che ci sia almeno la carta per le stampanti. Dobbiamo investire, una volta investito nell’organico allora potremo pretendere anche una maggiore efficienza da parte di tutti gli operatori del diritto”. Così Andrea Mascherin, Presidente del Consiglio Nazionale Forense.

Minisci, dal canto suo, dopo avere ricordato che l’interruzione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado è, da sempre, un cavallo di battaglia dell’Anm, ha sottolineato che essa rappresenta: “(…) solo la tessera di un puzzle più ampio, da inserire in un disegno più ampio e articolato, perché altrimenti rischia di diventare inefficace, (…) se non sarà accompagnata da interventi finalizzati ad accelerare lo svolgimento dei processi”. Il Presidente dell’Anm ha, quindi, individuato nella rivisitazione del sistema delle notifiche con l’implementazione del ricorso allo strumento della posta elettronica, nell’abolizione del divieto della reformatio in peius, nel potenziamento dei riti alternativi, nella reintroduzione dell’appello incidentale da parte del pubblico ministero, le principali riforme da attuare. Quindi, ha aggiunto: “(…) riteniamo che occorre ripensare alla redistribuzione delle piante organiche dei magistrati verificando quali siano gli uffici con più sofferenze e lì intervenire, e procedere alla copertura dei rilevanti vuoti di organico del personale amministrativo, che diventeranno ancora più gravi dopo l’introduzione della quota 100 in materia di pensioni”.

Ora la palla passa all’Esecutivo.

ASSUNZIONI ASSISTENTI GIUDIZIARI, IL MINISTRO BONAFEDE: “SI, FACCIO LO SCORRIMENTO TOTALE DELLA GRADUATORIA”

Mentre il disegno di Legge di Bilancio ha iniziato il suo iter parlamentare con le prime audizioni presso la Commissione Bilancio della Camera, tra le quali quella del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, in questi giorni, sulla questione Giustizia, si sono susseguiti interventi e dichiarazioni di membri del Governo, esponenti dell’opposizione parlamentare, autorevoli magistrati ed avvocati.

Il dibattito è stato innescato dalla presentazione di un emendamento al disegno di legge “Spazza-corrotti” con cui il Ministro Bonafede intendeva bloccare il decorso della prescrizione, dopo che fosse intervenuta la sentenza di primo grado.

L’emendamento è stato ritirato a seguito di un accordo tra le forze politiche della maggioranza di Governo, Movimento 5 Stelle e Lega, che si sono impegnate a varare una riforma organica del processo penale. In questo contesto si inserisce perfettamente il tema del potenziamento degli organici di personale amministrativo degli uffici giudiziari poiché è del tutto evidente che se al blocco della prescrizione non si abbinasse un’ampia politica assunzionale di magistrati e assistenti giudiziari, il rischio di una Giustizia paralizzata sarebbe altissimo.

L’Esecutivo rivendica il merito di avere, con il disegno di legge di bilancio, invertito il trend negativo in termini di risorse, investendo 500 milioni di euro nella Giustizia come ha sottolineato il sottosegretario Jacopo Morrone che al Tg2, ha dichiarato: investire negli assistenti giudiziari, nel personale di cancelleria, nei giudici, nella magistratura onoraria significa che è cambiata la filosofia”. Parole che trovano riscontro in quelle dell’On. Francesca Businarolo (M5S), componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati che a Radio Radicale ha dichiarato che, grazie alle risorse stanziate dal Governo, “…(…)…assumeremo oltre 8.000 unità di personale amministrativo e 609 magistrati”.

Dall’opposizione, invece, si è levata la voce di Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), vice-presidente della Camera il quale a Coffee Break, su la7, ha dichiarato che “è indispensabile mettere mano al sistema Giustizia in Italia, dobbiamo garantire che i processi vengano fatti il più velocemente possibile (…). Bisogna ricordare che c’è un deficit, dal punto di vista della pianta organica che non riguarda soltanto i giudici, ma riguarda anche i cancellieri. Ci sono dei concorsi che sono stati espletati. Mi auguro che da parte di questo Governo vengano fatte scorrere le graduatorie, in modo che si possa immettere nuovo personale”.

Le dichiarazioni più autorevoli, però, sono arrivate direttamente dal Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che al Forum Nazionale Conflavoro svoltosi a Lucca lo scorso 9 novembre, intervistato da Luca Telese, ha voluto mettere le cose in chiaro su prescrizione e riforma della giustizia in generale. Il Guardasigilli ha sottolineato che già nel contratto di governo il tema della prescrizione è strettamente ancorato a quello degli investimenti.

Pensate che, ogni anno, sono circa 130 mila i processi che vanno in prescrizione. Quest’ultima è collegata agli investimenti che faremo nella Giustizia, in modo tale da avere un processo con le spalle più larghe, con più magistrati, più cancellieri e, a quel punto, poter far entrare in vigore la prescrizione. Nella manovra, per la giustizia, sono stati stanziati 500 milioni di euro per assumere un numero di cancellieri e magistrati che in Italia non si è mai visto prima. Per questo Governo la Giustizia è una priorità”.

Parole che Bonafede aveva ribadito in mattinata ospite di “Circo Massimo” su Radio Capital. Riguardo alla volontà del Governo di velocizzare la macchina della Giustizia mediante l’assunzione di magistrati e cancellieri, al giornalista Jean Paul Bellotto che gli chiedeva quante sarebbero state assunte e con quali tempi, il Guardasigilli ha così risposto: “Io non posso parlare di dettagli perché chiaramente la legge è nel percorso parlamentare però posso dire che la somma stanziata è di 500 milioni di euro che prevede assunzioni immediate, alcune proprio agli inizi del 2019. Per quanto riguarda il personale amministrativo si parla di alcune migliaia. Alcune sono già in graduatoria, lo dico a tutti coloro che mi scrivono in continuazione su Facebook se ho intenzione di scorrere la graduatoria. Si, faccio uno scorrimento totale della graduatoria ed oltre al personale amministrativo ci sarà anche un ampliamento di organico per 600 magistrati”.

Queste dichiarazioni, sono state confermate con forza ai microfoni di “Zapping” in onda su Radio 1. Al conduttore Giancarlo Loquenzi che gli chiesto: “lo sa che quando ho annunciato la sua presenza a Zapping, sono stato inondato di tweet degli assistenti giudiziari idonei…?”, il Guardasigilli ha risposto:“ Si lo so che chiedono lo scorrimento totale della graduatoria… Ho già detto che le assunzioni del personale ci saranno, ne prevediamo con la manovra 3.000 oltre che, chiaramente, a quelli che staranno nel turn over in sostituzione di quelli che andranno via, poi ce ne saranno 3.000 in più e, come ho già detto, intendo fare lo scorrimento totale della graduatoria. Allo stato attuale, manovra ancora da approvare, scritta già nero su bianco, questa è l’intenzione del mio Ministero”.

Risposte chiare e rassicuranti che sono arrivate a qualche giorno di distanza dalle dichiarazioni del Presidente dell’Anm, Francesco Minisci che, ospite nello studio di “Agorà” su Rai 3, ha fatto il punto sulla riforma della prescrizione.

Il tema è questo: se noi pensiamo di sospendere la prescrizione dopo la sentenza di primo grado va bene, può essere utile ma se facciamo solo questo rischiamo di fare più danni di quelli che vogliamo risolvere. Dobbiamo cercare di capire perché i reati si prescrivono. Presso la Corte d’Appello di Roma, la più grande d’Italia, si prescrive il 40% dei reati. Ciò significa che il 40% del nostro lavoro è inutile”.

Incalzato da Serena Bortone, Minisci prosegue nella sua disamina. “Il vero problema del sistema giudiziario penale sono le lungaggini dei processi. I processi durano troppo. Occorre, ad esempio, una riforma delle notifiche, un altro problema è quello del personale amministrativo. Mancano 9.000 unità. Significa che se il giudice emette una sentenza e poi non c’è il personale che trasmette gli atti in Corte d’Appello, il lavoro fatto diventa inutile. Le dico solo questo: è stato fatto un concorso poco più di un anno fa, sono pronti 1.860 giovani che lo hanno superato però non vengono chiamati. Perché quella graduatoria non viene fatta scalare ?”.

Saggia domanda. A dare manforte al Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ci aveva pensato già Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, che in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”, aveva evidenziato che le lungaggini processuali sono causate dalla totale mancanza di investimenti.

La causa prima è nei vuoti di organico, di magistrati e di personale amministrativo, edilizia giudiziaria inadeguata, carenza di strumenti informatici. Manca di tutto, persino la carta per le fotocopie. Prima di toccare la prescrizione, quindi, ci vogliono investimenti e la verifica degli effetti”.

Endorsement di tutto rispetto, in quelli che sono giorni decisivi per la Legge di Bilancio ma sentire, per due volte di seguito, il Ministro della Giustizia parlare di scorrimento totale della graduatoria, sembra davvero di buon auspicio.

LA LEGGE DI BILANCIO ARRIVA IN PARLAMENTO. IL GOVERNO SCOPRE LE SUE CARTE SULLE ASSUNZIONI PER IL COMPARTO GIUSTIZIA

Il 31 ottobre, l’Esecutivo, dopo avere avuto il via libera del Presidente della Repubblica e la bollinatura della Ragioneria Generale dello Stato, ha presentato il tanto atteso provvedimento al Parlamento che se ne occuperà da qui fino alla fine dell’anno quando la Legge di Bilancio 2019 vedrà la luce.

L’attenzione del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari si è immediatamente focalizzata sull’articolo 28 del DdL, relativo alle “Assunzioni nella Pubblica Amministrazione” e, più precisamente, sul 4° comma, dove si evidenzia che “Al fine di potenziare il funzionamento degli uffici giudiziari e di garantirne la piena funzionalità (…) il Ministero della Giustizia è autorizzato, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali, ad assumere, nell’ambito della attuale dotazione organica, per il triennio 2019-2021, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, un contingente massimo di 3.000 unità di personale amministrativo non dirigenziale, così ripartito: a) 903 unità di Area II per l’anno 2019, 1.000 unità di Area III per l’anno 2020 e 1.000 unità di Area II per l’anno 2021. Il predetto personale è reclutato con le modalità di cui all’art. 1, commi 2-bis, 2-ter e 2-septies del decreto-legge 30 giugno 2016, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 agosto 2016, n. 161; b) 81 unità di Area III e 16 di Area II, per l’anno 2019, per l’esigenza del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, destinato ai ruoli di funzionario contabile, funzionario dell’organizzazione, funzionario amministrativo e tecnico nonché di contabile. Agli oneri derivanti dalle assunzioni di cui al presente comma, per l’importo di euro 30.249.571 per l’anno 2019, di euro 78.363.085 per l’anno 2020 e di euro 114.154.525 a decorrere dall’anno 2021, si provvede a valere sulle risorse del fondo di cui all’articolo 1, comma 365, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, lettera b), come rifinanziato ai sensi del comma 1 del presente articolo. Per lo svolgimento delle procedure concorsuali necessarie all’attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di euro 2.000.000 per l’anno 2019”.

Da una prima analisi del testo, si possono fare le seguenti considerazioni.

Il numero delle assunzioni relativo a 903 unità, consentirebbe di dimezzare, al netto di rinunce e dimissioni, la graduatoria vigente. Tuttavia, il fatto che il DdL si riferisca, in modo generico, all’Area II che racchiude diversi profili professionali, lascia dei dubbi che le risorse siano per intero destinate all’assunzione di assistenti giudiziari. Dubbi che sono, in parte, dissipati dal seguente calcolo. Se si divide la cifra stanziata nel 2019 in Area II circa 30.249.571 euro, per il costo unitario dell’assistente giudiziario, circa 33.000 euro, si ottiene il numero di 916. Ora, se si considerano anche le 16 unità di Area II, destinate al Dipartimento per la Giustizia Minorile, il numero di 916 si discosta di appena 3 unità rispetto alle 919 (903+16) assunzioni previste in Area II, per il 2019. Per il 2020, invece, non sono previste assunzioni in Area II ma risultano posticipate al 2021.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari è da tempo in contatto con interlocutori politico-istituzionali per avere chiarimenti sui numeri della prossima manovra e perché vengano presentati, in sede di esame parlamentare del disegno di Legge di Bilancio, emendamenti migliorativi del testo che prevedano uno scorrimento più corposo della graduatoria. Inoltre, viene tenuto sotto osservazione l’iter parlamentare del DdL Concretezza il quale, prevedendo a partire dal 2019 assunzioni a tempo indeterminato nel limite del 100% della spesa relativa al personale di ruolo uscito nell’anno precedente, dovrebbe consentire di assumere, a fronte di molti pensionamenti, un numero cospicuo di giovani.

In sostanza, il combinato disposto rappresentato dai DdL Bilancio e Concretezza potrebbe sortire il tanto agognato scorrimento totale della graduatoria.

Questo è ciò che il Ciag auspica e l’obiettivo per il quale si sta battendo, confortato dalle parole del Guardasigilli che, in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”, ha ribadito ancora una volta l’intenzione di fare assunzioni importanti nei tribunali e che soltanto investendo sui magistrati e sul personale amministrativo è possibile creare un “sistema giudiziario capace di reagire in tempi rapidi”.

I cittadini hanno bisogno che la giustizia dia loro risposte celeri e rispettando i tempi del giusto processo. Lo chiedono a gran voce e non sono gli unici. Gli stessi tribunali, che il Guardasigilli sta visitando “a sorpresa” dall’inizio del suo mandato, chiedono più personale. Per questo, ci sono 500 milioni pronti, stanziati nella manovra di bilancio, e destinati a finanziare nuove, importanti assunzioni.

Intanto, il Ministero della Giustizia si trova a dover fronteggiare un’altra situazione di emergenza, quella della città di Genova che dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi, ha bisogno di tornare più in fretta possibile alla normalità. E ha bisogno di ripartire anche attraverso il rafforzamento della macchina della giustizia. Per questo, via Arenula ha disposto, attraverso il Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Personale e dei Servizi, una procedura di interpello per distaccare temporaneamente 33 unità nel capoluogo ligure che, per far fronte alle eccezionali esigenze, saranno inserite in servizio al Tribunale di Genova e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova. I profili professionali interessati saranno quelli di funzionario giudiziario, cancelliere esperto, assistente giudiziario ed operatore giudiziario.

Dopo le dichiarazioni dei mesi scorsi, qualcosa comincia a muoversi. E le istituzioni giudiziarie e politiche continuano a sostenere la causa del Ciag. In un’intervista rilasciata al quotidiano “Avvenire”, il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, ha voluto ancora una volta sottolineare la necessità di investimenti importanti sugli organici della magistratura e del personale amministrativo come uno dei rimedi alle lungaggini dei processi. Sul fronte politico si registra, invece, la presa di posizione di Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia e Vicepresidente della Camera che, nel corso del programma televisivo de La7, Coffee Break, ha evidenziato la necessità di una riforma seria della giustizia ricordando che “c’è un deficit dal punto di vista della pianta organica che non riguarda soltanto i giudici ma anche i cancellieri. Ci sono, peraltro, dei concorsi che sono stati espletati e mi auguro che vengano fatte da parte di questo Governo scorrere graduatorie in modo tale che si possa immettere nuovo personale giovane nei tribunali”.

Tutti d’accordo, dunque, che una giustizia più efficiente è nell’interesse di tutti. Occorre soltanto che ai buoni propositi seguano i fatti.

In questo caso la soluzione è davvero a portata di mano.

LEGGE DI BILANCIO 2019, ECCO LA PRIMA BOZZA MA L’ ATTESA È TUTTA PER IL TESTO DEFINITIVO

Il 20 ottobre, il Governo avrebbe dovuto presentare il disegno di legge di bilancio in Parlamento, ma ciò ancora non è avvenuto.

In compenso, circola una bozza ufficiosa del testo che, al capo 1 del Titolo Terzo denominato: “Misure per il lavoro, il contrasto alla povertà, l’accesso alla pensione”, contiene un articolo relativo alle assunzioni di magistrati e di personale amministrativo nella Giustizia che, al 4° comma, così recita: “(…) Al fine di favorire la piena funzionalità degli uffici giudiziari, ed in particolare per far fronte alle esigenze connesse alla necessità di assicurare la piena attuazione del trasferimento al Ministero della giustizia delle spese obbligatorie per il funzionamento degli uffici giudiziari, il Ministero della giustizia è autorizzato, con le modalità di cui all’articolo 1, commi 2-bis, 2-ter e 2-septies, del decreto legge 30 giugno 2016, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 agosto 2016, n. 161, ad assumere, nell’ambito dell’attuale dotazione organica, per il triennio 2019-2021, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, un contingente massimo di 2.000 unità di personale amministrativo non dirigenziale, di cui 1.000 unità Area III-F1 e 1.000 unità Area II-F2, da inquadrare nei ruoli dell’Amministrazione giudiziaria. L’assunzione di personale di cui al periodo precedente è autorizzata, con le medesime modalità, anche mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento a norma dell’articolo 35, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Agli oneri derivanti dalle assunzioni di cui al presente comma, per l’importo di euro 29.826.200 per il 2019 e di euro 77.855.040 a decorrere dall’anno 2020, si provvede a valere sulle risorse del fondo di cui all’articolo 1, comma 365, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, lettera b), come rifinanziato ai sensi del comma 1 del presente articolo”.

È opportuno sottolineare, ancora una volta, che si tratta di una bozza ma, va detto, che si sta lavorando per avere più margine possibile. Dunque, prima di trarre le opportune conclusioni, bisognerà attendere il testo ufficiale e definitivo.

Intanto, sempre con beneficio del dubbio, si può provare ad interpretare quanto riportato nella bozza. Per capire se il numero di 1.000 assunzioni sia una cifra congrua rispetto alle effettive esigenze del comparto Giustizia, in termini di personale amministrativo, sarà opportuno, in base ai dati a nostra disposizione, mettere in correlazione questa cifra con la dotazione organica per il profilo di assistente giudiziario che l’art. 2 del D.M. del 14 febbraio del 2018 ha fissato a 11.084 unità.

All’indomani dello scorrimento dei 1.024, un documento ufficiale del Dipartimento dell’Organizzazione di Personale, a firma della Dott.ssa Barbara Fabbrini, quantificava le scoperture nel profilo di assistente giudiziario nell’ordine del 14,4% del totale, pari a 1.596 unità. Se si considera che, nel frattempo, si sono aggiunti 420 assunzioni e, a breve, se ne aggiungeranno altre 200, per un totale di 620 unità, pari al 5,6% della dotazione organica, si può affermare che, una volta terminata la procedura di assunzione dei 200, le scoperture ammonteranno all’8,8%, cioè a circa 976 unità, al netto di pensionamenti, rinunce e dimissioni.

La legge Madia di riforma della Pubblica Amministrazione ha sancito il superamento del concetto di dotazione organica e la sua sostituzione con il piano di fabbisogno del personale, che deve essere accompagnato dall’indicazione delle risorse finanziarie destinate alla sua attuazione, nei limiti della spesa per il personale in servizio e di quelle connesse alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente. Ora, lo scorso 31 agosto, il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha presentato a Giulia Bongiorno, il piano di fabbisogno del personale ma, ad oggi, non se ne conosce il contenuto. In ogni caso, anche avendo come punto di riferimento la dotazione organica, le carenze di personale nel profilo di assistenti giudiziari in termini di 976 unità, rappresenta un dato con una valenza transitoria perché non tiene conto, come detto, né dei pensionamenti, quantificabili nell’ordine delle 1920 unità nel triennio 2019-2021, né di rinunce e dimissioni che ammonterebbero, complessivamente, a 142.

La bozza, diffusa ad oggi dagli organi di stampa, presenta dei punti da chiarire. In primo luogo, le risorse stanziate per il 2019, circa 30 milioni di euro; appaiono una cifra largamente insufficiente per garantire, il prossimo anno, un significativo scorrimento della nostra graduatoria, tenuto conto, da un lato, che per l’assorbimento integrale servirebbero circa 60 milioni di euro e, dall’altro, che questa cifra riguarda non soltanto gli assistenti giudiziari (Area II-F2), ma anche i funzionari giudiziari (Area III-F1).

Inoltre, dal momento che all’Area II-F2 non appartengono soltanto gli assistenti giudiziari ma anche altre figure professionali come l’assistente linguistico e l’assistente informatico, si spera che tali specificazioni vengano riportate nel testo definitivo.

In conclusione, in attesa di conoscere il Piano di Fabbisogno del personale per il comparto giustizia, si può affermare che la cifra di 1.000 assunzioni previste in questa bozza di legge di bilancio, sarebbe soddisfacente soltanto nel momento in cui esse fossero finanziate per intero nell’anno 2019, ed a queste si aggiungessero le unità previste dallo sblocco del turnover secondo le modalità indicate dal Ddl concretezza. Insomma, in attesa del testo ufficiale, è necessario essere cauti.

Di certo c’è che il 25 ottobre scorso, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo proprio al Ddl Concretezza che, salvo novità dell’ultima ora, dovrebbe marciare collegato alle legge di Bilancio. Il provvedimento prevede una serie di interventi per migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione e, tra questi, anche lo sblocco del turn-over al 100%. Un decreto sul quale, la stessa Bongiorno punta molto per attuare quel ricambio generazionale da più parti invocato ma mai veramente iniziato.

Un tema che riguarda molto da vicino anche il comparto giustizia che da tempo patisce gravi carenze di personale negli uffici giudiziari. Ormai è questione di pochi giorni e, presto, sarà reso noto il testo ufficiale e definitivo della nuova legge di bilancio. A questo punto occorrerebbe ricordare che tutte le istituzioni giudiziarie, Csm, Cnf e Anm, da tempo, chiedono a gran voce l’assunzione di nuove risorse. Lo stesso Ministro Bonafede, in più sedi, ha garantito che quello degli investimenti per il rafforzamento delle politiche assunzionali rappresenta una priorità dell’attuale Esecutivo.

Voglio chiarire che ci sarà un investimento importantissimo sulle risorse della giustizia. Abbiamo bisogno di tribunali che nella quantità dei magistrati e del personale amministrativo possa far fronte ai cittadini che si rivolgono al sistema giustizia. Questa priorità è assolutamente nelle intenzioni del Governo. Non voglio darvi i numeri precisi perché non sono abituato a dare i numeri fino a quando quei numeri non saranno approvati, non scritti nero su bianco perché sono già scritti nero su bianco e sono numeri importanti”. Queste erano state le parole del Guardasigilli, al XXXIV Congresso Nazionale Forense, tenutosi a Catania dal 4 al 6 ottobre scorso.

Ora resta da capire a cosa corrisponda, in numeri, “l’investimento importantissimo” a cui più volte il Ministro della Giustizia ha fatto riferimento nel corso delle ultime settimane. Noi, ci aspettiamo numeri importantissimi.

21 OTTOBRE 2018, IL COMITATO IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI COMPIE UN ANNO. IL RADUNO DEL DIRETTIVO A NAPOLI

La vita è fatta di esperienze, scelte, stati d’animo ed emozioni che in un attimo possono mettere tutto in discussione. È ciò che succede quando si è intenti a fare altri progetti. In alcuni casi sono fatti che accadono e restano lì. In altri, si vivono esperienze che sparigliano le carte della vita e che mettono lungo il cammino di ognuno persone nuove che diventano alleate e compagne di un viaggio, di quelli che sono irripetibili perché, alla fine, non si torna come si è partiti ma si torna diversi. Sicuramente migliori.

La cosa più sorprendente è che tutto può nascere anche da fatti ordinari. Come un concorso per il profilo di assistenti giudiziari indetto nel 2016. Troppe carenze e vuoti di organico negli uffici giudiziari italiani. Le 308.385 domande presentate, diventano 79.322 persone che nel maggio del 2017 affollano i padiglioni della Fiera di Roma per la preselettiva. Numeri che, dopo scritti ed orali, cominciano ad assottigliarsi sempre di più fino ad arrivare ad un numero, unico e semplice, essenza di una graduatoria finale: 4915.

Da qui è partito tutto. E tanto. Prima ancora, il 21 ottobre di un anno fa, nasce il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari che ancora non conosce quel numero ma è pronto a lottare perché tutti coloro che faranno parte di quella graduatoria possano realizzare le loro legittime aspirazioni. Più di 2.000 iscritti, una strategia pianificata e febbrile che si snoda essenzialmente sui social e le varie delegazioni pronte ad incontrare rappresentanti delle istituzioni politiche, giudiziarie e sindacali. Il tutto in vista di un solo, unico obiettivo: lo scorrimento totale della graduatoria. Questo è il senso di quel numero.

Dietro i numeri, però, ci sono le persone. Le stesse che scrivono i post, che li commentano, che mettono i likes, quelle che twittano e ritwittano, quelle che pubblicano le relazioni degli incontri che occupano le intere giornate portando via tempo ad altro ma non importa perché c’è un interesse superiore da perseguire e, soprattutto, comune. E poi ci sono i messaggi su wapp che si intrecciano tra di loro come a tessere una tela che piano, piano prende forma. Succede che tutte queste persone, messaggio dopo messaggio, commento dopo commento, giorno dopo giorno diventano come di famiglia. E, infatti, come nelle migliori famiglie, si discute, ci si confronta e ci si chiarisce perché c’è condivisione di un obiettivo e unità di intenti.

Capita, poi, che i componenti del Direttivo del Ciag, decidono di incontrarsi perché il Comitato compie un anno ed è una ricorrenza che va festeggiata perché nell’ultimo anno è successo tanto, in maniera inaspettata. L’appuntamento è a Napoli, città che ci ha accolti a braccia aperte con il suo sole e la sua vitalità quasi a volerci rassicurare che andrà tutto bene. E, allora, #iosono4915, l’hashtag che meglio identifica il Ciag, diventa Maddalena, Viviana, Maria Chiara, Patrizia, Maria Elvira Clotilde, Valentina, Carmen, Paolo, Antonio, Lino, Armando, Cecilia, Peppe, Elisa, Alessia ed Eva. 

Si parlano, ridono, scherzano, scattano foto e selfies perché si conoscono da sempre, da prima che nascesse il Comitato; in fondo, hanno percorso lo stesso cammino e vissuto gli stessi stati d’animo. Sanno di avere molto in comune. Alla fine, vedersi diventa solo un dettaglio perché si è già condiviso molto. Napoli diventa l’occasione per stare insieme, conoscersi meglio e ragionare su quello che arriverà. Si comincia a fantasticare su questa o quella sede, perché magari in quella città c’è il mare, perché sarebbe l’ideale per rimanere il più vicino possibile ai propri cari oppure perché si vuole cambiare radicalmente vita ripartendo da zero e poter fare tutto ciò a cui si è dovuto rinunciare per tanto tempo.

Pensieri in libertà ma anche voglia di riscatto, di una progettualità che ora non c’è. Il Ciag è anche espressione di una generazione di persone preparate e qualificate che per troppi anni questo Paese ha relegato ai margini del mondo del lavoro. Sarebbe proprio il caso di iniziare a cambiare rotta partendo da chi ha capacità e competenze. Ad un anno dalla sua costituzione, il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari attende che tutti gli sforzi profusi fino ad oggi diventino un solo, unico atto concreto. E si tenta di immaginare anche quello. Un decreto unico sarebbe il massimo, veloce e d’impatto, magari un bel turn-over, forse metà e metà ma, in fin dei conti, anche la cosiddetta “quota 100” potrebbe essere un modo per esaurire la graduatoria.

Come sempre, dopo ogni incontro, arriva il momento dei saluti. Il tempo è trascorso in fretta ma quando si sta insieme agli amici funziona così. Si vorrebbe parlare ancora di tante altre cose ma c’è un treno oppure un aereo da prendere. Sarà per la prossima volta perché sicuramente ci sarà una nuova occasione. Nel salutare c’è quel magone che contrae la gola e non permette di dire altro. C’è qualche occhio lucido ma questo è ciò che accade quando si provano le stesse emozioni, quelle grandi, quelle belle che riempiono il cuore e danno la forza per andare avanti.

Al di là di ogni decreto o legge di bilancio, il Ciag resterà per sempre nelle vite di chi ne fa parte. L’art. 6 del suo statuto recita che: “Il Comitato si estinguerà automaticamente con il raggiungimento dello scopo per il quale è costituito”. Ovvero lo scorrimento integrale della nostra graduatoria. A quel punto i 4915 saranno tutti assistenti giudiziari fatti e finiti. Il Comitato non ci sarà più ma resterà la certezza di aver vissuto un’esperienza umana irripetibile di quelle che ti cambiano la prospettiva. Resteranno le persone che hanno condiviso un’avventura fuori dal comune e che continueranno a camminare insieme unite come le dita di una mano.

ASSUNZIONI ASSISTENTI GIUDIZIARI, QUOTA 100 E DDL CONCRETEZZA PER LO SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA

Una delle sfide della prossima manovra economica riguarderà le pensioni. Nel contratto di governo viene evidenziata, infatti, la necessità di provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla Legge Fornero mediante lo stanziamento di risorse finanziarie per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro di quelle categorie, ad oggi, escluse. L’Esecutivo si dice pronto ad approvare un nuovo canale di pensionamento, oltre a quelli già previsti dalle leggi attuali. Si tratta di “quota 100”.

In sostanza, tutti quei lavoratori che, nel 2019 raggiungeranno i 62 anni e 38 anni di contributi, potranno accedere alla pensione. Si stima che, mediante il “quota 100”, potranno andare in pensione circa 380mila lavoratori di cui 150mila nel pubblico impiego. Quindi, almeno per la pubblica amministrazione, il rapporto dovrebbe essere di uno ad uno. Per un lavoratore che esce dal mercato del lavoro, ce n’è uno pronto ad entrare.

Il Ddl “Concretezza, voluto fortemente dal Ministro Bongiorno e approvato in via preliminare dal Governo, contiene misure tese a favorire l’efficienza delle pubbliche amministrazioni, a garantire assunzioni mirate in modo da favorire un ricambio generazionale in tempi rapidi ed al miglioramento immediato dell’organizzazione amministrativa. Il cambiamento della pubblica amministrazione costituirà, pertanto, il presupposto per ulteriori azioni di governo. Una riforma ambiziosa, dunque, che punta ad attuare una vera e propria staffetta generazionale.

Negli ultimi 15 anni è stato effettuato un risanamento dei conti pubblici soprattutto con il taglio della spesa pubblica corrente anche con riferimento alle assunzioni. Il risultato è stato il blocco pressoché totale del turn-over e zero risorse in entrata. Si può immaginare la migliore riforma ma se manca il personale pronto ad attuarla, la stessa è destinata a fallire e a rimanere solo sulla carta.

Il “quota 100” annunciato da contratto di governo e Def da una parte ed il Ddl “Concretezza” dall’altra, sono i canali attraverso cui avviare quel ricambio generazionale, più volte annunciato, che consentirebbe alla pubblica amministrazione di fare un notevole salto di qualità. Sarà necessario indire nuovi concorsi e, soprattutto, procedere allo scorrimento della graduatorie già in essere ed ancora valide.

Il “quota 100” ed il Ddl “Concretezza”, poi, si sposano bene con la riforma che riguarderà il comparto giustizia. Da troppo tempo il sistema giudiziario italiano è costretto ad affrontare gravi e numerose criticità, alcune facilmente risolvibili attraverso interventi snelli e di rapida realizzazione mentre altre necessitano di interventi di sistema e di risorse. Diventa, pertanto, una priorità coprire i vuoti di organico nelle cancellerie degli uffici giudiziari. Lo chiedono a gran voce l’Associazione Nazionale Magistrati, il Consiglio Nazionale Forense ed anche il Consiglio Superiore della Magistratura e dello stesso parere è anche il Guardasigilli, Alfonso Bonafede.

Quello della giustizia è un asset di fondamentale importanza, un biglietto da visita con il quale il nostro Paese si presenta ai suoi cittadini e soprattutto a quelle imprese che intendono investire in Italia o dall’estero e che hanno bisogno di sapere quanto deve durare un processo o quanto tempo occorre attendere prima di recuperare un credito.

Negli ultimi anni è stato gradualmente eroso il consistente arretrato dei procedimenti civili pendenti e, per quanto riguarda la giustizia civile, nel 2017 è proseguito il trend positivo della diminuzione dei procedimenti civili pendenti.

Tuttavia, i tempi necessari per risolvere soprattutto le cause civili rimangono tra i più elevati dell’UE, in tutte le fasi del processo. Di qui la necessità di programmare interventi normativi idonei a garantire una più celere definizione delle controversie e una più significativa riduzione delle pendenze.

Tale esigenza è correlata alla necessità di garantire il rispetto del canone costituzionale della durata ragionevole del processo, come previsto dalla Costituzione e della Convenzione Europea per i diritti dell’uomo. L’obiettivo di garantire la ragionevole durata del processo deve essere supportato da un adeguato investimento in risorse umane e materiali.

Il Documento di Economia e Finanza rende noto che il Governo metterà in campo molteplici azioni, sia in campo penale sia civile, accompagnate da investimenti strutturali per far fronte alle carenze di organico per magistrati e personale amministrativo. Una priorità presente anche nel contratto di governo. Una giustizia rapida efficiente è necessaria e fondamentale. L’efficienza della pubblica amministrazione è anche l’efficienza della giustizia.

Diventa indispensabile ed improcrastinabile lo scorrimento della graduatoria per il profilo professionale di assistente giudiziario. Restano ancora 1860 da assumere a fronte di circa 2845 giovani già entrati in servizio tra gennaio ed aprile di quest’anno mentre altri 200 sono ancora in attesa del decreto di assunzione. Viste le carenze non sarebbero neanche sufficienti ma la loro assunzione rappresenterebbe un passo importante per il miglioramento del comparto giustizia e per la pubblica amministrazione tutta.

Da un Governo del cambiamento è il minimo che ci si possa aspettare.

ASSISTENTI GIUDIZIARI, PRESENTATE DUE INTERROGAZIONI PER LO SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA. FERRARESI E MORRONE: “OBIETTIVO PRIORITARIO DEL MINISTERO”

Sono questi i giorni che precedono la presentazione del Ddl di Bilancio con cui il Governo scoprirà le sue carte e, quindi, si capirà se saranno stanziate le risorse necessarie allo scorrimento totale della nostra graduatoria.

Le premesse perché si realizzino le speranze di 1860 persone che attendono notizie certe sul proprio futuro lavorativo sembrano esserci, almeno stando alle dichiarazioni rese dai due Sottosegretari alla Giustizia, Vittorio Ferraresi e Jacopo Morrone.

L’11 ottobre scorso, Ferraresi ha risposto, in occasione del question time presso la Commissione Giustizia della Camera, a due interrogazioni presentate, la prima, da Ciro Maschio e Maria Carolina Varchi di Fratelli d’Italia e, la seconda, da Federico Conte di Liberi e Uguali.

L’On. Ciro Maschio, facendo riferimento al fatto che nella Nota di Aggiornamento al Def il Governo si è impegnato ad investire sul personale della Giustizia, ha ricordato che il profilo dell’assistente giudiziario è una figura fondamentale per il corretto funzionamento degli uffici giudiziari e per l‘assistenza ai magistrati sia nei tribunali che negli uffici della Procura della Repubblica”. Ha chiesto, quindi, se via Arenula “intenda adottare iniziative per consentire lo scorrimento dell’intera graduatoria, permettendo non solo al dipartimento di organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi ma a tutti i dipartimenti del Ministero della Giustizia di farvi ricorso per colmare gli attuali vuoti di organico che si registrano anche nel dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e nel dipartimento per la giustizia minorile e di comunità”.

Nella sua risposta, Ferraresi ha evidenziato che: “La volontà del Ministero di consentire lo scorrimento ulteriore della graduatoria procedendo all’assunzione quantomeno di parte dei successivi concorrenti giudicati idonei all’esito delle prove concorsuali, rimane confermata e ribadisco, rimane confermata e ribadisco ancora, rimane confermata”. Sulla necessità di ribadire, per 3 volte, lo stesso concetto crediamo abbia influito la legittima attività di pressione che il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari sta conducendo nei confronti del Governo, con l’obiettivo di avere risposte chiare.

Successivamente, ha esaminato i vari aspetti della politica assunzionale che il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, intende portare avanti, partendo dal presupposto che l’obiettivo prioritario del Ministero volto alla riorganizzazione del sistema giustizia non può che partire, infatti, dall’organizzazione interna attraverso l’auspicata copertura pressoché integrale delle dotazioni organiche del settore, ponendo l’accento sulla valorizzazione delle politiche del personale e del ruolo delle risorse umane”.

In merito al perseguimento di questo traguardo, il Sottosegretario ha fatto riferimento alla richiesta da parte del Ministero della Giustizia di ulteriori risorse per l’assunzione, già predisposta dal precedente Esecutivo, delle 200 unità per le quali, ormai da mesi, si attende il via libera del Ministero della Pubblica Amministrazione. Quindi, ha annunciato che via Arenula sta seguendo e monitorando l’iter legislativo di un “pacchetto normativo”, volto ad accedere a circa 7.000 assunzioni nella pubblica amministrazione. Ferraresi ha evidenziato la possibilità di inserire nel cosiddetto “Decreto Genova”, emanato dal Governo per far fronte alla situazione di emergenza determinatasi in seguito al crollo del ponte Morandi, emendamenti che prevedano assunzioni straordinarie per il biennio 2018-2019 di un contingente massimo di 180 unità di personale amministrativo non dirigenziale attingendo alle graduatorie vigenti ovvero espletando nuove procedure concorsuali.

Nella sua risposta all’interrogazione posta dall’On. Maschio, Ferraresi ha annunciato che “è stato proposto l’inserimento, nel testo della legge di bilancio in procinto di essere presentato in Parlamento, di un programma di assunzioni di 2.000 unità di personale amministrativo giudiziario nel triennio 2019-2021 e ha confermato che, per ovviare alle carenze di organico dei vari Dipartimenti del Ministero, sarà possibile attingere anche alla nostra graduatoria. Ha concluso, poi, il suo intervento ribadendo che “Il Ministero è, quindi, presente ed accorto alla valorizzazione del personale, alla sua riqualificazione ed alla creazione di nuovi percorsi assunzionali”

È stata, poi la volta della seconda interrogazione presentata dall’On. Federico Conte di Leu, che ha chiesto a Ferraresi come intenda attivarsi rispetto al tema dello scorrimento della graduatoria del concorso per assistente giudiziario e rispetto a quello più complessivo dei lavoratori precari della giustizia che, da diversi anni, tengono in piedi l’organizzazione e nutrono preoccupazione per il loro futuro”.

Il Sottosegretario ha ribadito ancora una volta che la graduale assunzione di un cospicuo numero di concorrenti ritenuti idonei al concorso per assistenti giudiziari è considerata una priorità del Ministero nella direzione della copertura dei posti vacanti del settore, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili e con quelle da reperire in ordine all’ampliamento delle assunzioni come di recente programmato”. Si è, poi, ulteriormente sbottonato affermando che “se abbiamo bisogno di 2000 più 5000, è chiaro che i 1800 rientrano abbondantemente dentro”, laddove per 1800 intendeva evidentemente gli idonei restanti.

Non soddisfatto della risposta ricevuta da Ferraresi, Conte ha incalzato il Sottosegretario chiedendo a muso duro: “Avete a disposizione una graduatoria già formata a seguito di una selezione pubblica. Lo scorrimento integrale di questa graduatoria, con la legge di Stabilità, lo proporrete? Sì o no?”. Ferraresi ha pronunciato un sonoro: “Si”.

Le sue dichiarazioni fanno il paio con quelle rese appena due giorni prima, il 9 ottobre, dall’altro Sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone che, rispondendo nell’aula di Montecitorio ad una interrogazione a firma di Pierantonio Zanettin di Forza Italia, concernente le carenze di personale amministrativo nel distretto della Corte d’Appello di Venezia, ha affermato “che uno degli obiettivi cardine di questo Ministero sarà quello di rendere l’amministrazione della giustizia un servizio efficiente e capace di produrre decisioni in tempi congrui e ragionevoli, così da non trasformare lo svolgimento del processo in una pena senza fine o in una richiesta di giustizia costantemente denegata. In tale direzione, un’attenzione particolare sarà riservata alle politiche del personale che dovranno tendere al completamento delle piante organiche del personale dell’amministrazione giudiziaria e di magistratura, tramite lo scorrimento delle graduatorie e nuovi concorsi di carattere straordinario, anche in aggiunta alle facoltà assunzionali previste”.

Come sempre, dopo parole franche e rassicuranti, si attendono fatti concreti. E la prossima settimana potrebbe essere quella giusta.