VIA LIBERA DEL GOVERNO AL DL BONAFEDE. LA GIUSTIZIA GUARDA ALLA FASE 2, TRA UDIENZE VIRTUALI E CARENZE DI ORGANICO

Mentre l’Italia entra nel vivo della fase due, il dibattito e le polemiche sul processo da remoto non accennano a diminuire. Questo, nonostante il Governo, con un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 29 aprile, abbia corretto il tiro rispetto a quanto stabilito con il Cura Italia, apportando con il nuovo provvedimento disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa, contabile e, naturalmente, penale.

Il decreto 28/2020, pubblicato il 30 aprile in Gazzetta Ufficiale, ridimensiona la parte relativa al ricorso delle udienze virtuali che sarà eliminato per tutta l’attività istruttoria e largamente marginalizzato per le camere di consiglio.

Per quanto riguarda, invece, il processo civile, il Cura Italia dispone che i capi degli uffici giudiziari possono svolgere con collegamenti da remoto tutte le udienze che non richiedono la presenza di soggetti doversi dai difensori, dalle parti e dagli ausiliari del giudice. Ciò nonostante, il nuovo decreto prevede che lo svolgimento delle udienze avvenga con la presenza del giudice nell’ufficio giudiziario.

Il motivo del contendere resta sempre il processo da remoto con le sue applicazioni in ambito penale e che sta alimentando lo scontro fra magistratura ed avvocatura.

L’Associazione Nazionale Magistrati, attraverso una nota della Giunta Esecutiva Centrale, ha espresso sconcerto per “l’ultimo della serie alluvionale di atti normativi che dovrebbero guidare l’organizzazione della giustizia nella fase dell’emergenza”.

A questo di aggiunge che, a distanza di pochi giorni dalla conversione del decreto Cura Italia, sono state cancellate tutte le principali norme processuali, senza che nessun elemento nuovo sia sopravvenuto in merito all’emergenza sanitaria.

Apprezzamento, invece, da parte dell’Unione Camere Penali Italiane che pur restando contraria ad ogni forma di remotizzazione del processo penale, “rileva con soddisfazione come l’attività di contrasto che essa ha da subito promosso, prima in perfetta solitudine e poi con crescente attenzione e consenso di parte della opposizione parlamentare e di parte della maggioranza di governo, ha prodotto un risultato di indiscutibile significato”.

Dal canto suo, il Consiglio Nazionale Forense, in una nota indirizzata al Guardasigilli, chiede che la macchina giudiziaria riparta al più presto. Facile a dirsi ma difficile a farsi e mentre la discussione sul processo da remoto continua, c’è un intero sistema che dal 12 maggio dovrà ripartire.

I provvedimenti emanati dall’inizio dell’emergenza, dal decreto “Tribunali” dello scorso 8 marzo fino al Cura Italia, diffuso dieci giorni dopo, attribuiscono ai capi degli uffici la possibilità di poter organizzare l’attività giudiziaria con tutte le cautele e le misure previste a tutela della salute degli addetti ai lavori e di tutti gli utenti della giustizia.

Ciò determinerà un’ampia discrezionalità in capo ai vertici dei tribunali che dovranno necessariamente tenere conto delle differenze che emergono tra gli uffici giudiziari dei vari distretti e le esigenze territoriali e strutturali.

Cosa accadrà nelle prossime settimane non è ancora chiaro. L’unica cosa certa è che le polemiche di questi giorni sul processo da remoto rischiano di distogliere l’attenzione sui veri problemi del nostro sistema giudiziario.

Così, mentre i vertici delle istituzioni giudiziarie e della politica discutono, in molti distretti mancano connessioni e strumentazioni informatiche tanto che molti magistrati e avvocati rimpiangono il tradizionale, vecchio processo che si celebra in aula.

Di fatto, ognuno utilizza il materiale di cui dispone e quel processo di digitalizzazione, invocato in queste settimane e di cui si parla a vuoto da anni, non lo si può inventare dalla sera alla mattina ma serve una pianificazione, nonché provvedimenti e leggi ad hoc che ora non ci sono.

È vero, c’è lo smart working ma non si può pretendere che uno strumento, di cui fino a due mesi fa non si conosceva nemmeno l’esistenza, all’improvviso diventi la panacea a tutti i mali della giustizia e della pubblica amministrazione.

Il dibattito sul processo da remoto rischia di diventare perfino imbarazzante se si considera che i giudici di pace non dispongono di alcuna piattaforma telematica. Così succede che, ad esempio, l’Ufficio del Giudice di pace di Milano, con i suoi oltre 100mila procedimenti all’anno, sia completamente fermo con la conseguenza del blocco totale delle attività.

Tutto e il contrario di tutto mentre si guarda al 12 maggio con l’auspicio che cambi qualcosa ma con la timore che cambierà poco o nulla.

Si è voluto far credere che la remotizzazione delle udienze potesse essere parte della soluzione mentre ciò che è mancata è stata una programmazione sulle modalità della ripartenza soprattutto in considerazione delle criticità che interessano da tempo la macchina giudiziaria.

Che l’emergenza Covid avrebbe ulteriormente appesantito la condizione già precaria del sistema giustizia era evidente, a cominciare dalla mole di arretrato che l’inattività di queste settimane ha prodotto. Quello che è mancato, e che manca tuttora, è uno sguardo rivolto al dopo, a quel 12 maggio che si avvicina a grandi passi.

Ancora una volta è stata persa un’occasione, quella di definire e programmare un modello di giustizia equa ed efficiente, partendo dalle criticità determinate dall’emergenza in corso che vanno ad aggiungersi a quelle già esistenti.

Senza avventurarsi in discussioni che non portano lontano, la ripartenza del sistema giustizia può e deve cominciare dal rafforzamento degli organici, già notevolmente carenti.

In attesa che i concorsi indetti dal Ministero possano riprendere, c’è già a disposizione un’unica graduatoria, quella degli 838 idonei assistenti giudiziari.

Se si considera che, oltre al rallentamento dell’attività giudiziaria ed amministrativa degli uffici a seguito dell’attuale pandemia, la giustizia, nei prossimi mesi sarà interessata da numerosi pensionamenti anche per effetto “quota 100”, l’urgenza, non più rinviabile, è quella di ripartire proprio da queste assunzioni.

L’emergenza Coronavirus ci sta insegnando, anche se nella maniera più brutale, che è fondamentale valorizzare le competenze e le professionalità di ogni singola risorsa umana.

In queste settimane abbiamo scoperto quanto sia importante una sanità pubblica che funzioni specialmente grazie al lavoro di persone preparate e professionali.

Sarebbe altrettanto importante scoprire che per ripartire, il nostro Paese avrebbe assoluto bisogno anche di una giustizia pronta, certa ed efficiente ma soprattutto di personale qualificato che consenta questa ripartenza.

Per quanto si voglia discutere di digitalizzazione, innovazione o di qualunque altra riforma, il capitale umano resta sempre un pilastro imprescindibile e, a meno che non si voglia condannare un intero sistema all’irrilevanza, ripartire dalle politiche assunzionali rappresenta l’unico passaggio obbligato per restituire dignità ed efficienza al nostro sistema giudiziario.

CORONAVIRUS, DAL 4 MAGGIO AL VIA LA FASE 2. LA GIUSTIZIA, DIMENTICATA E AL COLLASSO, SI PREPARA ALLA FINE DEL LOCKDOWN

Un ritorno alla normalità lento e progressivo nel rispetto di regole inderogabili e con uno sguardo rivolto a quella curva dei contagi che inizia, seppur lentamente, a scendere. A pochi giorni dal 4 maggio il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il decreto per la fase due.

Ancora non ci sono le condizioni per ripristinare una piena libertà di movimento e, per questo, restano le limitazioni agli spostamenti, con l’eccezione delle visite ai parenti, e all’attività fisica individuale mentre alcune attività produttive come quelle manifatturiere, edilizie, di intermediazione immobiliare e di commercio all’ingrosso, potranno riprendere. Dopo due mesi di blocco pressoché totale, l’Italia prova a ripartire.

Anche il sistema giustizia si prepara alla fine del lockdown ma la ripresa si preannuncia tutt’altro che facile. L’unica certezza, al momento, è rappresentata dallo smart working che sarà utilizzato almeno fino al 30 giugno. Per il resto, il contesto nel quale la macchina giudiziaria sta programmando la ripartenza è alquanto caotico.

La pretesa è stata, e continua ad essere, quella di recuperare nel giro di poche settimane un ritardo tecnologico e culturale per i quali serve un’organizzazione più capillare. Tutte le udienze rinviate dopo il 30 giugno, saranno calendarizzate e ciò determinerà un aumento dell’arretrato di cause e sentenze che renderanno ancora più difficile l’esercizio giurisdizionale determinando ulteriori disparità.

A questo si aggiunge la protesta dei penalisti, decisi a proseguire lo stato di agitazione, nonostante il dietrofront del governo che, subito dopo aver approvato con la fiducia il decreto Cura Italia nel quale, con un emendamento d’urgenza, erano state inserite misure riguardanti il processo da remoto, si è detto pronto a modificare il provvedimento appena entrato in vigore.

È bastato un semplice ordine del giorno dell’opposizione, accolto dalla maggioranza di governo, per rimandare al prossimo decreto la riformulazione della norma sulla smaterializzazione del processo riducendola, di fatto, a pochi casi.

Uno scenario desolante se si considera che, già prima dell’emergenza Coronavirus, le inefficienze e le carenze della macchina giudiziaria erano gravi e numerose.

In queste settimane, la situazione è divenuta più drammatica ma, finora, i rappresentanti della politica che hanno avvertito l’urgenza di intervenire o dire qualcosa di sensato a riguardo sono stati davvero pochi e del Ministro della Giustizia si sono le perse tracce così come delle sue dichiarazioni ad effetto.

Il rischio è quello di un’emergenza nell’emergenza. C’è da chiedersi quale sarà il volto del sistema giudiziario dopo l’11 maggio ma i capi degli uffici giudiziari, costretti a cavarsela da soli, ne hanno già una vaga idea.

Il Tribunale di Roma è il più grande d’Europa e i tempi della ripresa saranno lunghi. A certificarlo sono le linee guida protocollate il 20 aprile, in cui viene scandito il calendario delle udienze fino alla fine del 2020.

Nel settore civile, dal 12 maggio al 30 giugno, verranno trattate le cause urgenti, quindi, sarà la volta di quelle pendenti da più tempo, poi di quelle relative ai diritti fondamentali e, infine, delle cause che in primo grado e in appello non richiedono attività istruttoria o che sono state già istruite. Tutte le altre saranno rinviate dopo il 30 giugno. Per il settore penale, invece, fino al prossimo 11 maggio, saranno trattati solo procedimenti previsti in via telematica.

Appare evidente che, entro la fine di giugno, non potrà esserci una piena ripresa dell’attività giudiziaria e, forse, neanche per settembre. L’unica certezza è data dall’arretrato, difficile da quantificare, che produrrà il processo telematico in termini di udienze rinviate.

A ciò si aggiunge che il Tribunale di Roma, come molti in Italia, da tempo registra gravi carenze di organico con una scopertura che, tra magistrati e personale amministrativo, si aggira intorno al 32%. Mancano tutte le figure indispensabili per garantire un corretto funzionamento degli uffici. Servono cancellieri, assistenti giudiziari, operatori e ausiliari. Una situazione pesante che, con l’emergenza in atto, rischia di diventare ingestibile.

Le difficoltà del palazzo di giustizia della Capitale sono quelle di altri tribunali di provincia o di periferia a cui, spesso, non si dà l’attenzione che meritano ma le criticità sono le stesse, da nord a sud.

Un quadro sconfortante, a cui si aggiungono gli effetti di quota 100 che, nel prossimo triennio, determineranno numerosi pensionamenti dal momento che l’Italia ha il poco invidiabile primato della pubblica amministrazione più anziana fra tutte quelle dei Paesi dell’Unione Europea.

La giustizia che si avvia verso la fine del lockdown è una giustizia a pezzi ma nessuno sembra curarsene. Eppure il sistema giudiziario è un pilastro importante dell’economia di ogni Paese così come la tutela degli diritti e degli interessi delle persone è un altro pilastro fondamentale della società civile.

L’emergenza Covid-19 ha certificato le inefficienze e i limiti di un intero Paese, arrivato impreparato e in ritardo alla prova dello smart working e, nello specifico, ha evidenziato ancora di più le carenze della macchina giudiziaria, nell’indifferenza più totale.

Gli appelli di presidenti di tribunali e corti d’appello, con cui si chiedono nuove assunzioni e un’opportuna ridefinizione delle piante organiche, continuano a cadere nel vuoto.

Forse, soprattutto in questo momento, si ritiene che le priorità siano altre ma anche la giustizia è una priorità e merita un’attenzione specifica. Non serve soltanto un sistema giudiziario che sia pronto a ripartire ma occorre stabilire soprattutto come: finora, però, nessuno, tra chi di dovere, ha ritenuto di pronunciarsi.

La macchina giudiziaria necessita di un nuovo modello di organizzazione che tenga presente l’urgenza di avviare un processo concreto di informatizzazione senza dimenticare la funzione centrale svolta dalle risorse umane che sono quelle che mancano di più e consentono ad un intero sistema di rimanere in piedi e andare avanti.

In questi giorni, invece, si assiste ad un dibattito alquanto stucchevole in cui si discute di tutto fuorché di come tirare fuori il nostro sistema giudiziario dal pantano in cui sta sprofondando.

Il ritratto della giustizia al tempo del Coronavirus è quello di un sistema in caduta libera alla quale nessuno sembra in grado di saper porre un freno.

La sensazione è di essere arrivati ad un bivio di fronte al quale si deve scegliere se organizzare un nuovo modello di giustizia equa ed efficiente, come dichiarato più volte dallo stesso Guardasigilli, oppure condannarla all’irrilevanza. L’auspicio è che, con la fase due, arrivi anche questa consapevolezza ma le premesse non lasciano ben sperare.

EMERGENZA COVID, GIUSTIZIA VERSO LA FASE 2 MA PENALISTI IN RIVOLTA CONTRO I PROCESSI DA REMOTO

In questi giorni, il Governo è al lavoro per pianificare la fase 2 dell’emergenza Coronavirus e delineare la graduale fuoriuscita dal lockdown. Come sarà e che volto avrà non è ancora chiaro ma, di certo, sarà all’insegna della ricerca di nuovi equilibri che cambieranno definitivamente le nostre abitudini quotidiane.

Nella fase 1, la necessità è stata quella di mettere d’accordo l’urgenza di tutelare la salute e la sicurezza delle persone con quella di continuare a garantire i servizi indifferibili.

Nella fase 2, l’obiettivo principale sarà quello di bilanciare le esigenze di sicurezza e salute di studenti, lavoratori e pensionati con la necessità di evitare ricadute economiche maggiori.

Equilibri che cambiano di poco ma che hanno stravolto la tradizionale quotidianità specie nel lavoro e nella didattica a distanza. In comune lo smart working, strumento attraverso il quale il Governo ha disposto che venissero garantiti, per quanto possibile, i servizi indifferibili ai cittadini.

Una vera scoperta, visto che il telelavoro esiste già da tempo, a fronte di una disciplina specifica in materia, prevista dall’art. 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 70. Il riferimento all’incentivazione di telelavoro e smart working nell’ambito delle pubbliche amministrazioni e fra le aziende, invece, richiama direttamente il percorso indicato dall’art. 14 della legge 124/2015 del 7 agosto.

Infine, la direttiva n. 3/2017 del Presidente del Consiglio dei Ministri contiene le linee guida inerenti all’organizzazione del lavoro e finalizzate a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti.

Eppure, prima dell’emergenza Coronavirus, lo smart working era poco utilizzato soprattutto nella pubblica amministrazione ma, nel giro di due mesi, è divenuto uno strumento destinato ad avere un ruolo centrale anche nella fase della ripresa.

Il Ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, ha dichiarato che saranno fatti tutti i passi necessari per portare l’utilizzo dello smart working al 30 o 40% del personale. Ovviamente, bisognerà lavorare anche su una digitalizzazione che non è mai decollata. Il discorso, però, non è applicabile a tutti i comparti del pubblico impiego.

Per la giustizia c’è da fare un ragionamento a parte. I tribunali sono fermi dallo scorso 8 marzo ed il ponte sospensionale continuerà fino al prossimo 11 maggio.

A garantire la continuità delle attività essenziali c’è il personale amministrativo che opera mediante smart working oppure, a rotazione, tramite i presidi ma le conseguenze si fanno già sentire specialmente nel settore penale.

D’accordo la ripartenza, ma è necessario anche salvaguardare la giurisdizione, cercando il giusto equilibrio fra la tutela della salute di tutti gli operatori della giustizia e dei cittadini, con regole in grado di continuare ad assicurare diritti e garanzie, non comprimibili neanche in una fase di emergenza come quella attuale.

È la richiesta dell’Unione Camere Penali Italiane, la cui Giunta è convocata in riunione permanente da alcuni giorni e che ha espresso la propria contrarietà ad ogni forma di smaterializzazione del processo.

Dopo l’11 maggio l’attività dovrà riprendere ma tenendo presente come punto di riferimento l’effettivo funzionamento della macchina giudiziaria, compatibilmente con la necessità di garantire la disponibilità degli strumenti di protezione e le misure di distanziamento sociale.

Al tempo stesso, però, non possono essere ignorate le fondamentali caratteristiche strutturali del giusto processo penale che necessitano di essere salvaguardate.

I vertici delle istituzioni giudiziarie, tra cui il Consiglio Nazionale Forense, sono concordi nel ritenere che l’attuale fase di emergenza non può tradursi nello stravolgimento dei principi che disciplinano il giusto processo.

La ripresa dell’attività giudiziaria deve essere attuata nella misura più ampia possibile, garantendo la salute di tutti gli operatori della giustizia e dei cittadini che ne sono destinatari.

Preoccupano anche le difficoltà per il personale delle cancellerie che opera in smart working e che non è in grado di adempiere a determinati atti.

Le forme di lavoro agile, infatti, non consentono il collegamento da remoto ai registri informatici se non dai dispositivi presenti nel medesimo ufficio. I dipendenti non sono messi nelle condizioni di eseguire le ordinarie mansioni a loro attribuite e di espletare gli adempimenti necessari alla continuità e completezza del servizio.

Il momento, insomma, è delicato e non solo per l’emergenza in atto. Gli effetti del Covid-19 hanno amplificato in maniera esponenziale le inefficienze di un sistema che, da anni, fa fatica ad andare avanti. Mancano connessioni, personale amministrativo, magistrati, strumentazioni informatiche e, spesso, si lavora ancora sul cartaceo. Anche per questo, “remotizzare” la giustizia è impossibile.

Purtroppo, in questa fase di ripartenza, anche la risposta che il nostro sistema giudiziario potrà dare sarà carente perché la sospensione di ogni attività, che richiederà una calendarizzazione di tutti i procedimenti sospesi, rallenterà ulteriormente la risposta a quella domanda di giustizia che, invece, dovrebbe essere celere e tempestiva.

Basti pensare all’accumulo dell’arretrato di cause e sentenze che renderanno ancora più difficile l’esercizio giurisdizionale generando ulteriori disparità.

La questione giustizia, messa da parte di fronte all’emergenza sanitaria ed economica, è di fondamentale importanza perché riguarda i diritti delle persone e la loro possibilità di vedere garantita la certezza del diritto.

Questo è un settore al quale dedicare un’attenzione specifica e la paralisi giudiziaria di queste settimane rischia di costare molto cara al nostro Paese.

La giustizia ha bisogno di una rivoluzione digitale e di informatizzare i suoi uffici ma, più in generale, necessita di una riforma strutturale, complessiva, che tenga conto soprattutto del contributo fondamentale delle risorse umane.

Finora, nel dibattito sulla giustizia 2.0, la centralità di quel personale amministrativo, poco valorizzato e che già prima dell’emergenza in atto, ma ancor di più oggi, sta permettendo alla giustizia di restare in piedi, è stata scarsamente considerata.

La fase della ripresa dovrebbe coincidere con l’opportunità di riorganizzare il sistema giudiziario, partendo dalle fondamenta e cioè da nuove assunzioni di personale qualificato, in grado di attuare il processo d’informatizzazione di cui si parla da tempo.

L’emergenza di queste settimane, per quanto orribile e surreale, ci sta offrendo l’opportunità di pensare ad una società migliore. A chi di dovere, il compito di cogliere questa strana e inspiegabile possibilità.

ITALIA IN QUARANTENA FINO AL 3 MAGGIO E GOVERNO AL LAVORO PER LA FASE 2. ANCHE LA GIUSTIZIA PIANIFICA LA RIPARTENZA

L’Italia resta ferma fino al 3 maggio. Nel corso di una conferenza stampa il Presidente della Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ha ufficializzato la decisione del Governo di prorogare di altre tre settimane le misure restrittive messe in campo per fronteggiare l’emergenza Covid-19 e contenute nel Dpcm firmato il 10 aprile.

L’Esecutivo ha scelto la via della cautela, rinnovando le misure di contenimento e le limitazioni agli spostamenti già adottate in precedenza.

Tuttavia, il nuovo decreto, a partire dal 14 aprile, ha autorizzato la riapertura di cartolerie, librerie, dei negozi di abbigliamento per bambini e neonati e, tra le attività produttive, ripartono quelle legate alla silvicoltura e all’industria del legno. Tra le riaperture incluse nel Dpcm, è prevista anche quella degli studi professionali, compresi quelli legali.

Restano bloccate tutte le altre attività produttive, si prosegue con la didattica a distanza, la pubblica amministrazione e il sistema giustizia vanno avanti con lo smart working. Tutto fermo, insomma, ma si pensa già alla ripresa tra mille difficoltà ed incognite.

Il sistema giudiziario è paralizzato dallo scorso 8 marzo quando, con l’approvazione del DL 11/2020 è stato disposto il rinvio di tutte le udienze fino al 22 marzo, termine prorogato al 15 aprile dal decreto Cura Italia e, infine, esteso al prossimo 11 maggio dal decreto Liquidità. Il Covid-19 ha messo un freno alle attività dei tribunali e non solo.

È vero, in queste settimane, molti uffici giudiziari si sono attrezzati per consentire, nel limite del possibile, che le attività potessero proseguire, seppur con le necessarie restrizioni. Ognuno ha fatto di necessità virtù, sfruttando al massimo i vantaggi della tecnologia ma l’attività degli uffici è ridotta al minimo. Di fatto, vanno avanti i procedimenti non sospesi dal decreto Cura Italia.

Nel settore civile, proseguono le cause relative ad alimenti e tutti quei procedimenti cautelari che riguardano la tutela di diritti fondamentali della persona mentre nel settore penale si prosegue con le convalide d’arresto e con i processi chiesti dai detenuti in custodia cautelare.

Anche i tribunali dei minorenni continuano le loro attività per quanto riguarda le cause relative alle dichiarazioni di adottabilità, agli stranieri non accompagnati, a quelli allontanati dalla famiglia e, più in generale, a tutte quelle situazioni considerate di grave pregiudizio.

Ogni distretto si è organizzato tenendo conto delle proprie esigenze, del personale e delle strumentazioni informatiche a disposizione.

Per portare avanti i procedimenti civili urgenti, la Corte d’Appello di Roma, ha deciso di affidarsi alla trattazione scritta mentre non si tengono udienze in videoconferenza per mancanza di strumenti tecnologici ampiamente utilizzati, invece, nel penale. In questo periodo di sospensione il numero delle cause che avanti è stimabile intorno al 15% degli affari.

A Brescia, una delle città più colpite dall’epidemia, la maggior parte delle udienze relative a convalide di arresti e giudizi per direttissima viene svolta da remoto e per il processo dibattimentale viene utilizzata la videoconferenza.

A Palermo si lavora a ranghi ridotti soprattutto su convalide di arresto e di fermo da remoto mentre tutto il resto è sospeso.

A Milano, nonostante qualche difficoltà iniziale, si lavora da remoto soprattutto per smaltire il pesante carico di arretrato ma si pensa già alla ripartenza, seppur con qualche timore per il settore penale.

In particolare, preoccupano le difficoltà, per il personale amministrativo in smart working, di depositare gli atti da remoto; un impasse che potrebbe ritorcersi su un sistema già provato, oltre che dall’emergenza Coronavirus, dalle numerose carenze negli organici.

La giustizia al tempo del Covid-19, cammina a più velocità. Ci sono tribunali, come quello di Latina, dove l’emergenza ha paralizzato ogni attività, in una realtà già pesantemente penalizzata per la mancanza di personale.

La dotazione organica degli amministrativi è rappresentata da 152 dipendenti ma ne risultano in servizio 116, con una scopertura del 24% e le udienze sono state rinviate a dopo l’estate e, in alcuni casi, addirittura all’anno prossimo.

A causa dell’emergenza molti distretti che nell’ultimo anno avevano migliorato la propria produttività, nonostante le gravissime carenze negli organici, ora hanno rallentato ogni attività. La ripresa sarà lenta, graduale e molto complessa.

Dal 20 aprile, il settore civile del Tribunale di Torino riprenderà la maggior parte delle proprie attività anche grazie ad un protocollo siglato dall’Ordine degli Avvocati del capoluogo piemontese e dal presidente del Tribunale. Si tenta, così, di riprogrammare un’attività giudiziaria che il lockdown ha quasi completamente paralizzato.

Il Tribunale di Roma ha cominciato a pianificare la ripresa ancora prima che il decreto Liquidità prorogasse il rinvio delle udienze al prossimo 11 maggio. Il Presidente, Francesco Monastero, che più volte ha fatto presente le gravi scoperture di personale negli uffici giudiziari capitolini, intende riavviare ogni attività quanto prima.

L’obiettivo è quello di iniziare ad accrescere la presenza dei dipendenti negli uffici mentre, successivamente, si inizierà a calendarizzare le udienze, cercando di far confluire meno persone possibili nei palazzi di giustizia. Si prevede, così, la ripresa delle attività dei tribunali vicina al 50% fino a un massimo di 3-4 udienze per sezione, in modo tale da non creare inutili assembramenti.

Immaginare una ripresa è molto difficile. In generale, pensare a un dopo è complicato perché ormai è chiaro a tutti che ogni quotidianità è stata stravolta e tornare alle vecchie abitudini sarà pressoché impossibile.

Il Covid-19 ha resettato ogni stile di vita e ora che, seppur con ogni cautela, ci si interroga su un’eventuale ripresa, sarà necessario ripartire da zero. Questo vale per la vita delle persone ma anche per le attività produttive di ogni Paese finanche per il funzionamento delle pubbliche amministrazioni, del sistema sanitario e giudiziario.

L’auspicio è che questo cataclisma costituisca, almeno, l’occasione per riorganizzare e ridefinire tutti i settori strategici della nostra economia, di cui la giustizia, che sta vivendo una profonda crisi soprattutto a causa delle carenze di organico, è un pilastro fondamentale.

Sarà necessario fare dell’utilizzo della tecnologia una regola, mettendo tutti i distretti nelle condizioni di poter operare nella stessa maniera e con le stesse tempistiche.

Tutto ciò non potrà essere attuato senza una riorganizzazione di tutti gli uffici giudiziari attraverso le opportune assunzioni di personale qualificato soprattutto nell’utilizzo di strumentazioni telematiche. Indispensabile, e non più rinviabile, diventerà rafforzare ogni profilo ritenuto strategico e procedere alla ridefinizione delle piante organiche, molte delle quali inadeguate e obsolete, come chiedono da tempo presidenti di tribunali e corti d’appello.

La giustizia necessita di una riforma complessiva che può essere realizzata con il contributo di tutti coloro che vi operano e, in questi giorni di cauto ottimismo in cui si tenta di immaginare un dopo, sarà opportuno iniziare a fare anche queste valutazioni.

EMERGENZA COVID-19, UDIENZE SOSPESE FINO AL PROSSIMO 11 MAGGIO. A RISCHIO LA RIPRESA, TRA PERSONALE INSUFFICIENTE E ACCUMULO DELL’ ARRETRATO

La giustizia italiana resta ferma. Il 6 aprile il Consiglio dei Ministri ha prorogato fino al prossimo 11 maggio la sospensione delle attività di tribunali e uffici giudiziari su tutto il territorio nazionale.

Il provvedimento è inserito nel cosiddetto DL “Liquidità” che introduce misure urgenti in materia di accesso al credito e rinvio di adempimenti per le imprese, nonché di poteri speciali nei settori di rilevanza strategica.

Per la giustizia, nello specifico, il decreto prevede lo spostamento dal 15 aprile, già disposto dal DL Cura Italia del 17 marzo, del termine concernente il rinvio d’ufficio delle udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari, fatta eccezione per quelli urgenti per cui valgono le disposizioni contenute nel decreto Cura Italia.

È prevista, altresì, la sospensione del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto relativo a indagini preliminari, adozione di provvedimenti giudiziari e deposito della loro motivazione, proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, impugnazioni e, in generale, tutti i termini procedurali.

Abbiamo valutato di attuare questa misura, sentiti anche gli addetti ai lavori, per tutelare la salute di tutti gli utenti della giustizia ed essere pronti a ripartire” ha commentato il ministro Bonafede.

Sulla decisione assunta dal governo, è stata determinante la posizione dell’Associazione Nazionale Magistrati che, con un comunicato della Giunta esecutiva centrale indirizzato al Guardasigilli, chiedeva “l’adozione urgente di atti normativi che dispongano la proroga d’un regime che prevede la trattazione dei soli affari non differibili”.

La richiesta era quella di intervenire in maniera tempestiva in modo da consentire la programmazione delle attività giudiziarie, “per un periodo congruo con le previsioni relative agli altri servizi essenziali” ma soprattutto al fine di garantire “una disciplina uniforme sul territorio nazionale, dettata per legge e non rimessa ai provvedimenti dei dirigenti dei singoli uffici giudiziari, dirigenti che vanno altresì orientati nell’adozione dei protocolli utili per avviare le attività nella seconda fase che seguirà alla sospensione”.

Secondo l’Anm sarebbe opportuno definire in maniera meno flessibile e con gli strumenti idonei il regime successivo, previsto dall’11 maggio al 30 giugno. In poche parole, diventa indispensabile stabilire soluzioni tecnologiche praticabili per celebrare i processi in via telematica.

Quel che è certo è che, a questo punto, il ricorso alla giustizia digitale diventa un tema centrale da cui non si può più prescindere. E pensare che, fino a qualche mese fa, intorno alla digitalizzazione le incertezze e le titubanze erano ancora tante.

Ora, invece, quel processo sembra quasi normale e il balbettio di un Paese rimasto sordo per anni dinanzi ai vantaggi della rete, si è trasformato in un imperativo categorico dinanzi ad un nemico sconosciuto e beffardo.

L’emergenza da Covid-19 ha spinto al ricorso della telematica, questo è vero, ma le difficoltà sono tante, anche di natura amministrativa.

In un’intervista del 28 marzo, rilasciata al quotidiano “Il Dubbio”, il Capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi presso il Ministero della Giustizia, Barbara Fabbrini, ha sottolineato l’importanza dell’utilizzo dello smart working e di aver saputo creare logiche organizzative replicabili su tutto il territorio.

Insomma, la risposta da parte degli uffici giudiziari è stata ottima e l’emergenza Coronavirus è riuscita laddove non erano riusciti neanche le norme e i confronti con i sindacati, ma le difficoltà restano.

La principale consiste nell’impossibilità per il personale delle cancellerie che lavora in smart working di accedere ai registri civili e penali. Ciò determina il blocco di ogni attività giudiziaria poiché il personale di cancellerie e segreterie opera con dei presidi che non riescono a farsi carico degli atti depositati da magistrati e avvocati.

Ogni distretto fa quello che può e quando sarà avviata la seconda fase, spetterà a presidenti di tribunali e procuratori capo, sentiti Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e autorità sanitarie, decidere su come gestire il sistema giudiziario con il rischio, concreto, di una giustizia a più velocità.

Nonostante gli uffici giudiziari abbiano adottato, con i loro tempi e risorse, gli opportuni provvedimenti, nei palazzi di giustizia italiani si è assistito ad un inevitabile “fai da te” da parte di dirigenti, funzionari, personale amministrativo e magistrati. Per una volta, non è colpa delle lungaggini della giustizia, ma di un nemico invisibile e subdolo che sta costringendo un intero Paese a fare i conti con i propri limiti.

L’impressione è di essere arrivati a un bivio. L’emergenza ha improvvisamente costretto ad accelerare l’innovazione al punto tale che, ora, tornare indietro sembra quasi impossibile.

Resta il fatto che in questi giorni, ancora una volta, a fare in modo che le attività essenziali degli uffici vadano avanti, per quanto possibile, c’è sempre il personale amministrativo che opera tramite smart working o, a rotazione, mediante presidi e già ci si chiede quale sarà la giustizia che ci restituirà questa emergenza ma, soprattutto, in quali condizioni.

Le persone che si stanno spendendo in questa fase di emergenza sono le stesse che, tra mille difficoltà, mandano avanti il sistema giudiziario nella sua attività ordinaria. Adesso è anche peggio e i capi degli uffici giudiziari, nell’organizzazione del lavoro, sono costretti a fare i conti con il capitale umano che hanno, anzi, che non hanno a disposizione.

Senza dubbio la sospensione delle udienze avrà effetti negativi su un sistema giudiziario già di per sé lento e appesantito. Il rischio è che, dopo l’11 maggio, si verrà a creare un accumulo di cause sospese che sarà difficile smaltire e il cammino verso la normalità sarà lungo.

In attesa di capire che volto avrà la giustizia al tempo del Coronavirus, sarà opportuno iniziare a pianificare un nuovo sistema giudiziario, ripartendo dal quelle risorse umane senza le quali non è possibile parlare nemmeno di digitalizzazione.

In questi giorni, il Guardasigilli Bonafede, non ha mancato di far sentire il suo sostegno a tutti coloro, personale amministrativo in primis, che si stanno adoperando per garantire i servizi essenziali: è giusto e anche doveroso ma il modo migliore per riconoscere e valorizzare il lavoro di chi si spende e si espone in prima persona è anche quello di rafforzare quel capitale umano che già opera negli uffici giudiziari, intervenendo con ulteriori assunzioni ancora prima che venga avviata la ripresa.

La cosiddetta “fase 2” deve iniziare con un drastico cambio di passo di cui la giustizia necessita da anni, quella stessa giustizia che, a prescindere da qualsivoglia svolta digitale, sta resistendo all’emergenza con un personale insufficiente e che, senza le opportune assunzioni, non potrà reggere ancora a lungo.

UDIENZE DA REMOTO E SMART WORKING, LA SVOLTA DIGITALE DELLA GIUSTIZIA CHE RESISTE ALL’EMERGENZA CORONAVIRUS

L’epidemia da Covid-19, che ha costretto milioni di italiani alla quarantena, ha fermato la maggior parte delle attività produttive di un intero Paese, la pubblica amministrazione e il sistema giustizia, fatta eccezione per i processi urgenti.

Questa situazione di emergenza ha svuotato i tribunali italiani ma, paradossalmente, ha favorito la realizzazione del processo di digitalizzazione dei procedimenti giudiziari, invocato da tempo ma, finora, attuato solo in parte.

In questi giorni, molti tribunali stanno sperimentando udienze e videoconferenze da remoto e larga parte del personale amministrativo sta operando da casa, come disposto dal decreto Cura Italia che individua nello smart working la modalità ordinaria di lavoro nella pubblica amministrazione.

La tecnologia è divenuta protagonista assoluta, favorendo la prosecuzione delle attività in chiave digitale, con l’applicazione di strumenti idonei a gestire processi efficaci e sicuri anche a distanza.

Una svolta che ha costretto anche la Corte di Cassazione a modificare le sue regole assumendo, per la prima volta, le proprie decisioni in videocollegamento. La Settima sezione penale, ha convocato da remoto alcuni dei consiglieri che compongono il collegio per decidere i ricorsi relativi a imputati detenuti con termini massimi di custodia cautelare prossimi alla scadenza.

La Prima Presidenza ha, quindi, previsto la possibilità di svolgere le camere di consiglio delle udienze che non prevedono la partecipazione dei difensori, utilizzando strumenti di collegamento da remoto.

Anche il Tribunale di Roma ha celebrato le prime udienze penali in modalità videocollegamento. Nello specifico, è stato applicato il decreto Cura Italia che, per i capi degli uffici giudiziari, prevede la possibilità di adottare “linee guida vincolanti per la fissazione e la trattazione delle udienze” disponendo che “la partecipazione a qualsiasi udienza delle persone detenute, internate o in stato di custodia cautelare” venga assicurata, ove possibile, mediante “videoconferenza o collegamenti da remoto”.

A questo proposito, il 20 marzo, il Tribunale di Roma ha siglato un Protocollo riguardo allo svolgimento delle udienze di convalida dell’arresto e dei giudizi direttissimi delle udienze di convalida, degli interrogatori e delle udienze dinanzi a GIP e GUP da tenersi in videoconferenza.

Ancora prima che venisse approvato il decreto Cura Italia, i tribunali di altre città avevano già iniziato ad utilizzare la modalità videoconferenza per udienze civili e penali facendo, così, da apripista per gli altri palazzi di giustizia.

Al Tribunale di Milano, già da metà marzo, le direttissime vengono effettuate via web oppure in teleconferenza e la sperimentazione della giustizia a distanza è partita anche in Puglia dove nei tribunali di Brindisi e Taranto si sono svolte, via Skype, le prime udienze di convalida degli arresti in carcere eseguiti in flagranza di reato.

Anche presso i Tribunali di Bologna e Forlì le udienze si svolgono in videocollegamento così come a Treviso, Brescia, Chieti mentre il Tribunale di Agrigento sta sperimentando l’uso della piattaforma telematica per comunicazioni online per lo svolgimento delle udienze civili e, qualche giorno fa, anche il Tribunale di Torre Annunziata ha effettuato la sua prima udienza di convalida di arresto operata da remoto.

Nel giro di poche settimane, l’intero sistema giudiziario, seppur per cause di forza maggiore, ha fatto un balzo in avanti di almeno dieci anni, al fine di fare salve le esigenze di giustizia e le garanzie di tutte le persone coinvolte in un processo.

Con grande ritardo, rispetto a tutti gli altri Paesi europei e non, l’Italia sta scoprendo i vantaggi della rete, quella stessa rete che la politica per decenni ha considerato secondaria rispetto a tutto il resto e l’emergenza da Coronavirus ha evidenziato quanto il nostro Paese non fosse pronto allo smart working.

A colpi di decreto, l’Italia sta tentando di recuperare una situazione che non è soltanto di arretratezza tecnologica ma anche culturale. Gli esempi di questa svolta partono proprio dalla pubblica amministrazione e dalla giustizia, per troppi anni rimaste ferme al palo di fronte ad ogni ipotesi di sviluppo digitale.

Il cambio di passo di questi giorni, mette ancora più in evidenza il tempo perso negli anni precedenti soprattutto di fronte all’incendio che ha devastato il settimo piano del Palazzo di Giustizia di Milano, distruggendo buona parte della cancelleria dove vengono depositati, in particolare, gli atti in transito più recenti dei GIP, decreti penali, sentenze e le intercettazioni più recenti.

La gravità del fatto non può non evidenziare, ancora una volta, il pesante ritardo che il nostro sistema giudiziario sta pagando in termini di digitalizzazione e l’emergenza da Covid-19 ha determinato un’improvvisa accelerata verso il digitale dopo che, per anni, questa strada è andata a rilento, lasciando che gran parte delle attività, soprattutto in ambito penale, restassero legate alla carta.

Il segnale è importante e la risposta da parte dei tribunali c’è stata ma la strada è ancora lunga se si considera che per molti palazzi di giustizia, che hanno adottato la modalità digitale, ce ne sono altri che restano indietro perché sono carenti addirittura di strumentazioni informatiche.

È noto che le conseguenze del ritardo del nostro Paese in materia di digitalizzazione si sono riverberate sull’andamento della nostra giustizia, ostaggio delle inefficienze legate alla lentezza delle procedure burocratico-amministrative che penalizzano i tempi di definizione dei processi. Questi ultimi, invece, se risolti con celerità ed efficienza, costituiscono un incentivo per imprenditori italiani e stranieri ad investire nella nostra economia.

Nonostante l’azione intrapresa dai vertici della giustizia italiana rappresenti un esperimento temporaneo, l’auspicio è che anche in futuro, quando la fase di emergenza sarà terminata, si faccia un utilizzo effettivo della tecnologia con l’obiettivo di risolvere gli annosi problemi con i quali il nostro sistema giudiziario è costretto a fare i conti da troppo tempo.

A questo proposito, sarà necessario supportare il percorso di digitalizzazione con le opportune assunzioni di personale amministrativo di cui la giustizia è gravemente carente.

In questo senso, si potrebbe aprire una nuova via affinché il nostro sistema giudiziario diventi più snello ed efficiente, in grado di garantire la certezza del diritto ai suoi cittadini ma anche di rafforzare il tessuto economico del nostro Paese.

DICONO DI NOI… (2017/2018)

18.12.2018- Pianeta Giustizia – Parole, parole, parole: promemoria dai vincitori di concorso mai assunti

http://pianetagiustizia.it/parole-parole-parole-promemoria-dai-vincitori-di-concorso-mai-assunti/?fbclid=IwAR2o3HwO-7ke85iPMocCRGjni0ABdwzNwGb5ii6LteslsXZ7JCWEbM1JfOE

04.12.2018 – Nuovo Corriere Nazionale – Pa, la grande battaglia per assumere gli idonei

https://www.nuovocorrierenazionale.com/pa-la-grande-battaglia-per-assumere-gli-idonei/?fbclid=IwAR2lPkAcTd2U0wcL7xT6uEVgQ5WNUcEG1rP1gsEv__e4ZRCsTuTCDY4oyFg

19.11.2018- Data Room di Milena Gabanelli –

30.10.2018 – Pianeta Giustizia – Giustizia, tremila assunti in tre anni

http://pianetagiustizia.it/giustizia-tremila-assunti-in-tre-anni/?fbclid=IwAR3bZj4btEP1n0Rvql64x2gQeURLfX5QBdc2vBWABWFomEntMkV5ho4E3iU

26.10.2018 – Salvis Juribus – Giustizia, investimento straordinario per l’assunzione di personale

http://www.salvisjuribus.it/giustizia-investimento-straordinario-per-lassunzione-di-personale/?fbclid=IwAR0cNfQRige–tUtVwdCdd4XbET4HJKg8kFVrVzdryIWBzjwm9eRhWHxaRQ

17.10.2018 – Nuovo Corriere Nazionale – C’è “quota 100” ? Assumete giovani in Pa

https://www.nuovocorrierenazionale.com/ce-quota-100-assumete-giovani-in-pa/?fbclid=IwAR0jYirX6Ykoy3sEaAxB5OJ3gOyt2goQgdWkUJxgqAOuTAULOB9eCi6yGhQ

09.10.2018 – Pianeta Giustizia – Tribunali ingolfati ? “Assumete gli #idoneigiustizia”

http://pianetagiustizia.it/tribunali-ingolfati-assumete-gli-idoneigiustizia/?fbclid=IwAR0twc8xr0gpeZ9nG9ioHDgGVhx-C_s1aoNFsM7IK8_8fekSskPkSce2f6o

05.10.2018 – Pianeta Giustizia – #Idoneigiustizia, molte promesse. Finalmente si va a chiudere ?

http://pianetagiustizia.it/idoneigiustizia-molte-promesse-finalmente-si-va-a-chiudere/?fbclid=IwAR0QJ5C3gc3hFe5seXFiK_ZItedreK3S3Z6SsiFlBL0fAID74I26twlTMR8

27.09.2018 – Pianeta Giustizia – Il Governo e gli #Idoneigiustizia: è arrivato il momento di vedere le carte

http://pianetagiustizia.it/il-governo-e-gli-idoneigiustizia-e-arrivato-il-momento-di-vedere-le-carte/?fbclid=IwAR1XmkJumWyCVG6LC0N_mEUYaC97hgidLV-fzhMjgkQbxZs7kvPNsyjvFEM

29.08.2018 – Nuovo Corriere Nazionale – Ministro Bongiorno, ci siamo noi prima del concorso

https://www.nuovocorrierenazionale.com/ministro-bongiorno-ci-siamo-noi-prima-del-concorso/?fbclid=IwAR2eWDcOp6wOS_AqXGEaPxt3FdB8DPxF_QwvdgJRspv9TEVNmy9R-UEL9LE

23.08.2018 – Il Mattino e Il Messaggero – Gli assistenti giudiziari “idonei”: “Adesso il Ministero ci assuma”

02.07.2018 – Ius101 – Assistenti giudiziari, speranza in Bonafede

http://www.ius101.it/assistenti-giudiziari-speranza-in-bonafede/?fbclid=IwAR0PDvw95BdHgd5sjoKA10gySYdTiLPt5t5ttr6AcxHdKK9eU-UPjIg3CT4

29.06.2018 – Giuridica.net – Esaurimento della graduatoria: la richiesta del Comitato Idonei Assistenti Giudiziari

http://giuridica.net/esaurimento-della-graduatoria-la-richiesta-del-comitato-idonei-assistenti-giudiziari/?fbclid=IwAR0Tz8Ggfndseo2I0VXzmcpFoDihLZkTyhPXlPLpjJZ1d4nxRxMaIIahkL4

28.06.2018 – La Nuova Sardegna

28.06.2018 – TP24.it – Noi assistenti giudiziari idonei, chiediamo di essere assunti per una giustizia migliore

https://www.tp24.it/2018/06/26/lavoro/assistenti-giudiziari-idonei-chiediamo-essere-assunti-giustizia-migliore/122104?fbclid=IwAR15zpnAIddzng8gdw9b_Ic9XCYhNYmP6dn4mfxQjMPv_eAuVqpPB8r86Hk

21.06.2018 – Il Giornale del Lazio – Concorso pubblico a 800 posti nel profilo di Assistente Giudiziario indetto dal Ministero della Giustizia nel novembre 2016.

https://ilgiornaledellazio.it/concorso-pubblico-a-800-posti-nel-profilo-di-assistente-giudiziario-indetto-dal-ministero-della-giustizia-nel-novembre-2016/?fbclid=IwAR0mqA8Px_mijBxfGFaqpzFubW7O7tFtxYHIb43NZbvtKvoU3Xw9vZBiQ7g

20.06.2018 – Sicilia Informazioni – Assistenti giudiziari, 308.468 domande, 79.322 candidati, graduatoria di 4.915, eterno stand by per gli idonei…

http://siciliainformazioni.com/redazione/838783/assistenti-giudiziari-308-468-domande-79-322-candidati-graduatoria-di-4-915-eterno-stand-by-per-gli-idonei?fbclid=IwAR3reG5tVaFq32scy7rcBSTpuR2hBxyQDytGSOn6HFdiIxahLZofon62npI

23.05.2018 – Ius101.it – Assistenti giudiziari, la carica dei 1.840

http://www.ius101.it/assistenti-giudiziari-la-carica-dei-1840/?fbclid=IwAR1DHM_R12WVGB4MdaBUR2wV9F09ulK3ztnOpK27YrYGZvKE-5O_yzFxzwo

19.05.2018 – Il Dubbio – Assunzioni, il Cnf: “Fate scorrere la graduatoria per via Arenula”

05.05.2018 – Il Ministro riceve il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari. Targa per Orlando. “Grazie del concorso”.

26.03.2018 – Corriere della Sera. Blog La Nuovola del Lavoro – Assistenti giudiziari nel limbo di una graduatoria

23.03.2018 – Cmnews.it – Reggio: Aeroporto, Zes, Agenzia dogane, assistenti giudiziari: massima convergenza del consiglio Metropolitano.

23.03.2018 – Sardinia Post – Cento assistenti giudiziari sardi in attesa del lavoro, il Ciag: “Assumeteli”

18.03.2018 – #Scorrila. Concorso Assistenti Giudiziari: il Comitato Idonei non molla la presa

14.03.2018 – La Sentinella – Comitato Idonei Assistenti Giudiziari – Al via la nuova campagna social: #Iosono4.915 #scorrila

23.11.2017 – Gli idonei assistenti giudiziari si costituiscono in Comitato: maggiore attenzione Bilancio 2018

http://www.ilgazzettinodellacalabria.it/politica-cronaca/gli-idonei-assistenti-giudiziari-si-costituiscono-in-comitato?fbclid=IwAR349fMR5oQ-wwxtrE23xelM7MAM75RQudek8QqgVJCoLhsAYqNIIM3dTeI

13.11.2017 – Giustizia, i dipendenti contro l’assunzione dei tirocinanti


03.11.2017 – Concorso Ministero Giustizia: in arrivo oltre 1400 assunzioni nei tribunali

https://www.altalex.com/documents/news/2017/11/03/concorso-ministero-giustizia-1400-assunzioni-nei-tribunali?fbclid=IwAR0QgYUuxVUSQ369KqNx73Pw5-GEmfQ5SFuhM7tgV3rwYnTt_GqRMcGPIAk

DICONO DI NOI… (2019)

29.11.2019 – Il Sole 24 Ore – Assistenti giudiziari, l’appello degli idonei in stand by – Dal Comitato la richiesta dello sblocco delle graduatorie e di tempi certi sulle convocazioni

https://www.ilsole24ore.com/art/idonei-assistenti-giudiziari-l-appello-400-stand-by-ACRCs11?fromSearch

29.11.2019 – Giustizia News 24 – Carenza di personale nei Tribunali, i capi degli uffici scrivono al ministro: «Assumere gli idonei assistenti giudiziari»

15.11.2019 – Herald Italia – Comitato idonei, la situazione e l’attesa dei futuri assistenti giudiziari. La situazione delle assunzioni nella giustizia e lo scorrimento di importanti graduatorie, come quella del comitato idonei assistenti giudiziari.

09.10.2019 – Agenzia DIRE – Gli assistenti giudiziari: “Pronti a smaltire il lavoro delle Procure, Bonafede sblocchi le graduatorie”.

https://www.dire.it/09-10-2019/376121-gli-assistenti-giudiziari-pronti-a-smaltire-il-lavoro-delle-procure-bonafede-sblocchi-le-graduatorie/?fbclid=IwAR0YHf4N6ZIU_LyFXuHw_iv04zcGaOalpxHpwcrWrztPcGvWGWnh1VeTzmQ

27.09.2019 – Herald Italia – Giustizia, manca il personale negli uffici ma gli assistenti giudiziari ancora attendono l’assunzione. Nonostante le grandi esigenze di personale il governo non ha ancora sbloccato tutta la graduatoria (l’unica di cui dispone) di idonei assistenti giudiziari.

26.09.2019 – Giustizia Insieme – La giustizia italiana vive da anni in una condizione di continua emergenza.

https://giustiziainsieme.it/it/organizzazione-della-giustizia/738-la-giustizia-italiana-vive-da-anni-in-una-condizione-di-continua-emergenza?fbclid=IwAR1M0AgE35qJx5c0HLpJX0U1Vv3vCAqKAkud0tfHs8mMfNBurYh95DnBiBs

25.09.2019 – Il Dubbio – Riforma della giustizia, servono tempi certi per garantire turnover e organici

https://www.ildubbio.news/2019/09/25/riforma-della-giustizia-servono-tempi-certi-per-garantire-turn-over-e-organici/

03.09.2019 – Herald Italia – Governo, senza Quota 100 a rischio migliaia di nuovi posti di lavoro: i timori del CIAG

01.07.2019 – Herald Italia – Assunzioni assistenti giudiziari, tutte le novità. Il resoconto dell’incontro sindacale che si è tenuto a Via Arenula il 25 giugno scorso

https://www.heralditalia.it/assunzioni-assistenti-giudiziari-tutte-le-novita/?fbclid=IwAR1oFLS5ANaIS-PpjsGToF5fPueVnKKrkqf26AcYtdeKkp8M8k92EVzz0sI

27.06.2019 – Ius101.it – Assistente giudiziario: risorsa indispensabile

http://www.ius101.it/assistente-giudiziario-risorsa-indispensabile/?fbclid=IwAR1L_9IoJdJYImk6YyfWIMkvK96cDPHy0kO2MbXhH-Vj4mTYDXnY_qALHX0

26.06.2019 – Giuridica.net – 503 nuove assunzioni per gli assistenti giudiziari

20.09.2019 – Herald Italia – Assistenti Giudiziari, arriva la svolta dal Ministero. Assunti subito 503 idonei. Buone prospettive per tutti gli altri

14.06.2019 – Herald Italia – Assistenti Giudiziari, arriva la svolta per l’assunzione. Ecco cosa sta succedendo. Pubblicato il decreto del 18 aprile 2019, registrato alla Corte dei Conti il 7 giugno, che porta la firma congiunta del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e del Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno.

05.06.2019 – Herald Italia – Assistenti giudiziari, il Comitato idonei non si ferma: a Bologna per chiedere lo scorrimento. Il CIAG ha partecipato al convegno dell’Associazione Dirigenti Giustizia a Bologna, dove ha ribadito la necessità dello scorrimento totale della graduatoria.

23.05.2019 – Herald Italia – Assistenti Giudiziari, il Ciag attende segnali concreti per le assunzioni. La graduatoria del concorso con bando 2016 resta ancora in attesa di scorrimento integrale, mentre la giustizia italiana necessita di nuovo personale.

09.05.2019 – Herald Italia – Idonei assistenti giudiziari, è ora che il Governo li assuma. Si tratta di una battaglia che abbiamo seguito dal primo momento, i tribunali hanno bisogno di nuove professionalità.

04.05.2019 – Studio Cataldi – Quota 100, cresce l’emergenza nei tribunali. Sono sempre più allarmanti le carenze di personale nella P.A. e soprattutto negli uffici giudiziari del nostro Paese. I dati e gli effetti di quota 100 sugli organici e sull’economia


https://www.studiocataldi.it/articoli/34466-quota-100-cresce-l-emergenza-nei-tribunali.asp

16.04.2019 – La Stampa – Processi fermi da anni e buchi negli organici: Corti d’Appello in crisi. I casi di condannati a piede libero che colpiscono rischiano di ripetersi. Con l’entrata in vigore di Quota 100 mancheranno 4 dipendenti su 10.


https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2019/04/16/news/processi-fermi-da-anni-e-buchi-negli-organici-corti-d-appello-in-crisi-1.33695787

07.04.2019 – Pianeta Giustizia – La bomba “quota 100” sulla pianta organica della giustizia

http://pianetagiustizia.it/la-bomba-quota-100-sulla-pianta-organica-della-giustizia/?fbclid=IwAR1MFOKsap41MC7GRgNXqTLhbhHxvXdqbMMTcVJlteilFzvoIbkfoFt98-s

07.04.2019 – Il Messaggero – Emergenza tribunali, l’esodo dagli uffici manda Roma in tilt

https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/quota_100_emergenza_tribunali_esodo-4412657.html?fbclid=IwAR1z_QRAvRoZdf8Moce4MqbJe6GIRzS7Ojxc57Ukf7QvJHo8XxT_MVtnbBA

16.03.2019 – Giustizia News 24 – Viaggio nei tribunali sotto organico. Da Biella a Taranto è codice rosso. La protesta per gli idonei al concorsone per assistenti giudiziari

15.03.2019 – Pianeta Giustizia . Giustizia al collasso, assunzioni mai viste

http://pianetagiustizia.it/giustizia-al-collasso-assunzioni-mai-viste/?fbclid=IwAR00rB_51hIPXzjEu8Ey18TUg_EwhP2m_7eu0re7_0kcM-G7Y7tlas3_KSs

20.02.2019 – Ius101.it – Assistenti Giudiziari alla decima edizione del Salone della Giustizia

http://www.ius101.it/assistenti-giudiziari-alla-decima-edizione/?fbclid=IwAR2nqXylsQMU-noD2ZYiKg3ci4oHj49RgpKiRRCtNxAfFVbKeLh3I_MkD6g

14.02.2019 – Herald Italia – Salone della Giustizia, ci sarà anche il Ciag per chiedere lo scorrimento totale della graduatoria– “Un’opportunità importante per dare voce alle proprie istanze soprattutto alla luce delle ultime dichiarazioni del Ministro Bonafede”

27.01.2019 – Herald Italia – Anno giudiziario, gli idonei assistenti giudiziari: “Chiediamo chiarezza a Bonafede”. Per il Ciag “l’obiettivo è sempre lo stesso e cioè lo scorrimento totale della graduatoria

23.01.2019 – Herald Italia – Idonei assitenti giudiziari, le assunzioni servono subito ma il governo prende tempo. L’ottimismo delle dichiarazioni di facciata non trova conferma negli atti, che invece suscitano dubbi e perplessità. Ad oggi i tribunali hanno una necessità impellente di personale e 1860 idonei, pronti per andare a lavoro, attendono uno scorrimento che “forse” di completerà nel 2021.

19.01.2019 – Studio Cataldi – La giustizia è lenta e troppo costosa.
Da anni, il sistema giudiziario del nostro Paese fa i conti con lungaggini processuali e gravi carenze di personale

https://www.studiocataldi.it/articoli/33241-la-giustizia-italiana-e-lenta-e-troppo-costosa.asp?fbclid=IwAR1x5XTyZ02JZBmEh7-Fo51-wfqOcKIcSu1G5-Lsb4ywMWGxMaFMXolFpZ0

16.01.2019 – Herald Italia – Concorso assistente giudiziario, buone notizie sullo scorrimento. Il ministro Alfonso Bonafede ha rilasciato un’intervista al programma di Rai 3 Presa Diretta, trasmessa nella trasmissione di ieri, dove ha precisato – tra le altre cose – le intenzioni rispetto al concorso da assistente giudiziario

09.01.2019 – Gli Stati Generali – La manovra blocca le assunzioni. L’appello degli assistenti giudiziari.

02.01.2019 – Ius101.it – Giustizia lumaca: accelerare le assunzioni

http://www.ius101.it/giustizia-lumaca-accelerare-le-assunzioni/?fbclid=IwAR2BioDSbJIcXgK1VUqq9Ogs3uMMUW5rfP3GsqnzY5DF84k_mD_8us54GE8

DICONO DI NOI… (2020)

28.06.2020 – Repubblica.it – Voglia di giustizia, storia di Emanuela che a Bonafede dice: “Fammi lavorare”

https://www.repubblica.it/politica/2020/06/28/news/voglia_di_giustizia_storia_di_emanuela_che_a_bonafede_dice_fammi_lavorare_-260408552/?ref=RHPPLF-VZ-I257386543-C8-P2-S6.4-T1

16.06.2020 – Il Dubbio – L’attesa di 837 assistenti giudiziari: “Idonei da 4 anni siamo una risorsa”

 https://www.ildubbio.news/2020/06/16/lattesa-di-837-assistenti-giudiziari-idonei-da-4-anni-siamo-una-risorsa/

03.06.2020 – Il Riformista – I paradossi della giustizia, pronti 800 cancellieri ma non li fanno lavorare

22.05.2020 – In Giustizia

22.05.2020 – Giuridica.net

21.05.2020 – Tg5 edizione delle 13.00 sulla graduatoria degli idonei assistenti giudiziari

15.05.2020 – Intervista di Giustizia Caffè

14.05.2020 – Radio Radicale – Tribunali: la questione degli assistenti giudiziari idonei ma non ancora assunti. Intervista ad Emanuela Coronica

https://www.radioradicale.it/scheda/605864

08.05.2020 – Herald Italia – Nei tribunali c’è bisogno di personale ma il governo tarda con le assunzioni

06.05.2020 – Iuslaw Web Radio- Intervista

03.05.2020 – Corriere Nazionale – Fase due al via ma la giustizia è ancora bloccata

30.04.2020. Giuridica.net

24.04.2020 – Studio Cataldi – La giustizia 2.0 al tempo del Coronavirus

https://www.studiocataldi.it/articoli/38188-la-giustizia-20-al-tempo-del-coronavirus.asp

22.04.2020 – Corriere Nazionale

22.04.2020 – Giuridica.net

15.04.2020 – Giuridica.net

10.04.2020 – In Giustizia

09.04.2020 – Giuridica.net

09.04.2020 – Corriere Nazionale – Giustizia, udienze sospese fino all’11 maggio, rischio caos

08.04.2020 – Istituzioni24 – Emergenza Covid 19, udienza sospese fino a fino al prossimo 11 maggio. A rischio la ripresa, tra personale insufficiente ed accumulo dell’arretrato –
https://www.istituzioni24.it/2020/04/08/emergenza-covid-19-udienza-sospese-fino-a-fino-al-prossimo-11-maggio-a-rischio-la-ripresa-tra-personale-insufficiente-ed-accumulo-dellarretrato/

07.02.2020 – Gazzetta del Mezzogiorno – Assistenti giudiziari idonei “Avanti con le assunzioni”

04.02.2020 – Salvis Juribus – Inaugurazione anno giudiziario 2020 tra proteste e rivendicazioni: la voce degli idonei assistenti giudiziari

http://www.salvisjuribus.it/inaugurazione-anno-giudiziario-2020-tra-proteste-e-rivendicazioni-la-voce-degli-idonei-assistenti-giudiziari/?fbclid=IwAR0S2P-ZWxgqDRyO8gX_TUIMbbWDAiYFg-PG2IZn0ol0NXjULRpPGcQS_Js  

03.02.2020Tempostretto.it – Quotidiano online di Messina e provincia – Anno Giudiziario, gli idonei assistenti giudiziari chiedono l’assunzione  

12.01.2020 – Pianeta Giustizia – L’appello degli idonei giustizia: lettera aperta alla politica

13.01.2020 – Giuridica.net – La storia di 4915 idonei assistenti giudiziari

https://giuridica.net/la-storia-di-4915-idonei-assistenti-giudiziari/

10.01.2020 – Tempostretto.it – Giustizia ko, riforma prescrizione ma personale langue: protesta il CIAG

07.01.2020 – Il Fatto Quotidiano – Io e gli altri 837 idonei al concorso a casa e senza lavoro

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/01/07/io-e-altri-837-idonei-al-concorso-e-senza-lavoro/5654603/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR3YWu6DKfae6FR–oEFz8dFVkCx6v9lqLqP75CsL5cFeAIOE_Fp01EVOL8#Echobox=1578389211

03.01.2020 – Herald ItaliaConcorso Assistenti Giudiziari: tutte le news tra 2019 e 2020. Ancora diversi idonei del concorso 2016 attendono lo scorrimento della graduatoria. Ecco una panoramica della situazione attuale 

02.01.2020 – Studio Cataldi – Al via la nuova prescrizione fra ritardi nei processi e vuoti di organico. E’ scattata la riforma della prescrizione voluta dal Guardasigilli ma con un sistema giustizia sempre più lento e alle prese con vistose carenze di organico

https://www.studiocataldi.it/articoli/36920-al-via-la-nuova-prescrizione-fra-ritardi-nei-processi-e-vuoti-di-organico.asp

CORONAVIRUS, ITALIA BLINDATA E LA GIUSTIZIA RALLENTA ANCORA: UDIENZE CIVILI E PENALI FERME FINO AL 15 APRILE

Un nuovo decreto che introduce ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza da Covid-19, applicabili su tutto il territorio nazionale. Lo ha annunciato il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, nella serata del 21 marzo. Il provvedimento, firmato il giorno dopo dal Capo dello Stato, prevede la chiusura fino al prossimo 3 aprile di tutte le attività produttive non considerate essenziali.

Nei giorni corsi, il Governo aveva preannunciato una nuova stretta su attività produttive e commerciali per fare fronte ad un’emergenza che non accenna a diminuire sul fronte sanitario e che sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale.

Il DPCM 22 marzo 2020 segue un altro importante decreto approvato in Consiglio dei Ministri il 16 marzo, subito ribattezzato “CuraItalia, che contiene le misure economiche per rispondere all’emergenza sanitaria del Coronavirus.

Più che un decreto, una vera e propria manovra da 25 miliardi che attiverà flussi di denaro per 350 miliardi, con tanto di scostamento sul deficit. L’epidemia da Covid-19 è ormai formalmente riconosciuta come evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia.

Il provvedimento contiene misure di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e di sostegno economico a famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19 e prevede nuove misure per la giustizia che riguardano la gestione delle udienze, il blocco dei processi e dei termini, la magistratura onoraria e il sistema penitenziario.

Sono rinviate a data successiva al 15 aprile tutte le udienze dei procedimenti civili e penali ed è sospesa la decorrenza dei termini per il compimento di qualsiasi atto.

Non rientrano nella sospensione, fra le altre, le cause di competenza del tribunale per i minorenni riguardo alla dichiarazione dello stato di adottabilità, per i minori allontanati dalle famiglie e per quelli stranieri non accompagnati, le cause relative agli alimenti e alle obbligazioni alimentari di natura parentale, i procedimenti cautelari dei diritti fondamentali della persona e tutti quei procedimenti per l’adozione delle misure di protezione da abusi familiari.

La sospensione può non operare in presenza di procedimenti di convalida dell’arresto o del fermo, procedimenti in cui sono applicate misure di sicurezza detentive o nei quali “i detenuti, gli imputati, i proposti o i loro difensori espressamente facciano di richiesta di procedere”.

Per quanto riguarda notificazioni e comunicazioni in ambito penale, è prevista l’esecuzione esclusivamente per via telematica.

Importanti le misure anche per la magistratura onoraria attraverso un contributo economico di 600 euro mensili fino a un massimo di tre mesi che sarà calcolato in base all’effettivo periodo di sospensione dell’attività.

Dopo le rivolte nelle carceri dei giorni scorsi, il governo ha stanziato venti milioni di euro per interventi sulle strutture penitenziarie allo scopo di ripristinarne la funzionalità mentre per la polizia penitenziaria saranno assegnati ulteriori fondi.

Entro il 30 giugno 2020, sarà possibile ottenere la detenzione domiciliare per tutti quei detenuti che devono scontare una pena fino a 18 mesi e, per coloro che devono scontare una pena tra i 7 e i 18 mesi, è previsto il ricorso al braccialetto elettronico. Dalle misure sono esclusi i condannati per maltrattamenti in famiglia e stalking, i delinquenti abituali, professionali o per tendenza e chi ha partecipato ai disordini avvenuti nei giorni scorsi negli istituti penitenziari.

Come disposto da decreto #CuraItalia, per un periodo compreso tra il 16 aprile e 30 giugno, i capi degli uffici giudiziari, sentiti l’autorità sanitaria e il Presidente della Giunta Regionale nonché il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del territorio, adottano le necessarie misure organizzative, relative alla trattazione degli affari giudiziari, per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della Salute al fine di evitare assembramenti e contatti ravvicinati tra le persone.

A seguito delle misure stabilite dal #CuraItalia, il Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria ha emanato il 19 marzo due nuove circolari che forniscono ulteriori indicazioni al personale in materia di contenimento del contagio da Coronavirus e di organizzazione dei servizi negli uffici giudiziari.

Le nuove linee guida riguardano le attività indifferibili da rendere in presenza e quelle che possono essere svolte tramite smart working. Nel primo caso, sono previsti presidi all’interno degli uffici, con la presenza di un contingente minino di personale mentre nel secondo caso saranno fornite indicazioni per semplificare le procedure per il lavoro agile. Richiesta, inoltre, una ricognizione di ferie residue, congedo parentale nonché permessi ex legge 104.

Per quanto riguarda l’organizzazione dei servizi negli uffici giudiziari, sono previste limitazioni dell’accesso al pubblico, orari di apertura, fissazione e trattazione delle udienze, celebrazione delle udienze a porte chiuse o con soluzioni telematiche da remoto.

Queste le nuove linee guida diffuse dal Ministero della Giustizia ma già nei giorni scorsi i tribunali si sono attivati, nel tentativo di continuare a garantire, per quanto possibile, il funzionamento dell’intero sistema giudiziario e di contenere il rischio del contagio.

L’emergenza provocata dalla diffusione del Covid-19 ha modificato anche l’andamento della Giustizia e in molte città, da nord a sud, i processi si tengono a distanza, le parti coinvolte comunicano in videoconferenza allo scopo di evitare spostamenti fisici e il rischio di inutili assembramenti nelle cancellerie e nelle aule.

La giustizia non chiude, va avanti anche se a ranghi ridotti e grazie all’impegno di quello stesso personale che già in condizioni ordinarie fa fatica a garantire l’efficienza di un sistema appesantito da gravi carenze, soprattutto negli organici.

La scelta da parte del Ministero di delegare ai capi dei singoli uffici giudiziari, sentita l’autorità sanitaria competente e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, rischia di creare una giustizia a più velocità.

L’applicazione delle linee guida disposte da Governo e Ministero risulta tutt’altro che agevole considerate le inefficienze che gravano sull’amministrazione della giustizia e ogni regione cerca di organizzarsi come può ma la confusione è tanta.

Un’emergenza del tutto eccezionale come quella da Covid-19, va ad inserirsi in un quadro già piuttosto critico sul piano dell’organico, degli spazi insufficienti e delle strumentazioni del tutto inadeguate. Servono misure urgenti ed interventi immediati per garantire la funzionalità del sistema giudiziario e assicurare il servizio.

Abbiamo chiesto al Ministro un intervento urgente, lo chiediamo a maggior ragione adesso, visto che bisognerà far fronte, nel momento della ripresa, alla necessità di far funzionare di nuovo tutta la macchina giudiziaria prevedendo la fissazione delle udienze che adesso stanno saltando” ha dichiarato, Antonino Galletti, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, con particolare riferimento alle ingenti scoperture di personale presso il Tribunale della Capitale, divenuto l’emblema di una sistema in affanno, che sta facendo un passo indietro come, del resto, tutto il sistema Paese. Al termine di questa emergenza, alcune riflessioni saranno necessarie.