ASSUNZIONI ASSISTENTI GIUDIZIARI, IL MINISTRO BONAFEDE: “SI, FACCIO LO SCORRIMENTO TOTALE DELLA GRADUATORIA”

Mentre il disegno di Legge di Bilancio ha iniziato il suo iter parlamentare con le prime audizioni presso la Commissione Bilancio della Camera, tra le quali quella del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, in questi giorni, sulla questione Giustizia, si sono susseguiti interventi e dichiarazioni di membri del Governo, esponenti dell’opposizione parlamentare, autorevoli magistrati ed avvocati.

Il dibattito è stato innescato dalla presentazione di un emendamento al disegno di legge “Spazza-corrotti” con cui il Ministro Bonafede intendeva bloccare il decorso della prescrizione, dopo che fosse intervenuta la sentenza di primo grado.

L’emendamento è stato ritirato a seguito di un accordo tra le forze politiche della maggioranza di Governo, Movimento 5 Stelle e Lega, che si sono impegnate a varare una riforma organica del processo penale. In questo contesto si inserisce perfettamente il tema del potenziamento degli organici di personale amministrativo degli uffici giudiziari poiché è del tutto evidente che se al blocco della prescrizione non si abbinasse un’ampia politica assunzionale di magistrati e assistenti giudiziari, il rischio di una Giustizia paralizzata sarebbe altissimo.

L’Esecutivo rivendica il merito di avere, con il disegno di legge di bilancio, invertito il trend negativo in termini di risorse, investendo 500 milioni di euro nella Giustizia come ha sottolineato il sottosegretario Jacopo Morrone che al Tg2, ha dichiarato: investire negli assistenti giudiziari, nel personale di cancelleria, nei giudici, nella magistratura onoraria significa che è cambiata la filosofia”. Parole che trovano riscontro in quelle dell’On. Francesca Businarolo (M5S), componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati che a Radio Radicale ha dichiarato che, grazie alle risorse stanziate dal Governo, “…(…)…assumeremo oltre 8.000 unità di personale amministrativo e 609 magistrati”.

Dall’opposizione, invece, si è levata la voce di Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), vice-presidente della Camera il quale a Coffee Break, su la7, ha dichiarato che “è indispensabile mettere mano al sistema Giustizia in Italia, dobbiamo garantire che i processi vengano fatti il più velocemente possibile (…). Bisogna ricordare che c’è un deficit, dal punto di vista della pianta organica che non riguarda soltanto i giudici, ma riguarda anche i cancellieri. Ci sono dei concorsi che sono stati espletati. Mi auguro che da parte di questo Governo vengano fatte scorrere le graduatorie, in modo che si possa immettere nuovo personale”.

Le dichiarazioni più autorevoli, però, sono arrivate direttamente dal Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che al Forum Nazionale Conflavoro svoltosi a Lucca lo scorso 9 novembre, intervistato da Luca Telese, ha voluto mettere le cose in chiaro su prescrizione e riforma della giustizia in generale. Il Guardasigilli ha sottolineato che già nel contratto di governo il tema della prescrizione è strettamente ancorato a quello degli investimenti.

Pensate che, ogni anno, sono circa 130 mila i processi che vanno in prescrizione. Quest’ultima è collegata agli investimenti che faremo nella Giustizia, in modo tale da avere un processo con le spalle più larghe, con più magistrati, più cancellieri e, a quel punto, poter far entrare in vigore la prescrizione. Nella manovra, per la giustizia, sono stati stanziati 500 milioni di euro per assumere un numero di cancellieri e magistrati che in Italia non si è mai visto prima. Per questo Governo la Giustizia è una priorità”.

Parole che Bonafede aveva ribadito in mattinata ospite di “Circo Massimo” su Radio Capital. Riguardo alla volontà del Governo di velocizzare la macchina della Giustizia mediante l’assunzione di magistrati e cancellieri, al giornalista Jean Paul Bellotto che gli chiedeva quante sarebbero state assunte e con quali tempi, il Guardasigilli ha così risposto: “Io non posso parlare di dettagli perché chiaramente la legge è nel percorso parlamentare però posso dire che la somma stanziata è di 500 milioni di euro che prevede assunzioni immediate, alcune proprio agli inizi del 2019. Per quanto riguarda il personale amministrativo si parla di alcune migliaia. Alcune sono già in graduatoria, lo dico a tutti coloro che mi scrivono in continuazione su Facebook se ho intenzione di scorrere la graduatoria. Si, faccio uno scorrimento totale della graduatoria ed oltre al personale amministrativo ci sarà anche un ampliamento di organico per 600 magistrati”.

Queste dichiarazioni, sono state confermate con forza ai microfoni di “Zapping” in onda su Radio 1. Al conduttore Giancarlo Loquenzi che gli chiesto: “lo sa che quando ho annunciato la sua presenza a Zapping, sono stato inondato di tweet degli assistenti giudiziari idonei…?”, il Guardasigilli ha risposto:“ Si lo so che chiedono lo scorrimento totale della graduatoria… Ho già detto che le assunzioni del personale ci saranno, ne prevediamo con la manovra 3.000 oltre che, chiaramente, a quelli che staranno nel turn over in sostituzione di quelli che andranno via, poi ce ne saranno 3.000 in più e, come ho già detto, intendo fare lo scorrimento totale della graduatoria. Allo stato attuale, manovra ancora da approvare, scritta già nero su bianco, questa è l’intenzione del mio Ministero”.

Risposte chiare e rassicuranti che sono arrivate a qualche giorno di distanza dalle dichiarazioni del Presidente dell’Anm, Francesco Minisci che, ospite nello studio di “Agorà” su Rai 3, ha fatto il punto sulla riforma della prescrizione.

Il tema è questo: se noi pensiamo di sospendere la prescrizione dopo la sentenza di primo grado va bene, può essere utile ma se facciamo solo questo rischiamo di fare più danni di quelli che vogliamo risolvere. Dobbiamo cercare di capire perché i reati si prescrivono. Presso la Corte d’Appello di Roma, la più grande d’Italia, si prescrive il 40% dei reati. Ciò significa che il 40% del nostro lavoro è inutile”.

Incalzato da Serena Bortone, Minisci prosegue nella sua disamina. “Il vero problema del sistema giudiziario penale sono le lungaggini dei processi. I processi durano troppo. Occorre, ad esempio, una riforma delle notifiche, un altro problema è quello del personale amministrativo. Mancano 9.000 unità. Significa che se il giudice emette una sentenza e poi non c’è il personale che trasmette gli atti in Corte d’Appello, il lavoro fatto diventa inutile. Le dico solo questo: è stato fatto un concorso poco più di un anno fa, sono pronti 1.860 giovani che lo hanno superato però non vengono chiamati. Perché quella graduatoria non viene fatta scalare ?”.

Saggia domanda. A dare manforte al Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ci aveva pensato già Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, che in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”, aveva evidenziato che le lungaggini processuali sono causate dalla totale mancanza di investimenti.

La causa prima è nei vuoti di organico, di magistrati e di personale amministrativo, edilizia giudiziaria inadeguata, carenza di strumenti informatici. Manca di tutto, persino la carta per le fotocopie. Prima di toccare la prescrizione, quindi, ci vogliono investimenti e la verifica degli effetti”.

Endorsement di tutto rispetto, in quelli che sono giorni decisivi per la Legge di Bilancio ma sentire, per due volte di seguito, il Ministro della Giustizia parlare di scorrimento totale della graduatoria, sembra davvero di buon auspicio.

LA LEGGE DI BILANCIO ARRIVA IN PARLAMENTO. IL GOVERNO SCOPRE LE SUE CARTE SULLE ASSUNZIONI PER IL COMPARTO GIUSTIZIA

Il 31 ottobre, l’Esecutivo, dopo avere avuto il via libera del Presidente della Repubblica e la bollinatura della Ragioneria Generale dello Stato, ha presentato il tanto atteso provvedimento al Parlamento che se ne occuperà da qui fino alla fine dell’anno quando la Legge di Bilancio 2019 vedrà la luce.

L’attenzione del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari si è immediatamente focalizzata sull’articolo 28 del DdL, relativo alle “Assunzioni nella Pubblica Amministrazione” e, più precisamente, sul 4° comma, dove si evidenzia che “Al fine di potenziare il funzionamento degli uffici giudiziari e di garantirne la piena funzionalità (…) il Ministero della Giustizia è autorizzato, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali, ad assumere, nell’ambito della attuale dotazione organica, per il triennio 2019-2021, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, un contingente massimo di 3.000 unità di personale amministrativo non dirigenziale, così ripartito: a) 903 unità di Area II per l’anno 2019, 1.000 unità di Area III per l’anno 2020 e 1.000 unità di Area II per l’anno 2021. Il predetto personale è reclutato con le modalità di cui all’art. 1, commi 2-bis, 2-ter e 2-septies del decreto-legge 30 giugno 2016, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 agosto 2016, n. 161; b) 81 unità di Area III e 16 di Area II, per l’anno 2019, per l’esigenza del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, destinato ai ruoli di funzionario contabile, funzionario dell’organizzazione, funzionario amministrativo e tecnico nonché di contabile. Agli oneri derivanti dalle assunzioni di cui al presente comma, per l’importo di euro 30.249.571 per l’anno 2019, di euro 78.363.085 per l’anno 2020 e di euro 114.154.525 a decorrere dall’anno 2021, si provvede a valere sulle risorse del fondo di cui all’articolo 1, comma 365, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, lettera b), come rifinanziato ai sensi del comma 1 del presente articolo. Per lo svolgimento delle procedure concorsuali necessarie all’attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di euro 2.000.000 per l’anno 2019”.

Da una prima analisi del testo, si possono fare le seguenti considerazioni.

Il numero delle assunzioni relativo a 903 unità, consentirebbe di dimezzare, al netto di rinunce e dimissioni, la graduatoria vigente. Tuttavia, il fatto che il DdL si riferisca, in modo generico, all’Area II che racchiude diversi profili professionali, lascia dei dubbi che le risorse siano per intero destinate all’assunzione di assistenti giudiziari. Dubbi che sono, in parte, dissipati dal seguente calcolo. Se si divide la cifra stanziata nel 2019 in Area II circa 30.249.571 euro, per il costo unitario dell’assistente giudiziario, circa 33.000 euro, si ottiene il numero di 916. Ora, se si considerano anche le 16 unità di Area II, destinate al Dipartimento per la Giustizia Minorile, il numero di 916 si discosta di appena 3 unità rispetto alle 919 (903+16) assunzioni previste in Area II, per il 2019. Per il 2020, invece, non sono previste assunzioni in Area II ma risultano posticipate al 2021.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari è da tempo in contatto con interlocutori politico-istituzionali per avere chiarimenti sui numeri della prossima manovra e perché vengano presentati, in sede di esame parlamentare del disegno di Legge di Bilancio, emendamenti migliorativi del testo che prevedano uno scorrimento più corposo della graduatoria. Inoltre, viene tenuto sotto osservazione l’iter parlamentare del DdL Concretezza il quale, prevedendo a partire dal 2019 assunzioni a tempo indeterminato nel limite del 100% della spesa relativa al personale di ruolo uscito nell’anno precedente, dovrebbe consentire di assumere, a fronte di molti pensionamenti, un numero cospicuo di giovani.

In sostanza, il combinato disposto rappresentato dai DdL Bilancio e Concretezza potrebbe sortire il tanto agognato scorrimento totale della graduatoria.

Questo è ciò che il Ciag auspica e l’obiettivo per il quale si sta battendo, confortato dalle parole del Guardasigilli che, in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”, ha ribadito ancora una volta l’intenzione di fare assunzioni importanti nei tribunali e che soltanto investendo sui magistrati e sul personale amministrativo è possibile creare un “sistema giudiziario capace di reagire in tempi rapidi”.

I cittadini hanno bisogno che la giustizia dia loro risposte celeri e rispettando i tempi del giusto processo. Lo chiedono a gran voce e non sono gli unici. Gli stessi tribunali, che il Guardasigilli sta visitando “a sorpresa” dall’inizio del suo mandato, chiedono più personale. Per questo, ci sono 500 milioni pronti, stanziati nella manovra di bilancio, e destinati a finanziare nuove, importanti assunzioni.

Intanto, il Ministero della Giustizia si trova a dover fronteggiare un’altra situazione di emergenza, quella della città di Genova che dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi, ha bisogno di tornare più in fretta possibile alla normalità. E ha bisogno di ripartire anche attraverso il rafforzamento della macchina della giustizia. Per questo, via Arenula ha disposto, attraverso il Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Personale e dei Servizi, una procedura di interpello per distaccare temporaneamente 33 unità nel capoluogo ligure che, per far fronte alle eccezionali esigenze, saranno inserite in servizio al Tribunale di Genova e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova. I profili professionali interessati saranno quelli di funzionario giudiziario, cancelliere esperto, assistente giudiziario ed operatore giudiziario.

Dopo le dichiarazioni dei mesi scorsi, qualcosa comincia a muoversi. E le istituzioni giudiziarie e politiche continuano a sostenere la causa del Ciag. In un’intervista rilasciata al quotidiano “Avvenire”, il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, ha voluto ancora una volta sottolineare la necessità di investimenti importanti sugli organici della magistratura e del personale amministrativo come uno dei rimedi alle lungaggini dei processi. Sul fronte politico si registra, invece, la presa di posizione di Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia e Vicepresidente della Camera che, nel corso del programma televisivo de La7, Coffee Break, ha evidenziato la necessità di una riforma seria della giustizia ricordando che “c’è un deficit dal punto di vista della pianta organica che non riguarda soltanto i giudici ma anche i cancellieri. Ci sono, peraltro, dei concorsi che sono stati espletati e mi auguro che vengano fatte da parte di questo Governo scorrere graduatorie in modo tale che si possa immettere nuovo personale giovane nei tribunali”.

Tutti d’accordo, dunque, che una giustizia più efficiente è nell’interesse di tutti. Occorre soltanto che ai buoni propositi seguano i fatti.

In questo caso la soluzione è davvero a portata di mano.

LEGGE DI BILANCIO 2019, ECCO LA PRIMA BOZZA MA L’ ATTESA È TUTTA PER IL TESTO DEFINITIVO

Il 20 ottobre, il Governo avrebbe dovuto presentare il disegno di legge di bilancio in Parlamento, ma ciò ancora non è avvenuto.

In compenso, circola una bozza ufficiosa del testo che, al capo 1 del Titolo Terzo denominato: “Misure per il lavoro, il contrasto alla povertà, l’accesso alla pensione”, contiene un articolo relativo alle assunzioni di magistrati e di personale amministrativo nella Giustizia che, al 4° comma, così recita: “(…) Al fine di favorire la piena funzionalità degli uffici giudiziari, ed in particolare per far fronte alle esigenze connesse alla necessità di assicurare la piena attuazione del trasferimento al Ministero della giustizia delle spese obbligatorie per il funzionamento degli uffici giudiziari, il Ministero della giustizia è autorizzato, con le modalità di cui all’articolo 1, commi 2-bis, 2-ter e 2-septies, del decreto legge 30 giugno 2016, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 agosto 2016, n. 161, ad assumere, nell’ambito dell’attuale dotazione organica, per il triennio 2019-2021, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, un contingente massimo di 2.000 unità di personale amministrativo non dirigenziale, di cui 1.000 unità Area III-F1 e 1.000 unità Area II-F2, da inquadrare nei ruoli dell’Amministrazione giudiziaria. L’assunzione di personale di cui al periodo precedente è autorizzata, con le medesime modalità, anche mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento a norma dell’articolo 35, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Agli oneri derivanti dalle assunzioni di cui al presente comma, per l’importo di euro 29.826.200 per il 2019 e di euro 77.855.040 a decorrere dall’anno 2020, si provvede a valere sulle risorse del fondo di cui all’articolo 1, comma 365, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, lettera b), come rifinanziato ai sensi del comma 1 del presente articolo”.

È opportuno sottolineare, ancora una volta, che si tratta di una bozza ma, va detto, che si sta lavorando per avere più margine possibile. Dunque, prima di trarre le opportune conclusioni, bisognerà attendere il testo ufficiale e definitivo.

Intanto, sempre con beneficio del dubbio, si può provare ad interpretare quanto riportato nella bozza. Per capire se il numero di 1.000 assunzioni sia una cifra congrua rispetto alle effettive esigenze del comparto Giustizia, in termini di personale amministrativo, sarà opportuno, in base ai dati a nostra disposizione, mettere in correlazione questa cifra con la dotazione organica per il profilo di assistente giudiziario che l’art. 2 del D.M. del 14 febbraio del 2018 ha fissato a 11.084 unità.

All’indomani dello scorrimento dei 1.024, un documento ufficiale del Dipartimento dell’Organizzazione di Personale, a firma della Dott.ssa Barbara Fabbrini, quantificava le scoperture nel profilo di assistente giudiziario nell’ordine del 14,4% del totale, pari a 1.596 unità. Se si considera che, nel frattempo, si sono aggiunti 420 assunzioni e, a breve, se ne aggiungeranno altre 200, per un totale di 620 unità, pari al 5,6% della dotazione organica, si può affermare che, una volta terminata la procedura di assunzione dei 200, le scoperture ammonteranno all’8,8%, cioè a circa 976 unità, al netto di pensionamenti, rinunce e dimissioni.

La legge Madia di riforma della Pubblica Amministrazione ha sancito il superamento del concetto di dotazione organica e la sua sostituzione con il piano di fabbisogno del personale, che deve essere accompagnato dall’indicazione delle risorse finanziarie destinate alla sua attuazione, nei limiti della spesa per il personale in servizio e di quelle connesse alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente. Ora, lo scorso 31 agosto, il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha presentato a Giulia Bongiorno, il piano di fabbisogno del personale ma, ad oggi, non se ne conosce il contenuto. In ogni caso, anche avendo come punto di riferimento la dotazione organica, le carenze di personale nel profilo di assistenti giudiziari in termini di 976 unità, rappresenta un dato con una valenza transitoria perché non tiene conto, come detto, né dei pensionamenti, quantificabili nell’ordine delle 1920 unità nel triennio 2019-2021, né di rinunce e dimissioni che ammonterebbero, complessivamente, a 142.

La bozza, diffusa ad oggi dagli organi di stampa, presenta dei punti da chiarire. In primo luogo, le risorse stanziate per il 2019, circa 30 milioni di euro; appaiono una cifra largamente insufficiente per garantire, il prossimo anno, un significativo scorrimento della nostra graduatoria, tenuto conto, da un lato, che per l’assorbimento integrale servirebbero circa 60 milioni di euro e, dall’altro, che questa cifra riguarda non soltanto gli assistenti giudiziari (Area II-F2), ma anche i funzionari giudiziari (Area III-F1).

Inoltre, dal momento che all’Area II-F2 non appartengono soltanto gli assistenti giudiziari ma anche altre figure professionali come l’assistente linguistico e l’assistente informatico, si spera che tali specificazioni vengano riportate nel testo definitivo.

In conclusione, in attesa di conoscere il Piano di Fabbisogno del personale per il comparto giustizia, si può affermare che la cifra di 1.000 assunzioni previste in questa bozza di legge di bilancio, sarebbe soddisfacente soltanto nel momento in cui esse fossero finanziate per intero nell’anno 2019, ed a queste si aggiungessero le unità previste dallo sblocco del turnover secondo le modalità indicate dal Ddl concretezza. Insomma, in attesa del testo ufficiale, è necessario essere cauti.

Di certo c’è che il 25 ottobre scorso, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo proprio al Ddl Concretezza che, salvo novità dell’ultima ora, dovrebbe marciare collegato alle legge di Bilancio. Il provvedimento prevede una serie di interventi per migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione e, tra questi, anche lo sblocco del turn-over al 100%. Un decreto sul quale, la stessa Bongiorno punta molto per attuare quel ricambio generazionale da più parti invocato ma mai veramente iniziato.

Un tema che riguarda molto da vicino anche il comparto giustizia che da tempo patisce gravi carenze di personale negli uffici giudiziari. Ormai è questione di pochi giorni e, presto, sarà reso noto il testo ufficiale e definitivo della nuova legge di bilancio. A questo punto occorrerebbe ricordare che tutte le istituzioni giudiziarie, Csm, Cnf e Anm, da tempo, chiedono a gran voce l’assunzione di nuove risorse. Lo stesso Ministro Bonafede, in più sedi, ha garantito che quello degli investimenti per il rafforzamento delle politiche assunzionali rappresenta una priorità dell’attuale Esecutivo.

Voglio chiarire che ci sarà un investimento importantissimo sulle risorse della giustizia. Abbiamo bisogno di tribunali che nella quantità dei magistrati e del personale amministrativo possa far fronte ai cittadini che si rivolgono al sistema giustizia. Questa priorità è assolutamente nelle intenzioni del Governo. Non voglio darvi i numeri precisi perché non sono abituato a dare i numeri fino a quando quei numeri non saranno approvati, non scritti nero su bianco perché sono già scritti nero su bianco e sono numeri importanti”. Queste erano state le parole del Guardasigilli, al XXXIV Congresso Nazionale Forense, tenutosi a Catania dal 4 al 6 ottobre scorso.

Ora resta da capire a cosa corrisponda, in numeri, “l’investimento importantissimo” a cui più volte il Ministro della Giustizia ha fatto riferimento nel corso delle ultime settimane. Noi, ci aspettiamo numeri importantissimi.

21 OTTOBRE 2018, IL COMITATO IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI COMPIE UN ANNO. IL RADUNO DEL DIRETTIVO A NAPOLI

La vita è fatta di esperienze, scelte, stati d’animo ed emozioni che in un attimo possono mettere tutto in discussione. È ciò che succede quando si è intenti a fare altri progetti. In alcuni casi sono fatti che accadono e restano lì. In altri, si vivono esperienze che sparigliano le carte della vita e che mettono lungo il cammino di ognuno persone nuove che diventano alleate e compagne di un viaggio, di quelli che sono irripetibili perché, alla fine, non si torna come si è partiti ma si torna diversi. Sicuramente migliori.

La cosa più sorprendente è che tutto può nascere anche da fatti ordinari. Come un concorso per il profilo di assistenti giudiziari indetto nel 2016. Troppe carenze e vuoti di organico negli uffici giudiziari italiani. Le 308.385 domande presentate, diventano 79.322 persone che nel maggio del 2017 affollano i padiglioni della Fiera di Roma per la preselettiva. Numeri che, dopo scritti ed orali, cominciano ad assottigliarsi sempre di più fino ad arrivare ad un numero, unico e semplice, essenza di una graduatoria finale: 4915.

Da qui è partito tutto. E tanto. Prima ancora, il 21 ottobre di un anno fa, nasce il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari che ancora non conosce quel numero ma è pronto a lottare perché tutti coloro che faranno parte di quella graduatoria possano realizzare le loro legittime aspirazioni. Più di 2.000 iscritti, una strategia pianificata e febbrile che si snoda essenzialmente sui social e le varie delegazioni pronte ad incontrare rappresentanti delle istituzioni politiche, giudiziarie e sindacali. Il tutto in vista di un solo, unico obiettivo: lo scorrimento totale della graduatoria. Questo è il senso di quel numero.

Dietro i numeri, però, ci sono le persone. Le stesse che scrivono i post, che li commentano, che mettono i likes, quelle che twittano e ritwittano, quelle che pubblicano le relazioni degli incontri che occupano le intere giornate portando via tempo ad altro ma non importa perché c’è un interesse superiore da perseguire e, soprattutto, comune. E poi ci sono i messaggi su wapp che si intrecciano tra di loro come a tessere una tela che piano, piano prende forma. Succede che tutte queste persone, messaggio dopo messaggio, commento dopo commento, giorno dopo giorno diventano come di famiglia. E, infatti, come nelle migliori famiglie, si discute, ci si confronta e ci si chiarisce perché c’è condivisione di un obiettivo e unità di intenti.

Capita, poi, che i componenti del Direttivo del Ciag, decidono di incontrarsi perché il Comitato compie un anno ed è una ricorrenza che va festeggiata perché nell’ultimo anno è successo tanto, in maniera inaspettata. L’appuntamento è a Napoli, città che ci ha accolti a braccia aperte con il suo sole e la sua vitalità quasi a volerci rassicurare che andrà tutto bene. E, allora, #iosono4915, l’hashtag che meglio identifica il Ciag, diventa Maddalena, Viviana, Maria Chiara, Patrizia, Maria Elvira Clotilde, Valentina, Carmen, Paolo, Antonio, Lino, Armando, Cecilia, Peppe, Elisa, Alessia ed Eva. 

Si parlano, ridono, scherzano, scattano foto e selfies perché si conoscono da sempre, da prima che nascesse il Comitato; in fondo, hanno percorso lo stesso cammino e vissuto gli stessi stati d’animo. Sanno di avere molto in comune. Alla fine, vedersi diventa solo un dettaglio perché si è già condiviso molto. Napoli diventa l’occasione per stare insieme, conoscersi meglio e ragionare su quello che arriverà. Si comincia a fantasticare su questa o quella sede, perché magari in quella città c’è il mare, perché sarebbe l’ideale per rimanere il più vicino possibile ai propri cari oppure perché si vuole cambiare radicalmente vita ripartendo da zero e poter fare tutto ciò a cui si è dovuto rinunciare per tanto tempo.

Pensieri in libertà ma anche voglia di riscatto, di una progettualità che ora non c’è. Il Ciag è anche espressione di una generazione di persone preparate e qualificate che per troppi anni questo Paese ha relegato ai margini del mondo del lavoro. Sarebbe proprio il caso di iniziare a cambiare rotta partendo da chi ha capacità e competenze. Ad un anno dalla sua costituzione, il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari attende che tutti gli sforzi profusi fino ad oggi diventino un solo, unico atto concreto. E si tenta di immaginare anche quello. Un decreto unico sarebbe il massimo, veloce e d’impatto, magari un bel turn-over, forse metà e metà ma, in fin dei conti, anche la cosiddetta “quota 100” potrebbe essere un modo per esaurire la graduatoria.

Come sempre, dopo ogni incontro, arriva il momento dei saluti. Il tempo è trascorso in fretta ma quando si sta insieme agli amici funziona così. Si vorrebbe parlare ancora di tante altre cose ma c’è un treno oppure un aereo da prendere. Sarà per la prossima volta perché sicuramente ci sarà una nuova occasione. Nel salutare c’è quel magone che contrae la gola e non permette di dire altro. C’è qualche occhio lucido ma questo è ciò che accade quando si provano le stesse emozioni, quelle grandi, quelle belle che riempiono il cuore e danno la forza per andare avanti.

Al di là di ogni decreto o legge di bilancio, il Ciag resterà per sempre nelle vite di chi ne fa parte. L’art. 6 del suo statuto recita che: “Il Comitato si estinguerà automaticamente con il raggiungimento dello scopo per il quale è costituito”. Ovvero lo scorrimento integrale della nostra graduatoria. A quel punto i 4915 saranno tutti assistenti giudiziari fatti e finiti. Il Comitato non ci sarà più ma resterà la certezza di aver vissuto un’esperienza umana irripetibile di quelle che ti cambiano la prospettiva. Resteranno le persone che hanno condiviso un’avventura fuori dal comune e che continueranno a camminare insieme unite come le dita di una mano.

ASSUNZIONI ASSISTENTI GIUDIZIARI, QUOTA 100 E DDL CONCRETEZZA PER LO SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA

Una delle sfide della prossima manovra economica riguarderà le pensioni. Nel contratto di governo viene evidenziata, infatti, la necessità di provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla Legge Fornero mediante lo stanziamento di risorse finanziarie per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro di quelle categorie, ad oggi, escluse. L’Esecutivo si dice pronto ad approvare un nuovo canale di pensionamento, oltre a quelli già previsti dalle leggi attuali. Si tratta di “quota 100”.

In sostanza, tutti quei lavoratori che, nel 2019 raggiungeranno i 62 anni e 38 anni di contributi, potranno accedere alla pensione. Si stima che, mediante il “quota 100”, potranno andare in pensione circa 380mila lavoratori di cui 150mila nel pubblico impiego. Quindi, almeno per la pubblica amministrazione, il rapporto dovrebbe essere di uno ad uno. Per un lavoratore che esce dal mercato del lavoro, ce n’è uno pronto ad entrare.

Il Ddl “Concretezza, voluto fortemente dal Ministro Bongiorno e approvato in via preliminare dal Governo, contiene misure tese a favorire l’efficienza delle pubbliche amministrazioni, a garantire assunzioni mirate in modo da favorire un ricambio generazionale in tempi rapidi ed al miglioramento immediato dell’organizzazione amministrativa. Il cambiamento della pubblica amministrazione costituirà, pertanto, il presupposto per ulteriori azioni di governo. Una riforma ambiziosa, dunque, che punta ad attuare una vera e propria staffetta generazionale.

Negli ultimi 15 anni è stato effettuato un risanamento dei conti pubblici soprattutto con il taglio della spesa pubblica corrente anche con riferimento alle assunzioni. Il risultato è stato il blocco pressoché totale del turn-over e zero risorse in entrata. Si può immaginare la migliore riforma ma se manca il personale pronto ad attuarla, la stessa è destinata a fallire e a rimanere solo sulla carta.

Il “quota 100” annunciato da contratto di governo e Def da una parte ed il Ddl “Concretezza” dall’altra, sono i canali attraverso cui avviare quel ricambio generazionale, più volte annunciato, che consentirebbe alla pubblica amministrazione di fare un notevole salto di qualità. Sarà necessario indire nuovi concorsi e, soprattutto, procedere allo scorrimento della graduatorie già in essere ed ancora valide.

Il “quota 100” ed il Ddl “Concretezza”, poi, si sposano bene con la riforma che riguarderà il comparto giustizia. Da troppo tempo il sistema giudiziario italiano è costretto ad affrontare gravi e numerose criticità, alcune facilmente risolvibili attraverso interventi snelli e di rapida realizzazione mentre altre necessitano di interventi di sistema e di risorse. Diventa, pertanto, una priorità coprire i vuoti di organico nelle cancellerie degli uffici giudiziari. Lo chiedono a gran voce l’Associazione Nazionale Magistrati, il Consiglio Nazionale Forense ed anche il Consiglio Superiore della Magistratura e dello stesso parere è anche il Guardasigilli, Alfonso Bonafede.

Quello della giustizia è un asset di fondamentale importanza, un biglietto da visita con il quale il nostro Paese si presenta ai suoi cittadini e soprattutto a quelle imprese che intendono investire in Italia o dall’estero e che hanno bisogno di sapere quanto deve durare un processo o quanto tempo occorre attendere prima di recuperare un credito.

Negli ultimi anni è stato gradualmente eroso il consistente arretrato dei procedimenti civili pendenti e, per quanto riguarda la giustizia civile, nel 2017 è proseguito il trend positivo della diminuzione dei procedimenti civili pendenti.

Tuttavia, i tempi necessari per risolvere soprattutto le cause civili rimangono tra i più elevati dell’UE, in tutte le fasi del processo. Di qui la necessità di programmare interventi normativi idonei a garantire una più celere definizione delle controversie e una più significativa riduzione delle pendenze.

Tale esigenza è correlata alla necessità di garantire il rispetto del canone costituzionale della durata ragionevole del processo, come previsto dalla Costituzione e della Convenzione Europea per i diritti dell’uomo. L’obiettivo di garantire la ragionevole durata del processo deve essere supportato da un adeguato investimento in risorse umane e materiali.

Il Documento di Economia e Finanza rende noto che il Governo metterà in campo molteplici azioni, sia in campo penale sia civile, accompagnate da investimenti strutturali per far fronte alle carenze di organico per magistrati e personale amministrativo. Una priorità presente anche nel contratto di governo. Una giustizia rapida efficiente è necessaria e fondamentale. L’efficienza della pubblica amministrazione è anche l’efficienza della giustizia.

Diventa indispensabile ed improcrastinabile lo scorrimento della graduatoria per il profilo professionale di assistente giudiziario. Restano ancora 1860 da assumere a fronte di circa 2845 giovani già entrati in servizio tra gennaio ed aprile di quest’anno mentre altri 200 sono ancora in attesa del decreto di assunzione. Viste le carenze non sarebbero neanche sufficienti ma la loro assunzione rappresenterebbe un passo importante per il miglioramento del comparto giustizia e per la pubblica amministrazione tutta.

Da un Governo del cambiamento è il minimo che ci si possa aspettare.

ASSISTENTI GIUDIZIARI, PRESENTATE DUE INTERROGAZIONI PER LO SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA. FERRARESI E MORRONE: “OBIETTIVO PRIORITARIO DEL MINISTERO”

Sono questi i giorni che precedono la presentazione del Ddl di Bilancio con cui il Governo scoprirà le sue carte e, quindi, si capirà se saranno stanziate le risorse necessarie allo scorrimento totale della nostra graduatoria.

Le premesse perché si realizzino le speranze di 1860 persone che attendono notizie certe sul proprio futuro lavorativo sembrano esserci, almeno stando alle dichiarazioni rese dai due Sottosegretari alla Giustizia, Vittorio Ferraresi e Jacopo Morrone.

L’11 ottobre scorso, Ferraresi ha risposto, in occasione del question time presso la Commissione Giustizia della Camera, a due interrogazioni presentate, la prima, da Ciro Maschio e Maria Carolina Varchi di Fratelli d’Italia e, la seconda, da Federico Conte di Liberi e Uguali.

L’On. Ciro Maschio, facendo riferimento al fatto che nella Nota di Aggiornamento al Def il Governo si è impegnato ad investire sul personale della Giustizia, ha ricordato che il profilo dell’assistente giudiziario è una figura fondamentale per il corretto funzionamento degli uffici giudiziari e per l‘assistenza ai magistrati sia nei tribunali che negli uffici della Procura della Repubblica”. Ha chiesto, quindi, se via Arenula “intenda adottare iniziative per consentire lo scorrimento dell’intera graduatoria, permettendo non solo al dipartimento di organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi ma a tutti i dipartimenti del Ministero della Giustizia di farvi ricorso per colmare gli attuali vuoti di organico che si registrano anche nel dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e nel dipartimento per la giustizia minorile e di comunità”.

Nella sua risposta, Ferraresi ha evidenziato che: “La volontà del Ministero di consentire lo scorrimento ulteriore della graduatoria procedendo all’assunzione quantomeno di parte dei successivi concorrenti giudicati idonei all’esito delle prove concorsuali, rimane confermata e ribadisco, rimane confermata e ribadisco ancora, rimane confermata”. Sulla necessità di ribadire, per 3 volte, lo stesso concetto crediamo abbia influito la legittima attività di pressione che il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari sta conducendo nei confronti del Governo, con l’obiettivo di avere risposte chiare.

Successivamente, ha esaminato i vari aspetti della politica assunzionale che il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, intende portare avanti, partendo dal presupposto che l’obiettivo prioritario del Ministero volto alla riorganizzazione del sistema giustizia non può che partire, infatti, dall’organizzazione interna attraverso l’auspicata copertura pressoché integrale delle dotazioni organiche del settore, ponendo l’accento sulla valorizzazione delle politiche del personale e del ruolo delle risorse umane”.

In merito al perseguimento di questo traguardo, il Sottosegretario ha fatto riferimento alla richiesta da parte del Ministero della Giustizia di ulteriori risorse per l’assunzione, già predisposta dal precedente Esecutivo, delle 200 unità per le quali, ormai da mesi, si attende il via libera del Ministero della Pubblica Amministrazione. Quindi, ha annunciato che via Arenula sta seguendo e monitorando l’iter legislativo di un “pacchetto normativo”, volto ad accedere a circa 7.000 assunzioni nella pubblica amministrazione. Ferraresi ha evidenziato la possibilità di inserire nel cosiddetto “Decreto Genova”, emanato dal Governo per far fronte alla situazione di emergenza determinatasi in seguito al crollo del ponte Morandi, emendamenti che prevedano assunzioni straordinarie per il biennio 2018-2019 di un contingente massimo di 180 unità di personale amministrativo non dirigenziale attingendo alle graduatorie vigenti ovvero espletando nuove procedure concorsuali.

Nella sua risposta all’interrogazione posta dall’On. Maschio, Ferraresi ha annunciato che “è stato proposto l’inserimento, nel testo della legge di bilancio in procinto di essere presentato in Parlamento, di un programma di assunzioni di 2.000 unità di personale amministrativo giudiziario nel triennio 2019-2021 e ha confermato che, per ovviare alle carenze di organico dei vari Dipartimenti del Ministero, sarà possibile attingere anche alla nostra graduatoria. Ha concluso, poi, il suo intervento ribadendo che “Il Ministero è, quindi, presente ed accorto alla valorizzazione del personale, alla sua riqualificazione ed alla creazione di nuovi percorsi assunzionali”

È stata, poi la volta della seconda interrogazione presentata dall’On. Federico Conte di Leu, che ha chiesto a Ferraresi come intenda attivarsi rispetto al tema dello scorrimento della graduatoria del concorso per assistente giudiziario e rispetto a quello più complessivo dei lavoratori precari della giustizia che, da diversi anni, tengono in piedi l’organizzazione e nutrono preoccupazione per il loro futuro”.

Il Sottosegretario ha ribadito ancora una volta che la graduale assunzione di un cospicuo numero di concorrenti ritenuti idonei al concorso per assistenti giudiziari è considerata una priorità del Ministero nella direzione della copertura dei posti vacanti del settore, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili e con quelle da reperire in ordine all’ampliamento delle assunzioni come di recente programmato”. Si è, poi, ulteriormente sbottonato affermando che “se abbiamo bisogno di 2000 più 5000, è chiaro che i 1800 rientrano abbondantemente dentro”, laddove per 1800 intendeva evidentemente gli idonei restanti.

Non soddisfatto della risposta ricevuta da Ferraresi, Conte ha incalzato il Sottosegretario chiedendo a muso duro: “Avete a disposizione una graduatoria già formata a seguito di una selezione pubblica. Lo scorrimento integrale di questa graduatoria, con la legge di Stabilità, lo proporrete? Sì o no?”. Ferraresi ha pronunciato un sonoro: “Si”.

Le sue dichiarazioni fanno il paio con quelle rese appena due giorni prima, il 9 ottobre, dall’altro Sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone che, rispondendo nell’aula di Montecitorio ad una interrogazione a firma di Pierantonio Zanettin di Forza Italia, concernente le carenze di personale amministrativo nel distretto della Corte d’Appello di Venezia, ha affermato “che uno degli obiettivi cardine di questo Ministero sarà quello di rendere l’amministrazione della giustizia un servizio efficiente e capace di produrre decisioni in tempi congrui e ragionevoli, così da non trasformare lo svolgimento del processo in una pena senza fine o in una richiesta di giustizia costantemente denegata. In tale direzione, un’attenzione particolare sarà riservata alle politiche del personale che dovranno tendere al completamento delle piante organiche del personale dell’amministrazione giudiziaria e di magistratura, tramite lo scorrimento delle graduatorie e nuovi concorsi di carattere straordinario, anche in aggiunta alle facoltà assunzionali previste”.

Come sempre, dopo parole franche e rassicuranti, si attendono fatti concreti. E la prossima settimana potrebbe essere quella giusta.

AL XXXIV CONGRESSO NAZIONALE FORENSE, ANM E CNF CHIEDONO INVESTIMENTI SULLE RISORSE DELLA GIUSTIZIA E BONAFEDE CONFERMA

Dal 4 al 6 ottobre la città di Catania ha ospitato il XXXIV Congresso Nazionale Forense che, quest’anno, ha affrontato il tema relativo al ruolo dell’avvocato per la democrazia e nella Costituzione. Una tre giorni di incontri e dibattiti a cui hanno preso parte i massimi rappresentanti dell’Avvocatura e delle istituzioni giudiziarie. La presenza più attesa era quella del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che intervenendo nella prima giornata del Congresso ha parlato a lungo del programma di riforma della giustizia che intende attuare, con un particolare riferimento al mondo dell’Avvocatura.

Nel suo intervento, il Guardasigilli ha voluto sottolineare i diversi punti di confronto con le istituzioni forensi ma è tornato anche sul Ddl “Anticorruzione”, sul tema delle intercettazioni e sulla riforma del processo civile. L’obiettivo è quello di restituire al processo la sua sede naturale di difesa delle garanzie dei cittadini con particolare attenzione alla qualità di tutta l’attività giudiziaria e processuale. Secondo Bonafede, occorre dare nuovo ossigeno alla giustizia mediante un approccio sistemico, soprattutto perché sono gli stessi cittadini a non comprenderne più le dinamiche. Serve un vero e proprio “restyling”, a partire dalle fondamenta e cioè dalle risorse.

Voglio chiarire che ci sarà un investimento importantissimo sulle risorse della giustizia. Abbiamo bisogno di tribunali che nella quantità dei magistrati e del personale amministrativo possa far fronte ai cittadini che si rivolgono al sistema giustizia. Questa priorità è assolutamente nelle intenzioni del Governo. Non voglio darvi i numeri precisi perché non sono abituato a dare i numeri fino a quando quei numeri non saranno approvati, non scritti nero su bianco perché sono già scritti nero su bianco e sono numeri importanti”.

Dichiarazioni significative che avranno fatto sobbalzare dalla poltrona il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Francesco Minisci che, intervenuto poco prima, aveva chiesto di nuovo e con forza l’assunzione degli idonei del concorso per il profilo di assistente giudiziario. Quello dell’immissione di nuove risorse nel comparto giustizia è da sempre un tema particolarmente caro all’Anm secondo cui, ormai da troppo tempo, il sistema giudiziario italiano è costretto ad affrontare gravi e numerose criticità, alcune facilmente risolvibili attraverso interventi snelli e di rapida realizzazione mentre altre necessitano di interventi di sistema e di risorse. In sintesi, serve una visione lungimirante da parte del Governo

Deve essere chiaro il messaggio che i micro-interventi non portano lontano, così come interventi complessivi ed efficaci non possono prescindere dalla destinazione al settore Giustizia di importanti ed imponenti risorse economiche” ha spiegato Minisci, a proposito delle difficoltà più gravi del nostro sistema giudiziario.

Certamente una delle piaghe del nostro sistema è la lentezza dei processi. Una risposta giudiziaria che arriva dopo molti anni non è una risposta efficace e, talora, non è affatto una risposta. Quindi siamo tutti d’accordo che la riduzione dei tempi di celebrazione dei processi è uno dei primi interventi necessari per ridare efficienza al sistema. Snellimento ed accelerazione dei processi e redistribuzione delle piante organiche dei magistrati sul territorio nazionale sono due tra le prime misure che potrebbero essere adottate e a costo zero. Poi, è prioritario coprire i vuoti di organico del personale amministrativo pianificando bandi di concorso in maniera sistemica e partendo dal reclutamento degli oltre 2.500 giovani idonei dell’ultimo concorso che sono in attesa dello scorrimento delle graduatorie prima che queste scadano”.

Un intervento, quello di Minisci, concreto e stringente, volto ad accomunare Magistratura e Avvocatura nella battaglia per il perseguimento di un ambizioso ma ormai ineludibile obiettivo: quello “della efficienza del servizio e della tutela dei cittadini, dei loro diritti e delle loro garanzie”.

Alle parole de massimo esponente dell’Anm, si aggiungono quelle del Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin che l’8 ottobre ha incontrato il Ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno. Nel corso del colloquio è stato affrontato anche il tema degli investimenti nel sistema giustizia. Mascherin ha manifestato la condivisione sulla necessità di assumere personale per coprire i vuoti di organico nelle cancellerie degli uffici giudiziari. Un tema che il Presidente del Cnf aveva già affrontato nel suo discorso inaugurale al Congresso, dove ha ricordato che le vere riforme dipendono prima di tutto dagli investimenti sugli organici dei magistrati, sul personale e sull’edilizia giudiziaria.

Importanti anche le dichiarazioni di Barbara Fabbrini, Direttore Generale del Personale e della Formazione presso il Ministero della Giustizia, rilasciate al portale “Giustizia Caffè” a cui ha ribadito l’intenzione da parte della nuova amministrazione di voler dare continuità a quanto già stato fatto nella precedente, specie in tema di politiche assunzionali.

E’ evidente che magistrati, avvocati, operatori della giustizia non possano lavorare se mancano le risorse e quindi possiamo anche fare il più bel processo civile o penale sulla carta ma se mancano uomini e mezzi, la giustizia non va avanti. Eravamo arrivati già ad un buon punto nella scorsa legislatura, continueremo su quella strada investendo ulteriormente, con un’attenzione particolare all’esaurimento della graduatoria degli idonei del concorso con l’investimento nella digitalizzazione non solo nel processo civile ma anche nel processo penale telematico”.

La Fabbrini ha voluto ringraziare anche l’Avvocatura per la costante collaborazione.

L’Avvocatura è, e sarà sempre, un interlocutore determinante per il Dipartimento ed un istituzione di dialogo sul tema delle risorse proprio a partire dal processo civile telematico. È stata un importante termine di confronto nel momento in cui abbiamo parlato di personale amministrativo e credo che il discorso del Presidente Mascherin e del Presidente dell’Anm lo abbiano sottolineato”.

Fin qui le parole, certamente incoraggianti del Ministro della Giustizia e vertici degli organismi rappresentativi di toghe e avvocati. Ora la palla passa all’Esecutivo.

Nelle stanze dei bottoni il Governo sta mettendo mano alla prossima Legge di Bilancio. Bonafede ha dichiarato che i numeri sono già lì, nero su bianco e sono pure importanti. Prima, di essere ufficializzati, devono essere approvati.

Il Ciag, il prossimo 21 ottobre, compirà un anno. Se quei numeri diventassero veri, dando vita alle speranze di 1860 persone ed altrettante famiglie, sarebbe davvero un bel regalo.

ASSUNZIONI ASSISTENTI GIUDIZIARI, BARBARA FABBRINI: “IMPEGNO PER L’ ESAURIMENTO DELLA GRADUATORIA DEGLI IDONEI DEL CONCORSO”

In occasione del Congresso Nazionale Forense che si sta svolgendo a Catania, la dott.ssa Barbara Fabbrini, Direttore Generale del personale e della formazione presso il Ministero della Giustizia ha rilasciato una intervista a “Giustizia Caffè”.

La Fabbrini è la dirigente che ha seguito l’iter che ha condotto al bando del concorso per assistenti giudiziari ed i successivi sviluppi relativi agli ulteriori scorrimenti della graduatoria. Il fatto che sia stata confermata al suo posto dal nuovo Ministro, Alfonso Bonafede, rappresenta per i restanti 1800 idonei una garanzia di continuità con riferimento alle politiche assunzionali avviate dall’ex Guardasigilli Andrea Orlando.

Rispondendo alle domande di “Giustizia Caffè” ha voluto richiamare il discorso tenuto, poco prima, da Bonafede il quale aveva ribadito di volere investire sulle risorse del personale con un impegno consistente, la cui effettiva entità sarà, molto verosimilmente svelata, in occasione dell’ormai imminente disegno di legge di bilancio.

Il Ministro Bonafede, ha intenzione di investire, a partire dalle risorse del personale, con un impegno consistente di cui ancora non possiamo declinare numeri e cifre, proprio perché in questi giorni si sta definendo, con un impegno assolutamente costante del Governo non solo da parte del Ministro, per le assunzioni del personale amministrativo. Il Ministro ha dichiarato che andrà in continuità anche con le precedenti azioni già instaurate in tema di personale ed informatizzazione. Niente di meglio che avere una continuità nel Dipartimento dell’Organizzazione del Ministero della Giustizia. Riusciremo, credo, ad impostare e portare a termine delle importanti necessità che sono state sottolineate anche dal presidente Mascherin nel suo discorso di apertura”.

La Dott.ssa Fabbrini ha voluto porre l’accento anche sulla necessità di garantire una migliore qualità della Giustizia.

Direi che parlando di qualità della giustizia siamo arrivati a mettere in campo iniziative determinanti. Occorrerà parlare di vuoti di organico, non soltanto di risorse che mancano, ma anche di qualità della giustizia. Io penso che le risorse non siano indifferenti alla giurisdizione. E’ evidente che magistrati, avvocati, operatori della giustizia non possano lavorare se mancano le risorse e quindi possiamo anche fare il più bel processo civile o penale sulla carta ma se mancano uomini e mezzi, la giustizia non va avanti. Eravamo arrivati già ad un buon punto nella scorsa legislatura, continueremo su quella strada investendo ulteriormente, con un’attenzione particolare all’esaurimento della graduatoria degli idonei del concorso con l’investimento nella digitalizzazione non solo nel processo civile ma anche nel processo penale telematico”.

Dichiarazioni importanti che confermano le intenzioni del Ministro Bonafede che in più occasioni ha ribadito la necessità di investire sul potenziamento delle politiche assunzionali dichiarando che farà richieste molto ambiziose.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari ringrazia la Dott.ssa Barbara Fabbrini, per la disponibilità dimostrata in favore della nostra causa.

IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA ANNUNCIA L’ ATTO DI INDIRIZZO PER L’ ANNO 2019 E PUNTA SUL RILANCIO DELLE POLITICHE ASSUNZIONALI

Lo scorso 27 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato la nota di aggiornamento al Def, un passo preliminare alla presentazione da parte del Governo della prossima legge di bilancio. Una vera e propria road-map con la quale l’Esecutivo scopre le sue carte mettendo nero su bianco i suoi obiettivi per la crescita del Paese.

Il 28 settembre, il Ministero della Giustizia ha reso noto l’Atto di Indirizzo per il 2019. Si tratta di un documento in cui il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, definisce le priorità politico-istituzionali da realizzare a livello strategico allineandosi al processo di formazione del bilancio di previsione relativo al prossimo anno. Il Ministro della Giustizia ritiene che il piano di riforme in materia di Giustizia contenute nel contratto di Governo, potrà realizzarsi soltanto con la copertura delle piante organiche, mediante lo scorrimento delle graduatorie già in essere e l’indizione di nuovi concorsi.

A questo proposito, Bonafede intende implementare la politica assunzionale già adottata nella precedente amministrazione, dapprima attraverso la razionalizzazione delle piante organiche e il loro adeguamento alle reali esigenze delle singole strutture territoriali, per poi procedere alla copertura dei vuoti di organico di personale amministrativo e di magistrati. Un concorso, quello per il profilo professionale di assistente giudiziario, indetto nel 2016, dopo venti anni dall’ultimo. Una graduatoria composta da 4915 persone, 2845 delle quali già in servizio mentre altre 200 sono in attesa del decreto di assunzione. Restano circa 1860 idonei e per il 2019 sono previsti numerosi pensionamenti, anche in considerazione della probabile riforma delle Legge Fornero che prevede l’introduzione della cosiddetta quota 100.

Non a caso, la parte finale dell’Atto di indirizzo riporta “le direttrici portanti per la costruzione della programmazione strategica per l’anno 2019 che verranno indicati nel Piano della Performance triennale, contenente la Direttiva annuale 2019, in coerenza con i contenuti della programmazione economico-finanziaria generale”. Al primo punto c’è “il rilancio di una politica sul personale, verso la piena copertura ed eventuale ampliamento delle piante organiche e la creazione di un ambiente di lavoro orientato al benessere organizzativo che, sottolinea il Guardasigilli, “dovrà attuarsi attraverso politiche del personale che dovranno tendere al completamento delle piante organiche del personale dell’amministrazione giudiziaria, della magistratura (anche prevedendo ampliamenti della pianta organica), nonché della polizia penitenziaria, tramite lo scorrimento delle graduatorie e di nuovi concorsi di carattere straordinario anche in aggiunta alle facoltà assunzionali previste

Significativo appare anche il secondo punto che riguarda L’avanzamento delle politiche di digitalizzazione, con l’implementazione del Processo Penale Telematico e l’estensione del Processo Civile Telematico in Cassazione”, in cui è indicato l’obiettivo di proseguire nel processo di digitalizzazione tanto nell’ambito della giurisdizione quanto in quello dell’attività amministrativa, al fine di innalzare ulteriormente il livello dei servizi garantiti ai cittadini e alle imprese attraverso le piattaforme telematiche. Emerge, dunque, la necessità di avere a disposizione i cosiddetti nativi digitali o, più in generale, persone che hanno già acquisito sufficiente dimestichezza con i principali strumenti telematici. Requisiti, questi, di cui gli idonei assistenti giudiziari sono certamente provvisti.

Fondamentale, poi, il quinto punto concernente “una giustizia diffusa sul territorio e vicina ai bisogni dei cittadini” con l’obiettivo di “proseguire nella realizzazione di una diffusa rete di sportelli di prossimità per agevolare l’accesso ai servizi della giustizia anche agli utenti, cittadini ed imprese, che risiedono in quelle aree del territorio penalizzate dalla minor vicinanza alle sedi giudiziarie; prevedendo altresì, in casi peculiari, una possibile riorganizzazione degli uffici giudiziari a partire da quelli del Giudice di Pace”. Appare evidente l’urgenza di rispondere alle istanze della cittadinanza in materia di Giustizia, attraverso nuovo personale amministrativo qualificato. La lettura di questo documento non può, dunque, che dare ulteriore vigore alle istanze per le quali il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari si sta battendo da quasi un anno.

Quella per il profilo professionale di assistenti giudiziari è l’unica graduatoria attualmente valida da cui attingere personale amministrativo: per questo il suo scorrimento è indispensabile. Lo stesso Bonafede, che dal giorno dell’insediamento del Governo, sta lavorando in totale sinergia con il Ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha più volte ribadito la necessità di nuove politiche assunzionali che consentano un miglior funzionamento del comparto giustizia, consapevole che nessuna riforma, anche la migliore, è davvero attuabile se manca il personale.

Aggiungiamo che lo scorrimento integrale della graduatoria, formata da persone altamente qualificate, rappresenta uno strumento indispensabile per attuare quel ricambio generazionale del quale si avverte sempre di più l’urgenza non soltanto per il bene del nostro Paese ma anche per consentire ad un’intera generazione di pensare una progettualità di vita che ad oggi non c’è.

IL GOVERNO APPROVA LA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF CON INVESTIMENTI PER LE CARENZE DI ORGANICO NELLA GIUSTIZIA

Il 27 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza all’interno del quale vengono messe per iscritto tutte le politiche economiche e finanziarie decise dal Governo. Una sorta di cornice di quella che sarà la legge di bilancio prevista per il 2019 e la cui stesura è attesa per i prossimi giorni. Dal testo emergono le linee programmatiche adottate soprattutto per il settore giustizia e per la pubblica amministrazione che ci riguardano direttamente.

Si parte da un assunto di fondamentale importanza. Ad oggi, infatti, le misure che sono state adottate negli ultimi anni, hanno inciso in maniera favorevole sull’efficienza della giustizia ed il consistente arretrato dei procedimenti civili pendenti, specie quelli civili, è diminuito notevolmente. Ma non basta perché i tempi necessari alla risoluzione delle cause civili restano tra i più elevati di tutta l’Unione Europea. Le criticità dovute alla durata dei processi non fanno onore al nostro Paese. Di qui, l’obbligo di programmare interventi idonei a garantire un’ulteriore riduzione delle pendenze.

Il Governo metterà in campo molteplici interventi, sia in campo penale sia civile, accompagnati da investimenti strutturali per far fronte alle carenze di organico per magistrati e personale amministrativo”. Tre righe chiare e sintetiche. Queste parole, messe nero su bianco, collimano perfettamente con le dichiarazioni rilasciate nelle ultime settimane dal Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e dal Ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, che dal giorno dell’insediamento dell’Esecutivo giallo-verde, stanno lavorando in assoluta sinergia per garantire una pubblica amministrazione ed una giustizia più efficienti.

Si possono pianificare le migliori riforme ma se manca il personale che le attua, non c’è partita. Si resta fermi al palo. Il fatto che si debba intervenire per migliorare le condizioni ed il funzionamento della giustizia è un dato oggettivo. Lo stesso Guardasigilli, più volte, a proposito del programma che intende attuare, ha ribadito l’importanza di un approccio sistemico sottolineando la necessità di indagare sulle cause che rallentano il funzionamento dell’intero comparto giustizia.

Lo stesso discorso vale anche per la pubblica amministrazione che, negli ultimi anni, è stata più volte oggetto di svariate riforme e tentativi di riforma. Il Def dispone che “Il Governo intende muoversi in maniera mirata nel solco di una riforma digitale della Pubblica Amministrazione che modernizzi e migliori i rapporti tra cittadino o impresa e la PA. Si attueranno semplificazioni e riduzioni dei costi per cittadini ed imprese attraverso procedure telematiche uniformi sul territorio e tipicizzate, onde ridurre le incertezze amministrative e facilitare la fruizione dei servizi e l’attività di impresa”.

Semplificazione delle procedure e digitalizzazione, dunque. Una riforma ambiziosa e già largamente annunciata che presuppone un terzo elemento e cioè l’ingresso di risorse specializzate e qualificate. Concetti che il Ministro Bongiorno ha ribadito all’indomani dell’approvazione della nota di aggiornamento al Def, ospite di Tagadà, su La7.

In questi anni c’è stata una serie di tagli, come se tagliare volesse dire comunque risparmiare. Le faccio l’esempio del settore giustizia. A furia di tagli, la giustizia si è bloccata perché non c’è più personale. Poi si dice che in Italia non vengono a fare investimenti perché la giustizia è paralizzata. Questo perché è stato bloccato un asset. Se io investo con personale, con qualcosa che fa ripartire la giustizia, non sto spendendo ma investendo. Secondo noi, taglio non significa risparmio ma rinunzia. Noi, invece, vogliamo mettere dei soldi nei settori strategici anche nella pubblica amministrazione”.

Parole incoraggianti che intendono sottolineare l’urgenza di un ricambio generazionale che, però, non significa necessariamente rottamare il vecchio. Tuttavia, secondo la Bongiorno, l’assunzione di forze giovani è fondamentale per consentire al nostro Paese di cominciare quel processo di digitalizzazione più volte annunciato ma mai partito realmente ed al quale ha fatto riferimento anche il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che rispondendo alle domande dei giornalisti sull’approvazione della nota di aggiornamento al Def, ha parlato di una manovra seria, meditata e coraggiosa. Il Capo del Governo ha ribadito che l’Esecutivo intende puntare molto sugli investimenti soprattutto per quelle riforme definite strutturali, come quella che consentirà l’accelerazione dei processi civili e la digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione.

Questi gli intenti e le dichiarazioni del giorno dopo. Siamo tutti consapevoli che questo è un momento cruciale per la vita politica di questo Paese. Il Governo, infatti, ha programmato di fissare il rapporto deficit/Pil al 2,4% ed i mercati finanziari non hanno gradito. Queste, però, sono disquisizioni che lasciamo agli economisti ed agli editorialisti dei grandi giornali.

Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari è consapevole che questo è un momento davvero delicato della sua storia che, il prossimo 21 ottobre, compirà un anno. Nato a soli tre giorni dalla conclusione delle prove orali, il Ciag sta lavorando senza sosta per raggiungere un traguardo che al momento della sua costituzione sembrava quasi impossibile. Invece, quell’obiettivo così remoto ed insperato piano, piano, comincia a prendere forma.

L’unica risposta che si può dare alle carenze di personale amministrativo negli uffici giudiziari è l’obbligo di assumere nuove risorse preparate, motivate e specializzate come gli idonei che già hanno preso servizio nei tribunali italiani e come coloro che restano ancora in graduatoria ed attendono fatti concreti dopo dichiarazioni e parole ormai stereotipate.

Se questo davvero è un governo del cambiamento cominci subito con il dare delle risposte investendo su un’intera generazione che chiede solo di dimostrare quello che vale e di dare il proprio contributo alla vita di questo Paese.