ASSISTENTI GIUDIZIARI, 503 IDONEI VERSO LA SCELTA DELLA SEDE. AL MINISTERO INCONTRO CON I SINDACATI CHE CONFERMANO LO SCIOPERO DEL 28 GIUGNO

Il 20 giugno, il Ministero della Giustizia, con provvedimento del Direttore Generale del Personale e della Formazione, ha disposto l’assunzione di ulteriori 503 idonei del concorso da 800 per il profilo di assistente giudiziario, secondo quanto previsto dal decreto ministeriale del 18 aprile 2019 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 136 del 12 giugno 2019.

Gli idonei convocati saranno chiamati alla scelta della sede e alla contestuale firma del contratto dal 2 al 4 luglio presso la Scuola di Formazione e Aggiornamento del Corpo di Polizia e del Personale dell’Amministrazione Penitenziaria “Giovanni Falcone” ed entreranno in servizio il 25 luglio prossimo.

Un avviso, atteso da tempo, ed ufficializzato a distanza di poco più di due mesi, da quando, il 5 aprile scorso, il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, annunciò l’assunzione di 903 assistenti giudiziari e un concorso per 1.850 funzionari giudiziari.

Il 30 aprile, il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, aveva comunicato di aver dato il via libera al decreto suddetto dichiarando che l’obiettivo era quello di “consentire l’ingresso di giovani nella Pubblica Amministrazione e migliorare i processi di digitalizzazione e semplificazione della burocrazia”.

Il decreto, registrato alla Corte dei Conti il 7 giugno e che porta la firma congiunta dei Ministri Bonafede e Bongiorno, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 12 giugno, lo stesso giorno in cui il Ministero della Giustizia, tramite la Direzione Generale del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi, ha trasmesso alle organizzazioni sindacali l’aggiornamento del Piano Triennale di Fabbisogno del Personale per il triennio 2019-2021.

Con l’avviso del 20 giugno, la macchina che porta dritti allo scorrimento della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario si è rimessa in moto.

I 503 idonei convocati per i primi di luglio fanno parte di un primo blocco dei 903. Ne restano 400 che faranno il loro ingresso negli uffici giudiziari in considerazione delle vacanze che verranno a determinarsi con i futuri pensionamenti soprattutto con l’entrata in vigore di “Quota 100”.

Tuttavia, tra eventuali rinunce, dimissioni e rinunce certe di chi ha superato con successo altri concorsi, come quello indetto dall’Inps, le tempistiche, per ulteriori assunzioni, potrebbero essere più veloci.

L’intenzione di esaurire definitivamente la graduatoria per il profilo di assistente giudiziario, è arrivata direttamente dal Ministero della Giustizia, nel corso di un incontro sindacale, che si è svolto il 25 giugno ed avente per oggetto l’illustrazione della programmazione assunzionale e la verifica dei fabbisogni del personale giudiziario.

Alla riunione hanno partecipato il Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, il Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi, Dott.ssa Barbara Fabbrini, il Direttore Generale della Direzione del Personale e della Formazione del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, Dott. Alessandro Leopizzi, il Direttore Generale della Direzione del Bilancio e della Contabilità del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi, Lucio Bedetta e tutte le organizzazioni sindacali.

Nel corso dell’incontro, è stato illustrato in maniera dettagliata il piano triennale di assunzioni di 8.135 unità.

Sarà indetto un nuovo concorso per 2.700 posti per il profilo di cancelliere esperto ed è previsto l’esaurimento della graduatoria del concorso da 800 posti per il profilo di assistente giudiziario attualmente costituita da 1.831 unità.

Inoltre, sono previsti 237 assistenti tecnici, 300 operatori giudiziari e 100 conducenti, attraverso chiamata diretta dai centri per l’impiego, 400 direttori e 2.300 funzionari giudiziari mediante concorso unico e, infine, 308 funzionari tecnici, in parte già assunti tramite lo scorrimento delle graduatorie di altre amministrazioni e 40 dirigenti di seconda fascia di cui è stata già pianificata l’assunzione.

Infine, sono state annunciati 2.550 passaggi interni di area e, più precisamente, 300 posti da commesso ad operatore giudiziario e 2.250 da cancelliere a funzionario giudiziario tramite scorrimento graduatoria ex art. 21 quater.

Un piano assunzionale significativo fatto di numeri importanti e del quale, il Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, si è detto soddisfatto.

Lavoriamo ogni giorno con la massima responsabilità per mantenere e realizzare al meglio gli impegni presi e, oggi, posso dire con orgoglio che abbiamo messo in moto una macchina da più di ottomila assunzioni, i cui risultati stanno arrivando” ha dichiarato.

Nel corso dell’incontro con i sindacati, Ferraresi ha fornito importanti comunicazioni anche sulla programmazione degli interventi in materia di riqualificazioni, progressioni economiche, contrattazione sulla mobilità e sugli interpelli nonché sulla prossima convocazione per la chiusura del Fondo Unico di Amministrazione 2018.

La Federazione Confsal-Unsa, pur prendendo atto dell’enorme impegno assunto da via Arenula, tuttavia, ritiene che lo stesso sia ancora insufficiente a colmare i reali fabbisogni dei lavoratori della giustizia.

La necessità è quella di affiancare ad un piano assunzionale, un progetto che consenta la valorizzazione del personale in servizio e che passi attraverso la riqualificazione giuridica delle risorse, in base all’Accordo del 26 aprile 2017.

Sui contenuti del piano triennale, Cgil Fp, Cisl Fp e Uilpa, invece, esprimono forte disappunto. In particolare, contestano la mancata utilizzazione dello strumento del fabbisogno fondamentale per la rimodulazione degli organici e per la riqualificazione di tutto il personale.

Per questo, il prossimo 28 giugno, i lavoratori e le lavoratrici dell’amministrazione giudiziaria, hanno indetto uno sciopero “contro il gravissimo stato di degrado della giustizia, in difesa dei loro diritti e per la qualità del servizio pubblico che rischia la paralisi”.

La situazione è drammatica. Ci sono gravissime carenze di personale e nel 2021 ci sarà un vuoto di organico pari al 50%. Il personale in servizio è anziano, demotivato e pagato meno di tutti gli altri lavoratori pubblici.

Il discorso è sempre lo stesso, insomma. Una migliore efficienza del sistema giustizia passa inevitabilmente attraverso la valorizzazione del personale dipendente e la riorganizzazione degli uffici.

Invece, per troppo tempo, sul nostro sistema giudiziario si è abbattuta la mannaia della spending review. Nonostante da alcuni anni si sia tornato ad investire, la situazione resta critica.

I lavoratori della giustizia mandano avanti la macchina giudiziaria fra mille difficoltà e, spesso, va detto e sottolineato, coadiuvati da personale non qualificato che presta la propria opera a titolo volontario a supporto degli uffici amministrativi.

Per questo motivo, si dovrebbe procedere alle assunzioni di nuove risorse più celermente e senza frapporre tempi morti.

Il dato certo è che la macchina delle assunzioni, annunciate nei mesi scorsi, è partita e sarà davvero difficile fermarla.

Il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale 2019/2021 è il manifesto programmatico di quanto si farà e di quanto c’è ancora da fare per migliorare l’efficienza del nostro sistema giudiziario.

La riunione del 25 giugno con le rappresentanze sindacali ha evidenziato, ancora una volta, la necessità di voler attuare un significativo piano assunzionale per colmare le gravi carenze di organico negli uffici giudiziari ma, allo stesso tempo, anche la necessità di valorizzare il personale già in servizio.

Entrambi sono passi indispensabili per far ripartire la giustizia italiana che, certamente, ha bisogno di riforme strutturali ma necessita anche di politiche assunzionali mirate e da attuare con personale qualificato, oltre che del riconoscimento delle professionalità di chi già opera nel comparto.

Il COMITATO IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI SU RAI UNO, OSPITE DI UNO MATTINA

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari il 7 aprile scorso è stato ospite di Uno Mattina. L’occasione è stata l’inaugurazione del Salone della Giustizia ma anche uno studio condotto dal Ciag sulle scoperture di personale presenti negli uffici giudiziari italiani. In studio, l’Avv. Giandomenico Caiazza, Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, l’Avv. Barbara Pontecorvo, Comitato Scientifico del Salone della Giustizia ed Emanuela Coronica del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari.

Il CIAG INTERVISTATO DA GIUSTIZIA CAFFÈ

Il 5 aprile scorso, il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha annunciato l’assunzione di 903 assistenti giudiziari mediante scorrimento della graduatoria determinatasi a seguito del concorso indetto da via Arenula nel novembre 2016. La notizia è stata l’occasione per una chiacchierata tra Giustizia Caffè ed Emanuela Coronica, del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari.

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, C’È IL PIANO TRIENNALE DI FABBISOGNO DEL PERSONALE 2019-2021. IL SENATO HA APPROVATO IN VIA DEFINITIVA IL DDL CONCRETEZZA

Il 12 giugno, Alessandro Leopizzi, Direttore Generale del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi del Ministero della Giustizia, ha trasmesso alle organizzazioni sindacali l’aggiornamento del Piano Triennale di Fabbisogno del Personale per il triennio 2019-2021 che via Arenula aveva inviato, nella prima versione, lo scorso settembre, al Ministero per la Pubblica Amministrazione.

Questo aggiornamento si è reso necessario alla luce di tre provvedimenti legislativi approvati successivamente ovvero la Legge del 30 dicembre 2018 n. 145, (Legge di Bilancio 2019), il decreto legge del 28 gennaio 2019 n. 4 (il cosiddetto Decretone) convertito, con modificazioni, nella Legge del 28 marzo 2019 n. 26 e, infine, il decreto legge del 28 settembre 2018 n. 109 (il cosiddetto decreto “Genova”) convertito, con modificazioni, nella Legge del 16 novembre 2018, n. 630.

L’articolo 1, comma 307 della Legge di Bilancio, come già noto, autorizza il Ministero della Giustizia ad assumere per il triennio 2019-2021 “in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente” 3.000 unità di personale amministrativo non dirigenziale, di cui 903 di area II nel 2019, 1.000 di Area III nel 2020 e 1.000 di Area II nel 2021.

Inoltre, l’art. 14, comma 10 sexties del “Decretone” “al fine di fare fronte alle gravi scoperture di organico degli uffici giudiziari derivanti dall’attuazione delle nuove disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione e di assicurare la funzionalità dei medesimi uffici“, autorizza via Arenula a procedere, nel 2019, ad assunzioni ordinarie di personale amministrativo non dirigenziale, nell’ordine di un contingente massimo di 1.000 unità di Area II e di 300 unità di Area III, in deroga al blocco del turnover.

Infine, l’art. 15 bis del decreto “Genova”, autorizza il Ministero della Giustizia ad assumere, in via straordinaria nel biennio 2018-2019, un contingente massimo di 50 unità di personale amministrativo non dirigenziale, al fine di assicurare agli uffici giudiziari del capoluogo ligure le risorse umane necessarie per fare fronte alle numerose incombenze determinate dalla complessità dell’inchiesta sulla tragedia del crollo del ponte Morandi.

L’urgenza di questi provvedimenti è strettamente correlata all’entità delle carenze di organico di personale amministrativo del comparto Giustizia, riportate nell’aggiornamento al Piano Triennale di Fabbisogno del Personale da cui si evince che, a fronte di una dotazione organica di 43.289 unità (11.923 di Area III, 26.635 di Area II, 4.415 di Area I e 316 dirigenti di II fascia), le carenze di organico sono 9.265, il 21,40% del totale. Nello specifico, le carenze ammontano al 25,36% per l’Area III, al 18,88% per l’Area II, al 25,59% per l’Area I e al 26,27% per i dirigenti di II fascia.

Per quanto riguarda il profilo professionale di assistente giudiziario, a fronte di una dotazione organica di 11.014 unità, i posti attualmente occupati sono 10.219 (di cui 304 indisponibili), le carenze di organico sono pari a 795 unità, il 7,22% del totale.

Le carenze di personale amministrativo sono inevitabilmente destinate ad aumentare, in assenza di energiche politiche assunzionali, visto che nel documento si mette in evidenza che “l’età media del personale dell’Amministrazione giudiziaria è costantemente aumentata nel corso degli ultimi anni fino ad arrivare, nel 2017, a 55,34 anni in media” aggiungendo che “solo nel 2018 si registra una inversione di tendenza dovuta all’assunzione dei vincitori ed idonei del concorso ad 800 posti di assistente giudiziario che ha immesso nuova e più giovane forza lavoro nei ruoli“.

Un’immissione che, tuttavia, dovrà essere implementata in tempi ragionevolmente brevi, in considerazione del fatto che il personale attualmente in servizio, con un’età superiore ai 59 anni ammonta a 12.951 (37,82%). Di questi, gli assistenti giudiziari sono 3.023, pari al 27,45% della dotazione organica per questo profilo professionale.

A proposito dell’incidenza che i futuri pensionamenti avranno sull’organico del personale amministrativo, nel documento si sottolinea che, attraverso una stima fondata sulla “analisi delle cessazioni avvenute nell’anno 2018 per limiti di età, dimissioni ed altri motivi, considerando l’anno di nascita del personale cessato, il trend delle cessazioni sarà elevato per i tre anni successivi” al 2018. In particolare, nel triennio 2019-2021 si prevedono 5.206 pensionamenti a cui aggiungere coloro che hanno chiesto di usufruire di “Quota 100” e che sono, ad oggi, circa 370 unità.

Per quanto riguarda gli assistenti giudiziari, nel 2018 sono cessate dal servizio 529 unità e si prevedono, al netto di “Quota 100”, 399 pensionamenti nel 2019 e 401 nel 2020.

Alla luce di questi dati che, ancora una volta, mettono in evidenza come “i dipendenti attualmente presenti, di II e III area, non consentono di assicurare i compiti istituzionali, imponendo soluzioni tampone che si concretizzano nel massiccio ricorso agli istituti dell’applicazione del distacco, delle reggenze e dei comandi di personale proveniente da altre amministrazioni pubbliche”, il Ministero della Giustizia ha predisposto “un piano di reclutamento, da attuarsi nel prossimo triennio, di 8.135 unità di personale, ripartito tra Area III (2.998) e Area II (5.137), alla luce delle disponibilità finanziarie derivate dalla Legge di Bilancio e dalle capacità assunzionali da turnover”.

Per il profilo di assistente giudiziario, il piano prevede, nel 2019, l’assunzione di 1.503 unità, di cui 903, mediante i fondi straordinari previsti dalla Legge di Bilancio, e 600, utilizzando le anticipazioni di spesa autorizzate dal “Decretone”, nonché di ulteriori 297 unità, nel 2021.

Con l’aggiornamento al Piano Triennale di Fabbisogno del Personale, il Ministero della Giustizia ha messo nero su bianco il pressoché totale scorrimento della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario, già nel 2019. Se è vero che, sulla carta, mancherebbero ancora 297 idonei al raggiungimento dell’obiettivo, è altrettanto vero che si annunciano corpose rinunce da parte di chi, in questi mesi, avendo superato un altro concorso, è stato già assunto o si appresta ad entrare in servizio.

Intanto, sulla Gazzetta Ufficiale n.136 del 12 giugno, è stato pubblicato il decreto del 18 aprile, registrato alla Corte dei Conti il 7 giugno e che porta la firma congiunta del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e del Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno. È quello tanto atteso, che dispone l’assunzione dei 903 assistenti giudiziari insieme al concorso per 1.850 funzionari giudiziari.

Dunque, si può affermare che l’obiettivo non è stato ancora raggiunto ma è molto vicino. Occorre, però, vigilare perché l’iter assunzionale sia velocizzato il più possibile. Le novità, però, non finiscono qui.

Sempre il Il 12 giugno l’Aula del Senato, con 135 voti favorevoli, 104 contrari e 3 astenuti, ha dato il via libera definitivo al Ddl Concretezza nella Pubblica Amministrazione.

Oltre all’istituzione del Nucleo della Concretezza per il miglioramento dell’efficienza amministrativa e alle azioni di contrasto all’assenteismo, all’articolo 3, il testo prevede misure per accelerare le assunzioni mirate ed il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione.

Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 1, comma 399, della legge 30 dicembre 2018, n.145, le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie e gli enti pubblici non economici, ivi compresi quelli di cui all’articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono procedere, a decorrere dall’anno 2019, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 100% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente”.

Il comma 1 dell’articolo 3 del Ddl Concretezza è quello intorno al quale ruota gran parte del provvedimento poiché stabilisce un turn over del 100%. In sostanza, per un dipendente che andrà in pensione ce ne sarà un altro che verrà assunto.

Non solo. Le figure professionali che saranno reclutate dovranno possedere competenze elevate in materia di digitalizzazione, razionalizzazione e semplificazione dei processi e dei provvedimenti amministrativi, qualità dei servizi pubblici, gestione dei fondi strutturali e delle capacità di investimento, contrattualistica pubblica, contabilità pubblica e gestione finanziaria.

Prevista l’istituzione di un portale del reclutamento presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, in cui sarà possibile creare un fascicolo elettronico del candidato e, ancora, novità sulla composizione delle commissioni d’esame nei concorsi pubblici che saranno immediati e più snelli.

Una vera e propria svolta epocale, destinata a cambiare il volto della pubblica amministrazione e voluta fortemente dal Ministro, Giulia Bongiorno.

Per dieci anni si è detto che la pubblica amministrazione va tagliata perché la pubblica amministrazione di fatto ha una pessima reputazione – ha dichiarato la Bongiorno, ospite di Omnibus, su La7, il 14 giugno scorso – Questo Governo, già con la Legge di Bilancio, ha fatto una cosa che non si faceva da dieci anni e cioè lo sblocco del turn over. Sono state previste delle somme mai previste in passato per assunzioni straordinarie che si possono fare già adesso”.

Il 12 giugno resterà una data importante nella storia del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari, una di quelle date che segna una svolta perché ha messo nero su bianco le intenzioni del Ministero sotto forma di numeri ed investimenti ma ha dato anche un significato importante all’impegno del Ciag che, con tenacia e determinazione, si avvicina sempre di più al suo traguardo.

C’è ancora un tratto di strada da percorrere ma la meta ora appare davvero a portata di mano. Per questo si lavorerà con maggiore perseveranza e convinzione.

LA COMMISSIONE EUROPEA CHIEDE ALL’ ITALIA UNA GIUSTIZIA EFFICIENTE E DI PROVVEDERE ALLE CARENZE DI PERSONALE. ALLA CAMERA INTERPELLANZA URGENTE SUL TRIBUNALE DI GELA MA BONAFEDE NON SI PRESENTA

Il 5 giugno, la Commissione Europea ha diffuso un report nel quale rimprovera all’Italia di non aver seguito, nei mesi scorsi, i parametri europei per abbassare il debito pubblico.

Bruxelles fa notare che l’attuale Esecutivo ha prestato poca attenzione alla stabilità dei conti per finanziare le misure cardine del programma di governo ovvero Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Al nostro Paese, viene contestato di non aver ridotto a sufficienza il debito e di non aver messo in campo riforme strutturali in grado di incidere sull’andamento della nostra economia.

Sotto la lente d’ingrandimento finisce anche la giustizia italiana per la quale si ritiene che il programma nazionale di riforma 2019, che si basa sul contratto di governo, non contenga nuovi e importanti impegni, limitandosi a confermare le misure già assunte come la riforma del processo civile.

Sempre il 5 giugno, la Commissione Europea ha fatto pervenire al nostro Paese una letterina di 14 pagine, nella quale viene formulato un parere sul programma nazionale di riforma 2019.

La politica economica dell’Italia dovrebbe essere caratterizzata da maggiori investimenti su alcuni settori strategici della nostra economia, primi fra tutti, pubblica amministrazione e giustizia. Si ritiene che “l’investimento sul capitale umano è un pre-requisito per stimolare gli investimenti pubblici e privati”. L’Italia è in ritardo anche per ciò che concerne le competenze digitali.

I livelli del nostro Paese sono inferiori alla media UE, solo il 44% delle persone di età compresa tra 16 anni e 74 anni ha competenze digitali di base. È necessario, migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione per favorire nuovi investimenti e dare la possibilità alle imprese di sfruttare le opportunità di innovazione.

La scarsa efficienza del sistema giudiziario civile italiano rimane fonte di preoccupazione. Nel 2017, il tempo necessario per risolvere i casi di controversie civili e commerciali era ancora il più alto tra i Paesi dell’Unione Europea.

Le riforme già approvate stanno iniziando a influenzare positivamente i tempi di definizione dei processi ma Bruxelles sottolinea che, nel complesso, un’adeguata applicazione di norme procedurali più semplici, potrebbe contribuire ad accelerare i procedimenti civili. L’Italia deve intervenire sull’uso, ritenuto inconsistente, del filtro di inammissibilità in Appello e sul potenziamento del personale amministrativo, giudicata quest’ultima come una delle prossime sfide da portare a termine.

In sintesi, quanto fatto finora non è sufficiente ed il nostro Paese deve concentrare la propria politica economica su investimenti in materia di ricerca, innovazione e qualità delle infrastrutture nonché migliorare l’efficacia della pubblica amministrazione, investendo nelle competenze dei dipendenti pubblici, accelerando la digitalizzazione ed aumentando l’efficienza e la qualità dei servizi.

L’equazione è semplice e lineare: maggiori investimenti portano crescita. Per la Commissione Europea ancora non ci siamo e la procedura d’infrazione ci attende dietro l’angolo. Un quadro per niente confortante.

Insomma, ce lo chiede l’Europa, si sarebbe detto un tempo. Resta il fatto che investire, soprattutto su pubblica amministrazione e giustizia, vuol dire rafforzare la spina dorsale di un Paese.

Che il nostro sistema giudiziario sia ridotto alla stremo, lo dicono i fatti e le statistiche che, in maniera impietosa, ne fotografano la lentezza e l’inefficienza.

L’Unione Europea ci chiede di intervenire e anche con tempestività. Ed è proprio quest’ultima che manca, insieme a quella chiarezza di intenti che, di regola, dovrebbe collegare le parole ai fatti.

Molti politici ritengono che il consenso si costruisca a monte, con dichiarazioni, frasi ad effetto e dirette Facebook. Ciò che, invece, sfugge a molti di loro è che il consenso si costruisce nel tempo e con le azioni concrete.

Dichiarare che sulla giustizia sono stati investiti 500 milioni di euro e che “ci sarà un numero di assunzioni di magistrati e cancellieri senza precedenti” sicuramente ha il suo appeal ma, a parole così impegnative, dovrebbero seguire tempistiche ragionevoli. Che ancora non ci sono.

È vero, dal 2014 ad oggi, gli investimenti sulla giustizia sono aumentati del 13% e le risorse finanziarie ci sono tutte. Anche il contratto di governo mette la giustizia al centro del programma dell’Esecutivo tanto che anche il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa del 3 giugno, ha indicato, tra gli obiettivi del Governo, quello di una giustizia rapida e vicina ai cittadini.

Ciò che sfugge è perché i fatti concreti tardano sempre ad arrivare. Non si chiede di intervenire con la bacchetta magica ma di dare un giusto seguito a tante parole, troppe forse, spesso pronunciate con eccessiva disinvoltura e leggerezza, ignorando che esse generano, in chi ascolta, aspettative, peraltro, legittime ma anche tante ansie.

Non è vero che, come dicevano gli antichi, “verba volant, scripta manent”. Anche le parole restano, soprattutto restano impresse nella testa di una persona che, attende i tempi lunghi della definizione di un processo, di un dirigente che attende personale per lo smaltimento degli arretrati, di chi ha sostenuto e superato un concorso e attende una convocazione che ancora non arriva nonostante due mesi fa ne sia stato dato l’annuncio in grande spolvero.

Onestamente, con una giustizia in una condizione emergenziale, nessuno può permettersi questi tempi morti. Le criticità ci sono e crescono a dismisura. E allora pure due mesi fanno la differenza.

Il 7 giugno, la seduta della Camera dei Deputati è stata dedicata allo svolgimento di interpellanze urgenti, fra cui quella presentata da Giusi Bartolozzi e Roberto Occhiuto (Forza Italia) che, in premessa, hanno sottolineato che “nella relazione sull’amministrazione della giustizia della Corte di Appello di Caltanissetta, relativa al periodo 1° luglio 2017 / 30 giugno 2018 e presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019, permane nel distretto citato un preoccupante sottodimensionamento dei magistrati e del personale amministrativo”.

L’attenzione degli interpellanti si è concentrata sulla situazione del Tribunale di Gela dove “si registra la carenza di figure apicali di funzionario giudiziario, (4 posti vacanti su 5), e di cancelliere (5 posti vacanti su 10), e soprattutto di quella del dirigente amministrativo a cui si aggiunge il gravissimo deficit di organico del personale amministrativo presente nell’ufficio del Giudice di Pace di Gela ove sono vacanti 2 dei 3 posti di cancelliere (scopertura del 66%)”.

Ora, a fronte della previsione in Legge di Bilancio circa “l’aumento del ruolo organico della magistratura ordinaria di complessivi 600 magistrati, 530 dei quali con funzioni giudicanti e requirenti di merito, 65 con funzioni giudicanti e requirenti di legittimità e 5 con funzioni giudicanti e requirenti direttive di legittimità”, Bartolozzi e Occhiuto hanno evidenziato come le numerose dichiarazioni in merito, rese dal Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede “sono lettera morta, considerato che non si ravvisano ancora iniziative concrete volte a contrastare l’inaccettabile sottodimensionamento dell’organico del Tribunale di Gela che continua ad essere un indispensabile presidio dello Stato sul territorio, rappresentando un’eccellenza non solo da difendere ma anche e soprattutto da potenziare”.

Dunque, gli interpellanti hanno chiesto al Guardasigilli, se egli “intenda intraprendere tempestivamente le opportune iniziative di competenza volte ad implementare la consistenza dell’organico sia dei magistrati che del personale che li coadiuva negli uffici giudiziari del tribunale di Gela per garantire una maggiore efficienza ed efficacia degli stessi uffici”.

Purtroppo né Bonafede, né i suoi Sottosegretari, Ferraresi e Morrone, si sono presentati in Aula per rispondere all’interpellanza ma, al loro posto, c’era il Sottosegretario all’Interno, Luigi Gaetti.

Un’assenza fortemente stigmatizzata dall’On. Bartolozzi la quale, senza troppi giri di parole, ha dichiarato che “in un momento storico come questo la Giustizia italiana forse meriterebbe di più dal Guardasigilli: non passerelle, ma atti di indirizzo politico”. La presenza del Ministro, ha aggiunto, “sarebbe stato un atto di attenzione verso quei magistrati che lavorano con coraggio, abnegazione e in silenzio in tribunali di frontiera come è quello di Gela”.

Entrando nel merito dell’interpellanza, la Bartolozzi ha voluto ribadire un concetto chiave e cioè che “una cosa è la copertura dell’organico, altra cosa è il sottodimensionamento dell’organico che riguarda non solo il personale togato ma anche il comparto amministrativo”.

Inoltre, la deputata di Forza Italia ha precisato che sui numeri delle assunzioni previste in Legge di Bilancio per la Giustizia, è necessario tenere a mente che i 600 magistrati in più sono, in realtà, 200 l’anno e che le 3.000 unità di personale amministrativo in più sono, in realtà, 1.000 l’anno, dunque, in media 2-3 unità in più per ogni ufficio giudiziario.

Il Sottosegretario Gaetti, rispondendo all’interpellanza, ha voluto sottolineare che nel Tribunale di Gela mancano 4 magistrati sui 12 previsti con una scopertura del 33% e che, presso il Ministero della Giustizia, il 27 febbraio 2019, è stato istituito un tavolo tecnico per la rideterminazione delle piante organiche degli uffici di merito.

Quanto al personale amministrativo, Gaetti ha puntualizzato che “le linee di azione sono indirizzate a migliorare la funzionalità degli uffici giudiziari mediante il ricorso a tutte le soluzioni disponibili, per incrementare le risorse umane: dalla mobilità volontaria a quella obbligatoria, lo scorrimento di graduatorie di altre amministrazioni, la riqualificazione del personale, le assunzioni mediante concorso”.

Gaetti ha aggiunto che a Gela, lo scoperture di personale amministrativo ammontano al 23,26%, precisando che il profilo di assistente giudiziario è interamente coperto e che le carenze maggiori riguardano i profili di funzionario giudiziario (4 su 5), cancelliere (2 su 10) e operatore giudiziario (4 su 9).

Ulteriori criticità riguardano, l’ufficio del Giudice di Pace dove sussiste una scopertura del 18,75% e che, anche qui, il profilo di assistente giudiziario risulta interamente coperto.

Il Sottosegretario all’Interno ha concluso il suo intervento facendo riferimento alle assunzioni straordinarie di 3.000 unità di personale amministrativo non dirigenziale previste dalla Legge di Bilancio nell’arco del triennio 2019-2021, che dovrebbero consentire al Ministero della Giustizia di “colmare, nell’ambito dell’attuale dotazione organica, le attuali carenze ed, in parte, sopperire alle prossime uscite”.

La parola è tornata all’On. Bartolozzi, che ha replicato duramente a Gaetti: “non me ne vorrà il Sottosegretario ma il compito è stato fatto veramente male, peggio delle altre volte”. La deputata azzurra ha ribadito che il punto è il sottodimensionamento dell’organico e non la copertura di quello esistente, e, dunque, è necessario investire nel comparto Giustizia dal momento che le riforme a costo zero non servono, poiché “è inutile prevedere nuove fattispecie di reato se non si hanno le risorse umane: magistrati, addetti alle cancellerie, funzionari che possano smuovere il comparto Giustizia” alla quale, invece, ha concluso la Bartolozzi, è stato destinato appena l’1,5% della spesa complessiva prevista dal fondo investimenti.

È evidente che esiste ancora un pesante divario tra quello che viene chiesto da tutti gli operatori del diritto, le rappresentanze politiche e sindacali e, a questo punto, anche dalla Commissione Europea, e ciò che si sta realizzando con la lentezza di un bradipo.

Occorre accelerare le tempistiche e, se possibile, agire senza l’accompagnamento della grancassa.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dichiarato recentemente che il suo motto è “sobri nelle parole, operosi nelle azioni”.

Sarebbe già un bel punto di partenza.

IL CIAG AL XXIII CONVEGNO DELL’ ASSOCIAZIONE DIRIGENTI GIUSTIZIA. BARBARA FABBRINI “I SOLDI PER LE RISORSE UMANE CI SONO” MA IL DECRETO PER I 903 ASSISTENTI GIUDIZIARI ANCORA NO

Reclutamento e valorizzazione delle risorse umane con particolare attenzione alla governance e all’amministrazione della giustizia. Questi i temi al centro del XXIII Convegno dell’Associazione Dirigenti Giustizia che si è svolto a Bologna dal 30 maggio al 1° giugno e a cui ha partecipato, con una propria delegazione, il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari che, con Emanuela Coronica, è intervenuto ponendo l’attenzione sulle cifre relative alle carenze di organico del personale amministrativo del comparto, che, ai primi di gennaio del 2019, sono 9.573, pari al 21,9% della dotazione organica.

Inoltre, essendo previsti, per l’anno in corso, 7.158 pensionamenti, in assenza di nuove assunzioni, le carenze potrebbero aumentare fino al 38,2%. Una situazione, questa, che rende la Giustizia un edificio pericolante perché non sostenuto da fondamenta solide che, fuor di metafora, sono nuove risorse umane motivate e qualificate. La Coronica, ha voluto ricordare le dichiarazioni del Ministro Alfonso Bonafede che ha definito il sistema giudiziario come uno dei pilastri più importanti dell’ordinamento giuridico che influenza altri settori strategici come quello sociale ed economico.

Tuttavia, per la condizione in cui versa la giustizia nel nostro Paese, “questo pilastro somiglia ad un gigante con i piedi di argilla ed il fiato corto”, ha sottolineato e ha così concluso “riteniamo indispensabile dare concretezza ad un progetto di ristrutturazione del sistema Giustizia che passi attraverso un’adeguata allocazione di nuove risorse ed un’ottimizzazione di quelle esistenti, con l’obiettivo di restituire credibilità al Paese e ai cittadini, fiducia nelle istituzioni”.

Apprezzamento per l’iniziativa e l’annuncio del rafforzamento dell’impegno da parte del Ministero per la formazione e la valorizzazione della dirigenza sono stati sottolineati dal Guardasigilli, in una nota, letta in apertura dei lavori, dal Presidente dell’Associazione Dirigenti Giustizia, Nicola Stellato.

In un messaggio inviato dal Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, David Ermini, assente per motivi istituzionali, si evidenzia che “riportare l’attenzione sulle performance del sistema giustizia è importante in vista di un servizio efficiente di qualità in favore dei cittadini”. Secondo Ermini il potenziamento del sistema giustizia non può non prescindere dall’assunzione di nuove risorse con competenze specifiche e l’ottimizzazione di quelle già esistenti.

Quello della giustizia è un apparato complesso dove l’aspetto organizzativo risulta essenziale per una migliore organizzazione, per gli investimenti e soprattutto per le risorse umane. In quest’ottica appare, dunque, imprescindibile adeguare i ruoli amministrativi proseguendo e rafforzando le politiche di reclutamento inaugurate dal precedente governo”, ha precisato Ermini.

Il Vicepresidente del Csm ha sollecitato lo sblocco della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari sottolineando che “con il nuovo piano di assunzioni già programmato dal Ministero della Giustizia potranno, in parte, colmare le attuali insostenibili carenze”.

Il reclutamento di nuovo personale amministrativo è stato al centro dell’intervento del Direttore generale del personale e della formazione del Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, Dott. Alessandro Leopizzi, che ha fatto riferimento soprattutto alla Legge di Stabilità e al Decretone, con l’assunzione delle ormai note 1.300 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato in area II e III, quali canali principali per i futuri ingressi nell’amministrazione giudiziaria.

Leopizzi ha parlato del concorso per il profilo di assistente giudiziario che, a suo avviso, ha rappresentato “la testa di ponte che ha permesso di smuovere una quasi ventennale situazione di stasi”, specificando che “con ognuno dei tre strumenti normativo-finanziari, sarà possibile arrivare tendenzialmente all’esaurimento di questa graduatoria, cioè a portare nell’arco di un biennio abbondante altri 1.800 assistenti, man mano che si ricreano le vacanze di una qualifica che, in questo momento, non sconta particolari scoperture”. Obiettivo dichiarato del Ministero è, dunque, procedere allo scorrimento totale della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari nel 2020.

Da Capo Dipartimento l’ottica che vorrei proporre è proprio quella risorse – ha esordito nel suo intervento la Dott.ssa Barbara Fabbrini, Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi, specificando che “l’articolo 110 della Costituzione stabilisce che spettano al Ministro della Giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”.

È questo il presupposto da cui partire poiché esso traccia un obiettivo di sussistenza degli uffici giudiziari da parte del Ministero e un obiettivo di valutazione del magistrato da parte del Csm. Magistrati e dirigenti convivono negli uffici giudiziari ed è qui che si pone il problema dell’amministrazione della giustizia.

E’ qualità o quantità dire che occorre avere una sentenza in tempi giusti?” si è chiesta la Fabbrini. Domanda insidiosa. L’obiettivo di durata è un obiettivo di qualità e non di quantità. Per arrivare a questo c’è un passaggio obbligato che è rappresentato dalle risorse umane.

Le risorse non mancano, sono mancate per anni, ci sono stati periodi di spending review, totale contrazione di investimenti, a volte anche di tagli – ha spiegato la Fabbrini – Dal 2014 ad oggi c’è stato un incremento degli investimenti fino al 13%. Questo significa che i soldi ci sono per le risorse umane, le risorse materiali e la digitalizzazione. Nella digitalizzazione abbiamo investimenti fino al 2033 sia per il processo civile telematico, sia per il processo penale telematico. Rispetto a prima abbiamo una maggiore possibilità di programmazione”.

Quello delle risorse umane è il tema che salta subito all’occhio, il più vasto e, indubbiamente, anche quello più sentito. Nei 640 uffici giudiziari italiani risultano attualmente impiegate fra le 34 e le 36.000 unità di personale a fronte di una dotazione di circa 43.000 unità.

Il piano di programmazione assunzionale varato dall’attuale Esecutivo, per il prossimo triennio, prevede l’ingresso di circa 8.135 unità per tutti i profili professionali operanti nell’amministrazione giudiziaria. I soldi per procedere a nuove assunzioni ci sono tutti e pure gli strumenti legislativi. Mancano le unità da assumere.

A margine del convegno, la Fabbrini si è intrattenuta con la delegazione del Ciag che l’ha sollecitata in ordine ad una serie di questioni ancora aperte.

In merito alle tempistiche delle assunzioni straordinarie delle 903 unità da Legge di Bilancio, il Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Ministero della Giustizia, ha ribadito che un primo blocco di 480 unità prenderà servizio entro il mese di luglio, dal momento che la registrazione del decreto da parte della Corte dei Conti dovrebbe avvenire a giugno, mentre per le unità rimanenti di questo scorrimento, la procedura si concluderà entro l’anno.

Per quanto riguarda, invece, gli idonei che rimarranno in graduatoria, la Fabbrini ha fatto riferimento a due strumenti normativi che potranno essere utilizzati per procedere alla loro assunzione. Il primo è la legge n. 26/2019 di conversione del decreto legge n. 4/2019, il cosiddetto “Decretone”, che prevede per il comparto Giustizia, assunzioni in deroga al blocco del turn-over, nell’ordine di 1.000 unità di area II e 300 di area III.

Il secondo strumento è il turn over ordinario che si sbloccherà a partire dal 15 novembre, e che, anche alla luce dell’imminente approvazione definitiva del disegno di legge “Concretezza”, sarà, verosimilmente nell’ordine dell’80% rispetto alle cessazioni dal servizio.

Ora, in considerazione del numero di pensionamenti che si annuncia corposo nel 2019, è ragionevole, prevedere, lo scorrimento totale della graduatoria, nei primi mesi del 2020.

Inoltre, la Fabbrini ha risposto su un tema da tempo al centro dell’attenzione degli addetti ai lavori e non solo, quello dell’implementazione della dotazione organica dei vari profili professionali del comparto. Questo tema, secondo il Capo Dipartimento, non è però all’ordine del giorno e, comunque, laddove venisse realizzato, non sarebbe numericamente significativo.

Ha, infine, escluso qualsiasi ipotesi di cessione della nostra graduatoria, alla luce, come detto, dello scorrimento totale, in tempi relativamente brevi.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari prende atto di queste importanti dichiarazioni, restando vigile circa la loro effettiva realizzazione in termini di provvedimenti concreti.

Infatti, se è vero che la decisione di assumere a scaglioni le 903 unità del prossimo scorrimento, è dettata dal fatto che, ad oggi, le carenze di organico per il nostro profilo professionale ammonterebbero a circa 500 unità, l’intenzione di non implementare la dotazione organica sarebbe preoccupante nel caso in cui i pensionamenti del 2019 non fossero in un numero simile a quello degli idonei rimasti in graduatoria, dopo lo scorrimento del primo scaglione di 480 idonei.

Rimangono, dunque, alcune ombre in una narrazione che, sembrerebbe preannunciare il lieto fine, ossia il tanto agognato scorrimento della graduatoria le cui tempistiche restano, però, sempre lunghe. Lo dicono i fatti che, quotidianamente, raccontano di una giustizia costretta a fare i conti con gravi ritardi nella definizione dei processi, con lo smaltimento degli arretrati e le gravi carenze di personale.

In un Paese che si dica civile e democratico, quello della giustizia resta un asset fondamentale, intorno al quale ruota tutto poiché uno Stato che si rispetti è chiamato a tutelare i diritti e gli interessi di ogni cittadino e a garantire la certezza del diritto.

In Italia, invece, nonostante le continue, giustificate proteste di chi opera nei tribunali, la giustizia è diventata come la polvere da nascondere sotto il tappeto. Ci si riempie la bocca di questa bellissima parola per annunci e dichiarazioni ad effetto ma poi più niente. Si resta in attesa. E questa attesa non è più tollerabile.

CONFINTESA CHIEDE UNA TASK FORCE PER LA GIUSTIZIA MENTRE NEI TRIBUNALI E’ SEMPRE EMERGENZA. DAL MINISTERO ANCORA NESSUN DECRETO PER I 903 ASSISTENTI GIUDIZIARI

L’attuazione di una task force per migliorare l’efficienza della giustizia. È quanto propone Confintesa Funzione Pubblica, in una lettera indirizzata al Capo del Governo, Giuseppe Conte, al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, al Ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, e ai due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Pur dando atto all’attuale Esecutivo dello sforzo compiuto per rendere più efficiente il nostro sistema giudiziario, la nota, a firma del Segretario Generale, Claudia Ratti, e che vede tra i destinatari anche il Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Personale e dei Servizi, Barbara Fabbrini, pone ancora una volta l’accento in maniera impietosa su quelle che sono le criticità del comparto giustizia.

Mancanza di personale amministrativo, precarietà delle strutture edilizie e prossimi pensionamenti soprattutto in considerazione di Quota 100.

Si dà atto degli sforzi compiuti per rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione con il D.L. 75/2017, del programma per la rimodulazione profili professionali, delle azioni di riqualificazione e promozione professionale del personale dell’Amministrazione giudiziaria definito da un accordo del 26 aprile 2017 sottoscritto dall’allora Ministro della Giustizia e le OO.SS. che, tuttavia, non viene interamente rispettato. Nonostante gli sforzi e l’impegno la macchina della giustizia non è ripartita, evidentemente qualcosa non ha funzionato”.

In realtà più di qualcosa. Vi sono state nuove assunzioni ma senza rispettare l’accordo sulla mobilità. Quindi, la pubblicazione dell’interpello per soli 271 posti per assistenti giudiziari, non soggetti a vincolo di sede, a fronte di migliaia di ingressi e dopo un immobilismo di anni. Infine, la conclusione di una prima procedura di progressione economica del personale ma senza provvedere ai relativi nuovi inquadramenti.

Il risultato è che la giustizia resta sempre in una condizione emergenziale come è dimostrato dalle iniziative che in molti uffici giudiziari del Paese, gli operatori della giustizia stanno mettendo in campo per sensibilizzare le istituzioni sul tema delle risorse umane, necessarie a far ripartire un comparto messo in ginocchio da politiche che, per decenni, hanno provocato pesanti riduzioni di personale, senza provvedere ad un opportuno ricambio generazionale.

A Teramo, il Presidente della Camera Penale, Gennaro Lettieri, in considerazione delle gravi carenze di magistrati e di personale amministrativo, ha preso carta e penna e scritto una lettera indirizzata alla Presidente facente funzioni del tribunale, Angela Di Girolamo, con la proposta di costituire un Osservatorio sulla Giustizia del Tribunale che “porti a realizzare un reciproco e ineludibile confronto tra magistratura, avvocatura e dirigenze amministrative, nella ricerca di valide e indifferibili soluzioni ai gravi problemi di carattere organizzativo che affliggono da tempo, tutti gli uffici giudiziari, in un contesto generale caratterizzato dalla carenza di risorse umane e materiali”.

A Vasto, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, dal 14 maggio, è in stato di agitazione permanente, al fine di rimarcare l’endemica carenza di personale amministrativo che, peraltro, si inserisce in una realtà già penalizzata dalla decisione di sopprimere il tribunale, nel 2021.

Una delegazione del Consiglio, unitamente ad una dell’AIGA (Associazione Giovani Avvocati), è stata ricevuta dal Sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, il quale ha rassicurato i suoi interlocutori circa il fatto che i vuoti di organico di personale amministrativo saranno coperti, entro giugno, grazie all’ulteriore scorrimento della graduatoria degli idonei assistenti giudiziari. Ad ogni buon conto, a Vasto lo stato di agitazione proseguirà, come è giusto che sia, nell’attesa che agli impegni seguano i fatti.

Intanto, a Ischia, l’avvocatura locale ha indetto dal 5 al 12 giugno una settimana di astensione dalle udienze penali, sia presso la Sezione distaccata del Tribunale, sia presso il Giudice di Pace.

Si tratta dell’ennesima iniziativa di protesta, determinata dal fatto che il Ministero della Giustizia non ha intrapreso i provvedimenti necessari per sostituire i 3 assistenti giudiziari che hanno lasciato, di recente, l’ufficio giudiziario isolano “già gravemente carente di personale ed incapace di rispondere alle istanze dell’utenza e ai gravosi compiti di cancelleria”, denuncia l’Assoforense.

Il tema degli organici della giustizia è stato sollevato anche in occasione della V edizione della due giorni di studio “In difesa della Costituzione”, organizzata dalla Camera Penale di Patti e di Barcellona Pozzo di Gotto, che ha avuto luogo a Capo d’Orlando il 24 e 25 maggio. Al centro dell’incontro il principio della ragionevole durata del processo, ritenuto uno dei parametri attraverso il quale viene misurata l’efficienza della risposta giudiziaria alla domanda di giustizia.

Un processo per essere giusto deve essere anche calibrato nella sua durata ma per ottenere un simile risultato servono le risorse.

E’ inutile parlare di ragionevole durata del processo se non si mettono in campo le risorse adeguate”. Questo il commento lapidario del Presidente della Corte d’Appello di Messina, Michele Galluccio, secondo il quale è necessaria una sinergia tra tutti gli operatori del diritto ma, soprattutto, bisogna lavorare sul rafforzamento degli organici.

Dello stesso avviso anche il Presidente del Tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale, che ha chiesto al governo magistrati e cancellieri in vista dei prossimi pensionamenti determinati da Quota 100.

La durata media di un processo penale è di 707 giorni davanti al tribunale in composizione collegiale, 534 dinanzi al tribunale in composizione monocratica, 901 in corte di appello. Che fare? – si chiede Angelo Mangione, avvocato e professore associato di diritto penale alla Lumsa di Roma – Non c’è molto di nuovo da dire ma c’è molto di nuovo da fare. Riorganizzazione degli uffici, maggiori risorse sia come organici della magistratura, sia come organici del personale”.

La ragionevole durata del processo non è un principio di buona organizzazione ma un diritto del cittadino indagato oppure imputato. Il processo deve avere tempi fisiologici ragionevoli perché il cittadino non deve rimanere per un tempo indefinito in balìa dei tempi dell’autorità giudiziaria” ha sottolineato Giandomenico Caiazza, Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane.

Il rispetto del principio della ragionevole durata del processo, garantito dall’articolo 111 della nostra Costituzione, passa anche, anzi soprattutto, attraverso l’assunzione di nuovo personale, con competenze specifiche che ci sono, almeno sulla carta, ma in concreto ancora non si vedono.

Nonostante sindacati, esponenti della politica e delle istituzioni giudiziarie invochino da più parti e all’unisono, risorse umane e materiali per migliorare l’efficienza del comparto giustizia, siamo ancora fermi a dichiarazioni e frasi ad effetto. Manca un ulteriore passaggio ovvero tradurre le parole in fatti perché le criticità che interessano gli uffici giudiziari sono sempre quelle e, con il passare del tempo, diventano più drammatiche.

Di fronte ad una tale emergenza, appaiono vagamente surreali le dichiarazioni rese, il 20 maggio a Trani, dal Sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone, il quale, al termine di un convegno organizzato dall’Ordine degli Avvocati del capoluogo pugliese, alla presenza del Presidente del Tribunale, Antonio De Luce e del Procuratore Capo della Repubblica, Antonino Di Maio, ha dichiarato: “Stiamo cercando di incrementare, in primis, il capitale umano che sono 3.000 assistenti giudiziari, 609 magistrati ordinari”, evidenziando che, pur avendo ereditato una situazione non semplice “tassello dopo tassello le cose iniziano a sistemarsi”, concludendo che “gli investimenti che questo Governo sta facendo nella Giustizia è sotto gli occhi di tutti”.

Purtroppo, le cifre snocciolate da Morrone, almeno con riferimento agli assistenti giudiziari, non trovano riscontro nella realtà, visto che a distanza di un anno dal suo insediamento, il Governo ha proceduto ad un solo scorrimento della nostra graduatoria, peraltro già predisposto e finanziato, salvo che per qualche decina di unità, dal precedente Esecutivo.

L’ulteriore scorrimento di 903 idonei avverrà a scaglioni differiti nel tempo, come si evince da un post pubblicato sul profilo Facebook del Sottosegretario Ferraresi il quale, il 23 maggio, ha annunciato che “è stato inviato alla Corte dei Conti il decreto per lo scorrimento delle 903 unità di personale amministrativo riguardante la figura di assistente giudiziario, una volta registrato si potrà procedere con la chiamata di un primo scaglione di circa 500 unità”.

È ormai certificato che l’impegno preso ufficialmente dal Guardasigilli Bonafede circa lo scorrimento integrale della graduatoria nel 2019, rimarrà lettera morta. Degli importanti investimenti annunciati a suon di grancassa, c’è solo il nero su bianco ma i provvedimenti, perché siano effettivi, devono essere tradotti in fatti concreti.

E, quelli, ancora non ci sono.

FORUM DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 2019, OLTRE 500.000 DIPENDENTI IN USCITA. IL MINISTRO GIULIA BONGIORNO: “HO IL DOVERE DI PENSARE ALLE ASSUNZIONI”

Il 27 febbraio la Commissione Europea ha diffuso un report secondo il quale la Legge di Bilancio 2019 non avrà effetti positivi sull’economia del nostro Paese.

A finire sotto la lente d’ingrandimento di Bruxelles sono soprattutto Quota 100 e Reddito di Cittadinanza ma non mancano considerazioni sulla nostra pubblica amministrazione, considerata anziana, poco qualificata e con un andamento peggiore rispetto a quello di altri Paesi, membri dell’Unione.

Gli indicatori di qualità della governance ne confermano la debolezza. Il livello di prestazione medio è tra i più bassi d’Europa con impatti negativi sia sulle imprese che sui cittadini. Certamente un quadro poco edificante.

Lo stato di salute della nostra pubblica amministrazione è stato al centro del Forum della Pubblica Amministrazione 2019, svoltosi a Roma dal 14 al 16 maggio e giunto alla sua 30esima edizione. Una tre giorni di convegni, iniziative e occasioni di confronto dedicati all’innovazione e alla sostenibilità della pubblica amministrazione italiana.

In occasione del Forum, il Centro studi sulla Pubblica Amministrazione, ha presentato “Pubblico Impiego 2019: una PA che crea valore pubblico investe sulle sue persone”.

Nel report si mette in evidenza, innanzitutto, come negli ultimi anni, la pubblica amministrazione sia stata enormemente penalizzata dalle politiche di austerity che, nell’ultimo decennio, hanno individuato nei tagli alla PA lo strumento più semplice per raggiungere l’obiettivo di tagli drastici della spesa pubblica.

Gli effetti di questa politica hanno prodotto conseguenze negative in termini di aumento esponenziale delle carenze di organico, anche in considerazione del fatto che “la PA italiana ha il 70% in meno dei dipendenti rispetto alla Germania, il 65% rispetto all’Inghilterra e il 60% della Francia, appena il 10% in più della Spagna“.

In particolare, negli ultimi dieci anni si è registrata “una riduzione di oltre 193 mila unità di personale (pari al 5,6%), variamente distribuita nei vari comparti del pubblico impiego: 87 mila sono dipendenti cessati e non rimpiazzati nelle Regioni e nelle autonomie locali, la Sanità ha perso oltre 42.500 addetti e nei Ministeri si contano oltre 33 mila dipendenti in meno rispetto al 2008“. Tutto ciò ha comportato un ulteriore innalzamento dell’età media dei dipendenti pubblici che, secondo i dati della Ragioneria dello Stato, è passata dai 43,5 anni del 2001 ai 50,6 del 2017.

Inoltre, è stato calcolato che, ad oggi, il personale della pubblica amministrazione che ha compiuto i 62 anni di età e che, dunque, potenzialmente potrebbe usufruire della cosiddetta “Quota 100” ammonta a oltre 500.000 unità (il 16,7% del totale).

A tal proposito si sottolinea che “ad oggi, le domande pervenute all’Inps dal personale della PA sono 41.033 (il 33,4% del totale di quelle ricevute) e si stima possano salire a 90/100 mila nell’anno, ma restano 400 mila persone pronte alla pensione di cui sarà necessario gestire l’uscita, soprattutto per i comparti e gli enti in sofferenza, perché sotto organico“.

Il report, poi, affronta un altro tema dirimente nel momento in cui evidenzia che lo sblocco del turnover al 100%, a partire dal 15 novembre 2019, potrà garantire un efficace rinnovamento della PA solo se verrà, al contempo, implementato il Piano di Fabbisogno del Personale, lo strumento che dovrebbe consentire alle amministrazioni di realizzare “un disegno dell’organizzazione e delle risorse umane necessarie che sia legato realmente ad obiettivi di una programmazione dei fabbisogni del personale che non sia governata da principi quantitativi, ma qualitativi e prospettici“.

A questo proposito, lo studio denuncia che “le linee guida per la redazione dei piani triennali di fabbisogni di personale, emanate da Funzione Pubblica negli ultimi giorni del Governo Gentiloni, sono chiarissime su questo punto e del tutto condivisibili, peccato che da una sommaria indagine appare sino ad ora del tutto trascurata la correlazione tra fabbisogni di personale e piano delle performance: ossia tra quello che c’è da fare e chi deve farlo“.

Il report, quindi, si richiama al Documento di Economia e Finanza 2019 da cui si evince che, già nel 2018, si è avuta un’inversione di tendenza sul piano degli investimenti nel pubblico impiego dal momento che “la spesa per redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche sarebbe pari a 171.826 milioni. Oltre 5 miliardi in più rispetto al 2017 (+3,1%)”.

Tuttavia, questo incremento è stato in grandissima parte dovuto, non già all’immissione di nuovo personale, ma ai rinnovi contrattuali di diversi settori del pubblico impiego, nel triennio 2016-2018.

Per quanto riguarda gli anni a venire, è vero che il Def prevede un incremento della spesa per redditi da lavoro dipendente che passa dai 171.826 milioni del 2018 ai 172.594 del 2019 e ai 174.018 del 2020, ma è altrettanto vero, che gran parte di queste risorse saranno assorbite dai rinnovi contrattuali.

In ogni caso, lo studio di FPA mette in guardia dal trarre aspettative troppo ottimistiche da questi dati poiché, al fine di comprendere il peso effettivo degli investimenti in personale della PA, occorre fare riferimento al rapporto tra il costo dei salari degli impiegati nella pubblica amministrazione e la ricchezza nazionale espressa in termini di PIL nominale. Ebbene, se nel 2018 questo rapporto è stato pari al 9,8%, si prevede che esso scenderà al 9,7% nel 2019, al 9,5% nel 2020, al 9,3% nel 2021 e al 9,1% nel 2022.

La strada da fare per ridare slancio alla pubblica amministrazione è ancora lunga e la forza dei numeri, al netto di slogan e proclami, sta lì a dimostrarlo.

Il Ministro Giulia Bongiorno ha parlato alla vigilia del Forum, intervistata dal Presidente di FPA, Carlo Mochi Sigismondi, al quale ha ribadito i punti essenziali di quella che ha definito la “linea Bongiorno”.

Io credo che quando si fa il Ministro bisogna avere a cuore un risultato. Il mio risultato è quello di dare ossigeno alla Pubblica Amministrazione. Ho trovato una Pubblica Amministrazione in ginocchio soprattutto sotto il profilo della mancanza del personale. E’ inutile fare grandi discorsi e avere idee geniali se prima gli uffici non hanno il personale” ha dichiarato la Bongiorno.

So benissimo che in termini di consensi elettorali sarebbe stato meglio dire “io taglio la pubblica amministrazione, stop con i dipendenti pubblici”. Ecco, io avevo il dovere, ed è quello che poi ho fatto, di pensare alle assunzioni. Ed infatti la legge di bilancio prevede degli impegni significativi non solo per le assunzioni a livello di amministrazioni centrali ma anche nella sanità, assunzioni nelle regioni, assunzioni nei comuni; tutto questo serve per iniziare. Dopo di che è chiaro, c’è una serie di indicazioni per cercare di migliorare il sistema”.

E ancora: “non ci sarà la riforma Bongiorno ma ci sarà la linea Bongiorno. Prima riprendo personale, questo personale lo formo, poi cerco di fare in modo che funzionino gli uffici con una riforma della dirigenza e cerco di usare soprattutto quelli che sono i manuali”.

L’intervista è stata anche l’occasione per parlare di dirigenza della pubblica amministrazione, grande incompiuta della riforma Madìa.

Chi entra nel pubblico ha un contratto per sempre ed è chiaro che non può avere la stessa motivazione del libero professionista quindi dobbiamo partire dalla necessità di motivare il dirigente”, è stato il commento del Ministro. Spazio anche al tema della digitalizzazione, altro punto essenziale della “linea Bongiorno”.

Vorrei una pubblica amministrazione che cresca in maniera omogenea. Il dovere di un Ministro è quello di puntare sull’omogeneità, oltre che con la nomina dei responsabili, anche cercando di superare il grosso problema della frammentarietà” .

Di digitalizzazione ha parlato anche il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenuto alla Conferenza sul Digitale nella giornata conclusiva del Forum.

Le tecnologie digitali stanno trasformando l’economia e le società. Le amministrazioni devono essere poste nelle condizioni di affrontare e vincere le sfide della trasformazione digitale facendosi parte attiva nei processi di innovazione. E di fronte alle esigenze di soddisfacimento dei bisogni di una società complessa, non può esistere un’amministrazione che non sia digitale e, al tempo stesso, non sia sottoposta a un aggiornamento continuo, come si addice a ogni struttura complessa che tratta soprattutto conoscenza”.

Il messaggio che emerge dalla tre giorni del Forum della Pubblica Amministrazione è che per creare valore pubblico e promuovere lo sviluppo sostenibile del Paese serve una PA digitale, in grado di mettere al centro le persone che lavorano nelle amministrazioni, formandone, sviluppandone e aggiornandone continuamente le competenze.

Ciò vale anche per il comparto giustizia dove lentezze ed inefficienze trovano le loro cause nella cronica carenza di personale ed in un processo di digitalizzazione che non è mai partito in maniera uniforme.

Quanto emerso dal Forum della Pubblica Amministrazione può essere applicato al nostro sistema giudiziario. Qualunque tentativo di innovazione legislativa risulterebbe inefficace, in concreto, se non accompagnato e sostenuto da adeguati strumenti organizzativi e dalle necessarie risorse umane e materiali.

È indispensabile, pertanto, andare oltre le parole e le dichiarazioni ad effetto e dare concretezza ad un progetto serio di ristrutturazione del sistema giustizia e della pubblica amministrazione tutta, che passi soprattutto attraverso un’adeguata allocazione di nuove risorse e un’ottimizzazione di quelle esistenti, con l’obiettivo di restituire al Paese credibilità e ai cittadini fiducia nelle istituzioni.

IL VICEPREMIER SALVINI: “A NAPOLI 12.000 SENTENZE DI CONDANNA NON ESEGUITE PER PROBLEMI DI ORGANIZZAZIONE E MANCANZA DI PERSONALE”

Al fine di rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione, il Decreto Legislativo n. 75 del 2017 ha introdotto un nuovo istituto: il piano di fabbisogno del personale, che dovrebbe consentire ad ogni P.A. di quantificare la richiesta di nuove assunzioni alla Funzione Pubblica, in base alle effettive esigenze di organico dei vari profili professionali.

Il piano, che deve essere presentato ogni anno e ha valenza triennale, è uno strumento più dinamico rispetto a quello tradizionale della dotazione organica. Quest’ultima non va in soffitta ma rappresenta una conseguenza delle scelte compiute dalle Amministrazioni nel piano di fabbisogno.

Più in generale, le nuove regole dettate dal decreto legislativo n. 75 che modificano il testo del decreto legislativo n.165 del 30 marzo 2001, contenente “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche” prevedono che l’organizzazione degli uffici oltre che essere conforme “al piano triennale dei fabbisogni”, deve garantire “l’ottimale distribuzione delle risorse umane”; individuare le “risorse finanziarie destinate all’attuazione del piano”; essere coerente “con le linee di indirizzo” che devono essere emanate dal Dipartimento della Funzione Pubblica; tenere conto delle “risorse quantificate sulla base della spesa per il personale in servizio” e di “quelle connesse alle facoltà assunzionali” dell’ente.

Alla luce di quanto prevede la legge, ci si chiede, allora, come sia possibile che nel distretto giudiziario di Napoli risultino 12.000 sentenze di condanna non eseguite perché manca il personale destinato a svolgere questa mansione. La prima risposta che si può dare è che, evidentemente, in quella realtà come in altre del Paese, non è stato, messo a punto, per tempo, un serio piano di fabbisogno del personale.

Ragionerò con il collega alla Giustizia di cosa c’è bisogno. Non è un atto di accusa nei confronti di nessuno ma io la riforma la voglio fare con magistrati, avvocati e operatori della giustizia”.

Queste le parole del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, raccolte da Rai News il 7 maggio scorso, in occasione dell’inaugurazione a Milano della nuova sede dell’Agenzia dei Beni Confiscati. Chiaro il riferimento ai recenti fatti di Napoli. La sera, ospite di Matrix, il Vicepremier ha parlato ancora di giustizia.

Solo a Napoli, ci sono 12.000 sentenze di condanna non eseguite perché la giustizia non ce la fa per problemi di organizzazione, per mancanza di personale, per mancanza di cancellieri, mancanza di certificazioni etc. Ci sono migliaia di condannati, come nel caso di Torino, che per problemi organizzativi della giustizia, anziché essere in galera, sono a spasso”.

Già in diverse occasioni, il Ministro dell’Interno, ha fatto riferimento alla necessità di una riforma della giustizia che sia “bella, tosta ma necessaria” e da attuare con la collaborazione, oltre che del Ministero di competenza, anche di tutti gli operatori del diritto.

Salvini ha elogiato il lavoro svolto si qui dal Ministro della Pubblica Amministrazione.

Il Ministro Bongiorno, in questa manovra economica, ha dato il via libera a 900 assunzioni, per sbloccarne altre 1.800 perché qua il problema è dei cancellieri e del personale amministrativo. Molte aziende straniere, però, non investono in Italia, al di là della tassazione alta, anche perché non c’è certezza dei tempi della giustizia”.

Tuttavia, l’impegno assunto dall’Esecutivo non è ancora sufficiente soprattutto quando anche i fatti di cronaca, l’omicidio dei Murazzi a Torino e la sparatoria dei giorni scorsi a Napoli, dicono questo, cioè che non basta, che bisogna fare molto di più e subito.

E, infatti, pure il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho ha chiesto più risorse mentre il Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Giuseppe De Carolis di Prossedi, ancora una volta, ha sottolineato che “la carenza di organico, acuita dai continui e fisiologici pensionamenti, è cronica. Per contro, la mole dei processi è sempre in aumento: in un anno nel settore civile ci sono stati 13.552 nuovi processi e nel penale 15.609”.

A Napoli, la situazione è particolarmente critica.

Tutti gli uffici del distretto presentano carenze di organico, specialmente di personale amministrativo, nonostante l’entrata in servizio di nuovi assistenti giudiziari assunti tramite lo scorrimento della graduatoria formatasi all’esito del concorso indetto dal Ministero nel 2016 e tale carenza di organico, aggravata dai prossimi pensionamenti, rischia di vanificare l’impegno di coloro che lavorano negli uffici giudiziari del distretto.

La Corte di Appello è diventata un vero e proprio imbuto che con le attuali risorse, sia di personale amministrativo che di magistrati, non è assolutamente in grado di smaltire in tempi ragionevoli l’enorme mole di processi arretrati che si è accumulata nel tempo.

Per quanto riguarda l’organico dei magistrati, lo scorso anno, a seguito di numerosi incontri e interlocuzioni con i vertici del Ministero della Giustizia, è stato deciso di aumentare la pianta organica della Corte di Appello di Napoli.

Purtroppo, tutto è rimasto sulla carta anche perché l’ultimo bando straordinario del Csm, che, peraltro, era limitato alla copertura di soli tre posti nel settore penale, è andato del tutto deserto non essendo stata presentata alcuna domanda.

Questo dato rende evidente che i magistrati non sono motivati a lavorare nella Corte d’Appello partenopea, in particolare nel settore penale, a causa dei rilevanti carichi di lavoro.

Ancora più grave è la carenza di organico del personale amministrativo.

A ciò va aggiunto che almeno un terzo del personale amministrativo della Corte d’Appello viene sottratto allo svolgimento dell’attività strettamente giurisdizionale perché è chiamato ad eseguire compiti amministrativi nell’interesse dell’intero Distretto e che sono propri soltanto delle Corti d’Appello.

E qui si torna al punto di partenza e cioè alla necessità di applicare quanto già previsto dalla legge in materia di piano di fabbisogno di personale.

Un’ esigenza resa ancora più impellente dall’entrata in vigore della Quota100, per cui il distretto di Napoli alla fine del triennio 2019/2021, presenterà una scopertura pari al 52,47%, rappresentando la punta dell’iceberg di una situazione che riguarda, con percentuali diverse ma sempre significative, la stragrande maggioranza dei distretti giudiziari del Paese.

Appare quindi evidente che, in assenza di una seria revisione delle dotazioni organiche che aumenti in modo consistente il numero di magistrati e dipendenti amministrativi, la Corte d’Appello del capoluogo campano non è in grado di svolgere correttamente tutti i suoi compiti che, fino ad oggi sono stati portati avanti anche da volontari, ex barellieri e dipendenti della Banca d’Italia, messi a disposizione per coadiuvare l’Ufficio Ragioneria e Cassa nella predisposizione dei mandati di pagamento dei debiti conseguenti alle condanne riportate dal Ministero ex legge Pinto.

La condizione in cui versa la Corte d’Appello di Napoli non rappresenta un caso isolato e la giustizia ha bisogno di essere amministrata da personale qualificato e le risorse ci sono.

Intanto, c’è il via libera della Commissione Lavoro del Senato al Ddl Concretezza e, a breve, anche l’Aula di Palazzo Madama dovrebbe dare l’ok definitivo.

Gli strumenti legislativi per garantire nuove assunzioni nella Pubblica Amministrazione, ed in particolare, nella giustizia ci sono tutti come il Decretone, convertito nella legge 26/2019 e che prevede l’assunzione a tempo indeterminato di 1.300 unità di personale amministrativo di cui 1.000 in l’area II e 300 in l’area III, senza dimenticare, appunto, il Ddl Concretezza.

L’unica cosa che resta da fare è dare piena attuazione a ciò che è stato già messo nero su bianco ed è necessario procedere anche in maniera spedita, per dare un senso ai provvedimenti adottati ma soprattutto per restituire alla giustizia italiana un’efficienza ed una dignità che i cittadini chiedono da tempo alle istituzioni.

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA BONAFEDE VUOLE DIMEZZARE I TEMPI DEI PROCESSI MA CRESCONO LE CRITICITÀ NEI TRIBUNALI

Al lavoro per accelerare i tempi della giustizia. Questo, l’obiettivo del Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno e del Guardasigilli, Alfonso Bonafede, che dal giorno del loro insediamento stanno collaborando per garantire al sistema giustizia tempistiche più veloci con investimenti importanti soprattutto sul capitale umano.

L’occasione per ribadire, ancora una volta, l’impegno assunto dall’attuale Esecutivo in tema di politiche assunzionali, già messo nero su bianco in Legge di Bilancio, è stata la firma da parte del Ministro Bongiorno del decreto che dispone l’assunzione di 903 assistenti giudiziari, mediante scorrimento della graduatoria formatasi all’esito del concorso indetto dal Ministero della Giustizia nel 2016, ed una procedura concorsuale per 1.850 funzionari giudiziari. Una firma, giunta a ridosso del 1° maggio, giornata dedicata alla festa dei lavoratori.

Cosa significa questo ? Che la giustizia, che è paralizzata anche per mancanza di personale, avrà da questo Governo ossigeno. Non è un’ipotesi, sono cose che ho firmato due giorni fa” ha spiegato la Bongiorno ai microfoni di Sky Tg24.

I precedenti governi hanno sempre scelto di tagliare. Secondo me la pubblica amministrazione non può continuare ad essere una scelta per coloro che non si possono permettere il privato, bisogna investire”.

Gli investimenti, disposti dal Governo giallo-verde sono ingenti, tanto che lo stesso Ministro ha voluto sottolineare con forza che “nella Legge di Bilancio, noi abbiamo previsto non solo lo sblocco del turn over al 100%, ma assunzioni straordinarie, 120 milioni per il 2019, 320 milioni per il 2020, 420 milioni per il 2021. Cosa significa questo? Che immettiamo nuovo personale. È chiaro che poi questo personale deve lavorare e ci sono anche dei provvedimenti per garantire la produttività”.

La palla passa al Ministro Bonafede che raccoglie il testimone della Bongiorno e prosegue ad elencare le buone intenzioni dell’Esecutivo in tema di assunzioni, diminuzione dei tempi della giustizia e non solo.

Abbiamo investito nel personale amministrativo prevedendo un personale di 3.000 unità, oltre a quello che sarà il turn over. Quando si parla della Quota 100 e del rischio che la Quota 100, in una prima parte, crei dei problemi, noi dobbiamo dire anche che il blocco del turn over fino a novembre vale per tutta la pubblica amministrazione tranne che per la giustizia” ha dichiarato il Guardasigilli intervenuto al Teatro Gentili di Fabriano, ospite del convegno “Giustizia e Libertà”, organizzato da Micromega e dall’Associazione Giuridica “Carlo Galli”.

La giustizia è l’unico settore che per il Governo non poteva avere un blocco fino a novembre ed abbiamo già avviato un piano assunzionale di circa 5.000 unità e vi parlo di un percorso assunzionale che è già partito – ha proseguito Bonafede – Ho fatto degli investimenti e lo slittamento al 2020 per l’entrata in vigore della legge sulla prescrizione è fatto proprio per questo, perché avremo la possibilità di portare a regime questi investimenti in modo tale che la prescrizione, che entra in vigore nel 2020, potrà entrare in vigore in un sistema processuale capace di sostenerla”.

A questo proposito vanno fatte, però, alcune considerazioni.

Le 903 assunzioni di assistenti giudiziari, sono esattamente quelle messe nero su bianco in Legge di Bilancio, dove l’articolo 1 comma 307 prevede per il 2019, l’assunzione di 903 unità di Area II di personale amministrativo. Si tratta di assunzioni straordinarie dal momento che “il Ministero della Giustizia è autorizzato, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, ad assumere, nell’ambito dell’attuale dotazione organica”.

La graduatoria degli idonei assistenti giudiziari è l’unica di cui dispone attualmente via Arenula ed è presumibile che il Ministero abbia voluto destinare le 903 unità tutte a quel profilo.

Quello che lascia perplessi è la dichiarazione del Ministro Bonafede secondo cui “la giustizia è l’unico settore che per il Governo non poteva avere un blocco fino a novembre” perché, in un primo momento, sembrava proprio che fosse così.

Fu lo stesso Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nell’informativa sulla manovra economica resa a Palazzo Madama il 19 dicembre 2018 a dichiarare che “per le amministrazioni centrali si prevede un rinvio della presa di servizio degli assunti al 15 novembre 2019, ma limitato alle assunzioni derivanti del turn over ordinario dell’anno precedente”. Con il passare delle ore, fu ritenuto opportuno rettificare che per alcuni comparti, come Forze dell’Ordine, Scuola ed Università e Sanità ci sarebbe stata una deroga ma della Giustizia non si parlava.

L’emendamento presentato dal Governo ed inserito nel testo del Decretone, che dispone l’assunzione di 1.300 unità di personale amministrativo non dirigenziale a tempo indeterminato, di cui 1.000 in Area II e 300 in Area III, ha visto la luce successivamente con la bollinatura della Ragioneria Generale dello Stato, in data 18 febbraio 2019. L’emendamento, si era reso necessario proprio per ovviare alle gravi carenze di personale che la Quota 100, con la sua entrata in vigore avrebbe determinato.

È probabile che nelle intenzioni del Governo e dello stesso Bonafede, ci fosse già la volontà di intervenire ma il comparto giustizia, tra quelli risparmiati dalla mannaia del turn-over, proprio non figurava e l’emendamento presentato dal Governo ne è la prova.

Riteniamo opportune le rettifiche alle dichiarazioni di Bonafede, certamente non per celia, né tanto meno per polemica ma semplicemente per una questione di precisione.

Intanto giungono incessanti, gli appelli da uffici giudiziari di ogni parte del Paese, accomunati dalla richiesta di nuovi magistrati e nuovo personale amministrativo.

Nel distretto di Brescia, che comprende un’importante fetta della Lombardia con Cremona, Mantova e Bergamo, Guido Taramelli, dell’Associazione Nazionale Magistrati, a proposito delle carenze di organico di personale amministrativo, non ha usato giri di parole. le scoperture d’organico sono un disastro”, ha denunciato, spiegando che “le conseguenze sono drammatiche, soprattutto nel penale: gente che dovrebbe andare in galera, non ci va perché le sentenze non vengono notificate. Io posso scrivere la sentenza, ma se non ho il cancelliere che la notifica, è come se non l’avessi scritta.

Un altro ufficio giudiziario da tempo in emergenza è quello di Ischia. A più riprese il Presidente dell’Assoforense locale, Francesco Cellamare ed il sindaco di Lacco Armeno, Giacomo Pascale, hanno denunciato gravi problematiche legate alla mancanza di personale amministrativo sia nel civile che presso l’ufficio del giudice di pace.

Il Ministro Alfonso Bonafede, per mezzo della senatrice del Movimento 5 Stelle, Alessandra Riccardi, in visita sul posto, si è impegnato, da un lato, a stabilizzare l’ufficio giudiziario di Ischia che tuttora rappresenta una sezione distaccata del tribunale di Napoli e, dall’altro, a varare una task-force di cancellieri da inviare negli uffici giudiziari in particolare difficoltà come quello dell’isola verde.

In ultimo, registriamo la denuncia del Procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone, un magistrato da anni in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata, dapprima sul fronte della mafia e della ‘ndrangheta e, di recente, titolare dell’indagine su “Mafia Capitale”.

Ebbene, Pignatone, in un’intervista rilasciata a “Il Fatto Quotidiano”, ha dichiarato che la scelta garantista di avere tre gradi di giudizio ha un costo inevitabile in termini di possibile contrasto tra le successive decisioni e di durata dei procedimenti, aggiungendo che tale scelta “è aggravata poi dall’incredibile carenza di risorse” con riferimento all’ufficio giudiziario che dirige, probabilmente, il più importante del Paese.

I vuoti di organico nei tribunali e nelle corti di appello restano sempre il problema alla base dell’eccessiva durata dei processi. Ora, l’attesa è tutta per la firma da parte del Guardasigilli del decreto, già sottoscritto nei giorni scorsi dalla Bongiorno, e che darà il via libera all’assunzione di 903 assistenti giudiziari.

Nuove assunzioni rappresentano una risposta di giustizia in grado di restituire ai cittadini fiducia nelle istituzioni e la certezza del diritto.