ASSISTENTI GIUDIZIARI, IL CONSIGLIERE FRANCESCO CANANZI (CSM) CHIEDE AL MINISTRO BONAFEDE L’ASSUNZIONE DEI RESTANTI 1860 IDONEI

Che la Pubblica Amministrazione italiana sia poco qualificata, anziana e ad un passo dalla pensione è un dato di fatto. Oggettiva è anche la necessità di un ricambio generazionale. Una questione, questa, vecchia come il cucco alla quale prima o poi bisognerà porre rimedio e che riguarda molto da vicino anche i lavoratori del comparto giustizia. Come quelli dell’Ufficio Pensioni del Ministero.
Di recente, l’Unione Sindacale di Base P.I. Giustizia, ha inviato all’amministrazione una lettera nella quale vengono denunciate le difficoltà in cui da tempo opera l’ufficio pensioni del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria di Via Arenula. Il risultato è il ritardato pagamento delle pensioni del personale giudiziario e dei magistrati. Nel corso degli anni, l’ufficio ha subito una drastica riduzione di personale a causa delle croniche carenze di personale nell’organico.
Intanto, il numero dei dipendenti collocati in pensione aumenta. In una tale situazione, chi è rimasto opera con grandi difficoltà che non possono essere risolte con l’assegnazione di un solo assistente giudiziario tra i 12 neoassunti al Ministero che, peraltro, non dispongono di spazi di lavoro adeguati dal momento che le stanze sono costantemente piene di faldoni. Per risolvere le criticità in atto, la USB P.I. Giustizia ritiene indispensabile il potenziamento dell’ufficio con l’immissione di nuovo personale amministrativo.
E si ritorna di nuovo al punto di partenza. Quello della pubblica amministrazione italiana somiglia tanto al percorso del Monopoli dove, se si finisce sulla casella probabilità o imprevisti, si ritorna al via. In questo caso la carta degli imprevisti corrisponde alla mancanza di risorse umane che rende impossibile proseguire il gioco. Con la buona pace di tutti, si ritorna al via con tutte le conseguenze del caso. Che, nello specifico, per quanto concerne il comparto della giustizia, sono soprattutto le lungaggini dei processi e quindi il rischio della prescrizione costantemente in agguato.
Le istituzioni giudiziarie, ormai, chiedono da tempo e a gran voce l’assunzione di personale amministrativo negli uffici giudiziari. La soluzione c’è, è a portata di mano ed è, guarda caso, l’obiettivo per il quale il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari si sta battendo da circa nove mesi ovvero lo scorrimento integrale della graduatoria.
Il numero magico è 1860 e ormai l’hanno imparato tutti. Lo scorso 22 giugno, nel corso di un convegno organizzato dal Consiglio Superiore della Magistratura ed al quale ha presenziato il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, questo numero l’hanno pronunciato in tanti, dal Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Francesco Minisci, a quello del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, fino allo stesso vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini.
Un caso? No. Perché quel numero è saltato di nuovo fuori il 27 giugno quando si è tenuta la seduta straordinaria dell’Assemblea Plenaria del Csm presieduta dal Capo dello Stato Sergio Mattarella e che ha visto la partecipazione del Guardasigilli.
Al centro l’esame dello stato dei rapporti di collaborazione tra il Ministero della Giustizia ed il Consiglio Superiore della Magistratura. Un tema, sembrerebbe, lontano dal Ciag.
Invece chi, tra i consiglieri, ha preso la parola ha voluto sottolineare “…(…)…come la politica ministeriale futura debba tenere in adeguato conto le tante emergenze ed esigenze che la struttura amministrativa presenta, fra tutte la sicurezza e la funzionalità degli stabili e l’adeguata dotazione delle risorse umane che senza distinzione ogni ufficio patisce”. Parole del Primo Presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Mammone.
Ancora più chiaro ed esplicito il Consigliere Francesco Cananzi, magistrato di lungo corso ed estensore di numerose sentenze nei confronti di appartenenti al clan dei Casalesi. “…(…)… Quanto fatto non basta. Come non basta la sola cultura dell’organizzazione senza risorse aggiuntive …(…)… Quanto al personale amministrativo si potrà valutare se procedere allo scorrimento della graduatoria per l’assunzione di 1800 assistenti giudiziari già giudicati idonei. Ieri giravo per alcune Camere di Consiglio al Tribunale di Napoli e la presenza di forze giovani palesava con tutta evidenza l’esistenza di un’energia nuova e di una forte possibilità di sviluppo”.
Concetto ribadito subito dopo dal Consigliere Francesco Ardituro che nell’evidenziare la costante collaborazione tra il Ministero della Giustizia e Dipartimento per l’Organizzazione Giudiziaria ha voluto sottolineare “un vero e proprio cambiamento di prospettiva rispetto agli ultimi 15/20 anni con la ripresa costante dei concorsi per magistrati, il reclutamento di migliaia di unità di personale amministrativo che ha interrotto il precedente blocco ventennale”. Rivolgendosi al Ministro Bonafede ha concluso il suo intervento con un invito a continuare in tale direzione. “Non mancheranno apprezzamenti anche per l’azione del suo Ministero se in questi settori di lavoro proseguiranno tali indirizzi che partono dalla consapevolezza che l’organizzazione giudiziaria è un modo per ottimizzare al meglio le risorse esistenti ma essa non può supplire alla costante carenza delle stesse”.
Parole rimarcate anche dal Consigliere Aldo Morgigni che ha posto l’accento sulla necessità di un potenziamento degli investimenti allo scopo di migliorare il funzionamento della macchina giustizia mentre il Consigliere Claudio Maria Galoppi ha dato rilievo all’adozione nel prossimo quadriennio del “Codice dell’Organizzazione Giudiziaria” che dovrà rispondere innanzitutto alle istanze di giustizia dei cittadini. Concetto ribadito anche dal Consigliere Piergiorgio Morosini il quale ha evidenziato come la leale collaborazione tra Csm e Ministero della Giustizia rappresenti uno strumento indispensabile per dotare la giustizia di quelle risorse, materiale ed umane, di cui essa ha urgente bisogno. Soltanto in questo modo sarà possibile ridurre il divario tra l’attesa di giustizia da parte dei cittadini e la qualità stessa della risposta giudiziaria.
In ultimo l’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha evidenziato come “Il Paese ci chiede un’amministrazione della giustizia efficiente per dar peso sempre maggiore alla sua autorevolezza”.
Verissimo. Ma per avere tutto questo è necessario un ricambio generazionale. Servono nuove assunzioni altrimenti il rischio è quello di ritornare alla casella del via del Monopoli e di restarci per molto tempo.

ASSISTENTI GIUDIZIARI, IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ALFONSO BONAFEDE ANNUNCIA LO SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA

“Ero seduto al tavolo in cui è stato scritto il contratto di governo e la richiesta che ho fatto è stata che la giustizia deve essere una priorità dal punto di vista delle risorse perché soltanto questo ci consentirà di far funzionare meglio gli uffici giudiziari. Ci saranno più investimenti per le risorse e assoluta continuità riguardo al potenziamento del personale che è stato già positivamente avviato mediante l’assunzione di circa 4300 unità. Chiaramente mi rendo conto che non è ancora sufficiente. A breve vi saranno nuove assunzioni anche mediante lo scorrimento della graduatoria degli idonei del concorso di assistenti giudiziari”.
Parole importanti pronunciate lo scorso 22 giugno dal Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, nel corso del convegno “Verso il Codice dell’Organizzazione degli uffici giudiziari”, organizzato dal Consiglio Superiore della Magistratura. I primi “Stati Generali” della giustizia da quando si è insediato il nuovo Esecutivo.
Le frasi di Bonafede sono le prime a favore dello scorrimento della nostra graduatoria e, per di più, pronunciate pubblicamente alla presenza, tra gli altri, del Vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, del Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin e del Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Francesco Minisci.
Un consesso di tutto riguardo per un tema altrettanto importante come quello delle carenze di personale negli uffici giudiziari italiani. Il Guardasigilli ha voluto sottolineare come la loro efficienza costituisca uno dei pilastri dell’organizzazione giudiziaria e condizione essenziale attraverso cui passa la credibilità della giustizia agli occhi dei cittadini.
“Ho avuto il privilegio di vivere le aule giudiziarie come avvocato e so che nei singoli uffici ci sono delle difficoltà e spesso l’impegno profuso a livello centrale non arriva nei tribunali. Lo sforzo che farò sarà proprio quello di incrementare l’impegno che già è stato profuso e considerarlo un punto di partenza affinché il cittadino, il singolo utente che si rivolge ad un ufficio giudiziario possa percepire quel miglioramento”.
E ancora: “Mi piace sottolineare che il miglioramento della giustizia passa attraverso tutti gli operatori del diritto, dal Ministero, al cancelliere, ai magistrati, agli avvocati e a tutti coloro che ogni giorno si recano in tribunale e lavorano per il miglioramento del sistema giustizia”.
Parole condivise anche dal Presidente dell’Anm, Francesco Minisci il quale, nei giorni scorsi ha ricevuto una delegazione del Ciag dicendosi pronto ad appoggiare la richiesta di scorrimento totale della graduatoria definendola una priorità dell’Anm, convinto che il personale amministrativo degli uffici giudiziari rappresenta la spina dorsale della giustizia.
Minisci ha sottolineato che esistono, certo, interventi processuali a costo zero, come la redistribuzione delle piante organiche ma, al contempo, ci sono riforme che non possono prescindere dallo stanziamento di risorse.
“Servono risorse. La cassa del Ministero, abbiamo appreso che è piena e allora la dobbiamo utilizzare sull’edilizia giudiziaria, sulla sicurezza degli edifici giudiziari, sull’informatizzazione e sul personale amministrativo perché, dopo 20 anni, è stato fatto un concorso, lo abbiamo salutato con grande favore ma non basta perché a fronte di coloro che sono stati assunti, molti sono andati in pensione. Oggi mancano ancora 8.000 unità di personale amministrativo. Sono pronti 1860 ragazzi che hanno superato l’ultimo concorso. Diamo un futuro a questi ragazzi. Chiediamo che vengano introdotti immediatamente. Vogliamo formare il personale amministrativo quando è giovane”.
Sulla stessa linea anche il Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini che, rivolgendosi al Ministro Bonafede, ha voluto porre una tema centrale.
“Le dico ciò che mi sono sentito dire da tutti i magistrati italiani che ho incontrato in questi 4 anni di esperienza consiliare e cioè che gli strumenti dell’organizzazione giudiziaria sono necessari ma se non ci sono i mezzi, le risorse, gli strumenti tecnologici adeguati, se non c’è personale amministrativo, se gli organici non sono coperti, questi strumenti sono destinati a non avere l’effetto che pure potrebbero essere capaci di produrre. Il passato governo ha iniziato un percorso molto importante. Abbiamo visto per la prima volta, pochi mesi fa, rientrare, a seguito di assunzione nelle cancellerie italiane, i giovani. Sono stati indetti dei concorsi per coprire gli organici magistratuali. Io credo che se il Ministro provvederà ad assumere gli idonei di questi concorsi che sono stati espletati e a proseguire su questo lavoro di rafforzamento di organi magistratuali, riceverà l’apprezzamento di tutti i magistrati italiani, dell’avvocatura e di tutti gli operatori del diritto”.
Un lavoro che, in sostanza, secondo Legnini, deve trovare una continuità.
Concetto condiviso da tutti, anche dal Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin che già in passato, più volte, si è espresso a favore della causa del Ciag.
“Condivido l’invito ad andare oltre con lo scorrimento della graduatoria dei 1860 assistenti giudiziari che hanno superato il concorso”.
Tutti si sono spesi molto e concretamente, facendo intendere che siamo tutti, in egual modo, vincitori di questo concorso. Le loro parole sono state accolte con immensa soddisfazione dal Ciag che, con ottimismo mai sopito, continua il proprio lavoro forte di aver acquisito nuovi e importanti alleati, personalità delle istituzioni giudiziarie che hanno deciso di battersi affinché il Ministro Bonafede compia l’ultimo passo ponendo il sigillo della volontà politica su un provvedimento, l’assunzione di 1860 assistenti giudiziari, ormai indifferibile.

IL RICORSO DEGLI ASSISTENTI GIUDIZIARI. LA RISPOSTA DEL CIAG: “SIAMO TUTTI UGUALMENTE MERITEVOLI”

Sono vincitori di un concorso eppure ritengono di essere vittime di un’ingiustizia. Un ossimoro se si considera che la beffa sarebbe da imputare tutta al Ministero della Giustizia. La procedura concorsuale è quella relativa all’assunzione di 800 unità per il profilo professionale di assistente giudiziario e indetta da via Arenula con un decreto del 18 novembre 2016.
Con un ulteriore decreto dell’aprile 2017 l’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, aveva disposto di consentire lo scorrimento di ulteriori 600 posti dalla graduatoria che si sarebbe formata all’esito del suddetto concorso. Risultato: 1400 assunti che tra dicembre e gennaio di quest’anno sono stati convocati per la scelta della sede e hanno preso servizio tra gennaio e febbraio. Con un comunicato del 1° febbraio scorso, il Ministero della Giustizia ha reso nota l’assunzione di ulteriori 1.420 idonei dalla graduatoria del concorso, cioè a distanza di circa 20 giorni dalla presa di servizio del blocco dei 600.
Tutto bene, dunque, E invece no. Un centinaio di ragazzi ritiene che “gli ulteriori scorrimenti della medesima graduatoria hanno, in concreto, determinato un’ ingiustizia così grave da rendere necessario l’avvio di un ricorso collettivo contro il Ministero”. Ritengono, altresì, che gli idonei del successivo decreto di scorrimento siano stati agevolati per la scelta della sede avendo a disposizione destinazioni più favorevoli. Affermano di essere stati penalizzati poiché costretti a scegliere tra le sedi indicate dal Ministero quando lo stesso già sapeva che ne sarebbero state disponibili altre nel momento in cui erano stati convocati a scegliere la loro.
In sostanza, i ricorrenti lamentano che sono stati lesi gli interessi di coloro che vantavano una posizione prioritaria nella scelta della sede rispetto a chi è venuto dopo. Con tutte le conseguenze del caso, prima fra tutte quella di dover lasciare le proprie famiglie per andare a lavorare, in molti casi, a centinaia di chilometri di distanza. “…(…)…molti di noi vincitori del predetto concorso e quasi tutti coloro che si sono posizionati in graduatoria entro la posizione 1.400, pur avendo maggiormente meritato di lavorare nel luogo di residenza o, comunque, nei pressi dello stesso, siamo stati e sono stati costretti a fare le valigie, abbandonare i figli, il coniuge e la famiglia per andare a lavorare a centinaia di km di distanza da questi, mentre, coloro che si sono posizionati oltre la posizione 1.400 hanno potuto scegliere una sede vicino casa”.
Una situazione ritenuta intollerabile se si considera poi che “…(…)…il precedente Ministro, non curante affatto della richiesta di giustizia più volte da noi invocata quali vincitori provenienti proprio dalle regioni del sud, ha predisposto lo scorrimento per altre 420 unità e di recente ha pure richiesto al Dipartimento della Funzione Pubblica di impegnare parte delle capacità assunzionali del 2018 per il reclutamento di ulteriori 200 idonei della predetta graduatoria, anticipando che le sedi da coprire saranno individuate prevalentemente tra quelle al sud”.
Nei giorni scorsi i ricorrenti hanno deciso di far sentire la loro voce ponendo le loro istanze all’attenzione del nuovo Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
Fermo restando il diritto di ognuno di adire le vie legali qualora lo ritenga necessario, a questo punto crediamo sia il caso fare alcune precisazioni.
Innanzitutto, è opportuno sottolineare che questo concorso ha consentito e consentirà l’assunzione di nuove risorse “altamente qualificate e preparate”, come evidenziato dallo stesso Ministero. Dopo una selezione dura e piuttosto rapida nelle tempistiche è stata pubblicata una graduatoria formata da 4915 persone che, ad oggi, è stata più che dimezzata. Inutile dire che di questo elenco hanno bisogno tutti, magistrati, avvocati, uffici giudiziari di tutta Italia ed un intero sistema giudiziario che attende di essere migliorato grazie al nostro contributo.
È bene ricordare le parole del presidente della commissione esaminatrice, Pietro Antonio Sirena, già consigliere in Cassazione, che in occasione di un’intervista ad un quotidiano giuridico ebbe a dire: ”questi ragazzi, non sono bravi ma bravissimi”.
E’ bene ricordare il valore inestimabile dell’abnegazione e dello spirito di servizio del personale non dirigenziale che negli anni ha “resistito” come in trincea, nonostante le condizioni reali non li facilitassero. Ciò detto, si continua ad andare in pensione e per assurdo le carenze degli organici aumentano. Ma questo ormai è sotto gli occhi di tutti. Come sono sotto gli occhi di tutti l’impegno e gli sforzi di ognuno di noi nella preparazione del suddetto concorso. Un vero e proprio percorso ad ostacoli.
Proprio per questo, ci colpisce che “…(…)…chi ha vinto il concorso o chi si è classificato quantomeno entro la posizione 1.400, pertanto, per dovere di giustizia, deve essere considerato più meritevole…”.
Ora, senza entrare nel merito del ricorso che sarà trattato nelle sedi opportune, crediamo, però, che una cosa debba essere chiara. Qui siamo tutti meritevoli. Non è una posizione, un numero in una graduatoria che possono determinare il valore di una persona. Le variabili di un concorso sono tante e, sinceramente, riteniamo che non si possano imputare ad esse le capacità di un individuo. Sarebbe come dire che il 4915esimo in graduatoria non merita l’assunzione perché ha studiato oppure si è applicato di meno. Non regge. E’ ingiusto perché non rende giustizia di quello che siamo e del percorso che abbiamo fatto per arrivare tutti fin qua.
Altra precisazione. Questo concorso è stato indetto su base nazionale. Certo, ognuno ha la sua storia, le sue difficoltà, i suoi percorsi e le sue priorità. Ognuno vorrebbe poter contare su un posto fisso e, nel contempo, poter rimanere accanto alle proprie famiglie. Purtroppo non sempre è possibile. A volte per dare una svolta alla propria vita è necessario fare un passo indietro.
Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari resta convinto che non esiste da nessuna parte il diritto anticipato alla scelta della sede più gradita ma solo quello alla precedenza nell’ottenere un posto di lavoro.
Per questo motivo il CIAG continua il suo lavoro per consentire l’assunzione di tutti gli idonei rimasti. L’obiettivo resta quello dello scorrimento totale della graduatoria e l’augurio è quello di poter completare l’ultima parte del nostro percorso con la piena collaborazione del Ministro Alfonso Bonafede e di tutto il Dicastero di via Arenula. Nei primi 8 mesi di vita del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari, sono stati assunte più di 3.000 persone, altre lo saranno a breve.
Di certo, ogni idoneo della nostra graduatoria, ha varcato e varcherà la soglia di un ufficio giudiziario del nostro Paese da assistente giudiziario, con egual merito.

ASSISTENTI GIUDIZIARI, IL PRESIDENTE DELL’ANM FRANCESCO MINISCI CHIEDE CON FORZA LA LORO ASSUNZIONE

“Abbiamo accolto con grande favore questo concorso che non si faceva dal ’96. Mancavano 9.000 unità, oggi dopo il concorso ne mancano 8.000, perché nel frattempo la gente va in pensione. I soldi, abbiamo scoperto oggi, ci sono ma allora perché non li assumiamo tutti? Perché non colmiamo le carenze di organico?”. Parole autorevoli, che arrivano dal Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Francesco Minisci, a margine del Convegno Nazionale Associazione Dirigenti Giustizia “Organizzare la Giustizia: chi, come e perché” che ha avuto luogo lo scorso 9 giugno a Torino.
Del resto, il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari ha sempre sostenuto che le assunzioni, più di 3.000, non sono sufficienti a coprire i vuoti di organico che si sono creati negli ultimi 20 anni nel corso dei quali non è stato bandito alcun concorso per il profilo di assistente giudiziario.
Una significativa conferma è data proprio da un documento dell’Associazione Dirigenti Giustizia, redatto nel 2017, ovvero prima della conclusione del suddetto concorso ma che delinea, in modo molto puntuale, alcuni aspetti relativi al personale amministrativo in seno agli uffici giudiziari e che risultano di stretta attualità. In particolare, si sottolinea come tutti i dipendenti assunti negli anni ’70 e ’80, fra i quali 2.500 assistenti giudiziari, siano ormai prossimi alla pensione.
L’intervento del Presidente dell’Anm, che ha posto l’accento anche sull’importanza della riqualificazione del personale amministrativo definendo quest’ultimo la spina dorsale della giustizia, non è stato l’unico a sostegno delle istanze del CIAG.
In apertura di convegno, il Direttore Generale Risorse Materiali e Tecnologie del Ministero della Giustizia, Antonio Mungo, ha sottolineato che, ad oggi, le risorse per il funzionamento degli uffici giudiziari ci sono tutte e non soltanto per quanto riguarda le spese correnti ma anche per l’edilizia giudiziaria. A questo proposito, Mungo ha richiamato il caso del Tribunale di Bari per comunicare che sono stati già individuati gli stabili in cui saranno collocati gli uffici giudiziari del capoluogo pugliese.
Parole importanti sono arrivate anche dal Parlamentare e Sottosegretario alla Giustizia nella XVII Legislatura, Cosimo Ferri, il quale si è soffermato sul processo civile telematico il cui successo va ascritto soprattutto al personale amministrativo definito il “motore” degli uffici giudiziari. L’ex Sottosegretario ha chiesto al nuovo Governo di non disperdere il lavoro degli ultimi 5 anni nel corso dei quali sono state fatte 5.400 assunzioni finanziate, investiti 600 milioni di euro, realizzate 4.400 assunzioni che nel mese di luglio diventeranno 4.900, anche a seguito all’ulteriore scorrimento di 420 idonei. Ferri, che ha voluto evidenziare l’elevato grado di preparazione dei neoassunti, ha esortato il nuovo Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, a dare continuità a quanto già fatto dall’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, specie in materia di politiche assunzionali.
“L’obiettivo che do al nuovo Esecutivo è quello di assumere tutti gli idonei. Noi, in tempi brevissimi, abbiamo dato lavoro a tanti ragazzi che a luglio saranno circa 2.800. Il primo tema è trovare i soldi e io voterò qualsiasi provvedimento per le coperture finanziarie relative all’assunzione degli idonei, selezionati con professionalità, che possono dare il loro contributo. Questo concorso è stato una svolta”.
Parole condivise anche da Antonella Cioffi, Dirigente del Tribunale di Brescia, la quale ha auspicato che, con il nuovo governo, continuino le politiche di reclutamento del personale evidenziando come “…il fatto che siano stati assunti tanti giovani assistenti giudiziari è una notizia che ci ha reso contenti e che ha portato una ventata di novità nei nostri uffici. Permangono, tuttavia, vacanze di organico enormi se si considera il fatto che tra il 2018 e il 2020 andranno in pensione tutti quei funzionari ed ex segretari giudiziari che sono stati assunti tra il ’76 ed il ’78”.
Davide Galli, Presidente dell’Organismo Indipendente di Valutazione del Ministero della Giustizia, ha sottolineato come in questi giorni il nuovo Ministro dovrà individuare i 7 indirizzi politici e i 20 obiettivi strategici che qualificano l’operato dell’amministrazione. Si capirà, così, in che misura e sotto quali aspetti Bonafede si discosterà dal solco tracciato dal suo predecessore. Galli ha aggiunto che l’amministrazione della Giustizia non può limitarsi soltanto ad operare nel rispetto dell’indirizzo politico tracciato dal Ministro ma deve anche rispondere alle aspettative degli utenti e ciò non può prescindere dalla valutazione dei circa 40.000 operatori della Giustizia, nonché dalla definizione di regole di condotta, inserite nelle circolari, che siano il più possibile chiare e precise così da consentire ai dipendenti di avere punti di riferimento a cui ispirare i propri comportamenti.
Ancora una volta spiccano le parole del Presidente dell’Anm, Francesco Minisci, che alla luce degli interventi degli altri relatori, in particolare di Antonio Mungo, ha dichiarato: “Ero venuto qui per lanciare un grido di allarme perché mancano le risorse. Oggi ho capito che la cassa è piena da chi ha le chiavi di questa cassa”.
Battuta efficace e, crediamo, non casuale. Minisci ha chiesto al nuovo Esecutivo una politica della Giustizia che sia sistemica e lungimirante, soprattutto sotto il profilo dell’organizzazione giudiziaria che è l’aspetto che maggiormente riguarda gli assistenti giudiziari. “Il Presidente dell’Anm fa il Pm e vive le difficoltà degli uffici giudiziari come tutti voi prime fra tutte le lungaggini processuali. È evidente che se il giudice emette la sentenza e poi gli atti delle migliaia di sentenze non vengono trasmessi in Corte d’Appello o vengono trasmessi dopo due anni perché manca il personale amministrativo, il nostro lavoro è inutile. Rendiamoci conto di questo. Si rallenta il percorso e si regala tempo prezioso alla prescrizione. Quel tempo morto della trascrizione degli atti dal primo grado in Appello è tempo regalato alla prescrizione. In Corte d’Appello a Roma, in questo momento, pendono 55mila procedimenti in attesa di essere celebrati, anzi, in attesa di non poter essere celebrati. Nel 40% di questi casi, si prescrivono. Vuol dire che il mio lavoro e quello dei miei colleghi è stato inutile soprattutto per la carenza di organico del personale amministrativo”.
Quello del 9 giugno è stato un convegno in cui le istanze del CIAG sono state raccolte e sostenute da tutti i relatori a dimostrazione della necessità di assunzione di nuovo personale amministrativo negli uffici giudiziari italiani. Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari prosegue la sua attività affinché tali attestazioni si traducano al più presto in fatti concreti.

LA GIUSTIZIA TRA TENDOPOLI E CARENZE DI PERSONALE. IL CNF: “SERVONO STANZIAMENTI STRAORDINARI“

La Giustizia rappresenta uno dei parametri fondamentali per misurare il grado di civiltà di un Paese. Questo tema è sentito anche a livello europeo come testimoniano le parole del Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani secondo cui “la Giustizia fa parte della vita presente, quotidiana e misura al tempo stesso la fiducia che ogni cittadino ha nel proprio futuro all’interno di una comunità. (…) Se ben amministrata, rende efficiente uno Stato, affidabile un’economia, dà la sicurezza al cittadino di non cadere vittima di soprusi pubblici o privati”.

L‘Italia, purtroppo, è ancora lontana da questo standard di civiltà, se dobbiamo assistere a situazioni al limite dell’assurdo come quella verificatasi, in questi giorni, a Bari dove il presidente del Tribunale Penale ha dichiarato lo stato di non agibilità del plesso di via Nazariantz per instabilità strutturali. Si è provveduto, pertanto, grazie ai volontari della Protezione Civile, all’allestimento di una “tendopoli” per garantire la celebrazione delle udienze, specie quelle penali, sulle quali incombe la prescrizione.

Una situazione che ha indotto il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Avv. Andrea Mascherin, a chiedere alle istituzioni e al nuovo governo “stanziamenti straordinari per la giustizia”. A parziale consolazione va detto che il Ministero della Giustizia, con un comunicato del 25 maggio scorso, ha annunciato che l’ex Guardasigilli Andrea Orlando ha sottoscritto un decreto che consente l’utilizzazione dei locali dell’ex sezione distaccata di Modugno e che la Direzione dei Beni e Servizi ha chiesto al Demanio la valutazione di congruità ed il nulla osta alla stipula del contratto di locazione per l’immobile dell’Inail di Viale Brigata Regina. Nei giorni scorsi, via Arenula ha annunciato la firma di un Protocollo d’Intesa che consentirà di dare un’adeguata sistemazione agli uffici giudiziari presso l’area demaniale delle ex Caserme Milano e Capozzi.

Tuttavia, resta imbarazzante lo spettacolo che, seppur involontariamente, le istituzioni nazionali hanno dato con l’allestimento di un accampamento dinanzi al Tribunale e alla Procura di Bari. Peraltro, il trasferimento a Modugno, vede la ferma opposizione di avvocati e magistrati. Giovanni Stefani, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari e Lorenzo Gadaleta, Presidente Anm di Bari, hanno sottolineato l’impossibilità materiale di celebrare, nella stessa giornata, udienze a Bari e Modugno e quindi il rischio di continui rinvii. In un incontro tra i responsabili della Sicurezza dei Lavoratori della Procura e del Tribunale di Bari, la dirigente del Ministero della Giustizia, Barbara Fabbrini, ha dichiarato che saranno rese più celeri le procedure per individuare una sede unica per gli uffici giudiziari penali.

Tutto ciò non è decoroso soprattutto nei confronti di magistrati, avvocati, cancellieri e ausiliari che con tenacia lavorano in condizioni disumane. Per questo secondo Mascherin, “oltre allo stanziamento di fondi straordinari per la Giustizia da destinare a strutture edilizie, mezzi e personale, è necessario proseguire la politica di investimenti riavviata dal ministro Orlando“. Gli fa eco il Presidente dell’Anm, Francesco Minisci, secondo il quale quella di Bari non è una vicenda “consona ad un Paese civile“.

A farsi portatore delle istanze di un corretto e decoroso funzionamento della giustizia è anche l’Aiga, nella persona del suo Presidente, Alberto Vermiglio, il quale chiede al nuovo Guardasigilli di inserire tra le priorità del nuovo Esecutivo “la costruzione di un nuovo Palazzo di Giustizia non solo a Bari ma in tutte le città che necessitano di un intervento strutturale urgente“. In occasione della Festa della Repubblica, il sindaco di Bari ha incontrato il neo Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per informarlo della grave situazione che affligge gli uffici giudiziari baresi, visto che i termini della ricerca di mercato degli immobili da locare del Ministero scadono l’11 giugno. Dal canto suo, il Guardasigilli, ha rassicurato il primo cittadino del capoluogo pugliese di essere a conoscenza della situazione aggiungendo che “Bari è una priorità nell’agenda del suo Ministero”. Bonafede nei prossimi giorni sarà nel capoluogo pugliese.

E qui le priorità si moltiplicano visto che anche a Messina, infatti,“l’emergenza strutturale per i tribunali è di una gravità estrema“. Nella città dello Stretto, i locali presso i quali si svolgono le attività di udienza e cancelleria del Giudice di Pace sono da molti anni parzialmente inagibili.

La lista sarebbe fin troppo lunga ma tutto questo serve a far riflettere sulla grave situazione emergenziale nella quale versa tutta la Giustizia italiana. Le carenze di personale negli uffici giudiziari italiani sembrano davvero poca cosa rispetto ai fatti di Bari o Messina, Invece, sono una parte dell’ingranaggio. Affinché la Giustizia funzioni pienamente, in maniera efficiente e con tempistiche ragionevoli, è indispensabile che i pezzi del puzzle combacino tutti tra loro. Servono edifici agibili, magistrati preparati, personale amministrativo, dirigenziale e non, competente e all’altezza del proprio ruolo.
Quella della Giustizia è una materia delicata che deve essere maneggiata con cura perché rappresenta il biglietto da visita con il quale un Paese si presenta ai suoi cittadini ma anche al cospetto di altri Stati esteri.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari è solidale con tutti quegli addetti ai lavori che si battono per una giustizia migliore e più efficiente. Ora, più che mai, c’è bisogno di tutto questo per il bene dell’intera collettività. Ora più che mai l’attività del Ciag si fa febbrile perché è necessario che i 1840 idonei che restano della nostra graduatoria, possano contribuire in maniera concreta al miglioramento del sistema giudiziario italiano.

Dopo quasi tre mesi di stallo politico, lo scorso 1° giugno si è insediato il nuovo Esecutivo.
Auguriamo al nuovo Presidente del Consiglio, Prof. Giuseppe Conte, un buon lavoro, intenso e produttivo nell’interesse di tutta la collettività.

Abbiamo un nuovo Ministro della Giustizia, Avv. Alfonso Bonafede, al quale auguriamo di continuare nella stessa direzione intrapresa dall’ex Guardasigilli Andrea Orlando soprattutto in materia di politiche assunzionali. Ciò, peraltro, viene ribadito anche nel contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle dove, nella sezione dedicata alla Giustizia, si fa riferimento “…al ripristino della piena funzionalità del sistema giustizia attraverso il completamento delle piante organiche di magistratura e del personale amministrativo degli uffici giudiziari”.

Siamo passati attraverso una crisi istituzionale che mai si era vista nella storia della Repubblica eppure la nostra determinazione nel voler agguantare l’obiettivo finale della nostra lotta non si è mai spenta. Anche durante questa lunga fase di stallo, abbiamo continuato a lavorare per consentire agli idonei che restano della nostra graduatoria di varcare la soglia di un ufficio da assistente giudiziario.

Ora che un governo c’è, possiamo continuare a relazionarci con nuovi e vecchi interlocutori. Soprattutto ciò ci permette di proseguire il nostro lavoro con maggiore tranquillità e con dei riferimenti facilmente individuabili.

I governi cambiano ma la nostra voglia di lottare resta sempre la stessa.

FORUM PA 2018: BENE LA RIFORMA MA LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE È ANCORA POCO QUALIFICATA E AD UN PASSO DALLA PENSIONE

La Pubblica Amministrazione resta anziana, sottodimensionata, poco qualificata e necessita di un ricambio generazionale.
È quanto è emerso nel corso del Forum PA 2018 che si è svolto a Roma dal 22 al 24 maggio e organizzato da FPA, società del Gruppo Digital 360, che da 29 anni favorisce l’incontro e la collaborazione tra Pubblica Amministrazione, imprese e mondo della ricerca e della società civile.
Oggi, la Pubblica Amministrazione italiana può contare sul 70% in meno di dipendenti rispetto alla Germania, il 65% rispetto all’Inghilterra e il 60% rispetto alla Francia. Pochi i volti nuovi, con appena 64mila nuovi dipendenti pubblici mentre aumentano i precari che raggiungono quota 314mila, 25mila in più rispetto al 2015, su cui ancora non si vedono gli effetti delle recenti politiche di stabilizzazione.
Un personale vecchio la cui età media si attesta intorno ai 50,34 anni e che cresce di 6 mesi ogni anno. Gli over 60 sono oltre 450mila, per il 62% costituito da diplomati.
Quella del nostro Paese è una Pubblica Amministrazione vecchia, che ha bisogno di nuovi profili, differenti e qualificati nonché in grado di adattarsi al cambiamento e alla trasformazione digitale in atto. È necessario, dunque, un consistente ricambio generazionale che ancora non si vede all’orizzonte. Nel 2016, gli occupati nelle amministrazioni pubbliche erano 3.247.764 e 246.187 le persone uscite dalla PA che non sono state più rimpiazzate. Tuttavia, è a partire da quest’anno che dovrebbero cominciare a vedersi gli effetti dei piani di assunzione.
I dati forniti lo scorso aprile dal “1° Rapporto Annuale della Funzione Pubblica Cgil sulle Amministrazioni” ci dicono che è prevedibile che almeno il 40% dei dipendenti dei comparti funzione centrale, locale e sanità, nei prossimi 6 anni, potrebbe raggiungere i requisiti per la pensione. Per mantenere almeno l’attuale livello dei servizi e delle prestazioni negli stessi comparti è necessario assumere, nello stesso arco di tempo, 500.000 lavoratori.
Un discorso che ci riguarda molto da vicino dal momento che gli uffici giudiziari italiani, da anni, sono alle prese con gravissime carenze di personale amministrativo che rallentano il funzionamento del nostro sistema giudiziario.
Nel 2016 il rapporto sulla giustizia nell’Unione pubblicato dalla Commissione Europea, bacchettava l’Italia per la lentezza del proprio sistema giudiziario specie per la lunghezza dei processi civili. Peggio di noi soltanto Malta e Cipro. Tra le cause anche i vuoti di organico nei Tribunali e nelle Corti d’Appello.
Da allora le cose sono sensibilmente cambiate soprattutto grazie a politiche d’investimento sul personale amministrativo e su nuovi strumenti telematici. Il nostro concorso, indetto nel novembre 2016, ne è una chiara dimostrazione.
Finora 2.424 persone hanno preso servizio negli uffici giudiziari del nostro Paese. Quindi, sarà il turno di altri 420 e di ulteriori 200. E poi, si spera, di altri ancora, perché c’è bisogno di nuove risorse e di nuova linfa per il sistema giudiziario italiano.
Procedere a nuove assunzioni diventa fondamentale anche alla luce della progressiva digitalizzazione della Giustizia. La mancata immissione di personale qualificato, giovane e motivato, provocherebbe la perdita di un’intera generazione di persone in grado di interagire con i sistemi digitali. È opportuno sottolineare, inoltre, che il reclutamento di nuovo personale amministrativo, tra l’altro, non riuscirà a compensare le carenze presenti nei Tribunali. Ancora meno saranno le stabilizzazioni che riguarderanno soprattutto precari di lungo corso.
A suffragare la necessità di un ricambio generazionale non solo nel settore della Giustizia ma in tutta la Pubblica Amministrazione, un documento pubblicato qualche giorno fa sul sito del Dipartimento Funzione Pubblica che contiene le linee guida per i piani dei fabbisogni di personale.
Nello specifico, si mette in evidenza il passaggio dal vecchio concetto di pianta organica a quello più nuovo della pianificazione dei fabbisogni del personale, dove il Piano diventa lo strumento programmatico, modulabile e flessibile, per le esigenze di reclutamento e di gestione delle risorse umane necessarie all’organizzazione degli uffici.
Il Piano dei fabbisogni è triennale ma deve essere adottato entro il 15 novembre di ogni anno con la possibilità di essere modificato in relazione alle esigenze organizzative.
Il decreto evidenzia come le amministrazioni centrali, possono procedere annualmente alla rimodulazione qualitativa e quantitativa della propria consistenza di personale, in base ai fabbisogni programmati.
Ciò significa che, annualmente, ogni amministrazione potrebbe cambiare la dotazione di personale rispondente ai fabbisogni. Per di più, la riforma Madia evidenzia come le amministrazioni che intendono avviare nuove procedure di reclutamento dovranno fare riferimento al Piano triennale.
È opportuno sottolineare che mentre non è possibile istituire nuovi posti di funzione dirigenziale, c’è la possibilità, invece, di disporre il valore finanziario dei posti di prima e seconda fascia dirigenziale per aumentare la dotazione organica del personale non dirigente.
Inoltre, tra le linee guida del Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione uscente, Marianna Madia, si lascia intendere che il ruolo della dirigenza sarà determinante nel “compiere scelte di reclutamento del personale, il quale non dovrà solo essere di copertura delle vacanze o dei pensionamenti, ma dovrà essere in coerenza con le necessità reali, attuali e all’occorrenza future, nonché con le linee di indirizzo”.
Sarà compito della politica portare a compimento il processo di riforma della Pubblica Amministrazione.
L’indagine di FPA, invece, conferma l’ineccepibilità della battaglia che il Ciag sta conducendo affinché gli uffici giudiziari italiani possano essere innervati con risorse umane altamente qualificate in grado di far fronte alle sfide del futuro.

VITA DA ASSISTENTE GIUDIZIARIO, I NEOASSUNTI SI RACCONTANO.

Trascorso un mese dalla presa in servizio di 1014 assistenti giudiziari, abbiamo chiesto ai nuovi assunti di esprimere impressioni, sensazioni, insomma di farci respirare l’aria che tira negli uffici giudiziari sparsi per il Paese. Pur nella limitatezza del campione testato, sono emersi alcuni tratti comuni che delineano un quadro nel quale emerge, innanzitutto, grande disponibilità da parte dei colleghi anziani che appaiono contenti e forse anche sollevati che, dopo così tanto tempo, l’albero della giustizia sia innervato da cotanta linfa vitale. A tal proposito è significativo quanto scrive Giovanna. “Tranne i primissimi giorni io ed i miei colleghi abbiamo iniziato a lavorare a pieno regime, perché c’è davvero bisogno. Posso dire che per la mia personale esperienza questo mese è volato, anzi, non mi sembra vero che i giorni siano passati così velocemente”.
Ma sarebbe riduttivo farne solo una questione di carenza di organico perché, come emerge da un’altra testimonianza, il lavoro “…richiede attenzione e responsabilità anche perché tutti si aspettano tanto da noi ma è bellissimo, i giudici collaborano con noi senza presunzione di superiorità … Immaginavo qualcosa di diverso ma quello che sto vivendo è decisamente meglio!!” sottolinea Raffaele.
Tuttavia, è anche nell’interfacciarsi con le altre figure del pianeta Giustizia come magistrati, avvocati, dirigenti, commessi, che l’assistente giudiziario dimostra la propria indispensabilità che è poi la principale fonte di realizzazione personale.
Si nota, inoltre, come a seconda della tipologia dell’ufficio giudiziario, le problematiche da affrontare cambino.
Gianluca è in servizio presso il Tribunale di Sorveglianza di Ancona. “C’è tanto lavoro ma nel complesso mi trovo bene…Ora mi sto occupando principalmente di esecuzioni di provvedimenti quali affidamento in prova ai servizi sociali, detenzioni domiciliari etc…I colleghi sono tutti molto disponibili ma purtroppo non hanno molto tempo da dedicare alla mia formazione per cui bisogna essere anche abbastanza svegli nel capire il lavoro”.
Del resto, chi si è mostrato disposto ad affrontare enormi sacrifici per ottenere questo posto di lavoro e continua a sostenerne andando a vivere in un’altra città come Iolanda, che ritorna dai figli al Sud ogni fine settimana e che, con una battuta, scrive che “Alitalia e Ryanair mi ringraziano continuamente” non può scoraggiarsi di fronte alle difficoltà che, inevitabilmente, si presentano lungo la strada.
Tutti sono stati accolti con entusiasmo e calore da parte dei nuovi colleghi come riferisce Fabrizio: “Personalmente ho ravvisato cordialità, disponibilità, competenza e molta voglia di fare. Un lavoro certamente molto impegnativo ma, al tempo stesso, interessante. Inoltre, ho riscoperto valori quali il rispetto, la collaborazione e tutto questo per un miglior funzionamento della macchina giustizia”.
E allora, per chi sta aspettando, in un misto di ansia e speranza, il proprio turno ci piace riportare le parole di Nicola.
“Tutti noi siamo una ventata di aria fresca per tutti gli uffici giudiziari italiani, e l’accoglienza sarà sempre fantastica per tutti … Le sedi di destinazione sono un terno al lotto, ce ne sono di buone e di meno buone, ma ciò che conta è l’obiettivo che stiamo realizzando: lavorare per campare e non campare per lavorare. … Ognuno, indubbiamente, vivrà l’esperienza a proprio modo, secondo le proprie esigenze ed inseguendo i propri sogni, magari arrabbiandosi. L’importante è non aver paura del cambiamento (ma partecipando al concorso abbiamo già dimostrato di non averne) e di vivere l’esperienza con serietà e … con tantissima umiltà. “
Senza contare poi il fatto che la vita e i suoi ritmi cambiano radicalmente come spiega Sebastiano. “All’inizio è come catapultarsi in un mondo nuovo…Cambiano i ritmi di vita e le abitudini e devi ripartire quasi da zero per acquisire quello che sarà il tuo bagaglio professionale. Un mese non basta per fare un primo bilancio ma auguro a tutti gli idonei di provare queste emozioni”.
Ciò che traspare da queste parole è innanzitutto una grande abnegazione nei confronti di una professione che richiede impegno, umiltà e costanza ma soprattutto ciò che emerge in maniera chiara è, ancora una volta, la grave carenza di personale che si riscontra negli uffici giudiziari che, nell’ottica dei imminenti e massicci pensionamenti, risulta ancora più evidente. Infatti, dati alla mano, i neoassunti ci dicono che “la situazione è molto più allarmante di quanto si racconti”.
Ancora una volta, dunque, l’accento si deve porre sulle carenze di organico che, nell’ottica degli imminenti e massicci pensionamenti, saranno ancora più gravi.
Tutti ci auguriamo di provare al più presto le emozioni che hanno provato i neoassunti.
Il CIAG sta lavorando per questo, affinché quel giorno sia sempre più vicino.
Qualcuno, parlando del nostro concorso, disse che con l’idoneità raggiunta abbiamo messo un gioiello in cassaforte. E aveva ragione. Si tratta soltanto di trovare la combinazione giusta di quella cassaforte.
È solo una questione di tempo.

ASSUNZIONI, IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE: “FATE SCORRERE LA GRADUATORIA PER VIA ARENULA”

L’appello al futuro governo di Lega e M5S, che hanno inserito nel loro “Contratto” anche la promessa di completare le piante organiche degli assistenti giudiziari, arriva anche dal Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Avv. Andrea Mascherin che, dalle colonne del quotidiano “Il Dubbio”, sollecita l’assunzione degli idonei rimasti in graduatoria a seguito del concorso indetto dal Ministero della Giustizia nel novembre 2016, a distanza di venti anni dall’ultima selezione.
“…Nel contratto compaiono propositi a portata di mano: tra questi il completamento del piano di assunzioni presso il Ministero della Giustizia, messo in atto dal Guardasigilli uscente Andrea Orlando con una vera e propria svolta: il primo concorso per assistenti giudiziari dopo vent’anni”.
Dal vertice dell’avvocatura è venuto un esplicito invito a non eludere il tema. Il presidente del Cnf, Andrea Mascherin, ha ricordato via Twitter che è “importante per il funzionamento della giustizia investire anche in personale amministrativo: necessario dunque perfezionare lo #scorrimentototalegraduatoria dei rimanenti #idoneiassistentigiudiziari”.
Nel corso del suo mandato, Orlando ha immesso 4.300 nuove unità di personale di cui 2.424 provenienti dal concorso. Altri 420 idonei saranno convocati nella prima settimana di luglio per la scelta della sede e la contestuale firma del contratto. Con un comunicato che risale allo scorso 14 maggio, il Guardasigilli ha annunciato di aver inviato richiesta formale per l’assunzione di ulteriori 200 idonei. Restano circa 1840 persone in attesa che la graduatoria venga esaurita completamente. Per farla scorrere tutta sarà sufficiente una norma della Legge di Bilancio.
Nel contratto di Salvini e Di Maio si definisce “doveroso il ripristino della piena funzionalità del “sistema giustizia”, attraverso il completamento delle piante organiche di magistratura e personale amministrativo”.
Parole scritte nere su bianco nel contratto del nascente governo targato Lega – Movimento 5 stelle. Al punto dodici, dunque, di quello che diverrà a tutti gli effetti il programma del prossimo Esecutivo, le due forze politiche di maggioranza si impegnano a far divenire la macchina giudiziaria più rapida ed efficiente grazie anche ad un piano di assunzioni che vada a ricoprire le forti carenze di personale presenti.
Un obiettivo strategico per le istituzioni condiviso anche dagli oltre duemila iscritti al CIAG, Comitato Idonei Assistenti Giudiziari, i quali auspicano la chiamata da parte del Ministero della Giustizia degli ultimi 1840 idonei rimasti in attesa nella graduatoria.
Un punto, questo del contratto, sul quale la coerenza con le parole sarà messa subito alla prova.
Ci sono dei dati oggettivi e incontrovertibili che non possono essere assolutamente ignorati.
Da una parte le gravissime carenze di personale amministrativo negli uffici giudiziari italiani e, dall’altra, una graduatoria, attualmente più che dimezzata, che rappresenta l’unica risposta certa e chiara ai vuoti di organico nei Tribunali e nelle Corti d’Appello di questo Paese.
Il sostegno da parte del Consiglio Nazionale Forense non è altro che un’ ulteriore testimonianza di una situazione che deve necessariamente trovare una soluzione.
Nel ringraziare il Presidente del Cnf, Avv. Andrea Mascherin per l’ appoggio dimostrato in favore della nostra causa, ci auguriamo che il prossimo Esecutivo e il nuovo Ministro della Giustizia continuino l’opera già iniziata dal Guardasigilli uscente, procedendo allo scorrimento totale della graduatoria per il profilo di assistente giudiziario e contribuendo in questo modo ad un migliore funzionamento del sistema giudiziario di questo Paese.
Incassato con soddisfazione l’ennesimo attestato di stima e di sostegno, il lavoro del CIAG continua con maggior vigore e convinzione per l’accoglimento delle proprie istanze.

CARENZE NEI TRIBUNALI, INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DEL SENATORE MAGORNO A SOSTEGNO DEL CIAG

Le carenze del personale amministrativo negli uffici giudiziari continuano a rappresentare un problema nonostante l’iniezione di fiducia data dall’immissione in servizio fra gennaio ed aprile di ben 2424 unità, provenienti dal concorsone per 800 assistenti giudiziari bandito dal Ministero della Giustizia nel novembre 2016 e terminato con l’approvazione della graduatoria nel novembre 2017. In poco più di un anno si è arrivati all’assunzione degli 800 vincitori che hanno preso servizio l’8 gennaio. Il 9 febbraio è stata la volta di ulteriori 600.
Con un decreto dello scorso 1° febbraio, via Arenula ha annunciato l’assunzione di 1420 unità per il profilo di assistente giudiziario. Di questi, 1014 hanno preso servizio il 26 aprile mentre altri 420 attendono di essere convocati per la prima settimana di luglio. Infine, il 10 maggio scorso, il Ministro Orlando ha comunicato di avere inviato richiesta formale per l’assunzione di ulteriori 200 idonei
Un’ immissione significativa di nuove risorse che, tuttavia, non risolve il problema.
Circa un mese fa, l’Associazione Nazionale Magistrati della Regione Toscana fa ha denunciato le gravi carenze di personale amministrativo e di giudici togati ma anche quelle strutturali in cui versano alcuni tribunali come quello di Prato al quale, nonostante le recenti assunzioni di assistenti giudiziari, è stata assegnata solo un’unità a fronte delle 79 complessive destinate a tutti gli uffici della Regione. “Le carenze del personale amministrativo raggiungono una percentuale di scopertura pari a circa il 40% che, per i profili dei direttori amministrativi, arriva fino al 60-70%”. Così il presidente del Tribunale
Di casi simili a questo ce ne sono tanti altri.
Dal mese di aprile, soci dell’Associazione Nazionale Carabinieri, nonché militari dell’Arma in pensione, stanno svolgendo attività di volontariato presso la Procura ed il Tribunale per i Minorenni di Napoli allo scopo di sopperire alle carenze di personale negli uffici mentre l’unico cancelliere presente presso gli uffici del Giudice di Pace di Venezia è andato in pensione e, almeno per ora, non è previsto l’arrivo di un sostituto. Altro grido di allarme proviene dal Tribunale di Lodi dove mancano giudici togati, personale amministrativo ed ausiliari.
Una situazione di grave emergenza, insomma, che non può essere più tollerata.
Per questo, la nostra graduatoria, rappresenta l’unica risposta possibile per fare fronte alle numerose carenze di personale negli uffici giudiziari italiani.
Ora, nonostante oltre 2 mesi di stallo politico-istituzionale che sembra sbloccarsi ad intermittenza, il CIAG ha continuato a interloquire con esponenti di tutte le forze politiche sollecitandole a prendere posizione in merito all’obiettivo dello scorrimento della graduatoria.
Un risultato tangibile di questa attività è rappresentata da un’ interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia (atto n. 4-00053 del 2 maggio 2018), a firma del senatore del PD, Ernesto Magorno. In questo atto di sindacato ispettivo, Magorno, dopo un breve excursus sull’esito del concorso per assistente giudiziario che ha prodotto 4915 idonei, dei quali 2424 già assunti, formula quattro importanti quesiti.
In particolare, chiede se sia previsto un sblocco del turn-over ed eventualmente in quale misura; se a fronte delle carenze di personale causate dal passaggio dal profilo di assistente giudiziario a quello di cancelliere esperto il Ministero intenda attingere dalla nostra graduatoria; se, in relazione alle carenze di organico pregresse e future di personale inerenti al profilo professionale degli assistenti giudiziari e per profili equivalenti, sia in seno al Dipartimento dell’Organizzazione della Giustizia che negli altri dipartimenti della giustizia, ovvero di altre amministrazioni centrali per profili equivalenti, si intenda provvedere utilizzando la nostra graduatoria e, infine, se sussistano fondi accantonati presso il Ministero della Giustizia che consentano ulteriori assunzioni.
Domande alle quali, a questo punto, dovrà dare delle risposte il nuovo Guardasigilli ed il CIAG vigilerà perché questa interrogazione non rimanga nei cassetti polverosi di qualche commissione parlamentare ma ottenga una risposta rapida ed esaustiva.
Sarà anche dal contenuto di questa risposta, infatti, che si misurerà la cifra politica del nuovo Esecutivo. In altri termini, si capirà se esso continuerà sul solco tracciato da Andrea Orlando il quale, l’11 maggio, in un incontro con il personale del Ministero della Giustizia, ha fatto il bilancio di 4 anni di lavoro a via Arenula.
Orlando, da un lato ha elencato le importanti leggi approvate in materie come la lotta alla corruzione, il caporalato, gli eco-reati, le unioni civili, la riforma del processo penale, dall’altro ha rivendicato con orgoglio il fatto di avere indetto, dopo ben 25 anni, il concorso per assistente giudiziario che si è inserito in un piano di assunzioni pari a 5500 unità, 3000 delle quali per il profilo di assistente giudiziario.
Con un comunicato del 14 maggio via Arenula ha annunciato, inoltre, la firma da parte del Ministro Orlando di un Protocollo d’Intesa con i rappresentanti della Corte d’Appello e della Procura Generale di Milano, della Fondazione Welfare Ambrosiano e del Comune di Milano.
Tale accordo, costituisce un passo importante nei confronti dei dipendenti degli uffici giudiziari milanesi, soprattutto dei neoassunti, che in questa maniera vengono agevolati nel reperimento di abitazioni a canone concordato ricevendo, così, tutta una serie di servizi informativi e di supporto al momento della stipula dei relativi contratti.
Un’iniziativa meritevole che dovrebbe essere adottata anche da sindaci e presidenti di Regione allo scopo di promuovere attività che hanno una diretta ricaduta sul lavoro e sul benessere del personale.
In attesa del nuovo Esecutivo, ci auguriamo che il nuovo Ministro della Giustizia prosegua nella direzione già tracciata dal Guardasigilli uscente.

 

IL MINISTRO ANDREA ORLANDO CHIUDE IL SUO MANDATO CON ULTERIORI 200 ASSUNZIONI

Con un comunicato del 10 maggio il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha annunciato di aver inviato la richiesta formale per l’assunzione di ulteriori 200 idonei dalla graduatoria del Concorso per il profilo di 800 assistenti giudiziari. Ad oggi il totale degli assunti ammonta a più di 3000 unità.
Un’istanza sollecitata nei giorni scorsi dal Guardasigilli ai competenti uffici dell’Organizzazione Giudiziaria, che in tempi brevi, hanno assolto le necessarie verifiche sulla possibilità di ulteriori assunzioni di idonei.
Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari lo aveva già percepito leggendo nelle pieghe del Piano sulla Performance del Ministero della Giustizia per il triennio 2018-2020 in cui è indicato esplicitamente l’impegno ad assumere 1.600 assistenti giudiziari nel 2018. Era emersa, dunque, una discrasia, nell’ordine di 180 unità, rispetto alle 1420 assunzioni già varate.

Un importante obiettivo raggiunto grazie all’impegno del Guardasigilli che ottimizzando tempi e risorse, ha consentito che la graduatoria venisse ulteriormente assorbita con l’immissione negli uffici giudiziari italiani di nuove risorse che contribuiranno a dare nuova linfa al sistema giustizia. Questo fa ragionevolmente pensare che lo scorrimento totale della graduatoria possa essere raggiunto in tempi contenuti.
L’assunzione di ulteriori 200 idonei è giunta, comunque, inaspettata e, pertanto, accolta con soddisfazione dai ragazzi del Comitato che, dal giorno della sua costituzione, si battono per l’assorbimento totale della graduatoria. Che, va detto, dal 14 novembre 2017, giorno della sua pubblicazione, è stata più che dimezzata e grazie a quest’ultimo provvedimento, promette bene per il traguardo finale.
Lo scorso 1 febbraio in via Arenula aveva predisposto un decreto con il quale veniva comunicata l’assunzione di 1420 assistenti giudiziari. Di questi 1014 hanno già preso servizio lo scorso 26 aprile. Lo stesso giorno il ministro Orlando annunciava di aver dato incarico agli uffici di procedere con lo scorrimento della graduatoria di ulteriori 420 idonei che saranno convocati nella prima settimana di luglio.
Infine, la notizia di altre 200 assunzioni. Ora, restano circa 1840 persone. E tutto questo a un anno dalla preselettiva.
Il Ministro Andrea Orlando chiude il suo mandato con un gesto inatteso.
Tenendo fede ai suoi impegni, ha portato avanti il suo lavoro con serietà ed abnegazione. La sua attenzione nei nostri confronti e la collaborazione da parte del suo staff sono stati encomiabili.
Oltre che al Ministro, il nostro ringraziamento va anche alla Dr.ssa Barbara Fabbrini per aver indetto e portato avanti un concorso che, sebbene con tempistiche veloci, ha soddisfatto l’esigenza di dare delle risposte chiare e concrete alle innumerevoli carenze di personale presenti negli uffici giudiziari del nostro Paese.
La Fabbrini resterà ancora un altro anno in via Arenula e continuerà a perorare la nostra causa presso il nuovo Guardasigilli, come lei stessa ci ha assicurato il 4 maggio scorso quando una delegazione del Ciag è stata ricevuta al Ministero della Giustizia per la consegna della targa al Ministro.
Altra giornata storica da incorniciare.
“Allora da questo momento posso definirmi un tecnico del Ciag…” ci ha detto Orlando.
Ministro, grazie anche per queste parole che ci riempiono di orgoglio. Non ce ne voglia colui che prenderà il suo posto ma sarà difficile fare a meno della sua umanità e disponibilità.
La politica si fa anche con il cuore. E in cuor nostro, sappiamo che Lei sarà un alleato al fianco del quale continueremo il nostro cammino più forti e motivati fino allo #scorrimentotaledellagraduatoria.
Grazie ancora Ministro…