ASSISTENTI GIUDIZIARI, GLI IDONEI IN AUDIZIONE DINANZI ALLE COMMISSIONI AFFARI COSTITUZIONALI E BILANCIO DELLA CAMERA

Il 16 gennaio scorso gli idonei assistenti giudiziari, rappresentati da Emanuela Coronica e Cinzia Rubino, hanno riferito in audizione, dinanzi alle Commissioni Riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera, sulla grave situazione in cui versa il nostro sistema giudiziario. Al centro dell’audizione, gli emendamenti presentati da tutte le forze politiche che riguardano l’estensione della vigenza della graduatoria, determinatasi a seguito del concorso ad 800 posti a tempo indeterminato per il profilo di assistente giudiziario e indetto dal Ministero della Giustizia nel novembre 2016.

La suddetta graduatoria, approvata il 14 novembre 2017, come tutte quelle approvate nello stesso anno, con l’entrata in vigore della legge di bilancio per il 2020, si è vista ridurre la sua validità di ben sei mesi. Un provvedimento iniquo e illegittimo che incide retroattivamente sull’efficacia della stessa graduatoria e di tutte quelle del 2017.

Qualora la sua vigenza venga estesa, resta di vitale importanza garantire il suo scorrimento in tempi rapidi. La graduatoria è composta da 4.915 persone, 3.386 delle quali già entrate in servizio tra gennaio 2018 e luglio 2019. Il prossimo 3 febbraio sarà la volta di 489 idonei, il cui scorrimento è stato annunciato l’11 dicembre scorso dal Guardasigilli Bonafede nel corso di un question time alla Camera. Restano 838 persone che, tra rinunce, dimissioni e mancate prese di servizio, saranno anche meno.

A questo proposito le forze politiche hanno presentato un emendamento riguardante gli “interventi inerenti le gravi carenze di personale amministrativo negli uffici giudiziari” econ cui si chiede di effettuare, “anche in soprannumero, le assunzioni ordinarie relative al profilo di assistente giudiziario” ed illustrato in audizione.

Pertanto, il ripristino della vigenza delle graduatorie approvate nel 2017, in particolare di quella degli idonei assistenti giudiziari, è fondamentale per porre rimedio a una misura iniqua, ma lo è ancora di più per garantire quel ricambio generazionale di cui l’intero sistema giustizia e tutta la pubblica amministrazione avvertono sempre più l’urgenza da troppo tempo.

PUBBLICATA LA RELAZIONE TECNICA PER LA RIDEFINIZIONE DELLE PIANTE ORGANICHE DEI MAGISTRATI, MA SERVE VELOCIZZARE LE ASSUNZIONI DEL PERSONALE

Sono 117 i magistrati che ricopriranno incarichi nelle corti d’appello e nelle procure generali. È quanto emerge dalla relazione tecnica sul progetto di determinazione delle piante organiche del personale di magistratura di merito. La proposta del Ministero, ora al vaglio del Csm, prevede l’assegnazione di 402 nuovi magistrati a tribunali ordinari, corti d’appello, tribunali per i minorenni e sorveglianza, senza tenere conto dei 54 posti di magistrato distrettuale.

Il rafforzamento del numero di magistrati è stato disposto con la legge di bilancio 2019 che ha stabilito l’aumento del ruolo organico del personale della magistratura ordinaria di 600 unità e che prevede la contestuale autorizzazione di spesa nel triennio che consentirà di assicurare la copertura integrale delle risorse aggiuntive. Di queste 600 unità, 70 sono state già assegnate alla Corte di Cassazione e alla relativa Procura Generale, con il decreto firmato dal Ministro Bonafede lo scorso 17 aprile.

Il potenziamento delle piante organiche degli uffici di legittimità consentirà di dare ulteriore sostegno allo sforzo di adeguamento organizzativo e tecnologico già avviato dalla Corte di Cassazione e dalla Procura Generale al fine di fronteggiare l’incremento dei carichi di lavoro rilevato negli ultimi anni.

Le determinazioni assunte rappresentano la prosecuzione del lavoro svolto in occasione della rideterminazione delle piante organiche degli uffici di primo e secondo grado, realizzata con i decreti ministeriali del 1° dicembre 2016 e del 2 agosto 2017 con l’obiettivo di migliorare i tempi di risposta alla domanda di giustizia.

La rimodulazione delle piante organiche della magistratura è una delle misure di cui il nostro sistema giudiziario necessita per migliorare la sua efficienza in considerazione dei tempi di definizione dei processi e della difficoltà affrontate dagli uffici giudiziari per smaltire l’arretrato delle cause pendenti.

I dati forniti dalla relazione tecnica presentata dal Ministero della Giustizia sono eloquenti. In base al disposition time, l’indicatore che fornisce una stima prospettica della durata media dei procedimenti e calcolato come rapporto tra il numero di procedimenti pendenti al 31 dicembre 2018 e la media dei procedimenti definiti nel triennio 2016/2018, viene evidenziato che nel 2018 la durata media dei procedimenti civili è stata di 702 giorni in corte d’appello, con una riduzione del 21% rispetto al 2014 e di 369 giorni nei tribunali ordinari, il 9% in meno rispetto al 2014.

Anche in ambito penale si è avuta negli ultimi anni una riduzione delle pendenze, sebbene di entità più lieve rispetto a quella registrata nel civile.

La durata dei procedimenti penali espressa dal disposition time, calcolato rapportando il numero dei procedimenti pendenti al 31 dicembre 2018 alla media dei procedimenti definiti nel triennio 2016/2018, risulta pari a 889 giorni nelle corti di appello e a 367 giorni nei tribunali. Rispetto al 2014, nelle corti di appello è stata registrata una riduzione del 6% mentre i tribunali hanno fatto registrare un lieve aumento dell’1%.

In tal senso, la distribuzione delle 402 unità di magistrati ordinari, in attuazione di quanto previsto dal comma 375 dell’art.1 della legge di bilancio 2019, opera un importante rafforzamento della dotazione organica del personale della magistratura con un aumento effettivo delle piante organiche degli uffici giudiziari italiani, con particolare attenzione al contenimento delle tempistiche di definizione dei procedimenti.

Fra i distretti che beneficeranno di un numero consistente di risorse aggiuntive ci sono quelli di Roma con 50 magistrati e Milano con 35. Seguono il distretto di Bologna con 33 magistrati, Napoli con 31 e Firenze con 26. Dalla relazione tecnica elaborata dal Ministero emerge che la giustizia italiana sta nettamente migliorando.

In ambito civile, tra il 2014 e il 2018, l’82% dei tribunali e il 90% delle corti d’appello hanno fatto registrare una riduzione delle pendenze mentre nel penale, nel 2018, il 61% dei tribunali aveva pendenze inferiori a quelle del 2014.

Nonostante ciò, le performance degli uffici giudiziari restano al di sotto delle medie europee e la realtà geografica italiana presenta rilevanti disomogeneità fra le varie sedi giudiziarie con un notevole divario fra nord e sud.

Significativi sono stati gli investimenti operati negli ultimi anni in tema di innovazione organizzativa e supporto di risorse con un importante piano assunzionale di personale amministrativo di 8.661 unità per i prossimi due anni, unitamente all’ulteriore potenziamento della digitalizzazione del processo civile e penale.

Nonostante tutti gli sforzi per migliorare la sua efficienza, la giustizia italiana arranca ancora vistosamente soprattutto per quanto concerne le carenze di personale amministrativo.

Il piano assunzionale sottoscritto dal Guardasigilli Bonafede va nella direzione di un rafforzamento degli uffici giudiziari italiani ma, alla luce degli oltre 20mila pensionamenti previsti nei prossimi tre anni, appare come una soluzione momentanea volta a tamponare le criticità attuali e che non risolve in modo definitivo il problema dei vuoti di organico.

Alla rideterminazione delle piante organiche del personale di magistratura di merito sarebbe opportuno affiancare la ridefinizione delle piante organiche anche del personale amministrativo senza il quale i magistrati non possono operare.

La giustizia “reale”, quella della quotidianità dei tribunali, delle corti d’appello e delle procure, appare ben diversa dalla giustizia descritta dai numeri di una relazione tecnica e racconta di carenze di ogni genere, di ritardi, di inadeguatezza delle piante organiche e di cittadini sempre più sfiduciati nei confronti di un sistema che non è in grado di dare risposte ad una legittima domanda di giustizia.

Ci sono tribunali che chiedono costantemente rinforzi, semplicemente per assolvere le proprie mansioni in maniera dignitosa e nel rispetto delle esigenze della collettività e per i quali anche solo un assistente giudiziario in più farebbe la differenza.

In attesa, come da piano assunzionale, che anche le procedure concorsuali previste si concludano con la relativa immissione in servizio dei vincitori entro la fine di quest’anno o addirittura all’inizio dell’anno prossimo, l’unica graduatoria di cui dispone il Ministero della Giustizia è quella degli idonei assistenti giudiziari.

La graduatoria suddetta, la cui vigenza è stata ridotta per effetto dell’entrata in vigore della legge di bilancio 2020 al 30 settembre, attualmente risulta composta da 838 unità. Un numero davvero esiguo che, però, consentirebbe a molti tribunali di migliorare la qualità del loro lavoro. Ancora una volta il tema delle risorse umane si dimostra decisivo per il sistema giustizia e per la sua ripartenza.

Certamente, sia il progetto di determinazione delle piante organiche del personale di magistratura di merito che il piano assunzionale del Ministero vanno in quella direzione ma occorre più coraggio che, in parole povere significa velocizzare le tempistiche di assunzione e garantire quanto prima un ricambio generazionale di cui l’intero comparto avverte sempre più l’urgenza.

In giorni in cui la politica continua a discutere di prescrizione e di riforma del processo penale, la necessità di ripartire dal capitale umano diventa un’esigenza non più rinviabile, giudicata indispensabile per ridare credibilità ad un sistema giudiziario ancora troppo indietro rispetto a quelli degli altri Paesi europei e in ritardo rispetto alla domanda di giustizia del nostro Paese.

IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA AVVIA I SOPRALLUOGHI PER LA RIAPERTURA DEI TRIBUNALI SOPPRESSI CON IL DECRETO LEGISLATIVO 155/2012

La riforma sulla prescrizione rimane così come è entrata in vigore il 1° gennaio ma con la possibilità di una modifica, inserita nella riforma del processo penale che sarà presentata entro un paio di settimane in Consiglio dei Ministri.

È quanto emerso dall’ultimo vertice di Governo, nel corso del quale il Presidente del Consiglio ha proposto quello che è stato subito ribattezzato subito come il “lodo Conte” per mediare tra le forze della maggioranza che sulla prescrizione proprio non riescono a trovare una quadra.

La proposta di Conte opera una distinzione fra condannati ed assolti. Nel caso in cui l’imputato venga condannato, i termini della prescrizione si bloccano, come stabilito dalla riforma già entrata in vigore. In caso di assoluzione, l’ipotesi è quella di uno stop per alcuni mesi oppure per il normale decorso dei termini. Qualcuno già parla di giustizia a due velocità e di meccanismo incostituzionale.

L’unica cosa certa è che i tempi del sistema giustizia procedono molto a rilento e che le discussioni tra le forze politiche sono distanti anni luce da una realtà che tribunali e corti d’appello vivono sempre più con estrema difficoltà nel tentativo di affrontare tutte quelle inefficienze alle quali la politica non riesce, o non si decide, a trovare una soluzione.

Mentre le forze della maggioranza tentano di trovare un accordo sulla nuova prescrizione, il Ministero della Giustizia sta predisponendo i sopralluoghi per decidere l’eventuale riapertura, ove vi saranno le condizioni, dei tribunali soppressi con la riforma della geografia giudiziaria del 2012 che dispose la chiusura di 31 tribunali, di tutte le sezioni distaccate di Tribunale e il drastico taglio degli Uffici dei Giudici di Pace, non senza disagi organizzativi non controbilanciati dai vantaggi della spending review.

La riforma, secondo la maggior parte degli addetti ai lavori, rappresentò un vero e proprio terremoto che modificò le modalità di accesso alla giustizia per i cittadini, oltre che determinare un sovraccarico di affari pendenti in quegli uffici ai quali furono accorpati i tribunali chiusi.

La redistribuzione territoriale degli uffici giudiziari non risulta allo stato avere determinato incrementi dei carichi lavoro, atteso che presso gli uffici giudiziari accorpanti, oltre ad essere confluiti i procedimenti già incardinati presso quelli soppressi, sono altresì transitate le unità di personale, giudiziario ed amministrativo che ivi operavano”.

Queste le parole del Guardasigilli Bonafede il 31 ottobre 2018, nel corso di un question time alla Camera sul tema della revisione della geografia giudiziaria.

Rispetto a quasi due anni fa, si possono registrare delle aperture importanti da parte di Via Arenula e in molte località interessate dalla soppressione dei propri tribunali le aspettative sono alte.

Tra questi c’è il tribunale di Sala Consilina, l’unico ad essere compreso oltre che tra due province, anche tra due Regioni, con il passaggio da una Corte d’Appello ad un’altra.

Dopo la chiusura del Tribunale di Sala Consilina, quello di Vallo della Lucania costituisce l’unico punto di riferimento dell’amministrazione della giustizia su quasi tutto il territorio a sud di Salerno, con 51 comuni di competenza e 125mila abitanti. Fra i tribunali campani cancellati anche quello di Ariano Irpino e S. Angelo dei Lombardi.

In Sicilia l’attesa è per le sedi soppresse di Modica, Nicosia e Mistretta. In Umbria, dopo la chiusura del tribunale di Foligno, il presidio di Spoleto, in particolare Tribunale e Procura, hanno visto triplicati territorio e popolazione di competenza in seguito al riordino territoriale dell’amministrazione giudiziaria, passando da 80mila a 230mila abitanti e arrivando a coprire tutta l’Umbria centrale.

Restano in bilico, anche se prorogati dal 2021 al 2022, i tribunali abruzzesi di Vasto, Lanciano, Avezzano e Sulmona, inizialmente destinati alla soppressione con la riforma del 2012. La lista è davvero lunga e ogni regione chiede con forza che le sedi soppresse vengano riaperte.

Non si può non sottolineare che la revisione della geografia giudiziaria di otto anni fa, ha dato il colpo di grazia ad un sistema giudiziario già provato da numerose carenze e tornare indietro è davvero difficile anche se non impossibile.

Riaprire tutte, o soltanto alcune delle sedi soppresse, pone una questione di primaria importanza, quella legata alle assunzioni e soprattutto alla rideterminazione delle piante organiche di personale amministrativo e giudiziario.

La Procura della Repubblica del Tribunale di Nocera Inferiore, ad esempio, dopo la revisione della geografia giudiziaria e con l’accorpamento delle due sezioni distaccate di Cava de’ Tirreni e Mercato San Severino, ha visto aumentare il suo bacino di utenza da 251.137 a 397.107 abitanti.

Il piano assunzionale, predisposto dal Ministero della Giustizia nel giugno 2019, è sicuramente un passo importante ma non è sufficiente. Investimenti e assunzioni sono determinanti ma è necessario un cambio di rotta per quel che riguarda la rimodulazione delle piante organiche.

Finora la rideterminazione delle piante organiche è sempre stata fatta tenendo presente la dotazione organica di tribunali e corti d’appello ma è evidente che tale modalità, date le gravi carenze di personale e l’incremento dei bacini di utenza, ha ulteriormente appesantito la lentezza del sistema giustizia con la conseguenza che il carico di lavoro e gli arretrati da smaltire sono aumentati mentre le risorse umane sono rimaste quelle e i tempi di definizione dei processi si sono allungati. Non a caso, il nostro Paese, tra quelli dell’Unione Europea, è maglia nera proprio per ciò che riguarda lo smaltimento degli arretrati.

Con l’approvazione della legge Madía é stato superato il concetto di dotazione organica come concezione rigida a favore di una rimodulazione annuale della stessa in base ai fabbisogni dell’amministrazione. Ciò consentirebbe, in relazione al concetto di turnover, di non assumere necessariamente nei profili che risultano carenti ma in quelli ritenuti strategici, individuati anno per anno. Tuttavia, è importante tenere presente anche il bacino di utenza di ogni territorio e le esigenze che ciò comporta.

La figura dell’assistente giudiziario, la cui graduatoria è tuttora l’unica di cui dispone il Ministero, ha un’importanza centrale nell’amministrazione della giustizia ed è considerata la fonte principale dell’attività di una cancelleria poiché è soprattutto colui che assiste il magistrato in udienza. Un profilo decisamente determinante dal punto di vista strategico e con mansioni di grande responsabilità.

L’eventuale riapertura dei tribunali soppressi, oppure di parte di essi, sarebbe un segnale significativo che, senza dubbio, migliorerebbe l’efficientamento del sistema giustizia ma non basterebbe senza la necessaria rideterminazione delle piante organiche che tengano conto del fabbisogno e delle opportune assunzioni nei profili strategici.

Ancora una volta, le riforme strutturali che riguardano prescrizione e il dimezzamento dei tempi dei procedimenti civili e penali, senza dubbio indispensabili, sono strettamente collegate all’urgenza di assumere personale qualificato, tenendo conto non solo delle necessità degli uffici giudiziari ma anche dei singoli territori con le loro peculiarità e problematiche.

Dopo anni di ingiustificati rallentamenti, determinati anche da politiche di spending review, è giunto il momento di far ripartire la macchina della giustizia, assicurando nuove risorse al comparto anche attraverso la proroga delle graduatorie, soprattutto di quelle del 2017 la cui vigenza è stata ridotta dal 31 marzo 2021 al 30 settembre 2020 e tra queste, quella degli idonei assistenti giudiziari. A questo proposito, il Movimento 5 Stelle ha annunciato la presentazione di un emendamento al Milleproroghe per estenderne la validità.

Ripristinare la validità della suddetta graduatoria significherebbe porre rimedio ad un provvedimento iniquo ma, soprattutto, è indispensabile assumere e adottare tutte le iniziative necessarie per esaurire quanto prima la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, rispettando il programma assunzionale già intrapreso verso una giustizia efficiente per tutti i cittadini e per la nostra economia.

MILLEPROROGHE, MATTARELLA HA FIRMATO IL DECRETO. ANCORA NESSUNA MODIFICA ALL’EMENDAMENTO CHE RIDUCE LA VIGENZA DELLA GRADUATORIA DEGLI IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI

Il 30 dicembre scorso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il Decreto Milleproroghe. Il testo, entrato in vigore il 31 dicembre, contiene disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni e di innovazione tecnologica.

Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, l’art.18 dispone misure urgenti per il ricambio generazionale e la funzionalità nel pubblico impiego e nei piccoli comuni, stabilendo che “al fine di accelerare le procedure assunzionali per il triennio 2020-2022, il Dipartimento della funzione pubblica elabora, entro il 30 marzo 2020, bandi-tipo volti a avviare le procedure concorsuali con tempestivita’ e omogeneita’ di contenuti e gestisce le procedure concorsuali e le prove selettive delle amministrazioni pubbliche che ne facciano richiesta”.

In poche parole, saranno accelerate le procedure dei concorsi, inserite professionalità aggiornate e chiamate a rafforzare gli organici delle amministrazioni che lo richiederanno, con l’obiettivo di attuare un importante ricambio generazionale nel pubblico impiego.

Peccato che con l’approvazione della legge di bilancio, entrata in vigore il 1° gennaio, sia stata disposta anche la riduzione della vigenza di graduatorie a cui si potrebbe, e si dovrebbe, attingere fin da subito.

Le più penalizzate sono le graduatorie approvate nel 2017, utilizzabili fino al 30 settembre di quest’anno e svantaggiate rispetto a quelle più vecchie ma anche rispetto a quelle del 2018 e 2019, utilizzabili per tre anni dalla loro approvazione.

Tra le graduatorie penalizzate c’è anche quella degli idonei assistenti giudiziari, determinatasi a seguito del concorso indetto nel novembre 2016 dal Ministero della Giustizia e approvata il 14 novembre 2017. Dopo un ulteriore scorrimento di 489 unità, restano da assumere ancora 838 persone, a questo punto, entro settembre.

Nel Milleproroghe, appena firmato dal Capo dello Stato, non c’è traccia di alcun provvedimento che ponga rimedio a una misura così palesemente illegittima.

Tutte le forze politiche hanno presentato ordini del giorno, accolti dal Governo e con i quali si impegna alla loro attuazione.

Del resto, c’è già un piano assunzionale, corredato dagli opportuni strumenti normativi ed amministrativi che, oltre a disporre l’assunzione di 8.661 persone, stabilisce l’esaurimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari ma soprattutto in questo caso, è necessario di mantenere alta l’attenzione sugli impegni già assunti dal precedente Esecutivo.

È stato presentato anche un emendamento che vede come primo firmatario l’On. Jacopo Morrone che, nel precedente governo, era Sottosegretario alla Giustizia e lo era anche nel giugno scorso quando Via Arenula approvò il piano assunzionale con cui è stato disposto lo scorrimento totale della graduatoria suddetta.

Nell’emendamento, che ha per oggetto proprio gli interventi inerenti le gravi carenze di personale amministrativo negli uffici giudiziari si chiede che il Ministero della Giustizia per l’anno 2020 provveda “entro e non oltre 60 giorni dall’entrata in vigore della presente norma ad effettuare, anche in soprannumero, le assunzioni ordinarie relative al profilo di assistente giudiziario”.

Tali assunzioni risultano già autorizzate dalla legge 26/2019 del 28 marzo, ex decreto quota 100, con la quale si prevede l’utilizzo anticipato di parte delle capacità assunzionali da turnover, consentendo il reclutamento di 1.300 unità di personale di cui 1.000 per l’Area II e, successivamente, individuate in 600 unità per il profilo di assistente giudiziario dal Piano Triennale del Fabbisogno del Personale 2019/2021. Ci sono, poi, ulteriori 297 unità autorizzate dal DPCM del 20 giugno 2019.

Gli ordini del giorno, che fanno da corollario all’emendamento 1.529, sono stati presentati da tutte le forze politiche e questo la dice lunga sull’urgenza di migliorare l’efficientamento del sistema giustizia con risorse qualificate.

L’ordine del giorno n. 44, presentato da Fratelli d’Italia, chiama direttamente in causa le misure in materia di giustizia e, nello specifico, le disposizioni in materia di personale inserite nella legge di bilancio 2020 e, per questo, viene chiesto che il governo si impegni “a valutare l’opportunità di prevedere interventi volti ad autorizzare lo scorrimento fino all’esaurimento totale della graduatoria ministeriale in corso di validità relativa al profilo di assistente giudiziario…(…)…,al fine di fornire alla giustizia gli strumenti necessari per poter sostenere livelli performativi dignitosi”.

Gli ordini del giorno 129 e 130, in particolare, evidenziano i commi 415/425 dell’art. 1 della legge di bilancio 2020 che prevedono l’autorizzazione per il Ministero della Giustizia, nel triennio 2020/2022, “a derogare ai vigenti vincoli assunzionali e ad assumere a tempo determinato, tramite procedure concorsuali, unità di personale” ma viene richiamato anche il confronto con le istituzioni giudiziarie che lamentano una drammatica carenza di personale amministrativo presso tribunali e corti d’appello, soprattutto, in considerazione dell’età media dei dipendenti del comparto giustizia, molti dei quali prossimi alla pensione, che non hanno familiarità con le procedure telematiche.

Il tema della digitalizzazione, ampiamente affrontato anche nel Decreto Milleproproghe, è presente soprattutto nell’ordine del giorno 133 che pone l’accento sulla necessità, a cinque anni dall’avvio del processo civile telematico e a due anni dalla diffusione delle notifiche penali telematiche, di rafforzare quegli organici impegnati in funzioni di assistenza in udienza e nelle segreterie.

Ciò pone un’ulteriore questione, legata alla revisione degli organici, mediante la rimodulazione delle piante organiche con l’obiettivo di dare una risposta tangibile ai fabbisogni dei territori e dei singoli uffici giudiziari, molti dei quali penalizzati pesantemente dalla revisione della geografia giudiziaria del 2012.

Nell’odg si chiede espressamente che il governo si impegni “ad adottare tutti gli opportuni provvedimenti per verificare le problematiche emerse, al fine di provvedere in sede di rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari a seguito delle nuove assunzioni”. Finora, il Ministero non ha ritenuto di dover effettuare la rimodulazione delle piante organiche ma la questione appare non più rinviabile poiché, ogni giorno, lavoratori e lavoratrici del comparto giustizia affrontano le gravi inefficienze del nostro sistema giudiziario anche a causa dell’inadeguatezza delle piante organiche.

Gli ordini del giorno 361 e 400, invece, riguardano proprio la riduzione della vigenza della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari la cui scadenza, con la nuova legge di bilancio, è stata anticipata al 30 settembre di quest’anno. Il primo, porta la firma dell’ex Guardasigilli, Andrea Orlando che, quasi quattro anni fa, decise di bandire il concorso. Nell’ordine del giorno si chiede lo scorrimento totale della graduatoria entro l’anno 2020 e, qualora ciò non fosse possibile, “prorogare la vigenza della graduatoria a tutto il 2021, al fine di poterla impiegare fino all’ultimo degli idonei” .

L’ordine del giorno n. 400 sottolinea, invece, l’illegittimità costituzionale dell’emendamento inserito nella legge di bilancio che riduce la validità delle graduatorie approvate nel 2017. È necessario adottare tutte le misure necessarie ”per tutelare la posizione e il legittimo affidamento dei soggetti iscritti nelle graduatorie già formate, assicurando la pronta immissione in ruolo o l’estensione dell’ambito dell’efficacia temporale delle graduatorie medesime” .

Carenze di personale, digitalizzazione, rimodulazione delle piante organiche e, non ultima, l’urgenza di ripristinare la vigenza della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari. Sono questi i punti salienti degli ordini del giorno accolti dal Governo ma anche gran parte delle inefficienze del sistema giustizia.

Pertanto, “ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di adottare misure organizzative e finanziarie per garantire l’efficienza e l’efficacia dell’azione di pubbliche amministrazioni e magistrature, nonché’ in materia di innovazione tecnologica”, come da Milleproroghe, diventa indispensabile predisporre tutti gli strumenti e gli atti necessari per velocizzare le tempistiche dello scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari entro i primi mesi di quest’anno.

Forze politiche a parte, a chiederlo sono soprattutto tribunali e corti d’appello, sempre più consapevoli che la vera riforma della giustizia parte dalle risorse umane e dalle loro comprovate professionalità.

LA NUOVA PRESCRIZIONE È IN VIGORE MA LA DURATA MEDIA DI UN PROCESSO NEI TRE GRADI DI GIUDIZIO È DI 1.600 GIORNI

Sarà la giustizia, e in particolare la prescrizione, il primo nodo da sciogliere per il Governo alla ripresa dei lavori dopo le festività natalizie e di fine anno.

L’agenda 2020 del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, riparte proprio da qui, da una riforma della giustizia ancora da approvare con la nuova prescrizione già entrata in vigore il 1° gennaio e sulla quale M5S e Pd viaggiano su due binari diversi.

La giustizia resta al centro del programma riformatore dell’Esecutivo e lo stesso Premier lo ha confermato in occasione della conferenza stampa di fine anno evidenziando l’intenzione da parte del governo di continuare a lavorare per velocizzare i processi.

Abbiamo già varato un disegno di legge delega per quanto riguarda l’abbreviazione dei tempi della giustizia civile. Stiamo lavorando e siamo in dirittura finale per quanto riguarda l’abbreviazione dei tempi della giustizia penale” ha spiegato rivolgendosi ai giornalisti presenti.

Sulle tempistiche della giustizia e della risposta alla domanda di giustizia di cittadini ed imprese incombe, però, la nuova prescrizione.

Una misura che il Ministro Bonafede ha fortemente voluto ma osteggiata, prima ancora che dalle forze politiche di maggioranza e opposizione, dagli operatori del diritto con i penalisti in prima fila, convinti che il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado allungherà ulteriormente i tempi della giustizia non solo per la definizione dei procedimenti ma anche per lo smaltimento dell’arretrato.

Da più parti si chiede che la nuova prescrizione venga supportata da misure in grado di ridurre i tempi dei processi e la riforma della giustizia va in quella direzione ma, finora, a parte l’approvazione del Consiglio dei Ministri di un disegno di legge delega per quanto riguarda l’abbreviazione dei tempi della giustizia civile, sul fronte della riduzione dei tempi del processo penale la strada è tutta in salita.

Il Sole 24 Ore ha effettuato uno studio elaborando i dati raccolti dal Ministero della Giustizia nei 26 distretti di Corti d’Appello e riferiti ai primi sei mesi del 2018 e a questi è stata applicata la formula utilizzata dalla Commissione europea per l’efficienza della giustizia (Cepej). È stata determinata, pertanto, la durata media in giorni di un procedimento penale dalle indagini preliminari fino alla sentenza della Cassazione ed il risultato non è affatto incoraggiante.

I tempi medi per la definizione dei processi penali risultano decisamente al di sotto dei limiti di “ragionevole durata”. Sia le indagini preliminari condotte dalle procure, sia i processi in tribunale hanno una durata media di circa un anno mentre in appello i tempi medi sono di circa 759 giorni e in Cassazione di 132.

Maglia nera per quanto riguarda la durata media dei procedimenti per le indagini preliminari è Brescia con 535 giorni anche se, nel 2019, è stata registrata una notevole inversione di tendenza con l’intera copertura della dotazione organica.

Fra i tribunali, quello di Salerno impiega più giorni, esattamente 635, per arrivare ad una sentenza di primo grado mentre la Corte d’appello di Napoli, con 1.495 giorni, è quella più lenta per la definizione di una sentenza di secondo grado.

Non va meglio la Corte d’appello di Roma con 1.128 giorni per la definizione di un procedimento. Seguono Venezia con 1.017 giorni, Reggio Calabria con 1.013, Bari con 1.002, Bologna con 960, Catania con 892, Firenze con 878 e Potenza con 767 giorni.

Sono proprio le Corti d’appello le più penalizzate dalla lentezza e dalle inefficienze del nostro sistema giudiziario e proprio in appello si faranno sentire gli effetti del blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado perché saranno proprio le corti a gestire anche quei processi che, con il passare del tempo, non si estingueranno più.

Le Corti d’appello sono diventate il collo di bottiglia della giustizia penale, una sorta d’imbuto, a seguito della riforma del 1998 con la quale è stato soppresso il collegio nella maggior parte dei processi civili e penali di primo grado, con la creazione del giudice monocratico.

In questa maniera, è aumentata la produttività dei tribunali ma non sono stati rafforzati gli organici delle corti d’appello che hanno accumulato arretrato e, quindi, notevoli ritardi nella definizione dei procedimenti.

In un’intervista rilasciata l’11 aprile 2019 al quotidiano “Il Dubbio”, Luciano Panzani, Presidente della Corte d’appello di Roma, sosteneva che la giustizia non ha bisogno di riti ma di più risorse umane e mezzi.

Abbiamo un organico di magistrati insufficiente, gravato per altro dal fatto che dalle corti di Napoli e Roma, il Ministero spesso attinge per chiamare magistrati a funzioni non giurisdizionali. A questo si aggiunge la mancanza cronica di personale, che è gravato non solo di incarichi di cancelleria ma anche di compiti amministrativi e paragiurisdizionali”.

Occorre, insomma, potenziare le Corti in difficoltà anche perché, nonostante da queste dichiarazioni siano passati alcuni mesi, la situazione continua ad essere precaria anche a causa del mancato adeguamento delle piante organiche, soprattutto del personale amministrativo, che il Ministero della Giustizia ritiene di non dover attuare.

È questo lo scenario destinato ad accogliere la nuova prescrizione e, nonostante il Guardasigilli rassicuri tutti sul fatto che i primi effetti della riforma si avranno a partire dal 2023 o, al massimo, dal 2024, la situazione non cambia di molto e resta sconfortante, anzi, rischia di peggiorare.

Tra l’altro, la nuova prescrizione rimane, almeno finora, l’unica certezza di una riforma della giustizia ancora in alto mare. Quando fu approvata con la cosiddetta “Spazzacorrotti” nel dicembre 2018, fu decisa la sua entrata in vigore dal 1° gennaio 2020 proprio perché il 2019 doveva essere l’anno delle assunzioni e degli investimenti importanti.

Gli investimenti ci sono stati e sono stati riportati e certificati con il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale adottato nel giugno dell’anno scorso e anche le assunzioni ci sono state ma con il contagocce e con lunghi tempi morti fra una convocazione e l’altra.

Il riferimento è soprattutto allo scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari che, fatta eccezione per un primo gruppo di 213 unità che va ascritto all’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, ha potuto contare su due scorrimenti, uno a luglio e l’altro a dicembre.

Complessivamente 903 unità, come disposto dalla legge di bilancio 2019 ma, in realtà, molte meno così come meno di 838 sono gli idonei rimasti in graduatoria e che dovranno attendere i numeri dei pensionamenti di quest’anno per entrare in servizio, possibilmente entro settembre 2020.

Infatti, la legge di bilancio entrata in vigore dal 1° gennaio, proprio come la nuova prescrizione, dispone che le graduatorie approvate dal 2012 al 2017 sono utilizzabili fino al 30 settembre di quest’anno.

Considerata l’iniquità del provvedimento e la grave situazione in cui versano gli uffici giudiziari italiani è giusto e quanto meno doveroso che la politica si faccia carico di modificare questa misura che danneggia non solo chi ha superato con successo un concorso ma che condiziona pesantemente tutte quelle iniziative che vengono messe in atto per migliorare l’efficienza della giustizia.

Sarebbe un segnale importante della consapevolezza da parte delle istituzioni che è indispensabile, e non più rinviabile, intervenire con celerità sugli organici, prima ancora che discutere di riforme dei riti, di riduzione dei tempi dei processi e della nuova prescrizione.

La giustizia è fatta soprattutto di persone, le stesse che con le loro competenze, tra mille criticità, ogni giorno mandano avanti il nostro sistema giudiziario e che, in futuro, saranno chiamate ad attuare le riforme con le quali si intende rendere la nostra giustizia più efficiente e giusta.

Potrebbe interessarti anche: Concorso Assistenti Giudiziari, tutte le news tra 2019 e 2020

In Commissione Bilancio del Senato è stato approvato un emendamento che anticipa la scadenza delle graduatorie, specialmente di quelle del 2017, al 30 settembre 2020. Il provvedimento riguarda anche la graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, approvata il 14 novembre 2017, prorogata dalla precedente legge di bilancio al 31 marzo 2021 e, con questo emendamento, riportata al 30 settembre 2020, addirittura due mesi prima della scadenza naturale. Iuslaw Radio Web ne ha parlato con Emanuela Coronica del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari.

CIAG, CON GIUSTIZIA CAFFÈ SI PARLA DELLA RIDUZIONE DELLA VIGENZA DELLA GRADUATORIA DEGLI IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI

Il nuovo, ulteriore scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari e l’emendamento passato in Senato che dispone la riduzione della validità delle graduatorie approvate nel 2017, inclusa quella degli idonei assistnti giudiziari, sono stati gli argomenti al centro dell’intervista di Giustizia Caffè a Emanuela Coronica del Ciag.

SÌ DELLA CAMERA ALLA LEGGE DI BILANCIO MA È SCONTRO SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA FRA TRIBUNALI AL COLLASSO E TAGLI ALLA VALIDITÀ DELLE GRADUATORIE

La manovra economica è legge. Il 24 dicembre, dopo diverse ore di discussione parlamentare, l’Aula di Montecitorio ha approvato la legge di bilancio per il 2020 con 312 voti favorevoli e 153 contrari. In precedenza, il Governo aveva chiesto ed ottenuto la fiducia per accorciare i tempi di discussione ed evitare modifiche che costringessero la legge ad un nuovo esame al Senato. Il testo approvato, infatti, è lo stesso licenziato dall’Aula di Palazzo Madama.

L’approvazione della legge di bilancio rappresenta l’ultimo atto politico di rilievo prima della fine dell’anno. Resta, invece, lo scontro tra le forze politiche della maggioranza sulla riforma della prescrizione che, come annunciato più volte dal Guardasigilli Bonafede, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020 mentre il Pd ha già depositato la sua proposta di legge sulla prescrizione con l’obiettivo di evitare le conseguenze negative della riforma voluta dal precedente Esecutivo ma soprattutto per rilanciare la necessità e l’urgenza di fissare tempi certi per la durata dei processi, come richiede la Costituzione.

Quello della giustizia rimane un tema che ha sempre messo a dura prova la stabilità dei precedenti governi e l’Esecutivo attuale non fa eccezione. Per il nostro Paese, portare a casa una riforma della giustizia che metta tutti d’accordo è sempre stato difficile.

Il 27 settembre scorso, al termine di un vertice a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e l’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, il Ministro Bonafede aveva annunciato una rivoluzione per la giustizia italiana. Il titolare di Via Arenula era visibilmente soddisfatto anche perché aveva in tasca la data di scadenza di quella rivoluzione, ovvero il 31 dicembre ma tutto è ancora in alto mare e se ne riparlerà all’inizio del 2020 quando la nuova prescrizione sarà già una realtà.

Così, mentre si discute su una riforma che metta tutti d’accordo, la giustizia, quella del Paese reale, rischia il blocco di ogni attività giudiziaria ed amministrativa.

Significativo il caso del Tribunale di Roma, Capitale d’Italia, dove sono già state perse 400 unità di personale, appartenenti a tutti i profili professionali, dai cancellieri agli ausiliari fino ai dirigenti. Gli uffici giudiziari sono a rischio chiusura e, nonostante gli sforzi dei dipendenti, si va verso la riduzione del numero delle udienze e degli orari di apertura al pubblico.

Le organizzazioni sindacali sono sul piede di guerra e, per l’ennesima volta, tornano a denunciare non solo carenze di organico ma anche di strumentazioni e spazi adeguati per quello che è definito il cuore pulsante della giustizia romana e non soltanto.

I sindacati lamentano che le soluzioni presentate finora sono inadeguate nei tempi e nei numeri perché ciò che manca è un progetto complessivo e le criticità non hanno solo una ricaduta a livello locale ma anche sul funzionamento dell’intero sistema giudiziario italiano.

Insomma, servono risposte concrete ed immediate e non solo perché è a rischio l’efficienza del Tribunale di Roma, nodo centrale del sistema giudiziario italiano. La triste condizione in cui versa il tribunale capitolino è la stessa di tanti altri tribunali di provincia che vivono le stesse identiche difficoltà ma con meno clamore.

Personale amministrativo e giudiziario insufficiente e con una media di età tra le più alte fra tutti i Paesi dell’Unione Europea, palazzi di giustizia fatiscenti, un processo di digitalizzazione più volte annunciato ma mai partito, mancanza di strumentazioni e spazi adeguati, questi i mali della nostro sistema giudiziario e i risultati sono processi lunghi, lenti e costosi per le tasche dei cittadini.

Una giustizia così non serve a nessuno e rappresenta anche un deterrente per tutte quelle imprese che vogliono investire nel nostro Paese ma che, di fronte alla mancanza di tempi certi per la definizione dei procedimenti, preferiscono portare i loro capitali altrove con evidenti ripercussioni anche sulla nostra economia. Non si capisce perché sia davvero così difficile mettere a punto un sistema giudiziario efficiente e funzionale.

Il Guardasigilli ha sempre sostenuto che prima di avviare una riforma strutturale di tutto il nostro sistema giudiziario è necessario predisporre investimenti e assunzioni per potenziare gli uffici giudiziari. La sottoscrizione del piano assunzionale per il triennio 2019/2021 va in quella direzione ma c’è qualcosa che ancora non quadra.

Sui buoni propositi di una riforma ancora senza volto e sulle priorità della giustizia prevalgono incongruenze e contraddizioni. Quella più evidente è contenuta proprio nella legge di bilancio approvata qualche giorno fa.

L’art. 1, ai commi 147 e 148, stabilisce che tutte le graduatorie approvate dal 2012 al 2017 sono valide fino al 30 settembre 2020 mentre quelle approvate nel 2011 sono utilizzabili fino al 30 marzo 2020. Diversamente, le graduatorie del 2018 e 2019 hanno una vigenza di tre anni dalla data della loro approvazione.

In sostanza, le proroghe che la precedente legge di bilancio aveva disposto sono state cancellate con grave danno soprattutto per tutte quelle graduatorie approvate nel 2017, tra le quali proprio quella scaturita dal concorso per il profilo di assistente giudiziario e approvata il 14 novembre di due anni fa, la cui scadenza, con la nuova legge di bilancio, è stata fissata al 30 settembre 2020, con due mesi di anticipo rispetto alla sua scadenza naturale.

Così, mentre da una parte si sottolineano assunzioni senza precedenti nella storia della nostra Repubblica, dall’altra si taglia la validità delle graduatorie, anzi, dell’unica graduatoria di cui il Ministero della Giustizia dispone, in attesa che si concludano le procedure concorsuali attualmente in corso.

A meno che la riduzione della vigenza della suddetta graduatoria non preluda all’assunzione in tempi rapidi dei circa 840 idonei rimasti, il provvedimento adottato in legge di bilancio lascia molto perplessi anche perché, tra l’altro, va ad incidere in maniera retroattiva su una graduatoria di due fa, già finanziata e autorizzata.

Di fronte a una misura difficile da comprendere e, per questo inaccettabile, resta da augurarsi che essa venga modificata con il Decreto Milleproroghe, riportando la vigenza della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari al 31 marzo 2021 oppure alla scadenza naturale del novembre 2020.

In ogni caso, è necessario un provvedimento che ponga rimedio ad una disposizione palesemente illegittima ed iniqua. Dunque, per la giustizia italiana, il 2019 si conclude esattamente come si era concluso il 2018.

Abbiamo fissato la prescrizione al gennaio 2020 in modo tale da avere un anno di tempo per fare due cose importanti. Una, cominciare a far andare a regime gli investimenti che stiamo facendo sulle assunzioni di magistrati e dei cancellieri e l’altra intervenire sul processo penale per velocizzarlo”.

Queste le dichiarazioni del Guardasigilli Bonafede alla stampa nei giorni che precedevano l’approvazione della manovra per il 2019.

Da queste parole è trascorso un anno ma potrebbe essere trascorso anche un giorno. Nonostante il cambio di governo continua lo scontro sulla prescrizione e sulla riforma della giustizia, investimenti e assunzioni ci sono ma queste ultime procedono a rilento, bisogna ancora intervenire sui tempi del processo penale e, in più, c’è una graduatoria con una vigenza ridotta di sei mesi.

L’aspettativa è che il 2020 sia l’anno che vedrà una giustizia più efficiente e vicina alle necessità dei cittadini, lontana da quelle inefficienze e ritardi che l’hanno resa quel gigante con i piedi d’argilla, sempre più difficile da gestire e quasi impossibile da riformare.

IL SENATO HA APPROVATO LA LEGGE DI BILANCIO CON UN EMENDAMENTO CHE ANTICIPA LA SCADENZA DELLA GRADUATORIA DEGLI IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI AL 30 SETTEMBRE 2020

Il 16 dicembre, il Senato ha dato il via libera alla manovra. L’assemblea di Palazzo Madama ha approvato la nota di variazione al bilancio dello Stato per l’anno 2020 e per il triennio 2020/2022 con 158 voti favorevoli e 108 contrari. Quindi, l’Aula del Senato ha approvato il disegno di legge con la manovra economica 2020 con 157 si e 108 no.

Nella stessa giornata, il Governo aveva incassato la fiducia sul maxiemendamento alla legge di bilancio con 166 voti favorevoli e 128 contrari. Dopo il passaggio a Palazzo Madama, la manovra passerà alla Camera che dovrà approvarla in seconda lettura..

In genere, entrambe le camere modificano la legge di stabilità e, in questo caso, sarebbe necessario un secondo passaggio al Senato per l’approvazione definitiva ma, quest’anno, i tempi si annunciano davvero strettissimi e, dunque, nel successivo passaggio alla Camera, la manovra sarà blindata. Ciò vuol dire che la nuova legge di bilancio non potrà essere modificata e dovrà passare così come è stata approvata in Senato.

Gli emendamenti presentati sono stati 4.550, 1.680 dei quali dalle forze politiche della maggioranza e destinati a riscrivere la manovra. In particolare, c’è un emendamento, approvato qualche giorno fa in Commissione Bilancio, che modifica l’articolo 18 del testo della manovra approdato in Senato a metà novembre e che riguarda il reclutamento, la trasparenza e l’ampliamento delle graduatorie.

L’emendamento 18.2000, stabilisce che le graduatorie approvate nel 2011 saranno utilizzabili fino al 30 marzo 2020 mentre quelle approvate dal 2012 al 2017 saranno utilizzabili fino al 30 settembre 2020. Infine, le graduatorie approvate nel 2018 e nel 2019 saranno utilizzabili entro tre anni dalla loro approvazione.

Lo stesso emendamento, inoltre, stabilisce l’abrogazione dei commi 361, 362-ter e 365 dell’art. 1 della legge 145/2018 del 30 dicembre e modifica l’art. 35, comma 5-ter del decreto legislativo 165/2001. Con un solo colpo di spugna, sono state cancellate le proroghe disposte dalla legge di bilancio 2019 ed è stata ridotta la vigenza di tutte le graduatorie future da tre a due anni.

Non sorprende, dunque, che soprattutto gli idonei delle graduatorie approvate nel 2017, siano già sul piede di guerra. Tra le graduatorie interessate, c’è anche quella degli idonei assistenti giudiziari, determinatasi a seguito del concorso indetto dal Ministero della Giustizia nel novembre 2016 e approvata il 14 novembre 2017, con vigenza triennale fino al novembre 2020.

La legge di bilancio 2019, all’art. 1, comma 362, aveva prorogato la validità della suddetta graduatoria al 31 marzo 2021 ma l’approvazione dell’emendamento all’art.18 della prossima manovra, presentato dalla maggioranza, per l’esattezza dal M5S, ha ridotto la sua vigenza al 30 settembre, addirittura due mesi prima della sua scadenza naturale.

Quella degli idonei assistenti giudiziari, è l’unica graduatoria di cui, attualmente, dispone il Ministero della Giustizia ed è già stata approvata, finanziata e autorizzata con gli opportuni strumenti normativi ed amministrativi.

L’11 dicembre, nel corso di un question time alla Camera, il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, ha annunciato un ulteriore scorrimento di 489 unità che andranno ad unirsi ai 3.386 idonei già entrati in servizio, tra gennaio 2018 e luglio di quest’anno.

La graduatoria, composta in origine da 4.915 persone, si riduce ad appena 838 idonei che, a questo punto, devono essere assunti entro settembre 2020 e decisivi saranno il numero dei pensionamenti e le tempistiche.

Resta il fatto che, l’emendamento passato in Senato, penalizza pesantemente lo scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari e tutte quelle approvate nel 2017 soprattutto perché crea una palese disparità di trattamento rispetto alle graduatorie più vecchie equiparandole ad esse ma anche rispetto a quelle più recenti che, invece, hanno vigenza triennale.

Questo emendamento è illegittimo perché incide in maniera retroattiva su graduatorie già approvate, finanziate ed in attesa di essere interamente esaurite quando, in realtà, i suoi effetti dovrebbero interessare tutte le graduatorie che andranno a determinarsi a seguito dei concorsi che si svolgeranno nel 2020 e anche dopo perché l’emendamento che dispone ciò è inserito nella nuova legge di bilancio che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020.

Ci sono, insomma, tutti gli estremi, per un ricorso per disparità di trattamento. Pertanto, sarebbe opportuno riportare la suddetta graduatoria al 31 marzo 2021 o, al limite, alla sua scadenza naturale di novembre 2020.

A fare le spese di questa incresciosa situazione non sono soltanto gli idonei delle graduatorie approvate nel 2017 ma tutta la pubblica amministrazione e, in particolare, il sistema giustizia che necessitano di assunzioni e di un ricambio generazionale non più rinviabili.

Il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, in audizione dinanzi alle Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro della Camera, ha ribadito l’intenzione di assumere al più presto nuove risorse e velocizzare le procedure concorsuali mentre, dal canto suo, il Ministro Bonafede, ospite di “Porta a Porta”, ancora una volta, a proposito della riforma sulla prescrizione che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020, ha sottolineato gli investimenti importanti ed il piano assunzionale di 9.000 unità tra personale amministrativo e giudiziario.

Finalmente avremo una giustizia con le spalle larghe che sa dare una risposta di giustizia” ha dichiarato soddisfatto.

La giustizia di cui parla il Guardasigilli, è ancora lontana, a tratti quasi avveniristica. Di sicuro c’è che, al momento, il nostro sistema giudiziario è messo molto male, ostaggio di inefficienze, ritardi e di una riforma che, a metà dicembre, ancora non ha un volto.

I tribunali, le procure e le corti d’appello reclamano personale amministrativo e giudiziario e quello che c’è, cerca come può di dare ai cittadini quella risposta di giustizia che, peraltro, è un diritto di tutti.

Per fare questo servono risorse umane e materiali, palazzi di giustizia possibilmente non fatiscenti e riforme che accompagnino investimenti e politiche assunzionali ma la giustizia italiana gira al contrario, continuando a sprofondare nella palude delle sue criticità.

C’è un’imbarazzante incongruenza tra quanto viene detto e ripetuto a favore di telecamere e quanto, poi, viene effettivamente fatto, soprattutto, se si annunciano assunzioni mai viste prima nella storia di questo Paese salvo, poi, accorciare la validità dell’unica graduatoria di cui il Ministero della Giustizia dispone. Un modo piuttosto singolare di riformare il nostro sistema giudiziario.

Sarebbe il caso, invece, di accelerare le assunzioni, esaurire le graduatorie e mettere chi opera già nella giustizia nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi ma tutto procede con estrema lentezza come se le tempistiche non contassero nulla.

A tutto questo, poi, si aggiunge anche un emendamento che al posto di velocizzare i nuovi ingressi nella giustizia e nella pubblica amministrazione, ha l’effetto di una tagliola sull’efficacia delle graduatorie, penalizzandone alcune e favorendone altre.

Questo non è un sistema giudiziario con le spalle larghe e, per come si presenta ora, non è un sistema in grado di dare una risposta equa ed efficiente a quella domanda di giustizia di cui ha bisogno questo Paese.

ASSISTENTI GIUDIZIARI, PUBBLICATO L’ AVVISO DI CONVOCAZIONE PER 489 IDONEI. BONAFEDE: “HANNO LE QUALITÀ DA METTERE AL SERVIZIO DELLA GIUSTIZIA”

Lo scorrimento dei 489 idonei della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario è ufficiale.

Con provvedimento del Direttore Generale del Personale e della Formazione in data 10.12.2019, il Ministero della Giustizia ha annunciato l’assunzione di ulteriori 489 idonei del concorso ad 800 posti di assistente giudiziario, secondo quanto previsto dal decreto interministeriale 18 aprile 2019, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 136 del 12 giugno 2019.

La scelta delle sedi e la contestuale firma del contratto avverrà dal 17 al 19 dicembre presso la Corte d’Appello di Roma.

La pubblicazione del provvedimento è avvenuta quasi in contemporanea all’annuncio dato dallo stesso Guardasigilli, in risposta ad un question time proprio sullo scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari, presentato dai deputati del Movimento 5 Stelle della Commissione Giustizia, Scutellà, Dori, Aiello, Ascari, Barbuto, Cataldi, Di Sarno, Di Stasio, D’Orso, Giuliano, Palmisano, Perantoni, Saitta, Salafia e Sarti.

Nel corso del suo intervento il Ministro Bonafede non ha mancato di ribadire che qualsiasi riforma del sistema giustizia ed intervento idoneo a snellire e a velocizzare i tempi dei processi debbano essere necessariamente accompagnati da investimenti importanti in termini di risorse personali e materiali.

Quelli degli investimenti e delle politiche assunzionali sono temi particolarmente cari al Ministro Bonafede e divenuti, dal giorno del suo insediamento, un elemento identitario della sua visione di giustizia.

Il Guardasigilli, oltre ad annunciare a favore di telecamere il nuovo scorrimento da 489 unità, ha voluto evidenziare gli impegni profusi dalla sua amministrazione per far ripartire la giustizia ricordando le ulteriori assunzioni previste ex lege 68/99 in tema di disabilità, il reclutamento per 97 posti di ausiliario, area I, F1, disposte il 27 agosto scorso, la procedura di assunzione tramite avviamento degli iscritti ai centri per l’impiego di 616 unità di personale non dirigenziale a tempi indeterminato per il profilo professionale di operatore giudiziario e ha segnalato la conclusione della prima prova del concorso per 2.329 funzionari giudiziari.

Per il nuovo anno sono in via di emanazione gli avvisi di selezione per il reclutamento, tramite centri per l’impiego per la figura di conducente di automezzi e per le complessive 800 unità a tempo determinato previste dal Decreto Sicurezza bis. In arrivo anche concorsi per geometri, per 2.700 posti di cancelliere esperto e per 400 direttori amministrativi.

Un piano assunzionale importante, non c’è dubbio, messo nero su bianco sul Piano Triennale del Fabbisogno del Personale, firmato dallo stesso Bonafede il 13 giugno e che dispone l’assunzione di 8.661 unità.

Con l’assunzione dei 489 idonei, la graduatoria, approvata il 14 novembre 2017, si assottiglia sempre di più fino ad arrivare alla posizione 4.078. Restano da assumere poco più di 800 persone. Per i prossimi scorrimenti si dovrà fare affidamento sui pensionamenti e proprio questo numero sarà determinante per capire modalità e tempistiche per l’esaurimento definitivo della graduatoria.

Le tempistiche sono sempre importanti e, nonostante la convocazione ormai sia ufficiale, non si può non sottolineare che per chiamare 489 persone sono stati necessari cinque mesi. Ai più potrebbe sembrare un tempo giusto o, addirittura, poco ma, in realtà, è tanto.

Diventa un periodo interminabile soprattutto se lo si vive con l’ansia di chi per settimane e mesi ha atteso una qualunque comunicazione che non arrivava mai e quando si è alle prese con la vita di tutti i giorni e con la sua progettualità, non è facile rimanere sospesi nel limbo.

In più, c’è anche la condizione emergenziale che il nostro sistema giudiziario sta vivendo, ormai, da anni, conseguenza di politiche scellerate di spending review con le quali nella giustizia si è tagliato tutto quello che si poteva tagliare.

Un cambio di rotta sostanziale si è registrato proprio con l’indizione del concorso per il profilo di assistente giudiziario, indetto dal Ministero della Giustizia, nel novembre 2016 e a distanza di venti anni dall’ultimo.

La graduatoria scaturita da quel concorso e composta in origine da 4.915 persone tra vincitori ed idonei, è stata la prima risposta ad una giustizia che chiede giustizia. Quella graduatoria, ancora adesso, è l’unica di cui dispone il Ministero.

Noi siamo una priorità perché come sottolineato dallo stesso Bonafede nel corso del question time, siamo “persone che hanno tutte le qualità da poter mettere al servizio della giustizia italiana”.

Il nostro sistema giudiziario ha bisogno proprio di questo, ovvero di personale qualificato. La giustizia è un ambito estremamente delicato dove non si può improvvisare e chi opera negli uffici giudiziari necessita delle opportune capacità, necessarie per supportare il lavoro di un magistrato. Continuare a perseverare nell’impiego di personale non qualificato rallenta e penalizza ulteriormente l’intero comparto e tutti coloro che hanno la preparazione adeguata per svolgere determinate mansioni. E la giustizia non può più attendere.

Non si può immaginare una riforma della giustizia, la riduzione dei tempi dei processi, la riforma sulla prescrizione o anche l’applicazione del Codice Rosso senza la dotazione organica di personale necessario.

Investire, assumere e valorizzare le professionalità di chi è già in servizio e, quotidianamente, è chiamato ad affrontare le tante criticità del nostro sistema giudiziario, in attesa di rinforzi, è l’unica soluzione per riformare il sistema giustizia non senza un ricambio generazionale importante che la renda equa ed efficiente.

Per approfondimenti: https://www.heralditalia.it/assistenti-giudiziari-news-assunzioni/